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25 Novembre 2022, corso di formazione giornalisti al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD), tema i giornali di trincea

Schermata 2022-11-23 alle 22.49.30Un patrimonio da scoprire: dopo Caporetto, i giornali di trincea strumento di riscossa nazionale” è il tema cui è dedicato il corso di formazione, accreditato dall’Ordine dei Giornalisti, proposto dal Sindacato Giornalisti del Veneto ed organizzato da Argav, per venerdì 25 Novembre prossimo (dalle ore 18.30),  al Circolo di Campagna Wigwam ad Arzerello a Piove di Sacco (in via Porto,8). L’incontro, che darà diritto a 2 crediti formativi tramite iscrizione sulla piattaforma www.formazionegiornalisti.it, approfondirà la conoscenza di quello che fu un fenomeno peculiare ed irripetuto di comunicazione tra propaganda, umanità vera e forma d’arte. 

Relatore sarà Fiorenzo Silvestri (nella foto sopra di Trevisotodayblog), esperto d’arte illustrativa, ricercatore ed uno dei maggiori collezionisti italiani di giornali di trincea; seguiranno i contributi di Beatrice De Paolis, Mario Squizzato e Angelo Cecchinato per l’esperienza del Cantiere Partecipativo della Comunità Locale Wigwam di Padova Est “Storie di memorie dei caduti della Grande Guerra”, nonché di  Valeria Balasso, corrispondente della Comunità Locale Wigwam dell’Alto Vicentino per l’esperienza realizzata dal Cantiere Partecipativo “I giovani d’oggi e la Grande Guerra di Mario Rigoni Stern”. Introdurrà e coordinerà la serata Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

La seconda parte della serata (dalle ore 20.30) sarà dedicata alla conviviale mensile, dove saranno ospiti e proporranno degustazioni: Andrea Dian per la Confraternita del risotto alla Saonarese; Alessandro Agostini per la gastronomia artigianale Agostini Elio di San Martino di Lupari ed Elisa Dilavanzo per  l’Azienda Vitivinicola Maeli di Baone. La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti, previa comunicazione alla segreteria Argav (Mirka Cameran   e-mail:  argav@fastwebnet.it;   tel. cell.: 339 6184508). Il corso sui giornali di trincea sarà trasmesso in diretta anche sulla pagina FB @wigwamcircuit.  

Vino. L’Osservatorio Uiv/Vinitaly dà indicatori del settore in frenata, con -16% per i fatturati nel 2023

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Voci di costo lievitate e vendite in flessione, crollo della redditività, ansia da recessione. Per il vino italiano, reduce da anni di crescita importante sui mercati mondiali, il grande freddo è già arrivato, e si farà sentire per tutto il 2023. Lo dice l’indagine congiunturale dell’Osservatorio Uiv/Vinitaly, presentata nei giorni scorsi al wine2wine di Veronafiere, nel corso del convegno di filiera che ha aperto l’evento dedicato al vino.

Secondo lo studio, il surplus di costi registrato quest’anno dalle imprese italiane – 1,5 miliardi, l’83% in più, derivanti dai soli aumenti dei prezzi energetici e delle materie prime secche, come tappi, vetro e carta – complicherà i bilanci 2022 delle imprese. A partire dal Margine operativo lordo, previsto quest’anno al 10%, in discesa rispetto al 25% del 2021 e peggiore anche dell’annus horribilis 2020, quando l’indicatore di redditività riscontrato era al 17%. Ma la vera doccia fredda sarà nel 2023: in uno scenario recessivo il Mol andrà in caduta libera (4%), con un fatturato, a -16%, che in molti casi non riuscirà a coprire costi in decremento (-11%) ma comunque relativamente alti. In termini monetari, la riduzione del Mol attesa per l’anno prossimo è di circa 900 milioni di euro, attestandosi così a 530 milioni di euro contro il miliardo e 400 milioni del 2022 e i 3,4 miliardi del 2021. 

Relativamente al mercato, l’Osservatorio di Unione italiana vini e Vinitaly prevede per il 2022 una chiusura d’anno con vendite generali in calo dell’1% a volume (41,4 milioni di ettolitri), per un valore in aumento, grazie all’horeca e alla vendita diretta, del 6%, a 14,3 miliardi. Molto meglio l’estero sulla dinamica valoriale (+10% contro +1% del mercato italiano), mentre i volumi sono attesi stabili in Italia e in leggera contrazione sui mercati internazionali, in particolare Usa, Germania, ma anche Cina e ovviamente Russia. Il dato del valore – rileva l’analisi – non deve però trarre in inganno: l’incremento, del tutto inflattivo, del 7% sul prezzo medio non basta a coprire i costi, come dimostrato dalle richieste delle imprese alla distribuzione di aumentare i listini mediamente del 12%. 

