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Piani agricoli nazionali: più verdi, ma ancora non abbastanza per gli obiettivi dell’Unione Europea

La politica agricola comune (PAC) è un ambito di intervento fondamentale dell’Unione europea, a cui è destinato il 31 % della dotazione finanziaria dell’UE per il periodo 2021-2027. Basata sui piani definiti da ciascuno Stato membro, si articola in due fondi: il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Ma c’è un abisso tra i valori-obiettivo climatico-ambientali dell’UE e i piani agricoli elaborati dagli Stati membri, questa è la conclusione di una relazione pubblicata dalla Corte dei conti europea.

La politica agricola comune (PAC) per il periodo 2023-2027 ha dato agli Stati membri la flessibilità necessaria per riflettere nei propri piani gli ambiziosi obiettivi ecologici dell’UE. Tutti gli Stati membri si sono avvalsi delle esenzioni per le condizioni agricole e ambientali, mentre alcuni di essi hanno ridotto o ritardato l’applicazione delle misure verdi necessarie per ottenere i fondi dell’UE. Nel complesso, gli auditor della Corte concludono che i piani nazionali della PAC non sono molto più ambiziosi di prima per la tutela ambientale.

I 378,5 miliardi di euro erogati dalla PAC 2021-2027 mirano, oltre che ad assicurare il sostegno a un reddito adeguato per gli agricoltori, alla sicurezza alimentare e ai mezzi di sostentamento nelle zone rurali, oltre a difendere l’ambiente dai danni e dai cambiamenti climatici, che possono anch’essi avere ripercussioni dirette sulla produzione agricola (in caso, ad esempio, di condizioni meteorologiche estreme). “L’impostazione della politica agricola comune è migliorata sotto il profilo ecologico. Tuttavia, rispetto al passato, non abbiamo riscontrato differenze sostanziali nei piani agricoli degli Stati membri”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “La nostra conclusione è che le ambizioni climatico-ambientali dell’UE non trovano sponda a livello nazionale e che mancano, inoltre, elementi chiave per valutare la performance ecologica”.

La nuova PAC ha introdotto maggiori condizioni per ottenere i fondi dell’UE, offrendo nel contempo agli Stati membri maggiore flessibilità nell’applicazione di determinate norme. Ha poi istituito i regimi ecologici, che premiano le pratiche benefiche per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali, e ha riconfermato le misure di sviluppo rurale; in entrambi i casi ha previsto l’obbligo, assolto da tutti gli Stati membri, di assegnare una percentuale minima di fondi alle misure climatico-ambientali.

Tuttavia, rispetto al periodo precedente, la Corte non ha riscontrato un miglioramento sostanziale dei piani PAC sotto il profilo ecologico. Inoltre, in risposta alle proteste degli agricoltori del maggio 2024, sono stati allentati alcuni requisiti di condizionalità (come la rotazione delle colture per migliorare la qualità del suolo, ora divenuta facoltativa) e, pertanto, l’impatto verde dei piani potrebbe essere ancora inferiore.

La Corte ha inoltre rilevato che i piani PAC non sono ben allineati al Green Deal, che pure rappresenta una delle principali politiche dell’UE a favore del clima e dell’ambiente. Le norme non impongono agli Stati membri di includere nei rispettivi piani agricoli una stima dei contributi della PAC ai valori-obiettivo del Green Deal. A giudizio della Corte, l’aumento dei terreni coltivati con metodi biologici è l’unico obiettivo misurabile; peraltro, sarà molto difficile raggiungere il valore fissato dal Green Deal a questo riguardo per il 2030. Stando all’analisi della Corte, il conseguimento degli obiettivi del Green Deal dipende in larga misura da azioni che esulano dalla PAC.

Gli auditor segnalano poi che il quadro di monitoraggio per verificare la performance ecologica della PAC è stato semplificato, ma manca di elementi chiave (ad esempio, la mera comunicazione delle azioni intraprese per ridurre le emissioni non è indicativa di una loro riduzione effettiva). La Corte raccomanda pertanto di rafforzare il quadro, in particolare definendo con chiarezza valori-obiettivo e indicatori di risultato che misurino i progressi compiuti.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

Aree interne (montane, collinari e rurali) condannate all’eutanasia nel Piano strategico nazionale per mancanza di fondi, Argav ne sposa la battaglia di sopravvivenza

Come fa un Paese a decidere scientemente di trasformare un giardino in deserto?  Ne parla il presidente Argav, Fabrizio Stelluto, nella rubrica “Pensieri obliqui” per Verde a Nordest.  Una battaglia, quella a difesa delle aree “marginali”, come per esempio quello limitrofo a Valle Millecampi, a Codevigo, che di recente ha ospitato l’assemblea Argav), territori a forte rischio “eutanasia” per mancanza di fondi dirottati dal Governo ad altre voci di spesa, che Argav fa propria, perché le aree interne non sono certo problemi da contenere, ma risorse da liberare.

Tartarughe marine e cetacei spiaggiati, nidi di Caretta caretta presenti nelle coste venete, la giunta firma un provvedimento a favore della loro gestione e tutela

Complici i cambiamenti climatici con la temperatura del mare più calda nelle coste venete e in particolare nel litorale veneziano tra Cavallino, Pellestrina e Chioggia, sono in aumento i ritrovamenti di tartarughe e in parte minore di delfini spiaggiati. Da gennaio 2025 sono già state rinvenute 12 tartarughe vive, 99 tartarughe morte e 9 delfini morti, nel 2024 sono state 111 le tartarughe trovate morte e 8 delfini contro le 87 tartarughe morte e i 12 delfini morti del 2020.

A fronte di questi eventi, l’assessore regionale ai Parchi e alla Pesca, Cristiano Corazzari ha presentato il nuovo Protocollo, approvato con delibera di Giunta, per la gestione lungo le coste del Veneto di tartarughe marine e cetacei spiaggiati e la tutela degli eventuali nidi di Caretta caretta (fino ad oggi sono solo due i casi di nidificazione di tartarughe sulle coste venete, avvenuti entrambi nel 2021 uno a Jesolo e il secondo nel Delta del Po). Sarà aggiornato ogni tre anni per recepire le novità normative e scientifiche. Risponde alle richieste del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in attuazione della Rete nazionale degli spiaggiamenti dei mammiferi marini.

Afferma Corazzari: “Tartarughe marine e cetacei rappresentano specie di straordinario valore ecologico e culturale, sentinelle della salute del mare. Il nostro obiettivo è costruire una rete regionale capace di intervenire in modo tempestivo ed efficace, mettendo a sistema competenze scientifiche, sanitarie e operative. La tutela della biodiversità non è solo un dovere verso l’ambiente, ma anche un investimento sul futuro del territorio e delle generazioni che lo abiteranno. Da sottolineare inoltre che questi interventi vengono realizzati senza arrecare alcun danno alla pesca, garantendo che le attività di protezione non vadano a discapito dei pescatori”.

Il protocollo nasce in sinergia con Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione, ARPAV, Ente Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po, Direzioni regionali competenti in materia di ambiente, sanità veterinaria, turismo e biodiversità, Comuni costieri e Capitanerie di Porto, Musei naturalistici e centri di recupero. Inoltre, si inserisce in un percorso già avviato dalla Regione con l’istituzione di un HUB della fauna selvatica terrestre e marina nel Delta del Po e con la partecipazione a progetti strategici europei come Interreg POSEIDONE, dedicati al monitoraggio e alla conservazione delle specie marine.

