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11 dicembre 2016, torna in Veneto la manifestazione Boschi a Natale

Sono 14 gli appuntamenti in calendario domenica 11 dicembre 2016 alla manifestazione Boschi a Natale, iniziativa promossa dalla Regione e dall’Unpli Veneto che, attraverso visite guidate nei parchi, oasi naturalistiche, aree boschive e zone di pregio ambientale del territorio regionale, conduce i visitatori alla scoperta di luoghi importanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Al termine di ogni escursione, sono previste degustazioni di prodotti tipici.

Meglio prenotare. Tre sono le proposte nelle province di Belluno, Treviso e Venezia; 2 due nei territori di Rovigo e Verona, una nel Vicentino. Tutte le escursioni sono adatte alla famiglia, si va da un massimo di 4 ore di passeggiata ad un’ora e mezza. Alcuni dei percorsi sono anche adatti ai non vedenti e alle persone con disabilità motoria e sono indicati nella mappa con specifica icona. La prenotazione è gradita e va effettuata 3 giorni prima dell’escursione (0438.893385 / 334.2936833, quota d’iscrizione euro 5,00/adulto).

Il programma per provincia/Venezia. Caorle due escursioni: ore 10 e 14 Oasi Naturale Valle Vecchia. Punto di ritrovo: Veneto Agricoltura, strada provinciale Portogruaro Brussa. Localizzata lungo la costa tra i centri urbani di Caorle e Bibione, è una vasta area non urbanizzata nata in parte dalle azioni di bonifica degli anni Cinquanta che hanno portato alla nascita dell’isola di Vallevecchia. Oggi, tra l’arenile e la pineta, sorge di uno dei maggiori sistemi dunali litoranei del Veneto. Proprio per la presenza di questo particolare habitat, Vallevecchia è stata riconosciuta dalla Comunità Europea, come Zona di Protezione Speciale e Sito di Importanza Comunitaria. Il paesaggio è segnato solo da antichi casoni caorlini e da edifici rurali, tra zone umide salmastre nidificano specie protette, tanto che l’area è tra le più amate da chi pratica birdwatching.  Martellago ore 10 Marzenego e parco Laghetti Punto di ritrovo: piazza Ilaria Alpi, Maerne di Martellago. Le cave di argilla nel bacino del Marzenego hanno prodotto una notevole alterazione dell’ambiente, ma una volta abbandonate, si è avviato al loro interno un processo di rinaturalizzazione, che ha permesso in seguito notevoli progetti di recupero. Tra queste ex cave, spiccano per estensione i Laghetti di Martellago: ben 64 ettari, quanto il bosco di Chirignago a Marghera, mentre il parco di San Giuliano ne occupa una quarantina. Un’oasi che negli ultimi vent’anni è diventata patrimonio pubblico grazie all’impegni degli enti locali e delle associazioni ed oggi è un polmone verde da scoprire: per la nidificazione di uccelli e la presenza di fauna.  L’area del Marzanego, fiume di risorgiva che nasce poco lontano da Dese e Sile, si caratterizza a Martellago anche per la presenza di mulini e di architetture di pregio: dalla Villa Morosini, detta Ca’ della Nave, il cui grande parco (oggi golf club) si lega proprio alla presenza dell’acqua, alle fornaci di argilla, cui si lega la storia delle cave. Quarto d’Altino due visite alle ore 10 e 14 Oasi Naturale di Trepalade Punto di ritrovo: parcheggio via Marconi 45, Quarto d’Altino. L’Oasi situata nel comune di Quarto d’Altino, in località Trepalade, è caratterizzata da una vegetazione spontanea e rigogliosa che ricopre le sponde delle cave senili trasformando il luogo in uno degli ultimi lembi rimasti nella campagna veneta di un tempo, quando la coltura intensiva non esisteva. La presenza del Sile e la sua vegetazione ripariale, un pioppeto con sottobosco spontaneo, il canneto, il ninfeeto, il giovane “bosco dei nati” hanno contribuito a creare un piccolo ma importante ambiente tipico dove piccoli mammiferi, rettili, anfibi ed uccelli, ormai scomparsi nelle zone limitrofe, vivono e si riproducono nella più completa protezione.

