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Ripasso, la denominazione Valpolicella alza l’asticella della qualità, d’ora in poi solo “Superiore”

Uve ValpolicellaA distanza di sei anni dalla “nascita” della Denominazione di Origine Protetta “Valpolicella Ripasso”, la filiera opera un primo importante restyling per identificare in modo preciso e puntuale “lo stile del Ripasso”. Dopo l’approvazione deIl’assemblea straordinaria del 14 dicembre, il suo nome cambierà in Valpolicella Superiore Ripasso a sottolineare la riqualificazione apportata dalle modifiche nel segno di una qualità che parte dal vigneto e si consolida in cantina con la migliore definizione delle tecniche di produzione escludendo il “doppio ripasso” e il “taglio”.

Primo vino della Valpolicella in volume e secondo in valore dopo l’Amarone. Un passaggio cruciale e dovuto per il vino della Valpolicella che è diventato il primo vino della Valpolicella in volume – 210 mila ettolitri nel 2015, contro i quasi 15 mila del Valpolicella e i 10 mila circa dell’Amarone, per una variazione nell’ultimo quinquennio, rispettivamente, del 46,7%, del -15,9% e del +8,1% – ed è il secondo in valore dopo l’Amarone. “Il Valpolicella Ripasso – sottolinea a questo proposito Christian Marchesini, presidente del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella – è un motore importante per la Denominazione, sia sotto il profilo commerciale sia nel più delicato ambito degli equilibri produttivi delle Dop Valpolicella. Con circa 26 milioni di bottiglie all’anno e un ottimo rapporto qualità/prezzo, rappresenta il driver degli altri vini in molti mercati dove l’Amarone resta il prodotto di lusso per le occasioni speciali”.

La metodologia di produzione. Va fatta una premessa circa il metodo di produzione di questo vino che porta il nome di una pratica antichissima della zona veronese. Il “ripasso”, appunto, che prevede la rifermentazione del vino Valpolicella su una base di vinacce e vino atto a divenire “Recioto” o “Amarone”. Tuttavia, se in origine questo procedimento era finalizzato a rafforzare la struttura del vino di vendemmia nelle annate meno favorevoli, nel tempo si è trasformato in una vera e propria scelta stilistica delle aziende. Il grandissimo successo del Ripasso sui mercati internazionali (Usa 21%; Regno Unito 16%; Germania 13%; altri mercati UE 10%; Svezia 5%; Russia e Cina 5%) e le conseguenti sollecitazioni provenienti dai gusti dei consumatori, unitamente ad alcuni passaggi del disciplinare poco definiti, hanno reso necessario introdurre delle precisazioni per ancorare il Ripasso alla riconoscibilità conferita dal terroir, pur nell’interpretazione del singolo produttore.

Le modifiche al disciplinare di produzione del Valpolicella Ripasso proposte dal Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella chiariscono alcuni passaggi tecnici trascurati nel 2010. “Il percorso di modifica – spiega Olga Bussinello, direttore dell’Ente di Tutela – è partito quasi due anni fa attraverso un’analisi dei prodotti presenti sul mercato, variegati e a volte troppo moderni. Abbiamo cercato di evidenziare i punti comuni sotto il profilo organolettico, per tradurli in uno stile che esalti il ‘saper fare’ del produttore con la territorialità del vino”. L’introduzione del termine “Superiore” nel nome della Denominazione sancisce il salto di qualità sin dalle scelte in vendemmia. Soltanto le uve che abbiano i requisiti minimi legati alla menzione “Superiore”, come ad esempio il titolo alcolometrico naturale minimo dell’11% vol., potranno essere destinate al Valpolicella Superiore Ripasso, che – altro parametro qualitativo fissato – dovrà avere un titolo alcolometrico effettivo al consumo non inferiore al 13% vol. Altre modifiche fanno chiarezza sulla tecnica di cantina con l’obiettivo di innalzare e uniformare la qualità verso l’alto. L’operazione di ripasso verrà definita dal nuovo disciplinare come “rifermentazione in un’unica soluzione”, sgombrando il campo da equivoci circa il “doppio ripasso”, pratica che si è erroneamente diffusa. Le vinacce utilizzate dovranno includere una frazione liquida di vino atto a divenire Amarone o Recioto compresa tra il 10% e il 15% rispetto al totale di vino Valpolicella da ripassare. Una precisazione molto importante perché esclude chiaramente il “taglio”, cioè l’utilizzo nel ripasso di vino finito declassato. Le vinacce dovranno avere un residuo zuccherino minimo di almeno 10 g/L e l’operazione di ripasso dovrà avere una durata minima di tre giorni.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

E’ veneto il neo presidente nazionale di Terranostra

diegoscaramuzzaE’ il veneto Diego Scaramuzza il neo eletto presidente di Terranostra, associazione agrituristica di Coldiretti che rappresenta oltre 3mila agriturismi italiani.“E’ una sfida bellissima che accolgo entusiasta – ha dichiarato Scaramuzza, classe 1970, titolare de “La Cascina” a Mestre ed un passato da chef nei ristoranti top di Venezia – perché credo che il marchio ‘Agriturismo di Campagna Amica’, in uso esclusivo all’Associazione Terranostra, sia un importante valore aggiunto per tutti coloro che hanno multifunzionalità agricola, in quanto simbolo che evoca i valori della sostenibilità e della distintività oggi fortemente apprezzati dal consumatore e dalla società”.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Olio Evo, al frantoio di Valnogaredo nei colli Euganei produzione in crescita

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Paolo Barbiero (al centro della foto) spiega ai soci Argav l’attività del frantoio di Valnogaredo

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Nel 2016  la produzione di olio dei Colli Euganei, in provincia di Padova, non ha subito cali, a differenza di quanto accaduto in molte altre regioni italiane. E il Frantoio di Valnogaredo di Cinto Euganeo, il più vecchio tra quelli in funzione nell’area euganea, visitato dai soci Argav lo scorso novembre, a detta del titolare Paolo Barbiero ha registrato un aumento di produzione importante, grazie al territorio vocato e ai trattamenti fatti al momento giusto.

olivivalnogaredo

Cultivar Rasara frantoio Valnogaredo

Non ci sono solo vino e giuggiole, insomma, nei colli padovani. “In realtà i Colli Euganei sono una zona di grandi potenzialità per l’olio e pare che fossero conosciuti come tali anche in epoca romana – spiega Barbiero, che è stato socio fondatore della Dop Venetoma a portare l’olio in epoca moderna furono i veneziani, che nei loro viaggi nel Mediterraneo avevano compreso l’importanza di questo prodotto e iniziarono a coltivarlo nelle colline venete”. Ma cos’ha di diverso l’olio degli Euganei? A differenza di altri oli, anche veneti, si caratterizza per un carattere più robusto nel sapore. Una struttura più amara e piccante,  ma allo stesso tempo equilibrata, che piace. Tipica varietà locale è la “Rasara”, autoctona, molto simile alla più diffusa varietà “Frantoio” ma più robusta e resistente al freddo. Lungo le pendici degli Euganei se ne possono ancora trovare piante secolari accanto alle più recenti della specie “Leccino”.

olivevalnogaredoL’ulivo ama il terreno calcareo e sugli Euganei lo ritrova soprattutto nella fascia di mezzo monte, a scaglia rossa e bianca. Anche gli importanti sbalzi termici favoriscono lo sviluppo di aromi e profumi particolari nelle olive così come nel vino. E l’abbinata vino-olio di oliva è sempre più gradita dai turisti tanto che gran parte delle cantine e aziende agricole hanno inserito il prodotto nella propria offerta e piantato uliveti. È salito il numero dei frantoi, ormai una mezza dozzina, tutti di piccole dimensioni. Quello di Valnogaredo è forse il principale, nelle annate buone come questa lavora tra gli 8 e i 10mila quintali di olive. Esiste dal 1960, quando Oreste Barbiero, padre di Paolo, acquistò l’attività dai proprietari della villa dei Contarini. ”Nel podere della famiglia veneziana si produceva olio almeno dal Settecento – continua il titolare – e sono ancora visibili le vasche impiegate per la lavorazione. Mio padre avviò invece l’attività in quelle che erano le scuderie della villa dei Contarini, acquistando nuovi macchinari tra cui la macina in pietra che utilizziamo ancora oggi per la spremitura a freddo delle olive. Più di recente vi abbiamo affiancato una moderna macchina a estrazione continua.

olio-frantoio-valnogaredoOlio come unguento di bellezza. I Barbiero oggi possiedono circa 4mila piante di olive, con cui fanno olio sia Dop, chiamato “Olio dei Dogi”, e uno non a marchio prodotto con olive anche dei colli Berici e, in minima parte, veronesi, acquistate da piccoli conferitori. Metà del lavoro, febbrile nel mese in cui dura la “campagna delle olive”, tra fine ottobre e metà novembre, è per conto terzi, ovvero aziende che portano qui le loro olive e poi si portano via l’olio che commercializzano autonomamente. L’olio di Valnogaredo diventa ingrediente anche per creme e prodotti per l’igiene e la cosmesi, preparati da un laboratorio di Padova, nonché per dolci e varie salse. Si possono poi acquistare uno speciale olio aromatizzato al limone e uno all’arancia, ottimi per condire il pesce o insaporire insalate. Tutti i prodotti sono commercializzati nel punto vendita di via Mantovane a Valnogaredo o sul sito http://www.frantoiovalnogaredo.it

Fitofarmaci e salute dei residenti: nell’area Prosecco Docg rischio tumori in calo, ma attenzione agli orti domestici

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-I principi attivi contenuti nei fitofarmaci a uso agricolo non aumentano l’esposizione al rischio di patologie tumorali: i dati del Servizio Epidemiologico Regionale dimostrano che l’ULSS 7 ha mortalità per tumore inferiore alla media veneta. Inoltre, una recente ricerca condotta dalla stessa ULSS nell’area Prosecco Docg, ha constatato la diminuzione dell’Etilentiourea urinaria (prodotto dalla degradazione epatica dei ditiocarbammati utilizzati come antifungini in viticoltura) negli abitanti in zone agricole (indagine 2014 rispetto al 2012); una riduzione dovuta al maggior rispetto dei Regolamenti comunali adottati nell’area del Prosecco da parte degli agricoltori e ad una maggiore attenzione all’utilizzo degli antifungini negli orti domestici”.

Divieto dell’utilizzo del Mancozeb nei Comuni della Docg. Questo l’annuncio di Giovanni Moro, direttore SPISAL (Servizio di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’UlSS 7 che ha esposto, in occasione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Santa Lucia di Piave (TV), appena conclusasi, l’ultima ricerca sanitaria condotta sulla popolazione residente nell’area vocata a Prosecco Docg. “Una ricerca che avevamo sottoposto alla trasmissione Report qualche tempo fa, ma che purtroppo non è stata riportata nel servizio – ha sottolineato Moro – ciononostante siamo a ribadire, anche attraverso questa occasione ufficiale, che i servizi sanitari locali hanno sotto controllo la situazione e che, a differenza di altre zone ad alta vocazione agricola, il territorio trevigiano ha affrontato il problema e sta adottando soluzioni concrete. Tra queste, il divieto dell’utilizzo del Mancozeb nei Comuni della DOCG, che hanno consentito un abbattimento dell’utilizzo del fitofarmaco del 40 per cento in due anni”.

Divieto esteso anche agli orti famigliari. “La Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Santa Lucia di Piave è intervenuta a gamba tesa sul tema dei fitofarmaci, inserendo nel programma convegnistico – ha spiegato il presidente Domenico Dal Boun convegno interamente focalizzato sugli ultimi dati in materia, sulle strategie di controllo della situazione e sulle sfide future”. “Dopo quattro anni di lavoro – ha spiegato Moro – abbiamo concluso una ricerca approfondita che ci ha consentito di testare le singole famiglie residenti a meno di 30 metri dai vigneti, analizzando sia gli adulti che i bambini presenti in quest’area di competenza dell’Ulss7”. La ricerca ha sancito che il miglioramento è dovuto a una maggiore attenzione nell’utilizzo dei prodotti, facilitato e reso possibile dal Regolamento Intercomunale di Polizia Rurale adottato nei Comuni della Docg; inoltre, il regolamento ha vietato l’utilizzo del Mancozeb anche negli orti famigliari che, come ha spiegato Moro “sono stati rilevati come elemento “ad alto rischio”, soprattutto per i bambini spesso a contatto diretto con il terreno di casa”. Nel corso del 2017 continueranno i controlli sugli atomizzatori, sui residui di fitofarmaci nei vini e sulla presenza di diserbanti nelle acque sotterranee, ricerca già avviata negli ultimi mesi che verrà intensificata nei prossimi anni.

Partecipanti. Al convegno sono intervenuti, oltre al direttore SPISAL Giovanni Moro e al presidente dell’ente fieristico Domenico Dal Bo’, il coordinatore nella stesura del Regolamento Intercomunale di Polizia Rurale nei Comuni della DOCG Benedetto De Pizzol, il responsabile area tecnica del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg Filippo Taglietti e Domenico Prisa, ricercatore universitario in materia di biologico. “Per un problema complesso non esistono soluzioni semplici – ha raccontato Moro – ma possiamo assicurare che quest’area si sta dotando di provvedimenti validi ed efficaci al fine di garantire un’agricoltura sostenibile e un controllo dell’impatto delle coltivazioni sull’ambiente”.

Fonte: Servizio Stampa Fiera internazionale dell’agricoltura di Santa Maria di Piave

Il Premio Argav 2016 va a Toio De Savorgnani, alpinista e ambientalista. Il premio sarà consegnato sabato 17 dicembre, in occasione dell’Assemblea Argav a Padova.

toio-de-savorgnaniVa all’alpinista e ambientalista Toio De Savorgnani il Premio Argav 2016,  riconoscimento che la nostra associazione attribuisce ogni anno a persone che, con la loro attività, danno risalto al territorio locale nell’ambito delle tematiche da noi trattate, agricoltura e ambiente in primis.

La motivazione. “Toio De Savorgnani ha promosso costantemente il rispetto per l’ambiente, non solo attraverso iniziative di sensibilizzazione della collettività, ma anche con i numerosi racconti che sempre mostrano la forza del suo amore per la natura che ci circonda”, ha convenuto il Direttivo Argav nell’assegnargli il Premio. Che gli sarà consegnato sabato 17 dicembre 2016 in occasione dell’Assemblea associativa di fine anno. Che quest’anno si terrà negli spazi del ristorante Forcellini 172 a Padova, successivamente alla relazione annuale del presidente, Fabrizio Stelluto.

 

 

 

 

 

Ultima ora. Parco colli Euganei, Giunta Regionale definirà con le rappresentanze del territorio la zonizzazione dell’area protetta

colli-euganei-5Abbiamo considerato le esigenze di tutela di un’area di grande pregio naturalistico che riteniamo indispensabile conservare e valorizzare, e quelle di mantenimento di un sistema produttivo agricolo che rappresenta a sua volta una risorsa irrinunciabile, non solo dal punto vista economico, ma anche ambientale. Questa mattina i capigruppo di maggioranza hanno presentato un emendamento nel quale si delega la Giunta regionale a definire di concerto con le rappresentanze del territorio la zonizzazione del Parco. E’ stata così accolta l’istanza dei sindaci di operare d’intesa con loro per la  salvaguardia dell’area protetta”. A commentare  la soluzione trovata stamane a Palazzo Ferro-Fini per il Parco regionale dei colli Euganei è Cristiano Corazzari, assessore regionale al territorio, ai parchi e aree protette.

Cinghiali, altro emendamento in arrivo. “Continueremo ad operare per il contenimento del numero dei cinghiali che provocano notevoli danni alle colture, potenziando il piano d’azione da tempo avviato e sostenendo l’unità operativa già attivata su questo fronte“, ha detto Corazzari, sottolienando che nel 2016 i cinghiali catturati sono più di mille e che per questa finalità è stato presentato un altro emendamento alla legge finanziaria che stanzia ulteriori 200 mila euro.

Le parti interpellate.Lavoreremo in stretto accordo con i sindaci dei comuni Euganei, con i soggetti interessati individuati dalla normativa vigente (saranno comprese anche le associazioni ambientaliste? ndr) e con l’Ente Parco alla nuova zonizzazione e al riesame dell’assetto geografico del Parco stesso. Si tratta di un impegno che si inserisce all’interno della più ampia attività conseguente all’approvazione da parte della Giunta del disegno di legge per la ‘Disciplina e valorizzazione della rete ecologica regionale e delle aree naturali protette’, attualmente all’esame della competente Commissione consiliare e che mi auguro approdi in aula nei primi giorni del 2017”, ha concluso Corazzari.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Rete dei parchi regionali veneti a rischio tagli di superficie

colli-euganei-5Associazioni ambientaliste – ma anche numerose amministrazioni comunali – sul piede di guerra nel padovano per quello che Legambiente Veneto definisce in una nota stampa “l’ennesimo colpo di mano ai danni dell’ambiente e della natura protetta“.

Il fatto. La protesta è dovuta all’emendamento, diventato poi un articolo del collegato al Bilancio, presentato dal consigliere regionale Sergio Berlato “per riclassificare le aree dell’ente Parco Colli Euganei” in funzione di risolvere il problema della massiccia presenza di cinghiali. “Siamo fortemente preoccupati per l’iter intrapreso in sede di Consiglio Regionale del Veneto in merito al Parco Regionale dei Colli Euganei che, sfruttando il problema dei cinghiali presenti nel Parco, in virtù di un emendamento alla proposta di legge 194 collegato alla legge di stabilità finanziaria 2017, potrebbe venire drasticamente ridotto nella sua estensione di circa il 70-80%“, si legge in una nota del WWF Vicenza-Padova. Che così continua: “L’emendamento ricalca, eludendola, la proposta di legge 187 del 10-10-2016, che deve essere ancora discussa in Seconda Commissione Consiliare. Questa manovra, senza il necessario passaggio presso la commissione ambiente, aggira difatto gli strumenti di partecipazione democratica, escludendo il coinvolgimento dei portatori di interesse, come sono ad esempio le associazioni ambientaliste, e rischia di introdurre un precedente che potrebbe essere pericolosamente esteso anche ad altri parchi del Veneto, visto che è del 9 dicembre 2016 la pubblicazione sull’Arena di Verona di un analogo emendamento predisposto ma non ancora presentato, per il Parco naturale della Lessinia“.

Un emendamento taglia-parco. “Il tentativo di Berlato – si legge nella nota di Legambiente Veneto – cancella, nei fatti, la proposta della Giunta regionale di aprire un dibattito sulle politiche delle aree protette che il presidente Zaia ha avanzato con la presentazione di un disegno di legge nel marzo 2016. Per questo chiediamo a Zaia: intende continuare sulla strada del confronto pubblico e politico  o vuole farsi sconfessare dalle furbate del consigliere regionale Berlato ansioso di accaparrarsi i favori di qualche cacciatore?Il presidente Zaia deve intervenire per bloccare l’emendamento taglia-parco che favorisce le lobby dei cacciatori molto vicine a Berlato, e proporre in maniera seria misure per il contenimento della popolazione del cinghiale. Ridurre i territori dei parchi   – conclude Legambiente – significa regalare altre porzioni di territorio alle diffuse conseguenze del bracconaggio e delle azioni illegali del mondo venatorio, incorrere in procedure d’infrazione, bloccare una discussione di merito sul problema del contenimento delle popolazioni di fauna selvatica alloctona e dannosa, senza minimamente diminuire i danni all’agricoltura, e sottrarne controllo e gestione ad un Ente pubblico regionale che invece può perseguire coerentemente piani di controllo effettivi su specie che causano danni alla biodiversità e alle attività agricole.” L’associazione ambientalista, inoltre, non sottovaluta i possibili pericoli per il territorio derivanti da una riperimetrazione del Parco dei Colli Euganei, in particolare per le minori limitazioni alla combustione di CSS nei cementifici.

Fonte: Legambiente Veneto – WWF Vicenza-Padova

 

 

La tradizione contadina del filò si fa concerto al Festival di musica e cultura popolare di Rovigo

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La trevigiana Francesca Gallo, unica donna in Italia che costruisce fisarmoniche

Pubblico incollato alle poltrone fino a mezzanotte, nonostante la serata nebbiosa da lupi. Forse proprio l’atmosfera bombata, quasi d’altri tempi, i racconti dei musicisti, l’interpretazione delle “Dodici parole della verità”, il timbro evocativo dell’organetto irlandese o le storie di gente del fiume sottolineate dall’armonica diatonica, hanno creato il giusto mix per il primo concerto-filò del XV Festival di musica e cultura popolare “Ande, bali e cante, che si è svolto lo scorso 9 dicembre al teatro Duomo a Rovigo.

Far filò, socialità naturale. L’introduzione etnografica di Chiara Crepaldi e Paolo Rigoni, che hanno raccontato e interpretato l’antica pratica del filò, lo stare insieme nelle lunghe serate d’inverno, quando non c’erano la tv e l’elettricità, ha dato il là al concerto. “C’era solo la necessità del corpo – ha spiegato Chiara Crepaldi – di superare il grigio, il freddo, la fame, il buio e dipingere con la fantasia delle storie, a puntate, dove vi era di tutto, dissacrazione, terrore, magia, doppi sensi per adulti, oppure rompere il vuoto coi canti. Una socialità naturale. Lo specialista intrattenitore era solitamente un anziano o una persona non produttiva, uno storpio, un cieco. Le donne filavano, da cui il nome. Si riunivano in 30-40 persone di diverse famiglie in una stalla o in una cucina padronale”.

Tra imbiancatura del radicchio e patate americane appese alle travi. “L’inizio ufficiale – ha continuato Paolo Rigoni – era il 25 novembre, giorno di Santa Caterina d’Alessandria, giorno “indicatore” del tempo agrario e decretava la fine dei lavori agricoli. Si iniziava il pasto unico invernale, per ottimizzare le risorse. Ci si alzava tardi e si andava in stalla alle 10 fino alle 16.30, poi si pranzava e si tornava in stalla e in questi tempi si faceva filò. Gli uomini curavano gli attrezzi, ci si dedicava all’imbiancatura del radicchio sotterrandolo, si curavano amorevolmente le patate americane appese alle travi. La chiesa cattolica condannava questo ‘costume pestifero e pernicioso’ perché dava modo agli incontri tra ragazzi e ragazze. Nel 1934 il Delta polesano era il primo territorio in Italia per figli illegittimi. Conseguenza del fatto che i fidanzamenti duravano molto e non c’era la casa disponibile per sposarsi”.

Dalla storia degli uomini alla storia della musica. Gli artisti del Festival erano disposti a semicerchio sul palco e come in un filò si esibivano a turno. Apertura coi polesani Trio Labir, Marco Dainese (viola, voce), Alberto Muneratti (chitarra acustica, bouzouki) e Walter Sigolo (fisarmonica, voce, percussioni. Un tripudio di modernità per chi si attendeva “la solita fisarmonica”. Rock progressive anni ’70 con viola e fisarmonica in un dialogo di respiro europeo con la chitarra a fare da sezione ritmica quasi jazz. Gradevoli e interessanti. “Me lo ricordo al catechismo, questa scatola misteriosa che non si poteva assolutamente toccare”. E’ Francesco Ganassin ad introdurre gli spettatori al misterioso suono dell’armonium, ecclesiale ma morbido e caldo. Altra curiosità: la melodica suonata da Alessandro Tombesi. “Sì, non lo suono tutti i giorni… – sorride. – E’ un aerofono, ma dietro i tasti ci sono le ance libere”. Poi Francesca Gallo, l’unica donna in Italia a costruire fisarmoniche e porta avanti i marchi storici “Galliani&Plonner” nella sua bottega in quel di Treviso. Con la sua simpatica parlata volutamente dialettale ha raccontato di come è cresciuta a sceglier legno per costruire le fisarmoniche del babbo: “Sapete le maestre a scuola che non si fanno i fatti loro? Cosa fa tuo papà? Costruisce fisarmoniche. Eh? Fisarmoniche. Mi son resa conto che quel che per me era normale, per gli altri era strano. E mi sento un animale dello zoo quando vengono e mi intervistano…”. Con la sua dolce voce da soprano (è diplomata in canto lirico ed ha rinunciato ad una carriera con la valigia in mano, come ha detto lei) ha fatto cantare il pubblico accompagnandosi con la sua armonica diatonica.

Cultura popolare che rivive. Canti di italiani emigranti o di fate del Sile, che con ‘orasion foreste’ facevano ritrovare i corpi degli annegati dispersi e di mamme che perduto il figlio, persero la parola. Tutte storie recuperate dai racconti degli anziani. “Merica, Merica… cossa sarà sta Merica?”. Ancora stupenda musica di respiro irlandese con i giovani Seaclaid, organetto, flauto e chitarra lanciati in armonie molto evocative e quasi new age. Infine un duo madre e figlio, Flavia Ferretti (del gruppo padovano Nanabò) e Michele Cavazzini con splendidi e piacevolissimi pezzi eseguiti agli organetti.  Il XV Festival di musica e cultura popolare “Ande, bali e cante” è una creazione dell’Associazione culturale Minelliana di Rovigo, col contributo e patrocinio della Regione Veneto, della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo ed il patrocinio di Provincia di Rovigo, Comune di Rovigo ed Interporto.

Fonte: Servizio Stampa Festival Ande Bali e Cante

Pesca, dati 2015: in ripresa la produzione, frena il calo della flotta

pesca-300x300Buono il rialzo di produzione fatto segnare dai mercati ittici veneti, mentre la flotta marittima frena l’annosa discesa del numero dei pescherecci. Sono questi i due punti salienti del nuovo rapporto “La Pesca in Veneto 2015”, curato dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, che fa una panoramica sul comparto ittico regionale.

Più in dettaglio, anche nel 2015 è continuata l’inversione di tendenza in atto negli ultimi anni in cui, a parte qualche comparto ancora in affanno, il settore ittico veneto mostra segni produttivi positivi e di ripresa. Tutto ciò può ricondursi sia alla riduzione dello sforzo di pesca che alle politiche di fermo pesca adottate in Alto Adriatico, che insieme hanno iniziato a dare i frutti auspicati. Il Distretto di Pesca Nord Adriatico, negli ultimi anni, ha infatti concertato con i produttori delle locali marinerie misure di fermo specifiche e in linea con le caratteristiche del Mare Adriatico, riuscendo a utilizzare la propria quota di finanziamenti in capo al Fondo Europeo per la Pesca per la demolizione di barche dello strascico che operavano sotto costa.

Nel 2015 la flotta marittima, dopo un quindicennio di forte calo, con le 659 imbarcazioni rilevate risulta in salita dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Anche la produzione locale delle marinerie venete sbarcata nei sei mercati ittici regionali ha registrato un buon aumento produttivo del 6,6% (23.847 t di produzione) e del fatturato del 6,5% (52,1 milioni di Euro). A determinare questi rialzi produttivi hanno contribuito in maniera decisiva i mercati di Chioggia e, ancor più, di Pila-Porto Tolle (+16,3% per i quantitativi). Il grosso dell’aumento produttivo è dovuto al pesce azzurro (+22,2%), comparto importante e distintivo del panorama Adriatico, dato che circa un quarto delle volanti presenti risulta essere veneto.