DichiarazioniLuca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza delle Cooperative: “Il vino cooperativo si trova nelle stesse difficoltà in cui si trova l’intero settore: parliamo di costi ormai ingestibili, dall’energia alla logistica, e di difficoltà nel reperimento delle materie prime. Per la vendemmia 2021 riusciamo ad avere dei risultati soddisfacenti, ma per la prossima sarà impossibile non andare ad incidere sulla remunerazione dell’uva. Credo che ci sia un problema di aziende meno strutturate che dovranno per forza fare un percorso di accorpamento, di fusione o di ri-organizzazione: ci sono tante forme per diventare più competitive e in questo modo ridurre i costi. Sicuramente sarà un anno difficile, ci sono tanti problemi collegati ad uno scenario socio-economico-politico liquido, che dà insicurezza. Il mondo del vino deve fare squadra per far capire che siamo un’economia importante e che vogliamo un sistema vino maturo, che percorre la strada della sostenibilità”. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi: “Il vulnus del nostro settore è il divario tra domanda e offerta. Produciamo troppo: non possiamo impiantare continuamente, prima di fare il vino bisogna pensare a chi, dove e come venderlo. Quello della qualità è un problema risolto da tempo grazie proprio al lavoro degli enologi e dei produttori che ci permettono di svolgerlo. Ora è giunto il momento di lavorare sul rapporto tra domanda e offerta, e solo poi possiamo dare valore attraverso il patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese. Come ci insegnano i francesi, non dobbiamo parlare delle uve ma del nostro territorio, quello nessuno lo può rubare. Dobbiamo dare importanza a ciò che è nostro”. Micaela Pallini, presidente di Federvini: “Le aziende si trovano a fronteggiare momenti molto difficili. Quando si parla di misure antiinflazione, quindi di lavorare sui tassi di interesse, per l’Italia del vino occorre considerare i nostri 3 mercati di riferimento – Stati Uniti, Germania e Regno Unito – che iniziano a mostrare segnali di difficoltà. Negli Stati Uniti in particolare nel 2023 i tassi dovrebbero crescere del 5-7% e potrebbero arrivare al 10%. Questo è un tema molto importante perché influirà sui consumatori americani. Il grande tema per il prossimo anno è quello di alcool e salute: l’health warning irlandese purtroppo è andato avanti, nonostante il parere contrario di tanti. Tra i temi prioritari, quello dei fondi promozionali della Pac e degli accordi di libero scambio”. 

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Influenza aviaria, nel 2021-2022 la più grande epidemia in Europa

integrazione-dati-epidemiologici-aviaria-2016-2017L’epidemia 2021–2022 di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) è la più grande finora mai osservata in Europa. A dirlo sono i dati contenuti nel report congiunto EFSA, ECDC e Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria dell’IZSVe: 2.467 focolai nel pollame, 48 milioni di uccelli abbattuti negli stabilimenti colpiti, 187 rilevamenti negli uccelli in cattività e 3.573 eventi HPAI negli uccelli selvatici. Anche l’estensione geografica dell’epidemia è senza precedenti: dalle isole Svalbard al Portogallo meridionale e ad est fino all’Ucraina, colpendo 37 paesi europei.

Solo negli ultimi tre mesi, tra giugno e settembre 2022, è stato segnalato in Europa un numero mai registrato prima di casi di infezione da virus ad alta patogenicità (HPAI) di influenza aviaria in volatili selvatici e domestici. Come riporta il comunicato ufficiale di EFSA:sono 788 casi di virus HPAI in 16 Paesi dell’UE/SEE e nel Regno Unito: 56, 22 e 710 rispettivamente nel pollame, nei volatili in cattività e in quelli selvatici. L’insolita persistenza negli uccelli selvatici si è protratta per tutta l’estate verificandosi in 15 Paesi europei. Il virus ha raggiunto le colonie di riproduzione di uccelli marini sulle coste atlantica settentrionale e del Mare del Nord, causando una massiccia mortalità, in particolare in Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.”Contestualmente è stato pubblicato anche il report congiunto sui test per il rilevamento delle infezioni da virus dell’influenza zoonotica negli esseri umani e sulle misure di sicurezza sul lavoro per i lavoratori esposti. Il documento mira a fornire una guida su come identificare tempestivamente le infezioni umane trasmesse da virus influenzali animali, al fine di fornire un’allerta rapida e implementare le necessarie misure di prevenzione e controllo. Illustra inoltre gli obblighi dei datori di lavoro per la protezione dei lavoratori dall’infezione o in caso di focolai.