Fonte testo: ufficio stampa Regione Veneto, credit foto Caretta caretta Ufficio stampa Legambiente Veneto

Fara Vicentino (Vicenza). Dal 21 al 31 agosto 2025, una mostra celebra Pietro Laverda, pioniere nella costruzione di macchine agricole

II Comune di Fara Vicentino, in collaborazione con l’Archivio Storico “Pietro Laverda” e con il patrocinio della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, invita a celebrare la figura di Pietro Laverda, pioniere nella costruzione di macchine agricole, con la mostra di documenti e macchine allestita dal 21 al 31 agosto 2025 nella sala “La Chapelle S.L.” a Fara Vicentino (Vicenza) con orario feriale 20.00–22.00, domeniche 10.00–12.00 e 15.00–22.00. Questa sera alle 20.30 si svolgerà l’evento inaugurale della mostra con la presentazione del libro di di Piergiorgio Laverda “Storia e storie del “meccanico” Pietro Laverda”.

Agricoltura biologica: il sostegno dell’Unione Europea a questa pratica dovrebbe correggere il tiro

Dagli anni ’90 del secolo scorso l’Unione Europea incoraggia l’utilizzo di pratiche agricole maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale. Tra queste, l’agricoltura biologica rimane l’unico metodo di produzione agricola attualmente standardizzato e disciplinato a livello UE. L’obiettivo dell’agricoltura biologica è produrre alimenti utilizzando sostanze e processi naturali, favorendo così una maggiore biodiversità e un minore inquinamento delle risorse idriche, dell’aria e del suolo. Nel 2022 circa 17 milioni di ettari, ossia il 10,5 % della superficie agricola totale utilizzata, erano coltivati nell’UE con pratiche biologiche.

In una relazione la Corte dei conti europea semina dubbi sull’efficacia del sostegno dell’UE all’agricoltura biologica. L’attuale strategia presenta carenze significative e non sono stati definiti né una visione né valori-obiettivo per il settore del biologico al di là del 2030. Se da un lato, grazie ai miliardi di euro che l’UE fornisce ogni anno, si è ampliata la superficie coltivata con metodi biologici, dall’altro si è prestata troppo poca attenzione ai requisiti e alle esigenze del settore. Di conseguenza, la produzione biologica rimane un mercato di nicchia ed è probabile, avvisa la Corte, che in questo ambito l’UE abbia sbagliato mira.

L’agricoltura biologica è una componente essenziale della strategia dell’UE “Dal produttore al consumatore” e può incidere sul raggiungimento degli ambiziosi obiettivi ambientali e climatici dell’Unione. Nel periodo 2014-2022, per la conversione all’agricoltura biologica o il mantenimento delle relative pratiche, gli agricoltori europei hanno ricevuto circa 12 miliardi di euro di sostegno dalla politica agricola comune (PAC) ed entro il 2027 dovrebbero percepire altri 15 miliardi di euro o quasi, secondo le previsioni. Tuttavia, la diffusione dell’agricoltura biologica varia notevolmente da uno Stato membro all’altro: si passa da meno del 5 % della superficie agricola di Paesi Bassi, Polonia, Bulgaria, Irlanda e Malta a oltre il 25 % in Austria.

“L’agricoltura europea sta diventando più verde e l’agricoltura biologica svolge un ruolo fondamentale in tal senso. Tuttavia, per un successo duraturo, non è sufficiente focalizzarsi solo sull’aumento della superficie coltivata con metodi biologici. Occorre fare di più per sostenere l’intero settore, sviluppando il mercato e incentivando la produzione”, ha dichiarato Keit Pentus-Rosimannus, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Altrimenti, rischiamo di creare un sistema sbilanciato che dipende completamente dai fondi dell’UE, anziché un comparto dinamico trainato da consumatori informati”.

Secondo gli auditor della Corte, è possibile che il sostegno della PAC ignori gli obiettivi ambientali e di mercato. Ad esempio, gli agricoltori possono ricevere fondi dell’UE anche se non applicano la rotazione delle colture o gli standard in materia di benessere degli animali, princìpi fondamentali dell’agricoltura biologica. Gli auditor hanno inoltre rilevato che era prassi giuridica comune autorizzare l’utilizzo di sementi non biologiche per coltivazioni biologiche e osservano che attualmente non vi è modo di valutare fino a che punto si siano concretizzati i presunti benefici ambientali dell’agricoltura biologica.

Il sostegno della PAC era inteso a compensare gli agricoltori per i costi aggiuntivi e il mancato guadagno dovuti al passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella biologica. Per ricevere i fondi dell’UE, gli agricoltori biologici non erano tenuti ad assicurare una produzione biologica: è anche per questo che tale produzione continua a costituire un mercato molto piccolo, che rappresenta non più del 4 % dell’intero mercato degli alimenti dell’UE.

Più in generale, la Corte mette in discussione la strategia dell’UE in questo ambito. Sebbene l’attuale piano d’azione per il settore rappresenti un miglioramento rispetto al precedente, mancano elementi chiave: non sono ancora previsti obiettivi adeguati e quantificabili per il settore biologico, né modi per misurare i progressi compiuti. Inoltre, la Corte evidenzia la mancanza di una visione strategica al di là del 2030, che apporti la stabilità e la prospettiva a lungo termine necessarie per il successo del settore. In pratica, l’unico obiettivo (non vincolante) che l’UE ha fissato per il settore è quello di aumentare la superficie destinata all’agricoltura biologica. Tuttavia, lo sviluppo e le ambizioni di espansione dell’agricoltura biologica variano notevolmente da un paese all’altro dell’UE, tanto che l’Unione rischia di non raggiungere il valore-obiettivo del 25 % fissato per il 2030. La Corte avverte che, per correggere il tiro, la diffusione dell’agricoltura biologica in Europa dovrebbe raddoppiare.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

Porcini e finferli: parte la stagione dei funghi sulle montagne venete. Coldiretti: “Condizioni ideali, ma raccolta solo in sicurezza e nel rispetto del bosco”. Ecco il vademecum!

È ufficialmente partita anche sulle montagne del Veneto la stagione dei funghi. Il mix di piogge e caldo ha favorito una nascita eccezionale di porcini, finferli e altre varietà, in particolare nei boschi del Cansiglio, Altopiano di Asiago, Monte Grappa, Nevegal e Dolomiti Bellunesi. Lo segnala Coldiretti Veneto, che insieme a Federforeste ha elaborato un vademecum “acchiappa funghi” per consentire a tutti di godersi questa attività in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

Le regole da seguire: sicurezza, ambiente e buone pratiche

La ricerca dei funghi richiede preparazione, attenzione e rispetto della natura. Ecco alcune semplici ma fondamentali indicazioni: scegliere percorsi adeguati alle proprie condizioni fisiche e mentali, evitando itinerari troppo impegnativi. Informare qualcuno sul luogo dell’escursione e, se possibile, non andare da soli. Controllare sempre il meteo, poiché i temporali estivi sono pericolosi in ambiente boschivo. Indossare abbigliamento adatto: scarponi con suola scolpita, capi a strati e zaino con l’essenziale. Raccogliere solo i funghi che si conoscono con certezza, rivolgendosi al servizio micologico dell’ULSS in caso di dubbi. Non distruggere i funghi sconosciuti e non danneggiare la flora. In molte aree è necessario il tesserino o un permesso: informarsi sempre sulle normative locali. Vietato l’uso di rastrelli e uncini, che danneggiano il micelio e compromettono la riproduzione dei funghi. Pulire i funghi sul posto per favorire la diffusione delle spore. Trasportarli solo in cestini rigidi e areati, mai in sacchetti di plastica.

‘Il mancato rispetto di queste regole può comportare multe salate e il sequestro del raccolto”, avverte Coldiretti. Il Veneto, con la sua ricca biodiversità forestale, rappresenta uno dei territori più vocati alla raccolta dei funghi. L’attività, oltre al valore ricreativo, ha anche un’importanza economica, sostenendo filiere locali e alimentando mercati, ristorazione e sagre tradizionali.

Trento. Sostenibilità e varietà resistenti nel futuro della Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi, che nel 2025 festeggia i 70 anni di vita 

Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi, impresa cooperativa composta da 23 soci (foto a sinistra) impegnati nella produzione di oltre 6.500.000 barbatelle con un fatturato di oltre 8 milioni di euro, nei giorni scorsi ha festeggiato il settantesimo anniversario di fondazione.. Stiamo parlando dell’azienda leader del settore a livello regionale e della seconda realtà imprenditoriale a livello nazionale.

Che cos’è la barbatella

E’ innanzitutto una talea, ovvero una propaggine di vite caratterizzata dalla “barba”, vale a dire le radici, che viene utilizzata per la propagazione vegetativa della vite senza dover partire dal seme. Le barbatelle si compongono di un piede franco (portainnesto) di vite americana indenne dalla Fillossera (un insetto parassita che attacca le specie europee), sul quale viene innestato un tralcio di vite europea della varietà desiderata. «La cooperativa – ha ricordato il presidente Adriano Morelli – è nata il 25 ottobre del 1955 quale risposta organizzata al problema della frammentazione produttiva e alla necessità di individuare adeguate forme di specializzazione attraverso nuove combinazioni di innesto, una maggiore scelta varietale e migliori selezioni clonali per rispondere al meglio ai mercati allora emergenti».

Le tappe fondamentali del processo di innovazione

Fra le tappe fondamentali di questi settant’anni ricordiamo l’inaugurazione della prima sede di via Barbazan a Padergnone avvenuta nel 1975, grazie alla quale è stato possibile individuare nuovi e confortevoli spazi per la cernita, lo stoccaggio delle barbatelle e i nuovi uffici per l’amministrazione e la direzione. Il percorso di innovazione e di adeguamento ai bisogni di una viticoltura moderna e al passo con i tempi ha spinto inoltre la struttura al miglioramento delle tecniche produttive al fine di ottenere maggiori rese nella produzione delle barbatelle. A questo importante risultato è seguita la realizzazione delle prime celle frigorifere per la conservazione del prodotto mentre, negli anni Novanta, la cooperativa ha affrontato con coraggio e determinazione una nuova rivoluzione agronomica. Questa è consistita nell’introduzione della tecnica della pacciamatura, per evitare lo sviluppo di piante infestanti e nell’utilizzo della paraffina per consolidare il punto di innesto e proteggerne il taglio. Accanto allo sviluppo della meccanizzazione e delle nuove tecnologie, altre tappe fondamentali sono state l’ampliamento del volume destinato alla cella frigorifera avvenuta nel 2001 e la ristrutturazione della sede amministrativa, avvenuta nel 2019.Altro importante traguardo è stato l’acquisto del nuovo capannone, collocato poco distante dalla sede, che ha garantito l’aumento della base produttiva di oltre 2 milioni di nuove barbatelle e la costruzione di altre due celle autonome dedicate alle produzioni vivaistiche biologiche. A seguire ricordiamo l’acquisto della macchina per la termoterapia, utile nel garantire ampi margini di garanzia contro la Flavescenza dorata, la predisposizione dei nuovi gemmai nei pressi di Verona e in Sardegna in aree con minor incidenza di malattie della vite e l’ampliamento dei terreni destinati a nuovi portainnesti.

Le sfide future: qualità, sostenibilità, competitività

«Le sfide future – ha precisato il direttore della cooperativa Fabio Comai – sono rappresentate dalla produzione di viti resistenti alle diverse malattie e virosi che oggi colpiscono la viticoltura europea anche in relazione ai cambiamenti climatici e all’aumento delle temperature. Per questi motivi è stato costituito il CIVIT, il Consorzio Innovazione Vite, formato al 70% dalle quote di AVIT, l’Associazione dei Vivaisti Viticoli Trentini (a cui aderisce la Padergnone Vivai), e dalla Fondazione Mach, con il 30% delle restanti quote. Fra i compiti del Consorzio figura la ricerca per nuove selezioni clonali, la messa a punto di varietà resistenti e/o tolleranti ai diversi fitopatogeni e lo studio di nuovi portainnesti più performanti rispetto alla carenza idrica e alla crisi climatica». Analogamente, la cooperativa aderisce al Consorzio di ricerca sulla vite AMPELOS di cui è il socio più rappresentativo e del quale è presidente il direttore della Padergnone Vivai, Fabio Comai. Sul versante commerciale, la Padergnone Vivai si rivolge attualmente al mercato nazionale nella misura del 70% e a quello estero nella misura del 30%. Le previsioni future indicano la fidelizzazione del parco clienti nazionale e un ampliamento sull’estero, specie nell’area balcanica e in Sud America.

Fonte testo: servizio stampa Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi, credit foto Blog Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi

14-17 agosto, a Codevigo (Padova), nel borgo di Rosara, c’è il CassoPipa Festival, con grigliata a Ferragosto

Dal 14 al 17 agosto 2025 a Codevigo (Padova), nel borgo di Rosara , nell’area con giardino e tensostruttura dell’Unità Pastorale di Codevigo, si svolge il CassoPipa Festival – Edizione di Ferragosto, format gastronomico itinerante nato a Chioggia nel 2024 e dedicato alla valorizzazione della cucina lagunare e rurale, alla filiera corta e alla comunità locale. Il festival, oltre a portare in tavola pietanze a base di ingredienti “dal produttore al consumatore”, offre anche un’opportunità concreta di lavoro ai pescatori nei periodi di fermo biologico, coinvolgendoli direttamente nella preparazione dei piatti e acquistando pescato dalla piccola pesca locale. Una scelta che sostiene la filiera corta, l’economia del mare e rafforza la comunità.

Programma

La manifestazione propone un’area Cucina della Laguna con piatti tipici preparati da pescatori-cuochi, un’area Street Food Farm to Fork, con carni, verdure e formaggi locali, una zona Degustazioni & Birre Artigianali con la presenza di birrifici veneti selezionati, uno spazio Comunità & Artigianato, dove esporranno produttori e artigiani locali e un’area Ttavolate & Convivialità, con posti a sedere condivisi. Le cene sono ogni sera dalle 18.30, mentre evento clou della kermesse sarà la grigliata di Ferragosto, dalle 10.30 alle 16.30. Durante il festival saranno esposti i disegni frutto del concorso per i bambini “Disegna il campanile di Chioggia”, ossia quello di Sant’Andrea di Chioggia, che ospita il più antico orologio da torre al mondo.

Ulteriori informazioni: https://www.cassopipa.it https://www.facebook.com/cassopipastreetfoodfestival

Fonte foto e testo: servizio stampa CassoPipa Festival

Completata la “Via Del Respiro”, la pista ciclabile a sbalzo sulla laguna di Cavallino-Treporti (Venezia)

Il 18 luglio scorso il Comune di Cavallino-Treporti (Venezia) ha consegnato alla comunità la conclusione definitiva della pista ciclabile a sbalzo di via Pordelio, un’opera unica in Europa che rappresenta un punto di riferimento per la mobilità dolce e la valorizzazione del paesaggio lagunare. Realizzata su una struttura metallica sospesa per 6,5 dei suoi 8,5 chilometri totali, la pista si affaccia direttamente sulla laguna veneziana, offrendo un’esperienza ciclabile immersiva e inedita, a stretto contatto con la natura. Oltre al forte impatto scenografico, l’opera assume un ruolo fondamentale nella messa in sicurezza della viabilità di via Pordelio, togliendo definitivamente le biciclette dalla carreggiata e restituendo ordine e sicurezza alla circolazione stradale.

L’investimento complessivo ha superato i 20 milioni di euro, di cui circa 13 milioni sostenuti dal Comune di Cavallino-Treporti e quasi 7 milioni dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, partner strategico che ha contribuito in modo determinante anche alla realizzazione del secondo stralcio dell’opera, comprendente lo sbalzo a Cavallino, la messa in sicurezza del tratto fronte Trattoria Da Gino e il tratto di Ca’ Pasquali, realizzati dall’impresa Costruzioni Cicuttin Srl.

Grande emozione tra i presenti all’inaugurazione per la partecipazione di Alessandro Ballan, ex ciclista professionista, vincitore del Giro delle Fiandre 2007 e campione del mondo su strada 2008, che ha espresso stupore e ammirazione per l’opera. Durante l’evento, la sindaca Nesto ha conferito a Ballan il titolo di Ambasciatore del Turismo del Comune di Cavallino-Treporti, per il suo impegno nel promuovere i valori del ciclismo, in armonia con l’identità turistica e ambientale del territorio. A confermare il valore strategico dell’infrastruttura anche la FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, che ha rinnovato per l’ottavo anno consecutivo la bandiera gialla con 5 Bike Smile, il massimo riconoscimento nazionale per le politiche comunali a favore della ciclabilità.

La pista ciclabile a sbalzo di via Pordelio diventa così non solo simbolo della mobilità sostenibile del futuro, ma anche icona del paesaggio lagunare veneto, capace di unire sicurezza, innovazione e turismo esperienziale in una visione integrata di sviluppo.

Fonte testo e foto: servizio stampa Comune di Cavallino-Treporti

Pesce azzurro: aumentano i quantitativi pescati in Veneto

Il Veneto si conferma il punto di riferimento dell’Adriatico per quanto riguarda la pesca del pesce azzurro. A certificarlo il report sulla pesca ai piccoli pelagici pubblicato da Veneto Agricoltura, che mostra non solo come si peschino quantitativi maggiori di alici e sardine sulla costa, ma anche come le tonnellate pescate siano in crescita rispetto al 2023. 

Nel 2024, infatti, i pescherecci veneti autorizzati hanno catturato 5.550 tonnellate di alici e 2.307 tonnellate di sardine, numeri che equivalgono rispettivamente a un +23,2% e a un +13,6% in confronto all’anno precedente. Queste cifre non colmano totalmente il divario con il 2013, quando venivano pescate 5.604 tonnellate di alici e 4.830 tonnellate di sardine, ma sono più che sufficienti per consolidare il Veneto in cima alla classifica del pesce azzurro pescato nell’Adriatico. Seguono l’Emilia Romagna (774 t di alici, 1.687 t di sardine), le Marche (1.840 t di alici, 496 t di sardine) e l’Abruzzo (2.101 t di alici, 40 t di sardine).

La maggiore disponibilità di prodotto ittico, se si considera l’ultimo biennio, ha avuto risvolti positivi anche sui due mercati veneti di riferimento: Chioggia ha incassato 2,2 milioni di euro dalle alici (+21,5% sul 2023) e 1,6 milioni di euro dalle sardine (+14,3% sul 2023), mentre gli incrementi di valore fatti registrare da Pila-Porto Tolle sono più contenuti sulle alici (+4,7%, con un incasso di 4,1 milioni di euro) e decisamente più ingenti sulle sardine (+45,9%, con un incasso di 640.000 euro).

Un fattore chiave nel determinare questi risultati è stata la flotta peschereccia veneta, la quale si è riconfermata come la più numerosa dell’Adriatico. Delle 75 volanti autorizzate alla pesca dei piccoli pelagici in questo mare, 22, ovvero il 29%, appartengono infatti al Veneto, che distanzia l’Emilia Romagna e le Marche di 5 unità. 

Tuttavia, nonostante il primato, le imbarcazioni venete risultano in calo: nel 2023 erano 28, nel 2017 addirittura 41. Non una sorpresa, visto che da quell’anno il numero di volanti è diminuito su tutta la costa (nel 2017 erano complessivamente 117), ma sicuramente una situazione da tenere monitorata alla luce dell’aumento delle spese dei tempi più recenti: rispetto al 2017, i costi complessivi che una coppia di volanti in Veneto deve sostenere è cresciuta di circa 20.000 euro, a fronte di 13 giorni in meno di pesca annuali (147 nel 2024, 160 nel 2017).

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura