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18 Ottobre 2022, il direttivo Argav si riunisce on line

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Domani, martedì 18 Ottobre, alle ore 18,45, il  direttivo ARGAV si riunirà on-line per discutere il seguente ordine del giorno: comunicazioni del Presidente, comunicazioni della Segretaria, valutazioni post congresso Unarga, avvio candidature premio Argav 2022, prossime attività, varie ed eventuali

Vigneto Italia, superficie media in crescita, specie in Veneto, diminuiscono però le imprese vinicole

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In vent’anni le aziende vitivinicole del nostro Paese si sono ridotte di oltre 500 mila unità, ma la superficie vitata ha tenuto (-11%, con -1% nell’ultimo decennio) e le 255 mila aziende rimaste (erano 791 mila nel 2000) sono oggi più strutturate, con una superficie media degli ettari vitati in crescita del 174%. Lo rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini, che ha elaborato l’ultimo censimento agricolo dell’Istat aggiornato al 2020.

Francia ancora lontana da raggiungere. Per il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi: “L’Italia sta progressivamente strutturando le proprie imprese vinicole nel rispetto delle varietà produttive, che sono la vera ricchezza del nostro vino. La strada è quella giusta, anche se manca ancora molto per avvicinarsi alla superficie media dei nostri principali competitor. La Francia che conta una dimensione media per azienda di 5 volte superiore alla nostra”.

Meno aziende ma con appezzamenti in media più grandi, specie al Nord, dove la superficie media della vigna è di 3,4 ettari, contro una media nazionale a 2,5 (erano 0,9 nel 2000 e 1,6 dieci anni dopo). Guardando alla superficie vitata, i picchi si riscontrano in Friuli Venezia Giulia (5,5 ettari), poi, 4 in Lombardia 3,8, in Veneto (che ha la crescita maggiore: +295%), 3,6 in Toscana, 3,4 in Piemonte. Secondo Uiv, sono 255.000 le aziende viticole, che rappresentano il 23% del totale delle imprese agricole 1,1 milioni censite da Istat.

Fonte: Unione Italiana Vini

Pesca illegale, la Corte dei conti europea invoca azioni più decisive per contrastarla

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L’UE è uno dei principali attori globali nel settore della pesca, sia in termini di flotta peschereccia (con circa 79 000 navi), sia in qualità di maggiore importatore al mondo di prodotti ittici (il 34 % del commercio totale a livello mondiale). In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’UE si è impegnata a porre fine alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata entro il 2020, ma non vi è riuscita. In ogni caso, non basta assicurare la legalità di un prodotto per garantire che quest’ultimo provenga da fonti sostenibili.

Nel 2008 l’UE ha istituito un sistema di certificazione delle catture al fine di garantire la legalità dei prodotti della pesca importati. “L’UE dispone di regimi di controllo per contrastare lo spaccio di prodotti ittici pescati illegalmente ai consumatori”, ha affermato Eva Lindström, responsabile dell’audit all’interno della Corte dei conti europea. “Nonostante tali misure, però, questi prodotti continuano a finire nel piatto dei cittadini dell’UE. Ciò è fra l’altro dovuto al fatto che le verifiche e le sanzioni sono applicate in modo diverso a seconda dello Stato membro”.  Secondo la Corte, il sistema di certificazione delle catture istituito nel 2008 ha migliorato la tracciabilità e ha rafforzato i controlli sulle importazioni, ma i controlli eseguiti dagli Stati membri non sono uniformi. Il sistema di certificazione delle catture dell’UE è basato su documentazione cartacea, con il maggior rischio di frode che ne consegue, mentre sarebbe più efficace – sostiene la Corte – un’unica banca dati elettronica a livello di Unione. In realtà, la Commissione europea ha sviluppato un sistema informatico a livello di UE per svelare più facilmente le frodi e automatizzare i controlli, ma nessuno Stato membro lo utilizza. La Commissione ha proposto di renderne obbligatorio l’uso.

Cartellini “gialli” e “rossi”. La Commissione e il Consiglio, qualora reputino carenti i regimi di controllo in atto in paesi non appartenenti all’UE che esportano prodotti ittici nell’Unione, possono intervenire emettendo cartellini “gialli” o “rossi”. Quando viene attribuito un cartellino rosso a uno di questi paesi, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a respingere tutte le importazioni di prodotti della pesca provenienti dai suoi pescherecci. La Corte ha riscontrato che il sistema dei cartellini si è rivelato utile, innescando riforme nella maggior parte dei paesi a cui è stato applicato. Agli Stati membri spetta verificare l’attività di pesca condotta dalla flotta battente la loro bandiera e nelle loro acque. La Corte ha constatato che le verifiche nazionali hanno spesso rilevato casi di pesca illegale. Ciò nonostante, in alcuni Stati membri persistono, a causa di scarsi controlli, volumi di pesca eccessivi e una comunicazione incompleta delle catture. La dichiarazione errata delle catture costituisce l’infrazione più comune commessa dalla flotta dell’UE, a cui fa seguito la pesca in zone di divieto o senza contingenti assegnati e l’utilizzo di attrezzi illegali. È ampiamente dimostrato, stando alla Corte, che è problematico imporre il rispetto dell’obbligo di sbarco e che i rigetti illegali in mare continuano. La Corte ha inoltre constatato che i progetti finanziati dall’UE sottoposti all’audit avevano concorso a rafforzare il regime di controllo della pesca.

Quanto al sistema sanzionatorio, la Corte ha rilevato che la grande maggioranza delle infrazioni gravi individuate ha determinato l’avvio di un’indagine o di un procedimento penale, con la conseguente irrogazione tempestiva di sanzioni. Dall’audit è emerso però che non vi sono condizioni di parità nel territorio dell’UE. Ad esempio, la Corte ha osservato che l’ammenda media inflitta per un’infrazione analoga variava da circa 200 euro (Cipro, Lituana ed Estonia) a oltre 7 000 euro (Spagna). In alcuni Stati membri, le sanzioni non costituivano un adeguato deterrente contro la pesca illegale, in quanto non erano commisurate ai vantaggi economici ricavati dalle infrazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di perseguire l’applicazione uniforme ed efficace di un sistema sanzionatorio dissuasivo. Andrebbe inoltre armonizzata l’applicazione del sistema di punti di penalità nei vari Stati membri. La relazione speciale 20/2022 intitolata “Azione dell’UE per contrastare la pesca illegale – Regimi di controllo in atto ma indeboliti da verifiche e sanzioni non uniformi applicate dagli Stati membri” è disponibile sul sito Internet della Corte dei conti europea.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Congresso stampa Unarga a Cavallino-Treporti (VE): Roberto Zalambani riconfermato presidente, Fabrizio Stelluto, presidente Argav, eletto nella Giunta esecutiva

Gruppo Unarga Cavallino Treporti

«Siamo consapevoli di come il nostro compito di giornalisti che si occupano di agroalimentare, ambiente e turismo, sia particolarmente importante in relazione agli scenari che si stanno delineando, soprattutto dal punto di vista del cambiamento climatico. L’impegno primario sarà la formazione dei giovani, che devono tornare ad appassionarsi alla professione». Così Roberto Zalambani, rieletto per acclamazione alla presidenza dell’Unarga (Unione nazionale associazioni giornalisti di agricoltura, alimentazione, ambiente, territorio, foreste, pesca, energie, turismo rurale), a conclusione del Congresso che ha visto riuniti a Cavallino Treporti (Ve) una cinquantina di giornalisti appartenenti alle Arga di tutt’Italia (nella foto in alto). Assieme a Zalambani, entrano nella Giunta esecutiva i vice presidenti Fabrizio Stelluto (Veneto-Trentino Alto Adige), Geppina Landolfo (Campania), Roberto Ambrogi (Lazio), segretario generale Gian Paolo Girelli (Friuli Venezia Giulia), segretario generale aggiunto Donato Fioriti (Abruzzo), tesoriere Efrem Tassinato, socio Argav. E’ stato riconfermato anche il socio Argav Mimmo Vita quale presidente Cts (Comitato tecnico scientifico) Unarga, mentre i soci Argav Gian Omar Bison e Donato Sinigalia sono stati eletti rispettivamente consigliere e revisore dei conti Unarga. 

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Il Consiglio nazionale, che ha anche visto modificato lo Statuto, rimarrà in carica per i prossimi quattro anni.«È stato per noi impegnativo organizzare il Congresso nazionale Unarga in Veneto, ma siamo soddisfatti di aver portato l’attenzione su un territorio – quello di Cavallino Treporti – meno conosciuto rispetto a città come Venezia e Verona, ma particolarissimo dal punto di vista ambientalistico e climatico. La sfida per il prossimo mandato sarà proprio quella di dare luce ad angoli meno frequentati dal turismo di massa, ma non per questo meno interessanti. L’altra sfida che dovremo affrontare è quella di una comunicazione corretta anche sul fronte delle questioni ambientali, pensiamo alla siccità che quest’estate ha colpito il Veneto, o alla recente alluvione delle Marche. Soprattutto noi giornalisti specializzati su questi temi, siamo chiamati a fare la nostra parte», ha detto Fabrizio Stelluto, presidente Arga Veneto e Trentino (al podio, nella foto sopra). Il segretario generale Gian Paolo Girelli ha tracciato, da un lato, un quadro dei problemi della professione e, dall’altro, si è soffermato su temi particolarmente notiziabili per i giornalisti Unarga, come lo spreco alimentare e il caro-energia. Claudio Silvestri, rappresentante della Fnsi (Federazione nazionale della stampa) all’interno dell’Unarga, ha riferito di non aver dubbi sul fatto che «la stampa specializzata rappresenti il futuro della professione».

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Il Congresso Unarga è stato il secondo evento ospitato dal Comune di Cavallino. Il fine settimana dal 30 settembre al 2 ottobre, erano presenti una cinquantina di giornalisti agricoli europei (Enaj), presieduti dall’italiana Lisa Bellocchi. «È stato un grande onore e anche un grande orgoglio presentare alla stampa specializzata, italiana ed estera, la nostra terra, che è una terra antica, ricca di tradizioni e, tra tutte queste tradizioni, c’è l’ospitalità del mondo dell’agricoltura con prodotti di eccellenza che erano sulle tavole dei dogi, sulle tavole ben imbandite, e che continuano ad essere prodotti di eccellenza», ha concluso la sindaca di Cavallino-Treporti Roberta Nesto, nella foto sopra con Efrem Tassinato, socio Argav e tesoriere Unaga.

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Linee programmatiche del prossimo mandato. Mimmo Vita, presidente del Comitato tecnico scientifico (Cts) (nella foto al podio, insieme a Roberto Zalambani, presidente Unarga), ha tracciato le linee programmatiche del prossimo quadriennio, chiedendo alla Federazione nazionale della stampa e all’Ordine nazionale dei giornalisti a prendersi ancora più a cuore il futuro della professione.A fronte della drammatica situazione connotatasi in questo ultimo triennio segnato dalla crisi pandemica e dalla scellerata guerra della Russia contro l’Ucraina, con ricadute negative sull’economia globale e specie per i comparti agricolo, ambientale ed energetico, il mondo dell’informazione è chiamato ad interrogarsi sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilità. Solo una citazione: come hanno sottolineato recentemente gli scienziati italiani che si occupano di questioni climatiche in una la lettera presentata al Presidente Mattarella, appare ormai urgente e imprescindibile realizzare “azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti… investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del PNRR”. Ha continuato: “Ci rendiamo conto, per le trasformazioni che l’informazione ha subìto in quest’ultimo decennio dovute all’entrata delle nuove tecnologie e modalità di comunicazione, che anche il giornalismo può e deve essere sempre più sostenibile. Ovvero, deve puntare alla qualità dei contenuti informativi e su una giusta retribuzione del lavoro dei colleghi, fatto quest’ultimo degradato a livelli insostenibili. Con il risultato di una infodemia imperante carica di cosiddette fake news. L’informazione in campo agricolo, alimentare e ambientale incrocia, ovviamente, notizie e argomenti di carattere tecnico e scientifico. I temi che coinvolgono l’ambiente, la salute del consumatore e la gestione del territorio, sempre più in prima pagina perché richiesti dalla società civile, necessitano di grandi professionalità, conoscenza, deontologia. È questo l’impegno storico dell’Unarga, cioè offrire a tutta la platea dei giornalisti italiani un bagaglio di competenze e strumenti affinché si elevi la loro preparazione professionale per poter sempre meglio affrontare tematiche e problematiche che dalle pagine di settore vanno oggi migrando con frequenza a quelle della cronaca: si tratta di notizie relative alle crisi alimentari, climatica, emergenze meteo, crisi energetiche, etc. L’impegno di questi anni delle varie Arga regionali nel settore della formazione, anche per quanto sopra affermato, dovrà intensificarsi e venir sostenuto dagli Ordini regionali. Alla Fnsi l’Assemblea congressuale dell’Unarga chiede ancor maggior controllo nei confronti degli editori che sottopagano, mal utilizzano e non valorizzano le professionalità esistenti ed entranti. Agli editori chiede un forte impegno a favore dell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro giornalistico professionale con un giusto compenso, cosa oggi generalmente disattesa nonostante la Carta di Firenze”.

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La tre giorni nella prima destinazione turistica “open air” d’Europa. «Cavallino Treporti è la prima destinazione turistica open air d’Europa, in particolare grazie alla presenza di una ricettività basata sui campeggi, che ha permesso di gestire con efficacia il periodo della pandemia, e che ha registrato 6 milioni e mezzo di turisti anche per questa stagione 2022. La nostra spiaggia è la prima del Veneto, la seconda spiaggia d’Italia e la sesta località turistica italiana. Cavallino Treporti è un comune giovane, ha vent’anni o poco più, ma le sue radici sono molto antiche. Il turismo è una risorsa importante, un’eccellenza, ma senza un tessuto a ridosso di queste grandi strutture open air, ci sarebbe un territorio senza un cuore e senza un’anima; questo cuore e questa anima vengono dati dall’agricoltura, dai servizi e, soprattutto, dalle comunità che vivono in questo splendido territorio», afferma la sindaca Roberta Nesto, anche presidente della Conferenza dei Sindaci della Costa Veneta e coordinatrice del G20Spiagge, associazione che riunisce le venti maggiori città balneari italiane. Cavallino Treporti ha saputo fare del connubio agricoltura-turismo il motore dello sviluppo economico del territorio. Se ne è parlato ampiamente la mattina di sabato 8 ottobre, ospiti dell’azienda agricola di Stefano Valleri, associata a Coldiretti, specializzata sin dal 1957 nella produzione di ortaggi, oggi riconosciuta leader nella lavorazione e confezionamento di erbe aromatiche, verdura e frutta. Nel seminario, si sono confrontati Raffaele Scarpa (Cooperativa Bibione Cavallino), Mario Zanella (presidente cooperativa Saccagnana), Michele Borgo (Consorzio del carciofo violetto di Sant’Erasmo), Marco Bozzato (Azienda Agricola Bozzato), Francesco Scarpi (Azienda Agricola Scarpi Francesco), Roberto Scarpa (Azienda Agricola Scarpa Roberto), Gabriele e Massimo Bozzato (Società Adriamar), oltre ai rappresentanti di Coldiretti e Cia. “La nostra agricoltura è realizzata in terreni sabbiosi, sciolti, fertili e leggeri che si riscaldano facilmente, una nicchia climatica mediterranea che consente produzioni di qualità, inconfondibili per i loro sapori e profumi”, ha affermato Michele Borgo, presidente di Coldiretti Cavallino Treporti – “Non mi riferisco solo al famoso pomodoro ma anche ad insalatine da taglio, lattughe, fagiolini, cetrioli, peperoni e melanzane, carciofi violetti, asparagi “Montine”, giuggiole e frutta antica altrove scomparsa per sempre, valeriana disponibile anche d’inverno grazie alle serre riscaldate e al clima mite.” “Si Tratta di veri tesori preziosi della nostra terra, coltivati con la sapienza della tradizione agricola, oggi a rischio in questo momento drammatico- ha aggiunto il presidente di Coldiretti Andrea Colla.È seguito il pranzo al ristorante “La Tenuta”, alla presenza di molte autorità, tra cui il consigliere regionale Fabiano Barbisan.

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La tre giorni. Domenica 9  i giornalisti hanno effettuato un sopralluogo alla pista ciclopedonale di via Pordelio; un percorso panoramico, unico al mondo: sette chilometri, tra cui cinque realizzati su una struttura metallica, sospesa “a sbalzo” sulla Laguna, patrimonio dell’Unesco. Quindi hanno visitato il Museo Batteria Vettor Pisani, fortificazione costruita tra il 1909 ed il 1912 a difesa di Venezia. Prese il nome dal comandante supremo veneziano Vettor Pisani, che sconfisse la flotta genovese di Pietro Doria nella guerra di Chioggia del 1380. Il pranzo finale si è svolto presso la Casa della Pesca a Punta Sabbioni, punto di stoccaggio e vendita della piccola pesca artigianale. Ai giornalisti sono state presentate le attività ittiche della realtà, che riunisce quattro cooperative (due di Cavallino Treporti, una di Burano e una di Cortellazzo) con l’obiettivo di svolgere un’attività professionale, tutelando la biodiversità. È stato anche un banco di assaggio allestito dal Consorzio Vini Venezia in collaborazione con Ais Veneto. Iniziato al museo M9 di Mestre, venerdì 7 ottobre, il congresso si è poi svolto sabato 8, allietato d alcune specialità di Sigillo Italiano – Op Unicarve (Organizzazione produttori bovini di carne di qualità certificata unicarve Scarl) portate dal socio Argav Giuliano Marchesin e domenica 9 a Cavallino Treporti, dove i giornalisti sono stati ospiti del camping “Ca’ Pasquali Village”, una struttura a cinque stelle, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il “Superplatz 2022” per il turismo all’aria aperta dal più grande Automobile Club Tedesco (ADAC) ed il “Top Camping 2022” dall’Automobile Club olandese.

Latte biologico, Veneto in crescita

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Sono circa un centinaio i produttori di latte biologico in Veneto. Si tratta ancora di una piccola nicchia produttiva, che coinvolge appena il 3,5% dei circa 2.700 allevamenti da latte veneti, ma che secondo una nuova indagine di Veneto Agricoltura sta crescendo in maniera interessante. Il latte biologico nel Veneto arriva per lo più da allevamenti bovini (80%) e in misura minore caprini e ovini; latte che viene prodotto da 5.000 capi bovini (il 2% della mandria regionale) e 2.000 caprini e ovini allevati con metodo biologico.

A livello mondiale, quello del latte biologico è un comparto produttivo in continua espansione, passato da un valore commercializzato di circa 20 miliardi di dollari ad inizio anni 2000, ad oltre 110 miliardi nel 2019. I principali mercati di sbocco sono principalmente il Nord America (43,9% dei consumi) e l’Unione Europea (39,5%). Dal punto di vista produttivo, in Europa la parte del leone la fanno Germania e Francia, che rispettivamente commercializzano 1,2 milioni e 1 milione di tonnellate di latte bio, pari a oltre il 40% della produzione europea. L’Italia, con circa 300 mila tonnellate di latte bio prodotto, contribuisce con una quota del 5,5% alla produzione dell’UE.

L’indagine di Veneto Agricoltura, realizzata tra la fine del 2021 e l’inizio di quest’anno, è stata condotta su un campione pari al 75% degli allevamenti censiti in Veneto, secondo i dati disponibili nella banca dati Sian e presso gli Enti di Certificazione. Il lavoro ha permesso di raccogliere una grande mole di dati originali e indicazioni interessanti riguardanti gli aspetti strutturali del comparto. Complessivamente, secondo l’indagine, il latte biologico veneto prodotto è pari a poco meno di 200.000 quintali, una quota che vale il 7% del totale prodotto in Italia. E’ interessante evidenziare che solo una minima parte di questo latte viene venduta come latte alimentare, riuscendo tra l’altro a spuntare un prezzo alla stalla decisamente più remunerativo rispetto a quello convenzionale: 50-52 euro/hl rispetto ai 36-37 euro/hl del convenzionale nel 2021, il 35% in più, secondo una recente indagine Ismea. La maggior parte del latte biologico veneto viene invece commercializzato a caseifici cooperativi o privati per la produzione di formaggio di alta qualità e solo il 15% del latte bovino e il 7% di quello caprino viene trasformato in azienda. Nel complesso quindi, valorizzando tutti i quantitativi prodotti al prezzo di vendita, il valore stimato è pari ad oltre 10 milioni di euro, una quota che rappresenta il 2,3% del totale del latte prodotto in Veneto.

Oltre ad indicazioni di tipo quantitativo, l’indagine di Veneto Agricoltura ha affrontato anche aspetti legati alle possibili minacce e opportunità per gli operatori del comparto. A fronte di una situazione che oggi viene ritenuta per lo più positiva e con buone possibilità di un’ulteriore espansione e crescita, molti operatori intervistati hanno segnalato che occorrerebbe una maggiore attenzione su temi quali la percezione da parte dei consumatori dell’attuale immagine del latte bio, oltre alla necessità di puntare con più forza sull’innovazione e nuovi investimenti da parte delle aziende. Azioni, queste, indispensabili per un ulteriore sviluppo della produzione di latte biologico. Report completo scaricabile dal seguente indirizzo: https://bit.ly/3Ckq7eg.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

7-9 ottobre 2022, a Cavallino-Treporti (VE) il Congresso nazionale Unaga, che segue l’Assemblea del network europeo Enaj

«Questo ottobre 2022 ci vede tornare a riunirci dal vivo. Dopo due anni penalizzati dalla pandemia, ripartiamo con due appuntamenti di grande importanza. Lo scorso fine settimana si è svolta l’assemblea dell’Enaj, la rete europea dei giornalisti agricoli; il prossimo week-end, dal 7 al 9 ottobre, ci sarà il Congresso Unaga. Ringrazio il Comune di Cavallino-Treporti, il Parco Turistico ed Assocamping per l’ospitalità a quasi un centinaio di giornalisti. Cavallino oggi è un territorio, che vive con il turismo estivo, ma il settore agricolo mantiene un posto di rilievo nel sistema economico. Ecco perché è il luogo ideale per noi giornalisti, che ci occupiamo di agroalimentare, ambiente e territorio. Noi intercettiamo i bisogni e le paure, ma anche le soddisfazioni relative a questi settori e lo comunichiamo. Pertanto, con questi due appuntamenti vogliamo offrire nuova consapevolezza ai colleghi, il cui ruolo è fondamentale per la conoscenza di questi temi. Vogliamo anche ribadire che la nostra professione è delicata e dev’essere sempre guidata dall’etica». Così Roberto Zalambani, presidente di Unaga (Unione Nazionale Associazioni Giornalisti di Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca, Energie Rinnovabili, Turismo Rurale), gruppo di specializzazione della Federazione Nazionale Stampa Italiana, incontrato a margine dell’Assemblea europea ed in vista del Congresso nazionale.

I giornalisti appartenenti alle associazioni regionali (Arga) si ritroveranno per eleggere gli organismi nazionali e discutere le linee guida per i prossimi quattro anni. L’accoglienza avverrà a Mestre (VE), nel Museo del ‘900 (M9), dove i partecipanti potranno visitare la sezione dedicata all’alimentazione e la mostra “Il gusto e la cultura del cibo in Italia”. Da lì partirà una navetta per Cavallino-Treporti, dove i congressisti saranno ospitati dal camping “Ca’ Pasquali Village”; potranno così godere di una struttura a cinque stelle, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il “Superplatz 2022” per il turismo all’aria aperta dal più grande Automobile Club Tedesco (ADAC) ed il “Top Camping 2022” dall’Automobile Club olandese. «La nostra località è stata scelta dalle associazioni dei giornalisti di settore: italiani ed europei si stanno incontrando a Cavallino Treporti, capitale dell’ospitalità all’aria aperta. Noi ne siamo orgogliosi! Con noi ci sono anche tutti coloro che, per la nostra comunità, stanno portando le proprie esperienze di vita e di lavoro, contribuendo così ad un’articolata attività congressuale. Chi descrive e chi ama questo territorio hanno modo di confrontarsi sulla storia e la cultura della nostra terra. Un’esperienza nuova ed una significativa opportunità per tutti» afferma Roberta Nesto, sindaca della prima località italiana per il turismo “en plein air”.

Programma. Sabato mattina è previsto un seminario sull’agricoltura locale ed una visita all’azienda agricola “Valleri”, dal 1957 specializzata nella produzione, lavorazione e confezionamento di erbe aromatiche, verdura e frutta. «I rappresentanti delle categorie professionali dell’agricoltura e del turismo presenteranno un’economia fortemente collegata al territorio: dalla tradizione alla trasformazione, alla conservazione di prodotti a chilometro zero e bio. Si parlerà, inoltre, del binomio turismo-agricoltura per valorizzare le eccellenze del territorio» spiega Fabrizio Stelluto, presidente dell’Arga di Veneto e Trentino Alto Adige, che organizza il Congresso. Dopo il pranzo nel ristorante “La Tenuta di Cavallino”, storico edificio agricolo del Litorale, ci sarà il trasferimento al Centro Congressi di Ca’ Savio. Il pomeriggio di sabato sarà totalmente dedicato ai lavori congressuali, fino alla proclamazione dei nuovi organismi dirigenti. Domenica 9, ci sarà un sopralluogo alla pista ciclopedonale di via Pordelio; un percorso panoramico, unico al mondo: sette chilometri, tra cui cinque realizzati su una struttura metallica, sospesa “a sbalzo” sulla Laguna, patrimonio dell’Unesco. Successivamente, si visiterà il Museo Batteria Vettor Pisani, fortificazione costruita tra il 1909 ed il 1912 a difesa di Venezia. Prese il nome dal comandante supremo veneziano Vettor Pisani, che sconfisse la flotta genovese di Pietro Doria nella guerra di Chioggia del 1380. Il pranzo finale si svolgerà presso la Casa della Pesca, vicino a Punta Sabbioni, punto di stoccaggio e vendita della piccola pesca artigianale. Ai giornalisti saranno presentate le attività ittiche della realtà, che riunisce quattro cooperative (Soc. coop. San Marco Pescatori di Burano, Faro Società Cooperativa, Pescatori Cavallino Società Cooperativa, Cooperativa fra lavoratori della piccola pesca di Cortellazzo) con l’obiettivo di svolgere un’attività professionale, tutelando la biodiversità. Ci sarà anche un banco di assaggio allestito dal Consorzio Vini Venezia in collaborazione con Ais Veneto. Per chi potrà fermarsi ancora un po’, infine, un’ultima opportunità: una visita in battello alle attività ittiche lagunari.

Documento Oms: tutto l’alcol è sempre cancerogeno, da ridurre il consumo di superalcolici, vino e birra almeno del 10% entro il 2025. Immediate le proteste del mondo del vino italiano.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) – Regione Europa, nel quadro delle azioni di lotta alla diffusione del cancro, ha approvato, nella riunione tenutasi a Tel Aviv, un documento intitolato “European framework for action on alcohol 2022-2025”. Le nuove linee guida espresse dall’Oms sono state sottoscritte integralmente senza alcuna opposizione, nemmeno da parte della delegazione italiana, e prevedono l’attuazione di programmi di contrasto al consumo dell’alcol con l’obiettivo di una riduzione del -10% pro-capite entro il 2025.

Per raggiungere questo obiettivo, l’Oms proporrà ai Paesi europei l’aumento della tassazione sui prodotti a base di alcool, il divieto di fare pubblicità, promozione e marketing in qualsiasi forma di tali prodotti, la diminuzione stessa della produzione, l’obbligo di health warning (avviso di allarme per la salute) da stampigliare sulle etichette. L’Oms basa il suo programma sul concetto che “non ci sono livelli di sicurezza” nel consumo di bevande alcoliche e quindi l’obiettivo del taglio ai consumi dovrebbe colpire anche le bevande comunemente consumate durante i pasti come il vino e la birra, ma che sempre più hanno una pericolosa diffusione oltre ogni orario e tra la popolazione più giovane. La determinazione dell’Oms non fa quindi distinzioni sul quantitativo percentuale di alcol contenuto nelle bevande e auspica un sistema di allerta sanitario da apporre su tutte le bottiglie. L’ipotesi era stata presa in esame anche nell’ambito della “Global alcohol strategy” in discussione lo scorso maggio dal Parlamento europeo nell’ambito del “Cancer plan” da parte del Parlamento europeo.Ma in quel caso le pressioni dei produttori, in particolare quelli di vino, avevano ottenuto di accantonare la proposta, limitandosi a richiamare un semplice invito al ‘consumo responsabile’ di alcol.

Immediate e veementi le proteste del mondo del vino italiano contro il documento. «Queste nuove indicazioni dell’Oms – ha affermato Angelo Radica, presidente dell’Associazione nazionale Città del Vino – sono un ulteriore colpo al mondo del vino europeo e italiano in particolare, perché non tengono assolutamente conto del valore culturale delle produzioni vitivinicole e del fatto che bere vino, oggi, non è certo sintomo di alcolismo, ma semmai di piacevole convivenza». Secondo Unione italiana vini: “La storia ci ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell’alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della Dieta mediterranea, non certo protagonista del consumo smodato”. Per Coldiretti: “Il pronunciamento dell’OMS colpisce un settore strategico del Made in Italy agroalimentare con 12 miliardi di euro di fatturato. Aumento della tassazione, divieto di pubblicità o promozione e obbligo di health warning in etichetta rischiano in modo fuorviante di assimilare in consumo del vino alle sigarette con effetti disastrosi sui consumi con quasi un italiano su quattro (23%) che smetterebbe di bere o ne consumerebbe di meno”. Commenta Giangiacomo Bonaldi, presidente Federdoc: «Troviamo assolutamente discutibile un atteggiamento che sembra porre sullo stesso piano consumo consapevole e abuso. L’OMS sembra dimenticare che proprio l’attività di promozione ha portato, negli ultimi anni, ad abbassare i consumi del vino a livello mondiale». «Useremo il buonsenso – ha dichiarato Filiera Italia attraverso le parole del suo consigliere delegato Luigi Scordamaglia – e i consolidati dati scientifici esistenti per bloccare questi tentativi a cui si prestano organismi internazionali come l’OMS o europei come la Commissione che vorrebbe escludere vino e prodotti carnei dai programmi di promozione».Federvini auspica che la Commissione europea tenga conto di quanto espresso dal Parlamento europeo e lavori sulla lotta all’abuso di alcol ed eviti politiche sproporzionate che minano le comunità e i territori produttori di vino.

Fonte: Garantitaly.it

Da Flormart 2022 partita la campagna “The green Italy” per la riforestazione urbana. Ma per il settore del florovivaismo c’è allarme costi e “invasione” dall’estero.  

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Da Flormart 2022, conclusasi a Padova fiere lo scorso 23 settembre, è partita la campagna “The Green Italy” per la riforestazione delle città e per l’ampliamento delle aree verdi su tutto il territorio nazionale. Un contributo rilevante nel contesto di una risposta globale al cambiamento climatico, all’inquinamento e alla siccità.

L’Italia, come è noto, ha aderito all’Agenda europea 2030 per il Green Deal, consapevole che la forestazione urbana favorisce lo stoccaggio di CO2 e l’assorbimento delle polveri sottili, contribuendo a far sì che le strade trafficate e le aree vicino a parchi giochi, asili nido e scuole diventeranno più puliti se alberi e pianti potranno legare piccole particelle e biossido di azoto. “The Green Italy” significa far procedere speditamente la transizione ecologica, con progetti per realizzare giardini verticali, per riutilizzare aree industriali dismesse, il vertical farming, la logistica e le tecniche sostenibili di produzione in serra e in campo. Anche con progetti di privati, basti pensare al progetto KilometroVerdeParma che ha già messo a dimora 46.000 alberi e prevede di piantare ulteriori 30.000 piante. A Flormart 22 ha partecipato e preso la parola anche Josep Pagès, segretario generale di ENA, European Nurserystock Association, Associazione dei vivaisti europei, che promuove “Green Cities Europe”, un progetto, finanziato all’80% dall’Europa Unita, cui aderiscono 13 Paesi europei, tra cui l’Italia. “Il verde urbano ha un impatto notevole sull’ambiente – ha dichiarato Pagès – perché riduce l’inquinamento, brucia CO2, produce ossigeno e rende le città più belle e i cittadini più sani e felici”. Il progetto prevede l’attivazione di congressi, seminari e incontri B2B, per assistere i professionisti che svolgono un ruolo decisivo nell’urbanistica e nella pianificazione del paesaggio.

Per “The Green Italy” sarà importante anche lavorare per la educazione verde dei cittadini, effettuando un cambio di rotta culturale, coinvolgendoli nella gestione attiva e responsabile del territorio e del verde, rendendo i giardini luoghi incantevoli e sicuri. C’è attesa tra i vivaisti italiani per la i programmi di riforestazione urbana che beneficeranno dei fondi del PNRR e dell’interesse di varie Amministrazioni Locali, nonché di Enti privati. L’Italia oggi ha una disponibilità immediata di circa 4 milioni di nuovi alberi l’anno, ma si potrà fare di più se si investirà sul florovivaismo e sullo sviluppo fisico dei vivai in particolare, per trovare nuove superfici utilizzabili per le piantagioni e superare ostacoli burocratici e vincoli ambientali. “Non era facile ripartire con Flormart dopo la lunga pausa dovuta al Covid – ha detto Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma, ente che ha organizzato la fiera per la prima volta e che continuerà nel prossimo decennio – ma ci siamo impegnati perché siamo convinti che il florovivaismo sia un’altra eccellenza del made in Italy, anch’essa da esportare, potenziando maggiormente quanto già fatto finora. Ci rassicura la soddisfazione espressa dalle aziende florovivaistiche espositrici e dai 150 buyer esteri, giunti qui a Padova grazie alla collaborazione con ICE – Agenzia”.

1 prodotto su 5 arriva dall’estero. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti, che denuncia come, con un’analisi su dati Crea in occasione del Flormar, i vivai siano stati travolti da rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre con il calo delle temperature per l’arrivo dell’autunno. Le aziende florovivaistiche – evidenzia Coldiretti Padova- stanno affrontando aumenti di costi a valanga: +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggidalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma. Il florovivaismo – afferma Coldiretti – è un comparto strategico per il Paese con 30mila ettari di territorio coltivati da 21.500 imprese coinvolte fra produzione di piante e fiori in vaso (14mila) e quelle di piantine da trapianto (7.500) messo sotto pressione dalle importazioni dall’estero cresciute del +59% nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con oltre 2/3 (71%) rappresentati dagli arrivi dall’Olanda. Fra gennaio e giugno di quest’anno, le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro coprendo in sei mesi il 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica, 1 prodotto su 5 arriva dall’estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell’Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca. “Occorre combattere la concorrenza sleale di prodotti importati dall’estero facendo in modo che piante e fiori vendita in Italia ed in Europa rispettino le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori” afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, nel sottolineare “l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Flormart 2022/Coldiretti Veneto

Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, a Venezia il convegno “Ri-abitare l’Europa con le nuove energie”

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Sino al 30 settembre 2022 si tiene la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile con un ricco programma di eventi in tutta Europa. Tema di questa edizione è “Going green and digital for Europe’s energy transition”.”Diventiamo verdi e digital per la transizione energetica in Europa“. Europe Direct Comune di Venezia partecipa da oltre 10 anni alle manifestazioni, in linea con l’evento centrale di Bruxelles, in collaborazione con NordEstSudOvest, associazione senza scopo di lucro. In particolare, con il convegno “Ri-abitare l’Europa con le nuove energie“, che si tiene giovedì  29 settembre presso all’Ateneo Veneto di Venezia (Campo San Fantin, 1897 Venezia). Contatti: Associazione NordEstSudOvest, Via Canetti, 28 – 30175 Marghera Venezia info@nordestsudovest.org Europe Direct del Comune di Venezia, Via Spalti, 28 – 30174 Mestre Venezia, numero verde gratuito 800 496200 infoeuropa@comune.venezia.it. A questo link le iniziative in programma.

Fonte: Servizio stampa Europe Direct Comune di Venezia

Gestire l’acqua nel territorio: nè troppa, nè troppo poca. Conferenza alla Biblioteca La Vigna oggi alle 17, iniziativa nell’ambito del Festival dell’Agricoltura di Bressanvido (VI)

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Oggi, mercoledì 28 settembre alle ore 17.00 si terrà alla Biblioteca La Vigna di Vicenza un’interessante conferenza sulla gestione delle acque dal titolo: “Gestire l’acqua nel territorio: né troppa, né troppo poca”. Relatore sarà il prof. Vincenzo D’Agostino, ingegnere civile idraulico, direttore del Dip. TESAF dell’Università di Padova ed esperto nel campo delle tematiche inerenti le sistemazioni idrauliche e la difesa del suolo, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. L’evento si colloca nell’ambito delle iniziative del Festival dell’Agricoltura di Bressanvido 2022, di cui “La Vigna” è partner, che in questa ottava edizione, da titolo “Agroecologia: è tempo di smuovere le acque!”, vuole concentrare l’attenzione sul mondo idrico e sulle criticità che sta attraversando. Siccità, consumi, infrastrutture, investimenti: l’acqua rimane un tema sempre importante per la tutela del nostro pianeta.

Dell’acqua ci si preoccupa durante le alluvioni, dovute per lo più a piogge che risultano critiche per un certo territorio, e durante i periodi di siccità, quando la disponibilità idrica compromette i molteplici usi che facciamo della risorsa acqua. Entrambe le situazioni stanno diventando più ricorrenti a causa della combinazione di cambiamento climatico, trasformazione poco oculata del territorio, pratiche antropiche poco sostenibili. Muovendo da queste premesse, l’intervento di D’Agostino presenterà quelle che possono essere moderne pratiche di gestione e controllo dell’acqua, sottolineando come scelte virtuose che operano in modo diffuso siano vincenti e riducano la necessità di ricorrere a soluzioni più onerose e, spesso, più impattanti per il territorio. L’appuntamento, inserito nel ciclo Liber&Lectio della Biblioteca “La Vigna”, viene proposto anche come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024. Coordinato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, “Cities 2030” vede tra i partner il Comune di Vicenza e tra i partner associati la Biblioteca “La Vigna”.

Interventi. Saluti istituzionali di Mario Bagnara, membro del Comitato tecnico scientifico del Festival e Consigliere scientifico de “La Vigna”; Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Bibl. Int. “La Vigna”; Raffaele Cavalli, consigliere scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”; Vincenzo D’Agostino, direttore del Dip. TESAF dell’Università di Padova. Partecipazione a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti disponibili, prenotatili a questo link: https://bit.ly/3TPdyOP

Fonte: Biblioteca La Vigna