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“Ecomafie” sempre più attive

lotta ecomafieAumentano i reati ambientali intercettati dalle Autorità di controllo: nel 2011 ne sono stati scoperti 33.817, 93 al giorno, con un incremento del 9,7% rispetto al 2010 e del 18,8% rispetto al 1997. Illegalità che si conferma più diffusa nelle Regioni meridionali, ma anche al nord si registra un trend crescente.

I settori maggiormente interessati dell’attività operativa del Corpo Forestale nel 2011 sono stati 7, nei quali si è concentrato il 92% dei controlli: tutela del territorio (41%), tutela della fauna (18%), controllo coordinato del territorio (9%), aree protette (8%), discariche e rifiuti (7%), tutela della flora (5%), incendi (3%) (l’attività di prevenzione nei confronti degli incendi sta dando i suoi frutti). Dal 2011, uno degli obiettivi primari dell’attività del Corpo Forestale dello Stato è la lotta alle frodi e alle contraffazioni alimentari. Secondo le stime a disposizione, i pirati agroalimentari ogni anno sottraggono all’Italia 60 miliardi di euro di valore di cibo contraffatto e spacciato nel mondo come “Italian sounding”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

A Padova nasce Aquater (Padova Fiere 19-22 marzo 2013), primo salone italiano dedicato alla salvaguardia del territorio e delle sue acque

acqua3Importante novità al “SEP Green R-evolution Exhibition 2013” in calendario, nei padiglioni di Padova Fiere, dal 19 al 22 marzo 2013: nasce “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio”, primo salone italiano, dedicato alla gestione idrogeologica, un settore che, secondo stime del Ministero dell’Ambiente, necessiterà, nei prossimi anni, di interventi per oltre 40.000 milioni di euro.

Salvaguardia idrogeologica, priorità nazionale. L’interesse per la proposta è avvalorato dai patrocini, che “PadovaFiere” ha già ottenuto: A.N.B.I.(Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), ITAL-ICID (Comitato Nazionale Italiano Commissione Internazionale Irrigazione e Drenaggio), Associazione Idrotecnica Italiana: tre “firme”, che da anni segnalano la necessità di forti investimenti nella gestione delle acque a tutela del territorio ed in favore dell’ambiente; sono temi, che i cambiamenti climatici, accentuando il ripetersi di eventi meteorologici estremi (forti piogge concentrate nel tempo e nello spazio con conseguenti alluvioni e frane), pongono di straordinaria attualità. Da qui, l’ormai acclarata necessità di fare, della salvaguardia idrogeologica, una priorità nazionale nel programma del prossimo Governo. Per converso, il ripetersi di periodi di siccità obbliga a preoccuparsi di “trattenere” le acque, quando arrivano per utilizzarle nei momenti di bisogno; occorre inoltre ottimizzare l’utilizzo idrico soprattutto in agricoltura.

La fiera. Tutto questo sarà al centro dei quattro giorni di “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio” dove, accanto a momenti convegnistici, saranno in esposizione le più moderne tecnologie ed i macchinari per un settore, in cui sarà obbligatorio investire, pena il degrado della principale risorsa fondamentale per qualsiasi ipotesi di ripresa economica del Paese: il territorio. Un appuntamento (19-22 marzo 2013), cui saranno presenti Regioni, consorzi di bonifica, autorità di bacino, amministrazioni locali, comunità montane e tutti i soggetti deputati alla gestione idrogeologica ed alla gestione delle acque. “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio” si preannuncia quindi come una “vetrina”, capace di anticipare la crescita di un comparto indispensabile per il rilancio economico del “sistema Italia”.

(Fonte: ANBI)

Ambiente, l’UE posticipa l’asta delle quote di CO2

Carbon DioxideLa Commissione europea ha proposto ufficialmente lo slittamento dell’asta per un blocco di quote di CO2 che avrebbero dovuto essere vendute nel periodo 2013-2015. Si tratta di 900 milioni di quote, che saranno reimmesse in circolo alla fine della cosiddetta “fase tre” della piattaforma Ets (Emission trading scheme), quando il mercato della CO2 dovrebbe essersi risollevato dal delicato momento che lo affligge, con le quotazioni del carbonio calate bruscamente a causa della crisi economica e del calo della produzione industriale.

Nel dettaglio, 300 milioni di permessi saranno reinseriti nel 2019 e 600 milioni nel 2020. Il rinvio permetterà di ridurre il numero di quote da offrire all’asta nel breve periodo, mente la domanda rimane molto bassa, e di aumentarle in un secondo momento quando si presume che la domanda riprenda. A tutela del mercato del carbonio, e per salvaguardare le sue intrinseche finalità ambientali, l’UE sta anche pensando ad alcune “misure strutturali” (come il ritiro permanente di un blocco di quote) che saranno comunque sottoposte a consultazione pubblica.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Padova: SEP 2013 diventa SEP Green R–evolution

img“SEP”, Salone Internazionale Tecnologie per l’Ambiente, ritorna nella rinnovata edizione 2013 (19-22 marzo), evoluzione del progetto verso quanto è innovazione: green economy, green chemistry, green thinking; vuole così confermarsi contenitore di idee e soprattutto di tecnologie nella sua tradizione di fiera fortemente votata al prodotto, alle imprese, al mercato.

Le tematiche affrontate. Tecnologie innovative, cambiamento climatico, ricerca ed innovazione, educazione ambientale, gestione strategica del ciclo integrato dei rifiuti e delle risorse idriche, efficienza energetica, tecnologie a basso impatto ambientale, mobilità sostenibile: questi i temi (già al centro delle linee guida europee per lo sviluppo di una gestione industriale sempre più orientata alla green economy) che saranno oggetto di esposizione, studio, approfondimento e dibattito dal 19 al 22 marzo 2013 negli spazi di Padova Fiere.

Novità 2013, il primo salone italiano dedicato alla questione idrogeologica. Nel momento in cui la sostenibilità ambientale detta le nuove scelte globali dell’economia, l’investimento nell’innovazione tecnologica diventa lo strumento essenziale per il rilancio dell’impresa. Grande interesse sta suscitando la novità di “Aquater, salva(e)guardiamo il territorio”, primo salone italiano, dedicato alla gestione idrogeologica, un settore che, secondo stime del Ministero dell’Ambiente, necessiterà, nei prossimi anni, di interventi per oltre 40.000 milioni di euro. SEP si pone così come strumento per diffondere una nuova idea di sostenibilità: quattro giorni dedicati agli operatori per aggiornarsi e confrontarsi sui modelli di gestione, nonchè sulle tendenze del mercato anche internazionale.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Mobilità, donne e uomini in fatto di sostenibilità pari sono

Donna al volanteEsistono diversità di genere anche quando si parla di mobilità: le donne si muovono di meno con più spostamenti legati alla gestione familiare e meno per ragioni lavorative. Quanto alla scelta delle modalità di trasporto il gentil sesso non sembra riporre più attenzione all’ambiente rispetto agli uomini. A tracciare il quadro è un’analisi Isfort, Istituto superiore formazione e ricerca per i trasporti, pubblicata dall’Osservatorio Audimob. In particolare il sondaggio, che ha interessato 15.000 persone, evidenzia che che mediamente il numero degli spostamenti effettuati dalle donne è sempre stato inferiore a quello degli spostamenti degli uomini di circa 7-8 punti percentuali.Corso d’Inglese

Donne: meno uscite, tragitti più brevi e velocità più moderata rispetto agli uomini. Inoltre, tra il 2009 e il 2011, la quota delle donne uscite di casa, diminuisce del 3,7% (-3,8% con riferimento agli uomini). Negli anni della crisi economica (2209-2011) crollano anche gli spostamenti medi giornalieri che passano da 3,1 a 2,8 per gli uomini a da 3,0 a 2,6 per le donne. Le donne effettuano tragitti più brevi (circa 4 Km in media meno degli uomini) e non superano mediamente i 10 Km con una velocità sicuramente più moderata. Gli uomini superano mediamente i 30 Km/h mentre le donne si attestano intorno ai 25 Km/h.

Auto, la preferita dalle donne per muoversi, bene anche la bicicletta. Quanto alla scelta delle modalità di trasporto, l’analisi evidenzia che le donne non hanno un atteggiamento più sostenibile. L’unica vera differenza sta negli spostamenti a piedi o in bici, pari al 16,0% per gli uomini e al 21,8% per le donne, mentre l’auto privata è eletta come principale mezzo utilizzato e il mezzo pubblico, nel confronto tra generi, rileva solo 1 o 2 punti percentuali in più per donne. In realtà, l’ipotesi che il genere femminile riponga, nei suoi comportamenti modali, più attenzione all’ambiente secondo l’Isfort e’ “infondata” per due motivi fondamentali.  In primo luogo la scelta del mezzo è legata al tipo di percorrenze, dove per brevi tragitti l’auto privata puà essere facilmente sostituita dal mezzo pubblico o da percorsi a piedi e gli spostamenti delle donne non superano in media i 10 km. In secondo luogo, l’analisi mostra che le scelte modali delle donne si avvicinano a quelle degli uomini. Infatti, negli ultimi dieci anni, la quota dei loro spostamenti a piedi o in bici è diminuita del 10,3% (meno 5,9% per gli uomini), mentre quella relativa all’uso dell’auto privata è aumentata del 10,2% (+4,6% per gli uomini), raggiungendo nel 2011 il 64,3% del totale degli spostamenti (contro il 66,8% di quelli riferiti agli uomini). Sul versante delle motivazione della mobilità, le diversitaàriguardano soprattutto la gestione familiare dedicata ai servizi come gli acquisti per la casa, il pagamento delle utenze postali o assicurative o dei servizi bancari, etc.

In forte crescita l’uso del mezzo pubblico. Nel 2011 su 100 spostamenti dovuti a questo genere di incombenze 62,3 sono toccati alle donne e 37,7 agli uomini. Per gli spostamenti per ragioni di lavoro il rapporto donna- uomo eèdi uno a tre. Complice la crisi e la costante crescita del prezzo della benzina e del gasolio, è in forte crescita la propensione all’abbandoni dei mezzi più inquinanti. Nel 2002, infatti, solo un quinto della popolazione era propensa a lasciare l’auto a casa (19,5% uomini e 17,2% donne), nel 2011 la quota è praticamente raddoppiata (41,2% uomini e 31,9% donne). Analoga situazione per il “desiderio di trasporto pubblico” che incrementa, mediamente piu’ del doppio (23,8%).

(Fonte: Adnkronos.com Promoteo Sostenibilità)

Sicurezza idrogeologica ed irrigazione nel vicentino: un “cantiere” lungo un anno

Antonio Nani“Se i recenti, violenti eventi meteorologici non hanno visto il ripetersi di pesanti conseguenze sulla città di Vicenza è anche per la funzionalità dei bacini di espansione a Carpanella e Creazzo”. A ricordarlo è Antonio Nani, Presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, che, nel presentare il piano programma lavori 2013 nel vicentino, ricorda la necessità di ampliare il bacino di Montebello Vicentino per garantire sicurezza idraulica alle aree di Monteforte d’Alpone e San Bonifacio.

No aumenti dei contributi. Per quanto riguarda il bilancio preventivo consorziale 2013, pareggia a € 11.687.347,00 riuscendo, grazie ad un’oculata gestione e ad alcune economie di scala, ad incrementare, anche nelle aree operative di Sossano e Thiene, gli interventi di manutenzione idraulica (€ 886.000,00) senza aumentare le aliquote contributive a carico dei consorziati; a ciò vanno aggiunti 750.000 euro destinati a lavori di sfalcio affidati a ditte esterne.

Azioni in serbo per il 2013… In merito a programmi e progetti per l’anno a venire, vanno segnalati, accanto all’avvio della realizzazione dei grandi bacini di Trissino e Tezze di Arzignano (€ 26.151.346,00), i lavori per la trasformazione dell’impianto irriguo consorziale nei comuni di Sarcedo e Montecchio Precalcino da “scorrimento” a “tubato” (€ 3.441.965,65). Sono inoltre da citare: la prosecuzione della sistemazione idraulica ed ambientale dello scolo Ferrara in comune di Arcugnano (€ 1.000.000,00); la realizzazione delle opere per utilizzare l’acqua del canale L.E.B. anche a servizio del bacino irriguo Ottoville (€ 725.000,00); la sistemazione idraulica del torrente Onte in comune di Sovizzo (€ 650.000,00) e del torrente Mezzarolo, che interessa sia Sovizzo che Montecchio Maggiore (€ 650.000,00), nonché quella dello scolo Ronego nei comuni di Noventa Vicentina e Pojana Maggiore (€ 650.000,00).

…e quelle già condotte. Infine, tra le realizzazioni effettuate dal Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta nel 2012, vanno ricordate: la riqualificazione del fiume Retrone in comune di Creazzo (€ 1.000.000,00); il miglioramento della sicurezza idraulica nel comune di Brendola (interventi finalizzati sugli alvei della Roggia Degora e del Fiumicello Brendola per complessivi € 3.000.000,00) e nel comune di Nanto (€ 1.649.503,60); il ripristino dei rivestimenti spondali in alcuni tratti del canale Mordini nei comuni di Sarcedo e Zugliano (€ 500.000,00). Importanti sono anche alcuni interventi in campo irriguo: la realizzazione delle opere di adduzione dal canale L.E.B. per l’irrigazione del bacino Ronego (€ 3.200.000,00); la trasformazione dell’irrigazione da “scorrimento” ad “aspersione” in località Mirabella di Breganze (€ 2.904.286,45), così come, a servizio delle colture specializzate, nei comuni di Zugliano e Sarcedo (€ 2.078.734,45).

(Fonte: Consorzio Bonifica Alta Pianura Veneta)

“Quando Homo Sapiens inventò il paesaggio” in mostra a Trento fino al 13 gennaio 2013, con incontro-dibattito mercoledì 9 gennaio

Quando Homo sapiens inventò il paesaggioL’avventura di Homo sapiens inizia in Africa circa 200 mila anni fa e racconta di una specie cosmopolita e “invasiva”. Fuoriuscito dal continente africano, Homo sapiens popola l’Europa e diviene parlante, ossia capace di pensiero cognitivo-simbolico e di comunicazione, colonizzando gradualmente l’intero pianeta. Questo processo, assieme allo sviluppo tecnologico, ha un impatto ecologico sempre maggiore sul territorio e conseguenze spesso distruttive tanto che, oggi, l’uomo dispone degli strumenti per compromettere la vita delle altre specie e per pregiudicare la sua stessa sopravvivenza. Diviene allora necessario pensare la specie umana come parte di un sistema: di una natura che l’uomo non possiede in quanto “speciale” o “superiore”, ma a cui appartiene e da cui dipende, proprio come gli altri esseri viventi. Un ottimo motivo per rispettarla e tutelarla nella sua varietà, complessità e unità.

L’incontro. Mercoledì 9 gennaio 2013, alle ore 17.30, presso il Museo delle Scienze  di Trento (via Calepina, 14)Telmo Pievani, dell’ Università di Padova, curatore della mostra Homo Sapiens dialoga con Ugo Morelli, Presidente del Comitato Scientifico di step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Introduzione di Gianluca Cepollaro, Direttore di step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Conclusioni di Michele Lanzinger, Direttore del Museo delle Scienze di Trento.

La mostra. L’iniziativa si colloca all’interno delle attività legate alla mostra HOMO SAPIENS. La grande storia della diversità umana in corso al Museo delle Scienze fino al 13 gennaio. La particolare location e la modalità informale di incontro con il pubblico, ricalcano il format dei Dopocena alternativi, una serie di incontri con i protagonisti della ricerca.

(Fonte: Step-Trentin School of Management)

Razionalizzazione gestione Parchi. Coldiretti, è “green economy” quando si valorizza l’agricoltura

Cansiglio Sottobosco x webLa riforma della legge sui parchi ha aperto un dibattito sul modello di gestione delle aree protette proprio in un contesto di crisi economica, dalla quale è possibile uscire adottando un nuovo modello di sviluppo nel quale la tutela ambientale e l’esercizio delle attività economiche costituiscono due forze sinergiche. Lo afferma Coldiretti entrando nel tema della revisione della norma sui parchi che in Veneto interessa cinque enti che controllano una superficie che sfiora i 50mila ettari. Aggiungendo anche il Parco delle Dolomiti che ha carattere nazionale – diversamente da quelli regionali dei Colli Euganei, del Delta del Po’, del fiume Sile, della Lessinia e delle Dolomiti d’Ampezzo – la rete naturalistica in Veneto rappresenta il 5% del territorio.

No alla logica di “oasi nel deserto” si all’alleanza con gli agricoltori. Pur avendo svolto un ruolo determinate nel garantire la conservazione della natura difendendola dalle forti pressioni di un’industrializzazione e di un’edilizia spesso selvaggia e dai fenomeni di urbanizzazione, una revisione del sistema è urgente. La proposta della Giunta del Veneto – spiega Coldiretti – tende all’azzeramento dei vertici e l’individuazione di un’unica figura alla guida: ipotesi che va nella direzione di interrompere una cordata – commenta Coldiretti – caratterizzata dall’ auto referenzialità, quasi una sorta di “oasi nel deserto” disconnessa dalla circostante realtà territoriale e, in molto casi, per nulla interagente con i soggetti che in quel territorio vivono, producono e svolgono diverse attività a vario titolo. La logica del parco inteso come “museo”, dunque, é ormai una strategia del tutto perdente in quanto crea conflittualità con i soggetti che vivono all’interno della stessa zona e non consente lo sviluppo economico di tali aree che, invece, è l’elemento fondamentale proprio nel contesto attuale, dove il sostegno pubblico si va nettamente riducendo. Occorre uscire al più presto da questa situazione di isolamento affinché le aree protette diventino soggetti attivi non solo nella conservazione, ma anche nello sviluppo del territorio. Per questa ragione Coldiretti dice si alla riforma della legge regionale 16 agosto 1984, n. 40, purchè risulti improntata in maniera radicalmente nuova puntando al rilevante contributo che l’agricoltura svolge all’interno delle aree protette e alla possibilità di costruire una preziosa alleanza con gli agricoltori per garantire la conservazione e sviluppo delle aree protette.

Agricoltura, motore di sviluppo. Proprio per queste ragioni – conclude Coldiretti – cioè per passare da un indirizzo gestionale improntato alla sola salvaguardia ad uno capace di fare leva sull’agricoltura come motore di sviluppo per tutti i settori che operano nel parco, occorre ricomprendere la componente agricola, come presenza gratuita sul territorio oltre che nei Consigli Direttivi dei parchi. D’altra parte, questo è l’unico settore produttivo che incide in modo diretto sulla tutela e valorizzazione degli habitat.

Albero di Natale, come tenerlo in vita

le fasi di carico dell'albero sulla "topa veneziana" per il trasporto a palazzo ferro fini

le fasi di carico dell’albero sulla “topa veneziana” per il trasporto a palazzo ferro fini

Per il terzo anno consecutivo, è polesano l’albero di Natale della Regione Veneto. Coldiretti Rovigo e Vivai De Sero di Villadose hanno consegnato nei giorni scorsi a palazzo Ferro Fini, sede veneziana del consiglio regionale, un abete di tre metri che farà bella mostra di sè, accanto al pianoforte nella sala degli Stemmi, per il concerto degli auguri di Natale. La pianta è stata portata all’isola del Tronchetto e caricata su una “topa veneziana”, la tipica imbarcazione a fondo piatto per il trasporto lagunare, fino a destinazione.

Vendite di abeti in calo. “Questo albero è un Abies Nordmanniana – spiega Filippo De Sero, titolare dell’omonima impresa vivaistica – una conifera molto compatta, con la parte inferiore che, a seconda della luce che lo illumina, rimanda riflessi argentei”. La spesa per l’acquisto dell’albero di Natale è in fase di contrazione. “Sicuramente assistiamo ad una riduzione delle vendite – spiega Filippo De Sero – legata all’attuale situazione economica. I consumatori tendono a preferire la “pianta di plastica”, perché fanno conto di poterla sicuramente riutilizzare”. Con i giusti accorgimenti, però, anche una pianta viva può tranquillamente essere reimpiantata in giardino o riutilizzata per l’anno successivo.

In vivaio dopo l’utilizzo. “Quando si acquista un abete – continua De Sero – occorre accertarsi che si tratti di una pianta con caratteristiche che le permettano di sopravvivere allo stress natalizio, cioè con un apparato radicale sufficiente a permetterle di svolgere le funzioni fisiologiche a primavera: per esempio, la pianta in vaso resiste meglio; occorre tener presente che sono piante che in pochi anni s’innalzano a 15-20 metri d’altezza, quindi, se si vuole reimpiantarle, bisogna disporre di adeguati spazi in giardino e non rischiare di metterle accanto a marciapiedi e alle case. Magari, se non si dispone di spazio sufficiente – aggiunge De Sero – accertarsi se il vivaista è disposto a ritirarla. La nostra azienda, per esempio, offre il servizio di ritiro dell’albero e di gestione nel nostro vivaio fino al Natale successivo, quando il cliente lo tornerà a prendere per riutilizzarlo. Una cosa molto importante – continua De Sero – è non ripiantare gli alberi di Natale nei parchi e nelle aree verdi pubbliche, senza autorizzazione dell’ente, perché si potrebbe, anche inconsapevolmente, alterare l’equilibrio ecologico dell’area”.

Vademecum per un albero di Natale “in salute”. Ecco i consigli di Filippo De Sero per conservare in vita l’albero di Natale: per ridurre lo stress termico, dovuto allo sbalzo di temperatura, prima di portare l’albero in casa, farlo sostare almeno un giorno in un ambiente interno, meno caldo dell’abitazione es. garage;  posizionare l’albero lontano dalle fonti di calore, altrimenti si rischia la disidratazione e la caduta massiccia degli aghi;  non spruzzarlo con neve artificiale e spray colorati che potrebbero danneggiare la traspirazione;  mantenere umida la zolla di terra, innaffiando con regolarità il vaso. Potrebbe bastare un bicchier d’acqua ogni due giorni, a seconda dei casi;  al momento della smobilitazione, prima di portare all’esterno l’albero per la piantumazione, farlo soggiornare un po’ di tempo in un ambiente più fresco, al fine di ridurre il più possibile lo stress da sbalzo termico.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Emergenza annunciata: media annua 68 alluvioni e 138 frane

siccita“Si passa da un eccesso all’altro, con un sommarsi di emergenze e di danni per le imprese: dalla siccità e desertificazione, alle alluvioni ed al dissesto idrogeologico, passando per i problemi agronomici da cuneo salino (con l’acqua salata del mare che risale in quei fiumi che sono in secca e la cui portata idrica è esigua). Tutto ciò è dovuto ai cambiamenti climatici, ma anche alla scarsa manutenzione del territorio e delle foreste nelle aree collinari e montane, ai pochi fondi disponibili per gli Enti gestori, alla pianificazione territoriale non corretta, all’ eccessiva cementificazione”. Lo ha posto in evidenza il presidente di Confagricoltura Mario Guidi nel corso della tavola rotonda su “Siccità ed alluvioni, troppe emergenze senza risposta”, che si è svolta nell’ambito dell’incontro organizzato su “Acqua e agricoltura”.

Estate 2012, un miliardo di euro di danni nei campi. “Altro problema rilevante è quello della siccità; quella di quest’estate sarà probabilmente ricordata come la peggiore dal 2003 – ha osservato il presidente di Confagricoltura -. In ginocchio non solo le produzioni di mais, soia, barbabietola, pomodoro e uva da vino ma anche gli allevamenti. L’Italia agricola ha sofferto terribilmente sia le ondate di calore, sia la scarsità di piogge e questo mix di eventi ha distrutto nei campi ettari e ettari di colture con quasi un miliardo di euro di danni”. Cosa occorre fare per fronteggiare la siccità in agricoltura? Ha risposto Guidi: “Costruzione di piccoli invasi, rinnovamento dei sistemi irrigui, in particolare di quelli che portano l’acqua alle aziende agricole, tecniche di risparmio d’acqua”.

Investire in prevenzione. “E’ giunto il momento di investire in prevenzione – ha concluso Mario Guidi -. Almeno il 10% della superficie italiana, cioè circa 30 mila chilometri quadrati, è esposto ad alto rischio di dissesto idrogeologico; il fatto importante è che questa percentuale è concentrata nell’89% dei Comuni, quindi il rischio è diffuso sul territorio, con particolare evidenza nelle aree urbanizzate. Negli ultimi 80 anni ci sono state circa 5.400 alluvioni e 11 mila frane; per tamponare i danni lo Stato spende oltre 2 miliardi l’anno, ai quali va aggiunto un altro miliardo e mezzo complessivo per gli interventi minori”.

(Fonte: Asterisco Informazioni)