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Vino, mercato italia 2020 al giro di boa: +9% le vendite in gdo e +102% nell’e-commerce

I consumi di vino in Italia scontano gli effetti della pandemia da Covid-19 con la chiusura dell’Horeca. Al primo semestre, il bilancio che se ne trae è quello di uno “spostamento” consistente verso gli acquisti in GDO e online, cresciuti rispettivamente del 9% e 102% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ovviamente, alla luce dei diversi (e distanti) volumi movimentati da questi due canali nel panorama nazionale dei consumi di vino, si tratta di crescite il cui “peso” relativo va giustamente contestualizzato: basti infatti pensare che, pur a fronte di questo raddoppio, il rapporto a valori nelle vendite di vino tra e-commerce e GDO è ancora di 1 a 16.

Al di là di queste differenze, è indubbio lo sviluppo del canale on-line nelle vendite di vino, una dinamica che ha interessato maggiormente gli operatori del largo consumo rispetto ai “pure player”. Secondo una stima Nomisma Wine Monitor – Nielsen, nel primo semestre di quest’anno le vendite on line di vino dei retailer del largo consumo sono aumentate del 147% contro una crescita degli specializzati che si è “fermata” a un +95%, sebbene questi ultimi siano stati responsabili dell’83% delle vendite e-commerce di vino in Italia (sempre a valori).

“L’accelerazione impressa dalla pandemia nello sviluppo dell’online per le vendite di vino è innegabile. Anche nei prossimi mesi si assisterà a un consolidamento di tale canale, obbligando così i produttori a una maggior attenzione verso le nuove modalità di vendita. E’ alla luce di tale evoluzione del mercato che abbiamo avviato la collaborazione con Nielsen, al fine di realizzare congiuntamente nuovi strumenti di monitoraggio e analisi dei trend di consumo a supporto della filiera vinicola italiana ”, dichiara Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor. Sul fronte invece della Distribuzione a Libero Servizio (compresi discount), è interessante segnalare come le vendite di vino siano cresciute anche dopo il lockdown. In particolare, sempre secondo dati Nielsen, le vendite intercorrenti le otto settimane tra il 9 marzo e il 3 maggio sono aumentate del 6,7% a valori e del 9,7% a volumi, evidenziando un calo del prezzo medio di quasi il 3%. Nelle otto settimane successive (fino al 28 giugno, e quindi in periodo di post-lockdown), le vendite sono cresciute del 16,2% a valori e del 12,9% a volumi, mostrando all’opposto un aumento nei prezzi medi del 3%.

Ovviamente questo trend si è manifestato in maniera differente per le diverse categorie. In particolare, focalizzando l’attenzione alle otto settimane del lockdown, la preferenza degli italiani si è rivolta principalmente verso i vini fermi e frizzanti (+12,5% a valori rispetto allo stesso periodo 2019) e, all’interno di questa tipologia, verso i rossi (+14,9%). Al contrario, gli acquisti di spumanti (compreso lo Champagne) si sono ridotti – sempre a valori – del 19%, complice anche una Pasqua festeggiata all’interno della ristretta cerchia di conviventi tra le stesse mura domestiche.

Nelle otto settimane successive, il trend delle vendite è risultato positivo per entrambe le categorie, ma con gli spumanti in grande “spolvero”: mentre le vendite di vini fermi e frizzanti sono cresciute di un altro 13,9%, quelle di spumanti e Champagne hanno messo a segno un +27,5%, con in testa gli Charmat Secchi a guidare il recupero (+32,4%). “L’eCommerce si sta affermando come uno dei canali più prospettici per molte (ma non tutte) categorie di prodotti del Largo Consumo. Il vino è senza dubbio una di queste. Le sue vendite online mostrano un trend di crescita esponenziale che – con la pandemia da Covid-19 – si è consolidato ancora di più”.

Fonte: Nomisma Wine Monitor

La cultura del fosso/12. L’ortica, umile erba di fosso, fonte di benessere, raccontata dal socio Argav Michele Pigozzo

Ecco il dodicesimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Michele Pigozzo, socio Argav, è dedicato alla maggiore conoscenza dell’ortica.

Impariamo a conoscere quest’erba spesso non considerata, conoscendo quali benefici apporta. In questo periodo è importante evidenziare che le ortiche sono ricche di clorofilla e forniscono ferro, sostanze che stimolano l’organismo a produrre  globuli rossi, e grazie alla clorofilla è in grado di fornire ossigeno all’organismo. Molti altri sono i benefici ma sono certo che i nostri lettori andranno a documentarsi in maniera precisa e puntuale su questo argomento.

Le ortiche le possiamo utilizzare come decotti, infusi e su parecchie pietanze. Io da narratore del gusto, proprio di pietanza vi voglio parlare e in particolare vi voglio parlare di risotto perché i fossi sono importanti anche per la coltivazione del riso. In questo articolo ci tengo a parlare del nostro riso del Delta del Po, un riso unico per la sua biodiversità. Il risotto con le ortiche e schie sgusciate, ricetta sviluppata con l’amico Isacco Gerotto,  chef del ristorante Autorimessa a Venezia, ricetta che sarà possibile degustare prima di una passeggiata a Venezia.

E’ un piatto leggero e depurativo. Il riso integrale ha proprietà antinfiammatorie e concorre al benessere dell’intestino. Le ortiche hanno proprietà diuretiche, depurative oltre ad essere ricche, come abbiamo visto sopra, di clorofilla. Un piatto che sicuramente non mangiamo tutti i giorni, il riso integrale è molto indicato nell’alimentazione in quanto ricco di fibre, di solito non viene preparato, perché i tempi di cottura medi variano dai 35 ai 40 minuti, ma non mangiandolo ne perdiamo sia dal punto di vista nutrizionale che dal punto di vista del gusto.

L’ortica, a differenza delle altre erbe non risulta amara ma molto amabile, è ottima anche per creare degli gnocchi, nelle frittate e nelle minestre. Marzo è il mese ideale per raccogliere quest’erba selvatica, i bordi dei fossi ne sono colmi, ancora con le foglie giovani e tenere. E poi in cucina divertitevi a utilizzarla per realizzare ricette gustose come quella che vi ho proposto! L’ortica è una pianta diffusa ovunque, è caratterizzata da un fusto eretto che può arrivare a un’altezza di 2 metri. Si riconosce facilmente in quanto le sue foglie sono cosparse da una fitta peluria assai sottile, bisogna però fare un po’ di attenzione perché il più leggero contatto con le sue foglie frammenta la peluria, ciò provoca la fuoriuscita di un miscuglio di sostanze a effetto urticante. Per raccoglierla senza urticarsi è sufficiente utilizzare dei guanti o afferrarla dal basso verso l’alto, questo ci permette di non trarne alcun danno e di avere a disposizione un ottimo alimento utile per la preparazione di diverse ricette salate.

Ricetta del Risotto con le ortiche e schie. Ingredienti per 4 persone: 300gr di riso integrale, 120gr di Schie sgusciate, 400gr di cime di ortiche fresche, 1 scalogno, 1 litro di brodo vegetale, 2 noci di burro, Origano tritato, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, Sale e pepe q.b. Preparazione: il riso integrale va sciacquato in abbondante acqua corrente per parecchi minuti. Pulire e separare le foglie da gambo delle ortiche, sciacquare bene, farle appassire in padella con un pizzico di sale e olio quindi scolare l’acqua in eccesso tenendola da parte, quindi con un mixer frullare il composto. Portate ad ebollizione il brodo, tritare finemente lo scalogno farlo passire in padella con un po’ d’olio, unire il riso e farlo tostare, sfumare con il vino bianco, dopo i primi 5 minuti di cottura aggiungere la crema di ortiche con l’acqua tenuta in disparte e metà delle schie, a 5 minuta dalla fine cottura mettere le schie rimanenti, il burro ed un cucchiaio di olio d’oliva e portare a fine cottura. A fine cottura lasciare riposare il riso con il coperchio per un paio di minuti prima di servire. Il risotto con le ortiche è schie pronto.

Giardino Vegetazionale Astego a Pieve del Grappa (TV), sabato 22 agosto l’evento straordinario “16 gradi: dalla natura prealpina alla pianura”

Nelle domeniche di questa calda estate, con orario 9:00-12:00 e 13:00-18:00, è aperto ai visitatori il Giardino Vegetazionale “Astego”, straordinaria struttura di Veneto Agricoltura che si trova a Crespano, sulle pendici del Monte Grappa, in Comune di Pieve del Grappa (Tv). Merita di segnarsi in agenda la data di sabato 22 agosto quando si terrà l’evento straordinario  “16 gradi: dalla natura prealpina alla pianura”, un pomeriggio aperto che comprenderà, alle ore 17.00, le visite guidate condotte da Veneto Agricoltura e, a seguire, il progetto “Il filo”, un breve viaggio di storie che si muove intorno ai temi dell’arte, della cura e della bellezza con l’attrice friulana Aida Tagliente. Infine, alle 19.30 è previsto un pic-nic e uno spettacolo in multivisione di fotografie naturalistiche.

Ricordiamo che il sito, nato nel 2003 come vivaio di acclimatazione per piante da rimboschimento, esaurita la propria funzione, è stato trasformato nel corso degli anni in un interessante e del tutto particolare giardino didattico. Infatti, grazie alla sua particolare conformazione a gradoni, il Centro presenta i vari “ambienti” riscontrabili dalla cima del Monte Grappa alle pianure sottostanti con la relativa flora e formazioni forestali. Inoltre, nell’area è stato riprodotto un torrente montano, un “roccolo” per uccellagione adibito a percorso sensoriale e un bellissimo labirinto. Una seconda sezione del Giardino raggruppa le piante per famiglia e per utilizzo (apistico, commestibile, aromatico, ecc.), mentre la parte a valle è dedicata ai funghi e alle loro relazioni con il soprassuolo. Va sottolineato che le sementi e gli inoculi micotici sono prelevati direttamente nell’ambiente circostante.

Il Centro è meta ogni anno di migliaia di visitatori, ma le sue potenzialità, dovute proprio alla sua particolare configurazione, sono ben maggiori, soprattutto in un’ottica di collaborazione con il Giardino Botanico di Pian Cansiglio, anche questo gestito da Veneto Agricoltura, e con gli altri Centri dell’Agenzia regionale a partire dal Centro vivaistico e per le attività fuori foresta di Montecchio Precalcino (Vi) relativamente alla coltivazione di piante autoctone. Funzione portante del Giardino Vegetazionale “Astego” sono le visite scolastiche, quest’anno purtroppo bloccate a causa di Covid-19, ma anche quelle di gruppi e associazioni non solo di interesse prettamente naturalistico, durante le quali i visitatori possono percorrere i diversi “ambienti” prealpini presenti. La collocazione della struttura adiacente al “Castegner dea Madoneta” e alla casa Alpina fanno del Giardino un importante punto di ritrovo domenicale per tanti visitatori.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

21-30 agosto 2020, a Bosco Chiesanuova (VR) – in formato ridotto – e on line inizia la 26a edizione del Film Festival della Lessinia

Archivio storico Film Festival della Lessinia

Budget ridotto dopo la pandemia, ma senza rinunciare all’elevata qualità artistica che ha permesso alla manifestazione di affermarsi sul piano internazionale, è stata confermata dal 21 al 30 agosto 2020 a Bosco Chiesanuova (VR) e on line la 26a edizione de “Film Festival della Lessinia” su vita, storia e tradizioni in montagna.

Sarà il pubblico, quest’anno, uno dei protagonisti della rassegna cinematografica. Per la prima volta nella storia della rassegna veronese, gli spettatori voteranno per assegnare la Lessinia d’Oro e la Lessinia d’Argento: rispettivamente al miglior lungometraggio in assoluto e al miglior cortometraggio andranno i massimi riconoscimenti dell’unica manifestazione cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna. Il Festival si svolgerà con la modalità della presenza e numero di posti ridimensionato nel rispetto delle norme di sicurezza anti contagio per le proiezioni al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova. I registi, a fine proiezione, dialogheranno e interagiranno con il pubblico in collegamento video.

Il Festival sarà anche online, quindi a distanza: allargherà ancor più i propri orizzonti spalancando le porte di una “sala cinematografica virtuale” su una piattaforma on demand per permettere agli spettatori che non potranno raggiungere la Lessinia di apprezzare la programmazione 2020 da casa. Protagonisti sul grande e sul piccolo schermo saranno ovviamente i film: lungometraggi, cortometraggi, documentari e animazioni provenienti da ogni angolo del mondo, con uno sguardo sull’attualità. Sono 612 le opere visionate dalla commissione selezionatrice del Film Festival; 81 i Paesi rappresentati in fase di selezione che raccontano la dimensione internazionale raggiunta, e ormai consolidata, dalla rassegna veronese.

Alle sezioni Concorso, Montagne Italiane e FFDL+ (con un programma pensato per bambini e ragazzi suddiviso per fascia d’età) si aggiunge la novità FFDL Green. La rassegna mantiene alta l’attenzione sulle problematiche ambientali, sui cambiamenti climatici e sulla sostenibilità: sensibilità suggellata lo scorso anno dal Patrocinio del Ministero dell’Ambiente, riconfermato per il 2020, così come l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo. Prosegue inoltre il progetto realizzato in collaborazione con la Casa Circondariale di Verona e l’associazione MicroCosmo con le persone detenute nel carcere di Montorio che assegneranno un premio speciale tra le opere in competizione.

Formato ridotto. Il ventiseiesimo Film Festival della Lessinia, organizzato dall’associazione Film Festival della Lessinia in collaborazione con il Comune di Bosco Chiesanuova, sarà unico, sebbene programmato in emergenza e in formato ridotto: in Piazza Marconi non saranno infatti allestiti stand, né sono previsti i consueti eventi culturali a corollario o escursioni. Per informazioni: www.ffdl.it

Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia

Lupi. Avviato in Veneto il primo progetto sperimentale europeo basato sulla localizzazione Gps

Un lupo femmina, del peso di 34 kg, è stato catturato la scorsa settimana nel versante bellunese del Massiccio del Grappa dal gruppo di lavoro del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, nell’ambito del Progetto per la gestione proattiva della specie mediante telemetria satellitare, approvato e finanziato dalla Regione del Veneto con specifica delibera di giunta. L’esemplare, in ottime condizioni di salute, una volta completate le operazioni di monitoraggio sanitario e biometrico e i prelievi per la genetica, è stato immediatamente rilasciato munito di radiocollare satellitare.

I dati di localizzazione provenienti dal collare, che si aggiungeranno a quelli già raccolti da un primo lupo femmina catturato esattamente un anno fa nella stessa area, consentiranno di approfondire le dinamiche predatorie del branco, presente nell’area e di testare – primo progetto europeo di questo tipo – sistemi innovativi di prevenzione basati sulla localizzazione GPS, quali i “recinti virtuali” (virtual fences) e i segnalatori di prossimità, potenzialmente molto utili anche per altri grandi carnivori presenti sull’arco alpino.

Raddoppiate le richieste di contributi per le recinzioni elettrificate di recinzione. “La ricerca scientifica e la sperimentazione di nuove tecnologie costituiscono attività complementari alle iniziative messe in campo dalla Giunta regionale, per promuovere l’adozione di misure di prevenzione “tradizionali” (recinzioni elettrificate, dissuasori, cani da guardiania), che rimangono comunque la via maestra per il raggiungimento di una possibile coesistenza tra la presenza dei grandi carnivori e il mantenimento della vita economica e sociale nelle nostre montagne. Da pochi giorni si è chiuso il secondo bando per la Misura 4.4.3 del PSR, per il finanziamento al 100% di recinzioni elettrificate di protezione, fisse e mobili e dissuasori: un segnale tangibile dell’assistenza diretta agli allevatori di montagna, per aiutarli a proteggere e difendere gli allevamenti dagli attacchi. Agli uffici sono arrivate 125 domande per un totale di contributi richiesti superiore a 336 mila euro – prosegue l’Assessore Pan -, più del doppio rispetto allo stesso bando dell’anno scorso. Un dato positivo ed incoraggiante, frutto dell’imponente attività di sensibilizzazione portata avanti dai tecnici incaricati dalla Regione e dalle associazioni di categoria, ma anche un segnale importante di una crescente consapevolezza e di un atteggiamento sempre più costruttivo da parte delle aziende”.

Indennizzo ai danni accertati. L’effetto di queste misure in termini quantitativi assoluti (numero di predazioni e danni accertati) è in parte “mascherato” dal numero crescente di branchi stabili nel territorio del Veneto (come del resto in tutte le Alpi), e conseguentemente dall’aumento degli attacchi soprattutto nelle aree di nuova colonizzazione. Nei primi 7 mesi di quest’anno, oltre un quarto delle predazioni da lupo accertate in regione sono avvenute in due aree del bellunese, l’Alpago e l’area del Monte Cesen in Valbelluna, dove dallo scorso anno si sono insediati due nuovi branchi. Per contro, in altre aree di presenza del lupo ormai consolidata da più anni, il numero di attacchi e i danni accertati sono sostanzialmente stabili rispetto agli anni scorsi. “È importante continuare a garantire il corretto e tempestivo indennizzo di tutti i danni accertati – conclude Pan. Nel primo semestre 2020, nonostante le difficoltà dovute al periodo emergenziale, tutte le 110 istanze per danni sono state istruite e di queste la metà è già stata liquidata. Le restanti 55, pervenute agli uffici da luglio in poi, sono attualmente in istruttoria e saranno inviate a pagamento nei prossimi giorni, per un ammontare complessivo di contributi che saranno erogati pari a 56.189,11 euro”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Produzione mele e pere 2020 in ripresa, anche se in calo rispetto al 2018

Maturazione pere Abate

Annata con dato positivo per la produzione di pere e di mele nel 2020. Le stime di produzioni delle colturesono state diffuse all’incontro “Mele e pere 2020. Previsioni produttive e situazioni di mercato” organizzato da Coldiretti Verona in collaborazione con il Comune di Zevio al Parco della Rimembranza al Castello di Zevio.

Ad aprire i lavori è stato Gabriele Bottacini, vice sindaco del Comune di Zevio. A seguire sono intervenuti Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela ed Elisa Macchi direttore del C.S.O di Ferrara. Durante la conferenza, moderata da Giorgio Girardi, capo area Ortofrutta di Coldiretti Verona, è stata illustrata la proposta di certificazione della Dop mela del Veneto e di Verona da parte di Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Assofrutta Veneto, promotrice dell’iter di certificazione. Le conclusioni sono state di Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona.

Minori danni cimice asiatica. “La frutta veronese sta vivendo da anni una serie di difficoltà per ragioni climatiche e per problemi fitosanitari. Quest’anno si registra un aumento di produzione di mele e pere di ottima qualità e pezzatura rispetto all’anno scorso anche per i minori danni da cimice asiatica in forza anche del progetto di monitoraggio avviato nel 2020 da Coldiretti Verona nell’area melo-pero. Pur registrando in questa stagione produzioni maggiori al 2019, c’è un calo a doppia cifra rispetto al 2018. In particolare, per le mele a livello italiano c’è stato una flessione del -10% rispetto a due anni fa e a livello europeo la Polonia, maggiore produttore, registra una diminuzione di circa il 30% rispetto alle annate trascorse”, ha precisato Daniele Salvagno che ha aggiunto: “L’ottima qualità del frutti veronesi e la scarsità prefigurano un’annata positiva anche per i prezzi ai produttori, che devono difendere il valore del prodotti contro le speculazioni del mercato”.

La mela è la primatista dei consumi di frutta in Italia con una durata maggiore rispetto ad altra frutta, facili da conservare ma anche ricchi di proprietà nutrizionali e con molteplici possibilità di utilizzo. La raccolta in Italia è partita in anticipo con una produzione in calo (-1%) rispetto allo scorso anno per un totale che supera i 2 miliardi di chili nel 2020 per quello che è il frutto più consumato nel nostro Paese. E’ quanto emerge dai dati diffusi da Alessandro Dalpiaz della campagna di raccolta e commercializzazione. L’Italia si classifica così al secondo posto tra i paesi produttori dell’Unione Europea dove la raccolta totale è stimata in 10,7 milioni di tonnellate con in testa la Polonia che registra un aumento della produzione del 17% per un totale di 3,4 milioni di tonnellate mentre al terzo posto si piazza la Francia con circa 1,4 milioni di tonnellate (-13%). Valori ben inferiori al 2018 e alle annate precedenti.

Il Veneto, secondo Coldiretti, fa registrare un progresso del 3% con 179.334 tonnellate, produzioni in crescita rispetto al 2019, su circa 6mila ettari in cui si coltivano un po’ tutte le varietà in commercio: dalle Golden alle Gala, dalle Red Delicious alle Fuji fino alle Granny Smith  con consumi in crescita fra il 18% e il 23% con un trend in aumento pure per i trasformati come i succhi. Nella provincia veronese gli ettari coltivati alla melicoltura sono 4.621 con una produzione per il 2020 stimata in circa 140.000 tonnellate in crescita del 3% rispetto al 2019 ma in calo del – 15% rispetto al 2018 e annate precedenti. “A livello nazionale – ha evidenziato Elisa Macchi, direttore del CSO, Centro servizi ortofrutticoli, di Ferrara – le previsioni parlano di una produzione di 642.417 tonnellate di pere, +77% rispetto al 2019”, ricordato come annus horribilis per varie ragioni: climatiche causa gelo primaverile e cimice asiatica. Il danno economico totale dello scorso anno è stimato sui 267,4 milioni di euro nel Nord Italia, di cui 34,2 in Veneto, con perdite anche di occupazione sia nella fase produttiva che di post raccolta e relativo indotto. “Nel corso del 2019/2020 l’Italia – ha continuato Macchi – ha esportato il 20% del totale del prodotto, in lieve calo rispetto alle annate precedenti. Il 92% del prodotto è diretto nei Paesi UE28.”.

In Veneto la situazione produttiva prevede 70.289 tonnellate di pere, +156% rispetto al 2019 ma in calo dell’11% rispetto alla media produttiva 2015-2018. Si registra -3% circa il calo delle superfici produttive sul 2019 e di -9% sul 2018. Più penalizzate la qualità Conference, rispetto ad Abate e Kaiser mentre è più stabile la William. Nella provincia veronese su 1435 ettari circa coltivati a pere su circa 2957 ettari regionali, la produzione è stimata in circa 28mila tonnellate. Le superfici di William sono stabili rispetto allo storico, quelle di Conference sono in calo del -9% rispetto al 2019 anche per le rese, le superfici produttive di Abate sono – 5% ma buoni i rendimenti. A livello europeo è prevista una ripresa delle produzioni con 2.199.000 tonnellate, +12% sul 2019 ma -4% sulla media 2015-2018.

Mela del Veneto Dop. Coldiretti Verona, tramite l’Associazione Ortofrutta Veneta, ha predisposto i disciplinari di produzione per la Mela del Veneto DOP, chiedendone la certificazione. L’iter della procedura di riconoscimento prevede, dopo una serie di verifiche, la trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione dell’Unione Europea.“Vogliamo dare maggiore valorizzazione alle nostre colture per aprire nuovi mercati e dare ai produttori il giusto riconoscimento economico tropo spesso mortificato dalle produzioni a basso prezzo di paesi stranieri”, ha evidenziato Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta che aggiunge “Prima della presentazione delle domande, sono stati realizzati numerosi incontri nella provincia veronese coinvolgendo produttori, amministratori comunali e vari attori della filiera. Le azioni future saranno l’organizzazione di tavoli di discussione per coordinare e creare strategia per l’offerta di prodotto”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Nel Veronese, olive, caldo e sole favoriscono la quantità. Ma la Dop interregionale del Garda lamenta nessun sostegno dalle 3 regioni coinvolte.

Olivi lago di Garda

Il caldo e il sole stanno favorendo le olive veronesi, che quest’anno stanno segnando una grande rimonta rispetto all’annata disastrosa del 2019. Il fenomeno della cascola è molto ridotto e i frutti abbondano sugli alberi, soprattutto nella zona del lago di Garda che è stata meno colpita in primavera da bombe d’acqua e vento.

Laura Turri

Raccoltà metà di ottobre. “Se la stagione proseguirà così contiamo di iniziare la raccolta alla metà di ottobre – sottolinea Laura Turri, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Verona e del Consorzio Olio Garda dop -. “Abbiamo avuto una fioritura ottima dalla metà di maggio, grazie alle giornate soleggiate che all’ulivo fanno molto bene. L’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto, è stata ottimale e perciò le piante sono cariche di olive. La cascola c’è stata, ma in percentuali minime che non hanno inciso sulle quantità. Gli olivi hanno, evidentemente, deciso di venirci incontro e di rimediare alle enormi perdite del 2019, quando l’olio Garda dop perse il 96 per cento della produzione”.

Regioni non sostengono il settore. Laura Turri esprime però rammarico per la mancanza attenzione degli enti regionali per il settore: “Nessuna delle tre Regioni cui fa capo il lago di Garda ha risposto alle nostre richieste di aiuto – dice – , quando al termine della scorsa stagione olearia abbiamo chiesto lo stato di calamità. Né, il Veneto, né la Lombardia, né la Provincia autonoma di Trento. Evidentemente non ci ritengono un settore importante come altri, ma dimenticano che l’olivicoltura è indispensabile per il paesaggio del lago di Garda, che si caratterizza proprio per queste piante sempre verdi, tra cui tante secolari, che sono uno dei punti di attrazione per il turista. Se noi olivicoltori abbandonassimo la coltura, l’ambiente risulterebbe impoverito e il territorio non sarebbe più così curato e in ordine com’è oggi. Auspichiamo perciò che gli amministratori diventino consapevoli dell’importanza del settore e ci sostengano nelle annate a reddito zero, come il 2019, nelle quali comunque le spese di potatura e manodopera rimangono immutate”.

Aromi. I produttori veronesi, che coltivano 3.560 ettari di superficie a olivo, incrociano le dita, sperando che il bilancio 2020 compensi le perdite dell’anno precedente. Oltre all’olio Garda dop, nel territorio scaligero si produce anche l’olio Veneto dop, che nel Veronese ha la sottozona Valpolicella coincidente con la zona di produzione del Valpolicella e dell’Amarone. L’olio gardesano è caratterizzato da un profumo di erba fresca, erbe aromatiche, fieno e carciofo, con un tipico retrogusto di mandorla. L’olio Veneto dop presenta sentori fruttati, di frutta secca e note speziate, con un retrogusto di mandorle e carciofo.

Il Consorzio tutela Doc delle Venezie ottiene il riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura

A nemmeno un mese dall’iscrizione della DOP nel registro eAmbrosia da parte della Commissione Europea, il Consorzio Pinot Grigio delle Venezie DOC ottiene finalmente dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) il riconoscimento ufficiale e l’attribuzione dell’incarico a svolgere le legittime funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza, informazione (di cui all’articolo 41, comma 1 e 4 della legge 12 dicembre 2016, n. 238 per la DOC “delle Venezie”).

In tempo per la vendemmia. Con il Decreto Ministeriale dell’11 agosto 2020 si è concluso rapidamente l’iter di richiesta del riconoscimento avviato lo scorso 23 luglio, arrivato, come auspicato dal Consorzio, in tempo per questa vendemmia che tra pochi giorni inizierà in alcune aree di produzione del Pinot Grigio delle Venezie. È solo nell’aprile del 2017 che viene formalizzata la nascita del Consorzio di Tutela, con la conseguente sostituzione della preesistente IGT e l’obbligo, dal 1° agosto 2018, di imbottigliare solo Pinot grigio Delle Venezie DOC. “Il presidente Albino Armani ha dichiarato: “Ora diventiamo ufficialmente soggetto attivo anche nell’ambito dei finanziamenti per la promozione e valorizzazione del Pinot grigio Delle Venezie DOC e potremo ripartire nel 2021 con un’offensiva decisa sui mercati mondiali. Questo ultimo traguardo, conseguito grazie all’impegno illuminato, la dedizione e la grande competenza di Bepi Catarin (scomparso di recente, ndr) premia il lavoro svolto in modo sinergico e coordinato dalle regioni Veneto e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Provincia Autonoma di Trento, al fine di tutelare e accrescere il valore della nostra filiera vitivinicola, che rappresenta il primo vino bianco fermo delle nostre esportazioni e una grande ricchezza del nostro sistema vitivinicolo nazionale”. Per l’anno prossimo il Consorzio punta non solo a rafforzare ulteriormente le posizioni acquisite sulle principali piazze di riferimento – tra cui UK e USA, animati da turbolenze legate ai temi Brexit e dazi che preoccupano la filiera – ma intende aprire una strada anche verso Paesi nuovi, dove il Pinot grigio delle Venezie è assente o marginalmente presente.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Pinot Grigio delle Venezie Doc

Salvezza ghepardo in natura, a farlo da trent’anni è il Cheetah Conservation Fund, quartier generale in Namibia, nel Corno d’Africa, ma con sede anche in Italia

Nel corso del webinar Argav tenutosi lo scorso 17 luglio, abbiamo incontrato virtualmente Betty von Hoenning O’Carroll, presidente Cheetah Conservation Fund (CCF) Italia, organizzazione internazionale non-profit fondata nel 1990 con quartier generale in Namibia, leader globale di ricerca e conservazione dei ghepardi,

Salvezza del ghepardo in natura. A questo proposito, CCF ci ha informati che il Ministero per l’Ambiente e lo Sviluppo Rurale della Repubblica del Somaliland (MoERD) (Terra dei Somali), nel cui mandato c’è la promozione della pastorizia tramite lo sviluppo sostenibile che mira ad eradicare la povertà, incrementando le condizioni di vita, assicurando alle generazioni future un ambiente protetto e conservato, l’Amministrazione regionale Selel e le Forze di Polizia del Somaliland, con il supporto del Cheetah Conservation Fund e di Torrid Analytics, società con sede in Somaliland, specializzata in ricerche complesse, che agevola e sostiene la capacity-building in aree di criticità per il governo e per i partner non-profit in tutto il Corno d’Africa, hanno salvato otto cuccioli di ghepardo nel corso di tre distinte operazioni successive nelle regioni di Selel e Awdal (18-29 luglio). Sette cuccioli hanno un’età che varia dalle 2,5 settimane alle 10 settimane, mentre l’ottavo ha circa sei mesi. Le autorità ritengono che i sette cuccioli siano stati sottratti alle madri nel Corno d’Africa, nelle regioni occidentali confinanti con l’Etiopia nel mese di luglio. Il cucciolo più grande è stato trattenuto da un membro della comunità locale per diversi mesi, dopoche il trafficante di un’altra regione non è riuscito a trovare un acquirente. Tutti e otto dovevano essere smerciati nel traffico illegale di animali esotici. Il Dr. Muse Saed Jama formato in veterinaria dal CCF, ha prestato le prime cure ai cuccioli e li ha preparati ad effettuare il lungo viaggio di ritorno verso il Rifugio Sicuro del CCF e nell’ambulatorio veterinario di Hargeisa.“La nostra sincera gratitudine va ai membri della comunità delle regioni di Awdal e Selel, il cui aiuto prezioso ha permesso il successo delle missioni della settimana scorsa”, ha ricordato Abdinasir Hersi, direttore generale del MoERD. Con il recupero degli otto cuccioli dal Somaliland occidentale, il numero di ghepardi in cura presso il CCF di Hargeisa è salito a 41, una cifra record per questo progetto.

Specie in estinzione. “Dati i pochi esemplari che restano nel Corno d’Africa, la vita di ogni singolo cucciolo è importante”, ha detto la Dr. Laurie Marker, fondatrice e direttore esecutivo del CCF. “ Molte persone ci chiedono se, nonostante il COVID-19, i traffici illeciti continuino, e sappiamo che la risposta è affermativa. Ci siamo resi conto di come i coronavirus possono diffondersi, cioè anche tramite gli animali selvatici che attraversano i confini internazionali, cosicché dobbiamo fermare coloro che tolgono gli animali selvatici dal loro habitat naturale. Per la loro salute, certo, ma anche per la nostra”. Per gli interessati a ricevere maggiori informazioni o prestare aiuto, si può visitare il sito www.cheetah.org.

Fonte: Servizio stampa CCF Italia, Susan Yannetti, susan@cheetah.org +12027167756

Domenica 23 e domenica 30 agosto 2020, a Sant’Erasmo (VE), tour in orto bio con spettacolo teatrale e degustazione finale

Un evento unico e originale quello che si svolgerà nell’isola di Sant’Erasmo, da sempre considerata “l’orto di Venezia”, nella mattinata di domenica 23 e domenica 30 agosto 2020, alle ore 11, nell’azienda agricola i&s Farm Il biologico di Sant’Erasmo di Savino Cimarosto, che i soci Argav hanno potuto conoscere in uno dei passati incontri conviviali mensili organizzati al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD). Si tratta della messa in scena della pièce “Omero non piange mai” di Andrea Pennacchi con Francesco Gerardi e Giorgio Gobbo quest’ultimo musicista, ex Piccola Bottega Baltazar, anche lui incontrato a suo tempo in Saccisica.

Cultura&Coltura. L’evento, organizzato da Cantieri Teatrali Veneziani e dal Comune di Venezia, prevede alle ore 11.50, dopo la performance teatrale, la visita agli orti bio nonché la degustazione dei prodotti. Ritrovo ore 10.45 all’imbarcadero Chiesa di Sant’Erasmo, prenotazione obbligatoria, posti limitati, ulteriori informazioni e iscrizioni 339-3640736, 349-8375133.

Fonte: i&s Farm Il biologico di Sant’Erasmo