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Ad Adria (RO), un mercato agricolo in ospedale a beneficio dei dipendenti

foto Rovigooggi.it

Nasce il primo mercato dei produttori agricoli di Campagna amica Coldiretti all’interno di una struttura sanitaria pubblica: l’ospedale di Adria, già insignito nel 2009 da Coldiretti con la targa “ospedale a km zero”, il secondo in Italia dopo quello di Asti, per aver convertito all’agroalimentare polesano le mense degenti e dipendenti.

Aperto ogni martedì pomeriggio. Uno spazio-mercato con prodotti locali e stagionali, forniti dalle aziende agricole certificate Campagna amica da Coldiretti, sarà aperto ogni martedì, dalle 14 alle 20, in area mensa, a beneficio dei 650 dipendenti dell’ospedale di Adria, di cui 350 soci Cica. L’iniziativa, infatti, è stata fortemente voluta dal circolo aziendale Cica, che ha chiesto di poter acquistare la stessa tipologia di prodotti già forniti alla cucina ospedaliera. Una richiesta che ha trovato sponda nel progetto “Casa-famiglia” della provincia di Rovigo, che raccoglie iniziative di conciliazione dei tempi che i lavoratori dedicano al lavoro e alla vita famigliare.

(fonte Coldiretti Rovigo)

A Vigo di Cadore (BL) la prima trebbiatura d’alta quota

Vigo di Cadore

Oggi, 2 settembre, alle ore 10.00 a Vigo di Cadore (BL) si terrà  la trebbiatura del grano. Può sembrare normale ma niente affatto. Siamo a mille metri sopra il livello del mare, a settembre, fuori stagione. Un evento del genere è spiegabile solo in Russia o in Canada dove la semina primaverile del frumento è una pratica ordinaria, qui in Italia è rarissimo.

Contadini di montagna, tra mille difficoltà. Un caso unico come straordinaria è anche la reazione della gente di questa valle alla crisi dell’industria dell’occhiale che da anni ha privato di manodopera la campagna a favore dell’impiego nel settore manifatturiero. E’ quanto è successo all’imprenditore agricolo De Coppi Matteo che sfidando tutti da cinque anni a sta parte si dedica completamente alla produzione di ortaggi di qualità. Scontrandosi con la frammentazione fondiaria del paese e con i cervi, i caprioli ghiotti delle sue verdure, l’agricoltore è riuscito a mettere insieme un corpo unico di circa 10 ettari dove coltiva zucchine, fagiolini, radicchi, insalate e cavoli. Nel campo anche il mais tipico e ricercato, una vera chicca.

La farina servirà per il panificio del posto. La novità  del 2009 è la semina di frumento che darà  quest’anno la farina di grano tenero per il panificio locale di Lozzo di Cadore, per fare il pane dal produttore al consumatore ovviamente all’insegna della filiera corta. La superficie cerealicola inizialmente era di appena qualche centinaio di metri quadrati, tanto che la raccolta è avvenuta a mano, ma in dodici mesi lo spazio dedicato alla coltura è aumentato e i titolari dell’azienda hanno dovuto ricorrere ad un trasporto eccezionale di 100 km con un Tir proveniente dalla pianura.

(fonte Coldiretti Veneto)

Approvato il programma della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del Veneto

Proporre e definire una “posizione veneta” matura e condivisa rispetto all’evoluzione della politica agricola dell’Unione europea (I° e II° Pilastro) dopo il 2013. E’ questo lo scopo della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del Veneto, secondo il programma approvato dalla Giunta regionale il 27 luglio, con la deliberazione n. 1930.

L’avvio previsto per il prossimo mese di ottobre a Legnaro (PD). La Conferenza prevede un percorso guidato di approfondimento e confronto sul futuro del mondo rurale veneto, per verificare le opportunità di sviluppo del settore e le strategie “di accompagnamento” che potranno essere adottate nel periodo di programmazione 2014-2020. Il seminario di apertura, in programma il prossimo 1 ottobre a Legnaro (PD), avrà il compito di presentare i primi orientamenti dell’UE e un’agenda di possibili priorità attraverso le quali avviare la discussione sul futuro dell’agricoltura veneta. L’iniziativa, coordinata dalla Regione del Veneto, è organizzata in collaborazione con l’Azienda regionale Veneto Agricoltura e prevede il supporto dell’INEA attraverso un apposito accordo di programma.

Previsti anche cinque seminari tecnici e una consultazione on-line. L’incontro di presentazione e di lancio della Conferenza segnerà l’inizio del percorso progettato per definire e condividere con gli operatori, i principali portatori di interesse e la collettività, le priorità strategiche del sistema agricolo veneto, nel contesto delle prospettive delineate in sede comunitaria e in funzione del programma di governo della Regione. Dopo la giornata di apertura, sono previsti cinque seminari tematici, ciascuno dei quali affronterà una delle specifiche priorità emergenti: 8 ottobre (Innovazione, informazione e filiera della conoscenza); 22 ottobre (Globalizzazione dei mercati e nuovi strumenti d’intervento); 5 novembre (Sistemi agricoli e forestali, ambiente e produzione di beni pubblici); 19 novembre (Qualità dei prodotti e sostenibilità); 3 dicembre (Governance e federalismo per l’agricoltura e le aree rurali). In parallelo ai seminari tematici verrà avviata anche una consultazione “on-line” aperta a tutti coloro che vorranno presentare contributi e proposte per delineare e definire l’Agenda delle priorità strategiche per il sistema agricolo, forestale e rurale del Veneto, che sarà l’oggetto della Conferenza nell’ambito del congresso finale previsto a febbraio 2011.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Arriva il sorbetto Doc ed è subito km zero

A fine pasto come dessert, a metà giornata come spuntino, si beve e si mangia: è il sorbetto DOC nella versione rosso al Raboso, o autoctono al Carmenere oppure bianco classico al Prosecco. E’ questa la specialità della gelateria di Zanin Giuseppina di San Polo di Piave (TV) che nei giorni scorsi ha ricevuto la targa del “km zero” dall’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato e dal Presidente di Coldiretti Treviso Fulvio Brunetta.

A portare in Italia il gelato furono gli arabi, con lo “sherebet”, dolce neve. La formula magica prevede acqua, zucchero e frutta una combinazione perfetta ma se si tratta di amalgamare gli stessi ingredienti con un vino la stessa alchimia richiede una tecnica particolare visto che l’alcool è un anticongelante. Segreti del mestiere che appartengono ad una lunga tradizione, basti pensare che sono stati gli arabi a portare il gelato in Italia durante l’invasione della Sicilia diffondendo quello che loro chiamavano “sherebet”: dolce neve, ora appunto il sorbetto.

In questo angolo ghiacciato il gusto è solo di Marca. “El geatin” (il nome della gelateria) propone sapori solo locali. Non c’è  nessun frutto esotico ma l’arancio del melone, il rosso dell’ anguria, il tenue giallo della pesca e l’ocra delle “goccia d’oro” una particolare varietà di prugna custodita dagli agricoltori. Sono proprio loro i fornitori a garantire il prodotto di base: la cantina di Giorgio Cecchetto di Tezze di Piave (TV) per il Raboso e il Carmenere, quella di Bortolin Angelo di Valdobbiadene (TV) per il Prosecco Docg, l’azienda agricola Saggio Paolo di Fontanelle (TV) e La Risorta di Tonon Anna di Santa Lucia di Piave (TV).

Ape zero: aperitivo con gelato dai poteri digestivi. Alla scelta convinta dei titolari che dicono il loro NO convinto ai preparati chimici e il SI a quanto offre la vicina campagna tutta la cittadinanza ha applaudito insieme al Vice Sindaco Galileo Zaninotto che qui ha scoperto per primo l’Ape Zero ovvero un aperitivo con/gelato dai poteri digestivi. Servito in un calice con bollicine e una pallina bianca verde l’effetto è stuzzicante per l’appetito e pure conciliante post abbuffata. La novità è stata apprezzata da tutti i presenti all’evento, che l’hanno assaggiata in anteprima. In gelateria  sarà servita per tutta l’estate. Non si sono lasciati sfuggire questa chicca i ristoratori che l’hanno voluta introdurre nel proprio menù.

(fonte Coldiretti Veneto)

23 e 30 agosto 2010: scadono i bandi indetti dai Gal Polesani rivolti agli agricoltori

Francesco Peratello, presidente Gal Delta Po

Alberto Faccioli, presidente Gal Adige

Scade il 23 agosto 2010 il termine per il bando relativo alla Misura 311 Azione 3 “Incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili”, pubblicato sul Bollettino della Regione del 9 luglio 2010 dei Gal polesani Delta Po e Adige. Il bando è rivolto agli agricoltori, così come definiti dal regolamento (CE) n. 73/2009, che realizzeranno investimenti per la produzione e vendita di energia elettrica e/o termica e per la lavorazione e trasformazione della biomassa destinata alla produzione di energia.

Ancora fonti rinnovabili e sviluppo microimpresa. Il 30 agosto 2010, invece, scadranno i termini per la presentazione delle domande relative ai bandi del Programma di Sviluppo Locale (PSL), nell’ambito dell’Asse IV Leader del PSR del Veneto inerenti la “Creazione e sviluppo di microimprese”  (Misura 312 Azione 1), e “Creazione e ammodernamento di microimprese orientate allo sfruttamento delle energie rinnovabili” (Misura 312 Azione 2).

Entro il 2014, investimenti nel territorio polesano per oltre 18 milioni di euro. Con questi due bandi, i GAL polesani mettono a disposizione del territorio 1.200.000 euro di contributo pubblico, che si vanno ad aggiungere ai 2.830.000 euro, messi a disposizione con i tre bandi precedenti, per complessivi oltre 4 milioni di euro. Con il programma di sviluppo locale si vuole aumentare la competitività, la qualità, la distintività del territorio, dell’ambiente e delle sue produzioni, elementi chiave per rafforzare la capacità delterritorio di agire e contrastare la crisi economica attraverso la valorizzazione delle eccellenti e peculiari risorse di cui dispone. Questo obiettivo verrà concretizzato proprio attraverso le risorse del Leader dei due Gal polesani, che attiveranno fino al 2014 investimenti locali per oltre 18 milioni di euro sul territorio di competenza, da utilizzare in maniera sinergica con gli altri strumenti che l’Unione Europea ha messo a disposizione per il territorio.

(fonte Gal Delta Po)

Nasce Unci-Coldiretti, l’associazione delle cooperative “made in Veneto”

Una cordata di 60 cooperative ha dato vita all’UNCI COLDIRETTI Veneto, l’associazione del mondo cooperativo nata con la precisa volontà di valorizzare la produzione agroalimentare prodotta e trasformata nello stesso territorio d’origine. Una novità nel panorama della cooperazione agroalimentare regionale frutto della sinergia nazionale tra Coldiretti e Unci (ente che raggruppa le strutture agricole e di trasformazione agro-industriale).

Le cariche dirigenziali della neo-associazione. A pochi mesi dalla formalizzazione dell’accordo e completati gli insediamenti provinciali, con l’assemblea convocata venerdi 23 luglio scorso a cui ha partecipato il presidente della Coldiretti Veneto Giorgio Piazza, il commissario costituente Luca Saba, il presidente nazionale di UNCI Paolo Galligioni il nuovo sistema cooperativo è di fatto pienamente operativo. Definite anche le cariche dirigenziali: a guidare UNCI-Coldiretti Veneto sarà Francesco Zoia allevatore padovano con il supporto alla segreteria di Pier Andrea Odorizzi. Vicepresidenti Damiano Giacometti e Luciana Chioatto. Consiglieri: Silvio Beghini, Giovanni Baù, Nazzareno Gerolimetto, Silvano Dal Paos , Patrizio Liviero, Valerio Bonato e Giorgio Vicentini.

Garantire un reddito adeguato agli agricoltori e acquisti convenienti ai consumatori. “Unci Coldiretti Veneto – sottolinea il neo-Presidente Francesco Zoia – abbraccia appieno l’idea di dar vita ad “una filiera agricola tutta italiana, firmata, dagli stessi agricoltori”, che renda visibile e riconoscibile l’italianità nei confronti del consumatore e distingua l’intero prodotto agricolo autenticamente Made in Italy, basandosi sulla trasparenza, sulla identificazione dell’origine in etichetta, sulla valorizzazione delle distintività territoriali, delle tradizioni e delle specificità locali: sono questi gli elementi chiave per arginare lo strapotere della grande distribuzione ed il meccanismo delle vendite sotto costo, che stanno provocando effetti devastanti sul tessuto imprenditoriale e sul potere d’acquisto dei consumatori”. “Tra gli scopi di Unci-Coldiretti – ricorda Zoia – spiccano il consolidamento e lo sviluppo della cooperazione agricola e della trasformazione agroindustriale in tutte le sue forme avvalendosi anche delle strutture territoriali di Unci e di Coldiretti, senza dimenticare, l’assistenza, la rappresentanza e la tutela degli organismi associati”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Agricoltura in Veneto: rivoluzione in atto

Franco Manzato, assessore all'Agricoltura Regione Veneto

Rivoluzione in sei mosse per il primario. Sono quelle che l’assessore veneto all’agricoltura, Franco Manzato, ha fatto approvare nell’ultima seduta della Giunta regionale. “E siamo solo a metà del percorso che consentirà nei prossimi mesi di dare a questo settore un’organizzazione totalmente nuova – ha precisato Manzato – attraverso la quale puntiamo a raggiungere un grande obiettivo: incrementare il reddito delle imprese”. Queste, in sintesi, le linee di intervento che compongono il piano strategico di riorganizzazione dell’agricoltura veneta.

Creazione dello Sportello Unico Agicolo, attraverso la fusione degli Ispettorati Provinciali Agrari territoriali con l’Avepa, l’Agenzia veneta pagamenti: una soluzione che consente di  razionalizzare l’uso delle sedi, con un risparmio di circa 900 mila euro l’anno. “Ma soprattutto – ha puntualizzato l’assessore – un’innovazione che consentirà alle imprese agricole di avere un unico interlocutore di riferimento per le proprie istanze e per i procedimenti amministrativi, con un notevole snellimento delle procedure burocratiche e una maggior velocità delle attività istruttorie”.

Ricostruzione dei vertici dell’Avepa per migliorarne l’efficienza e la qualità del servizio. “Abbiamo provveduto ad attribuire i nuovi incarichi di dirigenza – ha spiegato Manzato – guardando, oltre che alla professionalità delle persone, alla loro capacità di intrattenere un rapporto costruttivo con gli operatori, attraverso il dialogo e la disponibilità ad affrontare i problemi del settore, stando, per così dire, dalla loro parte”.

Definizione di un piano e di un pool per la semplificazione, “al fine di eliminare l’inutile burocrazia – ha affermato l’assessore – rendere comprensibile l’azione degli enti pubblici, sopprimere regole inutili, riorganizzare gli apparati, introdurre nuove tecnologie e metodologie capaci di snellire le procedure. Assicureremo così evidenti benefici agli imprenditori, oggi costretti a sacrificare più del 20% del proprio tempo di lavoro nel disbrigo di attività farraginose e spesso improduttive”.

Creazione del tavolo di coordinamento dei controlli, concentrando in unico soggetto l’attività di verifica e pervenendo a un “registro unico” dei controlli, razionalizzando i costi ma soprattutto proponendo un interlocutore unico ai produttori.

Avvio del tavolo di ricerca e innovazione, per razionalizzare l’attività in quest’ambito, “utilizzando meglio le risorse regionali – ha evidenziato Manzato – finalizzandole in particolare alla competitività delle imprese”.

Istituzione di un concorso di idee per premiare le aziende che propongono progetti innovativi relativi alle sette diverse filiere agroalimentari, riducendo i costi di produzione e incrementando il reddito aziendale.

Veneto, primo in Italia per presenze turistiche anche grazie ai prodotti della terra. “Il settore primario impegna meno dell’1% del bilancio regionale, ma la sua importanza va ben al di là di questo dato percentuale – ha concluso Manzato –. E’ difficilmente calcolabile, infatti, quanto le politiche agricole influenzino complessivamente l’economia, il sistema sociale e produttivo del Veneto: basti pensare alle azioni in materia di salvaguardia del territorio, di mantenimento delle caratteristiche identitarie degli ambiti rurali, di valorizzazione delle produzioni agricole tipiche, di propulsione nei confronti di altri comparti, quale soprattutto l’industria dell’ospitalità, che anche in forza della straordinaria qualità dei prodotti della nostra terra, si è sviluppata al punto da collocare il Veneto al primo posto tra le regioni italiane per numero di presenze turistiche. E ora si apre un nuovo capitolo”.

(fonte Regione Veneto)

Chiusa in positivo la stagione del radicchio precoce di Chioggia. E Boscolo scrive al ministro Galan.

La campagna del radicchio rosso precoce primaverile di Chioggia si è conclusa totalizzando, in poco più di due mesi, circa 62 mila quintali di conferimenti alla centrale di Brondolo. «E’ un discreto risultato – commenta Giuseppe Boscolo, presidente dell’ortomercato – dato che, per la prima volta dopo oltre un decennio, miglioriamo il risultato produttivo rispetto l’anno precedente. Un’inversione di tendenza che ci auguriamo si confermi anche per la produzione del radicchio autunno-invernale che inizierà a settembre».

Chioggia Ortomercato del Veneto

A Brondolo si forma il prezzo d’origine del radicchio di Chioggia. Il radicchio primaverile si coltiva esclusivamente negli orti litoranei di Chioggia e Rosolina, nel cui ambiente pedoclimatico favorevole gli ortolani sono riusciti a selezionare piante particolarmente precoci. «Il nostro è l’unico mercato alla produzione in Italia dove si può trovare questo radicchio – spiega Boscolo – ed è qui che si forma il prezzo all’origine del radicchio di Chioggia. Per questo abbiamo scritto in questi giorni al ministro per le politiche agricole, Giancarlo Galan, proponendoci come fonte informativa autentica per il servizio “Sms consumatori, che fornisce tramite messaggini sul cellulare i prezzi dei principali prodotti agro-alimentari. Abbiamo infatti riscontrato che quanto riportato nel sito del ministero e inviato ai telefonini dei consumatori è nettamente superiore al nostro dato reale».

Giuseppe Boscolo, presidente Chioggia Ortomercato del Veneto

Caro Galan ti scrivo: Brondolo fonte autentica dei prezzi per i consumatori. Scrive Giuseppe Boscolo al ministro Galan: “In qualità di presidente della società Chioggia Ortomercato del Veneto e di produttore di radicchio, mi permetto di segnalarle che, a mio parere, sia i prezzi all’origine riportati nel sito “SMS Consumatori” che quelli inviati al cellulare tramite il numero “47947”, non riferiscono le esatte quotazioni mercantili di questa orticola. A titolo di esempio le riporto quanto indicava il 29 maggio 2010 il servizio SMS per il “nostro” radicchio, in euro/kg: Origine 1,11 – Ingrosso 2,15 – Vendita Nord 2,70, Centro 3,00, Sud 3,15. La media delle quotazioni dei circa ottomila quintali di radicchio di Chioggia conferiti nel nostro mercato nella stessa settimana si è attestata a 0,72 euro/kg, quindi il 35% in meno. Ciò comporta che nei passaggi dall’origine, all’ingrosso, fino al dettaglio, il prezzo non risulti moltiplicato, rispettivamente, per due e per tre volte, bensì per tre e per quattro volte. Medesimo discorso potrebbe essere fatto per la carota (altra orticola la cui raccolta in quel periodo è appannaggio delle nostre aree orticole), per la quale, nella stessa data (con circa 23.000 accessi tra i prodotti più ricercati del sito), la quotazione all’origine era data a 0,34 euro/kg, a fronte degli 0,11 euro/kg effettivamente spuntati dal produttore. Tali informazioni, inesatte a mio avviso, penalizzano sia i produttori, ai quali viene attribuito un reddito che non hanno (il costo di produzione, franco azienda, del radicchio precoce arriva fino ai 70-80 centesimi al chilo), sia i consumatori, i quali, aprendo i loro portafogli, possono essere portati a ritenere di pagare anche una soddisfacente remunerazione al “contadino” che produce questo radicchio “così prezioso”. Quanto sin qui premesso, chiedo cortesemente che il Mercato Orticolo di Chioggia venga al più presto inserito tra le fonti informative di Codesto Ministero, di Ismea e Infomercati, con i quali la società Chioggia Ortomercato del Veneto è interessata ad instaurare un dialogo collaborativo”.

Cipolla bianca protagonista del piatto tipico "sarde in saor"

Campagna pro cipolla bianca. Finito il radicchio precoce, in questo periodo non sta arrivando molta merce nei padiglioni della centrale: finora un migliaio di quintali di cipolla bianca e qualche partita di erbette (rape) rosse. «Stiamo cercando di sensibilizzare gli ortolani – conclude il presidente della società di gestione – a riprendere la coltivazione ed il conferimento di alcuni degli ortaggi che un tempo erano molto conosciuti ed apprezzati, come la cipolla bianca, per la quale pensiamo ci possano essere prospettive di nuova valorizzazione abbinata alle sardine dell’Alto Adriatico nel tipico piatto del “saòr”.Recentemente con Confartigianato ed Ascom abbiamo presentato il marchioRete dei Sapori”, che caratterizzerà una serie di iniziative di promozione dei prodotti locali, coinvolgendo l’intera filiera agroalimentare del territorio, dal produttore a chi si occupa del processo di trasformazione, dal rivenditore fino al consumatore finale».

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)

Quote latte: allevatori in piazza per far chiarezza sulle multe

Migliaia di allevatori da tutte le regioni saranno oggi in piazza davanti a Montecitorio durante la discussione della manovra alla Camera dei Deputati che sospende il pagamento delle multe sulle quote latte. La protesta e’ stata decisa dal Consiglio nazionale della Coldiretti per chiedere chiarezza sulle quote latte. Anche una nutrita delegazione di oltre un centinaio di allevatori veneti, guidata dal presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza raggiungerà Roma per partecipare al sit-in in piazza Montecitorio. Per la migliore comprensione del perché si è arrivati a questa manifestazione, ecco riassunti di seguito gli eventi che nel tempo si sono avvicendati in merito alle “quote latte”.

Antefatto. Nel 1983-84, per far fronte alle eccedenze di produzione, l’UE ha introdotto un regime di quote latte che comprendeva il pagamento di un prelievo supplementare a carico dei produttori di latte nei paesi che superavano la quota loro assegnata. Per molti anni dopo l’introduzione del regime delle quote latte l’Italia ha incontrato considerevoli problemi nella corretta applicazione del regime e nell’applicazione delle corrispondenti sanzioni. Dopo molti anni di trattative, nel luglio 2003  il Consiglio ha raggiunto un accordo all’unanimità – la Decisione del Consiglio 2003/530 – che concedeva ai produttori italiani di rimborsare i prelievi supplementari pendenti dal 1995/96 al 2001/02, per un valore € 1,386 miliardi di euro, in 14 rate annuali di pari entità, a partire dal 2004.

L’emendamento alla Manovra su quote latte. Lo scorso 7 luglio un emendamento al decreto legge sulla manovra, fortemente voluto dalla Lega e presentato in commissione Bilancio del Senato dal relatore Antonio Azzollini (Pdl),  ha stabilito che il pagamento delle rate per la restituzione delle quote latte venisse sospeso fino al 31 dicembre 2010. La copertura, pari a 5 milioni per il 2010, sarà a valere del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi di natura corrente.  La presentazione dell’emendamento ha suscitato la protesta degli allevatori in regola con il pagamento delle quote latte, di associazioni di categoria come la Coldiretti, Cia, Confagricoltura nonché del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, “istituzionalmente rispettoso” ma al contempo “sconcertato” di quanto avvenuto in Parlamento. L’emendamento ha invece trovato l’appoggio dell’associazione di categoria Copagri.

Dacian Ciolos, Commissario Ue all'Agricoltura

Il Commissario Dacian Ciolos. In risposta all’emendamento, il Commissario UE per l’Agricoltura Ciolos ha riferito che “qualsiasi provvedimento il Governo italiano adotti per sospendere il pagamento da parte dei produttori italiani di latte delle sanzioni per la passata sovrapproduzione sarebbe contrario ad diritto dell’Unione europea e la Commissione sarebbe costretta ad avviare un procedimento d’infrazione contro l’Italia“. Il Commissario ha ricordato che l’accordo politico che consente ai produttori italiani di pagare il prelievo supplementare in 14 rate annuali di pari importo – come concordato nel 2003 e riconfermato dall’esercizio di valutazione dello “stato di salute” della PAC nel 2009 – prevede già il beneficio finanziario del rimborso di somme arretrate senza alcun pagamento di interessi. “Sospendere i pagamenti di quest’anno priverebbe i produttori di latte italiani affiliati dei vantaggi finanziari previsti dall’accordo politico”, ha affermato Ciolos, che ha inviato una lettera molto ferma al ministro italiano Giancarlo Galan.

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche agricole

La posizione del Ministro Galan. “Pur riconoscendo lo stato di crisi che sta attraversando il settore non risulta, al momento, possibile sospendere la riscossione del prelievo afferente ai periodi dal 1995/1996 in poi in ogni sua forma. Abbiamo effettivamente registrato la voce che nell’ambito della manovra vi sarebbe l’intenzione di presentare un emendamento che sospenda la riscossione del prelievo. Su una norma siffatta sono assolutamente contrario. E’ la contrarietà del Parlamento e più in particolare di quasi tutte le forze politiche di questa Camera che lo scorso anno – in sede di approvazione della legge 33 –  costrinsero al ritiro i presentatori di identici emendamenti. E’ la contrarietà della Commissione europea che aprirebbe nei nostri confronti una procedura di infrazione con conseguenze economiche a carico dell’Erario di svariate centinaia di milioni di euro. E’ la contrarietà della legalità, della trasparenza, dei comportamenti onesti derivanti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale. Non voglio credere alla eventualità della presentazione di una norma dagli effetti così devastanti ed immorali. Ma se questa ipotesi dovesse verificarsi, mi riservo tutte le valutazioni di mia competenza a salvaguardia di  quei valori di cui prima ho parlato. Valori irrinunciabili ai quali l’Autorità di Governo non può non ispirarsi”.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto

La posizione di Coldiretti Veneto. “Ancora una volta gli allevatori sono costretti ad abbandonare le proprie aziende per una questione di legalità – spiega Giorgio Piazza – Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi. Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti ma, visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi. Se sono ancora da rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori ma anche per lo Stato”. In Veneto, ricorda Coldiretti, la questione delle quote è sentita in particolare nel vicentino, nell’alta padovana, nel veronese, nel trevigiano e nel bellunese,  dove sono presenti circa 4.300 allevamenti ad indirizzo lattiero caseario che producono 11 milioni di quintali latte l’anno. Il settore zootecnico ha vissuto una profonda ristrutturazione non senza sacrifici e a fronte di notevoli investimenti da parte delle aziende che hanno scelto di stare sul mercato rispettando le regole. Regole che dovrebbero essere uguali per tutti. In più occasioni Coldiretti ha ricordato che il problema del settore latte non è quello delle quote ma piuttosto il prezzo, perché manca ancora una giusta remunerazione nei confronti dei produttori. Il prezzo alla stalla in Veneto è diminuito del 17% nell’ultima campagna assestandosi sui 34-36 euro al quintale (iva inclusa), importo non sufficiente per garantire un’adeguata redditività degli allevamenti.

(fonti Coldiretti Veneto/Commissione Ue Agricoltura/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

Veneto da gustare

Estate e’ sinonimo di tempo libero e voglia di freschezza anche in cucina, dove la fantasia non va certo in ferie. Il Veneto offre da questo punto di vista un ventaglio quantomai ampio di prodotti: quelli a Denominazione o Indicazione sono attualmente 33 ma presto saliranno a 34 con la formalizzazione della Denominazione d’origine protetta del ”miele delle Dolomiti bellunesi”. Questo prodotto si affianchera’ alle 25 Doc, alle ormai 8 Docg dei vini (anche se due di queste partiranno solo dalla prossima vendemmia) e a oltre 370 prodotti tipici.

Dall’antipasto al primo. Fuori dalle ricette abituali, vale la pena di provare qualche ‘piatto’ non di consuetudine, realizzabile magari attraverso una sorta di caccia al tesoro attraverso il Veneto. Un antipasto potrebbe prevedere la ‘coppa di testa di Este‘: difficile da trovare in questo periodo perche’ prodotta in inverno dagli esperti estensi, ma il cui sapore e’ in grado di superare tutti i sacrifici. Buona da mangiare anche a merenda magari in mezzo ai ‘corni’ di una ‘Ciopa vicentina‘ pane a pasta dura che subisce il processo della doppia cottura, viene cioe’ cotto in forno e poi asciugato biscottandolo. Chi non puo’ fare a meno del primo, della pastasciutta insomma, non ha che l’imbarazzo della scelta: dai ‘Tortellini’ di Valeggio sul Mincio, i famosi ‘Nodi d’amore’ ai ‘Bigoi’ alla vicentina, dalle ‘Lasagne da fornel’ piatto costituito da lasagne condite con semi di papavero e sugo a base di burro, mele e frutta secca, ai trevigiani ‘Subioti all’ortica‘.

Brodetto di anguilla

Carne o pesce? In ferie c’e’ il tempo di scegliere il giorno e il momento per assaggiare l’una e l’altro entrambi tesori veneti. Ecco, per gradire, ‘l‘Anguilla’ del Delta del Po, branzini o spigole della Valli da pesca venete, la ‘trota iridea‘ della Valle del Chiampo, le ‘fritture’ veneziane. Sull’altro fronte si puo’ scegliere di passare in tavola un”anatra di corte padovana‘ o perche’ no i ‘Cornioi‘ di Crespadoro o i ‘Bogoni’ di Badia Calavena in entrambi i casi ottime lumache, gli ‘sfilacci‘ di cavallo veronesi, piuttosto della porchetta trevigiana o del ‘Torresano‘ di Breganze.

Monte Veronese Dop

O meglio il formaggio? Chi non ama la carne puo’ essere travolto dalla qualita’ e quantita’ dei formaggi veneti. Tra i piu’ inebrianti, e’ il caso di dirlo, ecco l’Imbriago‘ prodotto in tutto il trevigiano, l’erborinato di Montegaldella, lo stravecchio di Asiago, sempre piu’ raro per via della grande commercializzazione del mezzano che non permette di riporre sulle tavole molto prodotto da lasciare invecchiare. E ancora il ‘Bastardo‘ del Grappa o il ‘Monte Veronese direttamente dalle malghe dei Cimbri. Tra una portata e l’altra e’ naturalmente doveroso trovare il tempo di visitar cantine e scegliere gli abbinamenti con i vini veneti di qualita’ meglio se curati da Consorzi di Tutela.

(fonte Ansa)