• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Cresce l’opposizione nazionale all’approvazione del CETA, l’accordo di libero scambio UE-Canada

Ci saranno anche numerosi agricoltori veneti  mercoledì 5 luglio a Roma in piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada (CETA), che per la prima volta nella storia dell’Unione accorda a livello internazionale esplicitamente il via libera alle imitazioni dei prodotti italiani piu’ tipici ma che spalanca anche le porte all’invasione di grano duro e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero.

L’iniziativa è della Coldiretti insieme ad un’inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch). Ma l’invito è anche ad inviare subito una lettera ai parlamentari, mettendo in chiaro che chiunque approvi il Ceta non avrà mai più il proprio voto, ma anche appoggiando la campagna su twitter con l’hashtag #StopCeta chiamando in causa gli account di senatori e deputati presenti sul social.

Attività di lobbing. “Il Ceta – sottolinea Claudio Valente, presidente di Codliretti Verona – uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada, dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno”. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.

Pirateria alimentare. “A rischio  – dice Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa. Ma l’accordo di libero scambio con il Canada legittima inoltre la pirateria alimentare che tanti danni provoca al sistema produttivo Made in Italy, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici”. Secondo la Coldiretti delle 291 denominazioni Made in Italy registrate ne risultano protette appena 41, peraltro con il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) e alla possibilità di usare le espressioni “tipo; stile o imitazione”. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. E’ necessaria quindi una valutazione ponderata e approfondita dell’argomento che non può esaurirsi in pochi giorni di una bollente estate, soprattutto in considerazione della mancanza di reciprocità tra modelli produttivi diversi che grava sul trattato.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Verona

 

I giovani agricoltori credono e investono nell’agricoltura di precisione

Sono per lo più i giovani agricoltori (66% sotto i 40 anni) i più motivati ad adottare mezzi e tecnologie di agricoltura di precisione per migliorare la sostenibilità, la produttività e la redditività delle proprie aziende. Il 64% degli agricoltori punta a compiere l’investimento nell’arco di 12-24 mesi.

Il sondaggio. È quanto emerge da un sondaggio realizzato nei giorni scorsi da Fieragricola di Verona, manifestazione internazionale dedicata all’agricoltura in programma dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, che ha coinvolto 700 fra agricoltori (64,2%), contoterzisti (7,14%), allevatori e operatori del settore primario (28,57%), con aziende collocate principalmente nel Nord-Est (55%), nel Nord-Ovest (28%) e nelle Isole (10 per cento). A rispondere al sondaggio online di Fieragricola sono stati per oltre due terzi giovani con meno di 40 anni, percentuale che sale al 92% se si comprende anche la fascia di età compresa fra i 40 e i 50 anni. Il 57,14% degli intervistati rientrano nella categoria dei titolari di azienda, mentre il 14,29% non sono titolari ma hanno rapporti di parentela con il capo azienda (figli o congiunti).

Investimenti diretti in meccanizzazione o in servizi. Entrando più nel dettaglio, il 64,29% degli operatori che hanno risposto al questionario si è dichiarato disponibile ad aumentare i processi di meccanizzazione in azienda attraverso «sistemi di agricoltura di precisione gestiti direttamente dall’impresa agricola», mentre il 21,43% pensa di incrementare tali azioni rivolgendosi ai contoterzisti. Tra i sistemi di agricoltura di precisione ritenuti più efficaci per migliorare le performance aziendali e, di conseguenza, ridurre i costi di gestione, sono risultati essere i satelliti collegati a macchine da raccolta, per attrici e attrezzature, gli strumenti di controllo dell’utilizzo degli agrofarmaci, gli strumenti di controllo dell’irrigazione e i droni. Per il 58% degli intervistati, comunque, la soluzione ottimale rimane quella di adottare contemporaneamente più strumenti di precision farming, in modo da influire in maniera più efficace sul management complessivo dell’azienda.

Investimenti. Come anticipato, quasi l’86% degli intervistati intende investire in agricoltura di precisione nei prossimi 12-24 mesi, a conferma di una grande attenzione verso la sostenibilità, sia essa economica, ambientale o sociale. Nel processo di innovazione verso sistemi di agricoltura di precisione, il 50% di quanti hanno preso parte al sondaggio pensano di rivolgersi «sicuramente» a un’impresa di meccanizzazione agricola per servizi in contoterzi, mentre il 21,43% ha dichiarato che «probabilmente» si rivolgerà ai contoterzisti.

Fonte: Ufficio Stampa Verona Fiere

Agricoltura montana, si potrà scrivere in etichetta “prodotto di montagna”

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il decreto predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con il quali si concede la possibilità di utilizzare l’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”.

Su quali prodotti potrà essere applicata l’indicazione.  Prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e lì trasformati; derivanti da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone; derivanti da animali transumanti allevati, per almeno un quarto della loro vita, in pascoli di transumanza nelle zone di montagna. La proporzione dei mangimi non prodotti in zone di montagna non deve superare il 75% nel caso dei suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per gli altri animali da allevamento. Questi ultimi due parametri non si applicano per gli animali transumanti quando sono allevati al di fuori delle zone di montagna.

Anche il confezionamento dovrà essere prossimo alla montagna.L’indicazione potrà essere applicata anche ai prodotti dell’apicoltura, se le api hanno raccolto il nettare e il polline esclusivamente nelle zone di montagna, e ai prodotti vegetali, se le piante sono state coltivate unicamente nella zona di montagna. Gli impianti di macellazione degli animali e quelli di spremitura dell’olio di oliva dovranno essere situati non oltre 30 km dal confine amministrativo della zona di montagna. Più severo il limite per il latte e i prodotti lattiero caseari: non oltre i 10 km dalla montagna. “Con questo decreto diamo rilievo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio. Premiare con la trasparenza chi produce qualità è il primo passo per tutelare le scelte dei consumatori e per sostenere l’attività economica virtuosa che l’Italia esprime. Su questa strada siamo decisi a continuare con determinazione”, ha dichiarato il ministro Maurizio Martina.

Fonte: Garantitaly.it

30 giugno 2017, da oggi aperti i termini per i nuovi bandi del Psr Veneto dedicati a diversificazione e settore forestale

La Giunta Regionale, con l’approvazione della deliberazione n. 989 ha disposto l’apertura dei termini per la presentazione delle domande di aiuto per sei diversi tipi d’intervento nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Il provvedimento stanzia complessivamente 25,8 milioni di euro. L’approvazione definitiva da parte della Giunta è arrivata a seguito del parere positivo espresso negli scorsi giorni dalla Terza Commissione del Consiglio Regionale. I tempi previsti per la presentazione delle domande di sostegno sono di 60 o di 90 giorni a partire da venerdì 30 giugno, data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale. “I bandi, cofinanziati dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione Veneto – ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – mirano a favorire la diversificazione delle attività agricole, la diffusione di attività extra-agricole e lo sviluppo del settore forestale”.

Diversificazione delle imprese agricole. Il bando sosterrà investimenti finalizzati alla diversificazione delle imprese agricole, finanziando attività legate all’agricoltura sociale, all’ospitalità agrituristica, alla trasformazione dei prodotti, alla cura dell’ambiente e alla produzione energetica da fonti rinnovabili. Destinatari del bando sono gli imprenditori agricoli, che potranno contare su un sostegno complessivo di 13 milioni di euro. Il tipo d’intervento contribuisce sia al miglioramento delle prestazioni economiche delle imprese, sia alla diffusione delle energie rinnovabili. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Sviluppo attività extra-agricole. Il bando sostiene gli investimenti finalizzati alla creazione di nuova occupazione e alla crescita economica e sociale del territorio rurale, attraverso lo sviluppo di attività extra-agricole, sia produttive che di servizio. A beneficiare dei finanziamenti saranno microimprese, piccole imprese e persone fisiche. Il bando attiverà complessivamente 6 milioni di euro, che contribuiranno all’obiettivo europeo di sviluppo rurale di diversificazione e sviluppo delle piccole imprese. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Investimenti forestali. Per gli investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali sono stati stanziati 3,5 milioni di euro. A essere interessati al sostegno sono sia le micro, piccole e medie imprese forestali, sia i Comuni e i soggetti privati che gestiscono aree forestali. Potranno essere finanziati, ad esempio, l’acquisto di attrezzature e macchinari e la realizzazione o ammodernamento di strutture legate ai prodotti forestali. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Risanamento e calamità naturali. Il bando attiverà 2,5 milioni di euro a favore del risanamento e ripristino delle foreste danneggiate da calamità naturali. A beneficiare degli aiuti saranno soggetti sia pubblici che privati, proprietari o gestori di aree forestali. Gli investimenti vanno dal ripristino del potenziale forestale, alla stabilizzazione delle aree colpite da fenomeni di dissesto idrogeologico. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Interventi di imboschimento. È previsto anche il finanziamento per interventi di imboschimento di terreni agricoli e non agricoli. Si tratta di investimenti per l’imboschimento permanente o temporaneo, attraverso l’impianto di pioppeti, di terreni agricoli e non agricoli, destinato a soggetti pubblici e privati possessori o gestori di terreni. Le risorse a bando ammonteranno a 600 mila euro. Termine per la presentazione delle domande: 60 giorni.

Sistemi silvopastorali e impianti arborati. Ulteriori 250 mila euro andranno invece a finanziare l’impianto di seminativi arborati. Beneficiari dell’intervento saranno Comuni e soggetti privati, proprietari o gestori di terreni agricoli e forestali. Termine per la presentazione delle domande: 60 giorni.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

30 giugno 2017, all’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) ambiente protagonista

Questa sera, venerdì 30 giugno, dalle ore 19.00, avrà luogo ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) il consueto incontro mensile Argav-Wigwam moderato dal presidente Fabrizio Stelluto.

Saranno ospiti Cristiano Corazzari, assessore Territorio Regione Veneto, per presentare la nuova Legge Regionale sul Consumo del Suolo; Michele Boato, presidente Ecoistituto Alex Langer, per presentare il nuovo libro “Quelli delle cause vinte”; Andrea Vettoretti, chitarrista concertista di fama internazionale, insegnante al Conservatorio di Trieste, per parlare della sua produzione musicale legata all’ambiente. Ci sarà anche una comunicazione ANBI sullo stato delle risorse idriche della regione.

Ospiti Wigwam. Parteciperanno, inoltre, Luca Giacomazzi, veneto trapiantato nelle Marche, conduttore con la famiglia dell’agriturismo “Al respiro nel bosco” di Camporotondo di Fiastrone (Mc) per presentare il progetto Trek “Campo Base Sibillini 6.5” e  Bruno Luciano Sanavia, scrittore e storico, per presentare il suo ultimo libro per l’Ecomuseo della Saccisica. Dulcis in fundo, il giornalista chef Efrem Tassinato, nostro anfitrione, presenterà e guiderà all’assaggio di prodotti tipici selezionati ad hoc per la serata.

Agroalimentare Veneto, nel 2016 vale 5,7 miliardi di euro

Vale 5,7 miliardi di euro l’agricoltura veneta nel 2016 che, complessivamente, ha mostrato segnali di stabilità rispetto al 2015 (+0,3%). Vanno fatti però dei distinguo. Alle performance da record del settore vitivinicolo, trainato dal “fenomeno” Prosecco (+22% in valore e +21% in quantità) si contrappone l’arretramento degli allevamenti, per i prezzi in picchiata del latte (-7,4%) e degli avicoli (-7,5%). Con queste parole il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha introdotta presentazione della congiuntura del settore agroalimentare veneto, ovvero la fotografia dell’andamento del settore lo scorso anno, svoltasi mercoledì 28 giugno scorso, a Legnaro (PD). Anche nel comparto degli ortofrutticoli si segnala lo stesso andamento in chiaroscuro: alcune produzioni hanno registrato ottime performance mentre altre, al contrario, hanno subito dei cali anche non indifferenti. La presentazione nel dettaglio durante l’evento è stata a cura della responsabile dell’Osservatorio economico dell’Agenzia, Alessandra Liviero.

Cereali e colture industriali. Il comparto è stato fortemente condizionato dall’andamento climatico stagionale. L’eccessiva piovosità primaverile 2016 ha penalizzato infatti il frumento duro e l’orzo, che hanno registrato rese inferiori agli standard. Al contrario, la buona stagione estiva è stata come una manna per il mais, la soia e la barbabietola da zucchero, che hanno avuto delle buone rese. Va però sottolineato che il mais ha visto ridursi ulteriormente le superfici coltivate, scese a circa 170.000 ettari. Buona la produzione di girasole, colza e riso.

Colture ortofrutticole. Le superfici investite a orticole sono aumentate a circa 27.500 ha (+5%) di cui il 75% è rappresentato da ortaggi in piena aria (20.100 ha, +2,1%). In aumento anche le patate (2.700 ha, +4%) e soprattutto le orticole in serra (4.200 ha, +21%). Bene il valore complessivo della produzione (622 mio/€, +2,7%). Circa le colture legnose, queste occupano una superficie di 100.900 ha (‐2,8%) di cui il 76% è rappresentato da vigneto e il 24% da olivo (5.000 ha) e da colture frutticole (18.900 ettari). Il valore di questa produzione ha raggiunto 1,3 miliardi di euro (+7,5%) di cui il 77% è dovuto alla viticoltura.

Vitivinicoltura. La vendemmia 2016 è stata abbondante, arrivando a 13 mio/q.li di uva (+2,6%), pari a 10,1 mio/h.li di vino (+10,1%). La superficie del vigneto veneto è cresciuta a 87.183 ettari. Il prezzo medio delle uve è salito a 0,68 €/kg (+5,5%). Ancora in crescita le esportazioni di vino veneto che nel 2016 hanno sfondato il tetto dei 2 miliardi di euro (+9%), sempre più trainate dall’esplosione del Prosecco sui mercati internazionali.

Zootecnia. Il 2016 registra prezzi bassi e una stagnazione dei consumi. Cresce la produzione di latte (+1,6%), ma i prezzi alla stalla crollano (‐7,4%) con conseguente calo del valore produttivo (‐7,3%). Calano anche i consumi di latte e formaggi, tiene lo yoghurt. La produzione di carne bovina è calata leggermente (‐0,7%). I consumatori acquistano meno carne ma quando lo fanno preferiscono la carne italiana, e questo è un buon segnale. Aumenta invece la produzione di carne suina (valore +4,1%, quantità +3%) che da una parte deve fare i conti con il calo dei consumi interni ma dall’altra ha visto crescere l’export: prosciutti cotti +13,8%; prosciutti con osso +11,1%; salsicce e salami stagionati +9,5%. Bene la produzione veneta di carne avicola (polli, galline, tacchini +6,7%) ma male i prezzi che trascinano giù il valore della produzione (‐7,5%). Stagnanti i consumi.

Pesca e acquacoltura. Comparto ittico in chiaroscuro: cresce la flotta peschereccia (+0,3%) come pure il numero delle imprese (+1,4%); cala però la produzione sbarcata dalle locali marinerie e conferita nei 6 mercati ittici regionali (-15,5%). Sale il fatturato (+5,1%).

Industria alimentare. Il numero di “industrie alimentari, delle bevande e del tabacco” è stato pari a 3.677 (-1,2%), calano anche le altre imprese manifatturiere (-1,5%). Di segno positivo invece le variazioni dei principali indicatori congiunturali: produzione (+2,7%), fatturato (+2 %), domanda interna (+2,2%) e ordinativi esteri (+4,3%).

Import/Export. La bilancia commerciale agroalimentare veneta segna anche nel 2016 un saldo negativo, pari a 215 milioni di euro. Va detto però che il deficit è diminuito del 56% rispetto al 2015, grazie soprattutto all’incremento delle esportazioni (6,3 mld di €, +7%), che aumentano più delle importazioni (6,5 mld di €, +2,1%). Ottime performance arrivano dalle esportazioni di bevande (vino in particolare), carne lavorata e conservata, prodotti di colture agricole permanenti e non permanenti. Relativamente alle importazioni, in aumento soprattutto quelle di pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati (+16,4%) e di prodotti di colture agricole non permanenti (+15,2%). Aumenti a due cifre anche per i prodotti di colture permanenti (+11,5%) e i prodotti da forno e farinacei (+11%), mentre sono in calo le importazioni di tabacco (‐22%), di prodotti delle industrie lattiero‐casearie (‐8,9%), di oli e grassi vegetali e animali (‐8,6%) e di carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (‐7%).

Imprese e occupazione. In calo il numero delle imprese agricole iscritte al Registro delle Imprese delle CCIAA del Veneto (64.108, -1,3%), trend che continua dal 2007. Il dato va però analizzato in dettaglio: risultano in crescita infatti sia le “società di capitali” (+2,8%) che le “società di persone” (+3,9%), che le “altre forme” di impresa (+1,3%), mentre prosegue il calo delle “ditte individuali” (‐2,3%), che tuttavia costituiscono la maggioranza delle aziende agricole venete (83%). Cresce il numero degli occupati (+16,1%) per un totale di 72.627 addetti.

Come sta andando il 2017? “Le prime stime indicano una contrazione degli investimenti nei cereali a paglia: in flessione soprattutto gli ettari coltivati a frumento tenero (-14%) e duro (-35%), mentre tiene l’orzo. In ulteriore riduzioni anche le superfici coltivate a mais che, secondo le dichiarazioni di semina raccolte presso gli operatori, dovrebbero scendere a circa 160 mila ettari (-5%), a vantaggio della soia, prevista in crescita a oltre 150 mila ettari (+13%); stabile la barbabietola da zucchero, per la quale l’annata si presenta comunque buona dal punto di vista agronomico. Difficoltà per alcune orticole (in particolare melone) e frutticole (melo e kiwi), colpite dalle gelate tardive di aprile; mentre asparago e fragola (quest’ultima in sofferenza per le gelate invernali) sono state penalizzate dalle temperature sopra la norma di fine inverno/inizio primavera che ha accavallato i cicli produttivi con quelli di altre zone del sud Italia, con conseguenti prezzi in calo.

Andamento di mercato. Il calo delle quotazioni sembra essere un aspetto critico di questa prima parte dell’anno anche per altre colture, come le ciliegie e le pesche/nettarine.  Qualche difficoltà da gelate tardive anche per la vite, che comunque sembra aver recuperato meglio di altre colture. Positivi i primi mesi del 2017 per il latte, con prezzi in recupero rispetto al 2016, mentre le carni (sia bovine che suine e avicole) hanno avuto una partenza in salita: si segnala in particolare l’aumento dei costi di produzione che potrebbero ripercuotersi sulla redditività aziendale.”Al seguente link è possibile scaricare il Rapporto congiunturale 2016.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

 

Presentato il XIII rapporto nazionale del turismo del vino, più ombre che luci per un settore che dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’Italia enoturistica

L’enoturismo si conferma per l’Italia come una risorsa economica e culturale con ampi margini di crescita. Nonostante la qualità delle infrastrutture sia giudicata insufficiente da Comuni e Strade del Vino, nonostante il basso utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione (il 76% delle Strade non ha una App per smartphone e il 4% neanche un sito internet), e l’assenza in quasi la metà dei Comuni di un ufficio dedicato, nel 2017 operatori e amministratori locali prevedono il sorpasso sul 2016.

I dati. Per oltre l’80% del campione del XIII rapporto nazionale su Turismo del Vino – curato per conto di Città del Vino dall’Università di Salerno con il coordinamento scientifico del professor Giuseppe Festa, direttore del corso in Wine Business – il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto all’anno precedente. Gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e il 60,87% delle Strade Vino (nel 2016 il XII Rapporto stimava in 14 milioni gli arrivi enoturistici alle strutture dei territori e un valore di 2,5 miliardi di €).

Luci e ombre sull’enoturismo? Sicuramente si, ma i segnali che arrivano dal basso sono anche positivi. Tre Comuni su 4 non prevedono la tassa di soggiorno, ma chi lo fa la utilizza come una possibilità in più per la politica turistica dell’amministrazione: come l’ecomaratona del Chianti a Castelnuovo Berardenga (Si), le feste dell’uva e del vino a Bardolino (Vr), l’apertura di un ufficio dedicato a Suvereto (Li) e a Conegliano (Tv) o la manutenzione dei sentieri escursionistici ad Aymavilles (Ao). La formazione del personale di accoglienza e la conoscenza della lingua inglese sono ancora un punto debole, come in tanti casi infrastrutture, trasporti e collegamenti. Anche i rapporti tra istituzioni e operatori devono migliorare, poiché una Strada del Vino su 3 giudica ancora non propositivi e collaborativi i Comuni di riferimento, mentre gli stessi Comuni non hanno sotto controllo il numero di visite alla filiera enoturistica dei propri territori: solo il 4,17% fa la raccolta dati.

Da migliorare l’interazione tra gli operatori del settore. Di contro il livello medio dei servizi offerti dagli operatori del settore enoturistico (cantine, ristoratori, albergatori, etc.) agli enoturisti è giudicato dai Comuni sufficiente/discreto (6,76 in media), con più del 30% che si spinge a riconoscere un voto pari a 8; il 44% delle Strade ha direttamente organizzato nel 2016 più di 3 eventi e le stesse Strade del Vino sono percepite dagli operatori enoturistici come un organismo importante sul territorio nell’84% dei casi. Rimane da migliorare però l’interazione tra gli operatori del settore, i Comuni e altri soggetti pubblici, giudicata insufficiente (5,48 nella media delle risposte delle Strade del Vino).

Necessario un cordinamento regionale se non nazionale. Questi in sintesi i risultati emersi dal XIII Osservatorio, ricerca condotta attraverso due distinti questionari online coinvolgendo un campione di 25 Strade del Vino italiane e 116 Città del Vino su un totale di 420 (27,62%) e presentata durante la Convention di Città del Vino, in Umbria, al Simposio Europeo sull’Enoturismo, venerdì 23 giugno. “Alla luce di questi risultati appare sempre più indispensabile istituire una cabina di regia a livello nazionale e almeno regionale per monitorare costantemente il fenomeno e stimolarne la crescita con adeguate politiche enoturistiche – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. C’è bisogno di norme che favoriscano lo sviluppo dei territori, il finanziamento di progetti enoturistici, nuove opportunità aperte dai PSR. Insomma, oggi più che mai il settore ha bisogno d’investimenti perché può creare tanta occupazione, come dimostrano anche i dati del libro bianco delle Città del Vino presentato durante il Trentennale dalla fondazione dell’Associazione, celebrato a Roma il 21 marzo”.

Fonte: Servizio Stampa Città del Vino

 

5 luglio 2017, nei Colli Euganei (PD) tavole (tauriliane) imbandite sotto le stelle

foto Valentina Gallimberti

Ritorna mercoledì 5 luglio 2017 “Torreglia sotto le stelle“, appuntamento enogastronomico organizzato a Villa dei Vescovi di Luvigliano di Torreglia (PD) dai ristoranti delle “Tavole Tauriliane” in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini DOC Colli Euganei ed il patrocinio del comune di Torreglia e del FAI.

foto Valentina Gallimberti

Magica atmosfera. Una compagine di tredici brigate di cucina e di sala insieme ad un gruppo di vignaioli aderenti al Consorzio, serviranno per una sera ai banchi di degustazione a buffet esclusive preparazioni gastronomiche e sorsi d’autore, il tutto fra le magie architettoniche della seicentesca villa, restaurata e custodita dal FAI.

Navetta gratuita. Oltre agli spazi usufruibili liberamente all’interno della villa, che garantiscono posti a sedere per tutti, per l’edizione 2017 viene data la possibilità di prenotare alcuni tavoli nell’area che gli organizzatori hanno scherzosamente definito “Vig” (very insightful gourmand).  Il costo dell’evento, comprensivo dell’ingresso a Villa dei Vescovi, è di 50,00 euro a persona (60 euro a persona per chi prenota il tavolo). Per l’accesso a Villa dei Vescovi è consigliato l’uso dei parcheggi predisposti e indicati in loco, collegati con la villa da un servizio navetta gratuito. Per info e prenotazioni (obbligatorie per i tavoli), basta telefonare ad uno qualsiasi dei ristoranti associati alle Tavole Tauriliane.  
Info in tempo reale sulla pagina Facebook dell’associazione dei ristoratori.

Fonte: Servizio Stampa Tavole Tauriliane

28 giugno 2017, direttivo Argav nel Trevigiano

Il prossimo direttivo ARGAV si terrà  mercoledì 28 giugno 2017 dalle ore 18,30 in una saletta messa a disposizione dall’Antica Trattoria Alle Fossette, locale storico veneto, che si trova a  Musile di Piave (TV). Questo l’ordine del giorno: approvazione verbale precedente, comunicazioni del Presidente, comunicazione della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, candidature congresso 2017, prossime attività, varie ed eventuali.

Cina riconosce e protegge Asiago Dop

Entro la fine del 2017, Asiago Dop otterrà il pieno riconoscimento e la protezione in Cina. E’ questo l’importante risultato raggiunto nei giorni scorsi dal summit economico UE-Cina inserito nell’accordo bilaterale sulla cooperazione e la protezione delle indicazioni geografiche avviato fin dal 2010. Il primo passo di questo processo è la pubblicazione formale degli elenchi dei 100 prodotti italiani e 100 cinesi che verranno protetti una volta entrato in vigore l’accordo.

Le importazioni lattiero casearie da parte della Cina sono in costante crescita. Nel 2016, hanno toccato quota 2,28 milioni di tonnellate, con un aumento del 20% in volume rispetto all’anno precedente. Sul fronte dei consumi, l’import cinese di formaggi cresce del 18% fra gennaio e aprile 2017, mentre l’export dei formaggi italiani è aumentato del 35% (dati CLAL.it). Un mercato agroalimentare, quello cinese, tra i più grandi del mondo e in continua crescita, sostenuto dall’interesse di una classe media vicina ai prodotti alimentari europei, spesso apprezzati durante i viaggi internazionali e dove l’antica tradizione di indicazioni geografiche, molte delle quali sconosciute ai consumatori europei, ha costituto un terreno comune e favorito il dialogo e il confronto sul reciproco riconoscimento delle tipicità.

Strumento di protezione e riconoscimento. «Rivendichiamo il successo del ruolo del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago e di tutto il sistema di tutela italiano che ha visto riconoscere l’impegno pluriennale in Cina. Oggi siamo a celebrare l’importanza degli accordi bilaterali come strumento di protezione e di riconoscimento del valore economico, sociale e culturale delle DOP e la piena applicazione del Regolamento UE 1151/2012, in base al quale la protezione delle Indicazioni Geografiche è uno strumento per proteggere “il patrimonio culturale e gastronomico vivo” dell’UE”, ha affermato Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela Formaggio Asiago