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Natale sostenibile in 10 mosse

Immagine 1Anche quest’anno il WWF ha fatto il suo tradizionale “dec-albero”: dieci consigli pratici per ridurre l’impronta ecologica del proprio Natale, tradizionalmente la festa più “ad alto consumo” dell’anno, dalla scelta delle luminarie al cenone della vigilia.

ADDOBBI
1. Albero “locale” da vivaio o artificiale “di riciclo

2. Luminarie a basso consumo

IL CENONE
3. No a piatti, bicchieri e posate usa e getta
4. Niente foi gras, caviale o aragoste (www.wwf.it/pesca)
5. Più prodotti locali e di stagione, poca carne (www.improntawwf.it)
LE VACANZE
6. Vacanze responsabili che aiutano la biodiversità (www.wwf.it/turismo)
SCEGLIERE I REGALI
7. Niente specie esotiche o prodotti derivati, alimentano il commercio illegale
8. Shopping in bici o con mezzi pubblici, muniti di sporte riutilizzabili
9. Elettrodomestici e apparecchi tecnologici solo se “efficienti”
10. Sì a prodotti biologici, del commercio equo e solidale e a basso impatto ambientale e sociale. Oppure
adotta una specie a rischio su www.wwf.it/adozioni
(Fonte: wwf.it)

Gestire la risorsa acqua per dare futuro all’umanità

LuttwakDSC00564E’ il massimo dei paradossi possibili per il futuro dell’umanità: sul nostro pianeta “non manca l’acqua, ma manca la sua buona gestione”, senza la quale c’è il rischio che una parte del mondo resti senza questa risorsa. Così il politologo Edward Luttwak ha stigmatizzato uno dei principali problemi legati all’accesso e alla distribuzione delle risorse idriche, nel corso del seminario internazionale su questa materia prima indispensabile a tutti, svoltosi venerdì 30 novembre scorso nello storico Caffè Pedrocchi di Padova. L’iniziativa è stata promossa dalla Regione del Veneto, che in questo modo ha voluto aprire il dibattito in vista del 2013, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno Internazionale delle cooperazione nel settore idrico“.

Mala gestione politica. “Ho ritenuto opportuno convocare questo appuntamento – ha affermato l’assessore alla tutela del consumatore del Veneto Franco Manzato – per meglio affrontare problematiche che investono tutti gli esseri umani e il progresso della nostra società. Dobbiamo intervenire in modo consapevole per assicurare la corretta disponibilità di acqua buona a tutti e per ogni uso lecito”. Su tale questione non è mancato un giudizio severo da parte di Luttwak nei confronti delle grandi organizzazioni internazionali, che ha affermato: “se uno vuole morire di sete raggiungerà sicuramente l’obiettivo mettendo il problema nelle mani delle Agenzie delle Nazioni Unite. Fino a che la qualificazione e la gestione delle risorse passa, anziché attraverso tecnici esperti e corretti, da una mala gestione “politica” che non si cura in maniera sufficiente degli sprechi, non può esserci buona governace”. Di opinione analoga, anche se meno radicale, il Premio Nobel 2000 per l’economia Daniel McFadden, che ha esaltato il ruolo dei mercati idrici organizzati. “Questo tipo di mercato certamente non risolve tutti i tipi di approvvigionamento, ma è un buono strumento in mano agli Stati che democraticamente sono liberi di scegliere a chi affidarsi e in che modo. Concordo con Luttwak che serva un buon governo, ma sicuramente l’utilizzo di una distribuzione razionale è un passo fondamentale”.

Acqua desalinizzata e purificata. Entro il 2014, ha ricordato dal canto suo Yossi Shmaia della Mekorot Israel National Water Company, il 75% dell’acqua in Israele proverrà da impianti di desalinizzazione e purificazione. I pozzi oggi vengono scavati a 1 chilomentro e mezzo nel sottosuolo, mentre in Italia si scava appena 300 metri per trovare l’acqua. Gli impianti israeliani riescono ad avere una perdita idrica del 10% mentre quelli italiani sono intorno al 25%. Inoltre in Israele l’acqua “di scarto” non viene ributtata in mare, ma reimpiegata nelle agricolture grazie a tecnologie avanzate ed efficienti. Per gestire meglio l’acqua nel nostro Paese, si potrebbero utilizzare contributi europei, come ad esempio quelli della PAC, che però non funzionano se non sono orientati a risolvere il problema nella sua globalità, mentre intervengono nella singola situazione, hanno commentato più relatori, che hanno posto l’accento sul ruolo cruciale del livello locale, che peraltro non può sostituirsi di per sè ad una strategia globale. Occorre anche limitare gli interventi sui fiumi e corsi d’acqua, è stato detto, perché forzandone il passaggio si rischiano ulteriori dispersioni e disastri ambientali

(Fonte: Regione Veneto)

Ambiente, Europa in linea con il taglio delle emissioni. L’Italia no.

Nell’Unione Europea le emissioni di gas a effetto serra nel 2011 sono calate del 2,5% rispetto ai dodici mesi precedenti. Il dato è stato comunicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea, European environment agency), che nei giorni scorsi ha pubblicato due distinti report sulla materia, uno dedicato alle previsioni di consuntivo dello scorso anno, l’altro alla situazione dei singoli Paesi e al quadro stimato per il 2012.

Normativa europea “20-20-20”. La maggior parte dei Paesi dell’Unione risulta così in linea con gli obiettivi di Kyoto e il Vecchio continente, nel suo insieme, è sulla strada giusta per centrare gli obiettivi previsti dalla normativa europea “20-20-20”, quella che ha messo in pratica i buoni propositi del protocollo: abbattere del 20% le emissioni entro il 2020 rispetto ai dati del 1990. Siamo infatti arrivati a 16,5% considerando anche il settore dell’aviazione, senza il quale ci attestiamo a -17,5%. Anche senza misure aggiuntive rispetto a quelle già messe in atto nei vari Paesi, osserva l’Agenzia, l’Europa dovrebbe farcela. Inoltre, l’Eea osserva come, contrariamente a quanto si sostiene da tempo, la riduzione delle emissioni non sembra collegata esclusivamente alla crisi economica, o perlomeno non è così considerando il complesso dell’Europa: a fronte del decremento del 2,5% della CO2, infatti, l’economia europea è cresciuta dell’1,5%.

Luci e ombre tra i 27 Stati Membri. Ci sono però un paio di elementi che ridimensionano, pur se in piccola parte, la portata del successo. Primo: l’inverno mite del 2011 ha avuto un ruolo chiave nel taglio delle emissioni, facendo calare rispetto al 2010 la richiesta di combustibili fossili per il riscaldamento. Il secondo piccolo “neo” è che non tutti i Paesi si sono comportati bene e in alcuni casi, anzi, il livello di produzione di CO2 è aumentato. Chi tra il 2010 e il 2011 ha percorso più strada in avanti possiede tutto sommato quote abbastanza modeste nel conteggio complessivo: si tratta di Cipro (-13%), Belgio, Finlandia e Danimarca (-8%). In termini assoluti, chi ha ridotto maggiormente le emissioni è la Gran Bretagna (36 milioni in meno di tonnellate equivalenti di CO2, corrispondenti a un -6%); seguono la Francia (24 milioni di tonnellate in meno, -5%) e la Germania (17 milioni, -1,8%). Tuttavia in Europa ci sono nove Paesi che hanno percorso la strada in senso opposto aumentando le proprie emissioni: tra questi, la Bulgaria che ha registrato un incremento dell’11%, la Lituania (quasi +3%) e la Romania (+2%).

Italia bacchettata. Per quanto riguarda l’Italia, invece, il giudizio dell’Eea purtroppo non è lusinghiero. Dopo un biennio di crescita delle proprie emissioni (+2% tra 2009 e 2010), il nostro Paese è tornato a ridurle, ma in percentuale più modesta rispetto alla media europea (-1,5%, secondo le stime nazionali, circa otto milioni di tonnellate in meno di gas climalteranti). Ma questo non basta ad allinearci agli obiettivi, secondo i quali avremmo dovuto arrivare all’appuntamento con un taglio di almeno 11 milioni ulteriori. Considerando anche il settore agricolo e gli sforzi del Governo, che intende avvalersi dei meccanismi flessibili di Kyoto, il gap si riduce ma resta comunque troppo alto. L’Italia non rispetterà quindi il numero di quote di emissioni assegnate per il 2011 e al momento, come ammonisce l’Eea, non ha nemmeno comunicato come intende acquistare gli ulteriori crediti necessari.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

 

 

Ambiente e agricoltura, ad un anno di governo Monti, luci e ombre nella pagella stilata dal WWF

Pesanti insufficienze in tutela ambientale e inquinamento industriale; rimandato per impegno incostante in clima ed energia e aree protette; mediocre il risultato in biodiversità, ma promosso in “consumo di suol”‘. A un anno dall’inizio del governo Monti, il Wwf ha stilato una pagella in cui le tematiche ambientali rappresentano il tallone d’Achille.

Tutela ambientale: bocciato. L’associazione boccia addirittura il governo alla voce “tutela ambientale”: i finanziamenti dedicati sono stati, nelle Manovre 2012 e 2013, poco più di 50 milioni di euro l’anno, tra lo 0,9% e lo 0,2% dell’ammontare complessivo degli stanziamenti inscritti nelle Leggi di Stabilità. Risultato: il ministero dell’Ambiente presenta nel 2013 un bilancio di 450 milioni di euro a fronte di 1,6 miliardi di euro nel 2008 e 1,2 miliardi nel 2009. Per quanto riguarda l’emergenza dissesto idrogeologico, la Legge di Stabilità 2013 ha stanziato, come unica cifra certa, 73 milioni di euro alla Protezione Civile, mentre si parla di piani pluriennali di messa in sicurezza del territorio per 40 miliardi di euro, che a questo ritmo sarebbero realizzati in 54 anni. Alle “infrastrutture strategiche” vanno invece 1,5 miliardi di euro nel 2012 e 2,7 miliardi di euro previsti nel 2013, il 23% delle risorse complessive previste dalla Legge di Stabilità 2013, che mobilita 11,6 miliardi di euro. Da bocciare anche il passo indietro sul Ponte sullo Stretto di Messina, messo in stand-by con il decreto legge 187/2012. Chiudendo la partita, secondo il Wwf, si libererebbero risorse per 8,5 miliardi di euro, più di mezzo punto di Pil.

Segnali contrastanti in materia di clima ed energia. Il governo, secondo il Wwf, non ha ancora preso posizioni chiare sul taglio delle emissioni al 2020 ed è mancata una revisione del conto energia che modulasse il sostegno economico sull’esigenza di mantenere una forte spinta al settore fotovoltaico; ma è positiva l’approvazione di un conto energia di incentivazione delle fonti rinnovabili termiche e la definizione di una bozza di Strategia Energetica Nazionale, più volte annunciata, ma mai stilata dai precedenti Governi.

Inquinamento industriale: bocciato. Il governo Monti, spiega il Wwf, ha fatto passare come “bonifica” una semplice “messa in sicurezza operativa”, inizialmente prevista solo per quelle aree industriali attive ed estesa ai siti abbandonati (come le aree del sito industriale di Porto Marghera, di Bagnoli e di Crotone). Una sorta di “condono” che consente di rinviare la bonifica a tempo indeterminato. Luci e ombre anche sulle aree protette: tra le nomine dei presidenti di 8 parchi nazionali, e altre insolute, restano i tagli alle risorse finanziarie per gli investimenti e del personale.

In “biodiversità” il voto è mediocre, grazie all’avvio della Strategia Nazionale per la Biodiversità, anche se molto c’è ancora da fare. Appena sufficiente in “agricoltura”. Qui l’impegno più importante assunto dal ministro delle Politiche Agricole Mario Catania è stata la gestione del negoziato europeo sulla riforma della Politica Agricola Comune, e sono stati anche presentati alcuni provvedimenti per la semplificazione delle procedure burocratiche che gravano sulle aziende agricole e provvedimenti volti a favorire i giovani imprenditori. Il governo è invece rimandato in “Paesaggio e territori”: tra i provvedimenti annunciati, ma non ancora presentati dall’Esecutivo, si segnala che, nella prima bozza al disegno di legge Semplificazioni, il Governo ha previsto due interventi in materia di autorizzazione paesaggistica (eliminazione del silenzio-rifiuto per le autorizzazioni ambientali, paesaggistiche e culturali e iter per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica). Eliminata, invece, l’attuale previsione che attribuisce un automatico valore di assenso al mancato rilascio del parere obbligatorio da parte del sovrintendente. La nuova norma, se confermata, ridurrebbe i termini per il rilascio del parere dagli attuali 90 giorni a 45.

Finalmente la promozione in “consumo di suolo”, grazie al Disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo’ proposto dal ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mario Catania.

(Fonte: ADN Kronos sostenibilità)

Trento, al via la prima edizione del master World Natural Heritage Management (Conoscenza e gestione dei Beni naturali iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO), iscrizioni fino al 4 dicembre 2012

La Provincia autonoma di Trento, attraverso Tsm-Step Scuola per il governo del territorio e del paesaggio e in partnership con l’Università di Torino, propone la prima edizione del Master World Natural Heritage Management.

15 posti, cinque borse di studio a copertura parziale delle spese di iscrizione. Il Master ha l’obiettivo di fornire agli allievi teorie, metodi e strumenti innovativi, adatti alla gestione delle istituzioni e dei progetti che si occupano della tutela e della valorizzazione dei beni naturali, dell’ambiente e del paesaggio. Il Master è rivolto a quindici manager, funzionari, studiosi, professionisti di istituzioni e organizzazioni pubbliche e private interessati alla gestione dei Beni iscritti nella Lista del Patrimonio Naturale UNESCO e a giovani laureati in possesso almeno di laurea triennale che intendono approfondire le tematiche della conoscenza, dell’economia e della gestione dei beni naturali. Tsm-Step mette a disposizione 5 borse di studio a copertura parziale delle spese di iscrizione. Il Master, che ha il patrocinio della Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis UNESCO, inizierà il 23 gennaio 2013 e si concluderà il 13 dicembre 2013. Iscrizoni aperte fino al 4 dicembre 2012. Info: www.tsm.tn.it  Segreteria Master WNHM – tel. 0461. 020 060, email: step@tsm.tn.it

(Fonte: TSM-STEP)

Zone rischio alluvione nel veronese, confronto tra Coldiretti Verona e Regione

Alluvione a Soave (VR) nel 2010

Un confronto per fare il punto sull’andamento dei progetti di fattibilità avviati dalla Regione Veneto relativi ai bacini di laminazione di Montebello in primis, di San Lorenzo e Colombaretta in secondo piano, mentre non sarà realizzato quello di San Vito. Questi i temi della riunione organizzata lunedì 12 novembre scorso nella sede di Coldiretti Verona dai vertici della Confederazione con il geom. Piazza della direzione Difesa al Suolo della Regione Veneto, Manuel Benincà, responsabile dell’area Ambiente e Territorio di Coldiretti Veneto, Cesare Magalini vice direttore di Coldiretti Verona, il segretario di zona di Soave Andrea Tomi nonché i rappresentanti del Comitato sezionale Coldiretti di Monteforte d’Alpone con il presidente Massimo Ferrari.

Bacino di Montebello, realizzazione verso fine 2014. “La riunione è stata utile a tutti per chiarire i dubbi. – ha precisato Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – Dopo l’incontro di quindici giorni fa con l’assessore regionale Conte che escludeva categoricamente la realizzazione del bacino di San Vito, abbiamo ritenuto opportuno in quell’occasione fissare la riunione odierna con un tecnico come il geom. Piazza per entrare più nello specifico della progettualità in corso e illustrare le future azioni con i diretti interessati.”. Il geom. Piazza ha illustrato ai presenti il piano di fattibilità della Regione Veneto per mettere in sicurezza le zone del veronese dopo l’alluvione del 2010. “La Giunta regionale – ha detto Piazza – ha ritenuto opportuno indirizzare interventi di carattere prioritario per i bacini di laminazione, che sono interventi di carattere strutturale che danno maggior beneficio in caso di piena dell’acqua. La direzione Difesa al Suolo ha sviluppato otto progetti preliminari per un importo di 130 milioni di euro. Sulla base di questi studi, si è deciso che prioritario è il bacino di Montebello e i bacini di San Lorenzo e Colombaretta”. “Il bacino di San Vito – ha proseguito Piazza – potrebbe non venire mai utilizzato poiché il problema si risolverebbe con l’ampliamento del bacino di Montebello che, ripeto, è prioritario e la cui realizzazione, se non ci sono opposizioni da parte del territorio, potrebbe iniziare alla fine del 2014”.

Per quanto riguarda eventuali indennizzi, il geom Piazza ha ricordato che è possibile fare richiesta dei danni secondo la Legge 12/2012 sia per le zone come San Vito che non saranno destinate a bacino di laminazione sia quelle destinate, nel periodo di transizione. “E’ evidente – ha aggiunto Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – che, finché non sarà realizzato il bacino di laminazione di Montebello, le zone del’est veronese sono a rischio idraulico e devono sobbarcarsi la difesa del territorio dei comuni limitrofi. Abbiamo quindi chiesto che la situazione sia costantemente monitorata e tenuta in grande considerazione da tutte le parti in causa”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Agricoltori, nuovi custodi del paesaggio

Prevenire i danni provocati dalla fauna selvatica, pulire le strade dalla neve o attivare servizi spargisale, realizzare fasce alberate o stagni: così oggi l’agricoltore può prendersi cura del territorio in modo efficace e guadagnare nuove opportunità di reddito. Se ne è discusso al convegno “La multifunzionalità nella meccanizzazione agricola, nuove opportunità di reddito” organizzato il 10 novembre scorso da L’Informatore Agrario e da MAD Macchine Agricole Domani a Bologna in collaborazione con Eima International.

Opportunità presente in Italia da 10 anni ma ancora poca diffusa. Chi meglio di un agricoltore o di un contoterzista formato ad hoc che vive nel territorio interessato può infatti prendersi cura dell’ambiente e del paesaggio? «Questa opportunità, prevista dal decreto legislativo 228/2001, in Italia esiste da oltre 10 anni ma, rispetto all’estero, è ancora ai suoi esordi ed è diffusa a macchia di leopardo» spiega Danilo Marandola, ricercatore INEA, relatore al convegno. Diverse esperienze positive a livello regionale, provinciale e comunale, dimostrano però come, con un’adeguata preparazione professionale, con opportune strategie di governo del territorio e con il sostegno dei Programmi di Sviluppo Rurali (PSR), proprio gli agricoltori possano contribuire in modo efficace ed efficiente alla gestione del paesaggio».

Nel 2009, per la sistemazione di parchi, giardini e aiuole ricavi per oltre un miliardo di euro. Dalla multifunzionalità in chiave ambientale può dunque giungere una interessante leva per integrare il reddito in tempi di austerity. «Il primo passo per le aziende italiane è qualificarsi per svolgere al meglio le opere di manutenzione del territorio – continua Marandola. D’altro canto le amministrazioni pubbliche dovrebbero, a loro volta, coinvolgere le aziende agricole in modo da garantire una gestione più continuativa di alcuni aspetti chiave come la conservazione dell’equilibrio idrogeologico o la gestione della viabilità rurale». Nella comunità europea i servizi paesaggistici sono inseriti nel contesto di quelli connessi al settore agricolo che, in base a dati Eurostat, dal 2003 al 2009 ha generato da 13,3 miliardi di euro a 15,8 miliardi (+19%). Alla testa dei Paesi più interessati ai servizi connessi al settore agricolo si trova la Francia con 3,3 miliardi di euro, seguita dall’Italia e dai Paesi Bassi, con 2,6 miliardi di euro. Secondo l’Istat nel 2009 la produzione dei servizi connessi all’agricoltura è stata di circa 5,3 miliardi di euro a fronte di un valore complessivo della produzione di 44 miliardi di euro. Tra le regioni più attive nel settore si piazzano ai primi posti al Nord l’Emilia Romagna, che totalizza il 10,5% della produzione nazionale di servizi e al Sud la Sicilia (10,7%). «Le prospettive ci sono e sono ottime – continua Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. Basti pensare che nel 2009 il valore della sola sistemazione di parchi, giardini e aiuole ha superato il miliardo e 200milioni di euro».

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Emergenza maltempo, necessario investire sul territorio

Vicenza, 11-12 novembre 2012, foto Corriere del Veneto

Dopo lo scampato pericolo di alluvione, emerge sempre più la necessità di destinare risorse al settore della difesa idrogeologica per la realizzazione di un grande piano, che preveda la concretizzazione delle grandi opere e delle infrastrutture necessarie per mettere in sicurezza il Veneto.

Necessario investire sul territorio. Giuseppe Romano, presidente dell’Unione Veneta Bonifiche: “In questi giorni è stato grande l’impegno dei Consorzi di bonifica: circa 400 uomini lungo i territori interessati da questo evento eccezionale. Il loro operato ha contribuito a ridurre i danni anche grazie ad una rete idraulica efficiente, pronta a ricevere acqua, oltre a concorrere a ridurre le portate dei grandi fiumi. Bisogna prendere coscienza che, dopo la sanità, bisogna investire nella difesa e nella sicurezza idraulica. Dopo decenni di cementificazione non governata, bisogna investire sul territorio. Le risorse per la difesa idraulica non possono trovare vincoli nel Patto di Stabilità, che impedisce, a volte, il finanziamento da parte degli enti locali. Siamo pronti a collaborare con tutti gli attori sul territorio per dare risposte concrete alle emergenze. Abbiamo competenze, professionalità e progettualità per essere i terminali operativi della nostra Regione. Bisogna porre, al centro del modello di sviluppo veneto, il territorio, senza il quale le eccellenze della nostra terra, dal paesaggio all’agroalimentare, sarebbero vanificate. Gli interventi in emergenza dimostrano che i fondi ci sono ed allora, perchè non investirli in prevenzione, anzichè spendere 5 volte tanto per riparare i danni?”

Agricoltori in prima linea per la sicurezza della collettività, ma Regione negligente. Secondo Coldiretti Veneto, “rimane aperta la delicata questione dei bacini di laminazione, efficaci strumenti di prevenzione, ma ancora in fase di progettazione, nonostante il succedersi degli eventi che invocano interventi decisi e urgenti”. La campagna assorbe e paga le conseguenze di un territorio minato dove gli imprenditori agricoli sono disposti sempre a fare la loro parte mettendo a disposizione per la sicurezza della collettività terreni e fondi. Ma non c’è chiarezza negli indennizzi per la servitù o, nei casi limite, sugli espropri. E’, dunque, polemica con la Regione Veneto che dovrebbe agire e rispettare i patti che hanno portato alla sottoscrizione di uno specifico protocollo d’intesa non ancora applicato.

Zaia, “il Veneto è pronto a chiedere lo stato di calamità”. Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia interviene sul tema dei danni provocati dall’ondata di maltempo che ha colpito il Veneto nello scorso fine settimana.“Abbiamo chiesto, e attendiamo dai sindaci dei territori colpiti dagli eventi di questi giorni un puntuale monitoraggio dei danni. Andando in giro per il territorio, ho constatato personalmente quanto le famiglie, le imprese, le aziende agricole e i Comuni siano stati danneggiati. È impensabile – afferma il Presidente – che una Regione come la nostra, che paga prontamente le tasse e in misura molto superiore a quanto le viene restituito, rimanga senza il segno concreto di un aiuto da parte del Governo nazionale. Per questi motivi, appena ricevuta la puntuale risposta delle amministrazioni, la Regione si attiverà anche formalmente per chiedere lo stato di calamità.”

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche/Coldiretti Veneto/Regione Veneto)

Rischio alluvione in Veneto, stato di allarme fino alle ore 14 di oggi. In alcuni comuni del trevigiano, divieto di bere l’acqua del rubinetto fino a martedì 13 novembre.

11.11.12, Vicenza, Ponte degli Angeli

E’ stato di allarme su tutto il territorio del Veneto, sia per rischio idraulico, sia per rischio idrogeologico, fino alle ore 14 di oggi, lunedì 12 novembre. Lo ha dichiarato il Centro Funzionale Decentrato (CFD) della Protezione Civile del Veneto, in riferimento all’aggiornamento della situazione meteorologica attesa.

Alle 21:04 di ieri, 11 novembre, il comune di Vicenza ha dichiarato il fine allarme alluvione, oggi dunque a Vicenza riaprono le scuole mentre a Padova è attesa da mezzogiorno in poi la piena del Bacchiglione e Brenta. Una piena, quest’ultima, che si stima lunga e  lenta nonchè un mezzo metro più bassa del novembre 2010.

Utilizzo acqua potabile nel trevigiano. «A seguito delle intense precipitazioni e delle conseguenti frane nonché dei rilevanti fenomeni di dilavamento, delle copiose venute d’acqua delle sorgenti montane, essenzialmente a scopo precauzionale, Alto Trevigiano Servizi srl in qualità di gestore del servizio idrico integrato raccomanda vivamente di utilizzare l’acqua erogata dal pubblico acquedotto per soli usi civili evitandone il consumo per uso alimentare fino a martedì 13 novembre. In tale lasso temporale Alto Trevigiano Servizi srl provvederà a verificare puntualmente i requisiti di potabilità dell’acqua erogata in tali are. Comuni interessati: Alano di piave – Quero – Vas – Borso del Grappa – Cavaso del Tomba – Crespano del Grappa – Paderno del Grappa – Pederobba – Possagno – Asolo – Caerano di San Marco – Castelcucco – Fonte – Maser – Monfumo – Segusino –  Valdobbiadene –  Vidor –  Crocetta del Montello – zona Montello Montebelluna –Biadene – zona Montello Volpago del Montello – zona Montello – Cison di Valmarino – Miane – Farra di soligo – Follina – Revine Lago – Tarzo – Mussolente.

Di seguito, l’ultimo aggiornamento dato ieri, 11 novembre, dall’Unione Veneta Bonifiche in merito al rischio alluvione. Il peggio è passato a Vicenza. La situazione è sotto controllo. Un importante ruolo in questa lotta al maltempo è stata svolta dall’invaso del Corlo che ha permesso di contenere l’ondata d’acqua che sta scendendo a valle. Si attende l’onda di piena nel padovano. Mentre il Fratta non crea problemi, entro un’ora e mezza si dovrebbe capire il volume di portata del Tesina nel Bacchiglione. Secondo il Presidente del Consorzio Brenta, Danilo Cuman, non ci saranno gli stessi danni del 2010, soprattutto a Veggiano, dove secondo una stima dei tecnici il livello del fiume raggiungerà il limite ma non creerà grossi danni. L’idrovora che 2 anni fa era stata sommersa dalle acque ora è attiva e in funzione. Non resta che attendere e sperare che le piogge si siano calmate.

Trevigiano. I fiumi Muson e Monticano son in leggera diminuzione. Grande attenzione per Piave e Livenza. Gli invasi di contenimento sono tutti pieni. Nella pedemontana trevigiana sono piovuti in poche ore 150mm. Ora sembra le precipitazioni stiano dando una tregua alla Marca. Continua l’azione di monitoraggio, sperando in una serata senza grossi danni. A causa delle straordinarie precipitazioni verificatesi fin dalle prime ore di domenica 11 novembre, il comprensorio dell’Alta padovana è stato messo a dura prova tanto che il Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha mobilitato tutto il personale in servizio, con il coordinamento del direttore Carlo Bendoricchio e dei capi area Vladi Vardiero e Stefano Raimondi. Le forti piogge hanno messo in difficoltà tutta la rete, principale e secondaria, dei corsi d’acqua gestiti dal Consorzio. In particolare hanno creato problemi il Tergola, il Vandura, il Muson Vecchio e il Muson dei Sassi, Roggia Riale.

Gli interventi realizzati sono stati numerosi. Si sono tenuti in funzione gli impianti idrovori del Muson dei Sassi che ha fatto segnare livelli molto allarmanti a Castelfranco. Il Muson Vecchio ha tracimato in alcuni tratti di Loreggiola e Camposampiero. Per evitare gravi conseguenze sul centro abitato di Camposampiero si è governata la piena con le paratoie. Il Consorzio ha poi provveduto a deviare il Tergola a Villa del Conte, riducendone la portata. Ciò nonostante esso ha subito innalzamento di livello importanti con tracimazioni nel territorio di San Giorgio delle Pertiche. In particolare è stato allagato anche l’impianto idrovoro Anconeta che così è stato messo fuori uso.

Altro intervento è stato fatto per mettere sotto controllo la tracimazione sul Tergola con impianto idrovoro e limitare i danni nella zona delle scuole di Campodarsego. Qui si è dovuto provvedere ad un innalzamento della sponda nel tratto interessato dal cantiere che, a causa di alcuni problemi sorti durante i lavori, non si è potuto chiudere in tempo. Altri problemi si sono verificati sulla rete minore. Il Consorzio ha messo all’opera tutte le pompe disponibili nell’area di Camposampiero. Tecnici e operai saranno al lavoro tutta la notte per monitorare la situazione e completare gli interventi in atto sui tratti interessati da tracimazioni. Il direttore del consorzio Bendoricchio per questo vuole esprimere un grazie a tutti i dipendenti che si stanno impegnando con grande disponibilità a ridurre i danni provocati da questa pesante ondata di maltempo.

(Fonte: Regione Veneto/Unione Veneta Bonifiche/Ats)

Veneto Agricoltura fa il punto sulla presenza dei cervi e sulla gestione della foresta demaniale regionale del Cansiglio

Da una decina di anni ormai, Veneto Agricoltura ha sollevato la questione dell’incremento dei cervi nella foresta demaniale regionale del Cansiglio e del relativo rischio di forte impatto sulla biodiversità del suo ecosistema. Nel corso di questo periodo si è tenuto sotto costante monitoraggio la popolazione degli ungulati, rilevando nel contempo anche gli effetti nefasti sul sottobosco e sulla rinnovazione a causa del brucamento dei cervi.

Negli ultimi 2-3 anni il problema si è fatto sentire in modo particolare anche per i danni economici alle aziende zootecniche locali. Ma ora, grazie alla recinzione di parte dei prati e pascoli che insistono sulla foresta, attuata dagli allevatori, il problema si è ridimensionato. Permane però quello del danno alla foresta e alla sua biodiversità. Sono infatti evidentissimi i danni alla rinnovazione forestale, lo scortecciamento dei giovani alberi e l’asportazione anche di tutto il sottobosco erbaceo ad opera delle “mandrie” di questi erbivori, azione che limita fortemente a sua volta gli habitat per altra fauna selvatica. La popolazione di cervi infatti, a seguito delle recinzioni sui prati e pascoli ma anche per l’attività di dissuasione che è stata svolta, si è riversata sul bosco e probabilmente anche su altre aree limitrofe. Affermazione che viene confermata, conferma l’AU di Veneto Agricoltura, dai nostri monitoraggi periodici, che registrano una contattabilità decisamente minore rispetto agli anni precedenti; i cervi quindi hanno iniziato a modificare le loro abitudini e a frequentare territori diversi rispetto al passato.

 Il “Piano di controllo del cervo” è stato bloccato dalla Regione Veneto nella parte degli abbattimenti in demanio. In attesa di evoluzioni in merito, Veneto Agricoltura si è attivata mantenendo viva tutta l’attività di monitoraggio della popolazione e dell’impatto in foresta. Ha inoltre in programma un’attività di radiotracking per valutare come si sta disperdendo la popolazione – informazione a tutt’oggi assai poco nota; progetta inoltre la realizzazione di “microchiudende” a difesa delle aree forestali in rinnovazione, idea pilota in definizione per collaudare recinzioni di piccole dimensioni (max 1-2 ha) per escludere i cervi da alcune porzioni di bosco e permettere l’insediamento della rinnovazione forestale altrimenti preclusa.

(Fonte: Veneto Agricoltura)