A distanza di sei anni dalla “nascita” della Denominazione di Origine Protetta “Valpolicella Ripasso”, la filiera opera un primo importante restyling per identificare in modo preciso e puntuale “lo stile del Ripasso”. Dopo l’approvazione deIl’assemblea straordinaria del 14 dicembre, il suo nome cambierà in Valpolicella Superiore Ripasso a sottolineare la riqualificazione apportata dalle modifiche nel segno di una qualità che parte dal vigneto e si consolida in cantina con la migliore definizione delle tecniche di produzione escludendo il “doppio ripasso” e il “taglio”.
Primo vino della Valpolicella in volume e secondo in valore dopo l’Amarone. Un passaggio cruciale e dovuto per il vino della Valpolicella che è diventato il primo vino della Valpolicella in volume – 210 mila ettolitri nel 2015, contro i quasi 15 mila del Valpolicella e i 10 mila circa dell’Amarone, per una variazione nell’ultimo quinquennio, rispettivamente, del 46,7%, del -15,9% e del +8,1% – ed è il secondo in valore dopo l’Amarone. “Il Valpolicella Ripasso – sottolinea a questo proposito Christian Marchesini, presidente del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella – è un motore importante per la Denominazione, sia sotto il profilo commerciale sia nel più delicato ambito degli equilibri produttivi delle Dop Valpolicella. Con circa 26 milioni di bottiglie all’anno e un ottimo rapporto qualità/prezzo, rappresenta il driver degli altri vini in molti mercati dove l’Amarone resta il prodotto di lusso per le occasioni speciali”.
La metodologia di produzione. Va fatta una premessa circa il metodo di produzione di questo vino che porta il nome di una pratica antichissima della zona veronese. Il “ripasso”, appunto, che prevede la rifermentazione del vino Valpolicella su una base di vinacce e vino atto a divenire “Recioto” o “Amarone”. Tuttavia, se in origine questo procedimento era finalizzato a rafforzare la struttura del vino di vendemmia nelle annate meno favorevoli, nel tempo si è trasformato in una vera e propria scelta stilistica delle aziende. Il grandissimo successo del Ripasso sui mercati internazionali (Usa 21%; Regno Unito 16%; Germania 13%; altri mercati UE 10%; Svezia 5%; Russia e Cina 5%) e le conseguenti sollecitazioni provenienti dai gusti dei consumatori, unitamente ad alcuni passaggi del disciplinare poco definiti, hanno reso necessario introdurre delle precisazioni per ancorare il Ripasso alla riconoscibilità conferita dal terroir, pur nell’interpretazione del singolo produttore.
Le modifiche al disciplinare di produzione del Valpolicella Ripasso proposte dal Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella chiariscono alcuni passaggi tecnici trascurati nel 2010. “Il percorso di modifica – spiega Olga Bussinello, direttore dell’Ente di Tutela – è partito quasi due anni fa attraverso un’analisi dei prodotti presenti sul mercato, variegati e a volte troppo moderni. Abbiamo cercato di evidenziare i punti comuni sotto il profilo organolettico, per tradurli in uno stile che esalti il ‘saper fare’ del produttore con la territorialità del vino”. L’introduzione del termine “Superiore” nel nome della Denominazione sancisce il salto di qualità sin dalle scelte in vendemmia. Soltanto le uve che abbiano i requisiti minimi legati alla menzione “Superiore”, come ad esempio il titolo alcolometrico naturale minimo dell’11% vol., potranno essere destinate al Valpolicella Superiore Ripasso, che – altro parametro qualitativo fissato – dovrà avere un titolo alcolometrico effettivo al consumo non inferiore al 13% vol. Altre modifiche fanno chiarezza sulla tecnica di cantina con l’obiettivo di innalzare e uniformare la qualità verso l’alto. L’operazione di ripasso verrà definita dal nuovo disciplinare come “rifermentazione in un’unica soluzione”, sgombrando il campo da equivoci circa il “doppio ripasso”, pratica che si è erroneamente diffusa. Le vinacce utilizzate dovranno includere una frazione liquida di vino atto a divenire Amarone o Recioto compresa tra il 10% e il 15% rispetto al totale di vino Valpolicella da ripassare. Una precisazione molto importante perché esclude chiaramente il “taglio”, cioè l’utilizzo nel ripasso di vino finito declassato. Le vinacce dovranno avere un residuo zuccherino minimo di almeno 10 g/L e l’operazione di ripasso dovrà avere una durata minima di tre giorni.
Fonte: Servizio Stampa Consorzio tutela vini Valpolicella
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E’ il veneto Diego Scaramuzza il neo eletto presidente di Terranostra, associazione agrituristica di Coldiretti che rappresenta oltre 3mila agriturismi italiani.“E’ una sfida bellissima che accolgo entusiasta – ha dichiarato Scaramuzza, classe 1970, titolare de “La Cascina” a Mestre ed un passato da chef nei ristoranti top di Venezia – perché credo che il marchio ‘Agriturismo di Campagna Amica’, in uso esclusivo all’Associazione Terranostra, sia un importante valore aggiunto per tutti coloro che hanno multifunzionalità agricola, in quanto simbolo che evoca i valori della sostenibilità e della distintività oggi fortemente apprezzati dal consumatore e dalla società”.

L’ulivo ama il terreno calcareo
Olio come unguento di bellezza
“I principi attivi contenuti nei fitofarmaci a uso agricolo non aumentano l’esposizione al rischio di patologie tumorali: i dati del Servizio Epidemiologico Regionale dimostrano che l’ULSS 7 ha mortalità per tumore inferiore alla media veneta. Inoltre, una recente ricerca condotta dalla stessa ULSS nell’area Prosecco Docg, ha constatato la diminuzione dell’Etilentiourea urinaria (prodotto dalla degradazione epatica dei ditiocarbammati utilizzati come antifungini in viticoltura) negli abitanti in zone agricole (indagine 2014 rispetto al 2012); una riduzione dovuta al maggior rispetto dei Regolamenti comunali adottati nell’area del Prosecco da parte degli agricoltori e ad una maggiore attenzione all’utilizzo degli antifungini negli orti domestici”.
Va all’alpinista e ambientalista Toio De Savorgnani il Premio Argav 2016, riconoscimento che la nostra associazione attribuisce ogni anno a persone che, con la loro attività, danno risalto al territorio locale nell’ambito delle tematiche da noi trattate, agricoltura e ambiente in primis.
“Abbiamo considerato le esigenze di tutela di un’area di grande pregio naturalistico che riteniamo indispensabile conservare e valorizzare, e quelle di mantenimento di un sistema produttivo agricolo che rappresenta a sua volta una risorsa irrinunciabile, non solo dal punto vista economico, ma anche ambientale. Questa mattina i capigruppo di maggioranza hanno presentato un emendamento nel quale si delega la Giunta regionale a definire di concerto con le rappresentanze del territorio la zonizzazione del Parco. E’ stata così accolta l’istanza dei sindaci di operare d’intesa con loro per la salvaguardia dell’area protetta”. A commentare la soluzione trovata stamane a Palazzo Ferro-Fini per il Parco regionale dei colli Euganei è Cristiano Corazzari, assessore regionale al territorio, ai parchi e aree protette.
Buono il rialzo di produzione fatto segnare dai mercati ittici veneti, mentre la flotta marittima frena l’annosa discesa del numero dei pescherecci. Sono questi i due punti salienti del nuovo rapporto “La Pesca in Veneto 2015”, curato dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, che fa una panoramica sul comparto ittico regionale.
Dedicata al tema “Patire la fame” l’edizione 2016 del
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