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Merano WineFestival apre oggi con il summit “Respiro e grido della terra”

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Parola d’ordine sostenibilità. Il 31° Merano WineFestival apre con un importante summit “Respiro e grido della terra” che affronta il problema dell’acqua, in quanto risorsa primaria e fondamentale per la vita, i temi dell’innovazione, della sicurezza alimentare e della sostenibilità delle filiere enologiche, le certificazioni in viticoltura, nonché alcuni case history come il modello “Abruzzo sostenibile”. Argomento attuale e sempre più urgente che il patron del festival Helmuth Köcher ha voluto valorizzare coinvolgendo nomi illustri ed esperti in una conferenza al vertice che vuole essere ambasciatrice di un messaggio positivo e propositivo nel settore wine & food e non solo. Sei gli incontri ospitati al Teatro Puccini, tra venerdì 4 novembre, dalle 14.00 alle 17.00, e sabato 5 novembre, dalle 13.00 alle 18.00, giornata che concluderà con la cerimonia di apertura del festival, che si svolgerà sino all’8 novembre.

Il summit. “Fonti d’acqua le casseforti della vita” è il primo incontro dedicato all’acqua, quale elemento base della filiera enogastronomica dalle coltivazioni agli allevamenti, in merito al quale la grave crisi idrica in atto ne indica la drammaticità. Intervengono: Giuseppe Di Stefano – direttore generale Parco Villa Reale; Enrico Boerci – presidente Brianza Acque; Emanuele Kotakis – presidente Underwater; Lina Di Danieli – biologo Dolomia; Luigi Terzago – presidente FISAR; Andrea Pilotti – moderatore. A seguire “Wine & Sustainability: le certificazioni”, workshop che mette a confronto certificazioni e garanzie in viticoltura con Luca D’Attoma – enologo, agricoltura biologica e biodinamica; Luca Toninato – vice presidente Enogis; Giuseppe Ciotti – funzionario Masaf – SQNPI; Stefano Stefanucci – direttore nazionale Equalitas; Enrico De Micheli – amministratore delegato Agroqualità; Piero Bernabè – managing director Progress Spa; Riccardo Velasco – Crea Istituto San Michele all’Adige; Andrea Radic – giornalista moderatore. Chiude la prima giornata di summit un confronto tra i modelli di sostenibilità “Abruzzo Sostenibile VS New Zeland” con Emanuele Imprudente – assessore Agricoltura Abruzzo; Massimiliano Giansanti – presidente ConfAgricoltura; Austin Brick – Console Generale Nuova Zelanda in Italia; Lido Legnini – Ccia CH/PE; Antonella Ballone – Cccia Gran Sasso; Elena Sico – dirigente Regione Abruzzo; Pietro Gasparri – dirigente Masaf agricoltura biologica; Gennaro Strever – presidente Camera di Commercio Abruzzo; Angelo Gentile – responsabile nazionale Agricoltura Legambiente; Camillo Zulli – cantina Orsogna; Andrea Radic – moderatore.

La giornata di sabato inizia con il think talkAcqua dolce ed infrastrutture per l’agricoltura, ambiente marino e ristorazione” con Cosimo Nicastro – capitano di vascello e portavoce ufficiale della Guardia Costiera; Cav. Antonio Morabito – delegato presidenza nazionale per l’UNESCO e presidente di Verona FICLU; Paolo Cillis – sindaco di Pietragalla; Sergio Capaldo – presidente “La Granda s.r.l.” e ideatore dell’agricoltura simbiotica; Andrea Pilotti – moderatore. “Politiche europee sulla sicurezza alimentare”, il workshop dedicato a sicurezza alimentare, innovazione e sostenibilità ambientale per il mondo del vino, le politiche il Green Deal Europeo e Prospettive future a livello mondiale con; Denis Pantini – Nomina; Emanuele Imprudente – assessore Agricoltura Abruzzo; Luigi Moio – presidente OIV; Paolo De Castro – Commissione Agricoltura UE; Herbert Dorfmann – deputato Parlamento Europeo e membro commissione Agricoltura UE; Dante Stefano Del Vecchio – moderatore. A concludere gli incontri, “Dalla Georgia a Napoli: 8.000 anni di storia”, un approfondimento sulla storia dei vini e della sostenibilità dalla Georgia alla Campania nei giorni nostri con Nicola Caputo – assessore Agricoltura Regione Campania; Tommaso De Simone – presidente Cam.Com. Caserta; Adrea Prete – presidente Union Camere; Giorgio Murra – archeologo direttore del Mehnir Museum di Laconi; Otar Shamugia – Ministro Agricoltura Georgia; Attilio Scienza – ricercatore, professione, visionario; Anthony Muroni – presidente della Fondazione Mont’e Prama; Dante Stefano Del Vecchio – moderatore; Guido Inernizzi – co-moderatore. Quale sintesi dei sei incontri, le linee guida verranno riassunte in un MANIEFSTO, sottoscritto da tutti gli opinion leaders e stakeholders, da consegnare al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste,  documento che metterà in evidenza come l’agricoltura e in particolare la viticoltura devono impegnarsi per adotta­re misure urgenti al fine di combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, puntando all’obiettivo comune stilato dal Green Deal Europeo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Fonte: Servizio stampa Merano WineFestival

Dal 3 al 6 Novembre 2022 Fieracavalli torna in sella a Veronafiere

Fieracavalli

Fieracavalli torna in sella per la sua 124a edizione nel suo format originale di quattro giorni, dal 3 al 6 novembre 2022 a Veronafiere. Sono 2.375 i cavalli di 60 razze protagonisti assoluti della manifestazione, riferimento per il settore equestre con 12 padiglioni da visitare, per un totale di 128mila metri quadrati, 695 aziende espositrici da 25 paesi e 200 eventi in programma, tra competizioni, spettacoli e convegni, tutto nel segno della sostenibilità. “Insieme. Vicini.” è il claim dell’edizione 2022 che si conferma non solo manifestazione di riferimento per la sua community, ma anche grande evento internazionale e appuntamento imperdibile per chiunque desideri entrare in contatto con un mondo in cui la passione per il cavallo incontra persone, business, sport, lifestyle, spettacolo, territori e innovazione digitale. Una sintesi perfetta, capace di coinvolgere tutti nel modo più̀ trasversale: aziende, operatori ed esperti, atleti, amanti del turismo “slow” e famiglie. 

Il viaggio nel mondo delle razze equestri invece inizia ai padiglioni 2 e 3, con le più antiche razze italiane e il cavallo da Sella Italiano, in collaborazione con Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare e AIA. Al padiglione 9 invece ci si avventura nel mondo del cavallo di Pura Razza Spagnola, del Criollo e degli imponenti Frisoni. Alle tradizioni e ai cavalli d’oltreoceano sono dedicati due interi padiglioni (11 e 12): appaloosa, paint e quarter horse sono le razze americane in mostra, insieme all’ormai tradizionale appuntamento con il Westernshow. Spazio anche al principe delle razze equestri, il Purosangue Arabo, che diventa protagonista del prestigioso concorso morfologico internazionale dedicato a questa razza straordinaria.

Cavallo come vettore di forti messaggi che guardano con concretezza ai punti dell’agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. A caratterizzare l’edizione in questo senso ci pensano tre appuntamenti organizzati proprio per la giornata inaugurale e che toccano tre dei progetti bandiera della manifestazione. il primo è il viaggio a cavallo con il raid equestre Monaco-Verona, il progetto promosso da Fieracavalli e Veronafiere, che, a 17 anni dall’ultima edizione, torna a sensibilizzare a promuovere un turismo lento e sostenibile. Un itinerario di oltre 600 km, suddiviso in tappe, che collega la capitale bavarese al comune scaligero, dove i cavalieri arriveranno proprio nella mattina di giovedì 3 novembre. Nella stessa giornata è in programma la cerimonia di consegna dei primi diplomi del corso di tecnico di scuderia a detenuti ed ex detenuti della Casa Circondariale di Montorio, mentre la sera è in programma (nel padiglione 8) Riding the Blue Charity Dinner & Gala, che aprirà la prima serata del Gala d’Oro festeggiando la conclusione della raccolta fondi a favore del progetto di ricerca su ippoterapia e autismo inaugurato proprio dalla fiera nel 2019. Entrambi i progetti sono stati realizzati grazie alla fruttuosa e duratura collaborazione tra Fieracavalli e l’ASD Horse Valley Riding. Al Pad. 4 è invece allestita l’area talk “A cavallo della sostenibilità I Dialoghi sul futuro sostenibile del mondo equestre”, punto di confronto e pensiero sul futuro della società e del settore, fino al profondo lavoro di controllo e sensibilizzazione sul rispetto del cavallo attraverso il “codice etico di Fieracavalli”, documento programmatico e vincolante, condiviso con tutti gli espositori della manifestazione. L’attenzione al cavallo e al suo rapporto con l’uomo è anche al centro della Horse Friendly Arena (Pad.9), dove si alternano ogni giorno le dimostrazioni di alcune delle migliori scuole di addestramento naturale.

Fonte: Servizio stampa Fieracavalli

Dal Trentino, un esempio con le mele di bioeconomia circolare, interpretazione di un nuovo concetto economico in risposta alla crisi

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Un contesto difficile e segnato dalle incertezze, quello che le aziende agricole stanno affrontando con costi delle materie prime in continuo aumento, costi di produzione alle stelle e mercati difficili. Senza contare l’impatto degli eventi climatici sempre più frequenti e veementi, basti pensare che dall’inizio dell’anno gli eventi estremi fra nubifragi, bombe d’acqua, grandinate, bufere di vento e tornado che hanno provocato danni e vittime sono cresciuti del +42% rispetto allo scorso anno, con il 2022 che si classifica, peraltro, fino ad ora in Italia, come il più caldo di sempre, con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 °C) rispetto alla media storica, ma si registrano anche precipitazioni ridotte di 1/3 anche se più violente secondo Isac Cnr.

Non da meno il fenomeno dello spreco che porta a “buttare” mediamente un terzo della produzione lungo la filiera e nel processo di consumo. Nasce in questo contesto il partenariato europeo per l’innovazione SMS Green, del quale Co.Di.Pr.A. è capofila e vede la collaborazione di Agriduemila Hub Innovation, Fondazione Edmund Mach e Melinda. L’investimento convinto in innovazione di prodotto e di sistema è da sempre un elemento altamente qualificante per il nostro settore. Per questo Co.Di.Pr.A. ha promosso questo nuovo progetto nell’ambito dei Partenariati Europei per l’Innovazione (P.E.I.), che vede al centro il concetto di bioeconomia circolare che sarà sicuramene traino di innovazione e crescita sostenibile del nostro territorio.

Il progetto si pone l’obiettivo di dare nuova vita alle mele danneggiate irreparabilmente dagli eventi atmosferici e al marco mela esaurito, ossia il residuo esausto della produzione dei trasformati di mela, trasformandoli in un fertilizzante organico con proprietà ammendanti, a chilometro zero, che arricchisca e nutra il nostro prezioso suolo senza asportare ulteriori risorse prime, valorizzando al contempo dei prodotti attualmente considerati scarti, a ridotto valore aggiunto e dalla minima marginalità per l’agricoltore. La produzione di fertilizzanti dal recupero dei materiali organici di scarto della filiera potrà essere una risposta fondamentale per il raggiungimento di una adeguata capacità di autoproduzione interna e per interrompere la dipendenza dall’estero quanto ai fertilizzanti, che oggi mette a dura a prova le imprese per l’impennata straordinaria dei prezzi dovuta all’attuale contesto geopolitico. L’ulteriore valorizzazione del prodotto di scarto potrebbe permettere di riconoscere ai produttori agricoli una compensazione superiore delle “mele da industria” con il risultato, da un lato, di ottenere un ricavato complessivo non inferiore al consueto e dall’altro permettere una facilitazione nell’individuazione della capacità assicurativa, attraverso lo sviluppo di innovative soluzioni di gestione del rischio.

Dichiarazioni. “Tutto ciò – spiega Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. – contribuisce positivamente a raggiungere un equilibrio economico-finanziario di lungo termine per le imprese agricole, stabilizzando le entrate e garantendo dei proventi di vendita anche nel caso in cui la produzione fosse fortemente compromessa da danni conseguenti a eventi avversi e/o da fitopatie”. “Oltre alle migliori prestazioni e stabilità reddituale – evidenzia Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – questo potrebbe produrre ulteriori effetti e ricadute positive sugli agricoltori, in quanto verrebbero applicati costi assicurativi ridotti grazie all’innescarsi di meccanismi virtuosi. Meccanismi virtuosi, quelli della bioeconomia circolare, che mirano a ridurre a 360° gradi gli effetti economici negativi sulle imprese derivante dall’aumento sproporzionato dei costi di produzione”. Il progetto avrà, quindi, numerosi impatti sull’intero comparto agricolo trentino e nazionale, per quanto riguarda sia il fronte assicurativo sia in termini di sostenibilità ed efficienza del sistema produttivo. “È necessario favorire una razionalizzazione delle soluzioni di gestione del rischio e, conseguentemente, un efficientamento della spesa pubblica – sottolinea Andrea Berti, amministratore delegato di Agriduemila Hub Innovation e direttore di Asnacodi Italia – Siamo costantemente al lavoro per portare ulteriori sviluppi nella direzione dell’innovazione, sfruttando le potenzialità delle tecnologie, ad esempio utilizzando rilievi satellitari, implementando tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale, sempre con l’obiettivo principe di valorizzare e tutelare il lavoro degli agricoltori. Una gestione del rischio che è evoluta nel tempo fino ad arrivare ad implementare strumenti per la stabilizzazione del reddito aziendale deve necessariamente sviluppare sinergie con la filiera e questi processi di bioeconomia circolare vanno sicuramente incentivati e sostenuti.” “Si tratta di una sfida importante quella che si pone il progetto SMS Green – racconta Silvia Silvestri, responsabile dell’Unità Bioeconomia del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach – con tutto il nostro staff e grazie alle tecnologie che disponiamo siamo già all’opera per caratterizzare i prodotti di scarto, valutarne le capacità fertilizzanti e misurarne gli effetti al suolo”. “Per noi è importante e fondamentale – spiega Luca Lovatti, responsabile ricerca e sviluppo di Melinda – riuscire a trovare soluzioni sostenibili sia da un punto di vista ambientale, sia sociale che economico. Infatti, è già da tempo che abbiamo intrapreso un percorso votato alla sostenibilità che hanno già dato risultati tangibili, come l’impego dei packaging compostabili, gli studi sulla carbon footprint. Questo progetto aiuterà ulteriormente a trovare risposte per una economia sostenibile incentrata su prodotti e processi di eccellenza e valorizzazione di ambiente e territorio”.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Vino, Valpolicella. All’insegna del motto “Appassimento, ritorno al futuro”, prosegue l’iter di candidatura dell’antica tecnica vinicola a patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

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Al via la “fase 2” della candidatura Unesco della “tecnica di appassimento delle Uve della Valpolicella”, che nei giorni scorsi ha visto l’intero territorio della denominazione veronese fare squadra a La Collina dei Ciliegi (Grezzana, VR) per rilanciare e testimoniare il supporto della comunità al riconoscimento della pratica enologica come “patrimonio culturale immaterialedell’umanità. Presentato lo scorso Vinitaly, il processo di riconoscimento entra ora nel vivo grazie alla “call to action” organizzata dal Comitato promotore, sotto il coordinamento del Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, con il claim “Appassimento, ritorno al futuro”, sigillo di un impegno intergenerazionale nella valorizzazione di una pratica virtuosa usata per vinificare i rossi migliori del territorio, tra cui l’Amarone e il Recioto, tramandata da oltre 1500 anni.

Prima tecnica vinicola ad essere candidata. Per Christian Marchesini, presidente del Consorzio della Valpolicella capofila dell’iniziativa: “L’appassimento delle uve è, non a caso, la prima tecnica vitivinicola ad essere candidata come patrimonio culturale dell’umanità. Si tratta infatti di un savoir faire che ha scritto la storia ma anche l’economia del nostro territorio, ne ha plasmato i prodotti definendone la qualità, contribuendo a disegnare la geografia e l’evoluzione sociale, l’etica del lavoro e l’imprenditorialità, le festività e i ritmi stagionali. Un tassello fondamentale della nostra identità che non può essere dato per scontato, e che deve essere compreso e valorizzato anche e soprattutto dalle nuove generazioni”. “Il riconoscimento Unesco rappresenta un’occasione importante per le comunità coinvolte– spiega Pier Luigi Petrillo, presidente dell’organo degli esperti mondiali della convenzione Unesco per il patrimonio culturale immateriale –. Oltre a comportare una spinta alla tutela della tradizione e del paesaggio bioculturale in cui viene esercitata, ne assicura la trasmissione alle nuove generazioni e favorisce una fruizione collettiva anche di tradizioni e riti ad essa collegati, stimolando la crescita del territorio e la consapevolezza del patrimonio culturale e identitario”. Per Massimo Gianolli, vicepresidente della Rete Valpantena e presidente de La Collina dei Ciliegi che ha ospitato l’evento: “Appassimento vuol dire non solo vino di qualità, ma anche radici, impresa, valore aggiunto: una vision collettiva che non può non coinvolgere, trasversalmente, tutti gli stakeholders del territorio e che vedrà la Valpantena protagonista nel sostenere il progetto”. Proprio i giovani della Valpolicella, con il neonato Consorzio Gruppo Giovani, si sono schierati in prima fila per sostenere la candidatura e rilanciare la declinazione young del Recioto, il vino più antico della denominazione. Nata su impulso del Consorzio di tutela proprio per intercettare il cambio generazionale del tessuto produttivo del territorio, la compagine riunisce circa 50 protagonisti under 40 impegnati a fare rete e a portare le istanze e prospettive dei più giovani anche all’interno delle policy consortili.

L’Unesco ha fino ad oggi riconosciuto come Patrimonio Immateriale 631 elementi in 140 Paesi del mondo, a rappresentatività della diversità e della creatività umana. Per ottenere il riconoscimento l’elemento candidato deve essere trasmesso da generazione in generazione; deve essere costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia; deve permettere alle comunità, ai gruppi nonché alle singole persone di elaborare dinamicamente il senso di appartenenza sociale e culturale; deve promuovere il rispetto per le diversità culturali e per la creatività umana e, infine, deve diffondere l’osservanza del rispetto dei diritti umani e della sostenibilità dello sviluppo di ciascun paese.

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella

Oggi, venerdì 28 Ottobre, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) l’incontro “Carne e pesce, eccellenze venete” preceduto dal direttivo Argav

Gruppo Unarga Cavallino Treporti

Dopo la pausa estiva e l’organizzazione del congresso Unaga (ora  Unarga), oggi, venerdì 28 Ottobre, alle ore 19 i soci Argav torneranno ad incontrarsi al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8, per una serata speciale di ringraziamento a quanti hanno contributo alla buona riuscita del congresso nazionale, svoltosi a Cavallino Treporti (VE), in primis Comune, Parco Turistico ed Assocamping della località turistico-agricola veneziana (nella foto in alto i soci Argav insieme ai colleghi Arga italiani).

L’incontro avrà per tema “Carne e pesce, eccellenze venete”. Ne parleremo con Fabiano Barbisan, presidente AOP Italia Zootecnica, Giuliano Marchesin, direttore AOP Italia Zootecnica, Antonio Gottardo, presidente Legacoop Agroalimentare Veneto, Igor Coccato, presidente Consorzio Casa della Pesca, Paolo Tiozzo, presidente OP Fasolari. Al termine, ci sarà um “buon convivio”, grazie all’ospitale maestria di Efrem Tassinato.

L’incontro sarà preceduto dalla riunione del Direttivo Argav, che avrà modo di discutere il seguente ordine del giorno: comunicazioni del Presidente, comunicazioni della Segretaria, domande iscrizioni nuovi soci, raccolta nominativi premio Argav 2022, pranzo di Natale 2022, prossime attività, varie ed eventuali.

Domenica 30 Ottobre, la qualità agroalimentare veneta si ritrova a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD) con il Festival delle Dop 2022

Festival delle DOP prima locandina

Formaggi, radicchio, olio extravergine d’oliva, riso, marroni, sopressa, asparagi, solo per citarne alcuni. Stiamo parlando dei 41 prodotti dell’agroalimentare veneto riconosciuti dai marchi di qualità dell’Unione Europea, vale a dire le DOP (Denominazioni di Origine Controllata), le IGP (Indicazione Geografica Protetta) e le STG (Specialità Tradizionale Garantita), senza tralasciare i 53 vini DOC (Denominazione di Origine Controllata), DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e IGT (Indicazione Geografica Tipica) e i 75 prodotti a marchio nazionale QV (Qualità Verificata). Tradotto: un immenso patrimonio economico e di cultura del territorio che nel Veneto vale quasi 4 miliardi di euro e che pone la nostra Regione ai vertici in Italia in Europa.

Si tratta di un paniere agroalimentare di altissima qualità, frutto del lavoro sapiente dei nostri agricoltori e allevatori, che domenica 30 Ottobre dalle ore 10:00 alle 18:00 farà bella mostra di sé a Piazzola sul Brenta (Pd), a Villa Contarini, in occasione dell’8^ edizione del Festival delle DOP, kermesse promossa da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con la collaborazione dei Consorzi di Tutela, le Strade dei Vini, del Radicchio e del Riso, le Comunità del Cibo, i Distretti Bio, Caseus Veneti e altri enti che hanno a cuore la valorizzazione dell’agricoltura, l’agroalimentare e il territorio veneto. “Il Festival delle DOP – sottolinea Federico Caner, assessore regionale all’Agricoltura – punta a far conoscere ai consumatori, sempre più attenti e consapevoli, l’importanza dell’agricoltura veneta che produce qualità di altissimo livello. Quella di domenica prossima a Villa Contarini sarà una giornata dedicata all’esposizione ma anche alla degustazione delle eccellenze agroalimentari venete rappresentate dai Consorzi di Tutela dei prodotti DOP, IGP e STG, oltre a numerose aziende venete presenti con i prodotti a marchio QV (Qualità Verificata). Non mancheranno i Consorzi di Tutela dei Vini delle principali aree di produzione DOC e DOCG regionali”.

Al Festival delle DOP 2022 i visitatori potranno conoscere da vicino gran parte dei prodotti a Denominazione del Veneto. Sono previste degustazioni guidate gratuite (prenotazioni in loco) di numerosi prodotti a Denominazione (Prosciutto Veneto DOP, Grana Padano DOP, Marroni di San Zeno DOP, Riso Nano Vialone Veronese IGP, Riso del Delta del Po IGP, Vino Amarone della Valpolicella DOCG, ecc.) trasformati e preparati sotto forma di finger food dagli studenti e docenti della Scuola di Ristorazione ENAIP Veneto di Piazzola sul Brenta (ore 10:30, 12,00, 14:00 15:30). Altre degustazioni guidate gratuite riguarderanno gli 8 formaggi veneti DOP abbinati ai migliori vini regionali e al Miele delle Dolomiti DOP, a cura di Caseus Veneti (ore 11:30, 13:00, 15:00, 16:30); le pizze speciali guarnite con i formaggi veneti DOP preparate da Stefano Miozzo, campione mondiale di pizza classica (ore 11:00, 12:30,14:30, 16:00); risotti al Radicchio Rosso di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP, a cura dei Consorzi di Tutela e della Strada dei Vini Colli Asolani e Montello, in collaborazione con il Consorzio dell’Aglio Bianco Polesano DOP, Grana Padano DOP e Casatella Trevigiana DOP (ore 11:30, 13:00, 16:00); polentina con Radicchio di Verona IGP e fonduta di Monte Veronese DOP, a cura dei relativi Consorzi di Tutela e dell‘agrichef Fiorella Dal Negro (12:30, 14:00, 15:30). E poi in degustazione ci sarà una straordinaria rappresentanza di vini DOC e DOCG del veneto quali Prosecco DOC, Conegliano-Valdobbiadne DOCG, Garda DOC, Bagnoli e Corti Benedettine, Colli Euganei, Vini Vicenza e Gambellara, Vini DOC delle Venezie e tanti altri. All’evento, che sarà inaugurato ufficialmente alle ore 11:00 alla presenza delle Autorità regionali e locali, è prevista anche l’installazione di una sezione di “Casa Veneto”, il nuovo stand fieristico della Regione Veneto realizzato da Veneto Agricoltura con CSQA, Bioagro e Intermizoo, che aveva già debuttato a Caseus a Piazzola sul Brenta nei primi giorni di ottobre.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