Rischio basso per l’uomo. “Nonostante la situazione eccezionale che si è verificata in Europa, al momento il rischio di spillover di un virus influenzale aviario dagli animali all’uomo è basso – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – “ma la situazione necessita di essere costantemente monitorata perché il virus è molto diffuso e può evolvere in senso negativo in ogni momento”. Infatti i virus zoonotici dell’influenza animale, principalmente aviaria e suina, possono trasmettersi dagli animali all’uomo e causare epidemie o addirittura pandemie, come è già successo in passato. Le persone più esposte ad eventi di spillover sono quelli in prima linea nei focolai: gli allevatori di specie sensibili ai virus influenzali, il personale negli zoo e nei macelli, nei laboratori, nelle strutture sanitarie e gli addetti alla gestione dei rifiuti zootecnici o alla conservazione della fauna selvatica.

Fonte: IZSVe

Agricoltura urbana e periurbana a Vicenza, seminario sabato 19 Novembre alla Biblioteca La Vigna. Tra i partecipanti all’iniziativa, il consigliere Argav Alessandro Bedin.

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Sabato 19 Novembre alle ore 15.00 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” il seminario “Agricoltura urbana e periurbana a Vicenza”, organizzato nell’ambito del corso di Geografia del Paesaggio, parte del Laboratorio Città e Territorio del corso di laurea triennale in Architettura dell’Università IUAV di Venezia. L’incontro è coordinato dalla prof.ssa Viviana Ferrario, titolare del corso ed esperta di paesaggi agrari, e dell’arch. Raffaella Lioce, IUAV Venezia | CDA Bibl. Int. “La Vigna”, con la collaborazione di Eugenia Spinelli e Leonardo Rossi, assistenti del corso.

Il corso di Geografia del Paesaggio ha l’obiettivo di formare gli studenti sui concetti di base della geografia, nello specifico quelli di territorio e di paesaggio. Quest’ultimo è osservato come oggetto di studio e, al contempo, utilizzato come strumento d’indagine al fine di produrre strategie per il territorio, in particolare agricolo. L’area di studio scelta quest’anno è proprio la città di Vicenza sulla quale è stata avviata un’esercitazione che punta a comporre un’analisi complessiva del paesaggio agrario urbano e periurbano, che possa essere interrogata e utilizzata per la produzione di strategie e progetti per il territorio. Al mattino, gli studenti saranno accompagnati a visitare le aree di studio dai rappresentanti delle associazioni Laboratorio spazi rurali e boschi urbani e Comunità Vicentina per l’Agroecologia Davide Primucci, Pierangelo Miola e Alessandro Bedin, anche consigliere Argav. L’incontro pomeridiano, coordinato dalla prof.ssa Ferrario e con la presenza di alcuni esperti e rappresentanti di progetti e realtà del settore, avrà lo scopo di raccontare i progetti attivi sul territorio e di creare un dialogo tra volontari e studenti.  L’appuntamento viene proposto come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024.

Interventi.  Pierangelo Miola (Lab. spazi rurali e boschi urbani), Il bosco, il campo, le acque. Dalla segregazione al connubio. Filippo Fortuna (Lab. spazi rurali e boschi urbani | Comunità Vicentina per l’Agroecologia), I capisaldi del verde periurbano di Vicenza. Davide Primucci (Lab. spazi rurali e boschi urbani | Comunità Vicentina per l’Agroecologia), Strategia di valorizzazione territoriale attraverso il Parco Agricolo di Carpaneda. L’incontro è aperto al pubblico, entrata libera fino ad esaurimento posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna

Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

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Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

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E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.

Irrigazione e sicurezza idraulica, raddoppiati i costi, i Consorzi di bonifica chiedono sostegno alla Regione Veneto

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“I costi energetici peseranno sempre più nei bilanci dei Consorzi di bonifica a causa dei mutamenti climatici che richiedono lavoro extra sia per il pompaggio di acqua irrigua in estate, sia per il funzionamento delle idrovore chiamate a mantenere in sicurezza il territorio in presenza di precipitazioni dal carattere sempre più torrenziale” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di bonifica, intervenuto nei giorni scorsi in Regione nelle audizioni della Commissione Bilancio.

La richiesta. “I Consorzi di bonifica sono tenuti al pareggio di bilancio e non vogliono gravare interamente sulle spalle di agricoltori e cittadini, già oberati dall’inflazione, chiediamo pertanto alla Regione un impegno finanziario concreto.” Dati alla mano, il 2022, tra siccità e caro bolletta, passerà agli annali come annus horribilis anche per il sistema dei Consorzi di bonifica cui spetta la sicurezza idraulica e la gestione dell’acqua irrigua e che, a tal proposito, gestiscono circa 400 impianti di pompaggio per l’irrigazione a pressione e altrettanti impianti idrovori. “Secondo le nostre previsioni – ha spiegato il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani in Commissione-, a fronte di un +15% di energia utilizzata, i Consorzi del Veneto dovranno far fronte a una bolletta del 103% in più rispetto all’anno scorso. In euro significa 19 milioni non previsti a inizio anno: da 18,2 milioni del 2021 ai 37 milioni del 2022”. Nell’audizione ANBI Veneto ha anche chiesto alla regione di sostenere il “Piano Laghetti”, attualmente in fase di definizione, fondamentale per realizzare invasi in grado di aumentare la capacità del territorio di trattenere acqua da utilizzare nei periodi siccitosi.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

A Novembre, l’Orto Botanico di Padova programma nuovi orari d’ingresso e visite guidate gratuite

  
  

Ingresso Orto Botanico Università Padova

Con l’arrivo del mese di novembre, gli orari dell’Orto Botanico di Padova si adeguano al ritorno all’ora solare: la chiusura è infatti anticipata alle ore 17, con ultimo ingresso alle 16.15. L’Orto è come sempre visitabile dal martedì alla domenica e nei giorni festivi. Per tutto il mese, le visite guidate delle ore 15 dal martedì al venerdì sono gratuite, comprese nel biglietto d’ingresso. Il turno del venerdì è disponibile anche in lingua inglese. Un’opportunità preziosa per visitare gli spazi dell’hortus cinctus e del Giardino della biodiversità con l’accompagnamento delle esperte guide naturalistiche. Per informazioni e prenotazioni: prenotazioni@ortobotanicopd.it – tel. 049 8273939 (attivo tutti i giorni dalle 9 alle 17).

Fonte: Orto Botanico di Padova

11 Novembre 2022, il “Principe Rosso” di Chioggia ambasciatore in Liguria


Giuseppe Boscolo - Berlino 2020

Dopo quasi sei secoli e mezzo dall’occupazione da parte dei Genovesi nella guerra con la Repubblica di Venezia, Chioggia sbarca in Liguria. Lo fa inviando come ambasciatore il “Principe Rosso”, il suo rinomato Radicchio IGP, nell’evento “FATTORE COMUNE, incontri fra DOP e IGP: quando il prodotto è sinonimo di un territorio”, organizzato dal Consorzio Focaccia di Recco col formaggio IGP per venerdì 11 novembre a Recco, Sori e Camogli, in provincia di Genova. «Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito del Consorzio ligure questo incontro tra le eccellenze agroalimentari tutelate dalla Unione Europea che portano nella propria denominazione protetta il nome del luogo da cui prendono origine spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo perché segna la ripartenza delle iniziative di promozione del nostro Consorzio in Italia e all’estero dopo la forzata pausa dovuta alla pandemia. Sarà anche l’occasione per esaminare i vari aspetti delle tutele, presentare i percorsi fatti, illustrare gli obiettivi colti e ipotizzare i piani futuri, analizzare gli sbocchi sul mercato e l’appeal sul turismo gastronomico, proporre nuove idee per la promozione delle DOP e IGP».

Il programmaNel primo pomeriggio al Teatro di Sori, dopo gli interventi delle Istituzioni Pubbliche e degli Organismi preposti all’antifrode dei prodotti tutelati, seguirà un “talk show” presentato daLucio Bernini assieme a Tinto, conduttore con Federico Quaranta del programma di Radio Rai Due Decanterin cui i Consorzi illustreranno le proprie DOP o IGP e il relativo territorio. Alla sera in uno dei ristoranti consorziati di Recco l’atteso momento gastronomico con grandi banchi d’assaggio e degustazioni
guidate dei prodotti DOP IGP presenti, mentre gli chef e i focacciai dei ristoranti associati al Consorzio Recchese eseguiranno dal vivo ricette ad essi dedicate. La mattina successiva è previsto un tour turisticoculturalegastronomico nella Città di Recco, nota quale capitale gastronomica della LiguriaOltre al Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia IGP, ci saranno con i loro prodotti Consorzi dei Salumi DOP Piacentini, della Robiola di Roccaverano DOP in provincia di Asti,
dello Zafferano dell’Aquila DOP, del Peperone di Pontecorvo DOP in provincia di Frosinone, del Crudo di Cuneo DOP, del Brachetto d’Acqui DOP in provincia di Alessandria, del Basilico Genovese DOP, dell’Olio DOP Riviera Ligure e l’Enoteca Regionale della Liguria che rappresenterà l’intera produzione enologica ligure.

Fonte: Servizio stampa Consorzio di Tutela Radicchio di Chioggia IGP

Stasera direttivo Argav on line

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Il direttivo Argav si riunirà on line questa sera, mercoledì 9 Novembre alle ore 18.45. Questo l’ordine del giorno: comunicazioni del presidente, comunicazioni della segretaria, nomina candidato Premio Argav, pranzo di Natale e lotteria del 10 dicembre 2022,  prossime attività, varie ed eventuali.

Confartigianato Imprese Veneto traccia la prima mappa interattiva del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato per farne una futura risorsa

Schermata 2022-11-06 alle 21.56.39“Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi, da quelli finalizzati alla nuova residenzialità, per passare a quelli volti alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato, fino quelli più recenti dedicati alla ristrutturazione edilizia ed efficienza energetica nonché, dopo la pandemia da COVID-19 che ha influito anche sul nostro stile di vita, nasce l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione ed alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni, è nato il progetto diConfartigianato Veneto, mirato a definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione del Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio sia dal punto di vista economico che ambientale. Un processo in grado di trasformare tali vuoti in risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio”. A dirlo Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto, nel presentare la prima mappa interattiva da loro tracciata con i dati del Veneto su 58mila unità immobiliari pubbliche.

I dati. Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del ’45. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza. A livello di superfici invece prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%).  L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi 1.430 inutilizzabili (il 30% dell’inutilizzato). Sono 429 mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire. A livello di unità immobiliari l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100.000 abitanti ma a livello di superfici sono i comuni più piccoli tra 10.000 e 50.000 abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato.

Dunque sono i comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: 1 fabbricato su 2 del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate). Del patrimonio dismesso inutilizzabile quasi 1 fabbricato su 3 è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito antecedente al 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

L’indagine ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio, attraverso una analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio. Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF – Dipartimento del Tesoro.  Il patrimonio pubblico inutilizzato rappresenta un costo rilevante per gli enti pubblici oltre che un elemento di disvalore per il territorio in termini di qualità urbana, sicurezza ed in termini sociali (spazi potenziali di interesse sottratti alla comunità per i nuovi bisogni). Intervenire sul riuso funzionale di tale patrimonio significa per il Veneto attivare processi sostenibili e circolari in direzione di una riduzione del consumo di suolo, di un miglioramento della qualità e della sicurezza delle città; si tratta di un’opportunità in grado di restituire una nuova identità ai territori, ridando valore agli spazi non solo fisicamente (mediante ristrutturazioni e miglioramento delle performance energetiche) ma anche socialmente attraverso processi e meccanismi in grado di far incontrare all’offerta di spazi la nuova domanda sociale.

Si tratta di un’azione che mette in gioco tanto gli aspetti economici (in termini di investimenti per il settore delle costruzioni e in termini di risparmio o introiti per le pubbliche amministrazioni) quanto quelli sociali ed ambientali e che presuppone l’attivazione di sinergie tra pubblico-privato tra singolo-collettività, tra operatori economici e sociali. La forte varietà del patrimonio pubblico inutilizzato comporta modalità di intervento e azioni di messa in valore che si diversificano in base allo stato manutentivo, all’epoca di costruzione, alla destinazione d’uso attivando tutta la filiera delle costruzioni: dal restauro conservativo, alla demolizione e ricostruzione, alla ristrutturazione, ai piccoli interventi di adeguamento, all’efficientamento energetico; interventi di piccole e grandi dimensioni rivolte quindi sia ai piccoli artigiani che alle grandi società.

“In prospettiva dopo il 110% -conclude Boschetto- intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzati del Veneto consentirebbe nel complesso di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185.000 metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurre ulteriormente la CO2 grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici, con un risparmio a regime di oltre 29 milioni di kg di CO2, risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati, altro elemento molto positivo considerando che il Veneto è la seconda regione italiana per suolo consumato. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri. Il nostro obiettivo è progettare tutto questo assieme in primis ai Comuni proprietari di 1 immobile su 2 inutilizzato e a seguire con tutti gli altri enti in una rete che porti beneficio a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto