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Trento, Parco delle Terme di Levico, sino al 6 settembre visite botaniche nell’ambito dell’iniziativa “Vivere il Parco 2022”, previsti anche laboratori didattici a carattere “green”

Parco terme Levico

Prosegue sino al 6 settembre l’edizione 2022 di “Vivere il Parco”, il programma di attività culturali che anima durante l’estate il parco asburgico di Levico Terme in Valsugana, in Trentino, gestito dalla Provincia autonoma di Trento, e che vanta un patrimonio di quasi 600 alberi, fra cui imponenti latifoglie e conifere esotiche.

Tra le iniziative in programma figurano le visite storico-botaniche guidate al parco. Gli itinerari proposti offrono la possibilità di ammirare e identificare i principali alberi del parco e di conoscere elementi della storia del parco. L’appuntamento è fissato ogni martedì fino al 6 settembre alle ore 16.00 con punto di ritrovo presso l’entrata principale del parco in Viale Rovigo. Inoltre, a bambini e adulti sono dedicati laboratori didattico-creativi e corsi su tematiche naturalistiche. I laboratori rivolti agli adulti sono programmati alle ore 15.30 presso la terrazza della serra del parco, tra cui ricordiamo mercoledì 24 agosto ore 15.30 PULIZIE A BASSO IMPATTO! Tenere la casa pulita è possibile anche rinunciando a troppi detergenti e venerdì 30 settembre ore 15.00 LA POTATURA DELLE ROSE Tecniche e suggerimenti per potare un roseto in modo corretto. Il giovedì alle ore 10.30, presso la terrazza della serra, i  aboratori didattici sono rivolti a bambini e ragazzi e prevedono momenti di creazione ed esplorazione con l’intento di stimolare la loro sensibilità nel rispetto dell’ambiente, tra cui segnaliamo giovedì 25 agosto ore 10.30 IL GIOCO DEL TRIS per giocare api contro coccinelle. La partecipazione a tutti gli appuntamenti è gratuita, l’iscrizione ai laboratori e alle visite botaniche è obbligatoria:-mail: info@visitvalsugana.it – Tel. 0461 727700.

Spazi cólti: i giardini nella storia d’Occidente. La mostra è allestita presso Villa Paradiso e vuole evidenziare, attraverso una selezione di immagini, filmati, documenti e oggetti le peculiarità dei giardini e parchi che sono la sintesi di saperi e forme artistiche diverse, per sensibilizzare nei confronti di un patrimonio storico-culturale quanto ambientale da salvaguardare e tutelare. Gli sguardi sui giardini storici di diverse epoche, trasformati nel tempo da beni privati a risorsa pubblica si concentreranno sull’evoluzione degli stili e del concetto stesso di giardino da luogo ideale a luogo reale. Orario d’apertura:da martedì a venerdì 14.00- 19.00 martedì e giovedì anche al mattino 10.00-13.00 sabato, domenica 10.00-13.00 / 14.00-19.00. Il programma è visionabile al seguente link.

Fonte: Servizio stampa Parco delle Terme di Levico

Borse di studio sul paesaggio, aperto il bando dell’ edizione 2022/2023 rivolto a laureati e post laureati, domande entro mercoledì 31 agosto 2022 

paesaggio Val di ZoldoLaureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino alle ore 12 di mercoledì 31 agosto 2022 per partecipare al bando della ottava edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e orientate a un lavoro di ricerca su tematiche legate ai suoi programmi culturali. L’obiettivo è garantire, nella propria sede e valorizzando i propri strumenti, una maggiore circolazione di idee, un vivace scambio di contributi, su linee innovative da declinare sia sul piano internazionale che su quello dei rapporti con realtà locali.

Le borse di studio sono indirizzate a tre aree tematiche che corrispondono al profilo culturale e al campo operativo di tre figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione: Sven-Ingvar Andersson (Progetto di paesaggio), Rosario Assunto (Teorie e politiche per il paesaggio) e Ippolito Pizzetti (Natura e giardino). L’ottava edizione 2022/2023 prevede l’attivazione di due borse di studio semestrali, ognuna corrispondente a una delle tre aree tematiche, a scelta del candidato. Saranno privilegiate proposte dai contenuti originali, innovativi e coerenti con l’indirizzo scientifico della Fondazione. I candidati possono presentare, individualmente, un solo progetto di ricerca. La durata delle borse di studio, residenziali e non prorogabili, è di sei mesi, dal 15 gennaio 2023 al 15 luglio 2023. Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi). Possono candidarsi laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 31 agosto 2022. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it. La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’indirizzo paesaggio@fbsr.it. I risultati della selezione delle candidature, insindacabili, saranno resi noti entro il 31 ottobre 2022 mediante pubblicazione nel sito http://www.fbsr.it e successiva comunicazione via e-mail ai selezionati.

Fonte: Servizio stampa Fbsr

19-28 agosto 2022, a Bosco Chiesanuova (VR) torna il Film Festival della Lessinia, tema di quest’anno il mondo contadino

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Torna  dal 19 al 28 agosto 2022 la rassegna cinematografica internazionale dedicata alla vita, alla storia e alle tradizioni sulle terre alte di ogni angolo del mondo, il Film Festival della Lessinia (FFDL), che da 28 anni racconta la montagna, offrendo uno sguardo “alto” sul Pianeta. La manifestazione è in programma completamente in presenza al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (VR) con un’ampia selezione di film anche online su MyMovies, la più seguita piattaforma italiana dello streaming, in una vera e propria sala virtuale accessibile da tutto il territorio nazionale.

Il mondo approda in Lessinia con il meglio del cinema internazionale dedicato alla montagna. Ricco il programma dei film e degli eventi collaterali per offrire una prospettiva privilegiata dalla quale osservare la realtà, i cambiamenti del clima e, più in generale, della società contemporanea. Con un sempre più forte occhio rivolto verso i temi del green e della sostenibilità che quest’anno sono rimarcati dall’adesione al manifesto e al progetto del Verona Green Movie Land (VGML ). 68 film (tra documentari, fiction e animazioni) da 44 Paesi, di cui 29 anteprime italiane; sono stati selezionati tra 982 opere cinematografiche, provenienti da 87 Paesi. Ospiti come il regista e sceneggiatore Michelangelo Frammartino, con un evento speciale dedicato al sottosuolo nel suo film Il buco; l’astronauta Luca Parmitano a parlare del pianeta Terra, dei cambiamenti climatici e dello scioglimento dei ghiacciai; il regista Pupi Avati che presenta il suo ultimo libro e ultimo film su Dante sulle montagne che, secondo la leggenda, il sommo poeta visitò per trarne ispirazione per l’Inferno.

La Piazza del Festival ospiterà in tutto 91 eventi: 10 presentazioni letterarie, 13 incontri culturali, 2 tavole rotonde, 4 mostre, 6 concerti, 12 laboratori didattici per i bambini. Un ricco programma di 9 escursioni accompagnerà alla scoperta dei Monti Lessini. Nell’Osteria e nella Trattoria del Festival potranno essere degustati prodotti enogastronomici della terra veronese, grazie ai piccoli produttori locali per la valorizzazione di un’agricoltura biologica. ll file rouge di quest’anno sarà il mondo contadino: tema che attraverserà il programma cinematografico e letterario, le esposizioni, gli incontri e molti degli eventi del Film Festival della Lessinia 2022. Quel mondo contadino di cui Pier Paolo Pasolini, al quale il Festival dedica una retrospettiva a cento anni dalla nascita, profetizzò la fine e che ora si riscopre fondamentale per indagare il rapporto tra Uomo e Natura, di fronte ai cambiamenti che stanno sconvolgendo la vita sul Pianeta. Foto in alto credits FFDL (Stills La Roya – PH by Alejandro Pérez Ceferino). Programma completo: FFDL.it

Fonte: Servizio stampa FFDL

REPowerEu, il piano Ue per ridurre la dipendenza dai combustili fossili russi, parte “azzoppato”

BandiereBruxelles

REPowerEU, il piano dell’UE per ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi per diversificare l’approvvigionamento energetico a livello dell’UE e accelerare la transizione verde, potrebbe trovare notevoli difficoltà pratiche, avverte la Corte dei conti europea. La riuscita del piano REPowerEU dipenderà, infatti, dall’attuazione di azioni complementari a tutti i livelli e dalla disponibilità di finanziamenti per circa 200 miliardi di euro.

Antefatto. A seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il Consiglio europeo ha deciso che l’UE deve gradualmente pervenire ad eliminare del tutto, il prima possibile, la propria dipendenza dalle importazioni di gas, petrolio e carbone russi. La Commissione europea ha quindi presentato il piano REPowerEU, volto ad aumentare la resilienza del sistema energetico dell’UE riducendone la dipendenza dai combustibili fossili e diversificando l’approvvigionamento energetico a livello dell’UE. L’obiettivo verrà realizzato tramite il dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF): misure a sostegno dell’obiettivo verranno incluse nei capitoli REPowerEU dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza.

Fondi realmente disponibili pari a 20 miliardi di euro. La Commissione ha stimato che gli investimenti aggiuntivi per REPowerEU – e più in particolare per eliminare progressivamente le importazioni di combustibili fossili russi entro il 2027 – ammonterebbero a 210 miliardi di euro. Tuttavia, i finanziamenti aggiuntivi totali resi disponibili ammontano solo a 20 miliardi di euro; le altre fonti di finanziamento sono al di fuori del controllo della Commissione e dipendono dalla volontà degli Stati membri di utilizzare i restanti prestiti dell’RRF o di stornare fondi da altre politiche dell’UE, in particolare da quelle per la coesione e lo sviluppo rurale. Di conseguenza, avverte la Corte, l’importo totale dei finanziamenti effettivamente disponibili potrebbe non essere sufficiente a coprire il fabbisogno d’investimento stimato.

Secondo la Corte, anche la prevista ripartizione dei fondi tra gli Stati membri pone problemi. Visto che i fondi verrebbero distribuiti in percentuali basate quelle inizialmente utilizzate per l’RRF, non rifletterebbero né le sfide e gli obiettivi attuali di REPowerEU né i bisogni specifici degli Stati membri. L’assenza di uno specifico termine ultimo per la presentazione dei capitoli REPowerEU riduce la probabilità che vengano individuati e promossi progetti transfrontalieri. La mancanza di qualsivoglia analisi comparativa limita la visione strategica in merito a quali progetti hanno il più alto potenziale per contribuire alla sicurezza e all’indipendenza energetiche dell’UE.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Al via la campagna di produzione bieticolo-saccarifera 2022 di zucchero 100% italiano. Durerà 70 giorni e vedrà 2.630 aziende agricole conferire ai soli due zuccherifici rimasti in Italia a Pontelongo (PD) e a Minerbio (BO) le bietole coltivate su 26.600 ettari.

ItaliaZuccheri COPROB campagna barbabietola

Dopo la lavorazione, iniziata il 18 luglio scorso, di circa 45.000 tonnellate di bietole biologiche coltivate su poco meno di 2.000 ettari in sei regioni, è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano negli zuccherifici Italia Zuccheri-COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) che saranno chiamati a lavorare circa un milione e mezzo di tonnellate di barbabietole provenienti da 26.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Buona qualità nonostante la siccità. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole, nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono, infatti, le condizioni ottimali per molte produzioni agricole. In questo scenario, la barbabietola si conferma però competitiva rispetto alle altre colture, grazie alla costante ricerca e innovazione nel campo della genetica. Le nuove varietà oggi disponibili consentono, infatti, una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e rendono più semplice la coltivazione. Di grande interesse anche la semina autunnale, che permette un risparmio di acqua e minori trattamenti di diserbo e antiparassitari, con conseguente riduzione dei costi di oltre il 30%.

Sostenibilità. La barbabietola da zucchero ricopre un ruolo fondamentale all’interno di una corretta rotazione perché migliora la fertilità dei terreni e agevola la gestione delle infestanti e degli insetti nocivi nelle colture in successione. Questo consente una miglior produzione di cereali con margini che aumentano dal 10 al 30%. Oltre alla produzione di zucchero, vengono recuperati tutti i sottoprodotti di lavorazione delle bietole, fornendo materie prime (polpe e melasso) essenziali e strategiche per garantire una filiera tutta italiana per l’industria del lievito e per il settore dell’alimentazione animale. Le polpe, inoltre, trovano ampio utilizzo per la produzione di bioenergia e, in un futuro prossimo, anche di biometano. A questi prodotti si aggiungono anche le calci che vengono utilizzate come ammendante per i terreni e come basi per fertilizzanti. “La sostenibilità” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Italia Zuccheri-COPROB –, “non è solo questione di ambiente: da sessant’anni ricopriamo anche un ruolo sociale sul territorio, garantendo da un lato agli agricoltori la possibilità di coltivare una coltura che dà reddito e dall’altro l’occupazione di circa 270 lavoratori che quasi raddoppiano nel periodo di campagna. Il ritorno economico è poi completato da tutte le imprese dell’indotto (circa 1.500) tra agromeccanici, fornitori di mezzi tecnici e sementieri. Ogni anno ciascuno dei due stabilimenti riversa sul proprio territorio circa 100 milioni di euro che intendiamo aumentare grazie a progetti di sviluppo in partnership con altre realtà”.

Fonte: Servizio stampa Italia Zuccheri Coprob

Rapporto Ispra 2022, Veneto seconda regione in Italia per aumento di superficie cementificata

agricoltura

“I dati presentati dal rapporto ISPRA 2022 sul consumo del suolo, che vedono ancora il Veneto tra le regioni dove la cementificazione aumenta maggiormente, sono la cartina tornasole di un modello di sviluppo non più sostenibile. È necessario un cambio di rotta, perché la perdita di suolo naturale o semi naturale comporta nel tempo un impoverimento dell’agricoltura, del paesaggio e pregiudica la sicurezza idraulica, anche alla luce dell’estremizzazione degli eventi meteorologici. Dalla cementificazione derivano un maggiore rischio allagamenti e ondate di calore più intense, ma anche la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici. Il nostro auspicio è che la tendenza rallenti fino ad arrestarsi, perché oltre agli aspetti economici e di sicurezza, compromettendo il nostro paesaggio si mette a rischio la nostra stessa identità”. Ad affermarlo, Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, nel commentare il rapporto Ispra sul consumo del Suolo nel quale il Veneto è la seconda regione (dopo la Lombardia) per aumento di superficie cementificata: +684 ettari impermeabilizzati nel 2021 rispetto al 2020, un aumento del 11,90%.

Regione Veneto: “Il Rapporto Ispra va studiato prima di evocare catastrofi”.  “E’ vero che il consumo risulta ancora elevato, ma è altrettanto vero che dopo la legge del 2017, da me fortemente voluta e sostenuta sul consumo zero del suolo, che dovrà portare all’azzeramento al 2050 come indicato dagli obbiettivi europei di protezione del suolo, la situazione ha iniziato a invertirsi vistosamente, passando dai 1.138 ettari del 2017 ai 683 ettari del 2021. E’ questo il commento del Presidente della Regione del Veneto ai dati contenuti nel Rapporto Ispra. Dal rapporto si evince anche – aggiunge Zaia–, che degli 813 ettari assegnati al Veneto, 129 sono di suolo già ripristinato, riducendo così l’occupazione reale a 683 ettari; 230 sono dovuti a indispensabili strade, 92 a edifici residenziali; 4 ad aeroporti, 19 per aree impermeabili non edificate tipo parcheggi e piazzali, 51 per cave che però sono tecnicamente considerate ‘consumo di suolo reversibile’ (e in Veneto lo sarà), 28 per edifici produttivi”.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto e Regione Veneto

Presentato il bando dell’edizione 2022 del premio “Jean Giono, l’uomo che piantava gli alberi”, previsti quattro distinti riconoscimenti (250 piantine autoctone) da destinare a chi si è impegnato in azioni di promozione e realizzazione di aree boscate di pianura, candidature entro il 17 ottobre

boschi

Torna il Premio “Jean Giono – L’uomo che piantava gli alberi”, edizione 2022, che Veneto Agricoltura e Regione del Veneto dedicano ormai da cinque anni a chi si è contraddistinto per la promozione e la realizzazione di impianti di vegetazione legnosa (alberi ed arbusti) in pianura. Il Premio, lanciato nel 2017 in occasione della presentazione della “Carta di Sandrigo” – documento con il quale Enti pubblici e operatori privati erano stati chiamati alla non facile sfida di contribuire a decuplicare, entro il 2050, a superare nella nostra Regione i 5.000 ettari di superficie boscata di pianura, puntando di raggiungere l’1% della superficie agricola, come avveniva ai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia. Un’iniziativa unica nel suo genere in Italia e proprio per questo meritevole di essere conosciuta, promossa e partecipata.

Il Premio “Jean Giono” prevede quattro distinti riconoscimenti da assegnare ad un rappresentante di altrettante categorie: amministratore di bene pubblico; tecnico/agronomo-forestale; imprenditore; volontario. Ciascun premiato riceverà 250 piantine di alberi e arbusti prodotti dal Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura con sede a Montecchio Precalcino (Vi). Il Premio prende ispirazione dall’omonimo romanzo scritto da Jean Giono (1895 – 1970) che racconta la storia di un uomo che negli anni oscuri della prima guerra mondiale compie una silenziosa quanto straordinaria opera di rimboschimento delle spoglie pendici della Francia meridionale, ridando così vita alla terra e alla comunità del luogo. Si tratta, dunque, di una iniziativa che ben incarna la natura di Veneto Agricoltura nel promuovere la cultura forestale, ma anche le finalità produttive e naturalistico-ambientali del bosco. In questo ambito va ricordato, infatti, che Veneto Agricoltura oltre a gestire 16.000 ettari di boschi, pascoli e riserve del demanio regionale, coordina – su incarico della Regione del Veneto – i Servizi Idraulico Forestali; inoltre gestisce il Centro di Montecchio dove la tutela del germoplasma delle specie legnose autoctone si traduce in una produzione vivaistica di piantine di oltre 300 specie tra alberi, arbusti e piante erbacee.

La  consegna dei riconoscimenti del Premio “Jean Giono 2022” avverrà in occasione degli “Stati generali dei Boschi di pianura” in programma nella settimana del 21 novembre prossimo, Giornata nazionale degli alberi. Le candidature dovranno pervenire a Veneto Agricoltura entro il 17 ottobre 2022. Info: giovanna.bullo@venetoagricoltura.org; tel. 0498293889; cell. 3406355351; modulo di partecipazione: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSei7aMj0-RTPVg4oEFu8mQVbOhWjBCA5KNG-RIV64e8QFD25w/viewform

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

West Nile, confermata in Veneto la circolazione di due ceppi virali

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In Veneto stanno circolando due ceppi di virus West Nile (WNV), denominati WNV-1 e WNV-2. La conferma arriva da ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IZSVe) e dell’Università di Padova, sulla base di analisi genetiche condotte contemporaneamente su zanzare, uccelli e uomo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Eurosurveillance.

Rispetto al 2021, quando la circolazione del WNV in Veneto veniva evidenziata dalla metà luglio con un picco ad agosto, quest’anno la trasmissione stagionale del WNV è iniziata molto prima, già a giugno, probabilmente favorita dalle alte temperature dei mesi primaverili. La prima positività in pool di zanzare è stata rilevata il 7 giugno nella provincia di Vicenza, per poi allargarsi a quasi tutto il Veneto. Ad oggi il virus è stato trovato nelle zanzare di tutte le province venete, ad eccezione di Treviso e Belluno. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata in particolare sul ceppo WNV-1, che è ricomparso nel 2021 dopo otto anni di assenza dal nord-est e sembra oggi essersi stabilizzato in quest’area geografica. La sorveglianza veterinaria sugli uccelli selvatici ha consentito di identificare WNV-1 in esemplari di tortora dal collare, piccione, corvidi e rapaci notturni rinvenuti nelle province di Padova, Rovigo e Venezia. L’ipotesi è dunque che la reintroduzione di questo ceppo possa essere stata favorita all’origine da uccelli selvatici che hanno riportato il virus in questa parte di territorio.

I ricercatori ribadiscono il ruolo fondamentale giocato dai cambiamenti climatici nelle dinamiche di insorgenza di focolai di WNV nel serbatoio animale (uccelli, mammiferi) e nei vettori di malattia (zanzare). Secondo alcuni modelli epidemiologici, le scarse precipitazioni invernali e le alte temperature primaverili registrate negli ultimi anni in Europa potrebbero aver influenzato i meccanismi di diffusione della malattia, aumentando i tassi di crescita della popolazione di zanzare, di puntura e trasmissione del virus. L’approccio integrato One Health per la sorveglianza del WNV in tutti e tre i settori – uomo, animali e zanzare – ha dimostrato la sensibilità del sistema di sorveglianza a livello regionale. L’allerta ha consentito di far scattare prontamente lo screening di tutti i donatori di sangue residenti in Veneto, in modo da evitare la diffusione dell’infezione attraverso le donazioni. Al momento non si hanno evidenze di diverse manifestazioni cliniche nell’uomo per entrambi i ceppi. Tuttavia, l’acquisizione sistematica delle informazioni genetiche del virus nel corso delle attività di sorveglianza sarà fondamentale per monitorare l’evoluzione della circolazione del virus e per ottenere informazioni sul potenziale epidemico e patogeno del ceppo WNV-1.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Agromafie, i tentacoli della nuova “mala” sul Veneto delle eccellenze

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“Ad ogni commemorazione prende forma l’idea dei magistrati come rivoluzionari in quanto portatori di legalità, tanto da restituire al Paese un po’ di fiducia di modo che i cittadini possono dire lo Stato Siamo Noi come qualcosa di veramente sentito”. Con un ricordo personale dedicato alle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con gli uomini e donne delle rispettive scorte, a 30 anni dalla strage di Capaci e Via D’Amelio, il Procuratore Gian Carlo Caselli ha presentato lo scorso 20 luglio il 1° Dossier sul fenomeno dell’illegalità e criminalità nelle filiere agroalimentari regionali. Un lavoro realizzato dalla Fondazione di Coldiretti Osservatorio Agromafie grazie alla Regione del Veneto e svolto in collaborazione con gli Istituti di ricerca Eurispes ed Ixè, con i contributi delle forze dell’ordine che hanno permesso di dettagliare il rapporto attraverso i  numerosi dati che fanno emergere il grande lavoro quotidiano di controllo e repressione nei confronti delle attività illecite.

Secondo i dati della Dia riportati nella relazione del 2021, a “condannare” il Veneto alle infiltrazioni criminali – ha sottolineato Caselli –  sono proprio i primati conquistati che portano la regione ai vertici nazionali del “Made in Italy”, in particolare quelli legati all’agroalimentare, settore da alcuni decenni diventato il nuovo campo di interesse malavitoso. “Un patrimonio di eccellenze regionali che producono un fatturato di 6,3 miliardi di euro, di cui oltre la metà del valore rappresentato da eccellenze con denominazioni certificate Ue, fiore all’occhiello di un sistema imprenditoriale tra i più ricchi del Paese. Con un turismo da record, distretti industriali di rilevanza internazionale, marchi campioni dell’export, il comparto è diventato obiettivo di penetrazione mafiosa sempre più radicata e capillare. Una vera riorganizzazione del mondo criminale – ha affermato Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione – dopo la dissoluzione della vecchia Mala del Brenta di Felice Maniero, con nuovi ingressi, riposizionamenti e nuove strategie. Dai furti nei campi allo sfruttamento del lavoro, dalle frodi alimentari ai prodotti contraffatti il malaffare si aggira con modalità conosciute: estorsione, usura, intimidazione, spesso favorito dalla complicità di una parte del mondo imprenditoriale che per profitto pratica evasione fiscale, giri di fatture false, smaltimento illecito di rifiuti, riciclaggio di denaro sporco.

Canali di credito “paralleli”. Le associazioni mafiose attive in Veneto (come nel resto del Paese) si sono abituate a raggiungere i loro obiettivi più con la corruzione e con la forza del loro denaro che con la violenza, costruendo una rete più vasta possibile di “amici” e partner con pochi scrupoli in grado di agevolare e incentivare i loro affari. Una strategia abituale dei sodalizi – ha spiegato Caselli – è quella di costituire un canale di credito parallelo, rispetto a quello bancario, spesso inaccessibile, per le aziende in affanno. Lungo la filiera agroalimentare occorre registrare che la ristorazione dimostra una certa vulnerabilità dovuta soprattutto alla pandemia che ha indebolito questo settore facilitando meccanismi di prestanome presentabili e scatole cinesi, acquisto e vendita delle licenze, aperture, ristrutturazioni, chiusure e nuove acquisizioni. I dati elaborati da Libera su fonte Cerved individuano 312 imprese della ristorazione in Veneto diventate in questo biennio più sensibili a infiltrazioni criminali, pari al 14,8% di quelle attive nella Regione. Inoltre quando si tratta di cibo la preoccupazione sale tra i cittadini – ha aggiunto Alex Buriani di Ixè illustrando l’indagine svolta su un campione di 600 veneti – la reazione infatti è sempre di allerta. E nonostante il 58,2% degli intervistati ritiene mediamente sicuri i prodotti in vendita, sufficientemente controllati, l’83% non pranzerebbe ne cenerebbe in un locale gestito dalla criminalità organizzata e oltre la metà imporrebbe pene più dure con la chiusura delle attività a coloro che ingannano il consumatore con le frodi e contraffazioni alimentari.

Presa di coscienza della situazione. “Nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una presa di coscienza delle dinamiche agromafiose, del loro impatto nefasto su tutto il sistema agricolo, in ogni suo snodo e della drammatica capacità di ramificazione ed espansione. E per questo sono aumentati l’impegno e gli strumenti di contrasto, in ambito normativo, giudiziario e di controllo – ha detto l’assessore regionale alla Sicurezza e Territorio Cristiano Corazzari – Protocolli d’intesa, tavoli e accordi tra le parti costituiscono un costante confronto tra operatori, istituzioni e forze dell’ordine impegnati nell’applicazione e controllo delle regole non ultimo  l’accordo – primo in Italia ha sottolineato Corazzari –  firmato in Prefettura a Venezia tra Regione e Coldiretti Veneto che fa riferimento al Decreto sulle pratiche sleali considerato una pietra miliare della giustizia”.  Un atto importante  volto a contrastare una serie di operazioni che vanno dal rispetto dei termini di pagamento (non oltre 30 giorni per i prodotti deperibili) al divieto di modifiche unilaterali dei contratti e di aste on line al doppio ribasso, dalle limitazioni delle vendite sottocosto alla fine dei pagamenti non connessi alle vendite fino ai contratti rigorosamente scritti.

“Favorire un sistema virtuoso in questo senso significa creare una equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera.  In particolare – ha aggiunto Marina Montedoro direttore di Coldiretti Veneto – il provvedimento mira a reprimere il fenomeno di acquisto dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché la previsione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il fornitore quali la vendita a prezzi al di sotto dei costi di produzione. “L’impegno delle parti è rivolto a creare una sinergia attivando sul territorio regionale specifici momenti di confronto, formativi e divulgazione volti a spiegare alle imprese agricole  l’importanza della nuova normativa esaminando i casi di irregolarità. La redazione corretta dei contratti di vendita dei prodotti, con attenzione particolare ai prezzi di cessione, ad alcune clausole che in particolare la Grande Distribuzione Organizzata tende ad inserire particolarmente gravose, affrontando anche la pratica diffusa delle vendite sotto costo, fino poi a soffermarsi sulla possibilità di denunciare i fenomeni  all’ente di controllo ICQRF organo deputato al controllo con funzioni di vigilanza. I firmatari hanno anche istituito una Cabina di regia che svolge il ruolo di indirizzo, coordinamento e monitoraggio nell’attuazione complessiva del Protocollo.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Calici di Stelle. Da oggi, venerdì 29 luglio e fino al 15 agosto, musica, cultura e sapori nei borghi, nei giardini e nelle più belle piazze d’Italia di 102 Città del Vino.

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A partire da oggi, venerdì 29 luglio, torna Calici di Stelle, la più importante manifestazione enoturistica dell’estate, in programma in tutta Italia fino al 15 agosto con decine di iniziative tra cantine, vigne e piazze delle Città del Vino. Quest’anno all’insegna dell’Eno-Astronomia sono previsti tanti appuntamenti e spettacoli per ammirare il cielo di notte, sorseggiando ottimi vini in buona compagnia. Calici di Stelle è un evento ultra ventennale promosso da Movimento Turismo del Vino e Città del Vino, associazione nazionale che aggrega oltre 460 Comuni a vocazione vitivinicola. Per tutta la durata della manifestazione gli enoturisti potranno contemplare l’osservazione guidata delle stelle grazie ai volontari dell’Unione Astrofili Italiani, associazione con la quale è stata rinnovata la collaborazione e che promuove l’evento inserendolo nel calendario delle “astro iniziative” della UAI, in abbinamento a “Le Notti delle Stelle”. Il programma completo delle 102 Città del Vino italiane sul sito www.cittadelvino.it

Fonte: Servizio stampa Città del Vino