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Dal 1 giugno 2010 nuove regole per la pesca nel Mediterraneo

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Obiettivo: la tutela di specie a rischio. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe.

La posizione del Ministro Giancarlo Galan. Il Ministro Galan ha dichiarato “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che la pesca italiana sta affrontando.  L’entrata in vigore delle nuove regole per il Mediterraneo stanno creando molte preoccupazioni al settore, e mi fanno riflettere sulla esigenza di avviare strategie che non consentano più di accumulare ritardi rispetto alle politiche comunitarie. Proprio per questo  ritengo di condividere l’idea che si costituisca l’unità di crisi e ho richiesto la predisposizione di un dossier pesca che sto analizzando per affrontare con concretezza e  realismo i problemi. D’altra parte con le Associazioni della pesca sono pronto a condividere una politica basata su una pesca responsabile, capace di garantire le imprese nel rispetto del mare. Dobbiamo disegnare insieme un settore capace di affrontare i nuovi scenari economici, soprattutto utilizzando al meglio gli strumenti a nostra disposizione. Dovremo usare in modo corretto la programmazione triennale e la legge delega proprio per ridisegnare il settore alla luce delle ricorrenti emergenze.”
(fonte Ansa/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

In arrivo il decreto attuativo che definisce il pane fresco

“Mi impegno ufficialmente per arrivare in tempi brevi al decreto attuativo che definisce il pane fresco, completando così un percorso che è stato abbandonato dopo la legge Bersani sulla liberalizzazione». Queste le parole pronunciate al Siab, il Salone Internazionale dell’arte bianca in corso fino al 26 maggio 2010 a Veronafiere, da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute.

Panificazione artigianale: un mercato di 7 miliardi di euro l’anno con una varietà di 400 prodotti territoriali. D’altronde, la definizione del pane fresco – con le relative conseguenze di tutela per gli artigiani del pane – era attesa da qualche anno. Soprattutto in questa fase, ha affermato il presidente di Fippa, la Federazione italiana del panificatori, pasticceri e affini, Luca Vecchiato, «in cui la concorrenza è stata serrata e talvolta oltre la linea delle chiarezza, con prodotti surgelati o congelati denominati egualmente pane e che, in una fase di mercato non proprio brillante, rischiano davvero di mettere alle corde i 25mila panettieri italiani». Ricordiamo che, il mercato del comparto, ha un fatturato, nella sola parte relativa alla panificazione artigianale, di 7 miliardi di euro l’anno, con una varietà di 400 prodotti territoriali.

Il pane «mezzo sale» di Fippa.Una forza che si esprime anche in altri segmenti della filiera, dai 2,8 miliardi di euro di fatturato della pasta ai 650 milioni di euro sviluppati dall’industria dei forni. Un comparto dunque dinamico, che segue i ritmi della ricerca tecnologica, ma anche di prodotto. A questo proposito, tra le novità presentate al Siab, si colloca il «pane mezzosale», oggetto di un’intesa tra Fippa e ministero della Salute. «Senza alcuna ripercussione sul gusto né tantomeno sulla qualità – ha dichiarato il sottosegretario Martini – questa nuova tipologia di pane prodotto ridurrà progressivamente del 50 per cento la quantità di sodio contenuta nell’impasto, con l’obiettivo di prevenire le patologie collegate all’ipertensione».

La guerra alle malattie cardiovascolari passa anche attraverso il pane e la riduzione di sale. Secondo i dati dell’Inran, in Italia il consumo medio di sale pro-capite è di 10-12 grammi al giorno, mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di non superare il limite dei 5 grammi. Il pericolo immediato è l’ipertensione arteriosa, patologie che in Italia colpisce mediamente il 33 per cento degli uomini e il 28 per cento delle donne. Secondo le cifre fornite dall’Istituto superiore di Sanità, riferito ad un campione di uomini e donne fra i 35 e i 74 anni, i più colpiti sono gli uomini nel Nord Est (36 per cento) e nel Nord Ovest (32 per cento), mentre le donne nel Sud e nelle Isole (31 per cento) e nel Centro (27 per cento).

(fonte Veronafiere)

A rischio zootecnia bovina italiana ed europea. Lettera a Galan di Intercarnepro

Il Presidente dell’Interprofessionale della carne in Italia, Fabiano Barbisan, ha scritto una lettera al Ministro Galan per metterlo in guardia su quanto potrebbe succedere in caso di riapertura delle trattative Mercosur (Mercato dell’America Meridionale) annunciate dalla Commissione europea, che così facendo sacrificherebbe la nostra zootecnia (e quella europea) sull’altare dell’automobile e della tecnologia.

Bistecche e polli americani in cambio di macchine e telefonini europei. In gioco ci sono, da una parte la sopravvivenza delle nostre aziende zootecniche, dall’altra la sicurezza alimentare per i consumatori. Barbisan ricorda che i prodotti agricoli dell’America Meridionale hanno costi di produzione molto inferiori a quelli italiani ed europei, non solo per le condizioni di vita in quei Paesi (costo manodopera, qualità materie prime, igiene negli allevamenti) ma anche per il livello dei controlli (tracciabilità, uso degli estrogeni, benessere animale).

Salvare il settore agricolo comunitario di bovini, suini e pollame. Barbisan ha chiesto quindi a Galan di schierarsi con i rappresentanti degli altri Paesi europei (Irlanda, Francia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Polonia e Finlandia) in occasione del Consiglio Agricolo Europeo dei Ministri, previsto per oggi lunedì 17 maggio, che presenteranno una  mozione contro la posizione assunta dal Commissione europea, nonostante gli ammonimenti già pronunciati dai Commissari Cioloş (Agricoltura), Geoghegan-Quinn (Ricerca ed Innovazione) e Barnier (Mercato Interno) – sul possibile devastante impatto che i negoziati  Mercosur scatenerebbero su alcuni settori agricoli comunitari, in particolare quelli dei bovini, suini e pollame. Il Presidente di IntercarnePro, Barbisan, si è appellato dunque a Galan, chiedendogli di proporre, quale alternativa ad eventuali accordi Mercosur, di discuterli in sede di negoziati di Doha sulla liberalizzazione degli scambi mondiali.

(fonte Intercarnepro)

Politica agricola comune (Pac): oltre cinquant’anni di storia

Della Politica agricola comune (Pac) si parla dal 1957. L’agricoltura ha rappresentato, fin dai tempi dei negoziati del Trattato di Roma, uno degli obiettivi prioritari delle istanze politiche decisionali europee. In quel periodo era ancora vivo il ricordo di arretratezza delle coltivazioni e i problemi della sicurezza alimentare che si erano venuti a creare nell’immediato dopoguerra.

Con il Trattato di Roma sono stati definiti gli obiettivi generali di politica agraria, ma i primi tentativi di integrazione dell’agricoltura europea si manifestarono nel 1948 anche se erano limitati a regolamentare e sviluppare gli scambi che fino a quel momento erano stati ristretti per il prevalere di politiche protezionistiche nei singoli Paesi. Nell’articolo 39 del Trattato di Roma vengono specificate le “necessità di incrementare la produttività dell’agricoltura; di migliorare il tenore di vita della popolazione agricola attraverso un miglioramento del reddito; di stabilizzare i mercati; di puntare alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

La Pac consiste in una serie di norme e meccanismi che regolano la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli nell’ambito dell’Unione europea. Nel 1960 i sei membri fondatori della Comunità europea hanno adottato i meccanismi della Pac e due anni dopo, nel 1962, la Pac è entrata in vigore. La Pac ha subìto, nel corso dei decenni della sua esistenza, numerose riforme. Il primo tentativo risale al 1968, con la pubblicazione da parte della Commissione di un “Memorandum sulla riforma della Pac”, comunemente detto “Piano Mansholt“, dal nome del suo promotore, Sicco Mansholt, all’epoca vice presidente della Commissione e responsabile della Pac.  Il piano prevedeva la riduzione della popolazione attiva in agricoltura e l’incoraggiamento alla formazione di unità di produzione agricola più grandi e più efficienti. Nel 1972 sono state introdotte misure strutturali rivolte, in particolare, alla modernizzazione dell’agricoltura e, nel 1983, la Commissione propose una riforma sostanziale, che fu formulata ufficialmente due anni dopo con la pubblicazione del libro verde sulle “Prospettive della politica agraria comune” (1985).

Sono tre i principi fondamentali, definiti nel 1962, che caratterizzano il mercato agricolo comune e quindi le Ocm
: un mercato unificato, inteso come libera circolazione dei prodotti agricoli nell’ambito degli Stati membri; la preferenza comunitaria, ovvero la priorità negli scambi per i prodotti agricoli dell’Unione europea, in modo tale da renderli più vantaggiosi dal punto di vista dei prezzi rispetto ai prodotti importati dai Paesi terzi e da proteggerli dalle grandi fluttuazioni sul mercato mondiale; la solidarietà finanziaria, ovvero il sostenimento di tutte le spese e i costi inerenti l’applicazione della Pac da parte del bilancio comunitario. Le organizzazioni comuni dei mercati sono state introdotte in maniera graduale: attualmente esistono per la maggior parte dei prodotti agricoli e costituiscono gli strumenti di base del mercato agricolo comune in quanto eliminano gli ostacoli agli scambi intracomunitari dei prodotti e mantengono barriere doganali comuni nei confronti dei paesi terzi. Lo strumento finanziario della Pac è il Fondo europeo agricolo d’orientamento e di garanzia (Feaog) che rappresenta una parte sostanziale del bilancio comunitario, istituito nel 1962.

Fino al 3 giugno, dibattito aperto ai cittadini europei sulla riforma dell’agricoltura in Europa. La Pac oggi deve adeguarsi ad un contesto europeo e globale in evoluzione. Sono molte le sfide del 2013: sicurezza alimentare, qualità alimentare, lavoro e reddito agricolo, stabilità degli approvvigionamenti, lotta ai cambiamenti climatici, protezione ambientale, conservazione della biodiversità. Per questo la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro delle azioni da intraprendere, invitando (fino al 3 giugno) tutti i cittadini al dibattito per la progettazione della riforma. Nell’Unione europea la Pac assorbe attualmente il 44% del bilancio comunitario (si prevede che tale incidenza scenda al 39% nel 2013). Gli stanziamenti sono utilizzati per finanziare gli aiuti diretti agli agricoltori (cosiddetto I pilastro), prevalentemente indirizzati a sostenere i redditi degli operatori, e le politiche di sviluppo rurale (cosiddetto II pilastro), destinate invece a rafforzare e qualificare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura (produzione, salvaguardia del territorio, sviluppo del turismo, valorizzazione delle tradizioni).

(fonte: agricolturaitalianaonline.gov.it)

Grando duro: in Italia è vera “debacle”

Per il grano duro ”made in Italy” e’ ormai una vera ”debacle”. I prezzi pagati agli agricoltori sono sempre piu’ in caduta libera (13-15 euro al quintale) e addirittura piu’ bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di 50.000 lire, pari ad euro 25,82. Un ”taglio” drastico: quasi il 50 per cento. Solo nell’ultimo quinquennio il calo e’ stato del 32 per cento. E’ quanto denuncia la CIA, Confederazione degli Agricoltori Italiani, a poche settimane dalle prime operazioni di mietitura.

Preoccupa l’invasione dei mercati di produzione estere. I nostri produttori sono al collasso – avverte l’associazione – anche perche’ costretti a sostenere costi (produttivi, contributivi e burocratici) in crescita record (piu’ 30 per cento nei confronti dello scorso anno). Ma quello che preoccupa e’ l’invasione dei mercati di produzioni estere, soprattutto da parte dei paesi extracomunitari, come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Australia e la Turchia. La Cia chiede immediati e straordinari interventi per sanare una situazione esplosiva che sta caratterizzando l’intero comparto cerealicolo sia in Italia che in tutta Europa. Molte imprese – denuncia la Cia – sono in ”profondo rosso’ e rischiano di chiudere i battenti nel giro di poco tempo se non vengono predisposte misure adeguate per fronteggiare un’emergenza che sta assumendo aspetti catastrofici.

Un ettaro di grano duro costa al produttore 900 euro, ma i ricavi non arrivano a 600. I prezzi all’origine sono sempre piu’ stracciati. Le ultime quotazioni (quarta settimana di aprile) registrano una diminuzione di oltre il 25 per cento allo stesso periodo del 2009. A questo si aggiungono gli elevati costi produttivi e contributivi che tagliano le gambe a qualsiasi slancio imprenditoriale. Basti ricordare che produrre un ettaro di grano duro costa all’agricoltore circa 900 euro, mentre, in queste particolari condizioni, i ricavi non arrivano a 600 euro. Gli agricoltori, pertanto, lavorano in perdita. E se anche la prossima campagna di commercializzazione dovesse proseguire sull’attuale deprimente trend, le conseguenze sarebbero disastrose: oltre alla chiusura di tante aziende, si dimezzerebbe anche la superficie coltivata.

(fonte Asca)

15-17 maggio 2010: a Vino in Villa il mondo “garantito” si presenta

Dal 15 al 17 maggio il mondo “Garantito” si presenta a Vino in Villa, Festival Internazionale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Molti i motivi per non mancare. Anzitutto la possibilità di conoscere il mondo Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) degustando per la prima volta la Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore grazie a circa 100 aziende e 300 vini, cui si affiancheranno i 43 vini docg d’Italia, noti e meno noti, dal Piemonte alla Sicilia.

E ancora, l’opportunità di scoprire un grande artista del Cinquecento, Cima da Conegliano, grazie alla mostra Cima: Poeta del Paesaggio e alla visita delle colline del Prosecco, immortalate nelle sue opere, ora in lista per la candidatura a Patrimonio Unesco. Non mancheranno gli appuntamenti per chi ama la cultura con I Simposi. Per i professionisti, l’incontro più atteso sarà il lunedì per “l’Atto Unico”, ovvero l’interpretazione del piatto unico secondo la Scuola Internazionale di Cucina Italiana Alma. Un incontro all’insegna della modernità
e dell’alta cucina. Il Castello di San Salvatore, splendido borgo del XIII secolo, farà da cornice all’evento.

(fonte Consorzio Tutela Prosecco Conegliano Valdobbiadene)

Un orto planetario al centro di Expo 2015

progetto ExpoMilano 2015

E’ stato presentato nei giorni scorsi il Masterplan 2010 dell’Expo 2015. Tra i presenti, anche il pool di architetti ideatori del masterplan, Stefano Boeri, Ricky Burdett e Jacques Herzog (quest’ultimo intervenuto con una testimonianza registrata) che hanno approfondito gli aspetti più innovativi del progetto. “Stiamo costruendo un orto planetario che non ha precedenti e quindi bisogna valorizzarlo”, ha anticipato Boeri. In questa fase in cui si inizia a immaginare cosa si potrà fare sui terreni dopo l’evento, Boeri ha spiegato che “le future costruzioni dovranno posizionarsi solo a livello perimetrale”.

L’orto planetario, quindi sarà l’elemento distintivo dell’Expo. “L’orto – ha spiegato Boeri – porterà non solo pezzi di natura, ma anche pezzi di agricoltura provenienti da tutto il mondo”. Il suo mantenimento e il suo ruolo dopo il 2015 “sarà la vera eredità dell’Expo”. Boeri immagina un ruolo di polo dell’agroalimentare che avrà una valenza economica importante per “la capacità di portare turismo”, ma anche per la capacità di “porsi come polo della ricerca scientifica dove studiare le trasformazioni dell’agricoltura e come polo educativo e didattico”. Nei sei mesi dell’Expo, sui terreni saranno impiantate tre grandi serre, una da 15.000 mq e due da 8.000 mq che ricreeranno i vari microclimi, quello tropicale, quello della savana e quello desertico.

(fonte ilsole24ore.com)

L’innovazione tinge di rosa il futuro della Latteria di Soligo (Tv)

Foto Latteria Soligo, momento dell'Assemblea dei soci 24 aprile 2010

Davide contro Golia, ovvero la Latteria di Soligo contro le grandi multinazionali agroalimentari. L’epilogo è lo stesso. Il piccolo può sconfiggere o stupire il gigante anche sul campo dello sviluppo, ricerca e innovazione. L’ultima assemblea della cooperativa trevigiana (circa 300 soci allevatori) avvenuta lo scorso 24 aprile  è stata all’insegna dell’innovazione, con l’introduzione di nuovi prodotti: il nuovo latte delattosato con aggiunta di fermenti lattici (unico in Italia) e il latte agli Omega 3. Il Ministero della salute ha già dato la sua autorizzazione su questi prodotti, che appartengono alla linea del latte per alimenti particolari e ad alta digeribilità e che potranno così entrare in produzione.

Piccole realtà fonte di grande innovazione. “Tutto parte dall’analisi dei bisogni dei consumatori e dal rendersi conto che i consumi sono cambiati – spiega Lorenzo Brugnera,  presidente della Latteria di Soligo – Così abbiamo cominciato a fare ricerca e a sviluppare nuovi prodotti in questa direzione. Pur avvalendoci di collaborazioni importanti con il mondo universitario, per il latte delattosato ci siamo avvalsi esclusivamente di risorse interne alla nostra realtà. Ciò dimostra che piccolo può essere davvero bello e fonte di grandi innovazioni”.

Anno di primati. Il latte senza lattosio nasce perché questo zucchero è fonte di allergie e intolleranze. Grazie all’aggiunta di un enzima naturale, il lattosio è stato trasmformato in glucosio e galattosio, due zuccheri naturali che si assorbono con facilità. Questo nuovo latte ha lo 0,1 % di lattosio contro altri prodotti similari che n presentano un minimo dello 0,3 %. “La nostra fortuna è che partiamo da un prodotto di altissima qualità grazie al lavoro dei nostri allevatori – continua il presidente Brugnera – Siamo i primi in Italia a produrre il delattosato con aggiunta di fermenti lattici. Anche in questo caso sarà un prodotto innovativo è di grande impatto.  Altra novità annunciata dala Latteria di Soligo, la certificazione O.P. (Organizzazione di produttori) ricevuta dalla Regione Veneto, uno status nuovo che qualifica la Latteria come vera filiera del latte, dalla stalla alla tavola.

Garantire prezzi dignitosi agli allevatori.  Un altro annuncio importante ai soci della Soligo è stato quello del prezzo del latte pagato dalla latteria per la campagna 2009  a € 0,40 al litro. Un prezzo molto buono nel panorama italiano. “L’Italia zootecnica si è trovata ad affrontare un 2009 a dir poco disastroso durante il quale gli allevatori si sono visti pagare anche 28 centesimi al litro e a volte meno a fronte di un costo di produzione variabile che non è diminuito proporzionalmente. Tale situazione destabilizza le aziende produttrici alle prese con la fluttuazione dei costi dell’alimentazione zootecnica e in generale della gestione della stalla. Garantire dei prezzi dignitosi del latte è indispensabile per mantenere inalterata la grande qualità dei nostri prodotti” ha concluso Brugnera.

(fonte Latteria Soligo)

Aumenta il rischio povertà alimentare in Italia

Aumenta in Italia il rischio di vivere in famiglie povere dal punto di vista alimentare, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione (tra gli 0 e i 24 anni) e in particolare tra quelle con età inferiore ai 14 anni.  L’incidenza della povertà alimentare è del 10,3% tra le coppie con due o tre figli, e del 5,2% in quella delle famiglie composte da un solo genitore. Nel 2007 le famiglie povere con spesa alimentare inferiore agli standard medi risultavano pari al 4,4% del totale, in valore assoluto si tratta di 1 milione e 50 mila famiglie, corrispondenti a circa 3 milioni di individui (fonte “La povertà alimentare in Italia” – Fondazione per la Sussidiarietà).

Nell’Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, Fondazione Banco Alimentare Onlus  incontra Industria e GDO. Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare Onlus, che si occupa della raccolta e della distribuzione delle eccedenze alimentari ai bisognosi, incontrerà Industria e Grande Distribuzione per condividere nuovi modelli strategici per affrontare i bisogni alimentari della popolazione italiana. Il meeting è fissato per venerdì 21 maggio a Forte Village in Sardegna, in occasione de Linkontro, evento Nielsen che riunisce da 26 anni i vertici e il management commerciale delle aziende leader nell’Industria di marca, nella distribuzione moderna, nella comunicazione e nei servizi.

Il titolo del seminario è “Il sistema Banco Alimentare” e verranno esposti i benefici per l’Industria e la GDO riassumibili in:

  • Benefici sociali: perché i prodotti utilizzabili per l’alimentazione vengono recuperati e donati agli Enti caritativi che ricevono gratuitamente questi alimenti
  • Benefici economici: donando le eccedenze, le aziende restituiscono loro un valore economico e, se da un lato contengono i propri costi di stoccaggio e di smaltimento, dall’altro offrono un contributo in alimenti che ormai supera le centinaia di milioni di euro di valore commerciale.
  • Benefici ecologici: il recupero degli alimenti ancora perfettamente commestibili, impedisce che questi diventino rifiuti, permettendo così da un lato un risparmio in risorse energetiche e un abbattimento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e, dall’altro, il riciclo delle confezioni.
  • Benefici culturali: Banco Alimentare privilegia un’azione basata sul principio di sussidiarietà. L’opera educativa pone al centro del suo agire la carità, quel dono di sé commosso che guarda alla persona come unica e irripetibile.

(fonte Linkontro)

3 litri di latte su 4 provengono dall’estero ma l’etichetta non lo dice

Latte Uht al supermercato

“In una situazione in cui tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro in vendita sugli scaffali sono “spacciati” come Italiani, ma contengono latte proveniente da mucche straniere, continueremo con decisione la battaglia per la trasparenza a difesa degli allevamenti italiani e dei consumatori”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare la decisione della Commissione Europea sulla proposta di decreto ministeriale di Luca Zaia che disciplina l’etichettatura del latte.

L’interesse dei cittadini prima di tutto. La decisione dell’unione europea non ci sorprende affatto. Infatti – prosegue Marini – la recente esperienza del via libera comunitario all’etichettatura di origine dell’olio di oliva ci insegna che le giuste battaglie per la trasparenza richiedono anni per essere vinte, ma alla fine anche in Europa dovrà prevalere l’interesse dei cittadini rispetto a quello di quanti vogliono continuare a fare affari vendendo come italiano quello che non è.

Confini italiani…a mo’ di groviera. Dalle frontiere italiane sono passati in un anno – sostiene la Coldiretti – ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori. Il risultato è che – precisa la Coldiretti – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta.

Il 97% degli italiani favorevole al luogo d’origine in etichetta. Secondo l’indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (97 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti. Colmare questo ritardo – continua la Coldiretti – è un grande responsabilità nell’interesse degli imprenditori agricoli ma soprattutto dei consumatori e della trasparenza e competitività dell’intero sistema Paese. Al furto di identità dell’agricoltura italiana la Coldiretti, di fronte all’inerzia delle istituzioni, intende reagire con il progetto per la realizzazione di una filiera agricola tutta italiana per arrivare ad offrire attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo. Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per circa il 50 per cento della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.

L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

Cibi con l’indicazione di provenienza E quelli senza
Carne di pollo e derivati Pasta
Carne bovina Carne di maiale e salumi
Frutta e verdura fresche Carne di coniglio
Uova Frutta e verdura trasformata
Miele Derivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoro Formaggi
Latte fresco Derivati dei cereali (pane, pasta)
Pesce Carne di pecora e agnello
Extravergine di oliva

Fonte: Elaborazioni Coldiretti