Nell’ambito dell’allevamento, la produzione regionale della venericoltura nel 2015 è stata pari a 15.699 t, con una lieve perdita annua del -1,8%. Molto più brusca la diminuzione di produzione registrata dalla mitilicoltura regionale, il cui deciso calo è dovuto ad una fortissima mareggiata registrata ad inizio febbraio 2015. Infatti, alla produzione complessiva di 7.064 t di mitili si associa una perdita annua del -59,8%. In leggero incremento le imprese del primario ittico che, con 2.999 unità, segnano un +1% netto. Rimbalzo in territorio positivo nell’ultimo anno per il settore della vongola di mare, dove alle 3.285 tonnellate totali si associa un rialzo del 12,2%. L’evidente aumento produttivo è dipeso dall’oculato prelievo della risorsa da parte dei due Co.Ge.Vo. veneti, che annualmente si impongono ben quattro mesi di fermo biologico. Con le 886 tonnellate registrate nell’ultimo anno, è in calo del -9,5% la produzione di fasolari, anche per via di una politica di stabilizzazione del prezzo operata dalla Organizzazione dei Produttori del settore.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Segusino (Tv): dedicata al tema “patire la fame” l’edizione 2016 del Presepio Artistico, che quest’anno festeggia il trentennale

Natività Presepe Segusino 2015Dedicata al tema “Patire la fame” l’edizione 2016 del Presepio Artistico di Segusino (TV), che quest’anno festeggia il trentennale. “Abbiamo scelto questo tematica per ricordare  i tempi, non così lontani, in cui anche nel nostro paese si poteva patire, fino a morire, di fame“, racconta Carlo Stramare, presidente dell’associazione parrochiale che lo realizza con grande passione.

Le 5 scene in mostra. Racconta Stramare: “Dopo la prima scena che racconta la vita in montagna, tema 2015, ci si trova immersi nella scena di rappresentazione della povertà: in una casa dove c’è poco o nulla da mangiare e perfino la legna da ardere viene risparmiata, il cuore grande di chi per povertà patisce la fame è talmente grande da condividere quel poco che ha con chi, bussando alla porta, elemosina qualcosa da mangiare. Il presepio prosegue con la rievocazione di una scena storica, ovvero il ritorno dall’emigrazione (tema 2014), imposta dalla necessità di cercare fortuna in qualche altro luogo del mondo meno sofferente e meno povero. Con la quarta scena vogliamo ricordare la sconfitta della povertà. Un passaggio generato dal lavoro, dal sudore, ma soprattutto dalla buona volontà e dalla creatività dei segusinesi. Nel 70^ di fondazione, vogliamo ricordare, infatti, la prima fabbrica di occhiali a Segusino, la Filos, che per merito del suo fondatore (il capitano Guglielmo Zancaner, nel 50mo della sua scomparsa), ha siglato una svolta epocale del paese generando ricchezza e benessere. Ecco, infine, la scena della Natività, sempre ambientata nel borgo di Stramare a Segusino“.

Presepio SegusinoEventi ed orari di visita. Il Presepio Artistico di Segusino fa parte dell’evento “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino“, rassegna che comprende i Presepi allestiti nella frazione di Milies, le visite guidate con la navetta ai borghi di Riva Secca e Riva Grassa in programma domenica 26 dicembre e domenica 8 gennaio, mentre domenica 15 gennaio si terrà la 2^edizione della passeggiata non competitiva per i borghi di Segusino, con arrivo a Stramare, che consentirà di ammirare l’incanto del borgo antico e poi alle ore 16:30, in chiesa parrocchiale, assistere al concerto organizzato per i trent’anni di Presepio. Il Presepio Artistico sarà aperto tutti i pomeriggi da Natale fino al 5 febbraio 2017, e nei giorni festivi anche al mattino. Info eventi:  tel. 334.3797867 Facebook:  Presepio Segusino