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Sabato 24 aprile 2021, dalle 10 alle 12, webinar di Confartigianato Imprese Veneto sulle Comunita’ Energetiche dal museo del ‘900 di Mestre (VE)

Comunita energetiche

Sabato 24 aprile, dalle 10 alle 12, si svolgera’ in diretta zu ZOOM e Facebook un interessante incontro virtuale dedicato alle Comunita’ Energetiche organizzato da Confartigianto Imprese Veneto, che ha tra i propri obiettivi quello di favorire la transizione verso modi di produzione e consumo più sostenibili. In questo quadro, un compito significativo è ricoperto, per l’appunto, dalle comunità energetiche, ossia unioni di utenti – famiglie e imprese – che aderiscono volontariamente ad un contratto per concorrere a produrre, consumare e gestire energia rinnovabile attraverso uno o più impianti locali, condividendo i benefici economici e sociali che ne derivano.

Appuntamento dedicato a imprese, cittadini e decisori. Quella della produzione distribuita di energia è un’idea che accompagna Confartigianato sin dai primi anni 2000 e che oggi, grazie anche all’evoluzione tecnologica, è matura per una discussione più estesa che porti a riflettere sui cambiamenti che avvengono per effetto di applicazioni e soluzioni orientate a migliorare la qualità dei luoghi in cui viviamo oltre all’impatto e all’efficienza ambientale delle attività che svolgiamo. L’appuntamento è dedicato a imprese, cittadini e decisori ed è finalizzato a rafforzare la consapevolezza dello sviluppo urbano sostenibile, favorire la conoscenza della produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili, stimolare il confronto tra gli attori: tra questi ultimi certamente le micro e piccole imprese nel duplice ruolo di partner tecnologici e di partecipanti attivi alle stesse comunità.

Programma. 10.00 – SALUTI Siro Martin presidente Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, Transizione energetica e polo museale M9. Fabrizio Renzi consigliere delegato M9 District 10.20 – INTRODUZIONE Dario dalla Costa presidente Nazionale Federazione Impianti Confartigianato 10.30 – RELAZIONI La sostenibilità come obiettivo, il riciclo come strategia, il territorio come laboratorio, Stefano Munarin docente Università Iuav di Venezia. Le Comunità energetiche: scenari ed esempi, Francesco Causone docente Politecnico di Milano 11.10 – TAVOLA ROTONDA Gianni Pietro Girotto presidente Commissione Industria Commercio Turismo Senato della Repubblica, Roberto Marcato assessore allo Sviluppo Economico Energia Legge Speciale per Venezia – Regione Veneto, Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica Edilizia Privata Ambiente Comune di Venezia, modera: Martina Zambon giornalista Corriere del Veneto CONCLUSIONI  presidente Confartigianato Imprese Veneto.

Le credenziali di accesso per poter seguire l’evento su ZOOM saranno inviate direttamente a tutti coloro, che procederanno all’iscrizione tramite Eventbrite. E’ comunque possibile seguire il seminario in diretta sulla pagina Facebook di Confartigianato Veneto (https://www.facebook.com/ConfartigianatoImpreseVeneto/).

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Domenica 25 aprile a Castelfranco Veneto (TV) gli “Oscar” al cioccolato italiano

Ferrowine

Le Tavolette d’Oro, gli “Oscar” al cioccolato italiano di qualità secondo le valutazioni di Compagnia del Cioccolato, arrivano alla cerimonia finale. Raggiunta la 19ma edizione del Premio, che vuole segnalare i migliori cioccolati nelle categorie – latte e latte ad alta percentuale di cacao, gianduia, fondente e origini, aromatizzati e speziati, praline, frutte ricoperte, spalmabili, cremini, cioccolati grezzi e le Tavolette speciali (cioccolatiere emergente, cioccolatiere internazionale, massa di cacao, Premi speciali) -, per la premiazione 2021 e’ stato organizzato qualcosa di davvero speciale. L’evento infatti si svolgerà in presenza nello store Ferrowine a Castelfranco Veneto domenica 25 aprile 2021 alle ore 16.00. Sara’ resa inoltre disponibile la diretta sulla pagina Facebook di Compagnia del cioccolato al link https://www.facebook.com/compagniadelcioccolato.

Le Tavolette d’Oro rappresentano i più autorevoli premi al cioccolato di qualità in Italia ed i giudizi degustativi sono stati assegnati secondo le schede di valutazione ideate da Compagnia del Cioccolato, attiva da più di 25 anni e con più di 1000 associati tra amanti del “cibo degli dei” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, vuole con questi Premi fornire un’analisi completa dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori. Per questa ragione sono stati assaggiati più di novecento tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato, (dragées, cremini, gianduiotti, creme spalmabili, canditi e frutte ricoperte, praline ecc). I cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi sono arrivati in finale e nella loro complessità rappresentano l’eccellenza del cioccolato italiano. Oggi vengono presentati i finalisti di ogni categoria e nella Premiazione finale saranno assegnate le Tavolette d’Oro per l’anno 2021 e “I cioccolati d’eccellenza” ai cioccolati finalisti di ogni categoria.

Una degustazione a distanza che però, quest’anno, si avvale della collaborazione di Spaghetti&Mandolino (https://www.spaghettiemandolino.it), l’e-commerce del migliore tipico d’Italia in cui si possono trovare le speciali box composte da alcuni dei prodotti premiati durante l’evento. Una Festa della Liberazione particolare, quella del 25 aprile 2021, in un momento che, si spera, possa essere il punto di svolta per tornare alla normalità che così tanto manca. Una normalità che per Compagnia del Cioccolato rappresenta la possibilità di tornare a fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.

Fonte: servizio stampa Compagnia del Cioccolato

Subsidenza, Governo da’ il via ai progetti di trivellazione in Polesine, Anbi Veneto solleva la questione

“Apprendiamo con sorpresa che lo scorso 29 marzo il Ministero della Transizione Ecologica ha dato il via a diversi progetti di trivellazione per l’estrazione di idrocarburi, uno dei quali interessa il tratto di costa adriatica di fronte a Veneto ed Emilia-Romagna con la ripresa di estrazioni ad opera della società Po Valley Operation Ltd, tramite la piattaforma di Teodorico”. Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi di bonifica della regione. 

“Appena tre anni fa – spiega il presidente di ANBI Veneto – , il Governo, sulla scia della Legge “Ravenna” del 1980, aveva rifinanziato, dopo anni sospensione, gli interventi di mitigazione, nel Polesine e nella vasta area costiera a confine tra Veneto ed Emilia-Romagna, dei danni causati dalla subsidenza, l’abbassamento del suolo causato dall’indiscriminato prelievo di gas metano avvenuto in quella zona tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Tali finanziamenti, oltre a ristorare un territorio pesantemente colpito dal punto di vista economico e sociale, rappresentavano peraltro una rinnovata presa di coscienza di questo disastro ambientale causato da un’idea di sviluppo non sostenibile”. 

“La ripresa delle estrazioni a pochi chilometri dalla costa contraddice pertanto la Legge sulla subsidenza e la decisione di ristabilire i finanziamenti di mitigazione frutto di un grande lavoro di sensibilizzazione istituzionale coordinato da ANBI; ma ancor più – conclude Francesco Cazzaro – contraddice gli appelli allo sviluppo sostenibile più volte lanciati dal Governo”.

Mobilita’ elettrica, svolta possibile solo se l’Unione Europea accelera la realizzazione delle infrastrutture di ricarica

Con il Green Deal europeo annunciato nel dicembre 2019, l’UE mira a ridurre, entro il 2050, le proprie emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti del 90 % rispetto al 1990, nell’ambito di più ingenti sforzi profusi per divenire un’economia climaticamente neutra. I trasporti generano circa un quarto di tutte le emissioni di gas a effetto serra nell’UE, prevalentemente (72 %) tramite il trasporto su strada. Una parte essenziale della riduzione delle emissioni generate dal trasporto su strada consiste nel passare gradualmente a modi di alimentazione alternativi, a minore intensità di carbonio.

Nel 2020, nonostante il generale calo delle immatricolazioni di nuovi veicoli dovuto alla pandemia di COVID-19, il segmento dei veicoli elettrici e ibridi ricaricabili ha visto crescere considerevolmente la propria quota di mercato. Le reti di ricarica, tuttavia, non si stanno sviluppando allo stesso ritmo. “La mobilità elettrica necessita di un numero sufficiente di infrastrutture di ricarica. Ma affinché tali infrastrutture siano costruite, è necessario che ci siano maggiori certezze circa la diffusione dei veicoli elettrici”, ha dichiarato Ladislav Balko, membro della Corte responsabile della relazione. “Lo scorso anno, un’autovettura ogni dieci vendute nell’UE era ricaricabile elettricamente, ma le infrastrutture di ricarica non sono accessibili in modo uniforme nell’UE. La Corte ritiene che la Commissione dovrebbe fare di più per sostenere una copertura della rete in tutta l’UE e garantire che i fondi UE vadano là dove sono maggiormente necessari”.

L’UE sostiene gli Stati membri nella realizzazione di infrastrutture di ricarica elettrica mediante strumenti di intervento, coordinamento e finanziamenti. Secondo la Corte, non è stata realizzata un’analisi completa del deficit infrastrutturale, che stabilisse quante stazioni di ricarica accessibili al pubblico fossero necessarie, dove avrebbero dovuto essere situate e quale potenza avrebbero dovuto erogare. I finanziamenti forniti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (MCE) non sono sempre andati là dove erano maggiormente necessari, e non vi erano valori-obiettivo chiari e coerenti né requisiti minimi in materia di infrastrutture a livello UE. Sistemi informativi e di pagamento differenti complicano l’esperienza dell’utente. Ad esempio, tra le diverse reti vi sono scarse informazioni coordinate sulla disponibilità in tempo reale, sui dati di ricarica e sui dettagli di fatturazione.

Raccomandazioni. Nella prospettiva del riesame in corso del quadro strategico e normativo in materia di mobilità elettrica, la Corte raccomanda alla Commissione europea di preparare una tabella di marcia con i termini entro cui raggiungere i valori-obiettivo per le infrastrutture di ricarica e di stabilire norme e requisiti minimi. Raccomanda inoltre di destinare i finanziamenti sulla base di criteri oggettivi e di analisi del deficit infrastrutturale, nonché di garantire che i progetti cofinanziati offrano un accesso sostenibile e non discriminatorio a tutti gli utilizzatori.

Fonte: servizio stampa Corte dei Conti europea

Trentino. Nella riserva naturale Fontanazzo due prati biodiversi al posto dei campi coltivati

Lo stagno grande della riserva Fontanazzo (foto Giancarlo Orsingher)

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav, articolo pubblicato anche sul mensile trentino IlCinque) Fra le aree umide tutelate dalle normative europee, quella del “Fontanazzo” nel comune di Grigno è una delle più estese del Trentino. Con i suoi 53 ettari e rotti che si estendono in destra Brenta poco a valle dell’abitato di Selva è un esempio di ontaneta di fondovalle, un tipo di habitat divenuto ormai piuttosto raro.

Caratterizzata da un bosco umido a tratti suggestivo per la presenza di canali abbandonati e completamente sommersi dalla vegetazione arborea, rappresenta un’area umida di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili, oltre che per la nidificazione, la sosta e lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso. Lo “stagno grande”, proprio in mezzo alla zona di protezione è un paradiso per questi e altri animali.

Oltre a qualche superficie a prato stabile, all’interno dei confini della zona protetta sono presenti anche alcuni appezzamenti coltivati a mais o soia che, oggettivamente, poco si conciliano con la destinazione ad “area di protezione”, non fosse altro per l’inevitabile apporto di sostanze chimiche legate alla coltivazione come concimi, fitofarmaci e pesticidi. Da alcuni anni l’associazione Selva Green, che ha base nella frazione del comune di Grigno dalla quale prende il nome, è impegnata in iniziative di sviluppo locale partecipato volte a salvaguardare l’ambiente naturale della zona e a valorizzare il territorio. L’ultima attività, avviata a fine marzo nell’ambito del progetto “NVIATE – Nuova Vita Al Territorio”, vincitore del bando a carattere regionale “Generazioni 2020”, ha per oggetto proprio il recupero dei campi fino ad oggi coltivati a cereali o leguminose all’interno dell’area tutelata.

In futuro, due prati “biodiversi”. Per ora si tratta di 3.500 metri quadrati messi a disposizione dal proprietario Paolo Marighetti sui quali l’associazione, con in testa Stefano Marighetti, ha avviato un progetto che porterà alla formazione di un prato polifita con incremento della biodiversità nell’area e, conseguentemente, attirando api e altri insetti impollinatori. Dall’achillea alla vulneraria, dall’avena alla campanula passando per la centaurea, la festuca, il caglio, l’iperico, il trifoglio, la silene, la salvia e il ranuncolo sono una trentina le specie perenni selvatiche seminate nei giorni scorsi e che daranno vita a due prati “biodiversi”. L’auspicio – come ci spiega Gerri Stefani – è che i campi diventino innanzitutto “terreno di caccia” delle api allevate a poche centinaia di metri di distanza da tre residenti della zona, ma che anche altri insetti attingano a piene zampe dal Bengodi che fra qualche settimana comincerà a crescere a Fontanazzo.

E proprio per verificare la risposta degli insetti all’aumento della biodiversità è in programma una campagna di monitoraggi pluriennale che inizierà in estate probabilmente in collaborazione con la Fondazione E. Mach e con la Rete di Riserve del fiume Brenta: controlli periodici sul campo diranno se, quanto e come aumenterà la presenza di insetti pronubi. Una fase, questa, che potrebbe in parte essere realizzata con la partecipazione di popolazione locale e mondo scolastico, che sarebbe bello anche coinvolgere nella costruzione di “hotel per insetti”: rifugi artificiali realizzati con canne, pezzi di corteccia, paglia, mattoni forati, tronchi di legno, ecc. pensati per ospitare, soprattutto nel periodo invernale, insetti utili sia per l’impollinazione che nella lotta biologica e che potrebbero essere poi posizionati in giardini e campi.

L’azione di Selva Green non si fermerà però qui, perché l’intenzione è che questi primi 3.500 metri quadrati diventino, a partire dal secondo o dal terzo anno, dei “prati donatori” di semente biodiversa da poter poi spargere in altri appezzamenti, sia all’interno dell’area “Natura 2000” del Fontanazzo che in zone limitrofe. Un passo successivo, sicuramente ambizioso, sarebbe quello di poter procedere all’analisi chimica del miele prodotto con il polline del “prato biodiverso”, per verificarne la qualità e soprattutto la salubrità. L’attività di Selva Green – conclude Gerri Stefani – è rivolta anche alla lotta alle specie aliene infestanti e in questo senso si è indirizzato un recente intervento di taglio della balsamina da un prato di proprietà comunale nei pressi del Fontanazzo.

foto Giancarlo Orsingher

Conoscere il Fontanazzo. La riserva naturale Fontanazzo è un’area così ricca di ambienti da poter essere definitva un “ecomosaico”. La sua importanza è stata riconosciuta a livello europeo al punto da essere inserito sia nell’elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva “Uccelli” sia nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) ai sensi della Direttiva “Habitat”. E’ così una delle oltre 27.000 aree “Natura 2000” dell’Unione europea destinate alla conservazione della diversità biologica. Fontanazzo è visitabile grazie a un percorso complessivo di circa 4 chilometri (in parte esterno all’area protetta) che inizia lungo la strada che collega la frazione di Selva a Grigno. Segnalato e arricchito da punti di osservazione della fauna e da bacheche illustrative che ne illustrano le peculiarità naturalistiche è in parte anche attrezzato per essere utilizzato da persone con difficoltà motorie.

L’etichetta del pesce è “bugiarda” in tutto il mondo: errori ed inganni spacciano specie ittiche di bassa qualità. In Italia, è il caso del palombo.

Un’analisi del Guardian Seascape di 44 studi recenti su oltre 9.000 campioni di frutti di mare provenienti da ristoranti, pescherie e supermercati in più di 30 Paesi ha rilevato che il 36% dei mitili era etichettato in modo errato, esponendo il consumatore a frodi sui prodotti ittici su vasta scala globale. A riportare la notizia è il quotidiano inglese “The Guardian”, secondo il quale molti degli studi hanno utilizzato tecniche di analisi del Dna relativamente nuove.

Il problema sembra essere diffuso nei ristoranti. Lo studio, che rappresenta il primo tentativo su larga scala di esaminare l’etichettatura errata nei ristoranti europei, ha coinvolto più di 100 scienziati che hanno raccolto segretamente campioni di frutti di mare ordinati da 180 ristoranti in 23 paesi. Il Dna di ogni campione è stato analizzato per identificare la specie e quindi confrontato con i nomi sul menu ed il risultato è stato avvilente: un ristorante su tre vendeva frutti di mare con etichette errate. I più alti tassi di etichettatura errata nei ristoranti, che vanno dal 40% al 50%, sono stati in Spagna, Islanda, Finlandia e Germania. Il “riciclaggio di pesce” è spesso collegato a catture illegali, non dichiarate e non regolamentate (INN) di grandi flotte “lontane”, in cui operano navi battenti bandiera straniera al largo delle coste dell’Africa, dell’Asia e del Sud America.

Per quel che riguarda l’Italia, il caso più eclatante riguarda il palombo: si legge nel report che “dei 130 filetti di palombo acquistati da mercati ittici e pescivendoli italiani, i ricercatori hanno riscontrato un tasso di etichettatura errata del 45%, con specie di squalo più economiche e impopolari che sostituiscono quelle più apprezzate dai consumatori italiani”. Circa il 40% del pesce etichettato “dentice” da pescherie, supermercati e ristoranti in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Singapore, Australia e Nuova Zelanda era tutt’altro. In Germania, invece, il 48% dei campioni testati che si presentavano in etichetta come capesante reali erano in realtà capesante giapponesi, assai meno ambite.

Fonte: Garantitaly.it

2020, annata eccellente per l’olio Veneto Dop

olive pronte per il frantoio

L’ultima annata olivicola-olearia veneta è stata definita da Daniele Salvagno, presidente del Consorzio di tutela olio Veneto Dop, “la migliore del secolo, assieme a quella del 2018, sia per qualità che per quantità”. Una produzione di altissimo valore, dunque, che segna la rinascita dell’olivicoltura regionale dopo la disastrosa annata del 2019.

La produzione. Nella video intervista fatta con Veneto Agricoltura, Salvagno ha messo in risalto le caratteristiche dell’olio veneto Do prodotto in Valpolicella (Vr), sui Monti Berici (Vi), sui Colli Euganei (Pd) e sulle colline della pedemontana trevigiana e vicentina da oltre 340 produttori per 48 aziende agricole certificate e 55 etichette. Complessivamente quest’anno sono stati prodotti 125.000 litri di Olio Veneto DOP, pari a 250.000 bottiglie commercializzate nel formato da mezzo litro in Italia e in numerosi Paesi stranieri. Il video-clip, online su tutti i canali Social di Veneto Agricoltura, è accompagnato da una sintetica scheda tecnica che inquadra il prodotto e il territorio di produzione.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Agricoltura. Definito l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro nella provincia veronese. Aumenti retributivi dal primo gennaio 2021, da settembre per gli agriturismi .

Siglato lo scorso 25 marzo l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti di Verona tra le organizzazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e CIA Verona e i sindacati FAI-CISL, FAI-CGIL e UILA-UIL per il quadriennio 2020-2023. Una trattativa complessa e articolata per l’incertezza della situazione che tutti, aziende e lavoratori nel settore agricolo, stanno vivendo ma con la comune volontà delle parti di trovare un punto di equilibrio con un atteggiamento propositivo per il futuro.

L’aumento retributivo convenuto per i lavoratori è dell’1,7% per tutti i livelli con decorrenza dal primo gennaio 2021, con recupero dei mesi gennaio-marzo nella mensilità di aprile. Tali disposizioni valgono per tutte le aziende agricole ad esclusione di quelle agrituristiche, che sono ancora oggi le più colpite del settore per l’emergenza sanitaria. Per queste, gli aumenti decorreranno dall’1 settembre 2021. L’accordo prevede altresì un adeguamento degli scaglioni per il salario variabile, che viene corrisposto qualora l’azienda agricola, sulla base delle risultanze dei dichiarativi fiscali, abbia avuto un’annata positiva. È stato introdotto anche per gli operai a tempo determinato, se presenti nella stessa azienda da almeno 150 giornate, un permesso retribuito per matrimonio pari a 39 ore lavorative.

Dichiarazioni. “In questo ultimo anno trascorso, a causa dell’emergenza pandemica, non c’è un settore produttivo in ambito agricolo che non sia in sofferenza, con forti conseguenze sulle varie attività”, evidenzia Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona che aggiunge: “In questo contesto era necessario rinnovare l’accordo provinciale del lavoro per determinare gli aumenti salariali dei lavoratori con un occhio di riguardo per il settore agrituristico, particolarmente colpito dalle limitazioni imposte dalla legge e tuttora in forte difficoltà”. Aggiunge Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura: “Il rinnovo di questo contratto provinciale tiene conto della crisi innescata e sostenuta dalla pandemia. Infatti, accanto al riconoscimento del particolare danno subito dal settore agrituristico, il contratto non ha previsto aumenti per tutto l’anno 2020. Viene anche introdotto l’utilizzo del welfare. Questo rinnovo contrattuale è comunque il frutto delle buone relazioni sindacali della nostra provincia che trovano espressione concreta nell’attività di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese”. Conclude Andrea Lavagnoli, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona: “La stipula del contratto ci aiuta ad esercitare un’azione coordinata con tutte le parti firmatarie per una politica dei ristori, modulata in base alle perdite dei diversi comparti”.

Fonte: Comunicato congiunto Coldiretti/Confagricoltura/CIA Verona

Giovedì 1 aprile 2021, ore 18, webinar Argav “Autostrade per l’acqua. Le grandi arterie irrigue del Nord Italia”

Nel calendario delle attività on-line, Argav, in collaborazione con Anbi Veneto, presenta giovedì 1 aprile dalle ore 18 una videoconferenza (webinar)sul tema “Autostrade per l’acqua – le grandi aste irrigue del Nord Italia”, vale a dire i canali Cavour (Piemonte), Villoresi (Lombardia), C.E.R.(Emilia Romagna), L.E.B. (Veneto); a fare da fondamentale cornice sarà il Grande Fiume, cioè il Po. A  pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo), ci srà così modo di conoscere le grandi infrastrutture idriche che, oltre a migliorare la produttività agricola,  rivestono importanti funzioni ambientali (e non solo). 

Programma. Saluti: Francesco Vincenzi, presidente ANBI, Francesco Cazzaro, presidente ANBI Veneto, Moreno Cavazza, presidente Consorzio Lessinio Euganeo Berico. Interventi: Meuccio Berselli, segretario generale Autorità Bacino Distrettuale Fiume Po – Parma, Mario Fossati, direttore Consorzio Coutenza Canali Cavour – Vercelli, Laura Burzilleri, direttrice Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi – Milano, Paolo Mannini, direttore Consorzio Canale Emiliano Romagnolo – Bologna, Matteo Dani, capo settore tecnico Consorzio Lessinio Euganeo Berico – Cologna Veneta (Verona). Coordina Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Il webinar sarà trasmesso in diretta su  www.facebook.com/argav.giornalistiagroalimentariambientali. Chi voglia partecipare sulla piattaforma Teams deve inviare esplicita richiesta all’indirizzo stampargav@gmail.com , indicando il proprio nome, cognome, qualifica/organizzazione e, nel caso sia giornalista, testata giornalistica. 

 

Polesine. Una nuova quercia (di Dante) per San Basilio.

Si narra che il grande Dante Alighieri, perdendosi in quello che era un fitto bosco nel Delta del Po, smarrì la via riuscendo a ritrovarla grazie ad un possente albero: una enorme quercia che, per oltre cinquecento anni, ha fatto da sentinella al Po e che è diventata leggenda. La Grande Rovra, meglio conosciuta come La Quercia di Dante, non ha resistito al passare dei secoli e nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2013, dopo un violento temporale, è crollata lasciando un grande vuoto. Ma dalle sue radici è nata una nuova quercia, che è stata piantumata vicino al luogo in cui prosperava la sua maestosa antenata, a San Basilio, nel comune di Ariano nel Polesine (RO).

foto Fondazione Cariparo

Un evento simbolico, che celebra il settimo centenario della morte del Sommo Poeta e che arriva a conclusione della mostra Visioni dell’Inferno, ospitata a Palazzo Roncale (RO), cuore pulsante di un grande progetto culturale: La Quercia di Dante. Infatti, sempre a San Basilio, parallelamente alla piantumazione della nuova quercia, la Fondazione Cariparo offrirà ai visitatori del Centro Visite di San Basilio l’opportunità di conoscere la storia della Quercia di Dante. Ha scelto di farlo donando alcuni materiali realizzati appositamente per la mostra da poco conclusa a Palazzo Roncale. La Fondazione ha infatti acquistato il dipinto di Brigitte Brand, che illustra il legame tra Dante e la Grande Quercia, per donarlo a questo territorio. L’opera, ora esposta a San Basilio, va ad arricchire la sezione del museo riservata alla Quercia di Dante. San Basilio avrà a disposizione anche le immagini della campagna fotografica realizzata dal fotografo Aldo Pavan sui luoghi più spettacolari del Delta e di quel ramo del Po ormai leggendario. Punti di interesse che, a piedi o noleggiando una bicicletta, il turista è invitato a raggiugere.

Fonte: Fondazione Cariparo