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Sol&agrifood e B/open, l’agroalimentare di qualità tra olio evo, bio, birre e sidri protagonista a Verona Fiere dal 2 al 5 aprile in contemporanea a Vinitaly

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Con 300 espositori provenienti anche dall’estero, Sol&Agrifood si conferma punto di riferimento internazionale per l’agroalimentare di qualità, per i comparti dell’olio extravergine di oliva, della birra artigianale e, new entry della 27ª edizione (Verona, 2-5 aprile) in contemporanea con Vinitaly, anche dei sidri. Ulteriore novità la compresenza di B/Open, rassegna b2b dedicata al biologico. Nel Padiglione C saranno presenti espositori in rappresentanza di tutte le regioni italiane; le collettive più numerose da Sicilia, Calabria, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lazio, Umbria (Assoprol). Molto qualificata anche la partecipazione di aziende guidate da Italia Olivicola del CNO e dalla Confederazione italiana agricoltori (CIA); presenti anche aziende estere da Spagna, Turchia e Albania.

Inaugurazione. Come da tradizione, il convegno inaugurale si svolge nel secondo giorno della rassegna (3 aprile, ore 11,30 – Area Talk del padiglione Sol&Agrifood) e sarà incentrato sul tema “La sostenibilità è un costo o un’opportunità di business per le aziende agroalimentari?”. Sul concetto di sostenibilità la Commissione europea sta lavorando a un progetto di regolamento che ne disciplini l’utilizzo del termine, affiancandolo a un preciso disciplinare. Il sistema agroalimentare italiano è pronto a raccogliere la sfida? Ne parleranno Roberto Berutti (Commissione europea), Eugenio Puddu e Francesca Tognetti di Deloitte Italia, Gennaro Sicolo, vicepresidente Cia e presidente Italia Olivicola, Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano. Le conclusioni saranno affidate all’On. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (invitato).

La birra artigianale, per essere pienamente apprezzata in tutte le sue favolose sfaccettature, va presentata e spiegata da professionisti che abbiano sia conoscenze tecniche vaste che una forte empatia nei confronti dei propri interlocutori. In questi ultimi anni, moltissimi gestori e addetti ai lavori operanti in contesti specializzati quali pub, ristoranti, birrerie e pizzerie a tema brassicolo hanno sostenuto e supportato il movimento birrario artigianale italiano con le loro capacità di diffusione culturale. 101 attività sparse in tutta Italia non sono solo alfieri per la commercializzazione di birra di qualità, ma anche luoghi ove si fa diffusione della “cultura brassicola“. “La “carica dei 101 ristoranti e pub: gli ambasciatori italiani della cultura birraria e del territorio” è il tema della tavola rotonda (3 aprile – Area Talk, Padiglione Sol&Agrifood – ore 16). Interverranno Natascia Tion, managing director di Ales&Co, Roberto Aliati, direttore commerciale di Aliati&Pedrazzini, Carlo Vischi, advisor specializzato in food&beverage, Carlo Schizzerotto, direttore generale del Consorzio Birra Italiana, Mauro Pellegrini, presidente di Unione Italiana Degustatori Birre (IDB). Modera: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska.

Olivicoltura di montagna. Se da un lato l’olivicoltura si sta specializzando, in molte regioni italiane, è concentrata in aree marginali, in collina o in montagna. È un’olivicoltura che nasce dal passato, patrimonio storico, paesaggistico e ambientale che, purtroppo è in progressivo abbandono. Tanti i problemi, a partire dal frazionamento degli oliveti, per passare all’età avanzata degli olivicoltori, fino a costi di produzione sempre più insostenibili. Decine di migliaia di ettari destinati, in caso di abbandono, al rimboschimento. Occorre allora capire quale è e potrebbe essere il ruolo dell’olivicoltura di collina e montagna in Italia, a partire da una dimensione economica che eviti lo spopolamento e l’abbandono. Serve un’idea che dia dignità all’impresa olivicola, senza relegarla al semplice ruolo di custode del passato. “Far rinascere l’olivicoltura di collina e montagna: sogno o realtà?”, il tema dell’incontro (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood, 4 aprile, ore 15.00), al quale parteciperanno Marco Viola, presidente Assoprol Umbria, Raffaele Amore, presidente Consorzio Igp Campania, Pietro Di Paolo, Coop Larentana (Abruzzo), Giosuè Catania, presidente Consorzio Monte Etna. Le conclusioni saranno di Sebastiano Forestale, della Direzione generale delle politiche internazionali e dell’Unione europea. Modera: Alberto Grimelli

B/Open. Il mercato degli alimenti biologici ha raggiunto i 260 miliardi di dollari nel 2022 e in Italia vale 4,4 miliardi di euro dei quali quasi 3 di export (fonte: Nomisma). Iper e supermercati coprono la maggior parte delle vendite con 1,4 miliardi di euro a luglio 2022. Al secondo posto per dimensioni i discount, con vendite pari a 272 milioni, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente. Al terzo posto i liberi servizi con vendite per 159 milioni di euro. L’e.commerce continua a crescere e fa segnare vendite che raggiungono i 78 milioni di euro (dati IQ Nielsen). Nel complesso, nel nostro Paese il comparto bio tiene meglio del convenzionale che, nel periodo gennaio-maggio 2022, ha fatto segnare una flessione delle vendite del 2,9% contro lo 0,4% del biologico. In valore, il cibo convenzionale perde l’1,9% mentre il bio cresce del 2,3%. Da questi numeri parte la tavola rotonda sul tema “La crescita del biologico e i consumi fuori casa: sinergie per la sostenibilità” (4 aprile – Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – ore 11.30). Moderato da Lorenzo Tosi, questo incontro si aprirà con un focus sulle dimensioni del settore nel 2022: il presidente di Assocertbio (Associazione degli Organismi di Certificazione del Biologico) Riccardo Cozzo, presenterà una recente indagine di scenario quantitativa, Riccardo Uleri, di Longino&Cardenal, offrirà una visuale reale dei trend del settore per trovare nuove chiavi di aggancio. Valentina Quattro, di ‘TheFork’, illustrerà i risultati di una recente indagine sulla sostenibilità svolta su più di 1000 utenti e ristoranti. Al Sottosegretario del Masaf, l’On. Luigi D’Eramo, il compito di delineare la politica per raggiungere gli obiettivi della “Farm To Fork”.

Artigianato alimentare e sostenibilità. La sostenibilità declinata tra ambiente, economia, sociale e culturale. Corollari che descrivono la necessità di conservare nella vita comune, non solo come testimonianza nei musei, il saper fare maturato in millenni di conoscenze e valori. Qui sta il ruolo dell’artigiano, già di per sé molto legato al territorio quindi garanzia di rispetto per l’ambiente e di presidio sociale ed economico, soprattutto in un paese baricentro della creatività mondiale come l’Italia. L’artigianato non è solo manualità, ma anche un continuo esercizio mentale perché la creatività dell’uomo resti sempre al centro della sua presenza attiva sul pianeta con la capacità di gestire l’intelligenza artificiale non di esserne gestito. Su queste premesse, si svilupperà la tavola rotonda sul tema “Il ruolo fondamentale dell’artigiano alimentare per la sostenibilità” (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – 5 aprile, ore 11.30). Parteciperanno Francesca Petrini, CNA, Roberto Bava, già presidente della Compagnia del Cioccolato, Walter Massa, artigiano del vino e contadino, Giampaolo Sodano, presidente dell’Associazione dei Mastri Oleari e Massimo Spigaroli, norcino, patron dell’Antica Corte Pallavicina. Modera: Guido Stecchi, presidente dell’Accademia delle 5T.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

A Vinitaly 2023, si parla della riforma degli alimenti a indicazione geografica (Igt), preoccupazioni in proposito da parte del mondo vitivinicolo

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C’è un grande dibattito nel mondo del vino sulla riforma degli alimenti a indicazione geografica, il nuovo impianto normativo al quale si sta lavorando in Europa e che entro fine aprile dovrebbe vedere l’approvazione del Consiglio dell’Ue. Sulla carta dovrebbe diventare, infatti, un testo unico sulla qualità, che andrebbe ad aggiornare e semplificare un sistema che in Italia vale 20 miliardi di euro. Ma c’è chi teme che per l’universo vinicolo potrebbe rappresentare un passo indietro, scalfendo perfino l’autonomia delle denominazioni del vino.

A fare il punto della situazione sarà il convegno “La riforma delle IG”, organizzato da Federdoc, Confagricoltura Veneto, Confagricoltura Venezia Giulia, Confagricoltura Trentino e Unione Agricoltori Altoatesini, che si svolgerà lunedì 3 aprile al Vinitaly di Verona nello stand di Confagricoltura. Il via alle 12.15 con i saluti di Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto; Alberto D’Attimis, presidente della sezione vitivinicola Friuli Venezia Giulia; Diego Coller, presidente di Confagricoltura Trentino; e Leo Tiefenthaler, presidente dell’Unione agricoltori e coltivatori diretti altoatesini. Seguiranno gli interventi dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, componente Agricoltura e Sviluppo Rurale, e di Palma Esposito, funzionario dell’area politica Sviluppo economico filiera agroalimentare di Confagricoltura. La chiusura sarà affidata a Giangiacomo Bonaldi, presidente di Federdoc e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Preoccupazioni per il settore vino. “La proposta di riforma delle indicazioni geografiche ha l’intento di arrivare a un riordino generale, con termini procedurali e di tutela estesi a tutte le eccellenze dell’agroalimentare europeo, dai formaggi ai prosciutti – sottolinea Giangiacomo Bonaldi, che darà voce ai consorzi di tutela delle denominazioni italiane -. Inserire in questo contesto il vino, che si avvale di strumenti normativi specifici, ha destato preoccupazione in Federdoc e nel comparto in generale. Il nuovo regolamento potrebbe presentare delle opportunità, ma allo stesso tempo espone il settore a delle complessità che potrebbero indebolire la normativa sul vino. Il convegno punta a tracciare il quadro della situazione ed approfondire la questione, dato che a fine aprile sarà approvato il regolamento”. Sulla stessa linea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Oggi il vino ha un regolamento comunitario, che pone il suo punto di forza nell’essere specifico per il settore. Il punto debole, però, è che tutto il resto delle indicazioni geografiche rientra in un altro regolamento. Mettere tutto assieme, quindi, ha una sua logica nell’intento di potenziare la tutela e la promozione delle nostre eccellenze agroalimentari, ma è anche vero che nella proposta ci sono criticità che lasciano perplessi gli addetti ai lavori. Il dibattito è aperto a livello europeo e riteniamo anche noi che ci sia bisogno di confrontarci ancora sul tema”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

31 marzo 2023, Argav studia la crescente resistenza agli antibiotici, al Wigwam di Arzerello (PD) il corso di formazione giornalisti “Antibiotico-resistenza, una sfida al confine tra uomo, animali e ambiente”, iscrizioni piattaforma Sigef entro il 30 marzo

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Stasera, venerdì 31 marzo p.v., dalle 18.30 alle 20.30, al circolo Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) si svolgerà il corso di formazione accreditato dall’Ordine dei giornalisti, organizzato da Argav in collaborazione con l‘IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia) e che affronterà il tema “Antibiotico-resistenza, una sfida al confine tra uomo, animali ed ambiente”.

Di cosa si parlerà. A partire dalla seconda metà del XX secolo, lo sviluppo e l’impiego degli antimicrobici, nel linguaggio comune antibiotici, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni, permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Questi farmaci vengono utilizzati per eliminare batteri o per impedirne la crescita e la diffusione. Alcuni batteri, però, presentano naturalmente oppure hanno acquisito nel tempo, meccanismi che permettono loro di difendersi, sopravvivere e moltiplicarsi anche in presenza di antibiotici. Il fenomeno si definisce antibiotico-resistenza (AMR, Antimicrobial resistance) e rappresenta un problema per la salute pubblica a livello mondiale, poiché la medicina umana e veterinaria avrà a disposizione sempre meno antibiotici, o meno efficaci, per contrastare le possibili infezioni microbiche. Con gli esperti dell‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sarà tracciato lo stato dell’arte di questo problema complesso, poiché ha diverse cause, tra cui l’aumentato uso di questi farmaci, a volte inappropriato, sia in medicina umana che veterinaria, e l’uso degli antibiotici in zootecnia ed agricoltura.

Relatori. Ore 18:30 Carmen Losasso, responsabile del Laboratorio di Ecologia Microbica e Genomica dei microrganismi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), “L’AMR, una questione ecologica” Ore 19:30 Fabrizio Agnoletti, medico veterinario, direttore del Dipartimento di patologia animale e sanità pubblica e della struttura complessa SCT4 – Friuli Venezia Giulia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) “Il problema delle resistenza batterica agli antimicrobici: utilizzo degli antibiotici negli animali e rischio di trasmissione di batteri multiresistenti all’uomo”. Il corso dà diritto ai giornalisti partecipanti 2 crediti, obbligatoria l’iscrizione sulla piattaforma Sigef entro il 30 marzo p.v.

Convivio post incontro. Al termine dell’incontro di formazione ed informazione avrà luogo la consueta serata conviviale ARGAV–Wigwam, in cui si potranno degustare le birre dell’Oasi della Brussa, prodotte dal Birrificio artigianale B2O, i vini col fondo agricolo e Prosecco Valdobbiadene DOCG di Freeco, cichetti del Consorzio I Buoni Convivi e torte salate dell’Agriturismo Corte delle Giuggiole, aziende delle Comunità Locali Wigwam del Veneto. Non è previsto un costo di partecipazione, ma solo essere in regola con le quote associative ad ARGAV e/o FNSI e all’Associazione Wigwam, con possibilità di rinnovo o nuova iscrizione da regolarizzare anche nell’occasione. L’accettazione di partecipanti sarà fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info e prenotazioni: arzerello@wigwam.it WhatsApp +39 333 3938555

Direttivo. Il corso sarà preceduto dal Direttivo Argav, che si riunirà alle 16:45.

30 marzo 2023, con un incontro aperto al pubblico, il microcredito apre a Padova. A sostenere il progetto anche la rete Wigwam, presieduta dal socio Argav Efrem Tassinato, coordinatore della presentazione.

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Venerdì 30 marzo 2023 alle 11:00, in un incontro pubblico presso l’ufficio della Delegazione di Padova dell’Istituto Nazionale dei Revisori Legali, sarà presentato lo Sportello informativo sul Microcredito che sarà attivato a Padova in piazzetta Modin n. 11. All’iniziativa, sostenuta anche da Rete Wigwam, presieduta dal socio Argav Efrem Tassinato, che modererà l’incontro, interverranno Roberto Marta e Marco Paoluzi per l’Ente Nazionale per il Microcredito, ente pubblico  non economico che si occupa di promozione, indirizzo, agevolazione, valutazione e monitoraggio degli strumenti microfinanziari, il delegato di Padova Roberto Adami e il presidente dell’Istituto Nazionale dei Revisori Legali, Ciriaco Monetta; Elena Appiani, International Director Lions 2021-2023; Luigi Sposato, presidente Eurointerim S.p.a.; i direttori di zona della BCC Roma Michela Basso, Mirco Galiazzo ed Emanuele Formiconi. Flavio Zelco a nome dell’UCID – Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti; Maresca Drigo, governatore del Distretto 108 Ta3 Lions. Per ulteriori informazioni scrivere a roberto.adami@studioadami.com oppure chiamare al numero 340 7899174.

Microcredito, strumento dalle radici antiche di grande attualità. Il microcredito nasce verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso ed il suo esempio più noto è rappresentato dall’encomiabile lavoro compiuto da Muhammad Yunus in Bangladesh con la sua Grameen Bank. Concedendo piccoli prestiti a donne e famiglie che non avevano accesso al mercato del credito, Yunus ha sostenuto la rinascita e lo sviluppo di molte attività economiche. L’impegno di quest’uomo è stato riconosciuto a livello mondiale e gli è valsa l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace nel 2006. Va anche ricordato che, nell’entroterra veneto, era molto diffusa fino a qualche decennio fa la Cassa Peòta, una forma di risparmio popolare (si faceva, cioè, musina ) che consentiva, tra l’altro, anche di dare piccoli prestiti ai soci per le loro necessità,  da restituire di norma in cinque-sei mesi con un piccolo interesse, in rate settimanali.

Il microcredito consiste nell’erogazione di un piccolo prestito concesso sulla fiducia e senza garanzie reali a persone escluse dal sistema bancario tradizionale. Il finanziamento è finalizzato prevalentemente alla realizzazione di piccole attività di impresa od al consolidamento di attività già esistenti. I programmi di microcredito investono sul valore della persona, sulle sue capacità e sulla sua utilità personale e mirano alla sua autonomizzazione economica e finanziaria.  Il microcredito non è solo uno strumento innovativo per lo sviluppo economico, ma un vero e proprio processo sociale che identifica una filiera produttiva in cui i due soggetti principali (erogatore e prenditore), cooperando con tutti gli altri soggetti presenti nella filiera, sviluppano una relazione di lungo periodo, basata sulla fiducia ed in relazione stretta con la comunità di appartenenza – in grado di (ri)generare le risorse impiegate e nuovo capitale sociale. Il microcredito si è dimostrato un importante strumento economico, dapprima nei Paesi in via di sviluppo e poi anche nei Paesi industrializzati, grazie alla sua capacità di rappresentare un’alternativa significativa alla crescente domanda di credito, sia di carattere sociale, sia per finalità produttive.

La recente diffusione in Italia di programmi regionali di microcredito, orientati all’inclusione finanziaria e sociale delle categorie più svantaggiate, conferma una fiducia istituzionale circa l’efficacia del microcredito come misura contro la povertà. Allo stesso tempo, il Microcredito rappresenta anche un’interessante strategia creditizia. L’offerta, integrata di servizi di assistenza e di monitoraggio, con particolare attenzione alla validità e alla sostenibilità del progetto, che accompagnano il soggetto beneficiario del prestito per tutta la durata del finanziamento, dalla fase pre-erogazione a quella post-erogazione, consentono l’avvio e la sopravvivenza di piccole realtà imprenditoriali considerate a rischio di emarginazione secondo la logica produttiva di mercato.

A chi è rivolto. Lo strumento del microcredito, nella forma di “microcredito imprenditoriale”, si rivolge a tutti coloro che intendono avviare o potenziare un’attività di microimpresa o di lavoro autonomo e/o che hanno difficoltà di accesso al credito bancario, quali lavoratori autonomi titolari di partita IVA da non più di 5 anni e con massimo cinque dipendenti, imprese individuali titolari di partita IVA da non più di 5 anni e con massimo cinque dipendenti, società di persone, società tra professionisti, s.r.l. semplificate e società cooperative, titolari di partita IVA da non più di 5 anni e con massimo 10 dipendenti.

Chi fosse interessato al finanziamento deve recarsi in una delle banche convenzionate con l’Ente Nazionale per il Microcredito (tra cui BCC Roma) e presentare la richiesta. Da quel momento, verrà assistito gratuitamente da un tutor di microcredito, aiutandolo innanzitutto a capire se l’idea imprenditoriale sia realizzabile. Poi lo stesso tutor sarà il punto di riferimento per la realizzazione dell’idea imprenditoriale e per chiarire eventuali dubbi.

Caratteristiche del finanziamento di microcredito. Si tratta di un mutuo chirografario, della durata massima di 84 mesi, incluso un eventuale periodo di preammortamento, per un importo massimo di € 40.000,00, che possono diventare € 50.000,00 se le ultime 6 rate pregresse sono state pagate e se lo sviluppo del progetto finanziato risulta in linea con il raggiungimento dei risultati previsti. L’operazione beneficerà di garanzia pubblica del Fondo di garanzia per le PMI (80% dell’importo finanziato).

Fonte: Servizio comunicazione rete Wigwam

Invitato alla trasmissione Porta a Porta, su RAI 1, il presidente Argav e vice presidente Unarga Fabrizio Stelluto ha parlato della siccità in corso

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Il presidente Argav e vice presidente Unagara Fabrizio Stelluto (nella foto in alto del consigliere Maurizio Drago), è intervenuto lo scorso 23 marzo alla trasmissione di Bruno Vespa Porta a Porta su RAI 1 per parlare del problema della siccità, in corso in Veneto come in gran parte dell’Italia.

A questo riguardo, Stelluto ha affermato: “La questione è che i politici continuano a non rendersi conto del problema, se non a parole. In montagna c’è gente senz’acqua e da 15 giorni litigano su chi farà il Commissario – peraltro, sembra, senza risorse -. In Italia piove meno e per questo è indispensabile trattenere l’acqua sul territorio grazie alla realizzazione di bacini, invece di farla terminare in mare per poi dissalarla. L’ipotesi di utilizzare i dissalatori per irrigare l’agricoltura italiana non è sostenibile né economicamente, né energeticamente. Il territorio italiano è profondamente diverso da quello di Israele, Paese eccezionale perché riesce a trasformare il deserto in giardino. Noi però, il giardino lo abbiamo già, e dobbiamo preservarlo. Sono obiettivi completamente diversi“.

La veneziana Tiziana Favaretto è la prima donna presidente di Coldiretti Venezia

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La nomina di Tiziana Favaretto alla presidenza di Coldiretti Venezia è motivo di orgoglio per il gruppo di Donne Impresa Veneto non solo per la sua militanza storica nelle file del movimento – commenta Chiara Bortolas responsabile regionale e nazionale delle imprenditrici di Coldiretti – ma per quanto rappresenta per l’agricoltura provinciale e veneta in termini di diversificazione aziendale, di impegno istituzionale e di offerta di servizi alla collettività.

Il profilo professionale e personale di Tiziana Favaretto – aggiunge Bortolas – è simile a molte altre colleghe che con responsabilità operano nei confronti del territorio, della società e per l’ambiente, una forza che è passione e conta il 25% delle imprese associate. Anche Marina Montedoro, direttore di Coldiretti Veneto, si congratula per l’incarico di guida della squadra veneziana e ringrazia Andrea Colla (in alto nella foto insieme a Tiziana Favaretto) per il suo mandato quinquennale di presidio da protagonista nelle iniziative sindacali e attività progettuali intraprese dall’Organizzazione. “Per le sue doti, capacità e competenze maturate in tanti anni di appassionato lavoro nel settore – dichiara Montedoro –   sono certa che Tiziana saprà essere un valore aggiunto non soltanto per la sua Venezia e per i suoi soci, ma anche per la federazione regionale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Asparagi di Verona, la qualità premia i produttori, il 50 per cento è esportato all’estero

 

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Al via la stagione degli asparagi di Verona. L’annata si prospetta buona per la qualità e stabile per la quantità a circa 15/20mila quintali di prodotto coltivato su 400 ettari in una ventina di comuni in pianura della provincia veronese.

Sul mercato si trovano asparagi bianchi e verdi precoci coltivati sotto tunnel come quelli in mostra al concorso che si è tenuto nei giorni scorsi al Mercato Coperto di Campagna Amica in Galleria Filippini. Alla prova hanno partecipato una ventina di aziende agricole, socie della Coldiretti scaligera, specializzate nella produzione di asparagi.  A decretare i vincitori sono stati gli allievi della classe 2^ della Scuola di formazione professionale Don Calabria di Bovolone che hanno valutato, con esperti, 29 campioni di asparagi bianchi e verdi. Il protocollo del concorso prevede analisi a crudo su parte dei turioni con esami visivi, olfattivi, gustativi e tattili. Gli asparagi risultati migliori sono profumati e dal sapore dolce con poca fibrosità. Nella categoria di asparagi di Verona varietà verde al primo posto si è classificato F.lli  Maestrello di Erbè, al secondo posto l’azienda agricola F.lli Pozzani di Cerea e a seguire Riccardo Bonfante di Gazzo Veronese. Nella categoria della varietà asparago bianco hanno vinto: F.lli Parisato di Zevio, F.lli Vesentini di Ronco all’Adige e Davide Fasoli di San Martino Buon Albergo. “Ci complimentiamo con i soci che hanno presentato ottimi prodotti in concorso. L’inverno caldo ha anticipato la partenza degli asparagi che è solo all’inizio ma a preoccupare sono la siccità e i costi di produzione elevati, tra fertilizzanti, energia per riscaldare le serre e gasolio. Ci auguriamo che i consumatori continuino a scegliere la qualità degli asparagi di Verona. La produzione, specie di verdi, è infatti per circa il 50% esportata in Germania, Austria e Inghilterra, mentre le varietà bianche sono più gradite a livello locale. Gli asparagi di Verona si possono acquistare nelle aziende agricole produttrici o nei mercati a km zero in città e provincia. I prezzi si stanno mantenendo in linea con il periodo, sostenute dalla non abbondanza di prodotto offerto sui mercati, a fronte di una domanda coerente con la stagione”, evidenzia Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

EFSA, ECDC, EURL: focolai di influenza aviaria nei volatili, basso il rischio per la popolazione

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La situazione relativa all’influenza aviaria continua ad evolvere in Europa e nel mondo, con nuovi focolai segnalati negli uccelli e occasionali infezioni nei mammiferi. Infezioni umane sporadiche sono state segnalate al di fuori dell’UE, dove il rischio per la popolazione rimane basso, secondo l’ultimo report sull’influenza aviaria dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del Laboratorio di riferimento dell’UE per l’influenza aviaria (EURL) presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 I virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) hanno causato un aumento dei casi negli uccelli selvatici, in particolare nei gabbiani, nell’UE e sporadiche ma continue infezioni nei mammiferi. Il numero di focolai nel pollame tra dicembre 2022 e marzo 2023 nell’UE è diminuito rispetto al picco raggiunto nel novembre 2022. Una mortalità di massa anomala nei gabbiani è stata osservata in paesi come Francia, Belgio, Paesi Bassi e Italia. Il rischio di infezione nel pollame potrebbe aumentare nei prossimi mesi man mano che i gabbiani si spostano verso l’entroterra, con la possibilità che raggiungano aree di produzione avicola. Strategie di prevenzione efficaci dovrebbero essere attuate in queste aree.

Sorveglianza dei mammiferi suscettibili. Mutazioni associate all’adattamento genetico ai mammiferi sono state rilevate in alcuni dei virus circolanti sia nei mammiferi sia negli uccelli. Inoltre, i recenti eventi di mortalità di massa in mammiferi come i leoni marini suggeriscono una potenziale trasmissione del virus HPAI tra mammiferi. In questo contesto, gli scienziati dell’EFSA e dell’EURL raccomandano di estendere e rafforzare la sorveglianza nei mammiferi selvatici e d’allevamento, in particolare visoni e maiali, nelle aree a rischio in cui è presente l’HPAI.

Basso rischio per la popolazione generale. Sebbene siano state segnalate sporadiche infezioni di influenza aviaria nell’uomo, che possono causare malattie gravi ed avere esiti fatali, le infezioni umane rimangono un evento raro. La maggior parte delle gravi infezioni umane segnalate di recente da paesi al di fuori dell’UE sono state correlate all’esposizione non protetta a pollame malato e morto, in particolare negli allevamenti familiari o rurali. I virus circolanti si legano preferibilmente ai recettori di tipo aviario presenti negli uccelli e non ai recettori di tipo umano, e sono suscettibili agli antivirali. Il rischio per la popolazione generale in Europa è valutato come basso, e da basso a moderato per i lavoratori e altre persone a contatto con uccelli e mammiferi potenzialmente infetti e morti. L’ECDC, l’EFSA e l’EURL raccomandano l’uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale in caso di contatto con i volatili. Le persone esposte a uccelli o mammiferi infetti dovrebbero essere sottoposte a test diagnostici e successivo monitoraggio, al fine di identificare tempestivamente potenziali casi di trasmissione.

Fonte: Servizio comunicazione IZSVe

30 marzo – 8 aprile 2023: il Trentino brinda alla sua “Divin Nosiola”

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Prendete l’unico vitigno autoctono del Trentino a bacca bianca, immaginate il passito che ne deriva dopo il più lungo appassimento naturale al mondo e l’occasione di assaporarlo tra degustazioni, passeggiate e proposte culturali nella sua terra, lo splendido scenario paesaggistico della Valle dei Laghi, zona dal clima mediterraneo a est di Trento. Tutto questo è “DiVin Nosiola: quando il vino si fa santo”, la prima manifestazione enologica trentina dell’anno, in programma dal 30 marzo all’8 aprile, che vedrà protagonisti la Nosiola e il Vino Santo, Doc trentina e presidio Slow Food. Per l’occasione si svolgeranno, oltre alle degustazioni dedicate, eventi e iniziative alla scoperta del patrimonio naturalistico e culturale della valle. Un appuntamento organizzato dal Consorzio Turistico Valle dei Laghi e dall’associazione Vignaioli Vino Santo Trentino Doc, con il supporto di Trentino Marketing, il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino – nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest – e la collaborazione di APT Garda Dolomiti, Consorzio Vini del Trentino, Ecomuseo della Valle dei Laghi, Palazzo Roccabruna di Trento e Casa Caveau Vino Santo.

Coltivata soprattutto in Valle dei Laghi, ma presente anche sulle Colline Avisiane e in Vallagarina, la Nosiola è un’uva bianca che beneficia del clima mediterraneo di quest’area a Nord del Lago di Garda e dell’influsso dell’Ora, il vento che spira dal Lago verso l’entroterra. Il Vino Santo – da non confondere con il vino santo – è il passito che nasce dagli acini di questo vitigno: posti su graticci chiamati àrele in luoghi ben areati, sono lasciati appassire dalla vendemmia tardiva di metà settembre fino alla torchiatura durante la Settimana Santa, da cui questo affascinante prodotto prende il nome. A questo punto il mosto viene separato dalla parte torbida e lasciato riposare in piccole botti di rovere per almeno 50 mesi: in realtà, l’invecchiamento di solito arriva a 10 anni per un nettare davvero prezioso. Dal colore giallo ambrato, gusto piacevolmente dolce, profumo intenso e ampio, il Vino Santo Trentino Doc ha infatti una produzione annuale generalmente molto ridotta.

Iniziative. Per rendere il giusto omaggio ai suoi due gioielli vitivinicoli, “DiVinNosiola: quando il vino si fa santo” propone anche quest’anno un ricco calendario di eventi e iniziative. Tra gli altri, meritano una menzione speciale l’attesissimo Rito della Spremitura, durante il quale vengono torchiati i primi acini appassiti di Nosiola, il Trekking tra i vigneti della Nosiola e naturalmente le degustazioni dei due prodotti e delle relative grappe. Oltre a quelle in cantina e nella Casa Caveau Vino Santo, da non perdere le degustazioni a Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, nel cuore del capoluogo: un’occasione unica per degustare numerose espressioni di Nosiola, scoprendone la grande versatilità, e di Vino Santo, con moltissime annate storiche e bottiglie che possono arrivare anche a 30 anni. Ad arricchire questa esperienza enogastronomica, turistica e culturale, i Viaggi e le Esperienze di Gusto proposti dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino. Nel primo caso, pacchetti composti da più giornate, e nel secondo, proposte da vivere in giornata, tra cantine, paesaggi e iniziative della manifestazione. Tutti i dettagli sul portale www.tastetrentino.it, dove i winelovers saranno aggiornati anche sulle cantine aperte nelle giornate dell’evento.

Fonte: Servizio stampa DivinNosiola

Siccità, inaugurazione lavori sistema Leb per ottimizzare l’acqua e contrastare l’emergenza idrica nelle campagne

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Ottimizzare l’acqua irrigua e distribuirla senza sprechi attraverso un’infrastruttura all’avanguardia per contrastare l’emergenza idrica nelle campagne venete. Questi sono gli obiettivi dei lavori di rifacimento e impermeabilizzazione dell’intero canale a cielo aperto L.E.B-Adige Guà, che consentiranno di “recuperare” 90 milioni di metri cubi di risorsa idrica all’anno, che diventeranno 120 milioni con il completamento della seconda tranche di lavori entro il 2025. Un intervento reso ancor più necessario dati i prolungati periodi di siccità e a seguito delle conseguenze della crisi climatica che stanno alterando i cicli colturali, evidenziando maggiori esigenze irrigue per mantenere la qualità del made in Italy agroalimentare e puntare ad una maggiore sovranità alimentare. A tagliare il nastro della prima opera irrigua realizzata con i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), avvenuto lo scorso 8 marzo a Belfiore in provincia di Verona, sono stati il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini ed il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Grande partecipazione di pubblico, di autorità e di rappresentanti delle istituzioni.

Lungo 48 chilometri, in parte a cielo aperto (16,25 km) ed in parte in condotto sotterraneo (27,7 km), il canale Lessino Euganeo Berico (L.E.B)-Adige Guà è una delle più importanti infrastrutture irrigue d’Italia, la principale del Veneto. Preleva le acque del fiume Adige, a Belfiore, e nel suo percorso si dirama in un fitto sistema idraulico a beneficio di un comprensorio di 350mila ettari di campagne, di cui 90mila ettari irrigui, nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. L’inaugurazione ha riguardato il primo stralcio di canale a cielo aperto lungo 4,6 chilometri da Belfiore a Veronella, i cui lavori di rifacimento sono stati finanziati per 20 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del PNRR. Gli interventi, che sono realizzabili solo nella stagione non irrigua (novembre – febbraio), interessano anche un secondo tratto lungo 8 chilometri da Veronella a Cologna Veneta completato entro il 2025. Per tale tratto l’importo finanziato è di 33 milioni di euro e la ristrutturazione consentirà un risparmio di ulteriori 30 milioni di metri cubi di acqua derivata per un totale, per l’intera opera a cielo aperto, di 120 milioni di metri cubi di acqua all’anno derivati.

Il sistema L.E.B è gestito dall’omonimo Consorzio di Bonifica con sede a Cologna Veneta in provincia di Verona. È un Consorzio di secondo grado in quanto costituito da tre Consorzi di Bonifica elementari: il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta con sede a San Bonifacio (VR), il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo con sede a Este (PD), e il Consorzio di Bonifica Bacchiglione con sede a Padova. Il presidente Moreno Cavazza in apertura di cerimonia ha ringraziato tutte le autorità presenti, tra cui Ministro Salvini e il presidente del Veneto Zaia, e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha permesso il rifacimento dell’opera, precisando: “Siamo soddisfatti e orgogliosi della conclusione del cantiere in anticipo rispetto alle previsioni progettuali nell’imminenza della riapertura delle paratoie e dell’avvio della stagione irrigua 2023. Abbiamo ottimizzato un’infrastruttura esistente e fondamentale per la nostra regione. È un risultato importante raggiunto grazie alla professionalità, all’efficienza e alla dedizione del personale del Consorzio, e di tutte le persone che hanno sin qui collaborato e delle imprese cui è stato affidato l’appalto. A questo impegno si aggiunge il progetto di ricerca e sperimentazione sviluppato dal Consorzio con le Università di Verona e Padova sempre volto all’ottimizzazione dell’acqua irrigua nelle campagne. L’attività sperimentale si sta orientando anche nella valutazione di fattibilità delle potenzialità energetiche dell’infrastruttura L.E.B sia sotto il profilo fotovoltaico che di micro-idroelettrico”.

Interventi. Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto ha detto: “L’importanza di questo canale risiede nell’essenza stessa dell’uso dell’acqua. Dove c’è acqua, c’è resilienza al cambiamento climatico, c’è produzione agricola di qualità, c’è vita, c’è collaborazione, cooperazione per gli obiettivi comuni, tenuta del tessuto non solo infrastrutturale ma anche sociale ed economico del territorio. Oggi il LEB rende concreta una parola che usiamo spesso senza magari ricordarne appieno il significato: sostenibilità”. Il presidente nazionale ANBI Francesco Vincenzi ha sottolineato: “Quella inaugurata oggi è un’opera pubblica, che è orgoglio della rete dei Consorzi di bonifica del Paese. È la prima realizzata con le risorse del PNRR a certificare l’efficienza del sistema per l’ambiente, l’agricoltura, l’occupazione”. Il presidente del Veneto Zaia sull’opera inaugurata ha sottolineato: “E’ un grande intervento e un modello di eccellenza del Veneto realizzato con i fondi del PNRR che andrà a interessare una vasta zona di quasi 100mila ettari. È fondamentale dare l’avvio a quello che ho definito il piano Marshall per l’acqua”. Bisogna investire sulla rete irrigua – ha aggiunto – per efficientare la distribuzione della risorsa. Il Ministro Salvini dopo aver evidenziato l’importanza di un’opera come il sistema LEB realizzato con grande efficienza, mettendo a frutto le risorse economiche pubbliche e dando così risposte concrete al territorio, ha spiegato che il 16 marzo sarà portato al Consiglio dei ministri: “il provvedimento che deve portare a una nuova coscienza idrica e a una nuova politica dell’acqua che ormai è oro. In Italia conteniamo solo l’11% dell’acqua piovana. Ho chiesto che nel decreto ci sia intanto un miliardo di euro per realizzare e chiudere alcuni piccoli invasi e dighe. Occorrerà una nuova coscienza ambientale superando le politiche dei no perché l’acqua è vita e non possiamo più permetterci di disperderla”.

Gli interventi di rifacimento del canale L.E.B sono stati illustrati dal direttore del Consorzio Paolo Ambroso:“I lavori erano necessari poiché il tratto a cielo aperto, in cui si stanno eseguendo gli interventi, è stato realizzato tra il 1973 e il 1983. Oggi, grazie alle avanzate tecniche costruttive utilizzate per rendere impermeabile la struttura e agli innovativi sistemi di distribuzione dell’acqua, il rifacimento del canale permetterà di veicolare maggiori portate e garantirà al contempo una più efficace tenuta dell’infrastruttura elevandone gli standard di sicurezza. I lavori terminati nel canale sono stati realizzati in 270 giorni utili con 80 operai. Tutto il materiale preesistente delle vecchie lastre, pari a 17.900 metri cubi di inerte, è stato riutilizzato per fare lo strato drenante. Sono stati poi impiegati 287mila metri quadrati, pari a 42 campi da calcio, di geotessuti e geosintetici; 2.105.000 kg di acciaio di posa armature; 19.100 metri cubi di calcestruzzo portato 2.120 volte dalle betoniere. Insomma, un grande lavoro che siamo certi porterà un beneficio alle campagne venete”.

Confronto. Dopo la testimonianza del presidente di Collis Wine Group Pietro Zambon, si è svolto un confronto tra esperti moderato dal giornalista Maurizio Amoroso, vicedirettore News Mediaset, Tgcom24. L’assessore all’agricoltura del Veneto Federico Caner ha evidenziato che il vero tema è “immagazzinare l’acqua. Ora servono le risorse economiche che abbiamo stimato in circa tre miliardi di euro. Dobbiamo fare un piano strategico che coinvolga anche il settore agricolo per recuperare l’acqua e utilizzarla al meglio”. Il direttore generale di ANBI Massimo Gargano ha spiegato: “I Consorzi di bonifica dimostrano ancora una volta di essere un’eccellenza del Paese, che sa progettare e spendere le risorse affidate. Averlo dimostrato oggi alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Salvini, del Presidente della Regione Veneto, Zaia, della rappresentanza delle imprese agricole e dell’Autorità di Distretto, costituisce motivo di grande soddisfazione per l’ANBI, che ripropone il Piano Laghetti, quale opportunità irrinunciabile per contrastare la siccità ed il dissesto idrogeologico.” Sono intervenuti anche il segretario generale Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali Marina Colaizzi che ha sottolineato che “Dobbiamo prendere coscienza e decidere come gestire e utilizzare l’acqua che è fattore essenziale della produzione”. Presente anche Attilio Toscano dell’Università di Bologna, il direttore generale per le dighe e le infrastrutture idriche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Angelica Catalano. Per il settore agricolo erano presenti: il direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro che ha detto “Oggi la superficie interessata dall’irrigazione ammonta a 550mila ettari, pari al 50% del territorio regionale classificato di bonifica. La maggiore ricorrenza di periodi di siccità (2003 e 2012 e 2022), da un lato, e la riduzione della disponibilità della risorsa idrica, dall’altro lato, hanno posto il sistema dei Consorzi di bonifica di fronte alla necessità di progettare sistemi irrigui in grado di reggere ai cambiamenti climatici, tant’è che i Consorzi si sono posti come obiettivo il miglioramento dell’efficienza di utilizzo dell’acqua di irrigazione: per irrigare più terreni con la stessa acqua o ridurre l’impiego, ferma restando la superficie irrigua”. Il presidente di Confagricoltura Verona Alberto De Togni ha evidenziato: “Quello di oggi è l’esempio concreto e tangibile di quello che gli agricoltori hanno necessità per quanto riguarda la crisi idrica. Il L.E.B è un’opera che è stata pensata e realizzata decenni fa, ma è strategica e di grandissima utilità per il territorio. Mi auguro che nei prossimi anni vengano realizzati ulteriori interventi per il miglioramento della gestione dell’acqua, sia per quanto riguarda l’agricoltura, che per gli usi civili”. È intervenuto anche il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

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