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Ritorno alle origini per il Soave: bye bye Chardonnay e Pinot Bianco

Trebbiano di Soave

E’ un vero e proprio ritorno alle origini per il Soave, in seguito alla recente modifica del disciplinare, approvata a fine gennaio dal Comitato Nazionale Vini. Il Soave Superiore Docg ed il Recioto di Soave dalla vendemmia 2010 potranno essere prodotti esclusivamente con vitigni storici quali la garganega e il trebbiano di Soave, vengono quindi esclusi lo Chardonnay ed il Pinot Bianco. Quest’ultimo non potrà inoltre essere utilizzato come vitigno base del Soave Doc. In vigna vengono ridefiniti i sistemi di allevamento con il recupero della pergola soavese con la tradizionale apertura nell’interfilare.

Forte identità territoriale con un marcato orientamento ai gusti di oggi. Le nuove tendenze di consumo più orientate a vini freschi e fruttati hanno suggerito una ridefinizione degli estratti fissandoli a 17 grammi/litri per il Soave Classico e Colli Scaligeri e a 19grammi/litro per il Soave Superiore Docg. Nell’ambito del Soave Superiore è anticipata l’immissione al consumo al 1° aprile mentre per la tipologia Riserva la data di commercializzazione è stata individuata nel 1° novembre. In entrambi i casi è stato tolto l’obbligo dell’affinamento in bottiglia. Le nuove regole vanno quindi sostanzialmente a ridefinire un prodotto dalla forte identità territoriale ma con un più marcato orientamento alle moderne tendenze di consumo.

Dati 2009: sostanziale equlibrio tra domanda e offerta
. «Le nuove regole – afferma Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio di Soave –  giungono in un momento particolarmente significativo per la denominazione. Sul fronte produttivo i dati vendemmiali 2009 confermano un sostanziale nuovo equilibrio tra domanda ed offerta, dovuto sia alla costante azione di monitoraggio delle produzioni in vigna, sia alla decisione di ridurre a 130 quintali per ettaro le rese per il Soave Doc e per il Soave Classico. Per quanto riguarda la commercializzazione, nonostante un contesto internazionale difficile, soprattutto per i mercati inglese e tedesco dove nell’ultimo anno tante denominazioni italiane hanno mostrato segni di sofferenza, il Soave rimane un vino di riferimento». In merito all’imbottigliato i dati si riconfermano in linea con il 2008 – un risultato molto positivo in relazione al generale andamento dei mercati – diretta conseguenza questa dei contratti di vendita confermati per quanto riguarda il comparto della distribuzione moderna tedesca e inglese. Situazione analoga anche per il Soave sfuso che raggiunge le grandi centrali di imbottigliamento del Nord Europa e che, come per l’annata appena chiusa, si attesta intorno ai 50.000 ettolitri.

Nota positiva dal mercato interno. E mentre si rimane in attesa dei dati sul fronte statunitense, arriva una importante nota positiva dal mercato interno, spesso sottovalutato dai produttori del Soave. In base ai consuntivi relativi alla grande distribuzione e recentemente rilevati, si conferma infatti un’ulteriore crescita in volume e valore delle vendite pari ad +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con una generale tenuta dei prezzi medi a bottiglia. In questo contesto di confortanti notizie il Consorzio ha avviato un’ importante azione promozionale che interessa nel 2010 soprattutto Stati Uniti e Canada, con numerosi progetti tesi alla valorizzazione e al sostegno delle aziende socie.

(fonte: Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto di Soave)

26 febbraio 2010: a Padova, Assemblea regionale Fedagri Veneto; a Mogliano Veneto (Tv), i vertici dei nuovi consorzi di bonifica incontrano la stampa

Venerdì 26 febbraio 2010 all’hotel Crowe Plaza di Padova si svolgerà l’Assemblea regionale di Fedagri Veneto (prima convocazione alle 8.30 e seconda convocazione alle ore 9.30). Questo  l’ordine del giorno: Apertura dei lavori; Elezione del Presidente dell’Assemblea ed altri adempimenti relativi all’Assemblea; Relazione del Presidente della Federazione Regionale; Discussione; Assemblee di settore; Elezione degli organi della Federazione regionale, Elezione dei delegati alla Assemblea nazionale.

All’Assemblea parteciperanno il Presidente e il Direttore di Confcooperative Fedagri Maurizio Gardini e Fabiola di Loreto. Saranno inoltre presenti il Vice Presidente della Regione Veneto e Assessore all’agricoltura Franco Manzato e il Presidente della IV Commissione Clodovaldo Ruffato.

A Mogliano Veneto, presentazione dei nuovi vertici dei rinnovati Consorzi di bonifica. Venerdì 26 febbraio 2010, alle ore 10.30, a Villa Braida di Mogliano Veneto (Treviso), si svolge un incontro stampa di presentazione dei nuovi vertici dei rinnovati consorzi di bonifica, nati dalla riforma del settore voluta dalla Regione Veneto. L’occasione si presta per fare il punto sui principali interventi da attuare contro il rischio idrogeologico nelle 7 province, secondo quanto emerso dalla recente presentazione, a Roma, di una proposta di piano nazionale da realizzare di concerto con gli enti territoriali. All’incontro, in occasione della Preconferenza Organizzativa dei consorzi del Nordest, interverranno anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, Massimo Gargano ed il Direttore Generale A.N.B.I., Anna Maria Martuccelli (fonte Unione Regionale Veneta Bonifiche Irrigazioni e Miglioramenti Fondiari).

Dalle stalle alle stelle: le deiezioni diventano risorsa con RiduCaReflui

Con la Direttiva Nitrati 676/91/CE, l’Unione Europea ha regolamentato la prevenzione e la riduzione dall’inquinamento delle acque superficiali e profonde derivanti dall’attività zootecnica. Questa Direttiva è stata recepita a livello nazionale con alcuni Decreti Legislativi nel 1999 e nel 2006. A loro volta le singole regioni hanno emanato i provvedimenti necessari per applicare pienamente le norme comunitarie e nazionali sul territorio regionale. Queste leggi si pongono l’obiettivo di tutelare le risorse ambientali dall’inquinamento causato dai nitrati di origine agricola, al fine di garantire una produzione sicura e sostenibile.

Per l’Italia, possibilità di deroga al carico di azoto da 170 a 250 Kg/ha. Ogni regione ha individuato zone vulnerabili e non vulnerabili sul suo territorio e ha stabilito i piani operativi che ogni azienda deve presentare per dimostrare la corretta utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e dei fertilizzanti azotati. La Direttiva nitrati prevede pure che gli Stati membri possano chiedere deroghe. In passato Bruxelles ha concesso la deroga a Danimarca, Olanda, Germania, Austria, Irlanda e Fiandre. Anche l’Italia, sulla base di dati scientifici, ha chiesto di poter sostenere un carico di azoto superiore al limite fissato dei 170 chili di azoto per ettaro nelle aree vulnerabili ai nitrati della Pianura Padana (complessivamente pari a circa 1 milione e 800mila ettari). L’obiettivo è quello di arrivare ai 250 chili di azoto per ettaro.

Il progetto della Regione Veneto. Questa azione vede la Regione Veneto capofila; Regione che ha anche lanciato con Veneto AgricolturaRiduCaReflui”, un articolato progetto di riduzione del carico inquinante generato dai reflui zootecnici nell’area del Bacino Scolante della Laguna veneta, che sarà presentato giovedì 25 febbraio 2010 a Legnaro (Corte Benedettina, ore 9,30). E’ importante infatti approfondire e valutare soluzioni che permettano alle aziende di operare entro i limiti normativi, conferendo i cosiddetti “effluenti di allevamento” (in pratica le deiezioni animali) a centri aziendali o consortili di trattamento, a impianti di depurazione in via di dismissione, a impianti di digestione anaerobica con trattamento a valle del digestato mediante diverse tecnologie di abbattimento/valorizzazione dell’azoto.

Le soluzioni. Lo scopo del progetto è quello di analizzare “percorsi concreti” per il trattamento dei reflui zootecnici in grado di consentirne il loro riutilizzo trasformandoli, così, in una risorsa per l’ambiente tramite la valorizzazione energetica (produzione di biogas a monte del trattamento) e la valorizzazione agronomica (produzione di fertilizzanti organici da trattamenti conservativi dell’azoto). I percorsi analizzati forniranno alle aziende una varietà di soluzioni: logistiche, tecnologiche e contrattuali.  Soluzioni che permetteranno loro di operare entro i limiti della Direttiva. Il convegno in programma, che tra gli altri vedrà la partecipazione di professori universitari (Borin, Pettenella, Chiumenti) e importanti tecnici (Mezzalira e Correale per Veneto Agricoltura, De Gobbi per la Regione), ha lo scopo di presentare agli attori del mondo agricolo e non il Progetto segnalando problematiche e soluzioni (fonte: Veneto Agricoltura).

A rischio la biodiversità negli agroecosistemi

Fiordaliso (cantaurea cyanus)

La perdita di biodiversità è considerata una delle grandi emergenze del mondo contemporaneo. Conservazione, tutela e valorizzazione della biodiversità sono oggetto mission di Veneto Agricoltura, che è impegnata perciò nella tutela delle specie selvatiche e degli habitat naturali, alcuni minacciati dal degrado del territorio, dagli effetti collaterali della globalizzazione e dai cambiamenti del clima.

È da questa vision che nasce “La flora dei campi di frumento e orzo del Veneto”, volume che sarà presentato martedì 23 febbraio alle 15.30 presso la Corte Benedettina di Legnaro (PD). La pubblicazione è frutto di una ricerca approfondita, una delle prime avvenute nel nostro Paese, sullo stato di conservazione di un gruppo di piante (soprattutto il fiordaliso), la cui importanza non è solo legata all’estetica, ma alla funzionalità che esse assicurano agli ecosistemi agrari.

All’incontro, introdotto e coordinato dal Direttore della sezione Ricerca e Sperimentazione di Veneto Agricoltura Giustino Mezzalira, parteciperanno tra gli altri Silvia Di Nunzio (ALCOA Foundation) e Stefano Tasinazzo (Botanico, autore della pubblicazione).

Le Coop di pesca polesane aderiscono a Coldiretti e Unci

Quindici cooperative e quattro società di pescatori polesane hanno aderito a Coldiretti Rovigo e all’Unci-pesca (Associazione nazionale delle coop di pesca e acquacoltura). Il gruppo ittico rappresenta oltre 350 soci, dediti prevalentemente alla pesca di mitili, vongole veraci, vongole di mare e pesce di acqua dolce e salata. La flotta è costituita da 5 imbarcazioni a strascico, 15 draghe idrauliche (per la pesca di vongole di mare), 170 imbarcazioni per la piccola pesca in acque lagunari e marittime, 20 imbarcazioni di quinta categoria, ossia adibite ad impianti di mitilicoltura.

Obiettivi in comune. L’affiliazione con l’Associazione polesana Coldiretti è stata un passo naturale per le coop di pesca, in quanto ne condividono il progetto economico di realizzazione di una filiera agricola tutta italiana e di valorizzazione del prodotto locale legato al territorio. In questo senso, i prodotti ittici, cozze, vongole e l’acquacoltura sono sicuramente dei fiori all’occhiello dell’area deltizia bassopolesana e ne connotano l’economia. L’Unci-pesca  è l’associazione di settore della centrale cooperativa nazionale di ispirazione cattolico-sociale, Unci (Unione nazionale delle coop italiane), la quale ha iniziato un percorso di stretta collaborazione con Coldiretti per la valorizzazione dei territori e della filiera corta. Entro la fine di febbraio, le coop di pescatori si daranno una rappresentanza provinciale, creando il primo nucleo di Unci-pesca in Polesine.

(fonte: Coldiretti Rovigo)

19 febbraio 2010: a Mogliano (Tv) seminario su mense scolastiche e biologico

foto sportellomensebio.it

Venerdì 19 febbraio, alle ore 9.00 presso Villa Braida (Mogliano Veneto-TV) si tiene un seminario di Veneto Agricoltura e Regione su mense e biologico.  L’iniziativa, volta a promuovere una sana, sicura e corretta alimentazione fin dalle prime fasce d’età, quelle più sensibili e a rischio, si rivolge innanzi tutto agli operatori di settore (imprese di ristorazione), ai comuni, al mondo della scuola, a pediatri e dietisti.

Mangiare biologico a scuola: ancora qualche difficoltà ma c’è da sperare. Con la terza tappa a Villa Braida (Mogliano Veneto-TV), si chiude quindi il ciclo di seminari sulla qualità della ristorazione scolastica pubblica nel Veneto; nell’incontro saranno presentati i risultati dell’indagine condotta da Veneto Agricoltura in collaborazione con la Regione, per verificare la conformità da parte delle Amministrazioni locali alla legislazione in materia di alimentazione biologica. Ddll’indagine, condotta da luglio a settembre 2009, è emersa una realtà di diffusa non conformità alla normativa nazionale (legge 488/1999) e a quella regionale (legge 6/2002), che impongono alle mense l’utilizzo quotidiano di prodotti biologici. In ogni caso, le aspettative per l’immediato futuro fanno ben sperare, in quanto gran parte dei comuni interpellati ha anche espresso un significativo interesse all’introduzione di prodotti biologici nelle proprie mense scolastiche nel 2010.

Parlano al seminario. Tra i relatori, provenienti da realtà istituzionali, della sanità, della ricerca, della progettazione e gestione della ristorazione collettiva, Roberto Pinton (Segretario Nazionale Assobio), Guido Moro Primario del Centro di alimentazione infantile Ospedaliero Melloni di Milano, Laura di Renzo Istituto Nazionale per la dieta mediterranea e la nutrigenomica, Università Tor Vergata – Roma.

Testimonianze di comuni con mensa biologica. A completare un quadro informativo concepito come contributo all’affermazione di un’agricoltura e di un’alimentazione di qualità, sostenibile e sicura non mancheranno le testimonianze di comuni che da tempo hanno felicemente avviato la mensa biologica; nell’occasione, sarà distribuita una pubblicazione che illustra, con dati di ricerche scientifiche nazionali e internazionali, gli effetti positivi dei prodotti biologici sulla salute e sull’ambiente, con indicazioni utili agli amministratori locali e sanitari, ai genitori e ai responsabili scolastici.

(fonte: Veneto Agricoltura)

I giornalisti Argav alla scoperta di Montagnana e del prosciutto Veneto Berico-Euganeo

Attilio Fontana, presidente prosciuttificio Fontana, insieme ai giornalisti Argav

(di Pietro Bertanza) E’ risaputo, il prosciutto crudo resta uno dei must dell’agroalimentare italiano, specialmente se Dop (denominazione di origine protetta). Proprio per questo l’apertura della stagione 2010 delle uscite tecniche dei giornalisti Argav si è svolta presso il prosciuttificio Attilio Fontana di Montagnana (Padova). Un prosciuttificio che produce cosce d’alta gamma – ha esordito il presidente Attilio Fontana – e che non ha risentito molto della crisi, in quanto capace di ricavarsi un mercato di nicchia. Il presidente ha proseguito spiegando ai giornalisti, provenienti da tutto il Veneto e Trentino-Alto Adige, l’importanza della scelta delle materie prime. Infatti per i loro prosciutti eseguono un’accurata selezione delle cosce. Cosce di maiali nati e allevati in sole 11 regioni del Nord-Centro Italia.

La stagionatura al prosciuttificio Attilio Fontana

Il segreto del prosciutto Fontana. La visita è continuata all’interno del prosciuttificio, dove Fontana ha illustrato le varie fasi per ottenere dei prosciutti di alta qualità. La selezione delle cosce avviene al momento del loro arrivo dal macello, «si valutano più di 15 parametri – ha proseguito Fontana – tra cui la consistenza, il colore, l’altezza del grasso (fondamentale per il processo di stagionatura), la mancanza di ematomi, ecc». Dopo l’arrivo in azienda e dopo aver superato la dura selezione, la coscia viene lavorata per perdere l’acqua e il sangue che contiene, al fine di permetterne la conservazione. A questo scopo è posta in cella di salatura dove resta, al massimo, 15 giorni. Il nostro cicerone ci svela anche il segreto del mestiere: nel prosciuttificio Fontana, per ogni Kg di coscia fresca questa deve stare 1 giorno sotto sale (la quantità di sale occorrente è quindi bassissima). La coscia viene nuovamente lavorata, sempre per aiutare la perdita di acqua e sangue, e posta in una nuova cella dove l’umidità è un po’ più alta rispetto alla prima cella. Dopo questo passaggio inizia la vera stagionatura in un locale con temperatura e umidità controllata. Qui le cosce restano come minimo 16 mesi (12 sono quelli previsti dal disciplinare Dop) e, se la coscia è all’altezza, sino a 18 mesi per il prosciutto riserva.

foto di gruppo giornalisti Argav davanti al Duomo di Montagnana

La città di Montagnana. La giornata è proseguita con la visita alla cittadina di Montagnana. L’ufficio turistico ha voluto presentare ai giornalisti agroambientali le opere della città murata partendo dal Duomo, intitolato a Santa Maria Assunta. Nella splendida chiesa si possono ammirare due affreschi del Giorgione. Proprio nel 2010 ricorre il 500° dalla morte del famoso pittore e la città ne approfitta per fare i dovuti festeggiamenti. Dopo la visita alla chiesa di Montagnana la guida ha accompagnato gli attenti auditori a visitare il cortile del castello di San Zeno e la splendida torre. Edificio militare più antico della città, che domina dall’alto dei suoi 38 metri e rappresenta una delle caratteristiche salienti della cinta fortificata.
Ultimo appuntamento dell’intensa mattinata è stata la tappa nell’enoteca Tomanin con un prelibato menu degustazione dove, ovviamente, il prosciutto Veneto non poteva mancare.

Non resta che dare appuntamento al prossimo incontro tecnico alla scoperta dei saperi e sapori delle nostre Terre.

(si ringraziano per le foto Emanuele Cenghiaro e Mirka Cameran)

16 Comuni tra Colli Berici ed Euganei uniti nel produrre un alimento di grande tradizione. Il Consorzio del Prosciutto Veneto nasce a Montagnana nei primi anni Settanta per iniziativa di alcuni produttori locali ed ha il compito di tutelare e promuovere il Prosciutto che in questa zona viene lavorato e stagionato secondo antiche usanze e tradizioni. Il riconoscimento internazionale più importante e di cui pochi prodotti in Europa possono fregiarsi arriva nel 1996: l’Unione Europea assegna al Prosciutto Veneto Berico Euganeo la D.O.P., ossia la Denominazione di Origine Protetta, marchio che garantisce lo strettissimo legame tra la produzione ed il territorio. L’area di produzione si estende su 16 comuni posti tra i Colli Berici ed Euganei, con Montagnana che ne è il centro più rinomato e sede del Consorzio (Fonte: http://www.fdlstudio.it)

L’aglio bianco Dop polesano l’unico aglio che in cucina può supportare il tartufo

Aglio Polesano Dop (foto Coldiretti Rovigo)

“Quello polesano è il migliore aglio che esiste al mondo”: parola di Renato Maggiolo, esperto di verdure polesane intervenuto lo scorso 9 febbraio nella trasmissione di RAI 1 “Occhio alla spesa” per commentare le qualità dell’Aglio bianco, prima Dop polesana. “Pur avendo una minore intensità olfattiva, ossia un odore meno forte degli altri – ha spiegato Maggiolo -, il suo aroma è più complesso, con un ampio spettro dalle infinite sfumature aromatiche. Per questo, fra l’altro, è l’unico aglio che può supportare il tartufo, in particolare il tartufo nero, ma anche bianco” (video della trasmissione può essere visto in differita sul sito www.occhioallaspesa.rai.it)

L’aglio bianco polesano prima Dop della Provincia di Rovigo. Un regolamento dell’Unione europea, pubblicato sulla Gazzetta del 1° dicembre 2009 e in vigore dal 21 dicembre 2009, concede la protezione a livello europeo alla denominazione “aglio bianco polesano”, che potrà essere utilizzata soltanto dall’aglio prodotto in Polesine, secondo uno specifico disciplinare, che collega la coltura al territorio e alla lavorazione tradizionale. L’aglio Dop sarà riconoscibile dal marchio europeo, un cerchio rosso bordato di giallo. Sono finite le possibilità di imitazione e di frode al consumatore. «E’ un traguardo importante – ha commentato Claudio Salvan, produttore e presidente della coop “Il Polesine”, associata a Coldiretti – che premia il tempo e le energie che i produttori hanno speso per questo obiettivo fin dal 2004, quando si è partiti con la presentazione della prima documentazione al ministero per le Politiche agricole». «La protezione europea – spiega Salvan – garantisce una seria etica comportamentale da parte dei produttori della zona del disciplinare, che si traduce in qualità e salubrità del prodotto. Ma è anche il punto di partenza per riorganizzare la produzione attorno a un piano di marketing che promuova e faccia conoscere il prodotto ai consumatori, affinché lo possano scegliere e ricercare». «Dal punto di vista del consumatore – conclude Salvan – l’ottenimento della Dop significa che, a partire dalla prossima campagna produttiva, il consumatore potrà esigere di acquistare aglio col marchio Dop, con la certezza che è effettivamente coltivato in Polesine, nel rispetto di tutte le normative di produzione del disciplinare».

La tradizione. L’acquisizione della Dop per l’aglio bianco è stata possibile grazie al lungo legame col territorio polesano, dove si sono sviluppate tecniche di produzione che comprendono la selezione dei bulbi per la semina dell’annata successiva e la lavorazione manuale del prodotto estirpato.Storicamente la presenza della coltivazione dell’aglio nella rotazione aziendale è rilevata fin dal XVI secolo. La coltura ha assunto rilevanza nell’evoluzione dell’ordinamento colturale delle aziende di dimensioni medio piccole dell’area Dop. Anche per la commercializzazione l’aglio polesano ha visto nei secoli nella piazza di Rovigo un punto di riferimento, come riportato nell’Archivio storico della Camera di commercio di Rovigo

Aglio polesano Dop (foto agricolturaitalianaonline.it

La coltura. L’aglio bianco polesano è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme data l’assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell’apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette hanno una colorazione verde/azzurra. Il bulbo deve essere di forma rotondeggiante – regolare con un leggero appiattimento della parte basale, di colore bianco lucente, ed esente da fitopatologie. La Dop è ottenuta con l’ecotipo Bianco Polesano e la varietà Avorio. Zone di produzione dell’area Dop: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle, Fratta, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza, Pincara, Polesella, Pontecchio, Rovigo, S. Bellino, S. Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesana.

(fonte: Coldiretti Rovigo)

Convegno Coldiretti Rovigo: i terreni agricoli non sono spazi vuoti da occupare

partecipanti al Convegno Coldiretti Rovigo "Crisi come guardare oltre"

Maggiori controlli in difesa dell’italianità dei prodotti, riposizionamento dell’impresa agricola nella filiera agroalimentare, l’opportunità per la Regione Veneto di partecipare o meno al capitale delle società di distribuzione agroalimentare, il connubio tra prodotti agroalimentari e turismo veneto: queste le tematiche toccate dal convegno di Coldiretti “Crisi, come guardare oltre”, che si è svolto il 3 febbraio scorso all’Interporto di Rovigo, e che ha mostrato come il settore primario, sfiancato dalla caduta libera dei prezzi alla produzione, abbia in realtà voglia e idee per continuare a “fare impresa”.

Le risorse devono ritornare a chi ha fatto dell’azienda agricola uno scopo di vita. Molti gli spunti offerti dai relatori, dal

Valentino Bosco, Presidente Coldiretti Rovigo

presidente di Coldiretti Rovigo, Valentino Bosco, all’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato, da Pietro Sandali economista di Coldiretti nazionale, all’assessore provinciale Claudio Bellan, a Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto. «Non svendiamo la biodiversità del nostro territorio che è la potenzialità di fare imprenditoria – ha detto il presidente Valentino Bosco, ribadendo la contrarietà agli Ogm -. I terreni non sono spazi vuoti da occupare, dove chiunque può arrivare e costruire una discarica o un parco fotovoltaico, ma sono gli strumenti di lavoro degli imprenditori agricoli. Chiediamo alla politica di fare delle scelte. C’è il rischio del latifondismo – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Rovigo – perché chi ha liquidità investe in terreni e pur facendo un altro mestiere incassa i contributi Pac. Io credo che in un momento difficile come questo, le poche risorse debbano andare a chi dell’azienda agricola ha fatto uno scopo di vita. Perché – ha chiesto Bosco incassando l’applauso a scena aperta – la previdenza agricola deve essere pagata soltanto dagli agricoltori? Tutti quelli che possiedono un terreno dovrebbero almeno pagare un contributo di solidarietà».

Franco Manzato, Assessore Regione Veneto all'agricoltura

Vendita diretta dei prodotti nei Consorzi agrari. Trasparenza del mercato e nelle filiere, programmazioni di lungo respiro, attuazione concreta della “legge regionale km zero” sono alcuni degli altri temi toccati dal presidente, mentre il vicegovernatore Franco Manzato ha spostato l’attenzione sulla funzione del settore pubblico in agricoltura, ventilando l’ipotesi di investire direttamente nella vendita dei prodotti. «Il 60% delle presenze turistiche in Veneto – ha spiegato Manzato – è attratto dal nostro agroalimentare. In Regione stiamo discutendo la possibilità, secondo una proposta di Coldiretti, di coinvolgere i consorzi agrari come punti di vendita e promozione del sistema agroalimentare veneto collegandolo al turismo, sotto il marchio “Tra terra e cielo”, che ne garantisca l’origine. Il nostro turismo insieme ai nostri prodotti sono una formidabile “macchina da guerra”, che, diretta da una strategia della Regione, può far vendere i prodotti in Veneto e fuori. Sappiamo che il 75% dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più un prodotto che fosse garantito come italiano, quindi c’è un grande potenziale di sviluppo per la nostra agricoltura». «Dobbiamo finire col “nanismo politico” – ha aggiunto – e intervenire con una politica aggressiva, che non sia solo contributi e finanziamenti, ma che ridisegni lo scenario dell’agricoltura del futuro». Quindi Manzato ha parlato del disciplinare del “latte veneto” e dei marchi di riconoscimento regionali; della sburocratizzazione con lo sportello unico e della necessità che i dirigenti regionali vadano nelle aziende per rendersi conto delle problematiche reali.

Una filiera tutta agricola e italiana. Pietro Sandali di Coldiretti nazionale ha ricordato lo stato di attuazione del progetto dell’organizzazione per una “filiera tutta agricola e tutta italiana”, che passa per la fusione col sistema cooperativo Unci, diventato Unci-Coldiretti, per la riorganizzazione della rete dei Consorzi agrari e per la “vendita diretta organizzata” (Vdo), composta da farmers market e aziende, che presto opereranno sotto un marchio di riconoscimento con la denominazione “Campagna Amica”. «Le intenzioni sono buone – ha affermato Giorgio Piazza, chiudendo il convegno – ma mi pare che l’agricoltura sia ancora un settore di risulta e quindi da rapinare liberamente, nel suo territorio, nelle aziende, nel valore dei prodotti, perché tanto è l’unico settore dove i prezzi sono fatti non da chi produce, ma da chi commercializza o trasforma. L’agricoltura deve diventare settore strategico anche nei fatti, perché produce sicurezza, qualità, identità storica e culturale. E questi – ha concluso il presidente di Coldiretti Veneto – sono valori per tutti i cittadini».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Nasce Chioggia Ortomercato del Veneto. E punta subito su più servizi, sicurezza alimentare, qualità dei prodotti, valorizzazione della tipicità regionale

sindaco di Chioggia (a sx) Romano Tiozzo e presidente Chioggia ortomercato del Veneto, Giuseppe Boscolo

«Non solo mercato alla produzione, ma anche punto di incontro tra consumatore e impresa agricola, una sorta di grande Farmer’s Market, che accorci la filiera e stimoli la diversificazione produttiva. E poi l’organizzazione di nuovi spazi per la logistica e la movimentazione delle merci, la messa in campo di incisive azioni di promozione del prodotto per l’ampliamento della rete commerciale, anche attraverso il collegamento con altri mercati, come quelli di Padova, Verona e Rovigo; infine favorire iniziative per la trasformazione del prodotto organizzata direttamente da parte del produttore». Queste le principali linee di sviluppo della rinnovata Centrale orticola, illustrate alla stampa mercoledì 27 gennaio dal sindaco di Chioggia, Romano Tiozzo.

Necessità di innovare per il rilancio del comparto orticolo clodiense. L’incontro con gli organi d’informazione, organizzato per presentare l’andamento delle produzioni conferite alla Centrale orticola di Brondolo nel 2009, è stato anche l’occasione per delineare i progetti di rilancio del comparto orticolo clodiense e di sviluppo della struttura rinnovata dopo circa due anni di lavori. «Accanto alla indispensabile ristrutturazione del mercato ortofrutticolo – ha detto il sindaco – siamo arrivati, se pur dopo lunga gestazione, ad una soluzione vera per la gestione dello sviluppo strategico del settore, attraverso la costituzione di una società mista pubblico privata, Chioggia Ortomercato del Veneto. Con questi nuovi strumenti e perseguendo le linee di sviluppo indicate, il Mercato orticolo di Chioggia può diventare sempre più polo d’attrazione per il produttore, vero soggetto debole della filiera».

Radicchio conferito in Centrale

Il vero problema: la fuga del prodotto. Nel 2009 in Centrale orticola sono stati conferiti circa 130mila quintali di prodotto, con un fatturato di poco più di 11 milioni di euro. Il radicchio di Chioggia, che ha rappresentato quasi l’85% delle produzioni conferite, ha registrato quotazioni con valori medi mensili compresi tra 2,20 e 0,51 euro/kg per la varietà primaverile (aprile-giugno) e tra 0,20 e 0,40 euro/kg per la varietà autunnale (settembre-dicembre), con una media annua ponderata di 0,88 euro/kg, più del doppio rispetto al 2008, a fronte però di un calo dell’8,6% delle produzioni. «Sono valori complessivamente buoni – ha detto Giuseppe Boscolo Palo, neopresidente della società di gestione Chioggia Ortomercato del Veneto, illustrando l’andamento dell’attività 2009 in Centrale i orticola – specie se confrontati con gli scarsi 6 milioni di euro del fatturato 2008. In ogni caso la redditività per gli ortolani rimane molto bassa, inoltre va segnalato che in dieci anni le produzioni conferite si sono più che dimezzate. Il vero problema è infatti la fuga del prodotto: in un decennio abbiamo perso più del 50% degli ortaggi e quanto viene conferito oggi in mercato è solo il 30% della produzione totale, cioè della effettiva capacità produttiva di Chioggia. Questa azione di rilancio del mercato – ha proseguito Boscolo – passa attraverso maggiori servizi e attraverso la sicurezza alimentare, la qualità dei prodotti, la valorizzazione della tipicità regionale».

Mercato all'orecchio in Centrale

Addio asta all’orecchio, meglio asta a orologio. Secondo il presidente Chioggia ortomercato del Veneto, le linee direttrici da perseguire per raggiungere questi obiettivi sono: impegnare nella programmazione le organizzazioni dei produttori, oggi finalmente parte attiva nella gestione (uno dei primi esempi in Italia); collegare questo mercato in rete con altre realtà specifiche, in primis il mercato di Padova; lavorare per la tracciabilità del prodotto in modo da rendere riconoscibile le produzioni locali da quelle importate e poi spacciate per nostrane; rendere trasparente la contrattazione, abbandonando la sia pur caratteristica asta a orecchio a favore di quella a orologio; completare la ristrutturazione del mercato e concentrarsi su nuovi progetti mirati per dotare di servizi la struttura.
Chioggia ortomercato del Veneto, che subentra nella gestione del Mercato orticolo al CoGeMo, è una società mista pubblico-privati nella quale SST (la Società Servizi Territoriali alla quale l’Amministrazione comunale ha conferito la proprietà della struttura acquisita da Veneto Agricoltura) detiene l’84% delle quote, il restante 16% è delle organizzazioni dei produttori: CAPO, COS, SICO e OPO Veneto. Anche il Consorzio di tutela del radicchio di Chioggia IGP, ha assicurato il presidente di SST, Gianni Boscolo Bocca, avrà la propria sede presso la Centrale orticola.

Ortaggi vari in Centrale

Dati 2009 prodotti agricoli conferiti alla Centrale Orticola di Brondolo. In tutto il Veneto i radicchi, in controtendenza con le altre orticole, sono cresciuti in produzione (+4%) e,soprattutto, in valore: +32%. Il radicchio di Chioggia primaverile, a causa della scarsità di prodotto presente sui mercati, ha registrato inizialmente prezzi notevolmente superiori rispetto all’annata precedente ed una successiva flessione delle quotazioni, scese anche a livelli inferiori a quelli dei mesi corrispondenti del 2008, con valori compresi tra 0,46 e 0,86 a seconda della piazza di contrattazione. Andamento simile anche per il radicchio autunnale, con quotazioni in progressivo calo, ma comunque su valori superiori a quelli del 2008. Sui principali mercati veneti la media annua è stata nel complesso di 0,60 euro/kg (+43%).
Lo scorso anno in Centrale orticola di Brondolo a Chioggia sono stati conferiti circa 130mila quintali di prodotto, con un fatturato di poco più di 11 milioni di euro. Il radicchio tipo lungo (16.215 quintali, pari al 12% del totale conferito nel 2009), ha registrato una media annua di 0,74 euro/kg a fronte di un calo di 2,5 punti percentuali rispetto al 2008.

Cipolla bianca, protagonista del saòr con sardine

Conferimenti più che dimezzati perché i prodotti sono venduti sul campo o dati ai centri di lavorazione. Il restante 3% è rappresentato dalla cipolla bianca (ideale componente del classico saòr con le sardine), che con i suoi 1.690 quintali a 0,39 euro/kg di media è cresciuta del 35% circa in peso e del 70% circa in valore; dalle patate (1.440 quintali a 0,16 euro/kg di media), che hanno perso più del 50% della produzione a prezzi medi pressoché invariati; e dalle erbette rosse (1.108 quintali a 0,38 euro/kg di media), calate del 5% in produzione e del 17% in valore.
Uno sguardo panoramico sull’andamento dei conferimenti in Centrale orticola nell’ultimo decennio permette di notare che questi si sono complessivamente più che dimezzati rispetto agli ultimi dati precedenti il 2000. In dettaglio, il radicchio tondo si è ridotto del 54,88%, quello lungo del 27%, la cipolla bianca dell’89,57%, le patate dell’80,61%, infine le erbette del 63,12%. Una perdita progressiva di conferimenti, che non sono dovuti però ad una diminuzione delle produzioni. Queste infatti, come già successo da tempo per le carote, vengono in parte, fino ad ora sempre più crescente, direttamente vendute sul campo a commercianti o conferite a centri di lavorazione.

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)