26 Ottobre 2022, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del celebre almanacco meteorognostico “El Poiana”

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Ritorna finalmente alla Biblioteca “La Vigna” l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2023 che sarà presentato mercoledì 26 ottobre alle ore 17.30. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il Ristorante Molin Vecio di Caldogno.

Interventi. Le “machine dea cusina”, “la spumilia”, “il telegrafo”, “la transumanza” sono solo alcune delle tavole che illustrano l’edizione 2023 del Poiana che termina, come ormai è d’uso, con una mappa a colori delle De.Co, questa volta dell’Altopiano dei Sette Comuni. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio di Caldogno. Dopo il saluto di Mario Bagnara, consigliere scientifico della Biblioteca “La Vigna”, l’incontro vedrà la partecipazione di Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore e di Amedeo Sandri, chef. Partecipazione in presenza con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna

23 Ottobre 2022, a Battaglia Terme (PD) in programma la giornata “Dalle cave ad un’economia Green, 50 anni dalla legge che ha salvato i Colli Euganei”, con escursione e dibattito

Schermata 2022-10-20 alle 18.55.53 Domenica 23 ottobre 2022 a Battaglia Terme (Pd), in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è in programma un’escursione al Monte delle Croci e un convegno al Centro Bachelet, in ricordo della battaglia per la chiusura delle cave dei Colli Euganei, avvenuta grazie alla legge del 1971. L’episodio fu prodomo della nascita di Wigwam, oggi a valenza internazionale, che fu tra le prime associazioni ecologiste ad esordire in Italia e che oggi è l’unica in Veneto riconosciuta dal Ministero della Transizione Ecologica quale Associazione di Tutela Ambientale a valenza Nazionale ai sensi dell’art. 13 della Legge n. 349/86. La giornata, dal titolo “Dalle cave a un’Economia Green, 50 anni dalla legge che ha salvato i Colli Euganei”, vuole offrire una visione prospettica sul futuro dell’area euganea, senza peraltro dimenticare, e semmai valorizzare, che qui si è stata generata la prima legge di tutela ambientale italiana. Un provvedimento che ha fatto scuola e che continuerà ad essere esempio e punto di riferimento per il futuro. L’escursione inizierà alle ore 15:30 presso l’area Bar Fiore – Parco ex cava Monte Croci, nella zona dov’era l’antica Abbazia di Santa Maria del Monte delle Croci. Alle ore 18:00, presso il Centro Bachelet, si svolgerà l’incontro con testimonianze di ieri e di oggi e un brindisi finale. Saranno presenti: Gianni Sandon e Franco Sandon, già rispettivamente presidente e vicepresidente dei Comitati Difesa dei Colli Euganei; Claudio Pedron, presidente dell’Associazione La Vespa di Battaglia Terme; Christianne Bergamin del Comitato Lasciateci Respirare e portavoce delle Associazioni Ambientaliste della Comunità del Parco dei Colli Euganei; Renato Malaman, giornalista, socio Argav, coautore del volume “I Colli ritrovati”; Toni Mazzetti, naturalista e coautore del volume “I Colli ritrovati” ed infine Efrem Tassinato, fondatore e presidente di Rete Wigwam, socio Argav, già vicepresidente del Comitato Difesa Colli Euganei di Padova. La partecipazione è libera ed aperta a tutti. Info e adesioni: La Vespa, info@lavespa.org +39 340 9889232 (Giacomo); Wigwam, direzione@wigwam.it +39 333 3938555 (Efrem). Cinquant’anni fa la legge 1097/71, cosiddetta “Romanato-Fracanzani” salvò i Colli Euganei dalla distruzione, imponendo la chiusura immediata di una settantina di cave allora in attività. Fu la prima legge in materia di tutela ambientale varata dal Parlamento italiano. L’escursione proposta ha come suggestivo teatro la ex Cava del Monte delle Croci di Battaglia Terme, dove iniziò la battaglia civile (avviata da Comitati di giovani) che portò alla legge. Iniziò dalla protesta per la demolizione di ciò che rimaneva di un monastero millenario. L’escursione sarà guidata da alcuni protagonisti dell’epoca. La legge 1097/71 ha il merito di aver contribuito a cambiare la sensibilità verso l’ambiente (e non solo sui Colli Euganei) e, attraverso un’agricoltura di eccellenza (vino, olio) e nuove forme di turismo, a dare significato al concetto di sostenibilità. Che ora è al centro della candidatura dei Colli Euganei (oggi area protetta da un parco regionale) a un riconoscimento Unesco. Fonte: Servizio comunicazione Wigwam

I pescatori veneti diventano “manager del mare” con il percorso di alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche che vede una collaborazione pubblico-privato

Partecipanti e manifesto pesca_evento finale FishLab 15_10_22

La pandemia, il riscaldamento climatico, le tensioni geopolitiche e il loro impatto sul versante delle materie prime e dell’energia impongono al settore della pesca un’accelerazione verso strategie innovative, anche per rendere le imprese capaci di resistere alle incertezze e alla concorrenza europea. A questa necessità di formazione e managerializzazione degli imprenditori della filiera ittica ha voluto dare risposta e strumenti il percorso di “Alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche – FishLab”, che sabato scorso, a Ca’ Dolfin a Venezia, ha visto la sua ultima lezione trasformata in un evento aperto, il cui pubblico era costituito da rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categorie, oltre a responsabili di mercati ittici, aziende e operatori del settore e ricercatori.

Sono i numeri a dire quanto la partita sia importante per l’economia regionale. La pesca veneta infatti vede oggi attive più 3.800 aziende (il 15% del totale nazionale) e dà lavoro direttamente a 7.500 addetti di cui il 10% donne (dati Infocamere 2021), oltre a mobilitare un importante indotto in servizi e attività collegate, a partire da quelle di trasformazione, distribuzione e promozione. Un valore della produzione che globalmente si aggira intorno ai 140 milioni di euro, pari al 6,2% di quello nazionale, e una quantità media prodotta di 60mila tonnellate tra il 2016 e il 2020 (dati Osservatorio della pesca Agenzia veneta 2020). Per sostenere oggi le imprese di questo settore così importante per l’economia regionale servono modelli di business efficienti, processi di innovazione e un rilancio del comparto in chiave sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale, capace di tenere sul fronte della redditività e delle marginalità. E magari un marchio unitario per la sua promozione e commercializzazione, come emerso dal progetto.

Primo nel suo genere in Italia, il percorso è promosso da Isfid Prisma, ente di formazione e consulenza di Legacoop Veneto, in collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia e Agrifood Innovation and Management Lab, laboratorio di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Management dell’Ateneo veneziano. È realizzato nell’ambito del progetto “Percorsi di Alta Formazione per il settore della Pesca” e finanziato dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). Avviato a novembre 2021, si è trattato di un vero e proprio laboratorio di coprogettazione, che ha visto confrontarsi e lavorare insieme docenti e ricercatori di Università Ca’ Foscari e i sedici partecipanti (presidenti, direttori e componenti dei Cda delle maggiori cooperative venete del settore pesca, nella foto in alto) con la finalità di favorire la crescita professionale e manageriale delle aziende dell’economia blu, accompagnando i corsisti nell’acquisire competenze in quello che è definito il “management del mare”, attraverso metodi didattici innovativi come il design thinking e il lean management.

Interventi. Sul valore del percorso Christine Mauracher, direttrice di Agrifood Management and Innovation Lab e responsabile scientifica di FishLab, ha spiegato: «I cambiamenti degli stili alimentari e la ricerca di alternative alle proteine derivanti dalla carne offrono al settore diverse opportunità di sviluppo. La chiave risiede nella capacità della pesca veneta di crescere rimanendo sostenibile – vale a dire valorizzando l’enorme varietà di specie che il nostro mare offre – e di far percepire adeguatamente al consumatore la qualità del prodotto, il valore di pratiche ecologicamente e socialmente responsabili, l’importanza nutrizionale del pescato. Il nostro percorso ha ingaggiato le cooperative venete su questi temi per coprogettare possibili sviluppi su cui sia gli operatori privati che pubblici potranno investire, anche attraendo risorse dai piani di stimolo dell’economia come il Pnrr». «L’obiettivo del nostro lavoro è mettere a disposizione degli operatori del comparto i risultati aggiornati della ricerca accademica e insieme a loro declinarli all’interno di progetti concreti – ha aggiunto Vladi Finotto, ricercatore del laboratorio multidisciplinare sull’agrifood di Ca’ Foscari e delegato della rettrice alla valorizzazione della conoscenza –. Le traiettorie individuate in FishLab insistono su: l’uso del digitale per la tracciabilità e per la comunicazione della stessa ai consumatori; la valorizzazione dei dati della pesca per l’efficientamento dei processi di tutta la filiera e il recupero di redditività; l’utilizzo di strumenti digitali e analogici per comunicare organicamente l’identità della pesca veneta su tutti i canali distributivi. Finanziamenti focalizzati e impegno degli operatori potranno portare a maturazione questi progetti nel giro di alcuni mesi». «Un progetto che nella sua articolazione innovativa è facilmente replicabile ed “esportabile” – ha sottolineato Daniela Novelli, responsabile dell’area consulenza e formazione di Isfid Prisma – anche in comparti diversi, e si pone pertanto come base di sviluppo per altri possibili percorsi formativi professionali che si implementino nel tempo e contribuiscano alla strutturazione di una collaborazione pubblico-privato tra i diversi attori del comparto pesca interessati all’apprendimento permanente». «Oltre a formare competenze manageriali, il percorso ha rafforzato un’identità comune della pesca veneta e ai partecipanti ha fatto comprendere come sia importante sentirsi “sistema” e muoversi come tale, anche per essere più forti e competitivi». Sono le parole di Antonio Gottardo, presidente del Flag Veneziano e responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Veneto, che ha continuato: «Tutto ciò per un mondo estremamente complesso e diversificato. Questo ha potuto portare alla fine alla stesura di un Manifesto che ne definisce e trasmette valori e visione, nonché evidenzia il ruolo dei pescatori su molteplici versanti». «Il settore della pesca e dell’acquacoltura è di primaria importanza per il Veneto – ha sottolineato anche Francesco Calzavara, assessore alla Programmazione e al Bilancio della Regione del Veneto – e in un contesto particolare come l’attuale sta dimostrando grande resilienza. Per continuare a distinguerci in un ambito di attività vivace e con buoni margini di crescita, dobbiamo sfruttare ogni sinergia possibile creando figure ad hoc, altamente specializzate, capaci di cogliere le innovazioni per guidare la crescita del comparto: il “management del mare” va proprio in questa direzione. E pensare ed agire come sistema potrà inoltre aiutare ad avere un quadro chiaro del futuro, in cui la filiera potrà orientare le prossime strategie». Infine, ad offrire uno sguardo europeo è intervenuta Rosanna Conte, europarlamentare della Commissione Pesca: «L’acquacoltura europea può e deve essere al centro delle politiche agroalimentari dell’Ue. Dagli allevamenti Ue arriva solo il 10% del pesce consumato dai cittadini europei, mentre su scala globale la quota supera il 50%. L’Europa importa oltre il 70% dei prodotti ittici consumati. È ora di invertire la rotta, e su questo da Strasburgo arrivano chiare indicazioni. Promuovere la nostra acquacoltura vuol dire ridurre la dipendenza dall’estero, ma anche avere prodotti alimentari sostenibili e di qualità, e creare nuovi posti di lavoro. Per farlo, serve innanzitutto un quadro giuridico favorevole alle imprese, che tenga conto di tutti e tre i pilastri della sostenibilità: economico, sociale e ambientale. Il nuovo meccanismo di assistenza all’acquacoltura può essere uno strumento innovativo, ma deve coinvolgere tutte le parti interessate. Occorre inoltre rafforzare la ricerca e l’innovazione».

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto

Produzione olive in Veneto, previste perdite del 30 per cento per la siccità, olio di qualità, probabile aumento di 50 centesimi al litro per il “caro-bollette”

Olive pronte per la raccolta

È partita la raccolta delle olive in buona parte del Veneto, dai Colli Euganei, nel Padovano, alla provincia di Verona. Dalle prime impressioni l’annata 2022 si profila decisamente migliore rispetto allo scorso anno, quando le condizioni atmosferiche avverse causarono la perdita quasi totale della produzione. Si prevede comunque un calo del 30-40 per cento a causa della siccità, con un olio però strutturalmente importante. “Il caldo siccitoso ha inciso molto – sottolinea Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto -, anche se le perdite saranno più o meno alte a seconda delle zone e dell’irrigazione, e quindi avremo un andamento a macchia di leopardo. Quest’anno non abbiamo, però, subito le gelate primaverili dello scorso anno e quindi, complessivamente, sarà un’annata buona, anche se lontana da quelle eccezionali del 2020 e del 2018. Dalle prime moliture l’olio, proprio in conseguenza della scarsità d’acqua, appare molto forte, strutturato, aromatico e con alto contenuto di polifenoli. Ci sarà un effetto sul prezzo di vendita dovuto al caro-bollette, ma anche al rincaro di materiali come bottiglie, latte, cartoni. Si prevede un ritocco all’insù di almeno 50 centesimi al litro”.

Dopo l’annata boom del 2020, l’ultima è stata di scarica, con una resa crollata del 90%. In aumento, invece, la superficie coltivata a olivi in Veneto: secondo i dati 2021 di Veneto Agricoltura, la superficie totale è di 5.412 ettari (+1,4%), con quasi il 70% degli oliveti localizzato in provincia di Verona (3.568 ettari), seguita da Treviso , Vicenza e Padova. Nel 2021 la quantità raccolta si è fermata a 24.800 quintali: una cifra ben lontana dai 220.000 quintali del 2018 e dai 246.400 del 2020.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto