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Domenica 18 aprile: a Lendinara (Ro), il latte dei ricordi a 50 cent al litro

Con l’inaugurazione della Fiera agricola di San Marco, domenica 18 aprile, a Lendinara (Ro), i consumatori potranno acquistare il latte fresco del distributore automatico di via Marinai d’Italia al prezzo-fiera di 50 centesimi al litro, invece di un euro. E’ un’iniziativa dell’azienda produttrice Targa Marino e Claudio, che ha sede proprio a Lendinara e che ha predisposto la casetta del latte affinché il prodotto venga erogato a metà prezzo a tutti i consumatori che andranno a spinarlo dalle 9 alle 19.

In piazza, le origini contadine di Lendinara. E’ un modo conveniente per riscoprire un prodotto tipico della tradizione rurale polesana, nel contesto della fiera agricola cittadina, il cui ricco programma di eventi tende a rispolverare e valorizzare le origini contadine dei lendinaresi, come il raduno dei trattori d’epoca o il mercato dei fiori. Proprio a Lendinara, 91 anni fa, nasceva la prima associazione agricola che diventerà l’attuale Coldiretti Rovigo.

Questa iniziativa anticipa la Giornata del latte di sabato 24 aprile. Il latte dell’azienda Targa recupera proprio il ricordo e il sapore di quel liquido bianco e profumato che le nonne andavano ad acquistare direttamente alle stalle, che un tempo erano molto più numerose e diffuse di oggi. Ma la tecnologia e i controlli sulla produzione sono quelli di un’impresa moderna, che vuole garantire sicurezza alimentare ai consumatori e benessere agli animali.

Marino Targa, co-titolare azienda Targa Marino e Claudio

«La nostra azienda segue il disciplinare del Consorzio di tutela del Grana padano – spiega Marino Targa, uno dei titolari – e, pertanto, curiamo in modo particolare l’alimentazione delle mucche e la loro serenità generale. Questo ci permette di mungere un latte saporito e di alta qualità per composizione. Ce lo dicono le cadenziate analisi di Ulss e Abi cui sottoponiamo il prodotto. Ogni mucca mangia quotidianamente circa 35 chili lordi di alimenti naturali, in prevalenza di produzione aziendale: circa 20 chili di trinciato di mais (no ogm) che coltiviamo noi, 6 chili di pastone di granella di mais (sempre no ogm e di nostra produzione), 6 chili di fieno di erba medica coltivata nella nostra azienda, 2 chili e mezzo di soia no-ogm che acquistiamo, paglia a volontà che ogni mucca ha a disposizione nella propria cuccetta. Non tutti sanno – spiega Marino Targa – che ciascun animale, che durante il giorno è libero di razzolare a suo piacimento, durante la notte si ritira in una propria cuccetta, una sorta di lettino, che si è scelto lui e che mantiene nel tempo».

(fonte: Coldiretti Rovigo)

Piccole Doc padovane crescono

Friularo

(di Marina Meneguzzi) Il nome dovrebbe derivare da ‘rabioso’, termine dialettale usato per descrivere un frutto che rimane sempre un po’ acerbo e pertanto un po’ astringente. Di certo è che il suo “carattere tenace” l’ha fatto attraversare pressochè indenne attraverso il flagello della fillossera. E’ il Raboso veneto, vitigno “principe” della Doc Corte Benedettine, la denominazione più giovane del padovano, sorta nel 2004. Un suo parente stretto, probabilmente un clone originatosi naturalmente, il Friularo, è invece il “re” della Doc Bagnoli, altra denominazione della provincia di Padova, nata nel 1995.

Una bellezza davvero “inebriante”. Oltre al vitigno che dà vita e corpo ai loro vini più importanti, al fatto di essere piccoline e piuttosto giovani, e per questo spesso si trovano unite nella promozione, le due Doc padovane condividono la filosofia del “benessere a Km zero”. Che le ha portate a realizzare, in collaborazione con Coldiretti Veneto, le bio-creme alle vinacce del Friularo e del Moscato fior d’Arancio. Che, a detta di Onorio Finesso, presidente del Consorzio Tutela vini Doc “Corti Benedettine del Padovano” e di Lorenzo Borletti, presidente del Consorzio Vini Doc Bagnoli, stanno avendo particolare successo. Come i loro vini, sempre di grande personalità, che pian piano si stanno conquistando il gusto degli enoappassionati.

