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20 aprile 2023, all’Abbazia di Praglia il convegno “Ritorno alla terra, le nuove generazioni al servizio del pianeta”, ingresso gratuito previa registrazione

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Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Filiera Futura, associazione nazionale nata su iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, con lo scopo di tutelare l’unicità, promuovere l’innovazione e favorire la competitività della produzione agroalimentare di qualità italiana, organizzano giovedì 20 aprile p.v. alle ore 17 la tavola rotonda “Ritorno alla terra, le nuove generazioni al servizio del pianeta”, che si svolgerà nel centro congressi dell’Abbazia di Praglia a Teolo (PD).

Giovani al servizio del pianeta. I dati parlano chiaro: sono sempre di più i giovani under 35, che stanno tornando alla terra. I dati riportano tuttavia anche le conseguenze della crisi climatica e dei sistemi agroalimentari e produttivi intensivi e il loro impatto sugli ecosistemi, sulla biodiversità e sulla natura. E se fosse proprio la tutela e la migliore gestione della terra, con i suoi meccanismi e la sua organizzazione, a essere una preziosa fonte di insegnamento e la chiave per la soluzione?

L’incontro, che vedrà la partecipazione dello scrittore e giornalista di Huffpost Antonio Cianciullo, guarda al fenomeno del ritorno dei giovani alla terra come possibile chiave per rispondere alla crisi climatica e ai suoi impatti negativi sugli ecosistemi, sulla biodiversità e sulla natura. Protagonisti dell’incontro il prof. Paolo Sambo (Università di Padova) e le esperienze, le voci e le aspirazioni di giovani agricoltori, imprenditori, esperti e studenti. Seguirà aperitivo con prodotti del territorio. Ingresso gratuito con registrazione, fino a esaurimento posti.

Fonte: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

ANBI Veneto: a Marzo 2023, falde e nevi ai minimi, stazionari rispetto a febbraio i livelli degli invasi alpini, prosegue il periodo critico di siccità

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Il bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità della risorsa idrica a Marzo 2023 denuncia una situazione sempre più grave delle falde; negativa anche la situazione di nevicate e accumoli in alta quota.

In breve. Si è registrata ancora una volta una piovosità scarsa rispetto alla media storica (circa metà); scarse sono state anche le nevicate; i depositi nivali, anche a causa delle temperature miti e del conseguente mancato accumulo, sono lontani dai valori della media storica; gli invasi montani (Adige, Piave e Brenta) presentano un andamento stazionario in termini di riempimento, sintomo dello scarso contributo che deriva dallo scioglimento delle poche nevi in quota; le portate dei corsi d’acqua risultano progressivamente in calo, con grande timore per l’avvio della stagione irrigua; ancora gravissima la situazione delle falde acquifere lontane dalla rigenerazione della risorsa idrica sotterranea. Iniziano a manifestarsi i primi segni di sofferenza, con le zone centrali della regione che si avviano verso scenari di moderata siccità.

Anomalia di temperatura. Il mese di marzo è stato mite ma con temperature complessivamente poco al di sopra della media storica. La temperatura condiziona fortemente la tenuta della neve in quota e sta determinando un anticipato scioglimento che non garantirà duraturi apporti ai sistemi idrici di valle.

Risorsa nivale. Il deficit di risorsa idrica nivale nell’intero bacino montano delle alpi Orientali è imponente e pari a – 74% delle risorse storicamente disponibili (dato Osservatorio per gli utilizzi idrici AdB distrettuale delle Alpi Orientali). I dati diffusi da Arpav segnalano come il deficit di precipitazione nevosa dell’inverno appena trascorso sia simile ai dati registrati negli 2022, 2017, 2012, 2003, 2002 e 2000, quindi in ben 6 inverni dal 2000 ad oggi.

Piovosità. Nel mese di marzo 2023 sono caduti mediamente in Veneto 37 mm di precipitazione; la media del periodo 1994- 2022 è di 65 mm. Gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono inferiori alla media (-43%) e sono stimabili in circa 683 milioni di m3 di acqua (Argav).

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

15-16 Aprile 2023, a Vicenza si tiene “PassaVIvande”, laboratorio di consultazione pubblica e progettazione partecipata sul cibo e sulle politiche urbane, iscrizioni entro il 13 Aprile

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Nell’ambito del progetto europeo Cities2030, il 15 e il 16 aprile p.v. si svolgerà a Vicenza, presso la Biblioteca Internazionale “La Vigna”,  un percorso di consultazione pubblica e progettazione partecipata sul cibo e sulle politiche urbane: si tratta di PassaVIvande, organizzato dal Comune di Vicenza e dalla Biblioteca “La Vigna”.

Mutuando il nome dal celebre passavivande progettato da Carlo Scarpa a palazzo Brusarosco-Zaccaria, questa iniziativa vuole simbolicamente mettere in relazione il passato e il futuro del cibo a Vicenza, ma anche valorizzare il ruolo strategico dell’ecosistema del cibo per la crescita e la trasformazione della città e del suo territorio. L’evento nasce nel contesto del progetto europeo “Cities2030 – Co-creare sistemi alimentari resilienti e sostenibili verso FOOD2030”, finanziato dal programma Horizon2020, e muove dal riconoscimento del valore strategico del cibo come strumento di promozione della sostenibilità a livello ambientale, economico e sociale. È un’opportunità di dialogo tra le istituzioni di governo locale e gli attori attivi su tematiche inerenti al sistema alimentare della città e, più in generale, il suo processo di crescita e trasformazione. Un’occasione per raccogliere, esplicitare, valorizzare la creatività e la capacità di fare del territorio e arrivare a definire le priorità e le necessità del sistema alimentare urbano di Vicenza, calandole all’interno di una visione più ampia, alla luce delle priorità dell’Agenda 2030, ma soprattutto delle specificità del territorio.

Il programma dei lavori. L’obiettivo è far emergere le “ricette” più rilevanti per migliorare il sistema alimentare cittadino pensando ad una città più sostenibile ed inclusiva. Sarà esplorato e approfondito il concetto di Food Policy, le finalità, gli obiettivi e il valore aggiunto che questo strumento permette di perseguire, anche attraverso la condivisione delle esperienze di altre città che ne hanno già adottata una. Durante la mattina di sabato 15 aprile, dopo l’apertura dei lavori e i saluti istituzionali del Sindaco Rucco e del presidente della biblioteca Remo Pedon, si terranno gli interventi di Patrizio Roversi (conduttore televisivo, autore e scrittore – Turisti per caso e Velisti per caso), del prof. Egidio Dansero (Università di Torino, coordinatore Rete Italiana Politiche Locali del Cibo) e del presidente del Consiglio Scientifico de “La Vigna”, prof. Danilo Gasparini, oltre agli esperti di Està – Economia e sostenibilità. Nel pomeriggio del sabato e nella prima parte della mattinata di domenica, saranno raccolte idee e proposte sul tema utilizzando la metodologia dell’Open Space Technology, che avrà lo scopo di far emergere e mettere in sinergia nuove progettualità a partire dai partecipanti stessi. Nella seconda parte della mattinata di domenica, le proposte dei partecipanti saranno discusse e organizzate in ambiti e priorità di intervento così che, grazie al contributo di tutti i partecipanti, possa essere impostata la roadmap della Città di Vicenza, in sinergia con il progetto Cities2030.

Partecipazione. Il pranzo del sabato sarà offerto ai partecipanti presso il ristorante Capperi. Posti limitati, richiesta iscrizione, preferibilmente entro il 13 Aprile: https://forms.gle/5vnQzpmKcxMVTXdb9  per informazioni: europa@comune.vicenza.it

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

L’editoriale.”Non nuovi licei, ma risposte concrete all’insostenibile leggerezza dell’essere contadini oggi”

Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Sono ormai decenni che c‘è da preoccuparsi, quando il Governo parla di scuola; non fa eccezione l’idea del “liceo del made in Italy”, confondendo l’offerta formativa con l’offerta occupazionale. Da tempo, perlomeno nell’Italia dove il titolo di studio non è uno status symbol ma un viatico lavorativo, gli istituti tecnici, garantendo alti tassi di occupabilità, fanno concorrenza ai licei, che infatti (soprattutto i classici) lamentano non di rado cali di iscrizioni; quindi, parlare di “licei del made in Italy” non rende merito alla moderna didattica, sviluppata negli istituti agrari, così come nella gran parte delle scuole professionali.

In realtà è che, nella nostra società, la scuola sforna tenenti, che si credono colonnelli ed aspirano a diventare generali senza il necessario cursus honorum. E’ una profonda questione di riconoscibilità e rispetto sociale, amplificata dal culto dell’immagine, che condiziona la vita soprattutto dei più giovani. Oggi non è sufficiente essere bravi cuochi, è necessario ammantarsi di essere chef, come se nel successo di un locale non fossero determinanti anche la brigata di cucina ed il servizio al tavolo. Altrettanto può dirsi per le eccellenze agroalimentari, che abbisognano di sapienza realizzativa, ma nascono da materie prime, che si coltivano in campo o si allevano in stalla.

Quindi, il problema non è la scuola, ma affermare la consapevolezza che il successo di un prodotto è un percorso di filiera, dove ciascuno ha un ruolo determinante; invece, nella costruzione del valore agricolo, pesa smisuratamente più la distribuzione (con annessi e connessi) che chi produce le materie prime, privilegiando così la cornice alla qualità del prodotto.

Non servono, insomma, ulteriori licei, ma un Ligabue, che ci faccia innamorare dei “mediani” del settore primario, indispensabili non solo a far brillare i campioni ma, nel caso, a farci sopravvivere, perché senza cibo, così come senza acqua ed aria, tutto il resto è fuffa.

Feste pasquali: il turismo spinge la ripresa, ma pesano gli aumenti. Secondo CNA Veneto, sarà: “Una Pasqua comunque “buona” e di qualità”.

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A pochi giorni dalla Pasqua, CNA Veneto fa il punto sulla situazione del comparto. Catia Olivetto, presidente CNA Dolciari e Panificatori Veneto, afferma: «Si è tornati a lavorare come prima del Covid, ma anche quest’anno c’è una flessione, seppur lieve rispetto a quanto accaduto nei due precedenti: le persone hanno senz’altro una minor capacità di spesa e comprano meno, anche se scelgono la qualità.»

Sul fronte turistico la ripresa è evidente. Prosegue Olivetto: “Nel 2022 i turisti che hanno pernottato in Veneto sono stati 18,1 milioni, registrando un +53% rispetto ad un 2021 caratterizzato ancora da restrizioni legate alla pandemia: il passaggio infatti in zona bianca è avvenuto dal giugno 2021 e solo nel mese di luglio 2021 è atterrato il primo aereo dagli USA dopo oltre 2 anni. Segno positivo anche rispetto ai tempi precedenti alla crisi sanitaria con un +2,6% delle presenze rispetto al 2019, in particolare tedeschi (+8,4%), austriaci (+6,7%), olandesi (+1,5%), belgi (+0,9%), irlandesi (+8,1%). Ci si attende quindi che la favorevole onda turistica – per la prossima Pasqua si prevede un tutto esaurito nelle località venete – confermi la ripresa anche per l’economia del periodo: turismo, ristorazione, prodotti della tradizione pasquale”.

Costi e aumenti che si ripercuotono, oltre che nelle tasche del consumatore, anche sulla gestione di impresa. «Il mese di marzo ha visto ulteriori rincari su alcune delle materie prime fondamentali per il nostro comparto – prosegue Olivetto – si parla di aumenti tra il 5 ed il 10% su uova, burro e latte. Questi non sono solo costi in più, ma di fatto per gli imprenditori si trasformano in una diminuzione dei ricavi, perché è proprio dai ricavi – rimasti più o meno uguali – che vengono sottratti i costi maggiorati per non penalizzare l’attività e soprattutto per mantenere intatto il livello di qualità dei prodotti.»

Gli aumenti: il costo del tuorlo d’uovo al chilo è passato da € 5,7/kg i primi di marzo, a € 6,25/kg al 29/03/2023; le uova da € 0,17 al pezzo (09/03/2023) a € 0,18 al pezzo (29/03/2023); la farina da € 0,81/kg (16/02/2023) a € 0,95/kg (28/03/2023). Se si considerano le quantità necessarie per le produzioni pasquali è evidente come questi aumenti pesino sull’imprenditoria prima ancora che sui consumatori:«In una settimana – spiega la presidente Olivetto, titolare di una pasticceria, abbiamo utilizzato 360 uova; 12 chili di albume d’uovo; 36 chili di tuorlo; 8 chili di misto uovo; 200 chili di farina; 100 chili di zucchero; 69 litri di latte; 120 chili di burro.»

Cambiano quindi le strategie per districarsi tra gli aumenti, ma la Pasqua sarà comunque di qualità nella scelta dei prodotti tradizionali così come nelle più moderne specialità: «Il turismo darà una spinta ai consumi nelle città d’arte e nelle località turistiche – concludeOlivetto – forse un po’ penalizzati potrebbero essere i piccoli centri e i negozi di vicinato. Secondo le nostre previsioni, gli acquisti saranno di qualità; magari si risparmierà per gli omaggi, ma sulla tavola di Pasqua ci saranno le tradizionali focacce artigianali, la colomba classica e la Colomba in tutte le varianti più moderne e golose.»

Fonte: CNA Veneto

L’editoriale. “Decreto Acqua: tutto come previsto, ma contro la crisi idrica e climatica serve molto di più”

Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Sull’emergenza idrica il Governo si sta comportando come il gruppo che, in una corsa ciclistica, lancia la volata da lontano e poi si perde in tatticismi, facendosi recuperare dagli inseguitori.

Era l’8 Marzo, quando il Vicepremier, Salvini, annunciava nel veronese, in occasione dell’inaugurazione del rifacimento di un tratto del canale L.E.B., l’imminente varo del decreto contro la siccità.

Da allora è passato un mese di ulteriori annunci e quello che ora il Governo ha approvato, è null’altro che quanto già si sapeva e si doveva fare, mancando però di riempire le caselline dei nomi, nonchè di indicare le risorse, facendo così presagire ulteriori slittamenti nell’operatività dei provvedimenti.

La crisi climatica, intanto, galoppa ed i fiumi del Nord sono risaliti da un cuneo salino così ampio, che si stanno trasformando in bracci di mare, soggetti alle maree oltre ad una profonda trasformazione ambientale.

Non c’è più tempo: bisogna decidere, se vogliamo difendere i litorali (e quindi agire urgentemente) oppure arrenderci all’avanzata climatica.

Vinitaly 2023 chiude con un exploit di presenze da Usa e Asia e dà l’arrivederci al 14 aprile 2024

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Il vigneto Italia vale 56,5 miliardi di euro, per un corrispettivo a ettaro di 84 mila euro, quattro volte più della media delle superfici agricole. A rilevarlo, l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il salone internazionale appena conclusosi segnando 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.

L’osservatorio Uiv-Vinitaly ha effettuato una ricognizione sui valori dei 674 mila ettari del vigneto nazionale che, da Nord a Sud della Penisola, generano un’economia da oltre 30 miliardi di euro l’anno e rappresentano al contempo uno degli investimenti più redditizi in assoluto sul piano fondiario. Il mercato risponde con un boom di transazioni, dettate in particolare da fondi e family office interessate soprattutto alle regioni a maggior vocazione enologica e di conseguenza a maggior tasso valoriale, come Alto Adige, Trentino, Veneto, Toscana e Piemonte. Le quotazioni massime più alte dei filari italiani – a volte sopra il milione di euro per ettaro – si riscontrano in provincia di Bolzano, nella zona di Barolo e Barbaresco, sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e a Montalcino. Si va dai 300-500.000 euro a ettaro per la zona di produzione del Trento Doc, la Valpolicella, Bolgheri e la Franciacorta. Stime di poco inferiori per le aree del Prosecco Doc, del Lugana, del Chianti Classico e Montepulciano. Negli ultimi 15 anni, secondo le rilevazioni elaborate dal Crea, la grande maggioranza delle denominazioni ha incrementato le proprie punte di valore: si va da Montalcino (+63%) a Valdobbiadene (+16%), da areali nel bolzanino come Caldaro (+75%) o Canelli nell’astigiano (+58%) fino al Collio (+50%), all’Etna (+57%), ai filari montani della Valle d’Aosta (+114%). L’alto valore medio a ettaro (dato dalla presenza di ampi territori vocati a produzioni di successo, come Prosecco, Valpolicella, Lugana, Pinot grigio, Valdadige) associato all’estensione del vigneto (100.000 ettari circa) pone il Veneto in testa alla classifica generale dei valori fondiari.

Dichiarazioni. Per il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “Il vigneto Italia è ormai un brand globale specie nei suoi territori più vocati, e questo è un elemento di forza a cui gli investitori non possono sottrarsi. Notiamo come in genere l’ingresso di fondi internazionali o di famiglie facoltose nelle aree simbolo della viticoltura italiana sia in primo luogo una questione di prestigio, poi certamente un bene rifugio o un elemento di diversificazione degli asset. Ma alla base c’è la consapevolezza di investire sul valore nel senso più etimologico del termine, più che di aderire a un progetto remunerativo nel breve-medio periodo con il solo valore della produzione. In Italia si assiste a questo – ha concluso Frescobaldi -, e non è un caso se Bernard Arnault, presidente del gruppo Lvmh, ha recentemente acquistato Casa degli Atellani di Milano, vigna di Leonardo compresa”. Per l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il vino italiano è un capitale strategico del Paese e Vinitaly lo ha ribadito con un rapporto realizzato dall’Osservatorio assieme a Prometeia con i nuovi numeri di una filiera da 31,5 miliardi di euro l’anno. Il settore, che vanta la miglior bilancia commerciale tra tutti i comparti del made in Italy tradizionale, ha una propensione all’export doppia rispetto all’agroalimentare e questo ha un peso anche sul valore fondiario di un prodotto sempre più globale, sempre più riconosciuto come bandiera dell’Italian style. Non è un caso se per il Cbre, leader mondiale nella consulenza nel settore real estate, il volume degli investimenti nel vigneto tricolore è segnalato in crescita in tripla cifra nell’ultimo biennio”.

Vigneto italia, il presidio del paesaggio. Importante anche il ruolo sociale delle terre del vino. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la viticoltura in Italia costituisce da sempre un baluardo a difesa del paesaggio: nonostante la crescita della viticoltura in pianura, tutt’oggi poco più della metà dei vigneti nazionali si colloca sopra i 300 metri di quota, con il 42% in collina (301-700 metri) e il 9% in montagna (sopra i 700 metri). Montagna che in alcuni areali (Valle d’Aosta, Liguria) è il luogo di maggiore presenza della viticoltura con quote superiori al 60%, ma che raggiunge incidenze ragguardevoli (pari o superiori al 30%) anche in altre regioni, come Campania, Basilicata, Calabria, Molise e Piemonte. In totale sono 62 mila gli ettari vitati in montagna, dato destinato a crescere in futuro per via dell’innalzamento delle temperature medie. Viticolture prevalentemente di collina (281 mila gli ettari complessivi) sono quelle abruzzese (96%), umbra (89%), marchigiana (85%) e toscana (81%), a cui si aggiungono le produzioni di alta collina in provincia di Bolzano (86%) e Trento (40%). Prevalenza di viticoltura pianeggiante in Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia e Friuli Venezia Giulia.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

La lotta degli Stati membri alla pesca illegale va intensificata

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L’UE è uno dei principali attori globali nel settore della pesca, sia in termini di flotta peschereccia (con circa 79 000 navi), sia in qualità di maggiore importatore al mondo di prodotti ittici (il 34 % del commercio totale a livello mondiale). In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’UE si è impegnata a porre fine alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata entro il 2020, ma non vi è riuscita. In ogni caso, non basta assicurare la legalità di un prodotto per garantire che quest’ultimo provenga da fonti sostenibili.

Sanzioni applicate in modo diverse in ogni Stato UE. “L’UE dispone di regimi di controllo per contrastare lo spaccio di prodotti ittici pescati illegalmente ai consumatori”, ha affermato Eva Lindström, responsabile dell’audit per la Corte dei conti europea. “Nonostante tali misure, però, questi prodotti continuano a finire nel piatto dei cittadini dell’UE. Ciò è fra l’altro dovuto al fatto che le verifiche e le sanzioni sono applicate in modo diverso a seconda dello Stato membro”.

Nel 2008 l’UE ha istituito un sistema di certificazione delle catture al fine di garantire la legalità dei prodotti della pesca importati. Secondo la Corte, tale sistema ha migliorato la tracciabilità e ha rafforzato i controlli sulle importazioni, ma i controlli eseguiti dagli Stati membri non sono uniformi. Il sistema di certificazione delle catture dell’UE è basato su documentazione cartacea, con il maggior rischio di frode che ne consegue, mentre sarebbe più efficace – sostiene la Corte – un’unica banca dati elettronica a livello di Unione. In realtà, la Commissione europea ha sviluppato un sistema informatico a livello di UE per svelare più facilmente le frodi e automatizzare i controlli, ma nessuno Stato membro lo utilizza. La Commissione ha proposto di renderne obbligatorio l’uso.

Cartellini “gialli” o “rossi”. La Commissione e il Consiglio, qualora reputino carenti i regimi di controllo in atto in paesi non appartenenti all’UE che esportano prodotti ittici nell’Unione, possono intervenire emettendo cartellini “gialli” o “rossi”. Quando viene attribuito un cartellino rosso a uno di questi paesi, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a respingere tutte le importazioni di prodotti della pesca provenienti dai suoi pescherecci. La Corte ha riscontrato che il sistema dei cartellini si è rivelato utile, innescando riforme nella maggior parte dei paesi a cui è stato applicato.

Agli Stati membri spetta verificare l’attività di pesca condotta dalla flotta battente la loro bandiera e nelle loro acque. La Corte ha constatato che le verifiche nazionali hanno spesso rilevato casi di pesca illegale. Ciò nonostante, in alcuni Stati membri persistono, a causa di scarsi controlli, volumi di pesca eccessivi e una comunicazione incompleta delle catture. La dichiarazione errata delle catture costituisce l’infrazione più comune commessa dalla flotta dell’UE, a cui fa seguito la pesca in zone di divieto o senza contingenti assegnati e l’utilizzo di attrezzi illegali. È ampiamente dimostrato, stando alla Corte, che è problematico imporre il rispetto dell’obbligo di sbarco e che i rigetti illegali in mare continuano. La Corte ha inoltre constatato che i progetti finanziati dall’UE sottoposti all’audit avevano concorso a rafforzare il regime di controllo della pesca.

Quanto al sistema sanzionatorio, la Corte ha rilevato che la grande maggioranza delle infrazioni gravi individuate ha determinato l’avvio di un’indagine o di un procedimento penale, con la conseguente irrogazione tempestiva di sanzioni. Dall’audit è emerso però che non vi sono condizioni di parità nel territorio dell’UE. Ad esempio, la Corte ha osservato che l’ammenda media inflitta per un’infrazione analoga variava da circa 200 euro (Cipro, Lituana ed Estonia) a oltre 7 000 euro (Spagna). In alcuni Stati membri, le sanzioni non costituivano un adeguato deterrente contro la pesca illegale, in quanto non erano commisurate ai vantaggi economici ricavati dalle infrazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di perseguire l’applicazione uniforme ed efficace di un sistema sanzionatorio dissuasivo. Andrebbe inoltre armonizzata l’applicazione del sistema di punti di penalità nei vari Stati membri.

Fonte: Corte dei conti europea

La quantità di rifiuti pericolosi nell’UE è ancora in aumento

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“La produzione di rifiuti pericolosi aumenta e l’UE non può non affrontare la questione. I metodi da preferire per occuparsi dei rifiuti pericolosi sono il riciclo e il recupero di energia. Si dovrebbe ricorrere allo smaltimento solo come estrema risorsa. Ciononostante, oltre il 50 % del totale dei rifiuti pericolosi dell’UE viene ancora smaltito. In questa analisi, abbiamo mostrato che prevenzione e trattamento dei rifiuti pericolosi sono tuttora difficoltosi, ma presentano anche delle opportunità”, ha dichiarato Eva Lindström, responsabile dell’analisi sui rifiuti pericolosi per la Corte dei conti europea.

La normativa dell’UE definisce i rifiuti pericolosi come rifiuti che presentano una o più caratteristiche di pericolo, ad esempio esplosive, irritanti o tossiche. I rifiuti pericolosi sono potenzialmente nocivi per la salute delle persone e per l’ambiente. Il comparto manifatturiero (metallurgico in particolar modo), il trattamento delle acque e dei rifiuti, l’edilizia e il settore estrattivo sono responsabili complessivamente di oltre il 75 % dei rifiuti pericolosi prodotti nell’UE. Questi ultimi possono essere anche generati nelle case delle famiglie (ad esempio, lo sono certi medicinali, le batterie usate, i prodotti per la pulizia e le apparecchiature elettroniche). Nell’ambito della gestione dei rifiuti, a essere responsabili dell’attuazione delle disposizioni giuridiche dell’UE a livello nazionale sono gli Stati membri. La Commissione ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati che non hanno recepito la normativa dell’UE nella legislazione nazionale o non l’hanno rispettata. La Commissione dispone di una panoramica dei fondi dell’UE per il trattamento dei rifiuti in generale, con 4,3 miliardi di euro di fondi stanziati per il periodo di programmazione 2014‑2020, ma non ne ha una simile per i rifiuti pericolosi nello specifico. I dati disponibili indicano che tali finanziamenti sono stati erogati principalmente tramite Orizzonte 2020 per ricerca e sviluppo di capacità. I fondi che costituiscono l’altro maggiore contributo al finanziamento della gestione dei rifiuti pericolosi sono il Fondo di coesione e il Fondo europeo di sviluppo regionale. A integrazione del bilancio dell’UE, sia il dispositivo per la ripresa e la resilienza, sia la Banca europea per gli investimenti forniscono finanziamenti per la gestione dei rifiuti, inclusi quelli pericolosi. Dall’adozione del regolamento sulla tassonomia nel 2020, l’UE ha smesso di finanziare l’incenerimento dei rifiuti pericolosi e il conferimento in discarica, attività ritenute non sostenibili, mentre ne ha promosso il riciclo.

Il modo migliore di far fronte alla questione è in primo luogo far sì che i rifiuti pericolosi non vengano prodotti. Questo principio è stato una priorità dell’UE fin dal 1991. L’azione dell’UE è stata incentrata sull’influenzare il modo in cui gli operatori economici progettano e realizzano i prodotti, sul rendere chi inquina responsabile dei propri rifiuti e sul fornire ai consumatori migliori informazioni. Nonostante tali iniziative, la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nell’UE non sta calando. I rifiuti pericolosi devono essere trattati in appositi impianti, conformemente a regole e requisiti di sicurezza rigidi. L’onere amministrativo e i maggiori costi per gli operatori economici che ne conseguono rendono concreto il rischio di traffico illecito: gli stessi operatori non dichiarano i rifiuti prodotti come pericolosi e li scaricano abusivamente o li spediscono altrove in violazione della normativa. La Corte sottolinea che classificare e tracciare adeguatamente i rifiuti pericolosi aiuterebbe a prevenire trattamenti impropri e scorciatoie illecite, pur rilevando che i rifiuti pericolosi vengono classificati in modi differenti negli Stati membri. Secondo la Corte, inoltre, la Commissione europea potrebbe intensificare i propri sforzi per armonizzare la normativa UE applicabile. Allineare i registri elettronici nazionali dei rifiuti pericolosi al registro europeo previsto per la spedizione dei rifiuti aiuterebbe a tracciarli con maggiore efficacia durante tutto il loro ciclo di vita.

Idealmente, i rifiuti pericolosi dovrebbero essere preparati per essere riutilizzati o riciclati. Tuttavia, la maggior parte di tali rifiuti non è adatta al riutilizzo e il riciclo è limitato da impedimenti tecnici e dalla mancanza di opportunità di mercato per i rifiuti riciclati. Nell’analisi, la Corte evidenzia che migliorare le tecnologie e la capacità di riciclo creerebbe diverse possibilità: ad esempio, recuperare le materie prime critiche dalle apparecchiature elettroniche e da altri rifiuti sosterrebbe l’autonomia strategica dell’UE.

Il traffico illecito e lo scarico abusivo dei rifiuti pericolosi continuano a essere attività lucrative: secondo alcune stime, i ricavi annuali si attestano tra 1,5 e 1,8 miliardi di euro per il solo traffico illecito. I casi individuati, le indagini e le azioni penali sono rari, e le sanzioni sono modeste. Il ricorso alla digitalizzazione per meglio tracciare i rifiuti pericolosi e contrastare le false dichiarazioni, oltre a un sistema di sanzioni più dissuasivo, potrebbe limitare le possibilità di praticare il traffico illecito. Anche un divieto su tutte le spedizioni di rifiuti da smaltire, proposto dalla Commissione nel 2021, potrebbe contribuire a contenere tale tipo di traffico.

Fonte: Corte dei conti europea

L’innovazione ci salverà da siccità, inflazione e avversità, ma il clima farà sudare il PIL

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Il mondo della gestione del rischio in agricoltura si è dato appuntamento a Madonna di Campiglio (Trento) dal 20 al 21 marzo scorso per partecipare alla quinta edizione del Festival Agri Risk Management (FARM), un evento organizzato da Co.Di.Pr.A. Trento, Condifesa Bolzano e Asnacodi Italia. Un momento di importante confronto tra gli operatori del settore, ma non solo, per cercare di disegnare nuove strategie e trattorie di futuro all’interno delle quali trovare soluzioni alle sfide che il mondo dell’agricoltura deve affrontare: su tutte siccità e altri estremi climatici, andamenti di mercato complessi ed emergenze fitosanitarie.

Inverno 2022/23 tra i più caldi registrati in Europa. “Basti pensare l’aumento esponenziale dei costi di produzione, la situazione geopolitica complessa che stiamo vivendo, le fitopatie che colpiscono le campagne dei nostri territori, come flavescenza e scopazzi, e il conclamato cambiamento climatico; secondo i dati del sistema europeo Copernicus Climate Change Service (C3S) stiamo facendo i conti con il secondo inverno più caldo mai registrato prima in Europa dal punto di vista climatologico, con una temperatura superiore di 1,44 °C alla media della stagione 1991-2020; cosi ha raccontato Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A., durante il suo intervento introduttivo. Un mondo in veloce cambiamento e per restare al passo anche noi dobbiamo procedere con un cambio di approccio – ha concluso Menapace. Problematiche sottolineate anche da Michael Simonini, presidente del Consorzio di difesa di Bolzano, che ha voluto evidenziare come sia “possibile trovare soluzioni innovative anche grazie alla sinergia che si crea tra i vari componenti del nostro mondo, proprio come durante il Festival”.

Sulla necessità di cambiare passo è intervento Albano Agabiti, presidente di Asnacodi Italia, che ha sottolineato come la Politica Agricola Comune 2023-2027 (PAC) sia pienamente in linea con la necessità di trovare soluzioni sempre più efficaci per aumentare la resilienza delle aziende agricole. “Una PAC – ha spiegato Agabiti – che introduce 3 elementi di assoluta novità: le risorse a disposizione della gestione del rischio, l’AgriCAT, il primo fondo mutualistico nazionale a disposizione per tutte le aziende agricole italiane, e l’attenzione verso l’innovazione tecnologica”. Saluti introduttivi chiusi da parte di Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale ITAS Mutua, che ha voluto sottolineare come “il settore agricolo assicurativo privato non possa arrivare da solo a coprire tutte le richieste di rischio e che questa non sarebbe la soluzione più efficiente. I budget assicurativo e riassicurativo non sono stati sufficienti ad accontentare la richiesta del comparto, proprio per questo l’intervento e l’indirizzo pubblico è fondamentale, cosi come lo sarà AgriCAT”.

I lavori sono proseguiti con tre momenti distinti, la plenaria introduttiva, seguita da sei workshop e una plenaria conclusiva per riassumere i lavori dei diversi tavoli di lavoro e tirare le fila dell’intero convegno, che hanno permesso di presentare le novità del settore. Il compito di raccontare come l’Europa sia in prima fila per sviluppare soluzioni al servizio degli agricoltori è stato affidato a Kathrin Rudolf, componente della Commissione Europea, che ha sottolineato l’importanza degli interventi messi in campo a sostegno del settore primario. Dall’esposizione dei dati si è potuto evincere come l’Italia sia leader in questo settore. Elio Catania, senior advisor del Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, è intervenuto sottolineando come “il nostro Paese è in una continua turbolenza da almeno 50 anni, siamo in ritardo in termini tecnologici, ma stiamo recuperando. Il ritardo inizia negli anni 2000 – ha continuato Catania – non abbiamo capito l’importanza di Internet, non è stata colta la rivoluzione del web. Andava messo in discussione l’assetto aziendale ma non l’abbiamo fatto. Abbiamo sotto-investito 2 punti di prodotto interno lordo all’anno in innovazione. Da quattro cinque anni recuperiamo, anche grazie agli interventi previsti da industria 4.0. Il mondo agricolo deve saper sfruttare il momento, ne abbiamo le possibilità e la vivacità e qualificata partecipazione ai lavori del FARM lo conferma”, ha concluso Catania. Maurizio Silvi, direttore filiale di Trento della Banca d’Italia, in dialogo con Cosimo Marsella (Banca d’Italia) e Michele Cascarano (Banca d’Italia) ha raccontato quali sono i contributi e le strategie di economia sostenibile che la Banca di Italia ha attivato a supporto del cambiamento che stiamo vivendo. Andrea Berti, direttore di Asnacodi Italia, ha chiuso la prima parte dei lavori evidenziando l’importanza del trasferimento di conoscenza e dell’innovazione tecnologica. Due focus da sempre al centro del Sistema Asnacodi Italia-Condifesa. “In questo momento di trasformazione è fondamentale per gli agricoltori – ha sottolineato Berti – efficientare le risorse pubbliche, comunicare e instaurare una corretta gestione del rischio che prevede un approccio a 360 gradi. Il settore agricolo rispetto ad altri ha un duplice vantaggio: importanti risorse pubbliche e un approccio di sistema per pianificare e attivare in anticipo le strategie da adottare nei momenti di crisi. Farm, incubatore di futuro, nel corso delle edizioni ha approfondito temi e valutato ipotesi e traiettorie di innovazione che dal giorno seguente sono diventati operatività in una contaminazione di stimoli di cui ai risultati presentati”.

Soluzioni da hacker! Il convegno è continuato con sei workshop che hanno visto i relatori confrontarsi sui temi caldi del mondo della gestione del rischio e della trasformazione digitale, in particolare, gli oltre 200 partecipanti da tutta Italia, del mondo universitario, della ricerca, di diversi settori pubblici e di società tecnologiche e digital si sono suddivisi in 6 tavoli di lavoro che hanno permesso di sviscerare l’AgriCAT, gli ecosistemi dell’innovazione, le innovative soluzioni digitali, le strategie di trasferimento di conoscenza, il cambiamento climatico e l’accesso al credito, il tutto declinato nel concetto di risk management come innovativo fattore di competitività del settore agroalimentare. “I temi discussi durante il Festival – ha sottolineato Giulia Zanotelli, assessore dell’agricoltura della Provincia Autonoma di Trento, sono quelli che si affrontano da qualche anno, alcuni hanno trovato risposta altri cercano risorse e appoggi normativi. Risorsa idrica, cambiamenti climatici, fitopatie e capacità di dialogo. Stiamo lavorando per trovare risposte, veramente concrete” – ha concluso l’assessore. Soluzioni che, hanno concordato tutti i partecipanti del festival, dovranno necessariamente passare attraverso l’innovazione tecnologica e digitale, in primis. Durante il Festival si è tenuta un’hackathon dedicata alle nuove metodologie, che il trasferimento di conoscenza può perseguire per comunicare un epocale cambiamento, e al mondo dei dati: raccoglierli, creare database, usarli e condividerli in totale sicurezza, anche mutuando l’approccio “citizen science” tra gli agricoltori per creare un modello “farmer science”. Guidati da specialisti del settore e da mentor, i partecipanti hanno avuto il compito di trovare soluzioni innovative in ambito agricolo e non solo. Le sfide proposte si sono poste l’ambizioso obiettivo di cercare di innovare i diversi settori di riferimento attraverso la contaminazione da altri comparti. Le tre sfide che hanno visto impegnato un nutrito gruppo di giovani, sono state: il modello “Citizen science” per sviluppare strategie di coinvolgimento dell’agricoltore nell’impiego intelligente della risorsa acqua, Fenometeo, un progetto che deve raccogliere dati e, l’ultima, trasferire un cambio di paradigma in modo digital: il Fondo AgriCAT. L’hackathon ha visto vincitori due progetti a parimerito, che hanno vinto un premio del valore di 2.000 euro e la possibilità di sviluppare i progetti presentati. Abbiamo bisogno delle nuove generazioni digitali, per un fondamentale aiuto ad entrare in confidenza con il futuro nel percorso della transizione digitale.

Patrocini concessi alla quinta edizione del Festival. Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, ISMEA, ANIA, Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione agricoltura della Provincia di Bolzano, Trentino Invest, HIT, Banca di Italia, Fondazione Edmund Mach, Fondazione Bruno Kessler, Università di Trento, Università di Padova, Coldiretti Trentino-Alto Adige, Confagricoltura del Trentino, CIA Trentino, APOT, AISAM e  FISI. Sponsor: ITAS (main sponsor), Gpi (sponsor Hackathon), Netafim, Hypermeteo, Radarmeteo, Deda Next, Delta informatica, Gi&Bi, Unicredit, Agrosit, AgriSompo, Studio legale Marchionni & associati, Wedo Group, Commfabrik, Arrigoni, Agrianaunia, Enogis, Khuen fruitprotection, AgriRisk, Asnacodi Servizi, Asnacodi Fondo, Bluarancio, Girlan, Ferrari Trento, Cavit, Rotalnord, Winsport, Distilleria Marzadro, Consorzi Agrari d’Italia, Horeca bevande, Vog, Val Venosta , Melinda, Mas dei Chini, Mannoia Eventi, IBF.

Servizio stampa Co.di.Pr.A.