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20-21 ottobre 2017, a Susegana (Tv) il Global Food Forum sul futuro dell’agricoltura

Venerdi 20 e sabato 21 ottobre 2017 il Castello di San Salvatore a Susegana (Tv) ospiterà il secondo Global Food Forum, organizzato da Farm Europe (un think tank multiculturale nato con lo scopo di stimolare il pensiero sulle economie rurali) con il sostegno di Confagricoltura. La manifestazione vedrà la partecipazione di alti rappresentanti di istituzioni europee e nazionali, organizzazioni agricole, società dell’agroalimentare ed esperti del settore, provenienti da tutta Europa, con l’obiettivo di riflettere assieme e sviluppare una visione comune sul futuro delle politiche agricole ed alimentari dell’Unione europea.

Sostenibilità economica ed ambientale. Dopo la prima edizione dedicata ai nuovi volti dei sistemi alimentari europei, che si è svolta l’anno scorso in provincia di Pavia, il tema di quest’anno sarà “Definire il futuro della nostra agricoltura”, con un’attenzione ai temi della sostenibilità nelle sue due declinazioni, che non possono prescindere l’una dall’altra: quella economica e quella ambientale. Saranno presenti Angelino Alfano, ministro degli Affari esteri; Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura, Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente; Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo; Jirky Katainen, vicepresidente della Commissione europea; Paolo De Castro, europarlamentare. Per Confagricoltura ci saranno il presidente nazionale Massimiliano Giansanti e il presidente regionale Lodovico Giustiniani.

Confagricoltura: “PAC, necessario un cambio di marcia”. In un momento in cui i sistemi agroalimentari, già molto sollecitati dalle nuove dinamiche di mercato, devono affrontare crisi strutturali e diplomatiche, il Forum costituisce un’opportunità per costruire una visione per il futuro capace di guardare avanti, guidata da un vero spirito europeo. “La Politica agricola comune deve mantenere una reale ambizione economica – spiega Giansanti -. Per questo è necessario dare il via a un vero e proprio cambio di marcia. L’insieme degli agricoltori europei deve avere la possibilità di investire, di innovare e di utilizzare la tecnologia per fare un salto in avanti in termini di competitività e sostenibilità. Ma se la Pac, la Politica agricola comune, non ci darà le risposte che vogliamo, solo una piccolissima minoranza sarà in grado di investire e quindi essere pronta all’appuntamento con il futuro. Gli investimenti, invece, dovrebbero costituire per tutti la leva principale per andare verso una maggiore sostenibilità del nostro settore. Se vogliamo un’agricoltura sostenibile, ancorata ai nostri territori e capace di garantire il ricambio generazionale, l’Europa deve mettere l’impresa e l’imprenditore agricolo al centro del processo decisionale, accompagnando gli agricoltori sul piano ambientale, senza ingessarli con eccesso di norme, ma fissando obiettivi da raggiungere e dando loro fiducia sugli strumenti da utilizzare”.

Agricoltura 4.0. Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Treviso e Veneto, ricorda che tra le sfide cruciali per il settore agricolo ci sarà quella della digitalizzazione. “Informatizzazione, Internet, nuovi software e banche dati sono la chiave di volta per passare a un’agricoltura 4.0 – sottolinea -, che porti non solo allo snellimento della burocrazia, ma apra le porte all’e-commerce, all’internazionalizzazione, all’agricoltura di precisione e a nuove professioni. Per essere competitive e affrontare le future sfide del mercato le aziende agricole devono necessariamente innovarsi, accrescendo qualità e produttività. E anche su questo fronte l’Ue ha un ruolo di sostegno molto importante”.

L’agricoltura è un settore strategico per l’agenda dell’Unione europea su crescita e occupazione. Pesa molto di più del 2% del Pil, il 10% circa degli occupati a livello Ue, il 50% dei nostri territori, il 100% della nostra alimentazione. La giornata di venerdì 20 ottobre sarà suddivisa in due momenti: la sessione del mattino si concentrerà sull’approccio strategico da sviluppare per un’ambizione condivisa tra i sistemi alimentari dell’Ue e la società dell’Ue, mentre le discussioni tra i partecipanti su tematiche specifiche saranno sviluppate durante le sedute pomeridiane con sei laboratori. Sabato 21 ottobre i partecipanti avranno la possibilità di discutere con i leader politici dell’Ue sul modo di creare catene di valore economiche e ambientali resilienti.

Fonte: Servizio Stampa Confragricoltura

A Padova il mondo tecnico discute di gestione ambientale del prodotto

A Padova, sono in corso di svolgimento, fino ad oggi, i tavoli di normazione internazionale ISO per la definizione delle linee guida strategiche per la gestione ambientale di prodotto dei prossimi anni. Per tre giornate, 30 delegati della Commissione ISO TC 207, costituita presso la International Organization for Standardization (praticamente le Nazioni Unite tecnico-scientifiche), provenienti dalle più prestigiose realtà al mondo, si sono dati appuntamento nella città del Santo per parlare di ambiente.

L’Italia è rappresentata dall’UNI – Ente Italiano di Normazione, che ha delegato CESQA, il Centro Studi Qualità e Ambiente dell’Università di Padova, in virtù della sua esperienza nella ricerca pura e applicata per lo sviluppo di politiche di sostenibilità ambientale a livello internazionale. CESQA da più di 10 anni partecipa ai tavoli ISO come rappresentante per l’Italia e quest’anno è stato scelto per coordinare l’organizzazione del meeting in materia di Life Cycle Assessment (Analisi del ciclo di vita) e di “impronte climatiche”. Il Ministero dell’Ambiente ha concesso il patrocinio.

Definito il quadro di riferimento. Il direttore di CESQA, Antonio Scipioni, spiega: “I Tavoli ISO si concentrano sulle metodologie tecnico- scientifiche per la valutazione delle impronte ambientali delle attività e dei prodotti, secondo la metodologia detta LCA (Life Cycle Assessment o valutazione sul ciclo di vita), cioè con una precisa verifica degli effetti considerati sull’ambiente, prima, durante e dopo l’utilizzo umano”. Alessandro Manzardo, docente, aggiunge: “In questa occasione si va a definire il quadro di riferimento, con cui tutte le aziende impegnate nella salvaguardia dell’ambiente si dovranno confrontare. Si parlerà di come rendere più affidabili i risultati delle analisi LCA oltre che di processi decisionali per minimizzare gli impatti ambientali dei prodotti e dei processi industriali”.

L’impronta umana sull’ambiente dovrebbe essere reversibile. Infatti, troppo spesso attività e prodotti della civiltà contemporanea vengono valutati solo per i benefici immediati che danno allo sviluppo economico, senza pensare alle ripercussioni negative determinate dai loro effetti sul lungo periodo, in termini di compromissione dell’ambiente o di sfruttamento irreversibile di risorse. “L’impronta, che l’uomo lascia sul nostro pianeta dev’essere compatibile con il delicato equilibrio naturale – spiega ancora Scipioni – dovrebbe essere più simile ad un’impronta del piede sulla sabbia, assolutamente reversibile, piuttosto che a quella di un escavatore, che estrae materiale per l’industria”. L’impatto sull’atmosfera, in termini di emissioni di anidride carbonica data prevalentemente dalle fonti energetiche fossili, viene calcolato con la cosiddetta “carbon footprint” o impronta di carbonio: tanto minore è l’impronta di un’attività umana, tanto maggiore è il contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.

Da qualche anno CESQA è capofila degli studi di ricerca europei sulla “water footprint”,vale a dire l’impronta d’acqua, che guarda all’impatto sulle risorse idriche, sempre più a rischio per quantità e qualità. “Dai consumi per le attività antropiche alla depurazione acque, dalla conservazione dei ghiacciai alla tutela dei corpi idrici, l’acqua dolce è una risorsa assai limitata sul pianeta, esposta sia alle aggressioni umane per usi civili e produttivi, sia ai cambiamenti climatici; sempre più spesso anche i flussi migratori in vaste aree del Pianeta sono ricondotti alla carenza d’acqua” annota Scipioni. I Tavoli ISO di Padova sono quindi un’ulteriore occasione di consolidamento dell’appartenenza di CESQA e dell’intera realtà accademica patavina alla rete internazionale di conoscenze tecnico-scientifiche d’avanguardia, nonchè di partecipazione attiva alla definizione degli standard, cui tutti gli scienziati del mondo sono chiamati ad uniformarsi. A Padova, dopo tre giorni di confronti, la sostenibilità ambientale potrà dire di aver fatto un altro passo avanti, segnando con una impronta, questa volta positiva, il futuro del nostro pianeta.

Fonte: Servizio Stampa CESQA

Visita dei giornalisti Argav a Mele a Mel, in Val Belluna, video e racconto

All’arrivo, si sale verso il centro storico del borgo (foto Renzo Michieletto)

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Nel bel video girato e montato dal collega giornalista Edoardo Comiotto, si può vedere un sunto della giornata che i soci Argav hanno trascorso nel borgo di Mel (Bl), insediamento d’origine paleoveneta, quindi centro romano e altomedievale, dominato per un lungo periodo dalla Repubblica di Venezia.

A Mele a Mel anche le varietà prodotte nel centro di Sedico di Veneto Agricoltura (foto Beatrice Tessarin)

L’anima verace di Mel, Bandiera Arancione TCI, rivive nei cortili. L’occasione di visita è stata la mostra-mercato Mele a Mel, che espone tradizionalmente nei cortili degli storici palazzi del centro, aperti al pubblico solo nei giorni della manifestazione, più di cento varietà di mele, quest’anno prodotte in quantità minore rispetto agli anni scorsi a causa della gelata primaverile. Tra queste, c’era naturalmente la piccola e deliziosa mela “della rosetta”, varietà tipica della Val Belluna, insieme ad altri prodotti agricoli locali, manufatti artigianali e la rievocazione dei mestieri del passato da parte dei Gruppi Frazionali. Ogni cortile dedica uno spazio alla gastronomia. Noi abbiamo pranzato nel cortile agricolo – e così non poteva che essere – i prezzi sono davvero contenuti (abbiamo speso 12 euro a persona) scegliendo tra pasticcio di patate, gnocchetti alla zumellese, polenta e pastin, polenta e formaggio alla piastra, arrosto in salsa di mele, bevendo sidro di mele e vini locali.

Palazzo Zorzi, oggi sede del municipio (foto Beatrice Tessarin)

Visita del centro storico. Accolti da Fabio Barp, dell’Associazione Mele a Mel, che cura l’aspetto agricolo della manifestazione, e dal sindaco Stefano Cesa, la cui amministrazione organizza l’evento insieme alla Pro Loco Zumellese, nel video potete vedere l’interno del cinquecentesco Palazzo Zorzi, per secoli sede della Magnifica Comunità di Mel ed oggi sede del municipio, che conserva gli affreschi di Marco da Mello ispirati all’Orlando Furioso e gli ingranaggi del grande orologio un tempo ubicato nel campanile distrutto nel 1756 da un fulmine. Molto accoglienti anche la sala consigliare e la sala convegni ubicata nel sottotetto.

foto Beatrice Tessarin

Chicche archelogiche, artistiche ed enogastronomiche. Il municipio si affaccia su piazza Papa Luciani, nei giorni della mostra-mercato gremita da persone e bancarelle, su cui si affacciano anche altri edifici storici che abbiamo visitato. Guidati da Simone Deola, assessore comunale alle Attività Produttive e all’Ambiente, abbiamo visto il Palazzo delle Contesse (XVII sec.), che ospita il Museo Civico Archeologico, in cui sono custoditi i reperti rinvenuti nella necropoli di Mel (utilizzata dai Veneti Antichi dall’VIII al V secolo a.C., si trova a 500 metri dal centro abitato in direzione Belluno e si compone di un’ottantina di tombe dalla forma circolare, di cui sette visibili), tra cui anelli, armille, spilloni, fibule, ossari fittili e bronzei, ed oggetti d’uso quotidiano. Ancora, guidati dalla professoressa Miriam Curti, abbiamo visitato la chiesa dell’Addolorata, che conserva dipinti risalenti al Quattro-Cinquecento. Quindi, abbiamo fatto visita all’Antica Locanda Cappello (XVI sec.), in cui ci ha fatto da guida il gestore Giuseppe Agostini. Il locale storico è rinomato per la cucina (selvaggina tra i piatti più tipici) e ha sale abbellite da affreschi ottocenteschi e diverse stanze per il riposo (una di queste, si narra sia frequentata da un fantasma…).

Indicazione stabilimento in etichetta, dal 22 ottobre 2017 scattano i 180 giorni per adeguarsi. Confartigianato Imprese Veneto: “In questo modo garantita tracciabilità dei prodotti a favore dei consumatori”.

Dopo la pubblicazione del 7 ottobre scorso in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 15 settembre 2017 n. 145, il prossimo 22 ottobre entrerà in vigore la Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari.

Conto alla rovescia. Il provvedimento si applicherà ai prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività. Dal 22 ottobre, quindi, scatteranno i 180 giorni di periodo transitorio che porteranno alla vera operatività il 5 aprile 2018. In questo lasso di tempo, gli alimenti potranno essere immessi sul mercato o etichettati senza dover indicare la sede di produzione e potranno essere commercializzati anche dopo, fino all’esaurimento delle scorte.

Un’informazione chiave per la sicurezza e la corretta informazione ai consumatori. “Portiamo a casa un successo importante – afferma Christian Malinverni, presidente della federazione alimentaristi della Confartigianato Imprese Veneto-. La reintroduzione dell’obbligo di indicazione in etichetta dello stabilimento di produzione non era infatti scontata. Abbiamo fatto valere la nostra voce per una informazione chiave per la sicurezza e la corretta informazione ai consumatori, fondamentale anche per riconoscere un prodotto alimentare italiano da uno prodotto a basso costo in qualche Paese in via di sviluppo. Anche e soprattutto, però, per garantirne la tracciabilità della filiera di produzione in caso di allerta sanitaria. Sono questi i punti su cui Confartigianato Alimentazione ha fatto pressione per riportare l’obbligo di legge che va a concvretizzarsi.

Regime sanzionatorio previsto all’articolo 5 del decreto. In particolare: la mancata indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari preimballati, è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 15.000 euro; nel caso l’impresa disponga di più stabilimenti e non evidenzi quello effettivo mediante punzonatura o altro segno, è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 15.000 euro. Infine la mancata indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, secondo le modalità di presentazione delle indicazioni obbligatorie stabilite dall’articolo 13 del regolamento n. 1169 è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Pagamenti Pac: a causa delle avversità meteo occorse nel 2017, la Commissione europea ne autorizza l’anticipo dal 16 ottobre invece che da dicembre

Le condizioni climatiche avverse registrate quest’anno in alcuni Stati UE – siccità, ondate di calore, gelate primaverili, precipitazioni esagerate – hanno influenzato pesantemente le attività agricole creando non poche difficoltà agli agricoltori. Per questo motivo, la Commissione europea ha deciso di accogliere la richiesta di dieci Paesi Ue – Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo e Finlandia – e di ammorbidire le regole della PAC, consentendo agli Stati di anticipare i sostegni agli agricoltori legati ai Pagamenti diretti e ad altri contributi in ambito dello Sviluppo rurale.

L’accordo, che copre i pagamenti che solitamente vengono assegnati al 1° dicembre e fino al 30 giugno dell’anno successivo, consente ai Governi dei Paesi colpiti dalle condizioni sfavorevoli di versare gli anticipi a partire dal 16 ottobre fino ad un massimo del 70% dell’importo totale per i Pagamenti diretti (anziché 50%) e dell’85% per i pagamenti dello Sviluppo rurale (anziché 75%).

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct Veneto

20-22 ottobre 2017, in mostra a Trento le più belle razze di polli ornamentali

Concorso Moroseta Trento_padovana argento di marcello bertoli

Dal 20 al 22 ottobre 2017, Trento sarà la vetrina della più importante rassegna nazionale delle razze ciuffate di polli ornamentali, caratterizzati da un gran ciuffo attorno alla testa e in alcuni casi anche da piume che calzano le zampe. Saranno circa 300 i “contendenti” che si disputeranno il titolo nazionale di “bellezza” nel padiglione della Federazione provinciale allevatori (via delle Bettine 6). La manifestazione è organizzata dal più importante Club di allevatori operante, il Club italiano della Moroseta e delle razze ciuffate, presieduto da Enrico Cecchin, trentenne di Feltre (Bl).

Concorso Moroseta Trento_Showgirl di Enrico Cecchin

Tra le razze in mostra, ci saranno le Moroseta, batuffoli di seta dal carattere estremamente dolce e dalla grande attitudine alla cova. E poi le Padovane dalle piume disegnate, le Olandesi in nuove e rare colorazioni. Per la prima volta in Italia saranno presenti anche le Showgirl, Moroseta dal collo nudo ingentilito da un cravattino di piume, e le Silkie americane, che attrici di grido non esitano a portarsi a passeggio sottobraccio. “Gli allevatori di queste razze ornamentali, ma soprattutto semplici appassionati che hanno come unico scopo quello di rallegrare il proprio giardino, stanno crescendo di anno in anno – dice Cecchin – anche se l’avicoltura italiana è ancora una nana rispetto agli altri paesi europei”.

Una passione che salva dall’estinzione. Basti pensare che gli avicoltori amatoriali iscritti alla Federazione nazionale, la Fiav, sono 1.150 contro 30-40 volte tanto gli iscritti alle federazioni degli altri paesi europei. Un divario enorme. “Noi rappresentiamo comunque in Italia la punta di diamante – dice ancora Cecchin – non solo perché salvaguardiamo razze che altrimenti sarebbero destinate all’estinzione, come purtroppo avvenuto per tantissime nel corso degli ultimi cinquant’anni, ma anche perché divulghiamo una cultura di protezione, di cura e di amore per i nostri animali. E questa, indipendentemente da chi saranno le più belle del reame nella manifestazione trentina, è la cosa per noi più importante”.

Fonte: Servizio Stampa Club Italiano della Moroseta e delle razze ciuffate

Multifunzionalità in agricoltura: come con “Agristile” si può diversificare l’attività agricola

(di Renzo Michieletto, consigliere Argav) Un giovane agronomo, Federico Zaccaria, laureatosi all’Università di Padova, ha messo in piedi a Selvazzano Dentro (Pd) un’azienda agricola specializzata nella produzione di piante officinali – melissa, lavanda, passiflora, fiordaliso, echinacea, calendula, menta e alchechengi – per prodotti di erboristeria e cosmesi. Il nome dell’azienda la dice lunga: “Agristile“.

Attenzione alle questioni ambientali e sociali. L’azienda di Zaccaria é divenuta in breve tempo una realtà modello per tanti motivi. Innanzitutto, per quanto riguarda l’ecocompatibilità: é infatti in atto una conversione al biologico; inoltre, si stanno sperimentando nuove metodologie di controllo delle piante infestanti e si sta puntando al “carbon free” grazie all’essiccatoio a freddo alimentato dall‘impianto fotovoltaico. “Agristile” é anche modello di integrazione sociale, dato che in questo ambito l’azienda vede la collaborazione fianco a fianco di giovani migranti e giovani italiani, con uno spirito di condivisione eccezionale. Insomma, un progetto da tenere d’occhio.

15 ottobre 2017, con il WWF si scopre la biodiversità in città, le iniziative in Veneto

Dalla caccia al tesoro alle visite guidate, fino ai corsi di disegno naturalistico e piantumazione di alberi: Urban Nature, organizzata da WWF Italia domenica 15 ottobre, sarà l’occasione per scoprire e comprendere il valore culturale e scientifico della biodiversità urbana e delle tante forme di vita che popolano la nostra quotidianità.

Festa della natura in città. Attraverso l’iniziativa, si intende anche valorizzare tutti i soggetti, cittadini e gruppi, che già stanno operando nelle nostre città per aumentare la biodiversità e darle spazio. I cittadini vengono quindi invitati ad esplorare, conoscere e appassionarsi alla biodiversità presente nelle città per metterla in primo piano anche nelle scelte delle amministrazioni pubbliche, oltre che nella vita quotidiana dei privati cittadini. Il numero delle persone che vive in città è, a livello mondiale, è infatti in continuo aumento, tanto che nel 2050 passerà dal 50% del 2009 ad oltre il 70% della popolazione complessiva. In Europa, già oggi il 70% della popolazione vive nelle aree urbane ed entro il 2020 l’Unione Europea stima che la quota di popolazione che vivrà in aree urbanizzate salirà all’80%. Anche l’Italia non fa eccezione: sempre più abitanti abitano dentro o attorno alle grandi città e per mantenere almeno costante la fruizione del “verde urbano”, si rende necessario un suo ampliamento.

Un ambiente urbano in “buona salute” è capace di dare bellezza, benessere, protezione, aria ed acqua pulita (anche cibo a chi coltiva l’orto urbano) spazi per la socialità, lo scambio e l’accoglienza ed è premessa per la convivenza tra umani e mondo animale. Grazie all’impegno dei volontari WWF, domenica 15 si realizzerà un programma variegato di iniziative in decine di città italiane. A Venezia, i volontari hanno organizzato un programma che si svolge a Mestre tra Forte Marghera e la Barena di Campalto con visite guidate alla scoperta della natura urbana, biciclettata, mostre e caccia al tesoro (maggiori info pagina Facebook WWF Venezia oppure chiamare Roberto 347.656.8599). Nell’Oasi WWF Cave di Noale sono in programma visite guidate alle ore 10.30 e 11.30, laboratori per adulti e bambini -(hotel per gli insetti e mangiatoie per uccelli) alle ore 11 (maggiori info 333.4336904 oppure email cavedinoale@wwf.it). A Rovigo, in piazza Perosi, alle ore 9 ci sarà la piantumazione di alberi nel Parco Diritti dei Bambini (lungo Adigetto San Pio X dietro la chiesa, maggiori info Eddi  349.8042520).

Fonte: WWF Venezia e territorio, WWF Italia

Olio extra vergine d’oliva, come per l’uva, annata 2017 in forte calo ma qualità buona

foto Coldiretti Padova

In occasione della raccolta delle olive effettuata nei giorni scorsi nei colli Euganei, nel Padovano, anche al chiaro di luna, (azienda Evo del Borgo ad Arquà Petrarca), Aipo Veneto, l’associazione che rappresenta i produttori olivicoli, ha fatto il punto con Coldiretti Padova sull’annata 2017.

In Veneto, la metà della produzione di olio d’oliva del Nord Italia. “La nostra regione è all’avanguardia e copre circa la metà della produzione di olio d’oliva del Nord Italia con 120 mila quintali di olive e oltre 13 mila quintali di olio. La produzione quest’anno sarà in calo, con flessioni anche significative a seconda delle zone, in media intorno al 40 per cento. Va detto, però, che lo scorso anno avevamo raccolto una quantità ben sopra la media. La qualità comunque, promette molto bene perché le olive sono sane. Certo, conta molto anche la tecnica di spremitura e l’attenzione delle risorse singoli produttori”, ha spiegato Enzo Garbin, direttore di Aipo Veneto.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Consumo di suolo in Italia, ripresa economica rischia di dimuire ancor più la superficie agricola. In Europa, Italia vicina ai valori massimi riscontrati di suolo edificato.

Dopo un precedente report di ottobre 2014, il Centro Studi Confagricoltura torna ad analizzare l’evoluzione del consumo di suolo in Italia, alla luce delle ultime stime, aggiornate al 2016 e in parte correttive delle precedenti, pubblicate dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Nella seconda metà del secolo scorso l’urbanizzazione, pur fortemente sostenuta fino agli anni ‘80 dall’incremento demografico e dallo sviluppo economico, ha contribuito marginalmente (15%) al ridimensionamento della superficie destinata alle attività agricole, determinato soprattutto dalla cessazione delle coltivazioni nelle zone scarsamente produttive.

Dall’inizio del secolo attuale, il quadro è sostanzialmente cambiato: si è costruito molto e disordinatamente in presenza di contenuti incrementi demografici e di una crescita economica prima rallentata (2000-2006), poi negativa (2007-2012), oggi (2013-2016) in debole ripresa. In questo periodo, oltre il 40% della diminuzione della SAU (-781 mila ettari fra il 2000 e il 2013) deve attribuirsi alla crescita netta del suolo urbanizzato; altra SAU si è perduta a causa della diffusa frammentazione delle aree agricole e delle aree urbanizzate che ha compromesso la sopravvivenza soprattutto delle piccole aziende agricole (-580 mila per -423 mila ettari fra il 2000 e il 2010, quelle di superficie inferiore ai 2 ettari). Nel 2016 il suolo coperto da costruzioni ha raggiunto il 7,6% del territorio nazionale con un’incidenza del 13% nei terreni pianeggianti, che per l’agricoltura sono i più produttivi.

Nell’Unione Europea. Uno studio sul consumo di suolo nell’Unione Europea, condotto su incarico della Commissione nel 2012, colloca l’Italia al quarto posto, fra i principali paesi agricoli dell’Unione, per quota complessiva di suolo edificato rispetto alla superficie nazionale, dopo Olanda, Belgio e Germania. Tuttavia, se prendiamo in considerazione il consumo di suolo nei territori con pendenza inferiore al 10% (circa 13% nel 2016), vediamo che, pur tenendo conto della disparità temporale dei dati, il nostro paese è molto vicino ai valori massimi riscontrati nell’UE, che riguardano appunto paesi (Olanda e Belgio) il cui
territorio è pressoché totalmente pianeggiante.

Preoccupazioni. Anche in considerazione del fatto che il settore agroalimentare è un punto di forza dell’economia taliana, è essenziale ed urgente arrestare la sottrazione di suolo all’agricoltura adottando politiche di più razionale uso del suolo già urbanizzato, peraltro in parte previste da un discusso disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. Vi sono, infatti, fondate preoccupazioni che, con l’auspicata piena ripresa dello sviluppo economico, il consumo di suolo, leggermente rallentato negli ultimi anni, riprenda a crescere a ritmo sostenuto, compromettendo ulteriormente le potenzialità produttive del settore agricolo e i preziosi servizi ecosistemici connessi allo stato naturale del suolo (mitigazione del clima, mantenimento degli equilibri idrogeologici, miglioramento della qualità dell’aria, ecc.). Chi desidera leggere il report completo, può scaricarlo qui.

Fonte: Centro Studi Confragricoltura