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I migliori Asiago prodotti in malga 2010

Vincitore miglior formaggio vecchio, Sig. Rodeghiero, Malga Porta Manazzo

Vincitore miglior formaggio stravecchio, Sig. Basso, Malga Pusterle

Sono Malga di Porta Manazzo di Asiago (VI) e Malga Pusterle di Roana (VI) i due alpeggi vincitori della quarta edizione del concorso per il “Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in Malga”, organizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago in collaborazione con la Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni” di Asiago.

Premiata l’eccellenza di produzione. La commissione di esperti degustatori, composta da rappresentanti dell’ONAF, di Veneto Agricoltura e Slow Food, ha assegnato dunque la palma di migliori casari di montagna rispettivamente a Antonio Rodeghiero per la categoria Vecchio e a Sergio Basso per lo Stravecchio, che sono stati premiati lo scorso 10 luglio, nella sala della Comunità Montana di Asiago. Il concorso premia l’eccellenza della produzione di formaggio Asiago d’allevo di malga, e quest’anno ha visto la partecipazione  di sei alpeggi, soci del Consorzio di Tutela: Malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agricola L. Tognon); Malga I Lotto Valmaron (Enego – Az. Agricola Dalla Palma); Malga Verde (Conco – Az. Agricola Cortese); Malga Pusterle (Roana – Az. Agricola Basso); Malga Larici (Lusiana – Az. Agricola Frigo) e Malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agricola Rodeghiero).

Nel ‘700 le prime forme di formaggio d’Allevo. Nel corso della cerimonia di premiazione sono intervenuti anche il sindaco di Asiago Andrea Gios, l’esperto ONAF (Org. Naz. le Assaggiatori di Formaggi) Giancarlo Coghetto e lo storico Giancarlo Bortoli. Quest’ultimo ha ricordato alcuni momenti storici importanti per la tradizione casearia dell’Altopiano di Asiago: dai primi documenti che attestano l’attività di monticazione, risalenti al 938 d.C., al periodo romano, quando queste zone assunsero un ruolo strategico per l’allevamento delle capre, passando per la prima rivoluzione industriale, che ha deprezzato il valore della lana, determinando il passaggio dal formaggio pecorino a quello vaccino, fino alla produzione delle prime forme di formaggio d’Allevo, risalente al Settecento, con una metodologia ancora oggi in uso nelle malghe.

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

6 luglio 2010: 700 agricoltori veneti al Brennero per dire stop ai millantatori

protesta allevatori Coldiretti

Da stamattina alle 7.00 una delegazione di 250 agricoltori provenienti da Treviso, Belluno e Verona staziona nell’area parcheggio al km 1 dell’autostrada del Brennero direzione sud (Austria Italia). Alle 14.00 scatta  l’ora di guardia per i colleghi di Venezia e Padova e a seguire sarà la volta degli imprenditori agricoli di Rovigo e Vicenza. A fine giornata, gli agricoltori veneti che avranno presidiato la frontiera saranno in tutto 700.

Stop ai millantatori. Un cordone umano pronto a fermare cisterne e furgoni di latte straniero, spalancare porte di tir, camion pieni di ortaggi, frutta, carne senza origine. Coldiretti dice “stop” ai millantatori che esaltando simboli dai connotati geografici ben definiti fanno passare del prodotto assolutamente anonimo come quello fatto in Italia. “Sappiamo bene  – spiega Giorgio Piazza Presidente Coldiretti Veneto alla guida dei berretti giallo verdi – che neanche l’un per cento del latte e semilavorati in arrivo dall’estero diretto in Veneto viene controllato alle frontiere. Le quantità importate nella nostra regione sono pari a quelle prodotte dagli allevatori e alimentano una fiorente industria del settore lattiero caseario che usa come brand il legame con il territorio”.

Necessaria origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari. Rispetto a questo Coldiretti si sta battendo per introdurre l’origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari che nel settore lattiero-caseario in questione è prevista solo per il latte fresco e i formaggi a denominazione d’origine. Mozzarelle, cagliate, caseinati, formaggi fusi e latte a lunga conservazione sono orfani di etichetta di provenienza ed entrano in Italia dai Paesi dell’Est o dalle lontane Repubbliche Baltiche. Il tutto in forma anonima, ovviamente, nonostante sia un diritto acquisito per tutti i consumatori l’informazione ai fini della sicurezza alimentare e del consumo consapevole.

Auspicabile una filiera solo italiana. Lo fa chiamando all’appello anche la Regione Veneto alla quale esattamente un anno fa aveva chiesto la pubblicazione dei dati delle importazioni affinchè tutti i cittadini fossero informati che l’esaltazione di un nome di paese non è sufficiente a garantire che il latte sia fornito dalle aziende locali. “Forse la logica del bilancio nel breve termine potrebbe anche giustificare determinate politiche –  insiste Piazza – ma alla lunga è dubbio il reale vantaggio per chi impiega tecniche, criteri di qualità e costi tipicamente “Made in Italy” assolutamente non paragonabili al resto del mondo. Per questo alle cooperative e strutture di trasformazione agroalimentari venete chiediamo di fare una scelta radicale e coraggiosa: mettere in trasparenza l’origine e lavorare solo produzione completamente italiana”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Adeguamento irroratrici e attrezzature diserbo: contributo CCIAA Padova per imprese agricole del padovano

La Camera di Commercio di Padova ha pubblicato un bando dall’importo complessivo di euro 50.000 per la concessione di un contributo per la taratura e la messa a norma, compresa l’eventuale sostituzione degli ugelli, di atomizzatori e barre da diserbo, secondo le modalità previste dalla normativa vigente e dalle linee tecniche di difesa integrata della Regione Veneto per l’anno 2010. Ciascuna azienda potrà presentare una sola domanda. Il contributo è a fondo perduto per un importo massimo complessivo di euro 150 per azienda.

Beneficiari e termini di presentazione domande. Sono le imprese che esercitano attività agricola e che sono regolarmente iscritte, alla data di presentazione della domanda, al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, con sede legale ed operativa in provincia di Padova, in regola, alla stessa data, con i pagamenti del diritto annuale. La presentazione delle domande va fatta dal 1 luglio 2010 al 28 febbraio 2011. Maggiori info. Servizio Promozione, Andrea Galeota tel. 049.82.08.268, Mara Cappellozza tel. 049.82.08.196 Marita Zaggia tel. 049.82.08.345 E-mail: promozione@pd.camcom.it

(fonte Camera di Commercio di Padova)

Sull’Altopiano di Asiago l’antico rituale dell’alpeggio

Torna sull’Altopiano di Asiago il rito della monticazione: è la salita agli alpeggi delle mandrie di bovini che, trascorso l’inverno nelle stalle di pianura, con l’arrivo dell’estate vengono portate a pascolare in montagna. La pratica dell’alpeggio, in queste zone, che tradizione vuole vada dal 1° giugno al 21 settembre, vanta una storia millenaria.

Pascoli utilizzati da 10 secoli. Viene testimoniata in forma scritta, per la prima volta, in un documento ufficiale del 983 d.C., che riguarda appunto l’assegnazione di terre da destinare al pascolo (“La Via delle Malghe”, a cura di Silvia Dalla Costa e Gianbattista Rigoni Stern). Da almeno dieci secoli quindi, i prati dell’Altopiano sono utilizzati dagli allevatori come risorse foraggere per il bestiame, durante il periodo estivo. Nei primi giorni le mucche vengono fatte pascolare sui prati a più bassa altitudine, dove l’erba è già rigogliosa. Con il trascorrere del tempo l’erba cresce anche a quote più elevate e le mandrie vengono spostate via via più a monte. Un razionale sfruttamento del pascolo prevede che gli animali consumino interamente l’erba di una porzione di pascolo prima di essere spostati. In questo modo vengono sfruttati i pascoli naturali fino a 2.000 m e oltre, contribuendo al mantenimento della biodiversità di una considerevole porzione di territorio di incommensurabile valore.

Altopiano di Asiago: il più grande comprensorio di malghe d’Europa. Se ne contano 87 per una superficie totale di pascoli di 7775 ettari. Sono di proprietà collettiva, gestite dalle amministrazioni comunali di competenza, che ne promuovono, ogni sei anni, le gare per la concessione in uso temporaneo. Quando si parla di malga non si intende solo l’edificio in cui si producono, e spesso si vendono, latte, formaggi, salumi, ma anche il pascolo, le strutture e le infrastrutture dove si pratica l’attività di alpeggio. Esse costituiscono un patrimonio economico, storico, ambientale, architettonico e, negli ultimi anni, anche turistico, che è fondamentale salvaguardare. In questo senso, un contributo importante è dato anche dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che, con la sua attività, vigila sulla produzione casearia di sei alpeggi dell’Altopiano soci del Consorzio di Tutela, che producono il formaggio Asiago DOP. L’Asiago delle malghe viene marchiato a fuoco e vi viene apposta sul piatto una speciale “pelure” di carta riso, recante la denominazione ed il logo della DOP, la scritta “Malga” seguita dal nome dell’alpeggio di produzione ed il logo della Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni”.

 

Malga Pusterle

Le malghe produttrici di Asiago DOP. Sono malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agr. L. Tognon); malga Il Lotto Valmaron (Enego – Az. Agr. A. e P. Dalla Palma); malga Verde (Conco – Az. Agr. M. Cortese); malga Pusterle (Roana – Az. Agr. S. Basso); malga Larici (Lusiana – Az. Agr. R. Frigo); malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agr. A. Rodeghiero). Questi sei alpeggi si contenderanno, il prossimo 10 luglio, il titolo del concorso annuale per il Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in malga, che andrà a premiare un produttore per la categoria Vecchio ed uno per la categoria Stravecchio.

 

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Agroalimentare Veneto: un 2009 discontinuo

Discontinuo, ecco il termine utilizzato dai tecnici di Veneto Agricoltura per disegnare l’andamento del settore primario veneto lo scorso anno. Il “Rapporto 2009 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”,  presentato oggi, giovedì 24 giugno 2010, dall’Amministratore Unico dell’Azienda regionale Paolo Pizzolato, nella ormai tradizionale conferenza stampa di fine giugno. Pizzolato non si è soffermato solo al 2009, ma ha anche fornito alcuni dati, alcune proiezioni relative al primo semestre 2010, ormai al termine.

Riorganizzazione di Veneto Agricoltura. Il 2009 – ha detto Pizzolato – è stato un anno difficile per tutti i settori produttivi. Anche l’agricoltura non ha potuto sottrarsi a questo trend negativo. Comunque, il primario ha reagito meglio e quindi si cominciano già ad intravvedere segnali di ripresa. Veneto Agricoltura, azienda della Regione, si sta riorganizzando per rispondere alle richieste provenienti dal mondo agricolo e dalla stessa Regione. L’ente avrà una struttura più flessibile, più veloce nel dare feedback agli input della nostra imprenditoria agricola e agroalimentare, rendendosi sempre più struttura di servizio. Siamo anche un’azienda di ricerca applicata, al fine di portare l’innovazione al mondo agricolo, forestale e agroalimentare: i nostri progetti saranno sempre più finalizzati all’utilità concreta dell’imprenditoria per renderla sempre piú competitiva sui mercati europei e internazionale. Da tempo siamo all’avanguardia in vari settori, ad esempio quello delle agroenergie; procederemo spediti anche in altri tra cui la pesca e l’acquacoltura.

I dati 2009. Con una flessione dell’8,4% rispetto al 2008 per un totale di 4,5 miliardi di euro il fatturato del primario veneto sconta la diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli che ha interessato molte colture e allevamenti. Continua il calo delle imprese agricole venete, scese a 79.500 unità (-3,2% rispetto al 2008) e degli occupati in agricoltura (-1,8%). Positiva invece la bilancia commerciale, che registra una diminuzione delle importazioni (-13%), proporzionalmente maggiore di quella delle esportazioni (-8%), con una conseguente  riduzione del deficit di circa il 28% rispetto al 2008.

Attività colturali. Per il mais variazioni lievi rispetto all’anno precedente, che rimane la principale coltura del Veneto. Gli ettari sono scesi a 234.700 (-1,3%) mentre la produzione, grazie all’incremento della resa, è salita a 2.250.000 tonnellate (+1%). Il prezzo medio annuo è invece calato notevolmente attestandosi su circa 130 euro/t (-30%). Non è andata meglio per il frumento tenero: subisce una significativa contrazione della superficie coltivata (-9%) e della produzione (560.000 t, -14,6%), e registra un ribasso dei listini del 32% con un prezzo medio annuo sceso a 146 euro/t. Non dissimili i risultati del frumento duro con una contrazione produttiva del 12% e picchiata dei prezzi pari in media al -44%. Ride il riso, la cui produzione torna a crescere (18.500 t, +17%) e il cui prezzo, in un’annata commerciale particolarmente sfavorevole per i cereali, ha registrato un lieve aumento (+1,5%). Boom della superficie coltivata a colza più che raddoppiata in un anno, raggiungendo i 3.400 ettari, fatto che conferma l’interesse dei coltivatori per le agroenergie. Se cresce il colza, scende la soia, la cui coltivazione è calata 15% (61.000 ettari) come anche il prezzo (-14%); comunque  l’andamento climatico favorevole ha fatto lievitare la resa e di conseguenza la produzione (222.700 t, +26,5%). Superficie e produzione sostanzialmente stabili invece per la barbabietola da zucchero: gli ettari coltivati sono stati 15.700 (+3%) e la produzione 965.000 t (-1%).

Le orticole. Nel 2009 si è registrato un ulteriore calo delle superfici (ora  34.900 ettari, -1%). La variazione riguarda quasi esclusivamente le orticole in serra, scese a 3.650 ha, -8%. Il valore della produzione degli ortaggi segna invece una variazione moderatamente positiva (+1% circa), raggiungendo i 635 milioni di euro.  Bene il radicchio, salito a 9.750 ettari (+3%), con una produzione complessiva pari a 135.000 tonnellate (+2%). Il prezzo medio annuo è risultato in aumento del +15-20% a seconda della varietà con un’impennata dei prezzi nei primi mesi dell’anno, superiori anche del 60%, successivamente scesi a valori nella norma.  Si mangia più verdura? Forse. Si è visto che anche la lattuga ha registrato un significativo aumento di produzione (39.200 t, +7,5%) ma, come insegnano i manuali di economia, con la conseguente flessione delle quotazioni (-6%). Uguale sorte per la fragola, per la quale a una produzione di 225.00 tonnellate (+18%) ha fatto da contraltare una diminuzione di prezzo del -25%. Invariate invece la superfici coltivate a patata (3.200 ha, 126.000 t), con il prezzo in calo del 10%.

Florovivaismo. E’ una bella realtà produttiva regionale. Infatti sono ancora in crescita le superfici che hanno raggiunto i 3.200 ettari (+7%), con un incremento in particolare di quelle in coltura protetta (+11%). Cresce anche il numero delle aziende (1.733, +1%) per una produzione complessiva regionale di 1,38 miliardi di piante (+2,5%) di cui il 76% è costituito da materiale vivaistico. Le quotazioni dei fiori recisi sono risultate in aumento del +14%.

Frutta. Se da una parte la produzione delle principali colture è apparsa in significativa crescita, per effetto di un andamento climatico in molti casi favorevole, dall’altra si è assistito durante l’anno a un crollo dei prezzi all’origine. Qualche esempio? Il melo (produzione +10%) che ha visto abbassare le proprie quotazioni del -17%, ed ancor di più le pesche e le nettarine (produzione +19%, prezzi – 43%). Il pero invece, pur avendo prodotto il 7% in più, ha leggermente incrementato le quotazioni dell’anno precedente (+2%). Listini al ribasso anche per actinidia (-30%) e ciliegio (-15%). Le difficoltà a livello commerciale hanno messo in evidenza le carenze strutturali del comparto frutticolo e la necessità di riorganizzare l’offerta, stipulare accordi con la Grande Distribuzione ed espandere le esportazioni.

Vigne e vini. 70.000 sono all’incirca gli ettari del vigneto veneto. La vendemmia 2009 è da considerare moderatamente favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Sono stati raccolti circa 1,1 milioni di tonnellate (+1,5%) di uva che hanno consentito di ottenere 8,1 milioni di ettolitri di vino (+0,7%). Significative le variazioni riscontrate nella ripartizione delle tipologie di prodotto: sono aumentate del +25% le produzioni DOC-DOCG e del +71% quelle per i vini da tavola, mentre scendono del – 22% i vini IGT. Variazioni che vanno interpretate come conseguenza della riforma della OCM vino e delle modifiche apportate in alcune importanti denominazioni, in particolare nella DOC Prosecco. Le note stonate arrivano dal versante commerciale: sia per i prezzi delle uve – calati mediamente del -10-20%, con punte anche del 30-40% a seconda delle zone e delle tipologie -, sia per i prezzi dei vini (in particolare i bianchi alla borsa merci di Treviso hanno subìto un calo del -25%; i vini rossi DOC invece, alla borsa merci di Verona, hanno spuntato mediamente un +3% rispetto al 2008). Un miliardo di euro è il valore del vino veneto esportato nel 2009, una bella cifra ma in calo del -5,5% sul 2008.

Latte. La produzione di latte è stata pari a 11 milioni di quintali (-2%, fonte Agea), ma il comparto ha dovuto subire una diminuzione di prezzo notevole (-11%, mediamente 37 euro/100 litri Iva compresa). Il numero degli allevamenti è sceso di un ulteriore -3%, mentre l’annoso problema delle quote latte sembra avviato ormai a una soluzione considerando che gli esuberi di quota individuale sono diminuiti del 73% passando da 137.000 a 37.000 tonnellate. Oltre il 75% del latte prodotto in Veneto è destinato alla trasformazione casearia, con una netta prevalenza per i formaggi DOP (circa il 40%).

Carne. La produzione veneta di carne bovina nel 2009 è di circa 209.000 tonnellate (-2,3%), mentre il prezzo medio dei vitelloni è sceso del -3%. Per quanto riguarda la carne suina, a un moderato aumento della produzione (137.600 t, +1,5) è corrisposto il calo dell’8% dei prezzi, analogamente alla carne avicola che ha registrato una crescita produttiva del +2,4% rispetto al 2008, raggiungendo le 444.000 tonnellate, ma anche una flessione delle quotazioni pari al -2,3%.

Pesca. Nel 2009 si è registrato un aumento delle aziende attive nella pesca e acquacoltura del +3%, con un incremento più che proporzionale delle aziende dedite all’acquacoltura (+4,8%). Ma il numero dei pescherecci è diminuito del -5,4%, scendendo a 730 unità, mentre il prodotto transitato nei 6 mercati ittici regionali è diminuito dello 0,1% in quantità e dell’1,8% in valore, per un fatturato complessivo di circa 117 milioni di euro.

(fonte Veneto Agricoltura)

Veneto da “export”: a Dubai la presentazione del Prosecco senza alcool

Iris e Loris Casonato di Iris Vigneti

Che il Prosecco sia un vino di mondo già tutti lo sanno, ma che qualcuno avesse pensato a una formula adatta appositamente anche all’Oriente dove l’alcool non è gradito non era ancora successo. Il brevetto di questo nuovo prodotto, che si chiama ”
Isabella Ice alcohol free” e che sarà presentato oggi, 21 giugno, a Dubai negli Emirati Arabi in occasione di un evento internazionale nel Creek Golf & Yacht Club, è tutto veneto, anzi trevigiano, merito dell’azienda agricola Iris Vigneti di Marano di Piave (Tv).

Adatto per gli osservanti dell’Islam e donne in gravidanza. ”Grazie all’esplorazione di nuovi mercati negli Emirati Arabi, la nostra azienda ha intercettato la richiesta di sceicchi e califfi che nelle loro abitudini d’affari sorseggiano spumante di dattero o altre bevande “a zero gradi” dal nome evocativo di “soft champagne”, raccontano i vignaioli Iris e Loris Casonato. Che dalla vendemmia di uve Glera, lavorando fianco a fianco all’applicazione di nuovi processi, sono arrivati al primo risultato innovativo: un succo d’uva microfiltrato, trasparente e frizzante che versato in un calice è un perfetto vino senza grado alcolico, ideale per gli osservanti dell’Islam, buono per i bimbi, consigliato alle donne in gravidanza.

Uno spumante “non vino” che può assicurare più reddito alle aziende agricole. Tra i puristi del vino alcolico la cosa può suscitare qualche costernazione, ma per chi ha come obiettivo assicurare più reddito alle aziende agricole “ed è questa la stella polare della politica regionale nel settore primario” – conferma Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, uno “spumante” che non è vino, frutto della ricerca e dell’innovazione in una coltura tradizionale, che ha un mercato pronto ad accoglierlo, è una risposta possibile.

(fonte Iris Vigneti)

I soci Argav al Premio Vergani-Ballotta 2010

Premio Vergani-Ballotta 2010: i piatti di gnocchi in gara

Grande festa della cucina veneta in occasione della quarta edizione del Premio Vergani-Ballotta 2010, indetto dall’Accademia Italiana della Cucina e dall’Associazione Cuochi Padova Terme Euganee, svoltosi nella serata di ieri, 16 giugno, all’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (Pd).

Venezia e Vicenza le province vincitrici. La sfida culinaria regionale tra gli chef di tutte le province venete ha visto la partecipazione di una trentina di cuochi, tra cui anche 7 chef under 25, che si sono misurati nella preparazione degli gnocchi, tema di quest’edizione. A giudicare gli chef in gara, una giuria tecnica presieduta dal socio Argav Giuseppe Casagrande, direttore del periodico Papageno, che ha consegnato il premio (deliziose targhe-pentoline, set di coltelli molto graditi dai cuochi e premi in denaro) alla provincia vincitrice della sezione “Under 25”, Venezia, con lo chef moldavo Artiom Ponomarenko che ha presentato il piatto “Gnocchi di patate con pesce di laguna”.

Ecco l’intervista di Giuseppe Casagrande rilasciata al termine della serata:

Per la cronaca, il Premio Vergani-Ballotta, consegnato da Clodovaldo Ruffato, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, è andato a Vicenza e al piatto “Gnocchi con la fioretta”, mentre il premio della Giuria popolare, che ha eletto il migliore tra 24 piatti in gara e che è stato consegnato da Piero Fracanzani, delegazione Eugania dell’Accademia Italiana della Cucina, è andato sempre a Venezia con il piatto “Gnocchi di patate con pesce di laguna”.

La festa della cucina veneta è stata all’insegna dei prodotti “Km zero”. A questo proposito, ecco l’intervista alla socia Argav Sandra Chiarato, responsabile comunicazione di Coldiretti Veneto, associazione che ha ispirato la legge regionale operativa da gennaio 2010.

13 giugno 2010: a Loria (Tv), c’è “Azove Day”

Verrà inaugurato domenica 13 giugno alle ore 11.00 nel comune di Loria (TV) il nuovo stabilimento per la lavorazione della carne di Azove, prima e unica organizzazione di produttori carni bovine in Veneto riconosciuta dalla Regione.

“Azove Day”, è questo il nome dell’evento che sarà un momento importante non solo per la storia dell’associazione nata nel 1973 come consorzio e oggi realtà di riferimento per l’intero comparto, ma anche  per la carne veneta di qualità. “L’Azove Day non è solo l’inaugurazione dei nuovi stabilimenti di Loria e quindi l’avvio delle attività di sezionamento della nuova Azove Carni che si ritroverà adiacente al servizio di macellazione. E’ molto di più.  – spiega il Presidente di Azove Pier Luigi Lovo – L’Azove Day  per noi segna una tappa fondamentale di una realtà che, unica in Veneto nel settore carni, si può fregiare dello status di organizzazione di produttori. Una realtà che per l’esperienza pluridecennale, per la consistenza del patrimonio netto e del capitale sociale si presenta come il conseguente prolungamento imprenditoriale dei propri associati.”

Obiettivo: gestire l’intero ciclo di filiera. Oggi il settore della zootecnia bovina da carne risulta caratterizzato da un mercato fluttuante e difficilmente governabile, con costi di produzione ed oneri crescenti. Da questa analisi la scelta di Azove di far leva sulle sue caratteristiche di dinamicità e propensione al rischio d’impresa con lungimiranza e grande attenzione alle evoluzioni in atto. Il tutto con l’obiettivo di gestire l’intero ciclo di filiera. “Il progetto di crescita che Azove ha intrapreso,  – conclude il Presidente Lovo – con l’acquisto della modernissima e attrezzata struttura per la lavorazione delle carni situata a Loria, rientra in un ampio progetto volto ad incrementare l’attività stessa di macellazione e commercializzazione dei bovini conferiti dai soci. L’obiettivo è quello di concentrare l’offerta e trasformare una maggior quota di prodotto dei soci, recuperando ulteriore valore aggiunto.”

(fonte Azove)

La cultura contadina è viva e lotta insieme a noi: a Venezia i finalisti veneti in gara per “Oscar Green”

Oggi, giovedì 10 giugno alle ore 17.00 in piazza San Marco a Venezia, si svolge la presentazione dei finalisti veneti in gara per “Oscar Green 2010”, il premio nazionale dell’impresa agricola di successo indetto da Coldiretti Giovani Impresa. Sul palco del ristorante “Ai Quadri” Giorgio Piazza, Presidente di Coldiretti Veneto, Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, Clodovaldo Ruffato, Presidente del Consiglio Veneto e Davide Bendinelli, Presidente della IV Commissione consiliare agricoltura, saluteranno tutti i candidati veneti al concorso nazionale le cui premiazioni sono in programma a Roma il 15 luglio prossimo.

5 i finalisti del Veneto, 6 le categorie aziendali in gara. Sono stati individuati su un totale di 23 imprenditori agricoli, in gara con altri colleghi selezionati e provenienti da tutta Italia per aggiudicarsi il trofeo della giovane impresa agricola di successo. Suddivise per sei categorie le aziende rappresentano le varie sfumature della multifunzionalità in agricoltura: dalla valorizzazione del territorio alla salvaguardia ambientale, dal recupero della tradizione, all’innovazione e la tecnologia, dal contributo alla qualità della vita sociale all’identità locale. Uno spessore creativo caratterizza tutte le fattorie in gara targate Veneto. Storie personali interessanti legate non tanto al destino di rimanere in agricoltura ma alla scelta convinta di investire nel settore magari dopo esperienze professionali di tutt’altra matrice.

Giovani imprenditori di Venezia, Verona… E’ il caso della veneziana Gloria Andretta di 29 anni che, con una laurea in pubbliche relazioni e pubblicità, è ora titolare di uno degli allevamenti bovini più grandi della provincia lagunare all’interno del quale si produce energia elettrica da fonti rinnovabili con un impianto di mille chilowatt con un sistema moderno di abbattimento nitrati. Dal veronese la conferma di un recente sondaggio che dice quanto il “Veneto contadino” spopoli tra gli americani, grazie anche all’Amarone vino ad alto gradimento che ha facilitato flussi di turisti d’oltre Oceano alla ricerca di pregiate cantine. E’ questa la testimonianza di Giovanni Aldrighetti ambasciatore dei rossi della Valpolicella in tutto il mondo. Dall’alto del comune di Roverè a Verona la produzione di formaggi di malga di Luca Campara fa riferimento alla tradizione cimbra, comunità misteriosa di origine celtica che da un altipiano all’altro ha lasciato l’impronta culturale trovando proprio nelle famiglie rurali la custoria di antichi sapori.

…Padova e Belluno. Non può mancare il tocco rosa nell’attività agricola, sinonimo da sempre di attenzione per il benessere e la cura del corpo oltre che di salubrità dei prodotti, con l’imprenditrice padovana Franca Dussin di Massanzago, che ha sviluppato nel suo agriturismo la beauty farm con trattamenti a base di biocosmesi. L’ultimo fantasista è il più giovane e viene da Belluno. A soli 21 anni Marco De Bacco combatte la sua sfida ogni giorno producendo vino ai piedi delle Dolomiti Feltrine.Qui, su ripidi pendii ghiaiosi i vitigni autoctoni ereditati dal nonno danno ancora come allora durante il dominio asburgico lo stesso nettare di rara bontà. L’uva Pavana, Paialonga, Gata, Carmenere e Bianchetta hanno in questo difficile terreno radici talmente profonde che il giovane non ha potuto non considerare sottolineando con il suo lo stesso impegno e dedizione profusi da intere generazioni di vignaioli.Cosi oggi come accadeva a fine ottocento Marco – che dopo il diploma di ragioneria si è fatto anche quello di enologo – continua ostinatamente a fare il Vanduja, un rosso da tavola già apprezzato alla corte dell’impero austroungarico e il Saca uno spumante ottenuto dalle bacche esclusive di Bianchetta fonzasina.

La cultura contadina è viva e lotta insieme a noi. “Storie che raccontano di un’agricoltura rigenerata e moderna, che ha basi solide nella cultura contadina – commenta Giorgio Piazza – stili di fare impresa creativi che non trascurano l’identità del territorio. Sono i nostri testimonial per la campagna pubblicitaria più incisiva a sostegno della qualità della vita, della sicurezza alimentare e salvaguardia ambientale”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Nasce la Carta d’Identità Dolce che accompagna la torta in tavola

Federica Luni, vicepresidente Appe e portavoce pasticceri padovani

Il dolce artigianale è un prodotto di grande qualità ma particolarmente delicato, e bisogna seguire istruzioni e norme di conservazione precise per gustarlo al meglio nel sapore e nelle garanzie igieniche. Con questo spirito i pasticcieri aderenti all’APPE (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi) di Padova, primi in Italia, hanno deciso di realizzare la “Carta di Identità Dolce”, documento che raccoglie le caratteristiche produttive, igieniche e di consumo dei prodotti acquistati per asporto nelle pasticcerie artigiane della provincia di Padova.

L’Associazione ha già messo a punto un format con gli elementi essenziali che andranno riportati nel documento, che sarà pinzato direttamente sull’incarto a garanzia di chi acquista il dolce e di chi lo andrà a consumare. La “Carta” riporta una serie di informazioni sulle caratteristiche igieniche e produttive e, soprattutto, specifica le  regole per la conservazione ed il consumo. Secondo Federica Luni, vicepresidente APPE e portavoce dei pasticceri padovani, «i nostri dolci rappresentano la grande tradizione pasticciera della provincia padovana: non si può rischiare di consumarli in un modo sbagliato, pena di comprometterne il sapore e la digeribilità. Sino alle imprescindibili cautele igieniche. Dopo questa fase di sperimentazione padovana la proposta arriverà, attraverso il presidente Erminio Alajmo, sul tavolo nazionale».

Utile in asili e scuole. «Siamo sicuri che la “carta d’identità” verrà molto apprezzata – prosegue Federica Luni – anche dagli asili e dagli istituti scolastici dove le maestre stanno ultimamente prendendo le distanze da tutti i dolci casalinghi, le cui garanzie igieniche non sono comprovate». «Il documento è già operativo – conclude Luni –  e tutti i pasticceri di Padova lo stanno utilizzando, con grande soddisfazione, proprio per tutelare il consumatore finale».

(fonte Appe)