• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Salute delle piante, più controlli contro l’afflusso di parassiti nella Ue

paesaggio olivicoloI parassiti e le malattie non rispettano i confini nazionali, ecco perché è così importante avere precise norme in tutta l’UE per proteggere l’agricoltura, l’orticoltura e la silvicoltura, attraverso un approccio proporzionato e basato sul rischio, che preveda un più rapido processo decisionale, un’azione più rapida e una migliore cooperazione tra gli Stati Membri.

Su questi principi si fonda il nuovo regolamento UE che introduce dei meccanismi preventivi di risposta rapida all’importazione sospetta di piante, intensifica gli sforzi di sorveglianza sui parassiti nell’UE e richiede a tutti gli Stati Membri di elaborare piani di emergenza per le epidemie. L’UE in questo modo ha inteso rafforzare le sue difese, agendo sull’anello più debole – quello normativo – in quanto molti nuovi parassiti e malattie emergono in continuazione e la globalizzazione, il cambiamento climatico e il commercio aumentano il rischio di future epidemie.

Cosa cambia con la nuova normativa? Quali sono le principali novità introdotte dalla nuova normativa? Vediamo in estrema sintesi i punti essenziali. Introduzione di un meccanismo di valutazione preliminare per identificare rapidamente le piante e i prodotti vegetali provenienti da Paesi terzi che potrebbero rappresentare rischi nuovi, un alto tasso di parassiti o altri rischi per la salute delle piante che autorizzi la Commissione europea a vietarne l’ingresso nell’UE. Estensione della richiesta del certificato fitosanitario per tutte le piante e i prodotti vegetali provenienti da Paesi terzi, indipendentemente dal fatto che essi siano importati da operatori professionali, da clienti dei servizi postali, da clienti internet o da passeggeri nei loro bagagli. Saranno esentati solo i viaggiatori privati che importano piccole quantità di piante a basso rischio. Il sistema di “Passaporto delle piante” è esteso a tutti i movimenti di piante per coltivazione all’interno dell’UE, comprese quelle ordinate tramite vendita a distanza. Saranno esentati solo i prodotti forniti direttamente agli utenti finali non professionisti, come ad esempio i giardinieri non professionisti. Tutti gli Stati Membri devono istituire programmi di indagini pluriennali per garantire la tempestiva individuazione di parassiti pericolosi e piani di emergenza per ogni parassita in grado di entrare nel loro territorio. Le Autorità degli Stati Membri possono imporre misure di eradicazione anche in luoghi privati, in modo da eliminare tutte le fonti di infestazione, ma solo nella misura necessaria per tutelare l’interesse pubblico. I coltivatori che subiscono misure di eradicazione necessarie per eliminare parassiti specifici potranno beneficiare di un equo compenso.

Fonte: Europe Direct Veneto

La collega Arga Lisa Bellocchi eletta vicepresidente di Enaj, l’associazione europea della stampa agroalimentare

lisa-bellocchi

Lisa Bellocchi

Arga Interregionale Emilia Romagna, Marche, Umbria, Rsm) annuncia con orgoglio e soddisfazione la nomina della sua presidente, Lisa Bellocchi, alla vicepresidenza di ENAJ – European network of agricultural journalists -, associazione europea della stampa agroalimentare, che raggruppa le associazioni nazionali dei giornalisti specializzati in agricoltura di 22 Paesi. L’elezione è avvenuta a Bologna, in occasione della riunione del Board, nel corso del quale è stato indicato anche il nuovo presidente: al belga Jef Verhaeren (che ha guidato l’associazione dal 2011 e che rimane “honorary chairman”) succede la giornalista tedesca Katharina Seuser.

Un network sempre più ampio. Lisa Bellocchi, referente di UNAGA per i rapporti internazionali, rappresentava già l’Italia nel Consiglio di ENAJ e nell’Esecutivo di IFAJ, la Federazione mondiale dei giornalisti agricoli. Professionalmente, la specializzazione in agricoltura si era maturata curando e conducendo per oltre dieci anni le trasmissioni televisive nazionali RAI “Italia Agricoltura” e “Prodotto Italia”. Durante la riunione del Consiglio, oltre al rinnovo delle cariche, si è proceduto alla verifica dei nuovi Paesi i cui giornalisti agricoli chiedono di far parte di Enaj: Grecia, Polonia, Estonia e Lettonia. Compito dell’European Network è mettere in contatto tra di loro e con i vertici delle istituzioni europee i giornalisti che si occupano stabilmente di politica ed economia agricola. Il Board di Bologna è stata occasione, per i consiglieri – convenuti anche da Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia- di partecipare alla conferenza stampa introduttiva, alla cerimonia inaugurale ed alla visita dei padiglioni di EIMA, la grande fiera biennale della meccanizzazione agricola realizzata da FederUnacoma.

Fonte: Arga Interregionale Emilia-Romagna Marche Umbria Repubblica San Marino

Dal cioccolato l’energia per iniziare una seconda vita, una storia al femminile in provincia di Padova

silvana-solagna-theocacao

Silvana Solagna

(di Marina Meneguzzi) Volere è potere. A dimostrarlo, ancora una volta, è la storia di Silvana Solagna, che dopo la perdita del lavoro, in tempi non facili per nessuno, certo, ha saputo reinventarsi la vita, scegliendo come nuova professione ciò che la appassionava di più da qualche anno a questa parte, il cioccolato, folgorata come è stata dalle fave di cacao durante un viaggio nell’isola di Guadalupa.

vanessa-trevisan

Vanessa Trevisan

Operatrice del neo Bio Distretto dei colli Euganei. I soci Argav hanno conosciuto la sua storia  lo scorso 18 novembre, grazie a Vanessa Trevisan, sindaca di Vo’ che, accogliendoci nelle sale del MuVi, ha voluto presentarci un esempio di operatore economico del neo Bio Distretto dei colli Euganei, costituito nella sede del Consorzio vini, e sottoscritto da 31 soggetti tra comuni, aziende vitivinicole, olivicole e ortofrutticole, associazioni di tutela e promozione del territorio, unitamente ad altri soggetti pubblici e privati che operano nei Colli Euganei. L’associazione, senza scopo di lucro, mira a promuovere le pratiche di produzione biologica, sia in agricoltura che in zootecnia, come in ambito forestale e più in generale con riguardo alla gestione del paesaggio. Oltre a ciò, tende a sostenere e promuovere il biologico affinché divenga un principio ispiratore per un modello di sviluppo sostenibile dell’intera area euganea.

tehocacao

cioccolatini theocacao

Domenica 27 novembre, a Este si gusta e si degusta, ingresso libero. Ma torniamo a Silvana. Che alla fine del nostro direttivo, ospitato nelle sale del MuVi, ci ha fatto assaggiare alcune eccellenti tavolette di cioccolato preparate nei laboratori di Theocacao, la cioccolateria che ha aperto ad Este, in provincia di Padova. “La cioccolateria è un’arte che matura giorno dopo giorno e nel corso degli anni aiuta a guardare la vita con maggiore dolcezza“, ha raccontato emozionata Silvana, desiderosa di far percepire, nell’assaggio delle sue creazioni, l’accuratezza con cui sceglie le migliori qualità di cacao disponibili nel mercato, Trinitario e soprattutto Criollo, l’attenta lavorazione manuale e la cura meticolosa che profonde nelle ricette usate per creare piccoli capolavori, che hanno già trovato estimatori in diverse città d’Italia (a Venezia potete trovare i suoi prodotti al Florian). Nel salutarci, Silvana ha lanciato un dolce invito, aperto a tutti: domenica 27 novembre dalle 16 alle 19 aprirà le porte della sua cioccolateria estense (via De Antoni 19) per una degustazione gratuita di cioccolato e vino (Ca’Lustra), maggiori info tel. 331 6514444 oppure info@theocacao.it.

 

A Vidor (TV) la prima stalla in Italia gestita con un’app

fabio-curto2

Fabio Curto

Dalla mungitura all’allattamento dei vitelli, dall’alimentazione al controllo delle malattie: tutto con un’app. È di Vidor, in provincia di Treviso, la prima stalla interamente robotizzata d’Italia, dove con un unico software viene tenuto sotto controllo l’intero andamento dell’allevamento.

2 dicembre, la stalla apre le porte. Si tratta dell’azienda agricola Ponte Vecchio, che venerdì 2 dicembre presenterà in anteprima assoluta la novità con un Open day nazionale, in collaborazione con Lely, azienda leader mondiale nella robotizzazione degli allevamenti, che punta a far scoprire come l’automazione si possa adattare all’allevamento zootecnico da latte. Durante l’evento, che si svolgerà dalle 10 alle 16, sarà possibile vedere in anteprima come lavora il nuovo software gestionale del robot, massimizzando l’efficienza della stalla.

Un software controlla i robot che gestiscono mungitura, alimentazione e allattamento
. “Ci sono già aziende in Italia ad avere adottato la tecnologia in alcune fasi della produzione, ma la nostra è la prima ad essere completamente robotizzata – spiega Fabio Curto, che conduce l’azienda con i familiari ed è presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto -. La novità è che tutto è controllato dal computer o da un’app sullo smartphone con un unico software gestionale, in maniera costante e continua 24 ore su 24, a garanzia non solo di una maggiore efficienza produttiva, ma anche del benessere degli animali e di una maggiore qualità della produzione. In qualsiasi parte del mondo io sia, basta che apra la app sul telefonino per avere sotto controllo la situazione delle stalle e sapere se le vacche mangiano e quanto mangiano, se hanno qualche problema sanitario, quanto latte fanno, se sono in calore e se hanno la mastite, se i vitellini vengono allattati a sufficienza. Qualsiasi tipo di anomalia o non conformità viene segnalata dal sistema, così come è possibile conoscere i dati sull’efficienza dell’allevamento, sulla produzione, sul consumo dell’energia».

famiglia-curto

Famiglia Curto

Innovazione, con un occhio di riguardo alla tradizione. L’azienda Ponte Vecchio è una realtà storica, fondata da Sebastiano Curto negli anni Cinquanta, costruita all’interno di un vecchio mulino vicino al ponte che, attraversando il Piave, unisce la pianura trevigiana a Valdobbiadene. Oggi le redini sono in mano ai giovani che, in un momento di crisi come quella che sta attraversando il settore lattiero-caseario, hanno voluto con coraggio puntare sul futuro in maniera importante, innovando in tecnologia e management aziendale fino ad arrivare ad essere un unicum da imitare. «Lo sviluppo tecnologico non ci fa perdere il fil rouge che ci lega alla tradizione – avverte Curto -, che la nostra azienda porta avanti sia nella trasformazione dei prodotti, sia nella gestione attenta del territorio. Riteniamo, però, che oggi sia fondamentale evolversi al passo con le più moderne tecnologie produttive, per far fronte a diversi e nuovi scenari. Le tecnologie ci sollevano da gran parte del lavoro manuale, consentendoci un’organizzazione più svincolata dagli orari: a Natale non devo più, ad esempio, alzarmi alle 5 per mungere, perché posso organizzare tutto con il software. Ma anche la qualità e la produzione migliorano, perché le vacche si possono mungere fino a cinque volte al giorno con meno probabilità di mastite, in quanto la ghiandola mammaria è meno stressata. I dati parlano da soli: da quando abbiamo introdotto i macchinari i capi sono aumentati del 25 per cento, così come la produzione di latte». L’azienda Ponte Vecchio munge attualmente 120 vacche con due robot Lely Astronaut, un box dotato di un braccio meccanico. Con un Lely Vector, un robot dotato di un grande serbatoio, viene distribuito il cibo, mentre l’allattamento dei vitellini viene garantito da un robot Lely Calm, fornito di ciuccio. Ovviamente, la presenza dell’uomo è sempre necessaria per il controllo delle macchine e nelle diverse fasi della produzione.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

25 novembre 2016, incontro Argav-Wigwam, si parla di viticoltura, interscambi Italia-Camerun, innovazioni green in aree a declino industriale, aziende agricole che finanziano restauri d’arte

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Venerdì 25 novembre 2016, a partire dalle ore 19, i soci Argav si ritroveranno per la consueta  conviviale mensile al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD). Per l’occasione, saranno ospiti Giovanni Cargnello, co-presidente “International Academy of Vine and Wine” (F) per illustrare il progetto della “Grande Filiera Metaetica 4.1C”, Eliot Ngounou, linkman della Wigwam Community Ville de Yaoundè per illustrare il progetto di interscambio Italia-Camerun, Graziano Tassinato, R&D and Energy Manager VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia per presentare il progetto “GPL Greenpropulsionlaboratory”, vincitore del primo premio 2016 della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, quale progetto di “… assoluto valore innovativo nello sviluppo della green industry in aree a declino industriale”, Paolo Tamai, agricoltore, per parlare della sua azienda “Gli Orti di Venezia”, parte dei cui proventi servono a finanziare restauri d’arte nel centro storico lagunare. Inoltre, sarà presente anche Ivano Manzato, scrittore, per presentare il suo libro “Pirimpino e la casa del tempo – Tra l’infanzia negata, piccoli segni di speranza“.

