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L’Europa trova la strada dell’etichettatura

Le etichette poste sugli alimenti devono obbligatoriamente fornire le informazioni nutrizionali, secondo quanto ha stabilito il Parlamento nei giorni scorsi. I deputati hanno invece respinto la proposta di introdurre il “metodo a semaforo” per l’indicazione dei valori di sali, grassi e zuccheri nel cibo mentre hanno chiesto l’estensione della menzione del paese d’origine a nuovi alimenti.

562 voti favorevoli.  l’Europarlamento ha dato il via libera in prima lettura alla relazione sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori. Soddisfatto il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro: “L’Aula di Strasburgo ha accolto gran parte delle richieste avanzate dal settore. Abbiamo scongiurato l’ipotesi d’indicare il valore energetico sulle etichette delle bevande alcoliche incluso il vino”. In tema di origine, sono state recepite le indicazioni della commissione Agricoltura e il testo approvato prevede l‘obbligo d’indicare in etichetta il luogo di provenienza per i prodotti agricoli, per i prodotti mono ingrediente e per carne e pesce ove utilizzati come unico ingrediente nei prodotti trasformati. L’applicazione di tale obbligo sui singoli prodotti sarà demandata ad atti delegati su cui il Parlamento potrà controllare l’esercizio delle competenze della Commissione attraverso il diritto di revoca o di obiezione.

L’atto ora al vaglio del Consiglio. “Abbiamo poi sventato numerosi tentativi di introdurre sistemi cromatici di etichettatura (Multiple traffic ligths) – continua De Castro – che avrebbero rischiato di indurre il consumatore in erronee interpretazioni. Un’ultima novità riguarda il tema delle marche commerciali previste dall’emendamento 100 che rende obbligatorio in etichetta il nome del produttore e garantisce una leva competitiva per le imprese di produzione”. Adesso, la palla passa al Consiglio che dovrà valutare se adottare l’atto così come modificato dal Parlamento ovvero se predisporre una “posizione comune” e dare avvio alla seconda lettura. “Comunque – conclude De Castro – l’Europa dimostra di sapersi muovere nella giusta direzione in tema di etichettatura dei prodotti agroalimentari”.

(Fonte: Paolo De Castro -Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo)

Mozzarelle blu, è colpa di un batterio

foto Ansa

Le hanno già soprannominate “mozzarelle dei puffi” perché, a contatto con l’aria, diventano blu. Due donne, una a Torino e l’altra a Trento, hanno lanciato l’allarme denunciando l’accaduto ai carabinieri. E i militari del Nas (nucleo antisofisticazioni) hanno effettuato un primo maxi-sequestro di 70 mila confezioni, mentre il pm Raffaele Guariniello, della procura torinese, ha aperto un’inchiesta. Le mozzarelle, prodotte in Germania, erano destinate ai banconi di una nota catena di supermercati discount, che le distribuiva a costi compresi fra 1,75 e 2 euro. Le donne hanno aperto le confezioni e hanno dato l’allarme. L’improvvisa colorazione del formaggio è stata anche documentata con la minitelecamera del telefonino.

Test eseguiti dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. La società – hanno spiegato gli inquirenti – si è comportata bene, collaborando con i carabinieri e dandosi da fare per ritirare tutti i pezzi entrati in circolazione. Guariniello, intanto, medita di attivare una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell’azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati. Il reato ipotizzato – per ora a carico di ignoti – è la violazione dell’articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti. I test svolti dall’Istituto zooprofilattico delle Venezie, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che all’origine del fenomeno c’é un batterio, forse capitato nel formaggio durante le ultime fasi della lavorazione. Il ministro della salute, Ferruccio Fazio, comunica che è già stato attivato il sistema di ‘allerta rapido’ comunitario con la segnalazione alla Commissione europea e alle autorità tedesche della contaminazione delle mozzarelle. E dopo l’intervento dei Nas non dovrebbero più esserci esemplari nei banchi frigo della piccola e grande distribuzione.

Metà delle mozzarelle italiane sono fatte con latte straniero o cagliate industriali. Il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, dal canto suo, invita la Camera dei deputati ad approvare con urgenza la legge sulle etichettature “per garantire in tutto e per tutto i consumatori”. La Coldiretti sottolinea come “la metà delle mozzarelle in vendita in Italia siano fatte con latte straniero o addirittura con cagliate industriali (semilavorati) provenienti dall’estero”. E Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura alla Camera, lamenta che “tra mozzarelle blu, latte alla melamina, pomodori taroccati provenienti dall’est asiatico ed oli di importazione spacciati per nazionali l’agricoltura italiana davvero non ce la fa più”. La procura di Torino si sta già occupando della questione sul più ampio fronte possibile. “Le insidie – dice Guariniello – arrivano da tutte le parti e noi dobbiamo fare in modo che tutti i prodotti siano sicuri. Anche a tutela dei marchi italiani“. “Per questo – aggiunge senza scendere nei dettagli – ci stiamo avvalendo dell’aiuto di varie forze di polizia. Che negli ultimi tempi hanno dimostrato grandissima professionalità”.

Produttori campani, la Dop è un’altra cosa. Puntare sulla qualità per difendersi dalle adulterazioni: dopo il sequestro delle “mozzarelle blu” eseguito a Torino e Trento i produttori della Campania, patria della mozzarella dop, ribadiscono l’invito ai consumatori. C’é ovviamente anche timore per il danno di immagine derivante da episodi del genere, “ma occorre chiarire – dice Luigi Chianese, presidente del Consorzio tutela mozzarella bufala campana dop – che le mozzarelle sequestrate sono prodotte con latte vaccino e non di bufala. Non si tratta quindi del prodotto dop, ma di un prodotto a basso costo e bassa qualità”. Secondo i dati dei produttori riuniti nel Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala, la mozzarella dop non conosce crisi. “Anche l’ effetto dell’allarme, poi rientrato, sulla brucellosi e la diossina è svanito e adesso la nostra produzione non riesce a soddisfare la richiesta per mancanza di latte”, dice Chianese. Dello stesso avviso è Albert Sapere, tra gli organizzatori del Salone della Mozzarella di bufala di Paestum (Salerno), rassegna che nel maggio scorso ha toccato il record di 120 espositori e 40mila visitatori: “Il prodotto di qualità resiste a tutti gli scossoni. La mozzarella dop piace e conquista anche i grandi chef, come Massimo Bottura che nel suo ristorante di Modena ha inserito più piatti a base del nostro prodotto”. Secondo Sapere il sequestro “deve rassicurare i consumatori, perché testimonia la validità dei controlli eseguiti. Controlli che premiano i produttori impegnati sul versante della qualità. Comunque la miglior difesa per chi compra è la conoscenza del prodotto: fidarsi dei produttori conosciuti o di marchi di garanzia come quello del consorzio campano, evitando confusioni tra la mozzarella di bufala dop e prodotti a basso costo”.

Le frodi alimentari più comuni.
Se una mozzarella diventa blu è facile accorgersi che c’é qualcosa che non va, ma anche una mozzarella bianchissima potrebbe essere taroccata, col gesso, come è stato in passato scoperto grazie ai sequestri effettuati dai Nas in Italia. Milioni di controlli e ispezioni, settore per settore, vengono effettuati ogni anno da Nas, Guardia di finanza, servizi veterinari e di igiene delle Usl, in difesa del consumatore italiano. In Italia nel periodo 2008-2009 le frodi agroalimentari sono aumentate vertiginosamente (+32%), un giro d’affari illecito di tre milioni di euro al giorno, secondo i dati del rapporto FareAmbiente presentato in questi giorni. Tra i prodotti più colpiti ci sono, oltre ai latticini, anche olio, vino, riso e conserve di pomodoro, per parlare solo delle sofisticazioni con aggiunte ‘non lecite’. Tra i latticini, la mozzarella di bufala é sicuramente la più ‘taroccata’. Secondo la legge, per chiamarsi tale, deve contenere almeno il 50% di latte di bufala, ma i Nas hanno scoperto mozzarelle di bufala fatte con latte comune in polvere, oppure con latte di mucca sbiancato con calce e soda e proveniente dalla Colombia o dalla Bolivia, dove costa circa 50 centesimi al kg invece che 1,35 euro di quello campano. In cima alla classifica dei prodotti più adulterati ci sono l’olio extravergine e il vino. Risale a nemmeno un mese fa l’ultimo sequestro di olio adulterato da parte dei Carabinieri del Nas di Bari, si trattava di comune olio di semi colorato con clorofilla e spacciato per olio d’oliva extravergine. Due anni fa è stata sgominata un’organizzazione che operava in varie città italiane producendo in questo modo finto olio d’oliva extravergine e sequestrati sette oleifici. Oli alimentari esausti, e dunque potenzialmente pericolosi, sono stati scoperti dai Nai in ristoranti e fast-food di diverse regioni italiane lo scorso anno. Il vino senz’uva, denunciato più volte dalle organizzazioni agricole, è un classico della sofisticazione. Con l’aggiunta di alcol, magari di contrabbando, e zucchero si possono produrre fraudolentemente ulteriori quantitativi di vino da successive spremiture di uva. Ma c’é anche chi ha aggiunto al mosto acido cloridrico e acido solforico oltre ai più innocui acqua e zucchero. Per questo il proprietario di una cantina vinicola di Veronella (Verona), C.B., è stato arrestato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Verona su disposizione del Gip della Procura del Tribunale di Verona. L’uomo aveva dei precedenti per sofisticazione che risalivano a una ventina di anni fa, allo scandalo del vino al metanolo.

(fonte Ansa)

In uscita la prima guida dei frantoi italiani d’autore

La prima guida dei frantoi italiani d’autore, dal titolo Pane e olio – Guida ai frantoi d’Italia, sarà disponibile da ottobre e descriverà gli oli ed i territori del Belpaese, legando i mille sapori dell’olio extra vergine di oliva, prodotto simbolo del made in Italy, alla storia dei luoghi che lo producono. Ne dà notizia l’Unaprol-Consorzio olivicolo italiano che spiega che questo nuovo prodotto editoriale nasce dalla collaborazione tra l’Unaprol e l’Associazione italiana frantoiani oleari For e Aifo, in accordo con la società Sitcom Editore.

(fonte Unaprol)

Dal 1 giugno 2010 nuove regole per la pesca nel Mediterraneo

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Obiettivo: la tutela di specie a rischio. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe.

La posizione del Ministro Giancarlo Galan. Il Ministro Galan ha dichiarato “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che la pesca italiana sta affrontando.  L’entrata in vigore delle nuove regole per il Mediterraneo stanno creando molte preoccupazioni al settore, e mi fanno riflettere sulla esigenza di avviare strategie che non consentano più di accumulare ritardi rispetto alle politiche comunitarie. Proprio per questo  ritengo di condividere l’idea che si costituisca l’unità di crisi e ho richiesto la predisposizione di un dossier pesca che sto analizzando per affrontare con concretezza e  realismo i problemi. D’altra parte con le Associazioni della pesca sono pronto a condividere una politica basata su una pesca responsabile, capace di garantire le imprese nel rispetto del mare. Dobbiamo disegnare insieme un settore capace di affrontare i nuovi scenari economici, soprattutto utilizzando al meglio gli strumenti a nostra disposizione. Dovremo usare in modo corretto la programmazione triennale e la legge delega proprio per ridisegnare il settore alla luce delle ricorrenti emergenze.”
(fonte Ansa/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

In arrivo il decreto attuativo che definisce il pane fresco

“Mi impegno ufficialmente per arrivare in tempi brevi al decreto attuativo che definisce il pane fresco, completando così un percorso che è stato abbandonato dopo la legge Bersani sulla liberalizzazione». Queste le parole pronunciate al Siab, il Salone Internazionale dell’arte bianca in corso fino al 26 maggio 2010 a Veronafiere, da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute.

Panificazione artigianale: un mercato di 7 miliardi di euro l’anno con una varietà di 400 prodotti territoriali. D’altronde, la definizione del pane fresco – con le relative conseguenze di tutela per gli artigiani del pane – era attesa da qualche anno. Soprattutto in questa fase, ha affermato il presidente di Fippa, la Federazione italiana del panificatori, pasticceri e affini, Luca Vecchiato, «in cui la concorrenza è stata serrata e talvolta oltre la linea delle chiarezza, con prodotti surgelati o congelati denominati egualmente pane e che, in una fase di mercato non proprio brillante, rischiano davvero di mettere alle corde i 25mila panettieri italiani». Ricordiamo che, il mercato del comparto, ha un fatturato, nella sola parte relativa alla panificazione artigianale, di 7 miliardi di euro l’anno, con una varietà di 400 prodotti territoriali.

Il pane «mezzo sale» di Fippa.Una forza che si esprime anche in altri segmenti della filiera, dai 2,8 miliardi di euro di fatturato della pasta ai 650 milioni di euro sviluppati dall’industria dei forni. Un comparto dunque dinamico, che segue i ritmi della ricerca tecnologica, ma anche di prodotto. A questo proposito, tra le novità presentate al Siab, si colloca il «pane mezzosale», oggetto di un’intesa tra Fippa e ministero della Salute. «Senza alcuna ripercussione sul gusto né tantomeno sulla qualità – ha dichiarato il sottosegretario Martini – questa nuova tipologia di pane prodotto ridurrà progressivamente del 50 per cento la quantità di sodio contenuta nell’impasto, con l’obiettivo di prevenire le patologie collegate all’ipertensione».

La guerra alle malattie cardiovascolari passa anche attraverso il pane e la riduzione di sale. Secondo i dati dell’Inran, in Italia il consumo medio di sale pro-capite è di 10-12 grammi al giorno, mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di non superare il limite dei 5 grammi. Il pericolo immediato è l’ipertensione arteriosa, patologie che in Italia colpisce mediamente il 33 per cento degli uomini e il 28 per cento delle donne. Secondo le cifre fornite dall’Istituto superiore di Sanità, riferito ad un campione di uomini e donne fra i 35 e i 74 anni, i più colpiti sono gli uomini nel Nord Est (36 per cento) e nel Nord Ovest (32 per cento), mentre le donne nel Sud e nelle Isole (31 per cento) e nel Centro (27 per cento).

(fonte Veronafiere)

A rischio zootecnia bovina italiana ed europea. Lettera a Galan di Intercarnepro

Il Presidente dell’Interprofessionale della carne in Italia, Fabiano Barbisan, ha scritto una lettera al Ministro Galan per metterlo in guardia su quanto potrebbe succedere in caso di riapertura delle trattative Mercosur (Mercato dell’America Meridionale) annunciate dalla Commissione europea, che così facendo sacrificherebbe la nostra zootecnia (e quella europea) sull’altare dell’automobile e della tecnologia.

Bistecche e polli americani in cambio di macchine e telefonini europei. In gioco ci sono, da una parte la sopravvivenza delle nostre aziende zootecniche, dall’altra la sicurezza alimentare per i consumatori. Barbisan ricorda che i prodotti agricoli dell’America Meridionale hanno costi di produzione molto inferiori a quelli italiani ed europei, non solo per le condizioni di vita in quei Paesi (costo manodopera, qualità materie prime, igiene negli allevamenti) ma anche per il livello dei controlli (tracciabilità, uso degli estrogeni, benessere animale).

Salvare il settore agricolo comunitario di bovini, suini e pollame. Barbisan ha chiesto quindi a Galan di schierarsi con i rappresentanti degli altri Paesi europei (Irlanda, Francia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Polonia e Finlandia) in occasione del Consiglio Agricolo Europeo dei Ministri, previsto per oggi lunedì 17 maggio, che presenteranno una  mozione contro la posizione assunta dal Commissione europea, nonostante gli ammonimenti già pronunciati dai Commissari Cioloş (Agricoltura), Geoghegan-Quinn (Ricerca ed Innovazione) e Barnier (Mercato Interno) – sul possibile devastante impatto che i negoziati  Mercosur scatenerebbero su alcuni settori agricoli comunitari, in particolare quelli dei bovini, suini e pollame. Il Presidente di IntercarnePro, Barbisan, si è appellato dunque a Galan, chiedendogli di proporre, quale alternativa ad eventuali accordi Mercosur, di discuterli in sede di negoziati di Doha sulla liberalizzazione degli scambi mondiali.

(fonte Intercarnepro)

Politica agricola comune (Pac): oltre cinquant’anni di storia

Della Politica agricola comune (Pac) si parla dal 1957. L’agricoltura ha rappresentato, fin dai tempi dei negoziati del Trattato di Roma, uno degli obiettivi prioritari delle istanze politiche decisionali europee. In quel periodo era ancora vivo il ricordo di arretratezza delle coltivazioni e i problemi della sicurezza alimentare che si erano venuti a creare nell’immediato dopoguerra.

Con il Trattato di Roma sono stati definiti gli obiettivi generali di politica agraria, ma i primi tentativi di integrazione dell’agricoltura europea si manifestarono nel 1948 anche se erano limitati a regolamentare e sviluppare gli scambi che fino a quel momento erano stati ristretti per il prevalere di politiche protezionistiche nei singoli Paesi. Nell’articolo 39 del Trattato di Roma vengono specificate le “necessità di incrementare la produttività dell’agricoltura; di migliorare il tenore di vita della popolazione agricola attraverso un miglioramento del reddito; di stabilizzare i mercati; di puntare alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

La Pac consiste in una serie di norme e meccanismi che regolano la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli nell’ambito dell’Unione europea. Nel 1960 i sei membri fondatori della Comunità europea hanno adottato i meccanismi della Pac e due anni dopo, nel 1962, la Pac è entrata in vigore. La Pac ha subìto, nel corso dei decenni della sua esistenza, numerose riforme. Il primo tentativo risale al 1968, con la pubblicazione da parte della Commissione di un “Memorandum sulla riforma della Pac”, comunemente detto “Piano Mansholt“, dal nome del suo promotore, Sicco Mansholt, all’epoca vice presidente della Commissione e responsabile della Pac.  Il piano prevedeva la riduzione della popolazione attiva in agricoltura e l’incoraggiamento alla formazione di unità di produzione agricola più grandi e più efficienti. Nel 1972 sono state introdotte misure strutturali rivolte, in particolare, alla modernizzazione dell’agricoltura e, nel 1983, la Commissione propose una riforma sostanziale, che fu formulata ufficialmente due anni dopo con la pubblicazione del libro verde sulle “Prospettive della politica agraria comune” (1985).

Sono tre i principi fondamentali, definiti nel 1962, che caratterizzano il mercato agricolo comune e quindi le Ocm
: un mercato unificato, inteso come libera circolazione dei prodotti agricoli nell’ambito degli Stati membri; la preferenza comunitaria, ovvero la priorità negli scambi per i prodotti agricoli dell’Unione europea, in modo tale da renderli più vantaggiosi dal punto di vista dei prezzi rispetto ai prodotti importati dai Paesi terzi e da proteggerli dalle grandi fluttuazioni sul mercato mondiale; la solidarietà finanziaria, ovvero il sostenimento di tutte le spese e i costi inerenti l’applicazione della Pac da parte del bilancio comunitario. Le organizzazioni comuni dei mercati sono state introdotte in maniera graduale: attualmente esistono per la maggior parte dei prodotti agricoli e costituiscono gli strumenti di base del mercato agricolo comune in quanto eliminano gli ostacoli agli scambi intracomunitari dei prodotti e mantengono barriere doganali comuni nei confronti dei paesi terzi. Lo strumento finanziario della Pac è il Fondo europeo agricolo d’orientamento e di garanzia (Feaog) che rappresenta una parte sostanziale del bilancio comunitario, istituito nel 1962.

Fino al 3 giugno, dibattito aperto ai cittadini europei sulla riforma dell’agricoltura in Europa. La Pac oggi deve adeguarsi ad un contesto europeo e globale in evoluzione. Sono molte le sfide del 2013: sicurezza alimentare, qualità alimentare, lavoro e reddito agricolo, stabilità degli approvvigionamenti, lotta ai cambiamenti climatici, protezione ambientale, conservazione della biodiversità. Per questo la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro delle azioni da intraprendere, invitando (fino al 3 giugno) tutti i cittadini al dibattito per la progettazione della riforma. Nell’Unione europea la Pac assorbe attualmente il 44% del bilancio comunitario (si prevede che tale incidenza scenda al 39% nel 2013). Gli stanziamenti sono utilizzati per finanziare gli aiuti diretti agli agricoltori (cosiddetto I pilastro), prevalentemente indirizzati a sostenere i redditi degli operatori, e le politiche di sviluppo rurale (cosiddetto II pilastro), destinate invece a rafforzare e qualificare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura (produzione, salvaguardia del territorio, sviluppo del turismo, valorizzazione delle tradizioni).

(fonte: agricolturaitalianaonline.gov.it)

Grando duro: in Italia è vera “debacle”

Per il grano duro ”made in Italy” e’ ormai una vera ”debacle”. I prezzi pagati agli agricoltori sono sempre piu’ in caduta libera (13-15 euro al quintale) e addirittura piu’ bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di 50.000 lire, pari ad euro 25,82. Un ”taglio” drastico: quasi il 50 per cento. Solo nell’ultimo quinquennio il calo e’ stato del 32 per cento. E’ quanto denuncia la CIA, Confederazione degli Agricoltori Italiani, a poche settimane dalle prime operazioni di mietitura.

Preoccupa l’invasione dei mercati di produzione estere. I nostri produttori sono al collasso – avverte l’associazione – anche perche’ costretti a sostenere costi (produttivi, contributivi e burocratici) in crescita record (piu’ 30 per cento nei confronti dello scorso anno). Ma quello che preoccupa e’ l’invasione dei mercati di produzioni estere, soprattutto da parte dei paesi extracomunitari, come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Australia e la Turchia. La Cia chiede immediati e straordinari interventi per sanare una situazione esplosiva che sta caratterizzando l’intero comparto cerealicolo sia in Italia che in tutta Europa. Molte imprese – denuncia la Cia – sono in ”profondo rosso’ e rischiano di chiudere i battenti nel giro di poco tempo se non vengono predisposte misure adeguate per fronteggiare un’emergenza che sta assumendo aspetti catastrofici.

Un ettaro di grano duro costa al produttore 900 euro, ma i ricavi non arrivano a 600. I prezzi all’origine sono sempre piu’ stracciati. Le ultime quotazioni (quarta settimana di aprile) registrano una diminuzione di oltre il 25 per cento allo stesso periodo del 2009. A questo si aggiungono gli elevati costi produttivi e contributivi che tagliano le gambe a qualsiasi slancio imprenditoriale. Basti ricordare che produrre un ettaro di grano duro costa all’agricoltore circa 900 euro, mentre, in queste particolari condizioni, i ricavi non arrivano a 600 euro. Gli agricoltori, pertanto, lavorano in perdita. E se anche la prossima campagna di commercializzazione dovesse proseguire sull’attuale deprimente trend, le conseguenze sarebbero disastrose: oltre alla chiusura di tante aziende, si dimezzerebbe anche la superficie coltivata.

(fonte Asca)

15-17 maggio 2010: a Vino in Villa il mondo “garantito” si presenta

Dal 15 al 17 maggio il mondo “Garantito” si presenta a Vino in Villa, Festival Internazionale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Molti i motivi per non mancare. Anzitutto la possibilità di conoscere il mondo Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) degustando per la prima volta la Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore grazie a circa 100 aziende e 300 vini, cui si affiancheranno i 43 vini docg d’Italia, noti e meno noti, dal Piemonte alla Sicilia.

E ancora, l’opportunità di scoprire un grande artista del Cinquecento, Cima da Conegliano, grazie alla mostra Cima: Poeta del Paesaggio e alla visita delle colline del Prosecco, immortalate nelle sue opere, ora in lista per la candidatura a Patrimonio Unesco. Non mancheranno gli appuntamenti per chi ama la cultura con I Simposi. Per i professionisti, l’incontro più atteso sarà il lunedì per “l’Atto Unico”, ovvero l’interpretazione del piatto unico secondo la Scuola Internazionale di Cucina Italiana Alma. Un incontro all’insegna della modernità
e dell’alta cucina. Il Castello di San Salvatore, splendido borgo del XIII secolo, farà da cornice all’evento.

(fonte Consorzio Tutela Prosecco Conegliano Valdobbiadene)

Un orto planetario al centro di Expo 2015

progetto ExpoMilano 2015

E’ stato presentato nei giorni scorsi il Masterplan 2010 dell’Expo 2015. Tra i presenti, anche il pool di architetti ideatori del masterplan, Stefano Boeri, Ricky Burdett e Jacques Herzog (quest’ultimo intervenuto con una testimonianza registrata) che hanno approfondito gli aspetti più innovativi del progetto. “Stiamo costruendo un orto planetario che non ha precedenti e quindi bisogna valorizzarlo”, ha anticipato Boeri. In questa fase in cui si inizia a immaginare cosa si potrà fare sui terreni dopo l’evento, Boeri ha spiegato che “le future costruzioni dovranno posizionarsi solo a livello perimetrale”.

L’orto planetario, quindi sarà l’elemento distintivo dell’Expo. “L’orto – ha spiegato Boeri – porterà non solo pezzi di natura, ma anche pezzi di agricoltura provenienti da tutto il mondo”. Il suo mantenimento e il suo ruolo dopo il 2015 “sarà la vera eredità dell’Expo”. Boeri immagina un ruolo di polo dell’agroalimentare che avrà una valenza economica importante per “la capacità di portare turismo”, ma anche per la capacità di “porsi come polo della ricerca scientifica dove studiare le trasformazioni dell’agricoltura e come polo educativo e didattico”. Nei sei mesi dell’Expo, sui terreni saranno impiantate tre grandi serre, una da 15.000 mq e due da 8.000 mq che ricreeranno i vari microclimi, quello tropicale, quello della savana e quello desertico.

(fonte ilsole24ore.com)