Il programma per provincia/Treviso. Sarmede ore 10 I boschi di Posocco. Punto di ritrovo: piazza Roma, Sarmede. Vittorio Veneto ore 10 Le Piaie di Sonego Punto di ritrovo: piazza Santa Giustina, Vittorio Veneto. Nel Vittoriese, oltre alle aree più conosciute (come il Cansiglio), vi sono degli splendidi boschi di pregio costituiti da carpini, querce, castagni faggi, ciliegi. Tra questi alcuni alberi secolari, veri “patriarchi vegetali”, soprattutto castagni che un tempo nutrivano con i loro frutti la popolazione locale. Il primo nucleo di grandi alberi si trova al confine tra il comune di Fregona e di Vittorio Veneto lungo il suggestivo percorso che porta da S. Augusta al Monte Pizzoc in località Piaie (o Piazze) di Sonego e l’altro ai margini dei prati di Posocco tra i comuni di Sarmede e Cordignano in un’area di rara bellezza. Ambedue i percorsi sono molto vari e rappresentano vari aspetti della natura dei luoghi (vegetazionali, faunistici, geologici, archeologici ed etnografici). Castelcucco ore 10 I boschi di Castelcucco. Punto di ritrovo: Museo Latteria al Casel, via Ru’ 23, Castelcucco. Partendo dalla chiesa Arcipretale di San Giorgio, salendo lungo la strada comunale di Castelcucco via Rive si apre progressivamente un ampio panorama sullecolline Asolane, fino ad arrivare all’indicazione per la piacevole discesa boschiva di “S.Giustina” che rapidamente porta alla sorgente del torrente Muson. La discesa lungo il corso d’acqua, abbina colori e vegetazione di una ricchezza unica per una zona prettamente boschiva. Il percorso esce in una suggestiva zona costituita dall’Oratorio di “San Francesco” ed il borgo di “Casel” un’opera di archeologia industriale che offrono interessanti soste prima di ritornate alla base di partenza.

Il programma per provincia/Rovigo. Trecenta ore 10, I Gorghi di Trecenta, Punto di ritrovo: piazza Marconi, Trecenta. I Gorghi di Trecenta sono un’area protetta ricca di zone umide situate nei pressi di Trecenta, in provincia di Rovigo. La zona, dichiarata sito di interesse comunitario (SIC), comprende un complesso di zone umide a testimonianza di alluvioni antiche, situate in depressioni naturali nel terreno ed alimentate dalle risorgive di un paleo alveo del Po. A questi antichi laghetti, oggi frequentati più dalla fauna avicola, si legano le leggende popolari che spesso ne danno il nome. Come il Gorgo della Sposa, la tragica leggenda di una fanciulla vittima di un matrimonio combinato che preferì gettarsi nelle acque e morire piuttosto che rinunciare al suo innamorato. Rosolina ore 10 e 14 Parco del Delta del Po | Giardino Botanico di Porto Caleri. Punto di ritrovo: Porto Caleri, Rosolina Mare. Il Giardino Botanico di Porto Caleri è un significativo esempio di gestione sostenibile degli habitat dunali. La Regione Veneto fin dai primi anni ’90 ha operato per conservare, valorizzare e rendere disponibile al pubblico questo sito che si è mantenuto nella sua struttura ecosistemica originaria. Il Giardino è costituito da un centro visite e da un articolato sistema di sentieri, ponti, passerelle in buon parte accessibile a disabili accompagnati e non vedenti consentendo una visita ad “impatto ambientale” prossima allo zero. A questi ambienti ormai rari è oggi riconosciuto un elevato valore naturalistico che potrai scoprire assieme alle guide del Parco Regionale del Delta del Po. Un ambiente marino incontaminato e primigenio, così raro sulla costa Adriatica.

Il programma per provincia/Vicenza. Longare  ore 10 Parco ex Cava Volto, Punto di ritrovo: piazza Valaurie, Costozza di Longare. L’hanno chiamata “l’oasi dal cuore di pietra” l’ex cava del Volto a Costozza di Longare si prepara a diventare cantiere sperimentale per un progetto di recupero degli habitat e valorizzazione a fini didattico-ambientali. L’area sta per diventare, grazie ad un progetto di valenza europea, una tappa fondamentale di un percorso di 130 km di sentieri sui Colli Berici. Le cave di pietra tenera vicentine erano già attive in epoca romana, dalle cavità sotterranee partono i “ventidotti” che incanalano l’aria a temperatura costante verso gli ambienti superiori cantine scavate nella roccia (i covoli) e ville, come Villa Eolia di cui fu ospite Galileo Galilei.

 Il programma per provincia/Verona. Roverchiara due visite alle ore 14 e 17,30 Parco dell’Adige. Punto di Ritrovo: piazza Vittorio Emanuele, Roverchiara. L’area naturalistica di 900 ettari interessa più Comuni, alcuni di loro stanno da tempo lavorando alla realizzazione di un parco intercomunale delle anse dell’Adige, per la creazione di percorsi ciclabili arginali che si colleghino direttamente al centro di Verona, la creazione di laboratori didattici e il recupero di antiche aie ed edifici rurali. Fumane, ore 10 e 14 Parco Regionale della Lessina. Punto di ritrovo: piazza della Chiesa, Molina di Fumane. Molina è un piccolo borgo medievale con numerose case perfettamente restaurate dove si possono osservare i tipici dettagli degli elementi architettonici delle costruzioni della Lessinia, in particolare i tetti coperti da grandi lastre di calcare rosso. Oltre all’architettura e alle famose cascate di Molina, il Parco della Lessinia è il luogo ideale per un’escursione naturalistica immersi nel verde della lussureggiante vegetazione, tra vertiginose pareti di roccia nuda, ampie caverne e scroscianti cascate d’acqua che per centinaia d’anni hanno alimentato i diciotto mulini di questo piccolo borgo della Lessinia.

Il programma per provincia/Belluno. Sospirolo ore 10, Il bosco di Cornia. Punto di ritrovo: Località Torbe Casera, Sospirolo. Il lago di Vedana è un piccolo specchio d’acqua di origine glaciale situato nel territorio comunale di Sospirolo, non presenta immissari ed emissari, costituendo cioè un bacino endoreico. Il lago giace in una zona di grande interesse naturalistico, alle porte del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi; occupa una piccola depressione causata da un antico alveo del fiume Cordevole, all’interno di una zona denominata Masiere, un’ampia distesa di grossi massi e detriti ormai ricoperta in larga parte da vegetazione pioniera.. Il lago di Vedana e i prati torbosi de “Le Torbe” costituiscono delle “oasi umide”.. Nei pressi di San Gottardo sorge la Certosa di Vedana, antico monastero certosino. Perarolo ore 10, Area Wilderness Valmontina, Punto di ritrovo: località Macchietto, Perarolo. La Val Montina è la prima area wilderness alpina di rilevanza europea, localizzata nel comune di Perarolo di Cadore e attualmente gestita da Veneto Agricoltura. Si tratta di una zona incontaminata, dove la natura si presenta inalterata, allo stato selvaggio e ricca di biodiversità. Un patrimonio naturalistico, definito infatti area SIC (Sito di Interesse Comunitario) e ZPS (Zona di Protezione Speciale), particolarmente importante per il territorio provinciale, che conserva al suo interno specie vegetali e animali non visibili altrove. Una valle impervia che è possibile raggiungere attraverso limitate vie d’accesso e abbandonata dall’uomo dalla fine dell’Ottocento. Un paradiso terrestre che custodisce numerose specie di animali tra cui l’aquila reale, il gallo cedrone, l’astore o ancora il cervo, la marmotta, lo stambecco. Sappada ore 10, I Boschi e le borgate di Sappada Vecchia, Punto di ritrovo: Borgata Bach 163, Sappada. Già dal 1600, le borgate di Sappada venivano indicate con il termine Colli o Masi. L’equivalente termine tedesco Hof si trasformò, col passare del tempo, in heifele, che significa appunto borgata. Sono 15 le borgate che si susseguono sul versante nord della valle, quello meglio esposto al sole. Le frazioni più antiche – le borgate Mühlbach, Cottern, Hoffe, Fontana, Kratten, Soravia, Ecche e Puiche – costituiscono quella che viene identificata come “Sappada Vecchia”. Ogni borgata è un nucleo a sé, in cui la vita sociale, soprattutto in passato, si concentrava tra la fontana e la chiesa (o chiesetta, o cappella) della frazione e oggi ci porta nel cuore e nella storia di questa felice isola linguistica germanica.

Fonte: Servizio Stampa Boschi a Natale

Limiti ai grassi trans di produzione industriale negli alimenti

etichetteSecondo una relazione della Commissione europea, solo un consumatore su tre ha precise conoscenze in materia di acidi grassi trans (TFA), la cui assunzione è in gran parte legata al consumo degli oli parzialmente idrogenati di produzione industriale. Ciò dimostra, tra l’altro, che le misure di etichettatura fin qui adottate dall’UE non sono riuscite a essere efficaci.

Disuguaglianze sanitarie in aumento. L’Esecutivo dovrebbe pertanto proporre l’introduzione di norme per limitare il tenore di TFA industriali, preferibilmente entro due anni. Su questo presupposto poggia un testo approvato dall’Europarlamento in cui si evidenza che l’introduzione di limiti vincolanti per i TFA industriali da parte della Danimarca, che nel 2003 ha stabilito un limite nazionale del 2% per quanto concerne il tenore di grassi trans negli oli e nei grassi, ha portato a risultati positivi, riducendo considerevolmente i decessi causati da malattie cardiovascolari. Ricordiamo che i TFA tendono ad essere utilizzati negli alimenti meno costosi, con la conseguenza che le persone con uno status socio-economico inferiore sono più esposte a prodotti alimentari con un contenuto di TFA più elevato e ciò aumenta a sua volta il rischio di ampliare le disuguaglianze sanitarie.

Tutti contro i TFA. Gli acidi grassi trans sono grassi insaturi presenti negli alimenti ottenuti da ruminanti e negli oli vegetali parzialmente idrogenati prodotti industrialmente. Il loro consumo è stato associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. L’elevata assunzione di TFA rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di cardiopatie coronariche che, secondo le stime della Commissione europea, causano ogni anno circa 660.000 decessi nell’UE, ossia circa il 14% della mortalità complessiva. La Danimarca è stata il primo Stato Membro dell’UE a limitare il contenuto di grassi trans con una legge nel 2003. In seguito, simili limitazioni a livello nazionale sono state introdotte in Austria (2009), Ungheria (2013) e Lettonia (2015). Misure volontarie per ridurre il contenuto di TFA sono in atto in Belgio, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Grecia. Raccomandazioni dietetiche nazionali sui TFA sono state emesse in Bulgaria, Malta, Slovacchia, Regno Unito e Finlandia. Nel 2015, la Food and Drug Administration (FDA) ha pubblicato una decisione che determina che gli oli parzialmente idrogenati, ossia la fonte alimentare primaria di grassi trans industriali negli alimenti trasformati, non sono più “generalmente riconosciuti come sicuri” per l’uso alimentare e saranno vietati dal giugno 2018.

Fonte: Europe Direct Veneto

Mercato del grano: dieci anni di instabilità

campo granoLe cronache recenti trasmettono, come mai in precedenza, l’allarme degli agricoltori italiani per il “crollo” dei prezzi di vendita della produzione di grano: i ricavi non sono più sufficienti a compensare i costi, molte aziende rischiano di chiudere, tante altre abbandoneranno la coltivazione di grano, soprattutto nel Mezzogiorno, in particolare del grano duro che, proprio nel nostro Paese, rappresenta la materia prima per la produzione della pasta, eccellenza del Made in Italy agroalimentare che alimenta una quota consistente del nostro export di settore.

Volatilità de prezzi, oramai è la regola. Tuttavia non è la prima volta che il mercato del grano si caratterizza per marcati fenomeni di quella che oggi si definisce spesso “volatilità” dei prezzi. Al contrario, la volatilità è ormai la regola, anche per effetto di una crescente globalizzazione degli scambi governata, più che da condizioni economiche obiettive (rapporto fra produzione e consumi), da strategie commerciali. In particolare, gli agricoltori italiani, singoli o associati nelle Organizzazioni di Produttori, sono ancora scarsamente protagonisti nel governo dello stoccaggio che è gestito da operatori guidati da interessi spesso diversi da quelli dei produttori primari.

I principali paesi produttori. I principali paesi del mondo dove si produce grano, tenero e duro, sono: gli asiatici Cina (1° produttore mondiale), India (2° produttore mondiale) e Pakistan; gli euroasiatici, Russia (3° produttore mondiale) e Kazakhstan; i nord americani, Stati Uniti (4° produttore mondiale) e Canada; l’Australia; in Europa, l’Ucraina. La produzione complessiva dei Paesi dell’Unione Europea è superiore a quella della Cina. Per quanto riguarda il grano duro, l’Italia è il principale Paese produttore mondiale dopo il Canada; precede la Turchia, i nordafricani Algeria e Marocco, i nordamericani Messico e Stati Uniti. Nell’Unione Europea, l’Italia rappresenta oltre il 50% della superficie investita e della produzione di grano duro.

Il commercio mondiale del grano vede fra i maggiori Paesi esportatori tutti i principali produttori, escluse Cina ed India, con quattro Paesi UE fra i primi dieci (Francia, Germania, Polonia, Romania).  L’Italia è il principale paese importatore di grano dovendo alimentare le proprie fiorenti industrie produttrici di pasta (grano duro) e di prodotti da forno (grano tenero). Il nostro Paese importa grano tenero soprattutto da Francia (25%), Austria (15%) e Ungheria (14%); circa il 50% del grano duro è importato dal Canada. Grazie alla consistente importazione di grano (pari a oltre il 95% della produzione interna nel 2015), l’Italia sostiene il proprio primato mondiale nella produzione di pasta, per la quale è di gran lunga al primo posto nel Mondo per esportazione, e al quinto posto per l’esportazione di prodotti da forno e da pasticceria.

Superficie coltivata e produzione di grano duro e tenero in Italia. In Italia si coltiva e produce più grano duro che grano tenero: la superficie investita a grano duro, sia pure con sensibili variazioni legate dall’andamento dei mercati, è circa 2,3-2,5 volte la superficie investita a grano tenero.

L’altalena dei prezzi. I prezzi pagati agli agricoltori per le vendite di grano duro e tenero, nel periodo 2007-2016, sono caratterizzati da frequenti sensibili variazioni, come testimonia l’andamento degli indici medi annuali calcolati dalla FAO su dati dell’International Grains Council. Nel periodo considerato, si sono registrati due “picchi”, nel 2008 e nel 2011, seguiti da pesanti ridimensionamenti che, anche nell’arco di un solo anno, hanno superato il 30%. Dal 2011 al 2016 l’indice dei prezzi ha segnato una flessione del 40%.  Ancora maggiore risulta l’instabilità dei prezzi del grano duro e tenero di produzione nazionale, convariazioni che nell’ultimo decennio hanno raggiunto, nel caso del duro, -44% (2009) e +53% (2011); negli stessi anni il prezzo del tenero ha segnato -33% e +35%. Sensibili differenze di andamento del prezzo, fra duro e tenero, si sono registrate nel 2008 e nel 2016, con evoluzione addirittura opposta nel 2010, 2014 e 2015.

I costi di produzione. Si presenta, infine, relativamente stabile, nel decennio 2007-2016, il costo dei mezzi di produzione impiegati nella coltivazione del grano: dopo una consistente crescita registrata nel 2008 (+15%) e l’andamento altalenante dei quattro anni successivi (2009-2012), segue una sostanziale invarianza fra il 2013 e il 2015 e una riduzione (-3,2%) nel 2016, riportando l’indice ai valori del 2008.

A questo link, si può leggere il rapporto integrale del centro studi di Confagricoltura, fonte della notizia.

Agricoltura e ambiente, nuovi bandi a sostegno dello sviluppo rurale e del miglioramento della qualità dell’aria

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiVia libera della Regione del Veneto ai nuovi bandi di finanziamento per lo sviluppo rurale. La Giunta regionale ha approvato i testi dei bandi del programma di sviluppo rurale 2014-2020 che saranno sottoposti nei prossimi giorni all’esame della terza Commissione del Consiglio regionale.

I nuovi bandi coprono diversi ambiti: dalla formazione professionale, alla promozione dei prodotti di qualità, agli investimenti aziendali, all’insediamento dei giovani agricoltori, agli interventi ambientali e alla cooperazione per l’innovazione. In totale si tratta di 7 misure e 15 tipi d’intervento attivati, per un sostegno complessivo di 89 milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto. Questa è la quarta tornata di bandi avviati nell’ambito del ciclo comunitario 2014-2020. Dei 1.184 milioni a disposizione per sostenere lo sviluppo rurale sino al 2020, al 30 ottobre 2016 la Regione ha già concesso 577 milioni, e ha liquidato oltre116 milioni. Il Consiglio Regionale ora ha 30 giorni per esprimere il parere sui testi, prima della definitiva approvazione della Giunta che darà il via ai termini per la presentazione delle domande. Le tempistiche per presentare le domande d’aiuto all’organismo pagatore Avepa variano dai 30 ai 105 giorni e dipendono dalla tipologia di intervento.

Ambiente. Dando attuazione al Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, di cui è stato approvato l’aggiornamento nell’aprile scorso, la Giunta regionale ha approvato un bando al fine di sostenere le amministrazioni comunali e provinciali che abbiano realizzato nel corso del 2016 concreti interventi finalizzati a migliorare la qualità dell’aria sul territorio di competenza. Le amministrazioni richiedenti il finanziamento dovranno risultare proprietarie, o titolari di altro diritto reale (ad esempio diritto di superficie), dell’eventuale fondo sul quale insiste l’opera candidata a contributo e le azioni poste in essere dovranno essere già concluse in data antecedente al 30 novembre 2016. Le istanze verranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione e gli interventi verranno finanziati fino all’esaurimento dell’importo previsto, determinato in 750.000 euro. Alle domande verrà riconosciuto un contributo fino ad un massimo di 60.000 euro.

Vendemmia 2016 in Unione Europea, meno quantità ma più qualità

vendemmia1Quest’anno la produzione di uva nell’UE risulta inferiore rispetto al 2015, soprattutto a causa delle condizioni climatiche avverse registrate in alcune regioni vitivinicole. La qualità del vino però si annuncia buona. Lo ha detto il presidente del Gruppo di lavoro “Vino” di Copa-Cogeca, Thierry Coste, ricordando quanto l’annata vitivinicola 2016, più che negli anni passati, sia stata influenzata da forti siccità in alcuni Stati Membri e gelate e grandine in altri.

Italia principale produttore europeo. La vendemmia europea, di conseguenza, non risulta abbondante, ma in compenso si prevede una buona qualità dei vini. Le stime mostrano che la produzione è inferiore nella maggior parte dei Paesi. L’Italia resta il principale produttore europeo, con 50,3 milioni di ettolitri di vino, rispetto ai 51,5 milioni del 2015; buona la qualità e impennata delle esportazioni. In Francia, invece, la produzione dovrebbe diminuire del 12%, raggiungendo i 42 milioni di ettolitri; la qualità è alta e le esportazioni sono agli stessi livelli dello scorso anno. In Spagna la vendemmia risulta leggermente inferiore, arrivando a circa 41,5 milioni di ettolitri, rispetto ai 42,21 milioni di ettolitri del 2015; esportazioni da record.

Distanziati gli altri Paesi. In Germania si prevede una produzione di 8,55 milioni di ettolitri rispetto agli 8,87 milioni di ettolitri dello scorso anno. La produzione portoghese dovrebbe diminuire addirittura del 20%, raggiungendo i 5,6 milioni di ettolitri rispetto ai 7 milioni del 2015, ciò a causa delle condizioni climatiche avverse che hanno colpito le principali regioni vitivinicole. Anche in Ungheria i produttori hanno patito danni causati dalle gelate, ma le perdite non sono state pesanti quanto ci si aspettasse, con una produzione che dovrebbe raggiungere i 2,75 milioni di ettolitri, superando leggermente il risultato del 2015. La produzione austriaca dovrebbe raggiungere 1,75 milioni di ettolitri, registrando un calo dei livelli rispetto allo scorso anno, dovuto essenzialmente ai danni causati dalle gelate. Infine, nella Repubblica Ceca si prevede un’annata di buona qualità, sebbene la produzione sia annunciata in calo, scendendo a 550.000 ettolitri rispetto ai 740.000 del 2015.

Fonte: Europe Direct Veneto

Antartide, alla ricerca del ghiaccio più antico del pianeta

antartideGlaciologi e climatologi di dieci Paesi europei (tra cui l’Italia) cercano in Antartide il ghiaccio più antico sulla Terra. L’obiettivo è trovare il punto della calotta antartica dal quale estrarre la carota di ghiaccio che permetta di andare più indietro nella storia del pianeta. Tale archivio temporale permetterà di decifrare i processi del sistema climatico del passato, per migliorare le proiezioni su quelli futuri.

Il progetto “Beyond EPICA – Oldest Ice”, finanziato dall’UE con 2,2 milioni di euro, è coordinato dall’Istituto tedesco Alfred Wegener – Helmholtz Centre for Polar and Marine Research (Awi). L’Italia partecipa all’iniziativa nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (Pnra), finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca  (Miur), ed è presente nel consorzio con l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e Università di Bologna. Inoltre, sono coinvolti scienziati di Università italiane (Ca’ Foscari di Venezia, Firenze e Milano-Bicocca), dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Un salto nel passato. Trovare ghiaccio di un milione e mezzo di anni fa. E’ questo l’obiettivo di “Beyond EPICA – Oldest Ice”. Per dare l’idea, si pensi che il campione di ghiaccio più antico oggi disponibile risale a 800mila anni fa. Tali carote di ghiaccio contengono particelle di aria che risalgono al momento della loro formazione. Analizzate in laboratorio, rivelano la composizione dell’atmosfera del passato. “Quello che ancora non siamo riusciti a comprendere è perché cambiò il ciclo dei periodi glaciali e interglaciali tra 900mila e 1,2 milioni di anni fa”, spiega Carlo Barbante, professore all’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore dell’Idpa-Cnr. Prima della cosiddetta transizione di metà Pleistocene, i periodi glaciali e interglaciali si alternavano all’incirca ogni 40mila anni. Da allora invece ogni periodo è durato circa 100mila anni. Questa conoscenza deriva per esempio dall’analisi di campioni di sedimenti, i quali però sono privi di informazioni sui gas presenti nell’atmosfera. “Non possiamo indagare il ruolo dei gas ad effetto serra, perché non abbiamo campioni adeguati per farlo, in quanto gli unici archivi geologici che contengono la composizione chimica dell’atmosfera sono le carote di ghiaccio”, afferma Barbara Stenni, professoressa all’Università Ca’ Foscari Venezia.

Gli italiani in campo. Il progetto nasce proprio per colmare questa lacuna, con analisi geofisiche, tecnologie di perforazione rapida e datazione del ghiaccio sul campo. Inoltre, le tecnologie di perforazione saranno ulteriormente sviluppate e testate. Il primo lavoro sul campo partirà a breve: in Antartide il glaciologo Massimo Frezzotti (Enea) e i geofisici Stefano Urbini (Ingv) e Luca Vittuari (Università di Bologna), assieme ai colleghi degli altri istituti coinvolti nel progetto, analizzeranno lo spessore dei ghiacci, le loro caratteristiche fisiche e la topografia del basamento roccioso in due differenti siti sia da aereo che a terra. Lo spessore della calotta glaciale è solo un primo indicatore della presenza di ghiaccio del passato, perché a determinare quanto sono antichi gli strati di ghiaccio sono l’accumulo di neve e i flussi dei ghiaccio dal cuore dell’Antartide verso la costa. Durante il programma di ricerca sul campo gli scienziati misureranno anche l’accumulo di neve, la dinamica del ghiaccio e useranno nuove tecnologie per perforare il ghiaccio e misurare le temperature.

Durante studi precedenti abbiamo individuato aree chiave in cui ci aspettiamo di trovare i più antichi archivi di ghiaccio della Terra – spiega il professor Olaf Eisen (Alfred Wegener Institute), coordinatore del progetto. Ora dobbiamo verificarlo ed è importante per noi apprendere il più possibile riguardo i processi di deposizione e della dinamica del ghiaccio”. Oltre a questi interrogativi scientifici, il progetto ha anche l’obiettivo di mettere assieme l’esperienza tecnologica e scientifica necessaria per affrontare questo progetto di perforazione profonda, per rifinire la pianificazione scientifica e la gestione del progetto e per definire budget e finanziamenti. Per generare il massimo avanzamento scientifico sono coinvolte le più ampie comunità scientifiche europee dedicate alla paleoclimatologia e allo studio dei modelli climatici.

Fonte: Europe Direct Veneto

2-4 dicembre 2016, il Radicchio rosso di Treviso festeggia a Venezia 20 anni di indicazione geografica protetta con eventi e degustazioni aperti al pubblico

Radicchio-di-Treviso-e-CastelfrancoEra il 1996 quando il Radicchio Rosso di Treviso veniva riconosciuto come Indicazione Geografica Protetta. Nello stesso anno nasceva il suo Consorzio di Tutela, una organizzazione di produttori che, all’aprirsi di una nuova stagione, festeggia a Venezia con eventi e degustazioni aperte al pubblico.

Tre giorni di festa. Dal 2 al 4 dicembre, dalle 10 alle 18, nell’Istituto Provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà, si potranno degustare il Radicchio Rosso di Treviso e il Radicchio Variegato di Castelfranco, i soci proporranno il meglio della produzione a marchio, affiancati da aziende del territorio che presenteranno prodotti trasformati (dal panettone alla birra al Radicchio, dai formaggi alle mostarde). La manifestazione è ad ingresso libero e prevede cooking show e degustazioni di piatti tradizionali in collaborazione con le Pro Loco dell’Unpli e con l’Istituto Alberghiero Barbarigo di Venezia. L’iniziativa è realizzata grazie anche al coinvolgimento del Gruppo Ristoratori Marca Trevigiana e all’AEPE – Associazione Esercizi Pubblici Venezia.

Programma. Venerdì 2 dicembre, ore 12:30 apertura al pubblico della mostra del Radicchio, ore 16:00 cooking show chef Leonardo Poma, ore 18:00 chiusura della mostra. Sabato 3 dicembre, ore 10:00 apertura della mostra, ore 11:00 cooking show chef Maurizio Gallina, ore 15:00 visita guidata gratuita alla chiesa della Pietà e al percorso museale della chiesa della Pietà Vi.Ve. Vivaldi Venezia, ore 16:00 cooking show chef Maurizio Gallina, ore 18:00 chiusura della mostra. Domenica 4 dicembre. Ore 10:00 apertura della mostra, ore 11:00 cooking show chef Mirko Migotto, ore 15:00 visita guidata gratuita alla chiesa della Pietà e al percorso museale della Chiesa della Pietà Vi.Ve. Vivaldi Venezia, ore 16:00 cooking show chef Daniele Busatto, ore 18:00 chiusura della mostra.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso Igp

Il turista (anche rurale) globalizzato va educato al bello

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Martellago in provincia di Venezia: convegno sul turismo rurale e la ricorrente sensazione di essere di fronte ad un parterre di relatori marziani ad iniziare dall’assessore al turismo della Regione Veneto, Federico Caner, che magnifica l’articolo 48 del Collegato alla Legge di Stabilità, grazie al quale si potrà costruire a fini turistici case ovunque: sugli alberi, sui fiumi, nelle botti da caccia, nelle grotte; aldilà di qualsiasi giustificata osservazione di carattere ambientalista, bisogna domandarsi: la questione è ampliare l’offerta turistica o piuttosto qualificarla? Vale a dire: c’è bisogno di attrarre visitatori bizzarri, che vogliono dormire su un ramo o piuttosto completare il Museo Archeologico d’Altino (Ve)?

La questione è la solita: dobbiamo sempre rincorrere le mode turistiche o vogliamo educare i nostri ospiti a frequentare il nostro Paese per quello che è e che ha, cioè il più grande concentrato di bellezze (artistiche, produttive, paesaggistiche, enogastronomiche…) del mondo? Qualcuno, insomma, vuole cominciare a spiegare ad uno straniero che Venezia non la si può visitare in mezza giornata intruppati dagli intromettitori e che se si sceglie un agriturismo non si può pretendere la piscina e la televisione in camera, bensì animali da cortile e filò serale?

Le domande sono sempre le stesse di fronte ad un Paese turisticamente mal frequentato; le risposte purtroppo anche.

Vino: il Testo Unico è legge

Vino con grappoloCon l’approvazione definitiva alla Camera dei Deputati, dal 28 novembre 2016 il Testo unico del vino è legge. “Finalmente diamo ai produttori una sola legge di riferimento con 90 articoli che riassume tutta la normativa precedente. Un’operazione di semplificazione che era attesa da anni e che consente di tagliare burocrazia, migliorare il sistema dei controlli, dare informazioni più trasparenti ai consumatori. Col Testo unico possiamo contribuire a rafforzare la crescita di un settore che già oggi vale più di 14 miliardi di euro e con un export che supera i 5,5 miliardi”, ha commentato il Ministro Maurizio Martina.

La legge si concentra in particolare su un’operazione concreta di semplificazione su produzione, commercializzazione, denominazioni di origine, indicazioni geografiche, menzioni tradizionali, etichettatura e presentazione, gestione, controlli e sistema sanzionatorio. Un’unica legge di riferimento per il settore con un impianto chiaro che favorisce i produttori e gli operatori del settore e che porta a uno snellimento burocratico molto importante. Spazio all’innovazione con la possibilità di introdurre in etichetta sistemi di informazione al consumatore che sfruttino le nuove tecnologie contribuendo ad aumentare la trasparenza.

Tra le novità apportate dalla riforma è prevista una disposizione sulla salvaguardia dei vigneti eroici o storici al fine di promuovere interventi di ripristino recupero e salvaguardia di quei vigneti che insistono su aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico. Importante innovazione anche nella tutela del prodotto contro la contraffazione. I controlli sulle imprese del settore vitivinicolo confluiscono nel registro unico dei controlli (RUCI) a prescindere se siano o no imprese agricole.

A questo link, si può scaricare la versione integrale del testo del Disegno di Legge.

Fonte: Servizio Stampa Ministero delle Politiche Agricole

Azione UE per il clima, la Corte dei conti europea denuncia serio rischio che il target di spesa del 20 per cento non sia raggiunto

SmogIn risposta ai cambiamenti climatici, l’UE ha deciso di spendere a favore dell’azione per il clima almeno il 20 per cento del proprio bilancio per il periodo 2014‑2020. Questo target dovrebbe essere raggiunto integrando l’azione per il clima nei vari settori d’intervento e nei fondi previsti dal bilancio dell’UE. La Corte dei conti europea ha verificato, quindi, la probabilità che il target venga conseguito e che l’approccio della Commissione europea porti a finanziamenti più cospicui e mirati a favore dell’azione per il clima.

I lavori in corso sono ambiziosi e sono stati compiuti progressi. In assenza di maggiori sforzi, però, rimane il forte rischio che il target del 20 per cento non sia raggiunto. Nel Fondo europeo di sviluppo regionale e nel Fondo di coesione l’attuazione del target ha comportato interventi più attenti e mirati all’azione per il clima. Nei settori dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca, nonché nel Fondo sociale europeo non vi è stata, invece, una svolta significativa in tale direzione. “Vi è un serio rischio che non venga raggiunto il target dell’UE di spendere almeno un euro su cinque del proprio bilancio a favore dell’azione per il clima tra il 2014 e il 2020”, ha dichiarato Phil Wynn Owen, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Nonostante i progressi compiuti, l’evoluzione rimane perlopiù costante in importanti settori di spesa. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero vagliare tutte le potenziali opportunità e assicurare una svolta concreta a favore dell’azione per il clima”.

Azioni sopravvalutate. Secondo la Commissione, la percentuale di finanziamenti dedicata all’azione per il clima tra il 2014 e il 2016 è stata in media del 17,6 per cento. Per raggiungere il target globale fissato per il bilancio UE entro la fine del 2020, la Corte stima che sarebbe necessario aumentare a una media del 22 per cento il tasso di finanziamento per il clima nel periodo dal 2017 al 2020 compresi.  Dall’audit della Corte è emerso che le stime della Commissione sono basate su ipotesi di spesa agricola destinata all’azione per il clima che portano a sopravvalutazioni e sono inficiate dalla mancanza di un’adeguata giustificazione. La Corte ha calcolato che, se si applicano le metodologie adottate a livello internazionale alla spesa per l’attività agricola e lo sviluppo rurale, il contributo previsto di questi settori risulterebbe inferiore di circa 33 miliardi nel periodo 2014‑2020, pari a circa il 15 % del target complessivo.

Nel settore della ricerca, il programma Orizzonte 2020 è in ritardo rispetto al proprio target di destinare il 35 % all’azione per il clima, poiché il suo contributo si colloca attualmente al 24 per cento per il periodo 2014‑2017. A detta della Corte, la Commissione non dispone di un piano d’azione dettagliato che stabilisca come recuperare terreno. Nelle raccomandazioni alla Commissione, la Corte segnala la necessità di un solido esercizio di consolidamento pluriennale per avanzare verso il target del 20 per cento, di una rendicontazione organica e di un monitoraggio dei risultati, nonché di una valutazione solida e realistica delle esigenze connesse ai cambiamenti climatici. Raccomanda inoltre di correggere le stime in eccesso relative alla spesa per lo sviluppo rurale e di redigere piani d’azione per i settori in ritardo. Infine, raccomanda di sondare tutte le opportunità potenziali per assicurare una più decisa e concreta svolta a favore dell’azione per il clima.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea