• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

UE e Islanda rafforzano la cooperazione in materia di pesca sostenibile e affari oceanici

L’Unione europea e l’Islanda hanno firmato un nuovo memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione in materia di pesca e affari oceanici. Il protocollo d’intesa istituisce un quadro per una cooperazione più ampia e approfondita  su priorità fondamentali, tra cui la pesca sostenibile, la ricerca scientifica e la conservazione marina. L’accordo rafforza inoltre gli sforzi congiunti per proteggere la biodiversità marina e sostenere la transizione energetica del settore della pesca e dell’acquacoltura.

Una caratteristica fondamentale del memorandum d’intesa è l’istituzione di un dialogo annuale ad alto livello, ospitato alternativamente dall’Unione europea e dall’Islanda, per monitorare i progressi e far progredire la cooperazione in settori di interesse comune. La prima riunione è prevista per l’inizio del 2026.

30 settembre: a Mirano (Venezia), nell’ambito del Festival dell’acqua 2025, il corso di aggiornamento Org Veneto dedicato a “Realtà e valore delle risorse idriche in Veneto”

Si svolgerà martedì 30 settembre p.v. a Mirano (Venezia), dalle ore 9 alle ore 13, nel teatro Villa Belvedere (via Belvedere, 41), il corso di formazione professionale Org Veneto organizzato in collaborazione con Argav dedicato a “Realtà e valore delle risorse idriche in Veneto” (4 crediti, iscrizioni piattaforma Sigef).

Il corso è inserito nel programma del Festival dell’Acqua 2025 e fornirà un quadro sulle reti idriche (irrigue, potabili, Idroelettriche, navigabili) presenti nel Veneto (stato, funzioni, problematiche, prospettive), allargando poi l’orizzonte al progetto Interreg WABIN Italia-Slovenia “Risorsa acqua”: l’azione integrata tra ricerca, informazione e responsabilizzazione.

Coordinatore dell’incontro sarà Mauro Poletto, consigliere Argav e responsabile ufficio comunicazioni ANBI Veneto. I relatori al corso saranno: Pietro Casetta, giornalista e geografo; Silvio Parizzi, direttore ANBI Veneto; Monica Manto, presidente Viveracqua; Rudy Toninato, presidente Assonautica Acque Interne Veneto; Efrem Tassinato, giornalista e presidente Wigwam Clubs Italia APS; Goran Vizintin, docente di geofisica applicata all’Università di Lubiana – facoltà di Scienze e Tecnologie; Chiara Scaini, PhD, prima tecnologa dell’Istituto Nazionale di Oceonografia e Geofisica (OGS) di Trieste; Diego Santaliana, innovation manager del Polo Tecnologico Alto Adriatico “Andrea Galvani” di Pordenone; Andrea Rumor, consigliere Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia; Marco Baldin, consigliere Collegio Ingegneri Venezia.

27 settembre – 4 ottobre, al via a Mirano (Venezia) la terza edizione del Festival dell’acqua, che vede Argav, per la prima volta, tra gli organizzatori

Dal 27 settembre al 4 ottobre 2025 si terrà la terza edizione del “Festival dell’acqua” di Mirano (Venezia), organizzato dall’Amministrazione Comunale con la partecipazione di enti, associazioni e imprese del territorio: 7 giorni e 11 appuntamenti di approfondimento scientifico, culturale e di ri-scoperta del territorio. Un ricco programma che coinvolgerà la cittadinanza e che vedrà la partecipazione di esperti e studiosi del settore, enti di categoria regionali e professionisti, per una riflessione locale e globale sul significato e il senso dell’acqua, sulle cause e gli effetti della sua carenza e sulla sua importanza come risorsa (nella foto a sinistra, i partecipanti alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione).

«Dopo il successo delle prime due edizioni, siamo orgogliosi di presentare il terzo Festival dell’acqua di Mirano, un evento che vuole promuovere il territorio, il suo paesaggio, la sua storia, le sue bellezze e, nello stesso tempo, proporre una riflessione sull’acqua quale bene e diritto primari ed essenziali. Il Festival celebra ed esalta l’acqua come valore pubblico e umano, rappresentandola come cultura, scienza, sostenibilità, paesaggio e solidarietà, come icona di chi siamo e di dove vogliamo andare», dichiara il sindaco Tiziano Baggio che continua: «Grande novità di quest’anno la collaborazione con Fabbrica del Mondo di Marco Paolini e Michela Signori: una collaborazione di prestigio che, grazie alla regia di Farmacia Zooè, ci permetterà di indagare il passato, il presente e il futuro del pianeta, di cui l’acqua è l’elemento essenziale,  in un fruttuoso dialogo intergenerazionale. Altra novità la collaborazione con Argav l’associazione regionale dei giornalisti dell’agricoltura».

Ospite di eccezione di questa edizione sarà Nicola Dell’Acqua, Commissario nazionale per la crisi idrica, che dialogherà con i giovani degli istituti scolastici sul nostro futuro. Molti gli appuntamenti di assoluto rilievo in programma. Tra questi si evidenziano la presentazione del libro e l’inaugurazione della mostra fotografica “6 Fiumi per 70 Mulini”, la performance teatrale “Il Terzo Elemento”, che apriranno il Festival. Di particolare importanza, per la qualità dei relatori e per i temi affrontati, che interessano direttamente la sicurezza idraulica del territorio, i convegni del 30 settembre sulla gestione del Muson Vecchio e del 2 ottobre sull’acqua nascosta, realizzati con la collaborazione di ANBI Veneto, Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e Argav. Di grande valore il convegno sul turismo fluviale del 3 ottobre che prevede la partecipazione del professor Francesco Vallerani e il cui focus sarà la presentazione di una proposta di un itinerario turistico lungo le rive del Muson, che si snoderà tra il Castelletto di Mirano, gli argini del Muson e il Museo della Filanda di Salzano e che sarà sperimentato dagli operatori del settore. Gran finale il 4 ottobre tutto dedicato a Mirano: le visite guidate alle chiuse dei Molini di Sotto e di Sopra e la performance collettiva partecipata “Per un Atlante delle rive” che si svolgerà in centro storico e che avrà i giovani come protagonisti.

Il Festival, patrocinato dalla Regione del Veneto e dalla Città Metropolitana di Venezia, è stato organizzato in stretta collaborazione col territorio, a partire dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, dall’ANBI Veneto – Associazione Regionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue e dall’ Argav., gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto per finire con associazioni, imprese e organizzazioni di categoria: CIA, Confagricoltura Venezia, Coldiretti Venezia, Fabbrica del Mondo, Jolefilm, Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali, I.I.S. “8 Marzo–K. Lorenz”, I.I.S. “Levi–Ponti”, I.I.S. “Ettore Majorana – Elena Corner”, Confcommercio del Miranese, Free Waters, Farmacia Zooè, Bel-Vedere Lab, Echidna, Kardines Walking, F&M Ingegneria, Ordine dei Giornalisti del Veneto, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Venezia, Ordine degli Ingegneri di Venezia, Veritas.

«Vogliamo che anche questa terza edizione affronti il tema in modo concreto e utile, attraverso la ricerca di soluzioni e di progettualità che abbiano sì un respiro ampio, ma che possano anche essere declinate sul territorio», chiosa il sindaco Baggio. «Il Festival dell’acqua di Mirano vuole caratterizzarsi per essere non solo riflessione e approfondimento sul governo e l’utilizzo dell’acqua, cercando strade fatte di soluzioni per il nostro territorio, idee che possiamo realizzare noi qui, in casa nostra, evitando di dire solo quello che dovrebbero fare gli altri, ma anche celebrazione di un elemento che per millenni ha ispirato le arti e la sensibilità degli esseri umani. Quindi spettacoli, concerti, mostre, godimento del territorio».

Fonte testo e foto: servizio stampa Comune di Mirano

26 settembre: dedicato alla biodiversità perduta e ritrovata il corso di aggiornamento Org Veneto/Argav in programma al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova)

Si svolgerà venerdì 26 settembre p.v., a partire dalle ore 18.30 fino alle 20.30, il corso di aggiornamento professionale Org Veneto organizzato in collaborazione con Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova) e dedicato alla biodiversità perduta e ritrovata (2 crediti, iscrizioni piattaforma Sigef).

Il corso si propone di affrontare l’evoluzione del concetto di biodiversità attraverso esperienze concrete (in Veneto ed Ecuador), ma anche attraverso l’immagine mediatica e iconografica. Tra gli argomenti trattatati: come è stata salvata la biodiversità di un sito Natura 2000 unico al mondo: l’intervento di Vallevecchia; come l’Ecuador sta ricostruendo l’ecosistema locale: il progetto Otonga; la biodiversità nella comunicazione visuale; adattamento alla crisi climatica: piccolo breviario di informazioni, che non fanno (ancora) notizia.

Moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, il corso avrà come relatori Lorenzo Furlan, scienziato, entomologo, dirigente “Veneto Agricoltura”; Lorenzo Cogo, ricercatore ornitologico e illustratore; Marco Marinacci, architetto e docente di storia dell’arte moderna e contemporanea.

L’inquinamento atmosferico e acustico continuano a rovinare la vita ai cittadini europei

Gli articoli 191 e 192 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) conferiscono all’UE il mandato di salvaguardare, tutelare e migliorare la qualità dell’ambiente, nonché proteggere la salute umana. Più di recente, nell’ambito del Green Deal europeo del 2021, sono stati fissati obiettivi specifici per la riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico entro il 2030. Il fine è non solo ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute (in termini di decessi prematuri) di oltre il 55 % e la minaccia per la biodiversità negli ecosistemi dell’UE del 25 %, ma anche di ridurre del 30 % il numero di persone affette da disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti. Questi obiettivi non sono però vincolanti per gli Stati membri.

Per cui, l’inquinamento urbano nell’UE continua a rappresentare una grave minaccia ambientale per la salute, avverte una relazione della Corte dei conti europea. Nonostante i miglioramenti, le città europee sono troppo rumorose e l’inquinamento atmosferico raggiunge livelli eccessivi. Secondo la Corte, l’UE e i suoi Stati membri dovranno intensificare gli sforzi per applicare le norme più rigide fissate per gli anni a venire, il che desta particolare preoccupazione.

Tre quarti dei cittadini dell’UE vivono in aree urbane e sono quindi particolarmente esposti all’inquinamento atmosferico e acustico. L’inquinamento atmosferico uccide almeno 250.000 persone all’anno in Europa, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente. Inoltre, l’esposizione prolungata a un rumore eccessivo può avere effetti negativi sulla salute, come disturbi del sonno, ansia, disturbi cognitivi e problemi di salute mentale, che ogni anno sono all’origine di 48.000 nuovi casi di patologie cardiache e di 12.000 decessi prematuri in Europa. L’UE ha introdotto norme per proteggere i suoi 450 milioni di cittadini dall’inquinamento atmosferico e acustico. La Commissione europea dichiara inoltre di aver destinato 46,4 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 e 185,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 al conseguimento degli obiettivi in materia di aria pulita.

“Sono stati compiuti progressi nella lotta contro l’inquinamento urbano, ma sarebbe un errore dormire sugli allori” ha dichiarato Klaus-Heiner Lehne, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “L’UE e i suoi Stati membri devono capire che gli obiettivi ambiziosi potranno essere raggiunti soltanto a prezzo di notevoli ulteriori sforzi”. Gli auditor prendono atto del complessivo miglioramento della qualità dell’aria nell’UE. Avvertono però che l’inquinamento atmosferico, in particolare la concentrazione di biossido d’azoto (NO2) causata da auto e mezzi pesanti, resta un problema grave. Nel 2022, 10 Stati membri registravano ancora livelli di NO2 superiori all’attuale limite dell’UE. Dato che ben presto le norme sulla qualità dell’aria dell’UE verranno inasprite, le città dell’UE dovranno impegnarsi ulteriormente per attuarle ed avvicinarsi così ai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Il rumore è l’altra faccia dell’inquinamento urbano, ed è spesso trascurato. La Corte conclude che è praticamente impossibile valutare i progressi conseguiti nel ridurre questo tipo di inquinamento nell’UE. Il monitoraggio delle emissioni acustiche è lacunoso e tardivo nella maggior parte degli Stati membri, per cui non si riesce a definire una tendenza. I dati indicano che è improbabile che venga raggiunto l’obiettivo per l’“inquinamento acustico zero” entro il 2030 di ridurre del 30 % il numero di persone che sviluppano patologie a causa del rumore generato dai trasporti. Le stime mostrano che potrebbe scendere, nella migliore delle ipotesi, del 19 % e, nello scenario peggiore, potrebbe addirittura aumentare del 3 % entro il 2030.

Il fatto è che le città hanno difficoltà a ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico per tutta una serie di motivi che vanno dallo scarso coordinamento tra le autorità a misure di dubbia efficacia, per non parlare dell’opposizione locale a tali misure. Prendiamo ad esempio le zone verdi in cui pedoni e ciclisti hanno la precedenza sulle auto. La Corte ha riscontrato che tali misure comportano benefici per chi vive in quelle zone, ma peggiorano la qualità dell’aria e i livelli di rumore nelle strade limitrofe. Analogamente, le zone a basse emissioni, che contribuiscono a ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico, sono un tema sempre più controverso. A Barcellona o a Cracovia, ad esempio, la loro introduzione ha provocato una serie di azioni legali per discriminazione o ostacolo alla libertà di movimento, per cui la misura è stata ridimensionata o ritardata.La Corte ha rilevato inoltre che la procedura d’infrazione della Commissione europea è lunga e non sempre efficace nel garantire il rispetto delle norme dell’UE sull’inquinamento atmosferico ed acustico nelle città sottoposte ad audit.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

Mari dell’Unione Europea: le navi che inquinano passano ancora tra le maglie dei controlli

I natanti come le navi mercantili, le navi da crociera, i traghetti passeggeri, le navi da pesca e le imbarcazioni da diporto sono notevoli fonti di inquinamento marino. Sono responsabili di sversamenti di idrocarburi, scarico di sostanze chimiche, smaltimento scorretto dei rifiuti, emissioni di gas, perdita di container e attrezzi da pesca dismessi. L’UE e i suoi Stati membri – 22 dei quali hanno linee costiere – si sforzano di contrastare l’inquinamento provocato dalle navi in parecchi modi, con l’obiettivo molto ambizioso di ottenere l’inquinamento zero per il 2030. La Corte dei conti europea ha valutato le azioni dell’UE volte a contrastare l’inquinamento provocato dalle navi nel periodo compreso tra gennaio 2014 e settembre 2024. Tra le attività di audit, vi sono state visite in Francia e Germania per coprire due sottoregioni marine (il grande Mare del Nord ed il Mar Baltico) costituenti la seconda via di navigazione più trafficata al mondo.

Ebbene, la Corte dei conti europea suona l’allarme: navi e imbarcazioni continuano ad inquinare i mari dell’UE. Sebbene la normativa europea, che incorpora le norme internazionali applicabili, a volte con requisiti ancora più rigorosi, in settori quali l’inquinamento da idrocarburi, i relitti delle navi e le emissioni di zolfo, mostri miglioramenti, la sua applicazione da parte dei 22 Stati membri costieri dell’UE è lungi dall’essere soddisfacente. Le azioni volte a prevenire, affrontare, monitorare e sanzionare i vari tipi di inquinamento provocato dalle navi non sono all’altezza del compito – avverte la Corte.

Tuttavia, la Corte dei conti europea segnala che vi sono anche lacune che l’UE deve ancora colmare, specie per quel che riguarda i rischi di inquinamento. Ad esempio, è ancora possibile per gli armatori eludere l’obbligo di riciclo dei materiali delle navi scegliendo una bandiera di uno Stato non-UE prima di procedere con lo smantellamento. I dati parlano da soli: nel 2022 una nave su sette nel mondo batteva bandiera di uno Stato dell’UE, ma tale cifra scendeva del 50 % per il parco navi a fine ciclo di vita. Analogamente, le norme UE sui container persi in mare sono tutt’altro che a tenuta stagna. In primo luogo, non vi è garanzia che tutte le perdite siano dichiarate; in secondo luogo, vengono recuperati pochissimi container.

“L’inquinamento marino provocato dalle navi rimane un grave problema e, nonostante una serie di miglioramenti negli ultimi anni, l’azione dell’UE non è realmente in grado di tirarci fuori dalle cattive acque”, ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “In realtà, si stima che più di tre quarti dei mari europei abbiano un problema di inquinamento e, dunque, l’ambizioso obiettivo di raggiungere un inquinamento zero per proteggere la salute delle persone, la biodiversità e gli stock ittici non è ancora in vista”.

La Corte osserva inoltre che i paesi dell’UE sottoutilizzano strumenti – quali ad esempio una rete di navi pronte a intervenire in caso di sversamenti di idrocarburi oppure il rilevamento tramite droni – dei quali l’UE li ha dotati per aiutarli a combattere l’inquinamento provocato dalle navi. Un esempio lampante è il sistema europeo di sorveglianza satellitare per il rilevamento di chiazze di idrocarburi (CleanSeaNet), che consente la sorveglianza e il rilevamento precoce di possibili casi di inquinamento. Nel periodo 2022-2023, tale sistema ha individuato in totale 7.731 possibili sversamenti nei mari dell’UE, per lo più in Spagna (1462), Grecia (1367) e Italia (1188). La Corte ha però constatato che gli Stati membri si sono attivati per meno della metà di queste segnalazioni, confermando l’inquinamento solo nel 7% dei casi, anche a causa del tempo trascorso tra l’acquisizione dell’immagine satellitare e l’effettivo controllo dell’inquinamento.

La Corte ha inoltre rilevato che le autorità degli Stati membri non espletano sufficienti ispezioni preventive delle navi e che le sanzioni per gli inquinatori restano miti. Coloro che scaricano illegalmente in mare sostanze inquinanti sono raramente soggetti a sanzioni efficaci o dissuasive e l’azione penale è rara. Analogamente, pochi Stati membri segnalano violazioni relative al recupero di attrezzatura da pesca abbandonata, persa o dismessa.

Nel complesso, la Corte conclude che né la Commissione né gli Stati membri monitorano appieno i fondi UE utilizzati per contrastare l’inquinamento delle acque marine. Non dispongono di una visione d’insieme dei risultati effettivamente ottenuti, né delle modalità con cui questi ultimi potrebbero essere replicati su scala più ampia. Al contempo, dall’audit è emerso che l’UE ha difficoltà a monitorare l’inquinamento provocato dalle navi. L’effettivo ammontare di sversamenti di idrocarburi, di sostanze contaminanti e di rifiuti marini provenienti dalle navi resta sconosciuto, così come non si conosce l’identità di chi inquina.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

Apicoltura. Aperto il bando regionale per i contributi Fondo europeo agricolo di garanzia 2026, domande fino al 6 ottobre 2025

La Regione del Veneto ha aperto ufficialmente i termini per la presentazione delle domande di contributo per il settore apicoltura, nell’ambito del sottoprogramma regionale 2023–2027, con risorse Feaga (Fondo europeo agricolo di garanzia) 2026. Il bando, approvato con deliberazione della Giunta regionale mette a disposizione 925.676,84 euro.

“Con questo bando – dichiara l’Assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner – sosteniamo concretamente un settore essenziale per l’ambiente, la sicurezza alimentare e la qualità delle produzioni locali. L’apicoltura è un presidio ecologico insostituibile, e la Regione continua a investire per garantire formazione, innovazione e competitività alle aziende apistiche del territorio”.

I finanziamenti sono suddivisi in tre linee di intervento: 815.676,84 euro destinati alle forme associate; 10.000 euro per organismi specializzati nella ricerca; 100.000 euro a favore degli imprenditori apistici. Il sottoprogramma è stato definito in collaborazione con le associazioni degli apicoltori e il Centro regionale per l’apicoltura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Il bando è stato validato dalla Consulta regionale per l’apicoltura e ha ricevuto il parere favorevole della competente Commissione consiliare. Tutti i dettagli, i requisiti e i moduli di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale della Regione del Veneto e di AVEPA.
Le domande dovranno essere presentate all’Agenzia Veneta per i Pagamenti (AVEPA) dal giorno successivo alla pubblicazione nel BUR fino al 6 ottobre 2025.

Fonte testo: servizio stampa Regione Veneto, credit foto Confagricoltura Veneto

18 settembre, il Comune di Mirano (Venezia) presenta alla stampa il Festival dell’acqua (co-organizzato anche da Argav), incontro aperto alla cittadinanza

Giovedì 18 settembre 2025, alle 11.00, in Villa Giustinian Morosini “XXV Aprile” (via Mariutto 1) a Mirano (Venezia), avrà luogo la presentazione stampa, aperta anche alla cittadinanza, della 3a edizione del Festival dell’acqua, organizzato dal Comune di Mirano in collaborazione con ANBI Veneto, Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, Argav e patrocinato da Regione Veneto e Città Metropolitana di Venezia.

Il festival, che si svolgerà dal 27 settembre al 4 ottobre 2025, prevede convegni, incontri, mostre, performance teatrali, visite guidate e passeggiate che coinvolgeranno la cittadinanza, esperti e studiosi del settore, enti di categoria regionali e professionisti per proseguire la riflessione sul valore di un bene indispensabile per la vita umana e sulla necessità di tutelarlo sul piano globale e soprattutto locale.

All’incontro interverranno: Tiziano Baggio, sindaco di Mirano, Federico Zanchin, presidente del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, Maria Francesca Di Raimondo, assessora alle Politiche per l’istruzione e la cultura, Elena Spolaore, assessora Politiche ambientali, verde pubblico e risorse agricole, Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Inoltre, parteciperanno i rappresentanti di enti, associazioni e istituti scolastici che collaborano al Festival nonché i rappresentanti delle istituzioni locali.

Fonte: servizio stampa Comune di Merano

16-18 settembre 2025, il mondo dello GeoScienze si dà appuntamento a Padova

Dal 16 al 18 settembre p.v. si svolgerà al Padova Congress il Congresso nazionale congiunto della Società italiana di mineralogia e petrologia e della Società geologica Italiana. La tre giorni vedrà la partecipazione di 1.000 scienziati che in 38 sessioni presenteranno 1.100 ricerche inedite.

Un invito alle istituzioni a dialogare con il mondo delle scienze

Questo congresso vuole essere uno spazio di incontro, dialogo e confronto, per mettere sotto i riflettori il ruolo cruciale delle Geoscienze – italiane e internazionali – nel costruire il nostro futuro, sulla Terra e oltre. Il mondo infatti sta cambiando e con esso le sfide che dobbiamo affrontare. Negli ultimi cento anni la popolazione mondiale è quadruplicata, passando da 2 a 8 miliardi, e potrebbe arrivare a 11 miliardi entro il 2100. Questo significa una maggiore necessità di acqua, cibo, energia e materie prime, ma anche una responsabilità sempre più grande: vivere in armonia con il nostro Pianeta, per noi e per chi verrà dopo di noi.

Trasformare le sfide in opportunità

“Le Geoscienze non sono nuove a queste sfide. Da sempre ci aiutano a rispondere alle grandi domande (Perché ci sono terremoti? Come si formano i minerali? Da dove veniamo?) e oggi si pongono al centro della ricerca di soluzioni per costruire un futuro sostenibile. Dalle strategie per la gestione delle risorse naturali alle tecnologie che rendano le nostre comunità più resilient. Le Geoscienze offrono gli strumenti e le conoscenze per convivere in maniera più armoniosa possibile con l’ambiente che ci circonda”, afferma Paolo Mazzoleni, presidente della Società italiana di mineralogia e petrologia.

“I cambiamenti climatici indotti e amplificati dalle attività umane stanno già lasciando il segno: riscaldamento globale, desertificazione, innalzamento del livello del mare, aumento della frequenza di eventi estremi come alluvioni e frane. Questi fenomeni rappresentano sfide complesse ma allo stesso tempo stimolano l’innovazione. E non è tutto: mentre affrontiamo le urgenze terrestri, ci prepariamo a guardare oltre il nostro pianeta. L’esplorazione spaziale e persino la futura colonizzazione di altri pianeti aprono nuove frontiere per le Geoscienze, che saranno essenziali per comprendere questi ambienti! La Geologia in questo periodo vive un periodo di crisi di “vocazioni” e nonostante la figura del geologo sia particolarmente richiesta nel mondo, abbiamo carenza di geologi. Questo congresso vuole essere un momento di confronto e discussione tra il mondo dell’Università e il mondo della professione, della politica e delle istituzioni, cioè tra chi prepara giovani geologi e chi ne protegge la figura di libero professionista e chi legifera. Si tratta di mondi che spesso hanno avuto visioni divergenti, ma che in questo momento, più ancora che in passato, hanno la necessità di collaborare, anche perché hanno il fine comune di aumentare il numero di iscritti”, afferma Rodolfo Carosi, presidente della Società geologica italiana.

Tra i partecipanti al congresso padovano ci sarà anche Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia spaziale europea, che condividerà la sua visione del pianeta Terra dallo spazio, guardando verso nuove frontiere e parlerà delle future missioni sulla Luna e su Marte.

Fonte: servizio stampa Congresso Nazionale congiunto Società italiana di mineralogia e petrologia e Società geologica Italiana

Accordo Ue-Usa sui dazi, Coldiretti Veneto: il vino rischia di pagare il prezzo più alto

Alla luce dell’accordo-quadro formalizzato tra Unione Europea e Stati Uniti in materia di dazi, che prevede l’applicazione di tariffe del 15% sui prodotti agroalimentari italiani senza alcuna esenzione, Coldiretti Veneto esprime forte preoccupazione per l’impatto economico sulle filiere regionali e nazionali, emerso anche nel corso del Trittico Vitivinicolo organizzato da Veneto Agricoltura.

Secondo Coldiretti e Filiera Italia, basandosi sui dati del Centro Studi Divulga, il provvedimento rischia di colpire duramente le eccellenze del Made in Italy, con un danno stimato di oltre 1 miliardo di euro all’anno per il comparto agroalimentare. Tra i settori più penalizzati: vino, olio extravergine di oliva, pasta e comparto suinicolo.

In questo scenario, il Veneto è tra le regioni più esposte: solo verso gli Stati Uniti l’export agroalimentare regionale vale 930 milioni di euro, con il settore vitivinicolo in prima linea. Il mercato statunitense del vino per la nostra regione conta 593 milioni di euro, il Veneto è il primo esportatore nazionale con il ruolo di traino del Pinot Grigio e del Prosecco.

“Il comparto vitivinicolo veneto è il motore dell’export agroalimentare regionale e subirebbe un colpo pesantissimo da questi nuovi dazi,” afferma Giorgio Polegato, presidente della Consulta Vitivinicola di Coldiretti Veneto. “Il nostro vino è ambasciatore del Made in Italy nel mondo, e gli Stati Uniti rappresentano uno sbocco fondamentale. Serve un intervento urgente da parte delle istituzioni per tutelare il lavoro di migliaia di imprese e salvaguardare la competitività del settore.”

“La pubblicazione dell’accordo conferma lo squilibrio di una trattativa che avevamo già denunciato in cui l’agricoltura, ancora una volta, viene sacrificata – continua Polegato –  Ci aspettavamo l’esclusione dei prodotti di eccellenza dai dazi, almeno per il vino. Così non è stato. E ogni giorno che passa senza correttivi lascia spazio ad altri Paesi competitor in un mercato che storicamente ci appartiene.”

Coldiretti ribadisce la necessità di proseguire il negoziato per ottenere l’esclusione delle produzioni agroalimentari italiane dalla lista dei dazi e chiede sostegni economici urgenti per le filiere più colpite, già messe a dura prova da costi produttivi in aumento e instabilità dei mercati.

Il rischio è che l’introduzione dei dazi finisca – rileva Coldiretti – per far salire i prezzi e l’inflazione, con un conseguente calo dei consumi, soprattutto tra le fasce della popolazione a reddito più basso. A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le pressioni degli importatori per ottenere “sconti”, una dinamica che sta già creando difficoltà alle imprese italiane. Queste ultime si trovano di fronte al rischio di dover ridurre i volumi esportati o vendere i prodotti a prezzi troppo bassi, con un inevitabile impatto negativo sui margini. Senza dimenticare la possibilità che si rafforzino i fenomeni di Italian sounding, spingendo i consumatori americani verso imitazioni dei prodotti italiani di qualità.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto