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Bacini antipiena, Coldiretti Veneto: a Caldogno vacilla il patto d’intesa con la Regione

Alluvione a Caldogno autunno 2010

Non si placa il dibattito sul territorio per i bacini antipiena che la Regione Veneto sta valutando quale soluzione preventiva per il rischio alluvioni in aree sensibili. A destare preoccupazione è la vicenda dell’invaso di Caldogno in provincia di Vicenza, che ha spinto Coldiretti a chiedere l’intervento dell’assessore competente Maurizio Conte.

Indennizzi calcolati sul valore commerciale presunto inve che su quello agricolo medio. Nella lettera inviata ieri, l’associazione di categoria chiede di fare chiarezza sulle procedure di applicazione dell’indennità di asservimento che, secondo Coldiretti, dovrebbero essere per lo meno adeguate rispetto al danno sopportato dalle aziende in situazione di allagamenti. Coldiretti, facendo riferimento all’accordo sul regime indennitario sottoscritto nel febbraio scorso, segnala una discrasia all’assessorato competente: qualcosa, dunque, in occasione della predisposizione degli accordi sul territorio, è saltato. Si tratta, infatti, di un particolare niente affatto irrilevante: per il calcolo degli indennizzi è stato considerato come parametro base il valore commerciale presunto anziché quello agricolo medio. “Ciò significa per gli agricoltori – spiega Coldiretti – non solo una significativa perdita di riconoscimento economico anche una pugnalata alle spalle in quanto non sono stati onorati i patti”. L’associazione, dunque, nel rilevare una chiara disparità di trattamento propone che la stessa venga sanata applicando, anche in questo caso il criterio VAM (valore agricolo medio), strumento già utilizzato in altre circostanze relative alla sottrazione di superficie agricola. “Qualora questo non dovesse accadere – conclude Coldiretti – saremo i primi a disconoscere il protocollo d’intesa in quanto la nostra priorità è la tutela delle imprese agricole e la loro presenza sul territorio”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

10 novembre 2012, a Rimini si tiene la seconda “Giornata nazionale di formazione ambientale per i giornalisti”

Per il secondo anno consecutivo, Rimini sarà la capitale del giornalismo ambientale italiano. Sabato 10 novembre a Ecomondo (Quartiere fieristico di Rimini, Sala Convegni “Agorà”, area città sostenibile, padiglione B7-D7) si terrà la seconda “Giornata nazionale di formazione ambientale per i giornalisti”, promossa da Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti, Unaga-Fnsi, Greenaccord, Circuito Wigwam, eAmbiente, Ecomondo.

Il programma inizia alle 9.30 con l’accreditamento dei partecipanti e la visita guidata a “Città sostenibile, la via italiana alle Smart City”. A seguire il convegno “Emergenza territorio: sostenibilità ambientale e ricostruzione a misura d’uomo” a cusa di Unaga, Greenaccord, eAmbiente ed Ecomondo. Introduce Gabriella Chiellino, coordinamento scientifico di Città Sostenibile. Interverranno:  Simone Castelli – Direttore Business Unit Rimini Fiera, Roberto Zalambani – Consigliere Nazionale Ordine dei Giornalisti, Mimmo Vita – Presidente Unaga, Giovanni Rossi – Segretario Generale Aggiunto della FNSI, Lisa Bellocchi – Presidente Arga Interregionale, Luisella Meozzi – Presidente Greenaccord Emilia-Romagna.

Tre tavole rotonde. Subito dopo il convegno, sono previste tre T.R.: la prima, dedicata al terremoto che ha colpito l’Emilia, prevede gli interventi di Stefano Vaccari (Provincia di Modena) sulle buone pratiche della ricostruzione sostenibile post sisma; a seguire il “Manifesto Emiliani Brava Gente” a cura di Rossella Zadro (Coordinamento delle Agende 21 Locali). La seconda, “Riqualificazione, riuso del territorio”, vedrà gli interventi di Masud Esmaillou (Green House) su riqualificazione urbana ed architettonica della città del domani; Giuseppe Longhi (Università Iuav di Venezia) sulla pianificazione sostenibile; Paolo Giuntarelli (Fondazione Bioparco) sul ripensare la funzione di un territorio protetto; Stefano Serafini (International Society of Biourbanism) sull’epistemologia del ricostruire. Alla terza, “Qualificazione, buon uso del territorio”, partecipano Vannino Vannucci (Vannucci Group), dieci ragioni per un bosco in città; il Comune di Torino con l’esperienza degli orti urbani; i Consorzi modenesi con le vicende delle aziende terremotate; Efrem Tassinato, Presidente del Circuito Wigwam con le Comunità Locali di Offerta e l’esperienza del PRESIDIO di Padova, nuovo modello partecipativo per la preservazione del territorio.  La giornata si chiuderà alle ore 14 con il pranzo a buffet. A tutti i partecipanti sarà offerto da Unaga l’adesivo vetrofania auto “Stampa Ambientale”.  Per adesioni, contattare via mail o sms entro l’8 novembre: Roberto Zalambani, Consigliere nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti, zalambanir@fedemilia.bcc.it, 348 6268645.

(Fonte: Wigwam.it)

 

13 novembre 2012, a Padova un convegno sulla mobilità elettrica

Martedì 13 novembre 2012, con inizio alle ore 16:00, al Parco delle Energie Rinnovabili di Padova, si terrà il convegno “La Mobilità Elettrica nel territorio padovano”, organizzato dalla CCIAA di Padova e Confservizi Veneto con il supporto di enti e realtà produttive padovane. Sarà questo un convegno 2.0, cioè partecipato in diretta sui social network grazie alla copertura WiFi della sala che ospiterà l’incontro, che intende fare il punto sullo stato dell’arte della mobilità elettrica nel territorio padovano e delinearne la strategia futura.

Gli interventi. Ad aprire i lavori del convegno sarà Roberto Furlan, presidente della CCIAA di Padova, che parlerà di Green Economy, filo conduttore anche per gli orientamenti sostenibili di Confservizi Veneto, illustrati da Lamberto Toscani e Nicola Mazzonetto, rispettivamente presidente e direttore dell’associazione regionale che raggruppa i servizi pubblici locali. La rotta da seguire sarà indicata invece dal vicesindaco Ivo Rossi, che parlerà di Padova Smart City, la Città dell’Innovazione. Sul piano scientifico-tecnologico interverranno autorevoli esperti come Giorgio Simonetto, direttore generale di Veneto Innovazione SpA, che illustrerà i nuovi finanziamenti per la ricerca applicata e l’innovazione. Sul rapporto tra “Smart Grid”, le reti intelligenti per la distribuzione dell’energia elettrica e l’efficienza energetica parlerà Giorgio Graditi, dell’Unità Tecnica e Tecnologica di ENEA (Ente per le Nuove tecnologie per l’Energia e l’Ambiente). L’Università di Padova sarà presente all’evento con un interessante contributo sulla mobilità elettrica e le attività di ricerca al Dipartimento di Ingegneria Industriale, illustrate dal professore Giuseppe Buja.

Dalla teoria alla pratica. Nell’incontro, saranno illustrati anche quattro esempi di mobilità elettrica “made in Padova”: il progetto di mobilità sostenibile tra ZIP e area urbana, curato da Andrea Grigoletto, direttore Parco Energie Rinnovabili, il tram a Padova, a cura di Andrea Ragona, consigliere di APS Holding nonché due storie di produzioni di successo, i furgoni elettrici della fabbrica Alkè di Padova, con l’intervento dell’export manager Lamberto Salvan, e le bici elettriche di Italwin, a cura del responsabile Ricerca e Sviluppo Simone Roncali. Sia furgoni che bici saranno disponibili per una dimostrazione pratica. L’iniziativa è riconosciuta dalla CNI UNESCO nell’ambito della Settimana per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2012. La partecipazione al convegno è gratuita, 80 i posti disponibili. Per informazioni e iscrizioni: Confservizi Veneto, tel. 049/8071777, email direttore@confserviziveneto.net.

(Fonte: Padova Sostenibile e Responsabile)

Trattenere l’acqua per distribuirla quando serve: i Consorzi di bonifica a servizio del territorio. Acqua e agricoltura, Manzato: nessuno può più affidarsi solo alla buona sorte

“Il nuovo modello di sviluppo della penisola non puà che essere incentrano sull’acqua: irrigazione e sicurezza idraulica; basti pensare che l’84% del “made in Italy” agroalimentare dipende dalla disponibilità idrica”. Lo afferma Massimo Gargano a commento degli “stati generali” sull’irrigazione in Veneto.

Territorio “stressato”. “L’abusivismo edilizio, causa prima dell’eccessiva urbanizzazione, ha prodotto una pressione antropica insostenibile, oltre che una perdita sensibile di territorio destinabile all’agricoltura: in Veneto si stimano 189 abitanti per chilometro quadrato, contro gli 89 iberici. Bisogna porre fine – continua Gargano – allo stress, cui questo territorio viene continuamente sottoposto. I Consorzi di bonifica e le aziende agricole loro collegate si candidano ad essere una moderna risposta nella gestione della risorsa idrica attraverso azioni per la ricarica della falda acquifera e la creazione di bacini di invaso dalla duplice funzione: trattenere l’acqua, quando piove troppo per utilizzarla nei periodi di siccità. Inoltre, in Veneto sono stati positivamente sperimentati i pozzi bevitori, progetto innovativo di ricarica della falda e che garantirà l’immissione annuale nel sottosuolo di circa 10 milioni di metri cubi d’acqua.”

Risparmio idrico in agricoltura. L’ANBI, oltre ad aver lanciato un piano degli invasi che è già stato sottoposto all’attenzione delle Istituzioni, ha promosso IRRIFRAME, “sistema esperto” per il risparmio idrico in agricoltura, già attivo con successo anche in Veneto e che verrà proposto ad “Expo 2015”. “Comuni, Organizzazioni Professionali Agricole, Consorzi di bonifica, Autorità di Bacino ed Università – conclude il Presidente A.N.B.I. – sono i soggetti, che possono e devono lavorare assieme per dare quelle risposte innovative, di cui il Paese ha bisogno”.

Acqua e agricoltura, il punto della Regione Veneto. “Nessun imprenditore agricolo può più affidarsi solo alla buona sorte. Assicurarsi non è una decisione scaramantica ma una scelta imprenditoriale; non farlo non può ricadere sulla collettività. E accanto a questo serve un nuovo e diverso sistema irriguo che ottimizzi l’utilizzo dell’acqua”. L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato traccia con queste parole la linea d’azione futura del settore primario sulla disponibilità di risorse idriche: per le imprese, per la Regione, ma anche per lo Stato.

Ricorso al sistema assicurativo agevolato e valorizzazione dei consorzi di difesa. “La siccità di quest’anno ha insegnato a tutti – ha affermato – che non siamo più di fronte ad un fenomeno straordinario e imprevedibile, ma ad un mutamento complessivo”. Fino a 25 anni fa, la linea delle siccità estive ricorrenti era lungo il Po, al di sotto del quale le piogge erano insufficienti per il mais, mentre al di sopra i 700-750 millimetri di pioggia (di cui 200 estivi) facevano la differenza. Ora questa linea si è spostata sul Bacchiglione. “La risposta al problema – ha aggiunto Manzato – deve essere data su due fronti. Da un lato una reale prevenzione economica del danno, che significa ricorso al sistema assicurativo agevolato e valorizzazione dei consorzi di difesa, che – tra parentesi – a dicembre liquideranno ai loro assicurati oltre 10 milioni di premi. Lamentarsi a cose fatte significa scaricare le proprie responsabilità su altri: per ogni dichiarazione di calamità, le risorse necessarie derivano da un automatico aumento delle accise sui carburanti che ricade su tutti”.

Chi punta al governo del Paese deve impegnarsi a garantire un adeguato sistema irriguo all’Italia e al Veneto. “Dall’altro serve la massima valorizzazione possibile della risorsa idrica disponibile per l’agricoltura: chi punta al Governo del Paese deve impegnarsi sin d’ora anche su questo terreno”. “In ogni caso, per fronteggiare le conseguenze della siccità di quest’anno la Giunta regionale ha già richiesto la declaratoria di eccezionale avversità atmosferica, pur sapendo che le risorse nazionali attuali sono del tutto insufficienti e che serve una deroga al regime assicurativo. Questo però ci consentirebbe – ha concluso Manzato – di intervenire per contribuire a ricostruire i capitali di conduzione per le aziende che hanno perduto il reddito”.

(Fonte: ANBI/Regione Veneto)

Ambiente: discariche abusive, la Commissione europea impone all’Italia di bonificarle

La Commissione europea ha imposto all’Italia di bonificare centinaia di discariche illegali sparse su tutto il territorio nazionale. Nonostante una precedente sentenza della Corte di giustizia, i problemi sussistono ancora in quasi tutte le regioni italiane e le misure in vigore non sono sufficienti per risolvere il problema a lungo termine.

Inflitta un’ammenda di 56 milioni di euro. Quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione a una sentenza della Corte di giustizia dell’UE, la Commissione ha il potere, dopo l’emanazione di due avvertimenti, di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta e di chiedere che siano inflitte delle ammende. Su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente, Janez Potočnik, e in rispetto della Direttiva 99/31/CE, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea e di imporre un’ammenda forfettaria di 56 milioni di euro (28089,60 euro per giorno tra le due sentenze della Corte) e un’ammenda giornaliera di 256819,20 euro per ogni giorno successivo alla seconda sentenza fino al giorno della regolarizzazione dell’infrazione. Spesa che l’Italia al momento non si può permettere.

Le discariche da bonificare sarebbero circa 250, sedici delle quali contenenti rifiuti pericolosi. Nonostante gli impegni assunti dalle autorità italiane nel 2007, solo trentuno discariche saranno bonificate entro la fine del 2012. Inoltre, la Commissione non ha informazioni da cui risulti che l’Italia abbia istituito un sistema di controllo adeguato per evitare l’apertura di nuove discariche illegali. Nel giugno 2011 la Commissione ha chiesto all’Italia di presentare un calendario credibile per la regolarizzazione di tutti i siti in questione entro un periodo ragionevole, ma ciò non è stato fatto. Nonostante siano stati compiuti alcuni progressi rilevanti, è chiaro che i problemi persistono in quasi tutte le regioni italiane. La normativa mira a proteggere la salute umana e l’ambiente dagli effetti negativi della raccolta, del trasporto, della conservazione, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti.

Riciclo rifiuti, fonte di nuovi materiali e posti di lavoro. La politica sui rifiuti è un elemento importante della strategia della Commissione europea sull’uso efficiente delle risorse. Se gestiti e trattati in modo adeguato i rifiuti sono una preziosa fonte di materiali che può offrire soluzioni ai limiti delle risorse e creare posti di lavoro. Questa politica vuole spingere un uso più sostenibile delle risorse naturali e realizzare in Europa una transizione verso una crescita efficiente, sostenibile e a bassa emissione di anidride carbonica. Il ricorso alla discarica è la scelta meno conveniente che si situa alla base della gerarchia dei rifiuti, dopo il riutilizzo e il riciclaggio. La maggior parte degli Stati membri sta progressivamente abbandonando la pratica della messa in discarica dei rifiuti, fatto che comporta numerosi vantaggi: la piena attuazione della normativa UE sui rifiuti consentirebbe di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, di aumentare il fatturato annuo europeo di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e di creare oltre 400.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020. L’Italia occupa un modesto ventesimo posto sui ventisette Stati membri per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Le carenze includono una politica di prevenzione dei rifiuti scarsa o inesistente, l’assenza d’incentivi destinati a evitare la messa in discarica e uno scarso sfruttamento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti unito all’inadeguatezza delle infrastrutture.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Legge anticemento, Manzato: Regioni unanimi, moratoria di almeno tre anni

L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, ha proposto e fatto accettare all’unanimità dagli assessori regionali, assieme al collega della Puglia Dario Stefano, la modifica al testo governativo che prevede una moratoria immediata di almeno tre anni all’erosione del suolo agricolo, senza attendere tutti gli adempimenti previsti.

La modifica recita, in sostanza: “dalla data di entrata in vigore della presente legge e sino al recepimento negli strumenti urbanistici dei vincoli conseguenti al limite di superficie agricola di cui all’articolo 3 della presente legge, e comunque non oltre il termine di tre anni, non è consentito il consumo di superficie agricola”, fatte salve “le previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, le opere pubbliche, nonché gli interventi strumentali all’esercizio delle attività” necessarie all’imprenditore agricolo.

Ora spetta al Parlamento agire. “Ringrazio Catania per l’impegno personale, ma gli ricordo che una cosa del genere non può essere decisa sulla base dei tempi dell’emergenza elettorale a fronte di obblighi costituzionali, dopo che per decenni i Governi se ne sono disinteressati e anzi hanno operato, sottraendo loro risorse, per mettere i Comuni nelle condizioni di ‘dover’ ricorrere alle lottizzazioni che hanno ridotto pesantemente il suolo coltivato e coltivabile. Noi in Veneto abbiamo messo mano alla questione, ma non potevamo intervenire su materia di competenza comunale e soprattutto sugli introiti che questa ha garantito di fronte ai tagli continui dello Stato. Al quale ora ripassa la palla perché, dopo il necessario passaggio del confronto con le regioni, spetta al Parlamento l’approvazione concreta e definitiva del provvedimento. Ho visto leggi assurde approvate in un paio di giorni e leggi necessarie rimaste nel limbo. Vediamo in quale categoria i parlamentari inseriranno questa che è una legge doverosa ed etica. Il mio auspicio è che la approvino in un paio di giorni. Sono troppo ottimista?”.

(Fonte: Regione Veneto)

A Creazzo (VI), inaugurato il percorso Retrone a servizio della sicurezza idraulica e del tempo libero

Da pochi giorni i cittadini di Creazzo, nel vicentino, hanno 836 metri di pista ciclopedonale in più lungo il fiume Retrone: la pista di servizio già esistente (in ghiaino stabilizzato), posta parallelamente all’alveo in sinistra idraulica, è stata infatti fatta proseguire fino a raggiungere il ponte su via Spino, che collega con Sovizzo.

Sicurezza e ambiente. Per ridurre il rischio idraulico nel territorio comunale di Creazzo e nel contempo rivalutare l’ambito fluviale, il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta ha perà realizzato anche un invaso per trattenere le acque in caso di piena: la sua capacità è pari a 19.000 metri cubi; la profondità di tale bacino temporaneamente allagabile è variabile tra m.1 e m.1,30 dal piano campagna, rispettando così la falda, che si trova ad una profondità di 1 metro e mezzo. Per lo scavo del bacino sono stati asportati 13.197 metri cubi di materiale argilloso, utilizzato in parte per la realizzazione delle arginature; la parte in eccedenza (mc. 3960) è stata impiegata per la realizzazione delle rampe e per la stabilizzazione degli argini in quanto soggetti ad un calo fisiologico, dovuto all’effetto di consolidamento della terra. L’intera zona è delimitata da una larga arginatura (m.4), su cui corre una pista di servizio (in terra battuta), che si snoda per circa 570 metri. Inoltre, sul lato verso fiume, è stata posta una staccionata con pali in legno di pino.

Le aree sono fruibili ad uso pubblico (realizzate, lungo il letto fluviale, postazioni per la pesca sportiva e l’attracco di canoe), ma saranno ovviamente interdette durante le piene. Per collegare le due sponde è stata costruita una passerella in legno a monte della confluenza tra il Retrone e la roggia Casalina. Le sponde del fiume Retrone, sul lato della pista di servizio, sono state risagomate con materiale lapideo, previo il taglio delle piante, che si trovavano all’interno dell’alveo in precarie condizioni di stabilità e che minacciavano il regolare defluire delle acque. In caso di necessità, lo “scarico” del bacino avverrà nella roggia Casalina mediante un manufatto limitato da una paratoia comandata attraverso un sistema di telecontrollo, che rileva le quote idriche; l’alimentazione avviene attraverso pannello fotovoltaico. A completamento dell’intervento, è stata realizzata una passerella in legno lamellare (portata: q. 60) per permettere anche il transito del mezzo operativo per lo sfalcio delle sponde.

La spesa complessiva è stata pari ad un milione di euro così ripartiti: euro 700.000,00 da Regione Veneto; euro 100.000,00 da Provincia di Vicenza; euro 100.000,00 da Comune di Creazzo; euro 100.000,00 da Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta. Nel corso della cerimonia inaugurale, accompagnata dalla banda e da scolari festanti, il sindaco, Stefano Giacomin, ha ricordato la volontà dell’Amministrazione di completare il “percorso Retrone”; gli ha fatto eco l’assessore al bilancio della Regione Veneto, Roberto Ciambetti, esaltando il protagonismo delle comunità locali nel riappropriarsi delle opportunità offerte dal territorio. Il presidente dell’ente consorziale, Antonio Nani, ha evidenziato la comune volontà, che ha permesso, in tempi rapidi, la realizzazione degli interventi.

(Fonte: Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta)

Cambiamenti climatici e conseguenze sulle economie locali, se ne parla venerdì 26 ottobre 2012 nell’incontro ARGAV al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD)

Ricominciano dopo la pausa estiva gli incontri di formazione e aggiornamento professionale ARGAV al Circolo di campanga Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD). Il primo appuntamento è in programma venerdì 26 ottobre p.v. alle ore 19.00 ca per parlare di cambiamenti climatici e conseguenze sulle economie locali.

I relatori della serata. Saranno con noi Lorenzo Carrera e Laura Bonzanigo, Ricercatori International Center for Climate Governance (I.C.C.G., ente che collabora con I.P.P.C. – Intergovernmental Panel on Climate Change, insignito del Premio Nobel per la Pace), Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente Confagricoltura Veneto e Giuseppe Romano, Presidente Unione Veneta Bonifiche.

Impianti nucleari: servono ulteriori miglioramenti sicurezza

Recenti test di resistenza effettuati negli impianti nucleari rivelano che le norme di sicurezza, anche se tuttora alte, devono essere rafforzate in quasi tutte le centrali europee. Le autorità nazionali di sicurezza hanno anche concluso che non si giustificano chiusure di centrali nucleari.

In seguito all’incidente di Fukushima nel marzo 2011, il Consiglio europeo aveva chiesto che si effettuassero delle valutazioni approfondite e trasparenti in materia di rischi e sicurezza delle centrali nucleari europee. L’obiettivo principale dei test era di valutare la sicurezza e la robustezza degli impianti in caso di eventi naturali estremi, come ad esempio inondazioni e terremoti. Sono stati considerati anche gli incidenti aerei poiché anch’essi possono interrompere il funzionamento degli impianti di sicurezza e il sistema di raffreddamento.

I test si sono svolti in tre fasi: in un primo tempo, gli esercenti di ogni centrale hanno effettuato un’autovalutazione. Tali dati sono poi stati esaminati dalle autorità di regolamentazione, le quali hanno preparato dei rapporti nazionali; infine, queste relazioni sono state analizzate da équipe multinazionali nel quadro di una procedura di “peer review”, organizzata dall’ENSREG (European Nuclear Safety Regulators’ Group). Le équipe hanno anche effettuato qualche visita di siti.

E’ così emerso che nei 17 paesi partecipanti (i 14 paesi dell’UE con centrali nucleari attive, la Lituania con una in fase di disattivazione, l’Ucraina e la Svizzera), non tutte le norme promosse dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ed altre pratiche internazionali sono applicate negli Stati membri. Per rafforzare la sicurezza nucleare in Europa, la Commissione europea intende dunque seguire da vicino l’attuazione delle sue raccomandazioni e promuovere nuove misure legislative. Come ha dichiarato il Commissario Günther Oettinger: “I test di resistenza hanno rivelato quali sono gli aspetti positivi e dove è necessario introdurre miglioramenti. I test sono stati effettuati con rigore e sono stati un successo. Nel complesso la situazione è soddisfacente ma non vi è spazio per l’autocompiacimento. Tutte le autorità coinvolte devono collaborare per assicurare che le più elevate norme di sicurezza vengano applicate in ogni centrale nucleare europea. Questo per la sicurezza dei nostri cittadini”.

In caso di terremoti e inondazioni. I test hanno dimostrato che non tutti gli insegnamenti di Fukushima sono stati ritenuti ed applicati. Ad esempio, per quanto riguarda il calcolo dei rischi di terremoti e/o di inondazioni, le norme attuali non vengono applicate in rispettivamente 54 e 62 reattori sui 145 controllati. Il calcolo dovrebbe infatti basarsi su un arco di 10 000 anni anziché sui periodi di tempo molto più brevi che vengono talvolta utilizzati. Ogni centrale dovrebbe inoltre disporre di strumenti sismici in situ per misurare e dare l’allarme in caso di terremoto: attualmente, tali strumenti andrebbero installati o migliorati in 121 reattori.

Per depressurizzare in modo sicuro il contenitore del reattore in caso di incidente, dovrebbero essere presenti sistemi di ventilazione con filtro dell’involucro di contenimento: in realtà, 32 reattori non sono ancora dotati di questi sistemi. Anche in caso di devastazione generale, le attrezzature per far fronte a gravi incidenti dovrebbero essere conservate in luoghi protetti dove potrebbero essere rapidamente recuperate, ma ciò non avviene per 81 reattori. Infine, in 24 reattori non è disponibile il secondo locale di controllo di emergenza, che servirebbe se la stanza di controllo principale diventasse inagibile dopo un’incidente.

Le prossime azioni di controllo. Le autorità di regolamentazione nazionali dovranno predisporre dei piani di azione nazionali con i relativi calendari di attuazione e renderli disponibili entro la fine del 2012. Tali piani di azione saranno soggetti a esami inter pares (peer review) all’inizio del 2013, per controllare che le raccomandazioni elaborate a seguito dei test di resistenza siano attuate in modo coerente e trasparente in tutta l’Europa. La Commissione intende riferire sull’attuazione delle suddette raccomandazioni nel giugno del 2014, in piena collaborazione con le autorità di regolamentazione nazionali. Oltre alle specifiche constatazioni tecniche e alle raccomandazioni, la Commissione ha riesaminato l’attuale quadro normativo europeo in materia di sicurezza nucleare e all’inizio del 2013 intende presentare una revisione dell’attuale direttiva sulla sicurezza nucleare. Gli emendamenti proposti si incentreranno sui requisiti di sicurezza, sul ruolo e i poteri delle autorità di regolamentazione nucleari, sulla trasparenza e sull’attività di monitoraggio. A ciò faranno seguito ulteriori proposte sugli aspetti relativi all’assicurazione e alla responsabilità in materia nucleare e sui massimi livelli consentiti di contaminazione radioattiva negli alimenti e nei mangimi. Il processo dei test di resistenza ha inoltre evidenziato la necessità di ulteriori interventi sulla sicurezza nucleare (prevenzione di atti ostili), dove la responsabilità principale incombe agli Stati membri.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

19 ottobre 2012, i soci ARGAV in visita al distretto conciario della Val di Chiampo e al depuratore di Arzignano (VI)

Venerdì 19 ottobre p.v. i soci ARGAV andranno alla scoperta del distretto conciario di Arzignano (VI). La giornata sarà una bella occasione sia per conoscere un importante distretto produttivo della nostra regione, sia per verificare come si sta risolvendo il grave problema dell’inquinamento causato dalle lavorazioni di concia.

Programma di massima. Il ritrovo è fissato per le ore 9.45 ad Arzignano, davanti alla sede della “Acque del Chiampo S.p.A.” (via Ferraretta 2). A seguire, è prevista la visita al depuratore locale, uno dei più grandi d’Europa, della società Acque del Chiampo. Nel corso della giornata, visiteremo alcune concerie, il gruppo Dani, che oltre a produrre astucci per ipad, è molto forte nel settore automobili,  la Sicit2000,  azienda che dagli scarti della concia fa prodotti all’avanguardia e, tempo permettendo, la conceria Laba, che concia pelli per i più grandi gruppi mondiali della moda.