Doc “Corti Benedettine del Padovano”.  Il territorio di questa Doc si estende nell’area sud-orientale della provincia di Padova e nella parte meridionale della provincia di Venezia, occupando il territorio che per oltre 700 anni, dal 12° all’inizio del 19° secolo, ha visto la presenza e l’opera dei monaci dell’Abbazia Benedettina di Santa Giustina di Padova.  Accanto a vitigni storici e autoctoni, come il Raboso, il Refosco, il Tai e il Moscato, quest’ultimo in prima fila in fatto di qualità nelle tipologie Moscato Spumante, Moscato e Passito, si coltivano con buoni risultati quelli internazionali, dunque Merlot, Cabernet, Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio e Pinot bianco. L’ampia gamma di vitigni presente nella Doc consente sia la produzione di vini da consumare giovani,  freschi e floreali, sia di vini a medio o lungo invecchiamento, eleganti, morbidi e più strutturati. 

Doc Bagnoli o Bagnoli di Sopra. “Per bever il Bon Vin in quei confini i se parte per sin da le Città…a Bagnoli se gode e no se paga. El Paron generoso accoglie tuti, con trattamento nobile, e cortese”. Così il drammaturgo veneziano Carlo Goldoni descriveva nel ‘700 il buon bere nel territorio di questa Doc. Che comprende terre di origine sedimentario-alluvionale e di medio impasto e calcarei. Fattori questi che, insieme alle sensibili escursioni termiche giornaliere estive causate dalla vicinanza del fiume Adige, determinano la forte aromaticità delle uve della zona, friularo in primis, presente nella zona da più di 500 anni. Base per la vinificazione di quasi tutti i rossi, il Friularo è proposto anche come monovitigno, in versione Passito (con uve appassite in fruttaio sulle “arele”, graticci fatti con canne palustri intrecciate e affinato in caratelli di rovere per almeno due anni) e, di recente, anche vinificato in bianco, nell’interessantissimo e già di successo Spumante Brut (sia Metodo Classico che Charmat).  Buona presenza nel territorio anche dei vitigni internazionali, che danno vini di pronta beva e di medio e lungo invecchiamento.


Pecora Alpagota: Veneto Agricoltura ne tutela la biodiversità

Pecora alpagota

La conca dell’Alpago, luogo ideale per la pastorizia, a metà strada tra Cortina d’Ampezzo e Venezia, a pochi chilometri da Belluno, ha dato il nome a una razza ovina autoctona di taglia medio-piccola, dalla caratteristica maculatura scura sulla testa e sulla parte inferiore degli arti, dal mantello folto, fine e ondulato che la ricopre totalmente. Come la maggior parte delle razze autoctone, si è drasticamente ridotta nel secolo scorso: oggi sono presenti in zona poco più di 2000 capi.

Da circa dieci anni Veneto Agricoltura, presso la propria Azienda Pilota e Dimostrativa “Villiago” a Sedico (BL), svolge un lavoro di recupero, conservazione e valorizzazione delle Razze Ovine Autoctone, tra cui anche la Razza Alpagota. Attualmente vengono allevate in purezza circa 40 pecore di razza Alpagota. Il lavoro di selezione previsto dal protocollo operativo consiste, tra le altre azioni, nel mantenere la razza in purezza, utilizzando solo montoni iscritti al Registro Anagrafico gestito dall’Ass. Allevatori di Belluno; nel controllare e selezionare, in base allo standard di razza, gli agnelli nati annualmente; nel valorizzare l’attività mediante atti divulgativi e partecipazione a Mostre e Fiere Nazionali e Locali. Da alcuni anni l’“Agnello d’Alpago” è presidio Slow Food ed il marchio, che garantisce la completa tracciabilità del prodotto, è stato registrato.

Alpagota: razza che regge il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe
. Considerata ovino a triplice attitudine, cioè valida sia per la carne sia per la produzione di latte e di lana, oggi l’Alpagota è allevata quasi esclusivamente per l’ottima carne che può reggere il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe. L’agnello d’Alpago è perfetto per esempio in abbinamento ai piatti poveri della tradizione locale, come la “patora”, zuppa di mais e legumi, e la “bagozia”, sorta di polenta fatta con patate, mais, legumi e anche salame e pancetta. La valorizzazione e la commercializzazione dell’agnello d’Alpago sono gestite dall’Associazione “Fardjma”, che ha sede a Tambre (BL) e raggruppa diversi allevatori della zona dell’Alpago.

E’ arrivato il radicchio nuovo al Mercato orticolo di Chioggia

Radicchio Chioggia Ortomercato del Veneto

Al Mercato orticolo di Chioggia è iniziata la nuova stagione del radicchio rosso precoce primaverile. Le prime due partite, solo 14 quintali conferiti mercoledì, sono state quotate 1,92 euro al chilo. Un dato che ha incoraggiato gli ortolani a raccogliere. Infatti, il giorno successivo ne sono arrivati più del doppio, subito venduti nella caratteristica asta all’orecchio a 2,32 euro, confermando così la buona partenza di questa annata.

Il vero boom dei conferimenti è atteso comunque per la settimana prossima, quando si supereranno i 500 quintali giornalieri, per stabilizzarsi attorno ai 1500. Il prezzo spuntato alle prime aste ha per gli operatori un grande valore scaramantico, una sorta di viatico per tutta la successiva campagna del mese di aprile, decisiva per il reddito di un’intera annata delle aziende orticole locali con circa 50 quintali venduti attorno a 2,70 euro e la media del mese si è attestata poco sopra i due euro, mentre nel 2008 il primo radicchio, conferito il 4 aprile, fu quotato poco più di 80 centesimi e la media del mese non raggiunse i quaranta centesimi.

Giuseppe Boscolo Palo, Presidente Chioggia Ortomercato del Veneto

Radicchio primaverile: costi di produzione più elevati rispetto a quello autunno-invernale. «Speriamo che si confermi il buon andamento dell’aprile dello scorso anno – afferma Giuseppe Boscolo Palo, presidente di Chioggia Ortomercato del Veneto e produttore anch’egli – ma va precisato che il radicchio precoce ha costi di produzione più elevati. Alle voci di spesa che gravano su quello autunno-invernale, infatti, per il radicchio primaverile vanno aggiunti i costi di produzione in serra delle piantine da trapianto, di disinfezione del terreno, di acquisto del concime naturale, dei teli di polietilene per le coperture di archi, archetti e per le pacciamature a terra. Complessivamente siamo attorno ai 70-80 centesimi al chilo. Una volta portata la merce al mercato – aggiunge Boscolo – c’è una percentuale da versare al commissionario cui si affida il prodotto per l’asta.

Prevista una produzione di ottima qualità. Per le aziende iscritte al Consorzio del Radicchio di Chioggia Igp, ci sono ulteriori costi legati all’applicazione del disciplinare di produzione, alla certificazione e all’utilizzo del packaging dell’Igp. Nella forbice tra tutto questo e il prezzo di vendita ci stanno gli ammortamenti di mezzi e attrezzature, il rischio d’impresa (di fatto, le calamità naturali e le perdite per le vendite sottocosto di altri periodi dell’anno) e, finalmente, la remunerazione del nostro lavoro». «La produzione si presenta di ottima qualità – annuncia Pietro Cigna, un’esperienza

Pietro Cigna, Direttore Chioggia Ortomercato del Veneto

trentennale nella direzione del mercato, con l’Apos prima, il Cogemo poi, e ora nella nuova società di gestione – con buona pezzatura, colore vivace e foglia croccante. Le temperature sotto la media del periodo hanno ritardato di qualche giorno la maturazione del radicchio precoce, ma ne hanno favorito colorazione e consistenza».

Ma come si riconosce il vero radicchio nuovo da quello invernale ancora conservato nei frigoriferi? «Intanto c’è da dire che il prodotto deve provenire esclusivamente dagli orti litoranei di Sottomarina e Rosolina – spiega Giuseppe Palo -, e di questa origine, di cui da anni andiamo chiedendo la esplicita specificazione in etichetta,  è il passaggio nel nostro mercato che fa da garanzia rispetto alle importazioni da aree del sud del mondo, come Cile o Egitto. Il cespo del radicchio precoce di Chioggia è più leggero dell’invernale frigoconservato, la foglia leggermente più sottile e l’attacco del fittone (la radice) ha un diametro inferiore, attorno ai 2 centimetri».

(Fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)

Torna la “bottega del contadino” del Consorzio Agrario di Ponte di Piave (Tv)

foto Coldiretti Veneto

A una settimana dall’inaugurazione del primo punto vendita di Campagna Amica, gli agricoltori tornano da oggi, martedì 30 marzo 2010, con le loro bancarelle ad animare lo spazio del Consorzio Agrario di Ponte di Piave. Martedi, giovedi e sabato  – dalle ore 8.30 fino alle 13.00 – il market del contadino si completa quindi con la presenza dei produttori che nelle loro postazioni fisse offriranno ai consumatori frutta e verdura fresca, piante aromatiche, formaggi e salumi.

Allargata la gamma dei prodotti offerti. Il resto del “made in Veneto” è stato riposizionato sugli scaffali dopo che in questi giorni i clienti hanno preso d’assalto lo spaccio. Riconfermati, dunque, i fornitori dei prodotti ma allargata la gamma: dalla pasta di grano duro veneta alla farina “a due passi” di produzione padovana, dal miele delle Dolomiti al riso vialone nano e carnaroli, olio d’oliva del Garda in bottiglie di vetro e taniche di latta, radicchio rosso di Treviso in agrodolce, carciofi e asparagi sott’olio, confetture e marmellate, vini (anche biologici) bianchi e rossi frizzanti e fermi, mais bianco perla e giallo di Marano.

Consistente il risparmio. “Sarà stata anche la novità visto che è la prima esperienza del genere in Veneto e in Italia  – spiega Emanuele Barattin presidente del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno – ma sicuramente la qualità abbinata al prezzo hanno fatto la differenza. Ad esempio una confezione di 500 grammi di  pasta “Sgambaro” l’unica a “kmzero” costa 0,59 centesimi, il riso di Isola della Scala dai 2.20 ai 3.00 euro. Gli operatori agricoli presenti assicurano come regola il 30% in meno, mentre nella corsia evidenziata dal marchio ombrello  – la stella a sette punte in un cerchio multicolore affiancata dal Leone di San Marco e dalla scritta “Veneto. Tra la terra e il cielo – si può risparmiare dal 10 al 20% acquistando tipicità regionali esclusive.

Ben accetti i suggerimenti per migliorare il servizio. Certamente dobbiamo migliorare ancora alcuni aspetti anche quelli organizzativi – sottolinea Barattin –  per questo ci appelliamo alla pazienza dei nostri clienti con i quali vogliamo  condividere questo progetto. Siamo pronti a critiche e accoglieremo suggerimenti per perfezionare al meglio la nostra formula alternativa al supermercato”. Seppur ancora in via sperimentale, l’iniziativa sta registrando successo e consenso tra i cittadini gli stessi che entrando nello spaccio, nei locali adiacenti, possono trovare come sempre tutto l’occorrente per diventare provetti coltivatori, compresa la consulenza di personale qualificato: attrezzi, concimi naturali, sementi agro farmaci.

Nei consorzi agrari una nuova rete commerciale degli agricoltori. Primo punto vendita aperto a Ponte di Piave (Tv).

Punto Vendita Campagna Amica di Ponte di Piave (Tv)

Sono una decina le postazioni in legno che ogni martedi e giovedi (dalle ore 8.30 fino alle 13.00) animeranno il punto vendita di Campagna Amica aperto a Ponte di Piave (Tv) nei locali dell‘Agenzia del Consorzio Agrario di Ponte di Piave (Tv). Si tratta di una libera interpretazione per dare un forte impulso alle produzioni locali di qualità, ma anche accorciare la filiera agricola a tutto vantaggio dei produttori e dei consumatori.

Prodotti freschi in tempo reale senza costi aggiuntivi. “L’iniziativa, prima nel Veneto e in Italia, – ha precisato Emanuele Barattin Presidente del Consorzio Agrario di Treviso Belluno – è nata dall’accordo siglato qualche mese fa tra Coldiretti e Consorzi agrari per l’avvio di una rete commerciale finalizzata alla vendita di prodotti agroalimentari  in un rapporto diretto tra aziende agricole e consumatori. Questo significa disponibilità di prodotti del territorio in tempo pressochè reale, freschissimi e ottenuti secondo i ritmi delle lavorazioni stagionali, senza costi di intermediazioni aggiuntive”.

Km zero: aumenta la vendita, si accorcia la filiera. “Questo genere di mercato – ha sottolineato Franco Manzato vicepresidente della Giunta regione Veneto – rientra nell’obiettivo di accorciare la filiera agricola, creando anche più occasioni di vendita diretta. Quella che promuove i prodotti a Km 0 – ha poi ricordato il vicepresidente – è una legge nata da un’idea della Coldiretti, divenuta proposta di legge popolare e fatta propria da tutto il Consiglio veneto: è un’iniziativa che ha dato un forte impulso alle produzioni identitarie e che, premiando le produzioni locali, dà una mano concreta ai nostri agricoltori.

In Veneto, pernotta un turista su cinque in visita in Italia. In questa direzione va anche il recente accordo tra sistema turistico e  sistema agroalimentare per proporre prodotti locali agli ospiti di una Regione, il Veneto, dove pernotta circa un turista ogni 5  che soggiornano in Italia”. Il punto vendita di Campagna Amica allestito in uno spazio di 120 mq, vede presenti gli stessi produttori agricoli e offre la possibilità di acquistare in un “negozio” i sapori autentici della nostra campagna. “In questa bottega del contadino – ha spiegato Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto – non si incappa nel falso made in Italy.

Risparmi dal 10 al 30 per cento. Bandite le contraffazioni ed esaltata la qualità delle produzioni locali occorre solo confrontare i prezzi. Gli agricoltori assicurano come regola il 30% in meno mentre tra gli scaffali si può risparmiare dal 10 al 20% nell’acquisto di prodotti a logo ombrello regionale: la stella a sette punte in un cerchio multicolore affiancata dal Leone di San Marco e dalla scritta “Veneto. Tra la terra e il cielo”. Questo particolare marchio permette di riconoscere facilmente tutte le specialità agroalimentari vanto del Veneto che si fregiano di Doc, Dop, Igp e di altri riconoscimenti che ne certificano la rispondenza a norme oggettive di qualità. Per chi ama il “fai da te” nell’orto, nei locali adiacenti, si può trovare come da sempre tutto l’occorrente per diventare provetti coltivatori, compresa la consulenza di personale qualificato: attrezzi, concimi naturali, sementi agro farmaci.

(fonte Coldiretti Veneto)

Un piano nazionale d’intervento per riportare la carne di coniglio sulla tavola degli italiani

Veneto Agricoltura da tempo tiene sotto la lente di ingrandimento alcuni comparti del settore primario, come quello della coniglicoltura. Perché? Perché il coniglio richiama la tradizione contadina; carne prelibata per puerpere e festività, forma di reddito integrativo per le famiglie mezzadrili, anche moneta per pagare i vecchi canoni d’affitto; per cui un tempo tutti avevano i conigli e li sapevano allevare. E’ quanto sostenuto da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura nell’aprire i lavori del Convegno nazionale svoltosi lo scorso 9 marzo 2010 nella Corte Benedettina di Legnaro (PD). Il Piano nazionale di intervento per il settore cunicolo, presentato in anteprima da Giovanni Di Genova della Segreteria Tecnica del MIPAF,  individua interventi e linee d’azione finalizzati al potenziamento economico e produttivo di uno dei settori forti della economia agricola nazionale e veneta al fine di sostenerne la competitività sui mercati, sia quello interno che quello internazionale.

Italia secondo produttore al mondo dopo la Cina, a contenderci il posto c’è il Venezuela. Nonostante questo “podio”, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una significativa crisi di redditività per i nostri produttori, è stato detto dal V.Presidente di AVITALIA e Presidente del “Coniglio Veneto” Stefano Bison. Diversi sono stati i fattori: variabilità dei prezzi, stagionalità della domanda, ciclicità delle produzioni, evoluzione continua delle norme su qualità, sicurezza alimentare e benessere animale; una struttura produttiva molto polverizzata, l’assenza di specifiche ed adeguate politiche di promozione e informazione alimentare, consumatori con un’età anagrafica alta.

Tutti i numeri della coniglicultura. Comunque, il comparto cunicolo chiude un’annata migliore delle precedenti proprio sul piano della redditività, grazie alla tenuta delle quotazioni sul mercato all’origine e al contenimento dei costi di produzione, che ha consentito agli allevamenti almeno di non produrre in perdita. La produzione mondiale annua di carne di coniglio, ha segnalato Gabriele Zampieri di Veneto Agricoltura, è stimata in circa un milione di tonnellate, metà delle quali prodotte nell’Unione Europea. I principali produttori sono la Cina, con circa un terzo del totale, l’Italia (un quinto), Spagna e Francia (9%), in crescita come detto il SudamericaIn Italia la coniglicoltura è un importante settore della zootecnia da carne, dopo quello dei bovini, dei suini e dei polli, con una produzione lorda vendibile di circa 340 milioni di euro. Sono oltre diecimila gli addetti, attivi direttamente e nell’indotto. A concorrere alla produzione di 43.450 tonnellate di carni macellate è soprattutto il Nord, con oltre i quattro quinti (82,18%) della produzione italiana. Regioni leader il Veneto, con ben il 39,6% della produzione complessiva, l’Emilia Romagna con il 22,3%, il Piemonte con l’11,2% e la Lombardia con il 9,1%. Oggi la provincia di Treviso ha circa il 40% della produzione cunicola veneta, seguita dalle provincie di Padova, Verona, Vicenza e Venezia. Per Belluno l’attività cunicola si colloca nella Valbelluna e per Rovigo nell’alto Polesine.

La realtà cunicola veneta è molto composita.  Si va dagli allevamenti di qualche centinaio di conigli a quelli con svariate migliaia. La gestione del coniglio richiede professionalità e dedizione dovendolo accudire per 365 giorni all’anno, alla stessa stregua delle vacche da latte. Ragion per cui il livello professionale veneto è più che buono. Benessere animale, prassi igienica, salubrità del prodotto e tracciabilità sono le garanzie che gli allevatori di coniglio del Veneto offrono ai consumatori. Il bilancio dell’ultimo quinquennio però è fortemente negativo avendo avuto un anno positivo, tre consecutivi negativi e quest’ultimo a pareggio. La realtà del mercato ha portato purtroppo al fermo produttivo di molti allevamenti ha segnalato Bison. Stime di questi giorni, è emerso duirante il dibattito, calcolano nel Veneto un calo attorno al 15% che porta, nel 2009, la produzione attorno ai 19/20 milioni di conigli prodotti. Ciò anche perché il comparto si caratterizza per uno spiccato individualismo che indebolisce i produttori e impedisce l’effettuazione di azioni comuni di sostegno.

La crisi si vince informando scuole, mense scolastiche, pediatri. E’ necessaria infatti una azione di comunicazione sulle qualità della carne di coniglio coinvolgendo ad esempio le scuole, le mense scolastiche e i pediatri: idee queste contenute nel nuovo Piano nazionale. Quella del coniglio infatti è una carne magra, povera di colesterolo, adatta ai bambini ed alle puerpere, che può essere tranquillamente acquistata e facilmente consumata, come quella del pollo. Nonostante ciò, per quanto riguarda i consumi, si registra una marcata diminuzione della domanda interna (superiore al 10%), preoccupante sia dal punto di vista alimentare che per il futuro del comparto.

(fonte: Veneto Agricoltura)

Una grande kermesse per inaugurare Chioggia Ortomercato del Veneto

Passaggio di consegne tra Stefano Boscolo Mezzopan (sx) di Cogemo a Giuseppe Boscolo Palo (dx) di Chioggia Ortomercato del Veneto

Cambio della guardia nella gestione della Centrale orticola di Brondolo. Dopo 15 anni il Cogemo passa la mano a Chioggia Ortomercato del Veneto, la nuova società mista pubblico-privato, voluta dall’amministrazione comunale e presieduta da Giuseppe Boscolo Palo. Ma questi non sono solo giorni di passaggio di consegne. Fervono infatti i preparativi per l’inaugurazione della struttura, che viene totalmente riconsegnata ai produttori dopo circa due anni di lavori di restauro.

Domenica 14 marzo kermesse fieristica d’inaugurazione. “Ci proponiamo il rilancio e l’ampliamento delle attività del mercato – spiega Giuseppe Boscolo Palo -, sia attraverso il collegamento con altri mercati, che attivando accordi di filiera con le altre attività economiche del territorio, albergatori e ristoratori in primis”. “Per segnare questo cambio di passo – continua Boscolo – domenica 14 marzo, non ci sarà un semplice taglio del nastro, ma una vera e propria kermesse fieristica, alla quale parteciperanno numerosi operatori qualificati non solo del comparto agricolo, ma anche degli altri settori economici e produttivi della città”.

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)

13-14 marzo 2010: nelle piazze, i vini veneti Doc per Haiti

I vini veneti DOC contribuiranno ad alleviare le tragiche conseguenze del terremoto che ad Haiti ha mietuto decine di migliaia di vittime lasciando senza un tetto altre centinaia di migliaia di persone. Nel fine settimana del 13 e 14 marzo i volontari della Croce Rossa metteranno infatti in vendita nelle piazze del Veneto migliaia di bottiglie di vino veneto Doc generosamente offerte dai produttori. Il ricavato servirà a finanziare le attività della CRI a sostegno delle popolazioni terremotate. Contestualmente, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Veneto lancerà la campagna per il consumo consapevole di alcol attraverso le bottiglie “Pro Haiti”.

Cosa seminare? I dubbi del mondo agricolo.

E’ questo il periodo in cui il mondo agricolo si attrezza per una delle attività principali: decidere quali colture seminare, programmare perciò l’annata agricola.  Ma il problema dell’indeterminatezza sulle semine è sempre più diffuso, a causa del calo dei prezzi dei cereali riscontrato negli ultimi due anni, che ha comportato una diminuzione degli investimenti.

Mais, frumento e grano duro in calo. Dai dati ISTAT del 2009 elaborati dagli esperti di Veneto Agricoltura risulta una diminuzione, rispetto al 2008, del 9% delle superfici destinate al frumento tenero; in discesa pure quello “duro” che con i suoi 12.000 ettari è calato del 6%. Giù anche la coltivazione del mais: se nel 2007 il Veneto con i suoi 310.000 ettari destinati al mais aveva conquistato il primato, per la pianura padana, di questa produzione, nel 2009 sono stati stimati 240.000 ettari di superfici di coltivazione (-70.000 ha). E le previsioni per il 2010 non sono ottimistiche; si parla di un ulteriore calo dovuto agli elevati costi di coltivazione, a fronte dei bassi prezzi di mercato.

I consigli di Veneto Agricoltura. Ecco perché l’attività di ricerca degli ibridi di mais più produttivi assume sempre maggiore importanza nell’attuale contesto economico: è indispensabile orientare gli agricoltori nella scelta di quelli più rispondenti alle diverse realtà colturali. Proviamo a dare qualche segnalazione concreta: dalle prove varietali effettuate dai tecnici di Veneto Agricoltura risulta che “NK FAMOSO”, “PR32G44” e “PR31D24” si confermano come gli ibridi più produttivi, garantendo agli agricoltori le rese più interessanti. Le prove varietali sugli ibridi di mais sono state condotte da Veneto Agricoltura in collaborazione con il CRA (Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura), unità di ricerca per la maiscoltura di Bergamo.

Coltivazione di soia in aumento. Altra notazione: la soia, lo scorso anno, ha registrato un notevole aumento di superfici investite, pari al 28%; ciò fa presagire uno spostamento degli investimenti a favore di questa coltura, che ha costi di coltivazione inferiori rispetto al mais. Si prospetta infatti per il 2010 (stime ISTAT), un ulteriore aumento della superficie destinata alla sua coltivazione del 2% circa.  Le prove varietali sulla soia sono state allestite presso l’Azienda pilota e dimostrativa di Veneto Agricoltura “Diana” a Mogliano Veneto (TV).

I report delle ricerche, di sicuro interesse per gli operatori del settore, possono essere richiesti a Veneto Agricoltura o scaricate da questo link.

(fonte Veneto Agricoltura)