 

Prezzi uve 2016 in Veneto, Treviso e Padova meglio di Verona, varietà Glera (Prosecco) spicca il volo

prosecco2Esaminando i dati delle Borse Merci delle Camere di Commercio di Verona, Treviso e Padova, si calcola che quest’anno l’incremento medio del prezzo delle uve ha raggiunto nel Veneto un +5,5% rispetto al 2015.

I diversi prezzi. Tuttavia, nel confronto tra le diverse province, è possibile osservare come le quotazioni sulla piazza di Verona siano rimaste mediamente invariate rispetto al 2015 (+0,3%), mentre a Treviso e Padova si registra un incremento rispettivamente pari all’8,7 e all’8%. Ne consegue che mentre Verona conferma un prezzo medio di 0,69 euro per chilo di uva raccolta, Treviso consolida la leadership regionale con una media di 0,83 €/kg, mentre Padova riduce il distacco da Verona salendo a 0,53 €/kg. Il prezzo medio per l’intera regione è calcolato in 0,68 €/kg.

I vitigni/1. L’analisi all’interno delle diverse tipologie di uva consente di individuare nella presenza o meno di uve Glera, utilizzate per la produzione del Prosecco nelle sue diverse denominazioni, la discriminante più importante tra l’andamento delle quotazioni veronesi e quello delle altre province. A Treviso le quotazioni delle uve Glera sono risultate in aumento rispetto all’anno precedente, ma in misura diversa a seconda della tipologia: Cartizze Docg +4,2%, Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene Docg +9,1%, Prosecco Doc +15,4%. A Padova il prezzo della Glera per la produzione di Prosecco Doc è salito del 20% e analogo aumento è stato osservato per il Serprino Doc, un vitigno riconducibile alla famiglia dei Prosecchi.

I vitigni/2. Per quanto riguarda le altre tipologie di uva, quelle utilizzate per la produzione dei rossi veronesi hanno avuto quotazioni stabili o in calo (Bardolino -6,6%, Amarone -2,3%, Valpolicella invariato). In leggero calo anche Custoza (-4,7%) e Soave (-2,8%), in aumento le quotazioni delle uve Valdadige Doc (+12,5%), Chardonnay e Pinot Bianco Igt (+6,3%) e Lugana Doc (+2,8%). A Treviso, oltre alla varietà Glera, sono risultati in crescita i prezzi di tutte le tipologie tranne Pinot bianco e Chardonnay Igt (-8,6%), Tai Igt (-11,8%) e Pinot nero Igt (-4,8%). Da notare i significativi aumenti delle quotazioni delle uve complementari utilizzate per il taglio con Prosecco Doc (+29%) e delle rosse comuni, Merlot e Malbeck (+20%). Sulla piazza di Padova, oltre alle uve già citate, hanno beneficato di rilevanti incrementi di prezzo la Rabosa Igt (+20,6%) e soprattutto la Friulara Docg Bagnoli che ha più che raddoppiato la propria quotazione (+140%). In calo invece le uve del Colli Euganei Fior d’Arancio Docg (-8%).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Il contrasto al cambiamento climatico passa anche attraverso la filiera della birra

bicchiere birraIl CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nell’ambito delle attività del progetto Birraverde della Rete Rurale Nazionale ha sviluppato, secondo un modello di economia circolare, alcune soluzioni per il recupero e riutilizzo degli scarti di produzione della birra (trebbie, lieviti esausti e acque di processo), pari circa al 90% delle materie prime utilizzate.

In particolar modo, dal punto di vista energetico, le trebbie se trattate (essiccate) possono divenire pellet per la produzione di calore reimpiegabile nel ciclo produttivo della birra o biochar (carbone vegetale) a seguito di un processo termochimico di pirogassificazione condotto con reattore pirolitico su piccolissima scala. Per quanto riguarda il pellet, i ricercatori del CREA, dopo aver sottoposto i campioni di trebbie di alcuni birrifici artigianali laziali ad analisi chimica per valutarne il potere calorifico e il contenuto in ceneri, hanno confermato l’impiego delle stesse quali combustibile per uso energetico grazie agli alti contenuti di carbonio e idrogeno, che conferiscono alle trebbie un elevato potere calorifico.

Impianti di produzione di piccola scala. Il modello impiegato è basato su impianti di produzione di piccola scala, adatti per l’impiego nei microbirrifici. Tale modello di trasformazione consente anche di contenere i costi derivanti dall’acquisto di pellet presenti sul mercato, producendo dei margini economici anche in condizioni di scarso sfruttamento dell’impianto (160 h/anno di utilizzo). I ricercatori del CREA, inoltre, hanno effettuato alcuni test preliminari per verificare la possibilità di produrre biochar da trebbie sfuse e da pellet 100% di trebbie. Attraverso un processo di pirolisi le trebbie disidratate e quelle pellettizzate hanno prodotto il biochar (contenuto in Carbonio= 90%), in un processo cosiddetto zero waste.

Ad oggi il biochar viene considerato un buon ammendante agricolo, con alto contenuto di carbonio e azoto, in grado di favorire la ritenzione idrica e degli elementi nutritivi, riducendo quindi il fabbisogno di acqua e di fertilizzanti chimici. Grazie alla sua struttura compatta, non viene degradato dai microrganismi presenti nel suolo, favorendo così lo stoccaggio del carbonio nel terreno, evitandone quindi il ritorno in atmosfera sotto forma di CO2 (come nel caso dei residui di potatura). Il biochar, pertanto, risulta l’unica tecnica di mitigazione dei cambiamenti climatici carbon negative, in grado cioè di sequestrare più carbonio di quanto ne emetta per produrre energia (ad ogni kg di biochar prodotto corrispondono 3 kg di CO2 sottratti dall’atmosfera). Queste sue peculiarità hanno fatto sì che venisse inserito nell’agenda dei prossimi negoziati internazionali sui cambiamenti climatici come strategia di mitigazione del cambiamento climatico. Il CREA è attualmente impegnato in ulteriori prove per la caratterizzazione del biochar ottenuto e il suo impiego in agricoltura.

Fonte: Europe Direct Veneto

Latte, tutti gli indici della crisi del settore

quote_latteSale il prezzo del latte spot, ma il beneficio ricade in favore della minoranza dei produttori, circa 1 su 10, l’equivalente del latte venduto al di fuori di contratti preesistenti. E la situazione nelle stalle, secondo le indagini realizzate dagli esperti de L’Informatore Agrario, rimane pessima per 8 aziende su 10. Mentre i pochi virtuosi che fanno reddito (10%) ce la fanno grazie a una gestione perfetta ma ancor più in virtù di un’incidenza light di ammortamenti e oneri finanziari; un peso leggero sul bilancio aziendale che però pochi possono permettersi. E’ questo, in estrema sintesi, quanto è emerso nel convegno “Crisi da zootecnia da latte: la sfida si vince con gli indici di efficienza economica e tecnica”, organizzato a Cremona Fiere da L’Informatore Agrario in collaborazione con l’ente fieristico e il Servizio di assistenza tecnica agli allevamenti dell’Associazione allevatori della Regione Lombardia.

Poche le stalle che raggiungono il punto di pareggio. Le ‘stalle eccellenti’, secondo l’agronomo Michele Campiotti, che ha studiato quaranta aziende da latte del Nord Italia, battono la volatilità più drammatica della storia del latte italiano solo se mettono in fila un ‘percorso netto’ statisticamente difficile, in grado però di fissare il punto di pareggio a 31,46 euro ogni 100 litri di latte, di far registrare una produzione lorda vendibile per vacca di 4.883 euro e di marginalizzare ben il 14,5% della produzione lorda vendibile (plv). Una media ‘nordeuropea’, che si consegue a patto che si rientri in parametri rigorosi. A partire da un costo totale della produzione sotto i 40 euro, oppure con le spese per l’alimentazione a meno di 24 euro/100 al litro, della manodopera a meno di 7 di euro/100 L, di ammortamenti e oneri finanziari (meno di 4 euro/100 L) che non possono pesare più del 10% della plv. Il problema è che su quest’ultima voce per 6 aziende su 10 l’incidenza è maggiore fino a 3-4 volte rispetto l’indice di sostenibilità.

Tre crisi in meno di dieci anni. Per Ermanno Comegna, analista de L’Informatore Agrario: “Questa è la terza crisi ciclica registrata in Europa dal 2007 a oggi, ed è la peggiore se non altro per la sua durata – che arriva ormai a 50 mesi – e per il permanere di lunghi periodi ben sotto il livello medio di lungo periodo, fissato a 32,65 euro al quintali”. Una volatilità, fanno notare gli analisti, che pesa in modo determinante sugli allevatori europei e “la cui soluzione potrebbe arrivare attraverso un cambio di approccio da parte delle imprese zootecniche a livello individuale e collettivo”. In particolare per i produttori italiani il cui prezzo medio nell’ultimo decennio è stato comunque superiore del 10% rispetto a quello UE, ma va rilevato che questa forbice si va sempre più assottigliando: nel decennio precedente infatti il plus di valore del latte italiano rispetto a quello UE era di circa il 15%.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Oggi a Padova i vignaioli dei colli Euganei si raccontano attraverso i vini di ieri, oggi e domani. E per chi non potesse andare nella città del Santo, c’è sempre il MuVi a Vo’.

novembre-patavino(di Marina Meneguzzi) Oggi, domenica 20 novembre, dalle 13 alle 20, nella sala Rossini del Caffè Pedrocchi di Padova, 18 cantine socie del Consorzio Tutela vini Colli Euganei si raccontano agli eno-appassionati in un percorso di degustazione tra passato, presente e futuro. Ogni produttore proporrà, infatti, 3 vini: il vino che rappresenta la memoria storica dell’azienda, il vino motivo di orgoglio di oggi, una prova di botte o l’ultimo nato che sarà il vino di domani. Alle 18.00, in Sala Egizia, a raccontarsi saranno invece Massimo Carlotto, romanziere, Maurizio Camardi, musicista, Gigi Peruzetto, vignaiolo e co-protagonista dell’ultimo libro di Carlotto (ingresso libero alla manifestazione, per chi volesse degustare i vini, costo 10,00 euro).

muvisociargav

i soci Argav all’ingresso del MuVi

MuVi, un’offerta museale accattivante ed esaustiva. I soci Argav hanno avuto la possibilità di assaggiare alcuni dei vini presenti al Pedrocchi, peraltro davvero interessanti, in occasione della visita al MuVi (Museo del vino), effettuata a Vo’ lo scorso 18 novembre. Accompagnati da Andrea Gianesini, segretario del Consorzio e nostro cicerone e Lisa Chilese, responsabile promozione e sommelier, abbiamo visitato la struttura inaugurata nel 2015 ed ospitata all’interno dell’edificio in cui si trovano anche gli uffici del Consorzio di Tutela. Proprio la condivisione degli spazi con altre realtà associative, hanno guidato la realizzazione del percorso museale verso una proposta informativa fatta di documenti, fotografie e testi, limitando la parte espositiva ad alcuni oggetti. Accattivante ed esaustiva, in ogni caso, l’offerta museale, ad iniziare dalle suggestioni “magmatiche” di esplosioni sottomarine che catturano l’attenzione del visitatore all’ingresso, per comunicare una delle caratteristiche principali del terroir dei colli Euganei, l’origine vulcanica.

brindisisociargavmuvi

Un brindisi durante la degustazione a fine visita del MuVi con i nostri anfitrioni, Andrea Gianesini e Lisa Chilese

Il museo consente di apprendere la storia della viticoltura nell’area euganea, dalla genesi ad oggi, attraverso distinte sezioni dedicate a clima, terroir e pedologia, coltivazione della vite e produzione del vino nel tempo (dai primi insediamenti dei Veneti antichi al Medioevo, dall’Illuminismo e la Serenissima all’Ottocento, narrando la rivoluzione della viticoltura). Particolare attenzione viene data alle eccellenze vinicole del territorio, mettendo in risalto origine e storia del Moscato e del Serprino, la nascita della Festa dell’uva a Vo’ e del Consorzio Tutela dei Vini. In conclusione alla visita museale, viene prevista solitamente anche una degustazione, effettuata in una bella sala allestita con materiale didattico adatto a far scoprire le qualità olfattive e gustative dei vini euganei (prenotazioni visite guidate tel. 049-5212107).

 

Consiglio dei ministri Agricoltura e Pesca europeo di metà novembre 2016, cosa è stato discusso

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIn occasione del Consiglio Agricoltura e Pesca europeo avvenuto tra il 14 e il 15 novembre 2016, i Ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sulla proposta della Commissione che fissa gli stock di pesca per il 2017 e il 2018 nelle acque profonde. Inoltre, è stata discussa una serie di questioni riguardanti il benessere degli animali, la peste suina africana, la dermatite nodulare, l’uso delle Indicazioni Geografiche sui prodotti alimentari e la resistenza antimicrobica. La Commissione europea ha presentato anche la relazione finale sulla crisi dei mercati agricoli, comprendente uno studio sull’impatto delle concessioni fatte dall’UE nell’ambito degli accordi di libero scambio in materia agricola. Si è discusso, infine, del futuro della Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2020 e sul ruolo della ricerca e dell’innovazione in agricoltura.

Crisi dei mercati. L’ex Ministro olandese per l’Agricoltura, Cees Veerman, presidente della Task Force “Mercati Agricoli” della Commissione europea, in occasione della riunione di Consiglio ha presentato un rapporto in tema di concorrenza sleale nella catena di approvvigionamento alimentare nell’UE. Obiettivo del lavoro della Task Force, composta da dodici esperti indipendenti, è stato quello di individuare le falle esistenti nella catena e cosa si dovrebbe fare per migliorare la posizione degli agricoltori in termini di redditività. La Commissione europea – tramite il Commissario Hogan – si è impegnata a prendere in considerazione le raccomandazioni indicate nel rapporto al fine di fornire una risposta politica adeguata, peraltro già contemplata nel programma di lavoro del 2017 dell’Esecutivo.

Le preoccupazioni degli agricoltori europei. Tra le principali preoccupazioni che ormai da troppo tempo stanno investendo gli agricoltori europei vi è il peso della volatilità dei prezzi e il prolungato periodo di prezzi bassi dei prodotti agricoli. Per questo il rapporto della Task Force indica che il quadro politico che regola la catena di approvvigionamento “può e deve essere migliorato”. Da qui la necessità di introdurre nuove regole a livello comunitario in grado di colpire le pratiche sleali e avviare negli Stati Membri dei regimi di applicazione efficaci (per esempio, attraverso la creazione della figura di un giudice). Altre raccomandazioni includono l’aumento della trasparenza del mercato e il rafforzamento della cooperazione tra gli agricoltori, facilitando l’accesso degli stessi ai finanziamenti e migliorando l’adozione di strumenti di gestione del rischio.

Raccomandazioni. In particolare, la relazione della Task Force raccomanda che: per migliorare la trasparenza del mercato si preveda l’introduzione obbligatoria della comunicazione dei prezzi e la fornitura di dati più tempestivi e standardizzati; per quanto riguarda le pratiche sleali, dato che le iniziative volontarie si sono rivelate sì utili ma comunque insufficienti, gli esperti chiedono l’introduzione a livello europeo di una applicazione più efficace. Altre raccomandazioni riguardano i contratti scritti obbligatori che dovrebbero apportare maggiori benefici agli agricoltori; in termini di rafforzamento della cooperazione tra gli agricoltori, le regole in tema di organizzazione collettiva e di diritto della concorrenza dovrebbero essere più chiare ed efficaci al fine di migliorare effettivamente le opportunità per gli agricoltori; per facilitare l’accesso degli agricoltori ai finanziamenti esiste la possibilità di un maggiore utilizzo degli strumenti finanziari, per i quali oggi non vi è un ruolo per la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che invece potrebbe essere coinvolta nello sviluppo di numerosi servizi; sulla questione della gestione dei rischi, gli strumenti esistenti devono essere migliorati. I mercati dei futures offrono agli agricoltori un importante strumento, ma molto resta ancora da fare in termini di sensibilizzazione e formazione.

Le sfide della PAC dopo il 2020. Il rapporto della Task Force ha esaminato anche una serie di questioni che influenzeranno il dibattito relativo la Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2020 in rapporto alle sfide sui cambiamenti climatici, la carenza di acqua e di energia da fonti fossili. In questo quadro si fa riferimento all’importanza di remunerare gli agricoltori per la fornitura di beni e servizi pubblici. Il rapporto suggerisce anche la possibilità di introdurre elementi di politica di gestione del rischio integrati a livello di UE. Infine, si sottolinea l’importanza della ricerca e dell’innovazione, nonché – proprio per rispondere alla sfide future – alla necessità di attirare nuovi giovani agricoltori nel settore.

Fonte: Europe Direct Veneto