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Apicoltura. Oltre 390 mila euro di fondi OCM a favore del settore, venerdì 14 agosto apertura del bando nel Bur regione Veneto

Sarà pubblicato domani, venerdì 14 agosto, sul Bur regionale, il bando a favore dell’apicoltura in Veneto che prevede sei misure d’intervento per complessivi 392 mila euro di finanziamento, per promuovere e sostenere il settore in regione e accompagnarlo nella realizzazione di iniziative volte al miglioramento della produzione e della commercializzazione dei relativi prodotti.

Il bando, rivolto principalmente alle associazioni degli apicoltori presenti nel territorio regionale, ma in varie misure, anche agli enti di ricerca o enti pubblici, finanzierà, tramite i fondi relativi alle Organizzazioni Comuni dei Mercati agricoli (OCM), interventi di formazione e aggiornamento per gli apicoltori, seminari e convegni tematici, attività inerenti l’assistenza tecnica mirata anche per fronteggiare gli aggressori e le malattie dell’alveare. Sono previsti finanziamenti per l’acquisto di attrezzature e per lo svolgimento delle analisi qualitative sui prodotti dell’apicoltura, per sostenere il ripopolamento del patrimonio apicolo dell’Unione Europea e la realizzazione di programmi di ricerca applicata al settore che favoriscano un innalzamento della qualità dei prodotti dell’alveare e quindi di una loro maggiore valorizzazione sul mercato. L’importo del contributo varierà da un minimo del 50% fino al 100% della spesa ammessa a finanziamento. Ricordiamo che il Veneto conta circa 75 mila alveari e una produzione di circa 1.500 tonnellate di miele.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Nel Decreto Legge di agosto, bonus per ristoranti che servono “Made in Italy”

Lo scorso 7 agosto il Governo ha approvato il Dl in cui figura la misura destinata alla ristorazione italiana denominata “Bonus Filiera per la ristorazione” dal valore di 600 milioni.

Il bonus è rivolto agli esercizi di ristorazione che abbiano subito una perdita di fatturato da marzo a giugno 2020 di almeno il 25% rispetto allo stesso periodo del 2019. Questi locali potranno ottenere un contributo a fondo perduto per l’acquisto di prodotti di filiere agricole, alimentari e vitivinicole da materia prima italiana. Il sostegno minimo è di 2.500 euro secondo il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi. “Le risorse a fondo perduto garantiscono la possibilità immediata per i ristoratori di acquistare prodotti dalle aziende agricole, agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura soprattutto nei segmenti di eccellenza più colpiti dalla crisi. Diamo così ossigeno al mercato interno e contrastiamo lo spreco alimentare. Con un meccanismo semplicissimo: congruo anticipo al momento della domanda con presentazione dei documenti che attestano gli acquisti effettuati, e ancora non pagati dai ristoratori, saldo alla presentazione di quanto necessario a certificare l’acquisto attraverso modalità di pagamento tracciabili”, ha spiegato la Ministra all’Agricoltura Teresa Bellanova.

Combattere la concorrenza sleale. Il crack del settore – ricorda Coldiretti – è di 34 miliardi a causa della crisi economica, del crollo del turismo e del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa provocato dall’emergenza sanitaria. L’impatto drammatico interessa anche il Veneto – spiega Coldiretti – dove l’agroalimentare regionale vale 5,7 miliardi ed è fatto di tipicità e denominazioni 14 Docg, 28 Doc, 10 Igt, 14 Dop e 15 Igp e tante altre specialità frutto del lavoro di 60mila aziende agricole che portano la regione ai vertici nazionali per qualità e distintività. In un momento difficile per l’economia ora serve portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza estendendo anche ai ristoranti l’obbligo di indicare nei menù l’origine di tutti gli alimenti serviti a tavola, dal pesce alla carne, per combattere la concorrenza sleale, rileva Coldiretti.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf/Coldiretti Veneto

Via libera europeo per le etichette a batteria

Il “Nutrinform Battery” è ora pronto per essere applicato in Italia su base volontaria. Il sistema di etichettatura nutrizionale messo a punto dalle istituzioni italiane e contenuto in un decreto interministeriale, firmato dai ministri allo Sviluppo Economico, Salute e Politiche Agricole, ha infatti ricevuto il via libera dalla Commissione Europea. Il via libera, attraverso la procedura Tris, volta a valutare eventuali incompatibilità con il diritto dell’UE, era necessario per poter adottare lo schema sui prodotti in vendita in Italia.

Approccio educativo. Arrivato a maturazione dopo alcuni anni di studio, intende contrastare quello a tre colori francese, il “NutriScore” che è già stato adottato da vari Paesi dell’Unione e, volontariamente, da alcuni colossi multinazionali dell’alimentazione. Il “Nutrinform Battery”, che invece è monocromatico, non intende condizionare le scelte dei consumatori spingendoli all’acquisto di questo o quel prodotto, ma ha un approccio educativo. Attraverso i numeri esposti nelle caselle del Nutrinform e il simbolo grafico della batteria, i consumatori avranno la possibilità di capire sia la quantità di calorie e di nutrienti che assumono, sia l’incidenza di questi nutrienti sulla dieta quotidiana generale.

Fonte: Garantitaly.it

Vendemmia 2020, grandi aspettative

Quest’anno ci sono tutti i presupposti per un’ottima vendemmia, che nel Veneto potrebbe raggiungere i 13 milioni di quintali, ma il meteo dovrà dare una mano perché da qui in avanti l’uva ha bisogno di giornate di sole, giuste temperature e buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. Nei giorni scorsi non è andata proprio così: le piogge abbondanti che hanno interessato tutto il Veneto non sono affatto servite all’uva che sta maturando sulla pianta. Gli operatori vitivinicoli attendono così la stabilizzazione del meteo e il veloce ritorno delle calde giornate d’agosto. Va comunque sottolineato che finora il vigneto veneto ha goduto complessivamente di una stagione climatica ideale, che tradotto significa uve quasi ovunque sane e limitate malattie nelle vigne, ma i viticoltori sanno bene che non è certo questo il momento di abbassare la guardia.

Le primissime stime di produzione dell’annata vitivinicola 2020 sono state in occasione del “46° Focus sulle previsioni vendemmiali nel Veneto, nelle principali regioni vitivinicole italiane, in Francia e Spagna”, 2° evento del Trittico Vitivinicolo 2020 promosso da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione, Avepa, Arpav e CREA-VE, svoltosi sulla piattaforma ZOOM a causa delle restrizioni per Covid-19 e che ha visto la partecipazione di quasi 130 persone (ricordiamo che l’intera registrazione dei lavori è disponibile sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura; i video con la presentazione delle previsioni vendemmiali nelle diverse regioni italiane, in Francia e Spagna sono invece disponibili sul profilo YouTube dell’Agenzia; le slide su: www.venetoagricoltura.org).

In estrema sintesi. La situazione ad oggi nelle diverse aree vitivinicole del Veneto relativamente allo stato sanitario dei vigneti e alle previsioni di produzione quali-quantitative per i principali vitigni è stata analizzata da Diego Tomasi del CREA-VE supportato da Francesco Rech dell’ARPAV-Servizio Meteorologico relativamente all’andamento meteo del primo semestre. Il report completo, con i dati di Avepa e dei tecnici del team del Trittico, costituito da tecnici di cantine e consorzi, può essere scaricato dal seguente indirizzo internet: https://www.venetoagricoltura.org/wp-content/uploads/2020/08/Relazione-generale-2020.pdf

Belluno. Vigneto: buone le condizioni fogliari e dei grappoli. Uva: i parametri organolettici dei frutti sono interessanti sia per la gradazione zuccherina che per la pigmentazione già avanzata sulle uve bianche precoci, mentre è in fase iniziale sulle rosse. E’ stimata una buona acidità ed un complessivo buon quadro aromatico. La vendemmia, stante l’attuale andamento climatico, si annuncia anticipata di una decina di giorni. Le belle fasi di fioritura e allegagione, salvo imprevisti, prevedono un aumento della resa di produzione di circa il 10% rispetto al 2019. Si stima, inoltre, un ulteriore incremento del 10% dovuto all’aumento di superficie vitata produttiva.

Padova e Rovigo. Nel complesso l’annata 2020 potrebbe raggiungere un livello qualitativo medio-alto, molto però dipenderà dall’andamento climatico del prossimo periodo. La siccità primaverile ha reso ottimale la fase di impollinazione, mentre le piogge di giugno/luglio hanno favorito una buona maturazione dei grappoli che risultano carichi. Il loro numero sulla pianta risulta essere inferiore rispetto alla scorsa vendemmia, ma questo aspetto è compensato dalla notevole dimensione. Relativamente ai vitigni Glera e Moscato Giallo si prevede quest’anno una produzione in linea con quella del 2019. Per il Pinot Grigio è previsto un +10% in pianura, mentre si hanno rese più contenute in collina; la siccità e le piogge degli ultimi mesi hanno infatti portato la pianta ad investire sui grappoli, generalmente di maggior dimensione e peso. Relativamente al Merlot, si stima un calo -10/-12% (con una resa di circa 140 q/ha) rispetto al 2019 dovuto alla presenza di gemme ceche nella parte centrale degli archetti per le forme di allevamento Sylvoz e Capovolto. In provincia di Rovigo invece la produzione del Merlot è in linea con il 2019. Per il Raboso, nel 2020, nella la provincia di Padova la previsione produttiva della vendemmia 2020 è in linea con le produzioni 2019, mentre a Rovigo si segnalano produzioni abbondanti.

Treviso. Grazie alle ottimali condizioni meteo-climatiche fin qui registrate, a parte ovviamente le aree colpite da grandinate, si prevede in provincia di Treviso, principale polo vitivinicolo veneto assieme a Verona, una vendemmia con buona qualità uve. Per il vitigno Pinot Grigio si stima una riduzione di produzione del -15/-20% per effetto della scarsa fertilità delle gemme e di una approssimativa lignificazione dei tralci della precedente annata. Per il Glera si segnalano mediamente meno grappoli sulle piante ma gli stessi sono più pesanti, mentre la produzione è nella norma. Anche per Chardonnay e Pinot Bianco la produzione risulta essere nella norma, mentre per il Merlot dovrebbe essere in aumento del +10/+15% rispetto al 2019. Complessivamente si stima una produzione di 6.700.000 quintali di cui 6.000.000 di uve a bacca bianca e 700.000 a bacca nera. Va segnalato che i nuovi vigneti incideranno in modo marginale sulla produzione, considerato che nel 2019, rispetto al 2018, vi è stato un crollo di nuove superfici piantate.

Venezia. L’annata sembra essere buona, anticipata rispetto al 2019, con uve che presentano un alto valore in sostanze zuccherine. La produzione complessiva, allo stato attuale, sembra essere inferiore rispetto a quella del 2019, in particolare per il Pinot. Nello specifico il Pinot Grigio potrebbe avere un decremento del –10% rispetto al 2019, mentre Chardonnay e Glera un incremento rispettivamente tra il +5% e il 10% e del +5%. Le uve a bacca nera risultano essere nelle medie stagionali senza picchi né cadute di produzione. Non si segnalano particolari focolai di oidio e prenonospora. Anche nel veneziano l’entrata in produzione dei nuovi vitigni non incide significativamente sulla resa complessiva.

Vicenza. Essendo una vendemmia che si prospetta leggermente più tardiva rispetto agli ultimi anni, si presume che la maturazione delle uve possa avvenire in presenza di condizioni climatiche in grado di favorire caratteristiche compositive equilibrate a livello di bacca, favorite ad oggi dalla quasi totale assenza di particolari patologie fungine delle viti. Di conseguenza, sotto il profilo qualitativo si ritiene che la vendemmia 2020 possa raggiungere alti livelli. L’andamento meteo dei prossimi giorni sarà determinante per il buon prosieguo della stagione vegetativa. Sotto il profilo produttivo, l’imminente vendemmia potrebbe assestarsi su valori intermedi rispetto alle due precedenti campagne, mantenendosi in linea con la resa prevista dai disciplinari DOC. In linea di massima, rispetto al 2019, si stima per il Garganega e il Merlot un aumentano rispettivamente del +10% e del +5%, mentre Pinot Grigio e Glera potrebbero subire un calo rispettivamente -15% e del -10% rispetto al 2029. La produzione di Chardonnay, sempre rispetto allo scorso anno, dovrebbe invece rimanere invariata. Nell’area vicentina, l’incidenza dei nuovi impianti sulla resa complessiva è del 4%.

Verona. Considerato lo sviluppo vegetativo generale dei vigneti, il perfetto stato sanitario delle uve e, anche nelle zone collinari, l’assenza di stress da carenza idrica, si ritiene che l’aerea veronese – autentica locomotiva vitivinicola regionale assieme a Treviso – la vendemmia 2020 presenti tutti i presupposti per avere un elevato livello qualitativo delle uve, andamento meteo permettendo. Relativamente alle principali aree DOC scaligere si prevede una produzione di Pinot Grigio in calo del -20% rispetto al 2019; mentre per Chardonnay e altri vitigni precoci l’aumento dovrebbe essere del +5%; per il Soave e il Soave Classico si segnalano maggiori rispetto alla scorsa annata quantificabili tra il +10/+15%. Anche Bardolino e Custoza dovrebbero incrementare la produzione del +5/+10%, mentre Durello e Arcole del +10/+15%. Per quanto riguarda il Valpolicella, le rese massime del disciplinare produttivo saranno soddisfatte, tranne nelle aree che hanno subito pesanti grandinate (ricordiamo che nell’areale del Valpolicella classico nello scorso mese di giugno si è verificata una grandinata che ha distrutto parte delle produzioni e ad oggi non si hanno ancora le stime delle perdite). L’entrata in produzione dei nuovi vigneti interessa particolarmente il Pinot Grigio e i vitigni del Valpolicella, trapiantati in quantità importate prima dei blocchi di rivendica. L’incremento di resa rispetto al 2019 è stimato intorno al 10% ed è dovuto all’entrata in produzione dei nuovi vigneti e al favorevole andamento climatico.

Flessione sulle vendite causa lockdown. “Se la vendemmia 2020 fa ben sperare – ha ricordato in apertura dei lavori l’assessore all’Agricoltura del Veneto Giuseppe Pan– è altrettanto vero che poi il vino va venduto e, purtroppo, la crisi per Covid-19 non ha certo aiutato quest’anno il comparto e l’intera filiera. Dovrà essere compito di tutti, Regione Veneto inclusa, dedicarsi con forza ancora maggiore alla promozione nei mercati internazionali dei nostri vini di qualità. Per centrare questo obiettivo sarà però necessario operare in squadra, coinvolgendo quindi cantine, consorzi e Istituzioni”. Da parte sua, il Commissario straordinario di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha ricordato quanto sia importante per il comparto vitivinicolo operare al fianco di tecnici preparati, in grado cioè di cogliere le sempre nuove esigenze del vigneto, determinate anche dai cambiamenti climatici. Come per altre produzioni agricole, anche la viticoltura dovrà sempre più puntare sulla ‘precisione agronomica’, e su questo fronte l’impegno di Veneto Agricoltura non mancherà, perché la ‘viticoltura di precisione’ rappresenterà sempre più un percorso irrinunciabile”.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Uomo, natura e alimentazione al centro de “Il ricettario della malga” edito dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago. All’interno, dieci ritratti di malghesi e ristoratori dell’Altopiano dei 7 Comuni.

Nuova tappa dell’impegno per la valorizzazione della produzione d’alpeggio del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che pubblica “Il Ricettario della Malga – 10 Ricette di Montagna con i Ristoratori 7 Comuni”. Il volume è un viaggio inedito attraverso l’Altopiano di Asiago, la zona originaria di produzione della denominazione d’origine protetta e il più grande comprensorio malghivo per numero ed estensione di tutta Europa.

Il ricettario nasce dalla volontà di esaltare i tre principali elementi distintivi della produzione di Asiago DOP: l’uomo, la natura e l’alimentazione. Il volume accompagna in un viaggio nell’ambiente delle malghe e nel lavoro dei malghesi da un punto d’osservazione non consueto, dove la scoperta di uno dei formaggi più celebri al mondo passa dall’incontro umano e professionale di casari e ristoratori assaporando ricette, racconti, profumi di montagna. Di malga in malga, di pagina in pagina, gli chef e i malghesi dell’Altopiano diventano gli originali compagni di un’inedita escursione lungo le vie dell’alpeggio e svelano al lettore, con i loro volti complici e sorridenti, quanti tesori sono custoditi in una forma di formaggio Asiago DOP e nel suo utilizzo in cucina.

L’Altopiano dei 7 Comuni è un unicum in Europa: racchiude infatti un centinaio malghe pubbliche, 28 delle quali producono formaggio e, di queste, 11 malghe producono Asiago DOP Prodotto della Montagna, l’essenza più tipica del territorio montano, specialità casearia fatta totalmente al di sopra dei 600 metri, riconosciuta e tutelata dall’Unione Europea fin dal 2006. Questo patrimonio di biodiversità è valorizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con un apposito e restrittivo disciplinare e, in quasi quindici anni di tutela, ha visto la costante crescita del numero di soci produttori, oggi il 41% sul totale, facendo di questa produzione occasione unica di promozione e valorizzazione dell’intero comprensorio.

Un prodotto dalla storia millenaria che guarda al rispetto dell’ambiente e al benessere animale. “Questa pubblicazione – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – è parte del percorso che vede il Consorzio impegnato a far conoscere ed apprezzare la produzione di montagna partendo proprio da chi, ogni giorno, ne garantisce le sue qualità distintive. Un’occasione per testimoniare come il formaggio Asiago DOP sia non solo un prodotto unico, dalla storia millenaria ma anche un’espressione di valori attualissimi e contemporanei che puntano alla naturalità, al rispetto dell’ambiente e al benessere animale”. Il ricettario è un progetto ideato con il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, a cura di Antonio Busellato, per la parte grafica e visuale, Luca Benetti per la fotografia, Roberto Busellato e con i testi e i contenuti di Margherita Grotto.

Al Parco Terme di Levico (TN), visibile la mostra “Spazi cólti: i giardini nella storia d’Occidente”

Villa Paradiso, nello storico Parco delle Terme di Levico (TN) ospita la mostra “Spazi cólti: i giardini nella storia d’Occidente” realizzata dal Servizio per il Sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento e dalla Fondazione Museo storico del Trentino.

Il percorso espositivo narra una vicenda composita e plurimillenaria fatta di spazi, elementi naturali, architetture ma soprattutto di umanità varia che nel corso dei secoli ha contribuito a progettare l’articolazione interna dei giardini a seconda delle differenti finalità religiose, politiche, sociali o salutistiche, alla continua ricerca di una relazione armonica con una natura percepita sempre meno ostile. Con i termini di ‹giardino› e ‹parco› s’indicano «spazi coltivati dall’uomo, perlopiù recintati» che si differenziano essenzialmente solo per le dimensioni, più ampie nel caso dei parchi.

La mostra di Villa Paradiso, curata da Fabrizio Fronza e Rodolfo Taiani sotto la supervisione scientifica di Mariapia Cunico, vuole evidenziare, attraverso una selezione di immagini, filmati, documenti e oggetti, le peculiarità di questi luoghi, matura sintesi di saperi e forme artistiche diverse, per sensibilizzare nei confronti di un patrimonio storico-culturale e ambientale da salvaguardare e tutelare. Gli sguardi sui giardini storici, trasformati nel tempo da beni privati a risorsa pubblica, si concentrano sull’evoluzione degli stili e del concetto stesso di giardino da luogo ideale a luogo reale. L’evoluzione dei diversi stili di giardino è presentata in un contesto europeo seguendo le diverse epoche storiche: dall’antichità al Medioevo, dall’Umanesimo all’Ottocento e fino alla contemporaneità, pur nella piena consapevolezza che si parla di una realtà assai più complessa di quella resa dalle categorizzazioni utilizzate. Il percorso espositivo “tradizionale” è arricchito da un tour virtuale in 3D con l’utilizzo di visori, da una selezione di musiche e letture che accompagneranno il visitatore, oltre che da risorse multimediali e giochi di realtà aumentata.

La mostra è visitabile nei seguenti orari: da martedì a venerdì ore 14.00-19.00; martedì e giovedì anche ore 10.00-13.00; sabato, domenica e festività ore 10.00-13.00 / 14.00-19.00. L’ingresso è libero e regolamentato dalle disposizioni anti-covid. Info: Facebook: parco delle terme di Levico Instagram: Parco delle Terme di Levico (@parcolevico)

Fonte: Parco delle Terme di Levico, Servizio per il Sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento

Domenica 9 agosto, al Giardino Botanico Alpino in Cansiglio c’è “l’erborista dell’anima”

(di Toio de Savorgnani, premio Argav 2016) Quella del 9 agosto sarà una domenica intensa al Giardino Botanico Alpino “G. Lorenzoni” del Cansiglio, gestito da Veneto Agricoltura. Al mattino, dalle 10.30, sarà presente, infatti, Carlo Signorini, definito “l’erborista dell’anima“, che abita in un piccolo paese della Val di Fiemme, in Trentino.

Barba e capelli lunghi ed immacolati, parla pacatamente e semplicemente, da vecchio saggio della Montagna, si definisce un alchimista poiché crede nel potere di guarigione della natura e delle piante in particolare, che vanno studiate e capite, non solo da un punto di vista scientifico, ma anche e soprattutto affettivamente ed emotivamente, come si trattasse di persone vicine, quasi di famigliari. Signorini ricorda continuamente che l’umanità deve, se vuole sopravvivere, reimparare a vivere semplicemente e con rispetto, consumando meno, inquinando il meno possibile. La sua è un’alchimia elementare ma profonda, semplice ma non banale, ci mette davanti alle nostre responsabilità e ai nostri doveri. La Vita è una sola, che si esprime in innumerevoli forme, ma che è sottesa da un unico principio e dal nostro dovere, sono parole sue, “…di conservare il Divino Giardino che è la Terra” e che l’Umano deve capire la sottile differenza tra “far parte della Natura” ed essere invece Natura a tutti gli effetti, cioè non possiamo scegliere o allontanarci quando non ci piace più o quando ci sentiamo in pericolo, ma nel bene e nel male noi siamo Natura, senza possibilità di scelta. La Vita è intelligente, quindi tutte le sue forme lo sono, anche le creature vegetali.

Domenica mattina in Cansiglio si parlerà quindi di intelligenza delle piante e della necessità che, come in tutte le culture di un tempo, si riscopra questo mondo complesso, presente sulla Terra da ben prima di noi, un mondo di creature evolute e che hanno plasmato la superficie del pianeta, rendendolo vivibile alle forma di Vita determinatesi dopo quelle vegetali. Signorini ci invita a riavvicinarci agli alberi, esseri antichi a cui dobbiamo molto, ma ce lo dimentichiamo sempre. Chi ci da l’ossigeno che respiriamo, chi ci fornisce molte sostanze per guarire, chi ci dona se stesso per darci il legno, preziosa materia, prima che fonte di arricchimento e di utilizzo indiscriminato. La Vita non è un prodotto industriale e non è replicabile all’infinito, sopravviveremo solo se saremo in grado di trasformare questa affermazione, in apparenza banale e scontata e anche troppo ripetuta, nel nostro modo di vivere, da qui in poi.

Nel pomeriggio dalle 16.30, il prof. Valentino Casolo dell’Università di Udine parlerà dell’effetto dei cambiamenti climatici sulla flora alpina, costretta per sopravvivere ad adattarsi alle nuove situazioni climatiche che si sono determinate nelle ultime decine di anni anche in alta Montagna.

I cuochi contadini di Terranostra festeggiano i 200 anni di nascita di Pellegrino Artusi

Marco Vuerich, La Farveghera

“L’esaltazione del cibo, la valorizzazione delle ricette regionali e dei piatti della tradizione rurale sono il tributo che i contadini ai fornelli di Campagna Amica dedicano al padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi (1820-1911), in occasione del bicentenario della nascita”. E’ quanto dichiara Diego Scaramuzza, presidente nazionale degli agriturismi di Terranostra, che aggiunge:” “Non manca nella biblioteca degli operatori agrituristici e neppure tra le lezioni previste dai corsi di formazione che ogni anno sono promossi sul territorio, il riferimento alla scuola del maestro che ha saputo amalgamare non solo gli ingredienti tipici locali ma anche la cultura del mangiare sano secondo i principi base della dieta mediterranea”.

Indagine. E mentre in questi giorni i giovani talenti d’Italia si misurano con prove d’ingresso per accedere alla scuola dei cuochi agricoltori di Coldiretti è spontaneo legare questa ricorrenza al rilancio nel mondo della vera ristorazione 100% Made in Italy che rischia un crack da 34 miliardi nel 2020 a livello nazionale a causa della crisi economica, del crollo del turismo e del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa provocati dall’emergenza coronavirus. E’ anche grazie al prezioso lavoro di Artusi – sottolinea Coldiretti – se l’agroalimentare italiano in pochi anni da una economia di sussistenza ha saputo conquistare primati mondiali e diventare simbolo e traino del Made in Italy. Non a caso il cibo rappresenta per quasi il 18% degli italiani la principale motivazione di scelta del luogo di villeggiatura, mentre per un altro 50% costituisce uno dei criteri su cui basare la propria preferenza e solo un 7% dichiara di non prenderlo per niente in esame, secondo un’indagine Coldiretti-Ixe’.

Molti dei piatti, descritti per la prima volta dall’Artusi sono frutto di un mix delle diverse esperienze regionali che sono diventati oggi il simbolo del nostro Paese: dal “sugo di carne” della domenica italiana alla balsamella, dai maccheroni alla napoletana al risotto alla milanese, dalla fiorentina ai saltimbocca alla romana fino al minestrone che sotto un unico nome lungo tutto lo stivale incorpora però ingredienti diversi. Il minestrone venne scoperto dall’autore a Livorno ma col passar del tempo è diventato famoso in tutta Italia, anche se con caratteristiche diverse in base ai prodotti locali e alle tradizioni come lui stesso dice “padronissimi di modificarlo a vostro modo a seconda del gusto d’ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano…lesso, fagioli, cavolo verzotto, spinaci, poca bietola, prosciutto grasso, una piccola cipolla, zucchino, poco sugo di pomodoro…”.

“La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Lo stesso ragu’ di carne che oggi viene considerato il primo attore della domenica in famiglia è stato codificato dal profeta della cucina italiana “prendete un pezzo di carne nel lucertolo e steccatelo con fettine di prosciutto grasso e magro … battutino di lardone, aglio, prezzemolo, sale e pepe. Accomodata la carne… e legata collo spago per tenerla più unita, ponetela al fuoco con un battuto di lardone e cipolla finemente tritata… rosolata che sia la carne e consumato il battuto, aggiungetevi tre o quattro pezzi di pomodoro sbucciati e quando questi siano distrutti, unitevi, a poco per volta, del sugo di pomodoro passato. In mancanza di pomodori freschi servitevi di conserva. E la balsamella divenuta col passar del tempo besciamella, ancora oggi accompagna ogni piatto di festa e gli ingredienti, sono da sempre gli stessi: farina, burro, latte. La “Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”  è stato pubblicato per la prima volta nel 1891, oltre ad essere un delizioso ricettario, rappresenta il vero punto fermo della tradizione culinaria italiana attraverso lo studio delle varie cucine regionali per rivisitarle dando loro una sorta di base comune, di minimo comun denominatore, capace di creare una nuova tradizione.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Previsioni vendemmiali 2020, entro oggi le iscrizioni per il focus on line di Veneto Agricoltura in programma domani, 6 agosto, alle ore 10

Nel Veneto la vendemmia 2020 si annuncia eccezionale. A dire il vero gli aggettivi raccolti tra i tecnici delle cantine delle diverse aree produttive della regione si spingono anche oltre: c’è chi parla di grande annata, chi di vendemmia straordinaria o strepitosa, chi addirittura della migliore degli ultimi vent’anni. Fatto sta che ad oggi, incrociando le dita, ci sono tutte le prerogative per andare incontro ad una vendemmia che potrebbe davvero essere ricordata negli annali. Per saperne di più bisognerà attendere lo “storico” (46^ edizione) focus sulle previsioni vendemmiali, evento promosso da Veneto Agricoltura, Regione, Avepa, Arpav e CREA-VE in programma giovedì 6 agosto (ore 10:00) sulla piattaforma ZOOM, a causa delle restrizioni per Covid-19 (iscrizioni entro il 5 agosto su: https://previsioni2020.eventbrite.it). Nell’occasione sarà fatto il punto, grazie all’intervento di vari esperti, sulla prossima vendemmia nel Triveneto, in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia, nonché in Francia e Spagna. Più in dettaglio saranno presentate le primissime stime di produzione quali-quantitative nelle diverse aree del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentin-Alto Adige.

Ma quali condizioni hanno portato ad un quadro prevendemmiale così favorevole? In estrema sintesi, si può dire che la fase di germogliamento della vite è stata accompagnata da temperature miti, la fioritura da tempo stabile e lo sviluppo del frutto dalle giuste piogge. Tutto questo combinato con lunghe giornate soleggiate e favorevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, a parte gli ultimi due/tre giorni eccessivamente afosi (ma nel fine settimana è annunciata una perturbazione che dovrebbe abbassare la temperatura). Di conseguenza, anche lo stato sanitario del vigneto veneto si presenta buono e sotto controllo. L’annunciato anticipo della vendemmia si è leggermente ridimensionato di 5/7 giorni: le uve precoci Pinot Nero, Pinot Grigio e Chardonnay per base spumante potrebbero dunque essere raccolte a partire dal 20 agosto, poi via via arriveranno al traguardo tutte le altre. Vediamo in estrema sintesi come si presenta, ad oggi, il vigneto nelle principali aree di produzione del Veneto.

Nel Veneto Orientale la situazione si presenta buona e sotto controllo da parte degli operatori, aspetto questo che vale anche per tutte le altre aree produttive del Veneto. Se vogliamo guardare il pelo nell’uovo, va detto che nelle ultime settimane la peronospora, presente nelle chiome giovani (femminelle), ha tenuto sotto pressione i tecnici in vigneto. Nei 10 giorni scorsi, in particolare, si sono registrati anche sintomi di peronospora larvata (“negron” in dialetto), ma al momento non ci sono troppe preoccupazioni. Stesso discorso vale per l’oidio, per altro affrontato con grande professionalità da parte dei tecnici. Qualche attenzione in più, invece, bisognerà prestare al black rot, il marciume nero della vite, che si sta manifestando sempre più frequentemente negli ultimi anni, come pure il mal dell’esca sempre in agguato quando le annate si fanno umide. Detto questo, la buona fertilità e un più che soddisfacente sviluppo dei grappoli consentono già di affermare che nel Veneto Orientale la produzione raggiungerà quest’anno i quantitativi previsti dai diversi disciplinari. E’ evidente che tutto dipenderà ora da come andranno le cose da qui in avanti: stress idrici, ustioni da caldo eccessivo, ecc. possono disturbare un quadro che si presenta oggi ottimale.

La situazione dei vigneti all’interno dell’area di produzione della DO Prosecco si conferma in linea con le previsioni di metà giugno, con carichi produttivi coerenti con le rese previste dal disciplinare, compresi tra i 165 e 180 quintali ad ettaro. Se le condizioni meteo-climatiche si manterranno favorevoli fino alla maturazione delle uve (la vendemmia per la varietà Glera è attesa a partire dalla prima settimana settembre) saranno raggiunti ottimi parametri anche dal punto di vista qualitativo, con particolare riguardo all’acidità e al profilo aromatico delle uve.

Su Colli Euganei, dove da sempre uno dei principali problemi per il vigneto è dato dalla carenza idrica, sembra proprio che quest’anno la situazione, sotto questo punto di vista, sia più che soddisfacente. Nei momenti cruciali le precipitazioni sono infatti arrivate abbondanti, arricchendo le riserve idriche; le diverse malattie della vite sono state tenute sotto controllo, per cui l’uva si presenta sana e la produzione ottimale sotto il profilo quali-quantitativo.

Nel vicentino, Colli Berici, Gambellara, invece, l’anticipo è confermato in circa 7/10 giorni. Le prime uve a tagliare il traguardo saranno i Pinot, per i quali si prevede un calo del 10% rispetto allo scorso anno: per questa produzione la vendemmia inizierà subito dopo ferragosto. Per le uve a bacca bianca bisognerà attendere la fine di agosto; per la Garganega il 15/20 di settembre, come pure per il Tai rosso e il Carmenere; per il Cabernet e il Merlot si entrerà nel mese di ottobre. Tutti i rossi sono comunque annunciati in gran forma (non hanno patito stress idrici) e su quantità che si posizionano su quelle del 2019. Anche nel vicentino si attende dunque una grande annata.

Nell’area veronese il vigneto si presenta in ottima salute e con una buona vegetazione. Per quanto riguarda l’uva Corvina (Valpolicella) i tecnici fanno sapere che le alte temperature registrate negli ultimi giorni hanno un po’ rallentato la fase di maturazione, per cui quella del 2020 non sarà una vendemmia anticipata; la quantità sarà buona. In zona Soave anche la Garganega sta rispondendo molto bene e c’è grande attesa da parte dei produttori. La quantità di uva è buona e sarà dunque necessario puntare sulla cernita dei vigneti e dei grappoli. Anche la qualità si annuncia più che soddisfacente e non si registrano particolari problemi sanitari, ma saranno i prossimi giorni e le prossime settimane a determinare l’esito finale. Le cantine hanno programmato l’apertura per accogliere le uve precoci tra il 16 e il 20 agosto, non dappertutto in quest’area la Garganega si presenta in anticipo. Per quanto riguarda la vendemmia sarà fondamentale cogliere l’esatto momento di equilibrio tra l’acidità e il grado zuccherino del frutto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Dal mondo della bonifica un piano nazionale per affrontare i mutamenti climatici

L’Assemblea Anbi 2020, tenutasi quest’anno il 7 e 8 luglio in video collegamento nel rispetto del distanziamento fisico dovute al Covid-19, si è articolata sul doppio binario dei mutamenti climatici e di un piano articolato e ambizioso – ma basato su numeri, dati e costi concreti – per la realizzazione e la manutenzione di opere per la sicurezza idraulica e la bacinizzazione di risorsa. Infrastrutture che favoriscono lo scolo delle acque piovane in eccedenza, infrastrutture che favoriscano lo stoccaggio della stessa per utilizzarla quando serve, con priorità ovviamente all’agricoltura che produce cibo, lavoro e PIL. Nonché gran parte del prestigio che l’Italia gode all’estero dove Made in Italy è sinonimo di altissima qualità, lifestyle e benessere.

Fabbisogno. “La necessità d’invaso per soddisfare le varie esigenza che l’Italia aveva negli anni ’70 – ’80 era stimata in almeno 17 miliardi di metri cubi d’acqua, quello che oggi riusciamo effettivamente a immagazzinare grazie a 534 dighe sparse nel territorio nazionale è appena 11,9 miliardi”, spiega il presidente di Anbi Francesco Vincenzi, facendo ben capire che rispetto a 40-50 anni fa, il fabbisogno è sicuramente aumentato. “Ogni anno vengono utilizzati 20 miliardi di metri cubi di acqua per irrigare, soprattutto nel Nord Italia, 3.300.000 ettari di campagna – continua Vincenzi –, ma la richiesta d’irrigazione sta crescendo in molte aree del Paese per migliorare la competitività delle aziende sui mercati e perché le lunghe stagioni siccitose e il rialzo delle temperature sono alla base, per molte produzioni agricole, della necessità irrigare per tutto l’arco dell’anno”.

Un piano poderoso. Da questa considerazione prende il via il Piano Nazionale per la Manutenzione Straordinaria e l’Infrastrutturazione di Opere per la Difesa Idrogeologica e la Raccolta delle Acque, redatto da Anbi sulla base delle segnalazioni provenienti da tutti i Consorzi di Bonifica del Paese, e che proprio da Anbi, per voce del presidente Francesco Vincenzi e del direttore Massimo Gargano, è stato presentato nei giorni dell’Assemblea a una vasta platea di rappresentanti delle Istituzioni – in primis la Ministra all’Agricoltura Teresa Bellanova – e delle Organizzazioni Agricole, oltre, ovviamente, a tutti i Consorzi di Bonifica e alle ANBI regionali. Il piano è poderoso: 3.869 progetti, un valore complessivo che sfiora gli 11 miliardi di euro (10.946 milioni per l’esattezza), 54.700 posti di lavoro che possono essere generati. Una sostanziosità che si evince già dal lungo nome, che però Anbi stessa riassume in Piano di Adattamento ai Mutamenti Climatici, e dall’articolazione dello stesso in 4 sezioni fondamentali dove la parte principale è dedicata alla difesa idrogeologica. Tale sezione (Opere di Manutenzione Straordinaria per la Difesa Idrogeologica) conta infatti ben 3.685 interventi, per 8,4 miliardi di euro, in gran parte concentrati a Nord (2.015 interventi, ai quali si sommano i 1.224 del Centro e i 419 del Sud).

Le altre tre sezioni raccolgono progetti di invasi per immagazzinare risorsa idrica fondamentale per l’Irrigazione. Non stupisce pertanto che sia il Sud, che sconta clima più caldo e siccitoso ma anche una generale difficoltà nell’attrarre risorse (questa volta) economiche, in testa sia per gli invasi incompiuti e quindi da completare sia per gli invasi che richiedono la manutenzione straordinaria. La quarta sezione è invece dedicata ai nuovi invasi, quelli cioè da realizzare per rispondere alle nuove esigenze irrigue dei territori: sono 30 per il Nord Italia (per una capacità d’invaso prevista di 100.345.000 metri cubi d’acqua, che richiedono 633 milioni di euro), 17 per il Centro, 8 per il Sud.

Green new deal. “Ora dobbiamo passare dalle parole ai fatti” dice Vincenzi alla presenza della Ministra Bellanova; e chiede esplicitamente “un vero Green New Deal per il nostro Paese” con “procedure esecutive più rapide ma non meno controllate” e “maggiori risorse destinate ad incrementare la capacità di resilienza dei territori e delle loro comunità”. “Nei prossimi mesi – spiega – partiranno gli investimenti del fondo infrastrutture strategiche che prevede interventi per circa 300 mln di euro in 10 anni. La programmazione è stata portata a termine nei mesi scorsi in accordo con le regioni ed entro settembre saranno adottati i decreti legge di concessione per i primi 12 progetti per complessivi 70,8 mln di euro. Altri 13 progetti per oltre 108 mln di euro partiranno nei primi mesi del 2021. Un ulteriore consistente programma di investimenti partirà a fine 2020, inoltre per dare respiro alla crisi di liquidità che ha colpito i consorzi di bonifica il ministero ha modificato le proprie linee guida incrementando al 20% il livello di contributo concedibile in fase di anticipazione. Abbiamo approvato al 21 settembre 2020 i termini di presentazione al bando per la selezione di proposte progettuali inerenti al piano operativo agricoltura, con una dotazione finanziaria pari a 86 mln di euro, di cui 83 mln non quota sud e 2,5 mln di quota centro nord. Un bando cui ci auguriamo che i territori meridionali sapranno rispondere in maniera positiva e proficua. Sta per essere poi emanato il bando da 12 mln di euro a sostegno della progettazione rivolto ai consorzi ed enti irrigui. Puntiamo in questo modo a sostegno della progettazione di interventi per rompere di approvvigionamento di schemi irrigui anche inter regionali”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto