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Stagione irrigua in Veneto: derivazioni ridotte anche del 50%. Consorzi di bonifica: “A rischio 6 miliardi di euro di produzione agricola”.

siccita

Le sporadiche piogge di questi ultimi giorni non hanno compensato il grave stato di siccità nel quale versano le campagne venete in questo inizio di stagione irrigua 2022. I dati presentati il 13 aprile scorso nel corso dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici presso l’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali indicano uno stato di siccità conclamata, che nella scala ideata dall’Autorità stessa è salita dal livello di severità bassa al livello di severità media.

Significativi i dati medi degli ultimi 4 giorni di marzo: per il Brenta, a Bassano, si è registrata una portata pari a 16,5 mc/s, vicina il minimo storico del periodo; per il fiume Bacchiglione a Montegalda la portata media ha toccato i 7,2 mc/s, costituente minimo storico assoluto del periodo; per il fiume Astico a Pedescala la portata media è scesa a 0,4 mc/s, vicina il minimo storico del periodo. Desta allarme anche l’Adige, a rischio di intrusione del cuneo salino: le portate medie misurate a Boara Pisani nelle ultime 2 settimane oscillano tra valori di 75 e 110 mc/s e quelle dell’ultima settimana oscillano tra valori di 75 e 85 mc/s e quindi, talvolta, di poco inferiori alla soglia minima di deflusso per contrastare l’intrusione del cuneo salino.

Le riduzioni di prelievo irriguo che si profilano sono significative: dell’ordine del 50% sui bacini dell’Adige e del Piave, del 40% su quello del Brenta e del 50% sulle restanti aree irrigue regionali. Sul bacino dell’Adige potrebbero derivare ulteriori problematiche per il fatto che, in caso permanesse la presente congiuntura climatica, le portate suddette potrebbero essere raggiunte solo con l’apporto aggiuntivo di risorse invasate nei bacini montani delle Province autonome di Trento e Bolzano. A tal proposito, va evidenziato che sulla base del Decreto Legislativo 152/2006, in una scala di priorità dell’utilizzo della risorsa, al primo posto figura il potabile, al secondo l’agricoltura e di seguito tutti gli altri scopi. “Alla luce dell’attuale quadro di severità, i Consorzi di Bonifica sono impegnati nel sensibilizzare gli agricoltori sull’attuale scenario di criticità invitandoli a utilizzare software per il consiglio irriguo – tra i quali Irriframe, sistema messo a disposizione da ANBI e previsto tra le misure del Piano di Sviluppo Rurale Veneto – e a prepararsi a una possibile futura razionalizzazione della risorsa – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro. – È comunque surreale che in una regione piovosa come il Veneto, 6 miliardi di euro di produzione agricola siano a rischio perché le piogge si concentrano in determinati periodi e non scendono quando servono alle campagne. È evidente che non possiamo più perdere neanche una goccia di pioggia e che è necessario avviare un piano per la realizzazione di bacini di invaso per lo stoccaggio della risorsa.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Da Vinitaly 2022 parte la candidatura Unesco della lavorazione delle uve della Valpolicella

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“Parte ufficialmente da Verona, dal Vinitaly, il cammino della candidatura a Patrimonio Immateriale Unesco della tecnica di appassimento delle uve della Valpolicella. Una grande opportunità in chiave di sviluppo della denominazione e del territorio, volano per le economie locali e di valorizzazione della tradizionale, inconfondibile e inimitabile tecnica di lavorazione.” In tutti questi anni non è mai stata riconosciuta una tecnica di vinificazione, per questo è una sfida, ma questo dossier rappresenta quello che Unesco richiede”. Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, è intervenuto alla presentazione della candidatura Unesco ospitata nello spazio espositivo regionale a Vinitaly. Assieme a Zaia, erano presenti il vice presidente Organo Esperti Mondiali Unesco, il professor Pier Luigi Petrillo, il Rettore dell’Università degli Studi di Verona, il professor Pier Francesco Nocini, con il presidente del Consorzio Valpolicella e il presidente Strade del Vino.

Tradizione millenaria tramandata di padre in figlio. “Con il professor Petrillo ho condiviso gran parte della mia storia da Ministro, lo definisco un enfant prodige dei provvedimenti in agricoltura che mi ha fatto innamorare della partita Unesco. Tra un anno conto di tornare al Vinitaly per celebrare il decimo sito Unesco del Veneto. Per Verona intendiamo candidare anche la Pesciara di Bolca, con il suo inestimabile patrimonio di fossili marini. Tante opportunità che vanno colte e che dimostrano la capacità del Veneto di guardare al futuro”, ha proseguito Zaia. L’unicità dei vini più prestigiosi della Valpolicella deriva dalla tradizionale tecnica dell’appassimento: le migliori uve, selezionate e vendemmiate rigorosamente a mano vengono messe a riposare sulle tradizionali “Arele” (graticci di canna di palude anticamente utilizzati per l’allevamento di bachi da seta) o in moderne cassette, all’interno dei cosiddetti “fruttai”; questo periodo dura circa tre mesi e in questa fase, di fondamentale importanza, le uve perdono tra il 30% e il 50% del proprio peso, concentrando gli aromi e tutti quegli elementi che rendono riconoscibili e inimitabili i grandi rossi del territorio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Venerdì 29 aprile 2022, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso di formazione giornalisti dedicato ai capisaldi della tutela ambientale in Veneto

Parco Colli Euganei

Venerdì 29 aprile, dalle ore 18.30 alle ore 20.30,  i soci Argav si incontreranno al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) per il corso di formazione per giornalisti “50 anni e non sentirli: i capisaldi della tutela ambientale nel Veneto”. L’incontro è aperto anche al pubblico (su prenotazione), nel rispetto delle normative anti Covid. Per l’attribuzione ai giornalisti dei crediti formativi è obbligatoria l’iscrizione sul sito www.formazionegiornalisti.it.

L’incontro ripercorrerà la storia della legge 1097/71 “Romanato – Fracanzani”, la prima varata dal Parlamento italiano in materia di tutela ambientale, che salvò dalla distruzione i Colli Euganei e fu frutto di una battaglia civile esemplare. Racconterà inoltre la nascita della rete ambientalista Wigwam, fondata 50 anni fa e quindi tra le prime eminentemente ecologiste, nate in Italia a nel mondo; unica con origine in Veneto, tra quelle riconosciute con decreto ministeriale, quale associazione di tutela ambientale a valenza nazionale.

Programma. Ore 18.30 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relatori: Renato Malaman, giornalista, “Dallo sfruttamento alla tutela: mezzo secolo fa una legge audace fermò le cave e avviò la valorizzazione degli Euganei”; Gianluigi Ceruti, avvocato, “Dalla legge 1097/71 per la tutela dei Colli Euganei alla legge quadro 394/91 sulle aree protette italiane”; Efrem Tassinato, giornalista, fondatore e presidente Wigwam Clubs Italia, “Nel 1971-72 piantammo foreste e germogliarono coscienze. Non ci siamo mai fermati, siamo i Wigwam”. Coordinatrice: Marina Meneguzzi, giornalista, direttivo Argav.

Convivio finale. Al corso seguirà il consueto momento conviviale, anticipato (ore 20.30 ca.) dagli interventi di Federico Capovilla di “Verza Salumi e Aurum Verza” – Cogollo del Cengio, che presenterà la produzione dei salumi artigianali dell’Alto Astico e Posina, nonchè il nuovo prodotto “Il Cengio” e la nuova linea Aurum Verza, unica al mondo. Simone Dal Cotivo del birrificio artigianale “Il Birrone”  – Isola Vicentina, che illustrerà la storia e le caratteristiche della produzione e parlerà di un mondo di “birre felici”.

Direttivo Argav. Si riunirà prima del corso di formazione, a partire dalle ore 16.30.

Russia-Ucraina. Dal blocco dell’export del legname all’opportunità di valorizzare il patrimonio di pioppi e boschi veneti

boschi tronchi

Gli effetti del conflitto russo-ucraino avranno ripercussioni nel lungo periodo anche per quanto riguarda la filiera foresta-legno. A causa del blocco alle esportazioni di tronchi dalla Russia e Ucraina, si stanno infatti aggravando ulteriormente la crisi dei prezzi e lo squilibrio dei mercati internazionali. Ma è da qui che, secondo Confagricoltura Veneto, bisogna ripartire per valorizzare il patrimonio boschivo locale.

Una risorsa finora poco valorizzata. “Questo contesto, con i rapidi mutamenti del quadro geopolitico internazionale e gli ingenti aumenti energetici, è l’occasione per far tornare centrale la risorsa legno italiana nelle politiche di approvvigionamento di materie prime – sottolinea Gian Luigi Pippa, presidente del settore Risorse boschive e coltivazioni legnose di Confagricoltura Veneto -. La pioppicoltura nella pianura padana è la punta di diamante della produzione legnosa a uso industriale in Italia, vale a dire per compensati, imballaggi, carta e pannelli. Tuttavia occorre una programmazione seria per incrementare gli impianti e ridurre la dipendenza dall’estero. Ci vogliono, infatti, dieci anni per avere un pioppo maturo e perciò servirebbero contratti di filiera e politiche economiche orientate allo sviluppo del settore. In Veneto c’è stata una buona crescita di pioppeti, negli ultimi anni, dovuta alla forte richiesta di compensato in tutto il mondo e quindi di pioppi maturi. Abbiamo anche avviato un campo sperimentale per la selezione di piante resistenti, al fine di ottenere materiale resistente alle avversità e ai cambiamenti climatici. Da parte nostra, dunque, c’è il massimo sforzo per valorizzare la filiera. Ma l’attuale situazione d’incertezza richiede, anche da parte della politica, strategie capaci di ridurre la forte dipendenza di legname dall’estero”.

Oggi in Veneto ci sono circa 3.000 ettari di pioppi. La provincia di Rovigo è capofila con 700 ettari, seguita da Padova, Verona e Venezia che veleggiano a quota 600. Vicenza e Treviso sono fanalini di coda con numeri meno significativi. Il Veneto vanta però anche un grande patrimonio boschivo, che copre il 25 per cento del territorio regionale. “Nel Bellunese noi siamo stati capofila di un progetto di certificazione del legname, arrivando a ottenere il marchio di Gestione forestale sostenibile per 23.000 ettari di bosco dal Comelico al Cadore e altrettanti nell’Altopiano di Asiago – sottolinea Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. Un importante passo verso la creazione di filiere forestali d’eccellenza, che valorizzino il territorio montano e consentano di creare ricchezza. Ma bisogna fare di più per riequilibrare un mercato del legname caratterizzato da uno squilibrio tra domanda e offerta. Un problema strutturale della filiera foresta-legno che si conferma nel Veneto e in particolare nei boschi bellunesi, nonostante il settore industriale (legno-arredo) rimanga tra quelli di punta nell’economia regionale con 12.000 imprese, 70.000 addetti ed esportazioni per un valore superiore ai 2,2 miliardi di euro”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Anche in Trentino si salvano gli anfibi con l’iniziativa “Save the prince” 

foto Matteo Trentin

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav. Foto Matteo Trentin) Se doveste passare in queste settimane in tarda serata sulla vecchia provinciale che costeggia il Lago di Levico (TN), potreste notare qualcosa di strano. La stessa cosa, poi, accade sulla provinciale che dai camping di Levico porta a Tenna, o nei pressi del Lago Costa di Pergine o in località “Paluatti”, nei pressi della Riserva Naturale Provinciale e Oasi WWF di Inghiaie oppure sulla strada provinciale del Tesino a Pradellano per rimanere in Valsugana, ma anche nel pinetano a Valt o al Lago di Serraia, oppure al Lago di Santa Colomba.

Dovreste, infatti, vedere delle persone a lato strada con tanto di giubbotto catarifrangente, torcia elettrica o frontalino, un secchio e magari un block notes. Sono i volontari di tutte le età, in tutto quasi quaranta, che partecipano all’iniziativa “Save the prince”, cioè “il principe” e in particolare “il principe ranocchio”, quello della favola dei fratelli Grimm. Il progetto, infatti, è un’iniziativa di salvataggio e protezione degli anfibi, una categoria di animali particolarmente colpita da declini ed estinzioni e con specie che vivono anche in Trentino inserite nelle liste di quelle considerate a rischio, come il rospo comune o il tritone alpestre. Una ricchezza di biodiversità che è sempre più in pericolo e che è necessario conservare per preservare sia questi animali sia l’intero equilibrio naturale che solo questa ricchezza e varietà di specie può garantire.

“Save the prince” è un progetto sovraregionale vede coinvolti territori lombardi ma soprattutto veneti e trentino e proprio in queste settimane i volontari sono impegnati praticamente tutte le sere. Come ci dice Aaron Iemma, presidente dell’Associazione per il WWF Trentino e coordinatore del progetto, è infatti generalmente tra fine marzo e fine aprile che rane e rospi lasciano i rifugi in cui hanno trascorso l’inverno per spostarsi nelle zone di deposizione delle uova, coprendo tragitti che possono arrivare a qualche chilometro per raggiungere le aree umide, gli stagni, le paludi e i laghetti dove nasceranno i girini. L’itinerario di avvicinamento prevede molto spesso l’attraversamento di strade anche piuttosto trafficate e in questi casi si assiste a una vera e propria strage con innumerevoli rane e rospi schiacciati dal passaggio delle automobili. Particolarmente negativo è lo schiacciamento delle femmine perché con la morte di ognuna vengono distrutte centinaia di uova minando così gravemente la possibilità di perpetuazione della specie.

Per quanto riguarda il Trentino, la Provincia autonoma di Trento è intervenuta negli ultimi anni con azioni estremamente valide, posizionando delle barriere in plastica a lato delle strade più trafficate dalle automobili e più utilizzate dagli anfibi, per impedirne l’attraversamento cercando di convogliare gli animali nei “rospidotti” appositamente realizzati: dei veri e propri sottopassaggi che dovrebbero consentire a rane e rospi di attraversare la strada e dirigersi in sicurezza verso le zone di deposizione. Non è però detto che questi utili accorgimenti funzionino sempre al meglio, per cui è indispensabile l’intervento dei “salvatori” per raccogliere gli animali e portarli al sicuro oltre l’altro lato della strada. L’intervento di salvataggio è anche l’occasione per monitorare la consistenza delle popolazioni di anfibi, registrando le specie presenti, il numero di maschi e femmine e anche il numero di soggetti schiacciati; tutti dati utili per tenere sott’occhio l’evoluzione delle comunità di Anfibi e che si trovano riassunti sul sito internet del progetto all’indirizzo savetheprince.net.

La migrazione verso i luoghi di deposizione delle uova non è l’unico momento di pericolo per gli animali: una volta deposto, maschi e femmine tornano da dove sono venuti in quella che viene chiamata “migrazione di ritorno”; un viaggio un pochino meno rischioso perché gli individui sono più reattivi e quindi più veloci grazie al fatto che si sono nutriti (si alimentano infatti solo dopo la deposizione) e le femmine sono anche sgravate dal peso delle uova. Questa è anche una migrazione più diluita nel tempo, a differenza di quella di andata che vede fino a centinaia di individui spostarsi contemporaneamente. Se transitate, dunque, in questo periodo in zone di “passaggio anfibi”, rallentate e fate attenzione, sia a rane e rospi… che ai volontari e! Se poi volete unirvi al gruppo, potete contattare l’Associazione per il WWF Trentino a questo indirizzo di posta elettronica: trentino@wwf.it

In occasione della Giornata della Terra (22 aprile), sabato 23 aprile 2022 il webinar “Veneto, giovani e ambiente. Che futuro intravvediamo?”., patrocinato da Argav e organizzato da Unione Cattolica Stampa Italiana, presieduta da Mimmo Vita, presidente Cts Unaga

Webinar Ucsi Veneto

Sabato 23 aprile p.v. dalle ore 10.00 alle ore 12.00, in occasione della Giornata della Terra (prevista quest’anno venerdì 22 aprile), Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Veneto, presieduta da Mimmo Vita, socio Argav e presidente del Comitato tecnico scientifico di Unaga, ha organizzato il webinar “Veneto, giovani e ambiente. Che futuro intravvediamo?”cui Argav ha concesso il patrocinio.

Il programma. Alle ore 10.00 Saluti del presidente UCSI Veneto, Mimmo Vita; ore 10.10 Roberta Carlucci, giornalista freelance e Luca Ciciriello, giornalista di Teledehon; ore 10.40 Alberto Laggia, giornalista di Famiglia Cristiana; ore 11.10 Antonio De Lorenzi, ingegnere ricercatore del Consorzio RFX; 11.45 domande e risposte; 12.00 saluti finali. A moderare l’incontro, Maria Giovanna Romanelli.

Micro birrifici artigianali: una realtà che in Veneto vale 100 milioni di euro

Trbicchiere birra

L’argomento “microbirrifici” è di grande attualità sia perché durante la bella stagione il consumo di birra cresce fortemente, sia perché anche in Italia il numero degli estimatori di birra artigianale sta crescendo in maniera esponenziale. Quello dei micro birrifici è dunque un tema di grande interesse, in particolare per gli operatori del mondo agricolo, visto che la produzione artigianale di birra presenta dei legami sempre più stretti con l’attività agricola. Non a caso negli ultimi anni, in questo settore, le normative nazionali e regionali hanno favorito i piccoli produttori, soprattutto quelli che utilizzano materia prima agricola autoprodotta.

Il comparto in cifre. A fine 2020 erano ben 128 le imprese attive in questo settore nel Veneto. Per il 37% si tratta di birrifici, mentre i brew pub, cioè locali che producono e vendono direttamente la birra, e i beer firm, cioè aziende che producono birra a proprio marchio ma che usano impianti di terzi, rappresentano in entrambi i casi il 12%. Un dato sorprendente riguarda gli agribirrifici, cioè quei produttori di birra che sono anche imprenditori agricoli in quanto si auto producono una parte delle materie prime utilizzate. Questo gruppo rappresenta quasi il 39% delle realtà attive nel Veneto; si tratta di una percentuale davvero sorprendente, considerato che questi imprenditori realizzano oltre il 60% della produzione artigianale di birra a livello veneto. Sulla base dei dati raccolti da Veneto Agricoltura, si stima che complessivamente la partita dei micro birrifici veneti valga circa 100mila ettolitri di birra, per un fatturato complessivo di 100 milioni di euro, con buone prospettive di un ulteriore sviluppo e incremento.

ziAziende e imprenditori. Nel Veneto, il comparto dei micro birrifici è costituito prevalentemente da società di capitali (40%), condotte per lo più da due o tre soci, e in misura minore da ditte individuali (31% circa) o società di persone (29%). I titolari o i soci delle imprese produttrici di birra artigianale risultano essere prevalentemente maschi (84,8%), dato che le donne rappresentano solo il 15,2%. L’età media degli imprenditori birrai è relativamente bassa (45 anni): il 29% ha meno di 39 anni e il 33% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. La loro scolarizzazione è medio-alta, dato che oltre il 50% ha conseguito un diploma di scuola media superiore e oltre il 30% anche la laurea. Nel complesso, si stima che il comparto della produzione artigianale di birra nel Veneto impieghi quasi 500 addetti, il 62% a tempo pieno, il 27% a tempo parziale e circa l’11% in maniera stagionale.

Le birre venete. La gamma di produzione è ampia e diversificata: la maggior parte delle realtà artigianali produce tre o più tipologie diverse di birra. Tuttavia, in termini quantitativi, quasi i tre quarti della produzione è costituita da birre chiare a bassa fermentazione (41% del totale) e ad alta fermentazione (33%); le birre rosse (ambrate) costituiscono il 17,5% della produzione mentre sono residuali le scure o le speciali.

Il mercato. Ad oggi, i micro birrifici artigianali veneti si rivolgono per lo più al mercato regionale (55%) e nazionale (40%), mentre la quota destinata all’esportazione è inferiore al 5%. Sebbene quasi tutti i produttori vendano la birra in un loro punto vendita diretto o attraverso il canale ho.re.ca, il principale canale di sbocco della birra artigianale veneta rimane ancora quello dei grossisti/distributori. Se da un lato ciò sta ad indicare che le dimensioni raggiunte dai produttori veneti sono piuttosto ragguardevoli, dall’altro ne consegue una penalizzazione in termini di valore aggiunto ritraibile, che si viene inevitabilmente a contrarre per l’aumento degli anelli e dei passaggi lungo la filiera. Per ovviare a questo aspetto, un numero sempre maggiore di produttori si sta dotando di una “tap room” aziendale, dove i consumatori possono sorseggiare e degustare il prodotto prima di acquistarlo.

Luci e ombre. Dal report di Veneto Agricoltura emerge che negli ultimi anni il comparto regionale dei micro birrifici artigianali registra purtroppo anche alcune criticità, evidenziate dal fatto che le nuove aperture diminuiscono mentre aumentano le chiusure. L’arena competitiva sta iniziando dunque ad essere troppo affollata, mentre i vincoli burocratici e la forte concorrenza preoccupano non poco gli operatori. Una concreta semplificazione delle normative e della burocratica, un maggior sostegno pubblico e incentivi fiscali sono invece gli interventi che maggiormente vengono richiesti. Tuttavia, gli operatori del comparto stanno continuando ad investire, in particolare nell’ampliamento degli impianti di produzione, ma anche in strumenti di comunicazione e visibilità (siti internet) e innovando la gamma di prodotto e le modalità di vendita (e-commerce). In definitiva, nel Veneto il business dei micro birrifici artigianali rappresenta ancora una buona opportunità di investimento e che le capacità imprenditoriali e le strutture produttive degli operatori sono adeguate ad affrontarlo con buone possibilità di successo, tanto che la maggior parte degli operatori intravede buone se non ottime prospettive di sviluppo della loro attività nel prossimo futuro.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Banca delle Terre Agricole 2022: fino al 5 giugno in vendita 19.800 ettari di terreni

agricoltura

Dal 7 marzo scoso sono in vendita 19.800 ettari di terreni coltivabili a favore degli imprenditori agricoli italiani. Ismea, Istituzione vigilata dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ha infatti pubblicato il nuovo bando per la cessione di aree che hanno un valore di circa 312 milioni di euro. E’ possibile presentare l’offerta economica e la manifestazione di interesse per i singoli terreni distribuiti in tutta Italia entro le ore 24:00 del 5 giugno 2022.

La Banca nazionale delle Terre Agricole costituisce, in particolare, l’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili nel nostro Paese e riveste il ruolo di strumento prezioso per agevolare l’attività dei giovani agricoltori. I giovani sotto i 41 anni, infatti, possono pagare il prezzo del terreno ratealmente, con un piano di ammortamento fino a 30 anni.
La Banca è stata istituita dalla legge 154/2016 e comprende terreni agricoli, già coltivati e in grado di produrre reddito fin da subito, assegnati da Ismea tramite una procedura di vendita all’asta semplice e trasparente. Grazie all’impegno di Ismea e del  con il quinto bando della Banca delle Terre Agricole è possibile da subito rendere operative fino a 827 aziende agricole.  Sul sito http://www.ismea.it/banca-delle-terre è possibile consultare le modalità di partecipazione, le caratteristiche dei terreni e inviare le manifestazioni di interesse.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Firmato  il decreto da 100 milioni di euro per l’ammodernamento dei frantoi oleari 

olive pronte per il frantoio

olive pronte per il frantoio

È stato firmato lo scorso 31 marzo, in rispetto del cronoprogramma di attuazione del PNRR, il decreto direttoriale che fornisce le direttive per le Regioni e le Province autonome per la successiva definizione dei bandi regionali PNRR per l’ammodernamento dei frantoi oleari. Sono a disposizione 100 milioni di euro di contributi a valere sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che saranno destinati alle aziende agricole e alle imprese agroindustriali titolari di frantoi oleari che effettuano estrazione di olio extravergine di oliva, iscritte al SIAN, per sostituire o ammodernare i frantoi più obsoleti con l’introduzione di impianti di molitura ad estrazione a “2 o 3 fasi” di ultima generazione.  

Obiettivo della misura è quella di rafforzare la competitività del sistema alimentare, ammodernare le strutture di trasformazione dell’olio extravergine di oliva, settore strategico per l’industria agroalimentare italiana, migliorare la qualità del prodotto e la sostenibilità del processo produttivo attraverso la transizione energetica, ridurre i sottoprodotti e favorirne il riutilizzo a fini energetici. Nello specifico, si prevede di favorire l’ammodernamento dei frantoi esistenti attraverso l’introduzione di macchinari e tecnologie che migliorino le prestazioni ambientali dell’attività di estrazione dell’olio extravergine di oliva, nel rispetto del  principio europeo -“non arrecare un danno significativo all’ambiente”. Il rinnovo degli impianti tecnologici porterà anche al miglioramento della qualità della produzione olearia e ad un generale incremento della sostenibilità dell’intera filiera. A seguire, il Ministero disciplinerà l’attuazione concreta della misura d’intesa con le Regioni, che emaneranno i bandi regionali attuativi nel corso dei prossimi mesi.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Vinitaly 2022. Il vino rimane una categoria strategica per la Distribuzione Moderna, per cui gli aumenti attesi dopo Pasqua dovrebbero essere contenuti

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Il prezzo delle bottiglie di vino nei supermercati aumenterà di certo a causa della tempesta inflattiva, ma per capire l’entità degli aumenti bisognerà attendere le statistiche del dopo Pasqua. La Distribuzione Moderna (DM) cercherà comunque di ridurre al minimo gli aumenti previsti perché considera strategica questa categoria. Già nei primi mesi dell’anno ha evitato di ritoccare i prezzi a scaffale riducendo lo sconto medio per i consumatori, recuperando in questo modo marginalità. Ma la flessione delle vendite registrata nei primi mesi del 2022 non deve trarre in inganno: il 2021 era partito troppo bene per il canale della DM, favorita da un semi lockdown, e quindi il paragone con lo stesso periodo del 2022 è fuorviante. In ultima analisi, il canale della DM non solo si conferma primario nei volumi, ma prosegue in una costante qualificazione verso l’alto, vendendo sempre più bottiglie a denominazione d’origine, a un prezzo medio crescente. Per le strategie future, sia riguardo la composizione dello scaffale sia riguardo la definizione dei prezzi, questo canale avrà bisogno della massima collaborazione tra cantine e insegne distributive. E’ quanto è emerso dalla 18° tavola rotonda su vino e Distribuzione Moderna, organizzata da Veronafiere, tenutasi a Vinitaly, che si chiude oggi, mercoledì 13 aprile, a Verona, e moderata da Luigi Rubinelli, cui hanno partecipato rappresentanti di Federvini e Unione Italiana Vini e rappresentanti delle insegne distributive, che hanno valutato i dati della ricerca “IRI per Vinitaly” presentati da Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI.

I consumatori sembrano prediligere sullo scaffale sempre più le bottiglie da 0,75 a denominazione d’origine. Il loro prezzo medio continua a crescere: 5,55 euro per la bottiglia da 0,75 nel 2021 (con un aumento del 4,1% sul 2020), per un valore complessivo di quasi 1 miliardo e mezzo di euro. I prezzi medi delle bottiglie che compaiono nella speciale classifica IRI dei vini a maggior tasso di crescita sono indicativi delle tendenze: una bottiglia di Lugana costa 7,42 euro, l’Amarone 17,68 euro, il Valpolicella Ripasso 7,22 euro, il Nebbiolo 6,70 euro, il Sagrantino 9,35 euro; il Brunello di Montalcino 20,44 euro, il Lagrein 7,18 euro. É vero anche che un supermercato non è un’enoteca e quindi lavora sui grandi volumi, ma anche il vino più venduto nella DM italiana, il Chianti spunta un prezzo medio di 4,09 euro a bottiglia, per un valore complessivo di circa 83 milioni di euro.

Un discorso a parte va fatto per gli spumanti: nel 2021 sono cresciuti a volume del 17,9% e a valore del 20,0%, un successo dovuto alla loro prepotente entrata nel rito degli aperitivi, dal sempre maggiore gradimento dei giovani, e dallo sdoganamento come vino da pasto. Bisognerà, anche in questo caso, attendere i dati di Pasqua, una ricorrenza importante per le bollicine, per capire se performance così rilevanti potranno essere, almeno in parte, mantenute. La crescita delle bollicine è certamente trainata dall’exploit del Prosecco, ma vendono bene anche Moscato, Fragolino, Asti, Brachetto. Da sottolineare anche il fenomeno crescente della spumantizzazione dei vini tipici, molto gradita dai consumatori: Vermentino, Passerina, Negroamaro, Garda, Falanghina, Grillo, Ribolla, Pignoletto, Muller Thurgau, Novebolle (Romagna doc), Pecorino, Gewurztraminer, Fior d’Arancio (Colli Euganei doc) ed altri.

Prezzi. Nel corso della tavola rotonda Benedetto Marescotti, rappresentante di UIV Unione Italiana Vini (e direttore Marketing di Caviro) è intervenuto sulla questione dei prezzi: “Serve condivisione e collaborazione tra Produttori e Trade, una filiera vera dalla vigna alla tavola. Possiamo affrontare l’attuale crisi inflattiva solo in trasparenza, a garanzia del settore produttivo, della distribuzione e certamente non ultimo, dei consumatori”. Per Carrefour ogni decisione futura dovrà tener conto che la categoria dei vini è strategica, come ha sottolineato Gianmaria Polti, responsabile Beverage, Carrefour Italia: “Vogliamo continuare nel percorso di miglioramento dell’offerta per i nostri clienti sia per quanto riguarda la selezione che la promozione delle cantine e dei nostri prodotti a marchio, in una categoria che per Carrefour resta strategica”. Preoccupazione, ma anche ottimismo, sono stati espressi da Mirko Baggio, rappresentante di Federvini (e responsabile Vendite Gdo Italia di Villa Sandi SpA): “Dopo Pasqua l’inflazione si farà sentire nel comparto vino e spumanti, ma la forte crescita che hanno avuto nel 2021 le tipologie nel segmento premium fa ben sperare e ci fa pensare che un riposizionamento di tutto il comparto sia necessario per compensare gli elevati aumenti che ci sono stati per la materia prima vino e per i materiali secchi”. Sugli aumenti dei nuovi listini è intervenuto Francesco Scarcelli, responsabile Beverage di  Coop Italia: “La vera incognita sull’andamento del mercato riguarderà i prossimi mesi quando i nuovi listini andranno a scaffale, contestualmente al calo del potere di acquisto del consumatore finale, agli aumenti dei materiali di packaging e dei costi energetici e alle conseguenze sociali e economiche che il conflitto Russia/Ucraina sta generando: tutto questo porterà inevitabili effetti sulle vendite con una contrazione dei volumi.”

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere