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A dicembre il prodotto artigianale conquista la tavola degli italiani

panettonemazzariA dicembre, l’Ufficio studi Confartigianato stima un consumo di prodotti alimentari delle famiglie italiane pari a 14,7 miliardi, il 24,8% in più rispetto alla media degli altri 11 mesi dell’anno di cui ben 1,4 miliardi solo in Veneto.

Veneto quarta regione italiana per acquisti di prodotti artigianali. Per i prodotti artigiani, il valore dei consumi a dicembre ammonta a 5,6 miliardi. Con 448 milioni, il Veneto è la quarta regione in Italia per maggior valore di acquisti di prelibatezze artigiane dietro a Lombardia, con 960 milioni, Lazio con 572 milioni e la Campania con 470. “Se i nostri prodotti alimentari piacciono tanto in Italia e nel mondo è grazie ai nostri “campioni” della qualità tipica”. Nella nostra regione sono ben 6.784 le imprese artigiane del settore alimentare, di cui 3.152 specializzate nella pasticceria. Non solo un patrimonio economico ma veri baluardi della tradizione. Di certo i migliori promoter e fattore di successo del food made in Italy all’estero”, sottolinea Christian Malinverni, presidente della federazione regionale Alimentazione.

Dall’export i segnali migliori. In Veneto, nei primi nove mesi del 2016, le esportazioni di prodotti alimentari e bevande sono aumentate più che in qualsiasi altra regione (+6,1%), seguono il Trentino Alto Adige (+5,8%) e la Lombardia (+3,5%). Con un aumento più marcato verso i Paesi Extra Ue (+9,1%) contro un relativamente più contenuto +4,8% per l’intra Ue. Le province più dinamiche sono risultate Belluno (+26,4%), Padova (+16,2%) e Venezia (+15,7%). Ma è il dato di lungo periodo che colpisce maggiormente. Dal 2007 ad oggi, le eccellenze del food made in Veneto hanno letteralmente conquistato i mercati internazionali passando dai 2miliardi e mezzo di export (anno mobile ottobre settembre 2007) agli oltre 5miliardi e 244 milioni di euro dello stesso periodo del 2016.

Prodotti a denominazione di origine. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato a far crescere la passione di italiani e stranieri per i nostri prodotti della buona tavola è anche il numero di specialità alimentari italiane riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con i marchi Dop, Igp e Stg. Il nostro Paese è al top della classifica in Ue con ben 288, vale a dire un quinto (21,3%) del totale dei prodotti di qualità europei. In testa alla classifica regionale per il maggior numero di prodotti difesi da questi marchi è l’Emilia Romagna (43), seguita da Veneto (36) e Lombardia (31). A livello provinciale regionale il primato è per Padova, Treviso e Verona tutte e tre con 15 prodotti, seguite da Rovigo e Vicenza (12), ma Venezia sono 9 e a Belluno 7.  “In un momento come il Natale, crediamo sia giusto affidarsi alla tradizione e alla qualità che possono garantire i nostri straordinari artigiani dell’alimentazione e della ristorazione. Anche un solo acquisto di questo genere è un “piccolo valore” che può contribuire a dare ulteriore forza a un comparto che è tra i pochi a resistere alla crisi garantendo occupazione e lavoro a decine di migliaia di lavoratori”, aggiunge Malinverni.

L’artigianato alimentare in Veneto: prodotti e dinamica. Al 30 settembre il settore dell’artigianato alimentare veneto conta 6.784 imprese e risulta in crescita di +0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostrando una performance migliore rispetto al calo pari a -0,9% registrato dal totale artigianato. Relativamente al comparto alimentare veneto, il settore più consistente risulta quello della Pasticceria, panifici e gelaterie che ricopre una quota pari al 46,5% del totale del comparto (3.152 imprese). Seguono i Servizi di ristorazione: cibi da asporto dove operano 2.806 imprese (41,4%) e, con notevole distacco, la Pasta (142 imprese), e la Lavorazione e conservazione di carne e produzione di prodotti a base di carne (188 imprese). In particolare, negli ultimi nove mesi sono aumentate le imprese di Cibi da asporto (+1,7%), della Pasta e di Tè, caffè, cacao e derivati, condimenti e spezie (+1,4%, entrambi).

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

La tradizione della cucina padovana in due volumi

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Piero de Franceschi

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) La cerimonia del Premio Argav 2016 rappresenta una felice occasione d’incontro tra soci, ognuno dei quali è foriero di interessanti esperienze nel settore ambientale e dell’enogastronomia. Tra questi ultimi, c’è Piero de Franceschi, presidente della Confraternita della Gallina Padovana, che mi ha ricordato con piacere due pubblicazioni che lo hanno visto impegnato in prima persona e che costituiscono una preziosa risorsa per gli appassionati di cucina tradizionale veneta.

gallina-padovana“Alla gran corte della Gallina Padovana” è una ricca monografia dedicata al simbolo della gastronomia padovana, la Gallina dal gran ciuffo e ai “sudditi” della sua corte: oche, anatre, capponi, conigli e maiali. Il libro contiene più di 50 ricette suddivise tra innovative e della tradizione, ma anche testi introduttivi che illustrano le caratteristiche delle diverse razze e la loro fama e che delineano la vita all’interno della “corte” nelle quattro stagioni dell’anno. Chiude la prima parte, riccamente illustrata, un interessante testo di taglio storicogastronomico di Pietro Vincenzo Fracanzani sull’identità della patavinitas in cucina. In conclusione, le ricette di base e gli indirizzi dei ristoranti della provincia di Padova in cui è possibile degustare la vera Gallina Padovana (Terra Ferma editore, a cura di Gabriele Baldan, Piero De Franceschi, Claudio Maniero, Luigi Finco, Pietro Vincenzo Fracanzani, Sabrina Rampin).

cucinapadovana“Cucina Padovana” narra di una tradizione culinaria riconducibile soprattutto alla cucina veneta, in quanto i piatti non sono sempre di facile attribuzione tante sono le contaminazioni culturali tra zone limitrofe. Tuttavia, gli chef del territorio hanno saputo presentare in questo volume, ben illustrato, anche molte ricette tipicamente padovane che davvero rischiavano di perdersi per sempre e di cui forse pochi hanno ancora memoria, quali i menai – una minestra di mais e ossi di maiale – e la smegiassa, una torta a base di melassa. Non corrono questo rischio preparazioni che sono il vanto della ristorazione patavina, quali il gran bollito alla padovana (accompagnato dalla gustosa salsa pearà), i secondi a base di piccione torresano e di gallina dal gran ciuffo, il risotto ricco alla padovana. Ad aprire il  volume, una chiara introduzione alla storia della cucina della provincia del nostro socio de Franceschi (Terra Ferma editore).

 

Inquinamento atmosferico, prima causa di morte in Europa, nuovi limiti UE alle principali sostanze nocive

SmogL’Europarlamento ha approvato i nuovi limiti nazionali sulle emissioni delle principali sostanze inquinanti, tra cui il particolato e biossido di zolfo, da raggiungere entro il 2030.

Inquinamento atmosferico, prima causa di morte in Europa. In queste settimane il problema della qualità dell’aria è balzato agli “onori” della cronaca. La notizia, purtroppo, ormai da alcuni anni si ripete sistematicamente in questo periodo, al punto da non fare più notizia. Va ricordato, però, che l’inquinamento atmosferico é la prima causa ambientale di morte nell’Unione Europea. Il voto dell’Europarlamento rappresenta dunque un importante passo nella giusta direzione. In pratica, la nuova normativa (approvata con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astensioni) stabilisce gli impegni nazionali per la riduzione delle emissioni di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e particolato fine (inferiore a un diametro di 2,5 micrometri). Tali proposte potrebbero ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute di circa il 50% entro il 2030.

Le principali fonti di inquinamento. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, oggi gli inquinanti provengono da varie fonti quali: il particolato (PM), principalmente dal riscaldamento, dall’industria e dai trasporti; il NOx, principalmente dai trasporti; il SOx, per lo più dalla produzione di energia e dai trasporti non stradali; la quasi totalità delle emissioni di NH3 dall’agricoltura; le emissioni di CO dal riscaldamento e dai trasporti; la maggior parte delle emissioni di metano (CH4) dall’agricoltura, dai rifiuti e dall’energia.

Metano escluso dal campo di applicazione? Gli Stati Membri hanno insistito sull’esclusione del metano dal campo di applicazione della direttiva, tanto che la Commissione europea ha confermato che potrebbe riesaminare questo punto.

Fonte: Europe Direct Veneto

Caso Pfas, medici per l’ambiente: “Gli studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta non sono scientificamente attendibili”

pfasimmagineIl comitato direttivo ISDE Veneto ha esaminato la documentazione presentata durante la conferenza stampa del 22.7.2016 in cui sono stati esposti i risultati degli studi condotti dal Sistema Epidemiologico Regionale (SER) e dal Registro Tumori del Veneto (RTV) per valutare lo stato di salute della popolazione esposta alla contaminazione da PFAS.

Recito la nota Isde: “Nel comunicato stampa N° 1006 del 22/07/2016 della Regione Veneto si legge che: “ Sul piano oncologico ed epidemiologico, l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) emerso nel 2013 in una vasta area del Veneto, ma in atto presumibilmente da almeno 20 anni, non ha portato al momento a rilevare un peggioramento del trend di salute dei cittadini nei territori maggiormente esposti.” Del tutto analoga la valutazione dei risultati dello studio presentato dal Registro Tumori il 28 ottobre, riguardante la popolazione dei 21 comuni definiti come esposti a PFAS :“In conclusione, tutte le diverse tipologie di analisi effettuate non documentano una maggiore incidenza di tumori maligni nelle popolazioni considerate, rispetto ai valori medi regionali”( Comunicato nr. 1479-2016)”.

Continua la nota: “Non condividiamo le conclusioni del SER e del RTV per i seguenti motivi. I risultati dello studio di mortalità 2007 – 2014 del Sistema Epidemiologico Regionale (SER), pur con i limiti dell’estensione temporale di soli otto anni, dimostrano un aumento di mortalità per alcune malattie non neoplastiche nelle zone contaminate: cardiopatie ischemiche sia negli uomini che nelle donne, rispettivamente +21% e +11%; malattie cerebrovascolari + 19% nei maschi; diabete mellito (+ 25%) e Alzheimer (+14%) nelle donne. Lo stesso studio del SER rileva inoltre nella popolazione dei 21 Comuni più inquinati, in entrambi i sessi, una prevalenza significativamente maggiore del riferimento regionale di dislipidemie e ipotiroidismo. Queste sono malattie la cui eziopatogenesi è legata anche ai meccanismi d’azione degli interferenti endocrini, categoria di sostanze chimiche cui appartengono i PFA”.

Continua la nota: “Lo studio SER ha sostanzialmente confermato i risultati della precedente indagine ISDE – ENEA che, analizzando i dati di mortalità di un periodo molto più lungo, 1980-2009, aveva evidenziato un eccesso statisticamente significativo di mortalità in entrambi i sessi per ogni causa e per diabete mellito, infarto acuto del miocardio e malattie  cerebrovascolari; nelle femmine, aveva rilevato anche un eccesso statisticamente significativo di mortalità per malattia di Alzheimer e cancro del rene. Non comprendiamo, quindi, come sia possibile, da una parte, affermare che “non si sia rilevato un peggioramento del trend di salute dei cittadini nei territori maggiormente esposti” e, dall’altra, attribuire a stili di vita l’eccesso di mortalità osservato, senza peraltro addurre alcuna prova a sostegno di tale affermazione che costituisce, allo stato attuale, una mera opinione personale dell’autore dello studio; è d’altronde ben difficile ipotizzare che proprio nelle aree contaminate le persone abbiano uno stile di vita significativamente peggiore delle popolazioni limitrofe”.

Continua la nota: “Probabilmente il trend non è aumentato perché lo stato della salute nei territori con l’acqua potabile e la catena alimentare contaminate per decenni dai PFAS è da sempre peggiore rispetto alle altre aree della regione e, in ogni caso, il SER non misura alcun trend. Questi risultati, tutt’altro che tranquillizzanti, imporrebbero, in ossequio al principio di precauzione sancito dalla normativa europea, l’adozione immediata di provvedimenti atti a:  eliminare l’esposizione della popolazione ai PFAS, quali l’approvvigionamento alternativo di acqua potabile (ovviamente garantendo il rifornimento di acqua destinata al consumo umano non inquinata), la sospensione della produzione e commercializzazione di alimenti  contaminati, e intraprendere, affidandoli ad esperti indipendenti, studi epidemiologici di tipoanalitico. Entrambe le richieste sono state più volte avanzate da ISDE alle autorità regionali”.

Continua la nota: “Un aspetto della questione, per nulla chiaro ma veramente importante, riguarda la definizione dei comuni “esposti “: mentre nel documento tecnico allegato alla delibera 1517/2015 la popolazione esposta (circa 270.000 soggetti) era stata individuata come residente nei comuni in cui si era verificato in rete o in pozzi privati almeno un superamento dei limiti di performance per PFOA, PFOS o altri PFAS (PFOA >500 ng/L, PFOS >30 ng/L, altri PFAS >500 ng/L), la nota 203887 del 24.05.2016 del Direttore Generale Area Sanità e Sociale individua 21 comuni sulla base della ricostruzione della filiera acquedottistica, per una popolazione di 127.000 soggetti. Nella lista dei comuni entrano così tra gli esposti Alonte e Asigliano che nel 2013 non presentavano alcun superamento dei limiti e ne escono molti altri che invece li avevano superati, come, ad esempio, Vicenza che aveva livelli altissimi nel luglio 2013 ( 1600 ng/L di PFOA, 80 di PFOS e 1800 di altri PFAS). E’ grave a nostro parere che non siano resi pubblici i criteri utilizzati per questa nuova definizione dei comuni esposti”.

Continua la nota: “Per quanto riguarda le malattie neoplastiche, osserviamo che esiste un problema prioritario di affidabilità dei dati del Registro Tumori poiché i dati sicuramente certificati dalla IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro – OMS) si fermano al 2006. E’ quindi indispensabile sapere se i dati presentati alle conferenze stampa sono stati sottoposti alla IARC, come aveva dichiarato il responsabile del registro, e se sono stati  accreditati. Presentare i dati di un solo anno e relativi a una piccola popolazione è al di fuori di qualsiasi regola internazionale e nazionale dei registri e francamente dubitiamo sia stato fatto su dati validati dalla IARC. Esiste anche un problema di credibilità scientifica dei criteri utilizzati nel disegno dello studio sui tumori nella “zona rossa”. Infatti, fra tutte le molecole del gruppo PFAS, solo il PFOA è stato valutato dalla IARC come “possibile cancerogeno” per testicolo e rene. E dei 21 Comuni “esposti”, due, Alonte e Asigliano, nel 2103 non presentavano inquinamento superiore ai limiti stabiliti dall’ISS per nessuna categoria di PFAS; in altri tre (Boschi sant’Anna, Minerbe e Roveredo di Guà), i limiti erano superati solo dal PFOS.

Continua la nota: “Gli effetti cancerogeni dei PFAS sono stati quindi studiati su una popolazione in parte non esposta a sostanze classificate come cancerogene.  Sorprendentemente, inoltre, per i 19 casi di cancro del testicolo identificati sono riportati i tassi di incidenza in ognuno dei 21 comuni, quando è ovvio che in almeno due municipalità non possono esserci casi di cancro testicolare. Inoltre, nell’analisi dell’ASL 5 (reperibile nel sito RTV), risulta che il tasso di incidenza del cancro al testicolo è decisamente più alto del riferimento regionale: 11.3 su 100.000 rispetto a 7.1. E nella popolazione maschile di circa 20.000 soggetti residenti nella zona sud dell’ASL 6 sono stati rilevati 4 casi, che portano a un tasso ancora più alto, di circa 20 su 100.000. Ci risulta problematico, pertanto, condividere in questa situazione la dichiarazione attribuita al prof. Rugge, di essere “confidente in questi dati fino alle estreme conseguenze” e le conclusioni identiche riportate in entrambi gli studi regionali : “… da nessuna delle analisi effettuate è emersa alcuna evidenza di una maggiore incidenza di tumori a carico delle popolazioni esposte a PFAS, sia per le sedi oggetto (testicolo e reni) di particolare attenzione che per tutti i tumori.”

Continua la nota: “Molte perplessità suscita infine, a nostro parere, la decisione della regione Veneto di finanziare con 100-150 milioni di euro l’anno per dieci anni, la “cosiddetta presa incarico “di parte della popolazione esposta che verrà sottoposta annualmente, per i prossimi dieci anni a visite mediche periodiche ed analisi di laboratorio.” Premesso che i dettagli “della presa in carico” non sono stati finora pubblicati, la decisione di sottoporre oltre 100.000 persone ad analisi di laboratorio aspecifiche, senza contemporaneamente dosare i PFAS nel sangue dei partecipanti, non permetterà di stabilire eventuali correlazioni fra le patologie multifattoriali PFAS-associate né nel singolo caso né nell’intera popolazione studiata. Non si comprende perché “dalla presa in carico” della popolazione sarebbero esclusi i bambini sotto i 14 anni e gli adulti sopra i 65 anni, le donne gravide e i neonati, come già avvenuto per lo studio sul biomonitoraggio umano. Sembra quasi che, per le autorità regionali e statali, le fasce più suscettibili agli effetti tossici dei PFAS, non esistano o non siano meritevoli di attenzione. E quand’anche, fra dieci o più anni, fosse stabilita un’eventuale correlazione nei singoli individui fra patologie e livelli ematici di PFAS, come giustificheranno le autorità la decisione di aver lasciato ampie fasce della popolazione veneta esposte per un decennio a concentrazioni elevatissime di PFAS? A nostro avviso gli obiettivi dello studio regionale potrebbero ugualmente essere perseguiti con un’indagine condotta mediante intervista telefonica dei partecipanti da ripetere annualmente, con notevole risparmio di risorse economiche”.

Conclude la nota: “In conclusione, la Regione Veneto con le sue strutture scientifiche (SER, Registro Tumori e altri registri), non appare in grado di affrontare con credibilità una situazione caratterizzata da notevole incertezza scientifica. Riteniamo, così come è stato fatto negli USA in occasione dell’inquinamento prodotto dalla DuPont, che si debba, attraverso un bando pubblico di ricerca, affidare ad esperti indipendenti la conduzione di studi analitici sulla popolazione esposta che affrontino i possibili molteplici effetti avversi di queste sostanze e chiariscano il ruolo causale di queste sostanze sulle patologie già rilevate negli studi descrittivi finora condotti”.

Fonte: Isde Padova

Panettoni artigianali, il migliore a Padova e provincia è quello della pasticceria Mazzari. Confartigianato Veneto Imprese: “A vincere è la qualità senza compromessi”.

panettonemazzariIl miglior panettone di Padova e provincia, rigorosamente privo di mono e digliceridi degli acidi grassi e additivi emulsionati (E471), è quello della pasticceria Mazzari. A decretarlo, il concorso indetto dal giornalista Daniele Gaudioso, accademico della cucina e ispettore della guida del Gambero Rosso.

Una scommessa vinta. “Quando qualche anno fa – spiegano Vasco e Maurizio Mazzari, i fratelli che rappresentano la seconda generazione di un’azienda avviata dal padre Diego ed oggi condivisa dai figli Giulia ed Enrico -abbiamo accolto l’invito della Confartigianato Imprese Veneto per sottoporci ad una certificazione che prevedesse il rispetto di un severo regolamento tecnico messo a punto, grazie alla stessa Confartigianato regionale, dall’ente di certificazione Csqa che definisce le caratteristiche delle produzioni artigianali del comparto dolciario e ne tutela i valori distintivi, in tanti avevano obiettato che si trattava di un impegno troppo grande, difficilissimo da rispettare”. Verrebbe da dire “quasi una scommessa” che, a questo punto, sembra veramente vinta … dai clienti della pasticceria di via dell’Ippodromo, a Mortise, che ogni giorno possono consumare brioches, dolci, panettoni, monoporzioni e pasticceria mignon prodotti secondo i dettati di un disciplinare tecnico di produzione depositato presso l’ente di certificazione.

Solo burro e uova, vietati tutti gli additivi e obbligatoria la tracciabilità. “Il disciplinare – spiega il pastry chef Enrico Mazzari, premiato per il panettone più buono – contiene l’elenco delle preparazioni di base da cui derivano la maggior parte dei prodotti di pasticceria. Per ognuna vengono definiti gli ingredienti caratterizzanti che possono essere usati. Questo significa che noi ci siamo impegnati ad utilizzare solo burro e uova e non possiamo impiegare né ingredienti simili né succedanei (come ovoprodotti, latte in polvere o margarina) e neppure preparati semilavorati o ingredienti pronti. Sono vietati anche tutti gli additivi, come conservanti, emulsionanti, antiossidanti e coloranti artificiali. Inoltre, l’ente certificatore ci obbliga a disporre di sistemi e procedure che rendono trasparenti l’ingresso nel nostro laboratorio artigianale delle materie prime e il loro utilizzo, adottando un sistema di tracciabilità”.

Tutelato realmente il consumatore. Il tutto, necessariamente, verificato a cadenze regolari dai tecnici del Csqa che, in questo modo, tutelano realmente il consumatore. “Sono procedure che costano – ammette Giulia Mazzari che guida il gruppo delle collaboratrici addette alla vendita – e che ci impegnano notevolmente anche sotto il profilo formativo dei nostri collaboratori, ma la soddisfazione e la tranquillità della clientela valgono bene una scelta di questo tipo che, peraltro, ci consente di essere un “unicum” di cui andiamo fieri e che oggi siamo lieti di vedere “certificato” anche da una giuria che, “al buio”, cioè senza indicazioni di sorta, ha preferito il nostro panettone tra la ventina in gara”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

22 dicembre, a Lonigo (VI) il consuntivo vendemmia 2016 in Veneto, con focus sui mercati internazionali

vendemmia7Il 22 dicembre, alle ore 10,00 a Lonigo (VI), nella cantina dei Colli Berici-Collis Group, si terrà il terzo e ultimo appuntamento del Trittico Vitivinicolo 2016, promosso da Regione Veneto, Veneto Agricoltura-Europe Direct e Avepa. Nell’occasione, saranno presentati i dati definitivi dell’ultima vendemmia nel Veneto e affrontate alcune importanti questioni in tema di mercati internazionali ed export di vino veneto.

A moderare il dibattito, il consigliere Argav Renzo Michieletto.  Ore 10:00 Saluti Giancarlo Lechthaler –  direttore del Gruppo Colli, Alberto Negro, direttore di Veneto Agricoltura, Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto. Ore 10:30 Consuntivo della vendemmia 2016 nel Veneto Produzioni e certificazioni dei vini veneti, Alessandra Muffato -Regione Veneto, Sezione Competitività Sistemi Agroalimentari, Luca Furegon–Avepa, Settore Produzioni Agricole. Ore 11:00 L’export del vino veneto e i flussi internazionali Maria Teresa Coronella – Regione Veneto Sezione Sistema Statistico Regionale. Ore 11:20 I competitor internazionali del vino veneto Antonio De Zanche–Veneto Agricoltura. Ore 11:40 Operare sui mercati internazionali del vino, Alessio Del Savio – Mionetto Spa, Luigi Bersano  – Mondo del Vino Spa. Ore 12.20 Discussione, moderata dal consigliere Argav Renzo Michieletto di Veneto Agricoltura – Ufficio Stampa Europe Direct Veneto.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Mountain Wilderness, co-fondata da Tonio de Savorgnani, premio Argav 2016, chiede alla Regione Veneto di stralciare dal collegato al bilancio la proposta sul disturbo venatorio

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da sx, Fabrizio Stelluto, presidente Argav, e Tonio de Savorgnani, Premio Argav 2016

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) “Il mio compito è di parlare dei problemi della montagna, dicendo la verità senza compromessi, confidando nella forza della comunicazione e nei giornalisti che hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Certo, il confine tra quello che sarebbe conveniente dire e non dire è labile, è un problema non da poco con cui ci si deve confrontare, ma a cui si deve rispondere per il rispetto di se stessi”: questo il messaggio, semplice  e forte, che l’alpinista e ambientalista Tonio de Savorgnani, tra una proiezione e l’altra di luoghi a lui sacri come le montagne del Nepal e del Tibet, da lui visitate e scalate, ha espresso ai soci Argav presenti a Padova lo scorso 17 dicembre nelle sale del Forcellini 172 per insignirlo del Premio Argav 2016, riconoscimento che la nostra associazione assegna a quanti dimostrano con il loro operato di dare valore al territorio veneto.

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Un momento del Premio Argav 2016

Intralciare l’attività di un cacciatore costerà caro. Ed è un impegno di vita che Toio de Savorgnani, nel cui personale “Pantheon” spicca il mitico alpinista Walter Bonatti (1930-2011), ha espresso anche sabato scorso, comunicandoci l’ultima battaglia che sta conducendo insieme a Giancarlo Gazzola attraverso Mountain Wilderness Veneto, associazione di cui è co-fondatore, e Michele Boato dell’Ecoistituto del Veneto Alex Langer. “Lunedì prossimo (oggi per chi legge, ndr) in Consiglio Regionale del Veneto si aprirà la discussione sul Bilancio e sulla cosiddetta legge collegata, una lunga serie di leggi e leggine che la maggioranza non è riuscita ad  approvare, ma che in questo modo non verranno discusse ma votate in blocco. Una procedura molto discutibile e non tanto democratica. Una delle parti che più susciterà opposizione è quella relativa al cosiddetto disturbo venatorio, per cui chi si macchierà della colpa di azioni che in qualche modo dovessero creare intralcio all’attività di un cacciatore, potrà essere multato con un’ammenda da 600 a 3600 euro, caso unico in tutta Italia. Chiediamo, quindi, al presidente della regione Luca Zaia e al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti di ritirare questa proposta antidemocratica che, se approvata, renderebbe ancora più conflittuale il rapporto tra mondo venatorio e associazioni ambientaliste, vanificando quel poco di collaborazione che si era instaurato con la regione in occasione del referendum contro le trivellazioni”,  ha spiegato de Savorgnani.

In vista un nuovo referendum contro la caccia? “L’attività della caccia gode in Italia molti e ingiustificati privilegi – ha continuato de Savorgnani – prima di tutto il diritto di entrare nei fondi privati senza chiedere permesso ai proprietari, grazie all’art 842 del Codice Civile, violando i principi fondamentali della proprietà privata, validi in tutta Europa tranne che in Italia e concessi solo per la caccia. Altro inaccettabile privilegio è che la legge 157 del 1992 “finge” di concedere ai proprietari dei fondi il diritto di negare l’accesso ai cacciatori, in quanto obbliga il privato a costose recinzioni e a permessi che vengono erogati ogni cinque anni e che, causa complicate procedure burocratiche, quasi nessuno riesce ad ottenere. Ma una sentenza  della Corte dei Diritti dell’Uomo ha stabilito l’illegittimità di tale privilegio, anche se riferito alla Germania, andando esso contro i diritti dell’Uomo. E siccome siamo in Europa, un principio valido in uno dei paesi membri dovrebbe esserlo in tutti gli altri. Chissà che un’occasione del genere riesca a dare la sveglia alle associazioni, affinché riescano ad organizzarsi e a rivendicare almeno il sacro diritto alla proprietà privata dei cittadini normali. E forse  un giorno dovremo ringraziare il consigliere regionale e cacciatore Sergio Berlato per essere riuscito, con le sue  proposte tanto esagerate da risultare perfino bizzarre, a suscitare l’indignazione necessaria per ripartire con un nuovo referendum contro la caccia“.

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da sx, Efrem Tassinato, premiato dal presidente Fabrizio Stelluto

Riconoscimento speciale anche ad Efrem Tassinato. Nel corso dell’incontro, il direttivo Argav ha consegnato all’amico e chef Efrem Tassinato, giornalista, tesoriere Unaga, nonché fondatore e presidente nazionale Wigwam, un premio Argav straordinario. Efrem è da sempre convinto ambientalista – negli anni ’70 del secolo scorso ha fondato l’OSAN (Organizzazione per la Salvaguardia dell’Ambiente Naturale) organizzando le prime esperienze di campi di Riboschimento nel Bellunese e nel Bresciano – ed è promotore di un’economia equo, solidale e sostenibile. Inoltre, da oltre vent’anni ospita nelle accoglienti sale del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) i nostri incontri informativi mensili, che si concludono sempre all’insegna della convivialità, con menù tematici da lui preparati insieme alla moglie Diana all’insegna della genuinità dei prodotti.

Reflui e fertilizzanti nei campi, regione Veneto vara divieti “flessibili” d’inverno se il meteo lo consente

nitratiPiù flessibilità nella distribuzione in campo dei reflui animali e fertilizzanti. La Giunta regionale del Veneto, nell’approvare il terzo programma di azione direttiva nitrati, ha introdotto una novità: nel periodo invernale, nel quale vige il divieto per lo spargimento di letami, reflui e fertilizzanti al fine di evitare eccessive concentrazioni nel suolo e gli effetti del dilavamento prodotti dalle piogge, la Regione Veneto mitiga lo stop.

Possibile in caso di una serie di giornate assolate. Concede infatti ad aziende e agricoltori la distribuzione in campo in alcuni periodi stagionali a fronte di una condizione climatica favorevole indicata dalle previsioni del bollettino meteo Arpav. Solo in caso di assenza di precipitazioni previste e pregresse, documentate dal bollettino Arpav, per aziende e agricoltori è possibile, quindi, utilizzare una ‘finestra’ nel calendario dei giorni vietati. Ad essere interessati alle novità del terzo programma di azione della direttiva nitrati sono i 120 mila agricoltori del Veneto, e in particolare le oltre 11 mila aziende zootecniche, alle quali si aggiungono le 1400 aziende agroalimentari (cantine e caseifici) soggette a  comunicazioni per l’emissione di acque reflue e i 180 impianti digestori  che producono biogas. La prima ‘finestra’ di flessibilità concessa e suffragata dai bollettini meteo si è già verificata l’1 e 2 dicembre scorsi.

Altre concessioni. Il terzo programma di azione della direttiva nitrati introduce parametri meno restrittivi anche per gli allevamenti della Lessinia e delle zone collinari, per cui il pascolamento diretto del bestiame e la distribuzione diretta di letame e ammendanti sarà consentita anche nelle aree con pendenza superiore al 10 per cento. Il provvedimento semplifica, poi, l’obbligo da parte delle piccole aziende agroalimentari che producono acque reflue di cantina per quantità inferiori ai mille metri cubi all’anno: i titolari saranno chiamati a rinnovare la dichiarazione secondo il nuovo modello predisposto, e non sarà più necessario aggiornare la comunicazione se non subentreranno modifiche nell’attività produttiva aziendale.

Flessibilità nel rispetto delle regole. “Si tratta di novità significative che vanno sotto il segno della semplificazione e della flessibilità – dichiara l’assessore all’agricoltura Pan – pur mantenendo il rispetto per la valenza ambientale delle regole sui nitrati. Ricordo che in Veneto il 60 per cento della superficie complessiva è considerata zona vulnerabile, e quindi soggetta ai vincoli di restrizione previsti dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale. Vincoli severi, il cui mancato rispetto comporta l’esclusione per gli agricoltori degli aiuti diretti della Pac e delle indennità previste per le aree svantaggiate. Ma visto il positivo andamento delle concentrazioni rilevate nei terreni e il significativo impegno di agricoltori e aziende nel rispetto della disciplina abbiamo ritenuto utile introdurre un elemento di ragionevole flessibilità nello stop invernale. Negli ultimi quattro anni, infatti, siamo passati da 125 a 114 kg/ha di azoto distribuito per ettaro, a fronte di una capacità produttiva che si è mantenuta nel complesso stabile e che al momento interessa oltre 250 mila ettari di superficie agricola coltivata sui quasi 800 mila ettari complessivi”, conclude Pan. Il calendario dei divieti degli spargimenti in campo e il riepilogo delle norme vigenti in materia è consultabile a questo link. Per le previsioni del bollettino meteo Arpav consultare questo link.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Oggi la consegna del Premio Argav 2016 a Toio De Savorgnani, alpinista ambientalista

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Toio De Savorgnani, premio Argav 2016

L’alpinista ambientalista Vittorio (Toio) De Savorgnani riceverà oggi, sabato 17 dicembre, il premio Argav 2016. La cerimonia si terrà al Ristorante Forcellini di Padova. Anche quest’anno, il direttivo Argav ha voluto rendere merito all’impegno di  chi si adopera per dare lustro al territorio veneto; nelle più recenti edizioni il premio è andato all’attore, Marco Paolini; al poeta e musicista, Bepi De Marzi; alla scienziata, Ilaria Capua; all’ideatore della comunità Internet “Grow the planet”, Gianni Gaggiani; alla cooperativa sociale vicentina, Agrimea; alla famiglia agrocircense rodigina, Giona.

Toio De Savorgnani è nato nel 1954 da madre cimbra del Cansiglio e padre forestale friulano; fin da bambino, Toio ha trascorso tutti i periodi di vacanza in Cansiglio a contatto con una comunità umana arcaica e quasi fuori del tempo, ma  anche con l’ambiente naturale della foresta, che lo ha influenzato in maniera determinante. La montagna è diventata  la sua passione ed il suo impegno principale: negli anni ‘70 ha partecipato alle prime visite guidate naturalistiche in Veneto;  nel 1978 ha collaborato alla ristrutturazione del Giardino Botanico Alpino al rifugio Vazzoler, nel gruppo dolomitico del Civetta, allora chiamato l’Università del 6° grado e l’anno dopo  ha partecipato alla spedizione sul Manaslu (m. 8.156, 7^ cima della Terra) nell’Himalaya del Nepal. La spedizione non ha raggiunto la cima  a causa delle fortissime bufere e Toio De Savorgnani ha subito gravi congelamenti a mani e piedi dopo aver trascorso una notte all’aperto a causa delle continue slavine, che avevano distrutto la tenda a 7.500 metri.

Tutela della montagna. Nel 1980, De Savorgnani ha iniziato a  lavorare in Cansiglio, prima col Corpo Forestale dello Stato  e poi con l’Azienda Regionale delle Foreste ( ARF)  e tuttora  continua ad operare lì. Ha lavorato per oltre 15 anni al Giardino Botanico Alpino Lorenzoni in Pian Cansiglio e ha collaborato alla ristrutturazione del Museo Etnografico, ora chiamato “Museo dell’Uomo in Cansiglio – Anna Vieceli”. Nel 1988 ha partecipato alla fondazione dell’associazione di  alpinisti ambientalisti Mountain Wilderness Italia, emanazione nazionale di “Mountain Wilderness International”, creata l’anno precedente da molti, famosi alpinisti ( Chris Bonington, Reinhold Messner, Fausto De Stefani, Alessandro Gogna, Carlo Alberto Pinelli, ecc.).  Da  allora “Mountain Wilderness” è diventata, per De Savorgnani, il  riferimento principale per le attività ambientalistiche in ambiente alpino;  all’inizio degli anni ‘90 ne é stato anche presidente nazionale, mentre oggi é membro del consiglio direttivo. De Savorgnani  é stato tra i fondatori del Comitato per il Parco del Cansiglio, dell’Ecoistituto Veneto Alex Langer e anche dell’associazione Ecohimal Italia (presidente onorario: il famoso alpinista, Kurt Diemberger), che opera per la conservazione dell’ambiente naturale, nonchè della cultura delle popolazioni himalayane.

Una scelta che coinvolge lo spirito. “Nel corso degli anni – sostiene Toio De Savorgnani – ho capito che non andavano  trascurati  anche gli aspetti leggendari, mitologici e di tradizioni orali popolari, legati all’ambiente naturale e così ho recuperato quanto appreso dai nonni, da cimbri, boscaioli e pastori del Cansiglio, riportando le mie esperienze  in alcune pubblicazioni. In queste mie opere ho collegato l’ambiente arcaico del Cansiglio e delle altre nostre montagne a quanto ho visto ed appreso nei miei viaggi in Himalaya, dove è iniziato per me un cammino diverso, che mi ha portato ad associare agli aspetti  scientifici, ecologici ed etici anche quelli spirituali, per me ormai inscindibili  e inseparabili.  Una scelta ora avvalorata dall’enciclica di papa Francesco “ Laudato si”; una via, che io ho intrapreso oltre 30 anni fa e che, con tutti i miei limiti, sto tentando di portare  avanti anche nel presente.”

Istituito il servizio regionale di controllo e vigilanza in agricoltura, caccia e pesca

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl Consiglio regionale del Veneto ha approvato l’articolo del collegato alla legge di stabilità 2017 che istituisce il Servizio regionale di Vigilanza, accorpando guardie provinciali e ispettori regionali in un unico corpo diretto e organizzato dalla Regione.

Un organico di 186 persone. Con la nuova norma – approvata senza voti contrari – dal 1° gennaio 2017 i 174 agenti delle Polizie provinciali, attualmente dipendenti delle Province e della Città metropolitana di Venezia, e i 12 ispettori regionali di vigilanza nel settore primario confluiranno in un unico corpo di vigilanza e di controllo in materia ambientale, agroalimentare, faunistica e venatoria, coordinato da un unico responsabile regionale e impiegabile  su tutto il territorio regionale. Per il nuovo servizio –  nel quale gli addetti conservano qualifiche, indennità e trattamento economico di cui erano titolari nell’ente di provenienza – la Regione riserva 6,8 milioni di euro per il biennio 2017-2018. “Senza aggravi ulteriori per il proprio bilancio, visto che dal 2014 la Regione già paga il personale e i costi delle funzioni non fondamentali delle Province”, evidenzia l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan.

I compiti. I futuri agenti del Servizio regionale di vigilanza avranno il compito di vigilare su tutela e salvaguardia della fauna selvatica e dell’attività di caccia, nonché sulla fauna ittica e sulla pesca nelle acque. Avranno inoltre il compito di controllare le attività e i mercati agricoli, l’impiego di prodotti e fitofarmaci nelle colture, e di prevenire e reprimere le frodi agroalimentari. Infine, spetterà loro ogni ulteriore compito che la legislazione regionale e nazionale ha affidato alle Polizie provinciali, come la vigilanza in materia di cave e attività estrattive o in materia di accoglienza e turismo.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto