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Consorzi di bonifica e Associazioni Consumatori: nasce un asse a servizio del territorio

Entro l’anno nascerà un interessante ed innovativo rapporto di collaborazione fra Consorzi di bonifica ed organizzazioni dei consumatori del Veneto. E’ questo l’importante obbiettivo raggiunto dal confronto promosso dall’Unione Veneta Bonifiche con il mondo consumeristico regionale, rappresentato nell’occasione dalle associazioni ADICONSUM, Lega Consumatori A.C.L.I., CODACONS, Unione Nazionale Consumatori, Federconsumatori.

Le azioni che saranno intraprese. Le organizzazioni dei consumatori, consce della fondamentale importanza di questioni quali la difesa idrogeologica del territorio o la gestione delle acque, collaboreranno, attraverso apposite convenzioni, nel diffondere la conoscenza sull’operato dei consorzi di bonifica; le stesse organizzazioni si sono anche candidate ad essere parte attiva nella soluzione, in via bonaria, di eventuali controversie fra utenti e consorzi. Il secondo obbiettivo, cui si punterà entro fine anno, è la stesura di una Carta dei Servizi, con cui, nell’interesse dei contribuenti, saranno certificati gli standard qualitativi, che i Consorzi di bonifica si impegnano a rispettare.

Il ruolo dei Consorzi di bonifica: difesa idrogeologica, gestione scolo acque meteoriche, irrigazione. L’incontro, svoltosi a Venezia, è stato organizzato in concomitanza con l’arrivo dei bollettini per il pagamento del contributo di Bonifica a circa 1.300.000 veneti, che complessivamente verseranno 110 milioni di euro: 80 destinati ad interventi per la difesa idrogeologica ed alla gestione dello scolo delle acque meteoriche, 30 per l’irrigazione.  Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifiche: “La trasparenza verso i contribuenti è una delle nostre priorità. Nella nostra regione, i Consorzi di bonifica sono un esempio di efficienza gestionale: il 70% dei 1300 dipendenti consortili opera sul territorio per gestire e provvedere alla manutenzione di circa 18.000 chilometri di canali ed oltre 8.000 chilometri di rete irrigua“.  Andrea Crestani, Direttore U.V.B.: “Siamo sicuri che la collaborazione con le associazioni dei consumatori servirà a gettare le basi per una maggiore vicinanza attiva dei cittadini nell’interesse generale del territorio”.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta sperimenta lo stoccaggio sotterraneo dell’acqua

“Il rapporto fra investimento e risultato raggiunto è assolutamente favorevole, tanto che è nostra intenzione estendere l’esperienza ad altre aree idonee sia nel vicentino che nel veronese”. Lo ha affermato il Presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, Antonio Nani, presentando l’innovativa esperienza del “campo pozzi”, primo in Italia, realizzato in località Madonnetta di Sarcedo, in provincia di Vicenza.

Le azioni intraprese. L’ente consortile, fin dal 2009 in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Vicenza, aveva avviato alcune esperienze finalizzate al rimpinguamento artificiale della falda acquifera, realizzando 5 pozzi di infiltrazione: 3 in comune di Cornedo Vicentino, 1 a Montecchio Precalcino ed un altro a Sarcedo. Visti i positivi risultati delle prime esperienze, a luglio di quest’anno, l’APV, sempre con importante finanziamento della Provincia di Vicenza, ha realizzato un vero e proprio “campo pozzi”, costituito da 4 infrastrutture di infiltrazione in un’area verde pubblica (concessa gratuitamente dall’Amministrazione Comunale di Sarcedo) alimentati, nel periodo non irriguo (indicativamente ottobre – marzo), dalla roggia Verlata derivata dal canale irriguo principale Mordini.

Le caratteristiche dei pozzi. Questi 4 pozzi hanno le stesse caratteristiche di quelli già realizzati nel 2009: ciascuno è costituito da 8 anelli in calcestruzzo, a parete laterale forata, di 50 centimetri di altezza e di diametro interno pari a 200 centimetri cadauno, posati l’uno sopra l’altro per una altezza complessiva di circa 4 metri.  I pozzi sono completamente interrati ed il fondo aperto posa su un materasso di pietrisco dello spessore di circa 1 metro. Lo scavo pertanto ha una profondità di circa 6 metri. Lateralmente lo scavo è stato riempito ancora con pietrisco e ghiaione per favorire il drenaggio dell’acqua immessa nei pozzi. Il raggiungimento del piano di campagna è stato fatto con riporto di terreno vegetale. I pozzi sono alimentati da un’opera di presa sulla roggia Verlata, corredata da una griglia di protezione e da una paratoia in ferro per la regolazione della quantità d’acqua immessa; un sistema di tubazioni distribuisce la portata idrica.  L’acqua, immessa in ciascun pozzo, filtra principalmente attraverso il materasso di pietrisco, su cui posa il fondo, andando ad alimentare, per le caratteristiche geologiche del terreno, la falda acquifera, che si trova ad una profondità di circa 30 metri. Si stima che ciascun pozzo sia in grado di immettere in falda fra i 150 ed i 200 litri al secondo, cioè circa 10 milioni di metri cubi all’anno. Il costo complessivo della realizzazione è pari a euro 52.803,18 (euro 38.343,68 per opere ed euro 14.459,50 per indagini geologiche e monitoraggio della falda).

Controllo sull’efficacia dei pozzi. Nell’area sono stati anche installati idonei strumenti di misura per determinare l’effettiva efficacia dei pozzi di infiltrazione nei prossimi anni di sperimentazione; dal 2009 ad oggi, i pozzi di infiltrazione (già attivi nei comuni di Cornedo Vicentino, Sarcedo e Montecchio Precalcino) hanno artificialmente ceduto al sottosuolo un volume idrico superiore a 3.500.000 metri cubi.  L’importanza della novità presentata è che rappresenta una possibilità di concreta risposta alla necessità di incrementare le riserve idriche, superando le molte difficoltà, che ostano alla creazione di aree di ricarica superficiali.

(Fonte: Unione Veneta Bonfiche)

7 ottobre 2012, a Costa di Gargnano (BS) si celebrano i 40 anni del Circuito internazionale dei Wigwam Club, presieduto dal socio ARGAV Efrem Tassinato

Domenica 7 ottobre 2012 a Costa di Gargnano (Bs) si tiene la celebrazione del quarantennale  della partecipazione dei giovani nel rimboschimento della “valle del Droanello”, avvenuta nell’estate del 1972, e della conseguente nascita dell’idea dei Wigwam, oggi concretizzata nell’Associazione Nazionale dei Club Wigwam, presieduta dal socio ARGAV nonché tesoriere UNAGA Efrem Tassinato.

Programma. L’evento, che avrà inizio alle ore 11.00 con i saluti del sindaco di Costa di Gargnano, Gianfranco Scarpetta, nel 1972 assessore al Turismo e Presidente della Pro Loco, vedrà la presenza di Efrem Tassinato, presidente del Circuito Wigwam e organizzatore dei Campi di Rimboschimento e di Gualtiero Comini, Vice Presidente della Comunità Parco Alto Garda. Tutti insieme scopriranno la targa marmorea commemorativa sulla piazza del borgo di Costa, benedetta dal parroco del paese.  Dopo un rinfresco di piazza, ci sarà un’escursione a Malga Penni,  base del 2° Campo Rimboschimento 1972.

Patrocinio ARGAV. L’iniziativa è organizzata dal  Circuito internazionale dei Wigwam Clubs  in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, il Comune di Gargnano, la Comunità Parco dell’Alto Garda e con il patrocinio di ARGAV – Associazione Giornalisti Agroalimentari e Ambientali del Veneto e Trentino Alto Adige, del Ministero dell’Ambiente, Veneto Agricoltura (Regione Veneto) – Settore Foreste,  ERSAF (Regione Lombardia) – Settore Foreste,  UNAGA – Unione Nazionale delle Associazioni dei Giornalisti di Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca, Energie Rinnovabili (Gruppo di specializzazione della FNSI), ARGA – Associazione Giornalisti Agroalimentari e Ambientali della Lombardia e Liguria,  Greenaccord – Associazione Culturale per la Salvaguardia del Creato Onlus,  Portale dei lombardi nel mondo,  Associazione Mantovani nel mondo Onlus,  Filitalia– Distretto Italia – Fondazione Filitalia International Filadelphia – US,  AIKAL – Verso EXPO Milano 2015.

La filosofia Wigwam. “Nell’state del 1972, insieme ad altri amici, ero impegnato a piantare alberi al 2° Campo di Rimboschimento “Valle del Droanello” nella Valvestino (BS)  – racconta Efrem Tassinato – ed è da quella bella gente e da quell’altrettanto straordinaria esperienza che nasce e poi ha iniziato a svilupparsi l’idea di Wigwam, ovvero, l’idea che un mondo diverso (oggi si dice improntato ad uno sviluppo più solidale e sostenibile), non solo sarebbe stato bello ma anche possibile. E nella vita di tutti i giorni per di più! I piccoli alberi che insieme abbiamo piantato rappresentano la metafora del bosco di persone che ha iniziato a crescere e ad estendersi in ogni direzione e in ogni campo del fare sostenibile. L’apertura del gruppo Wigwam Circuit Community è il nostro modo di celebrare questo anniversario, una maniera per fare consuntivi, per rilanciare, per raccogliere contributi di idee e soluzioni, per aggregare altri amici che, ora come allora si rimboccano le maniche e fanno subito quello che è nelle loro possibilità, e ne cercano altri perchè insieme si può fare di più, meglio e in più breve tempo“.

In arrivo a un milione di veneti i bollettini di contributo alla bonifica

Sta arrivando, nelle case di 1 milione di cittadini veneti, il bollettino di contributo alla Bonifica. Grazie a ciò, i Consorzi di bonifica garantiscono la manutenzione di 25.050 chilometri di canali, assicurando sicurezza idraulica su circa 12.000 chilometri quadrati, ovvero il 65% della superficie veneta.

Un’attività quotidiana silenziosa. Dei 106 milioni di euro ricevuti complessivamente dai consorziati, il 40% è speso per il personale, mentre il restante 60% viene, invece, investito in lavori e manutenzioni.  “Un’attività quotidiana – afferma Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifiche – nella quale vengono impiegati un migliaio di macchine operative e circa 1.200 dipendenti, il cui 70% sono uomini, che quei 25 mila chilometri di canali li percorrono tutto l’anno e non, come si vorrebbe far credere, degli “scalda sedia”. Questi per me sono criteri di un’efficienza da portare a modello, frutto dell’autogoverno, peculiarità che ci contraddistingue da sempre”.

Trasparenza nell’applicazione dei costi. I proprietari di immobili urbani ed extraurbani pagano in relazione al beneficio, che l’attività dell’ente consortile garantisce al mantenimento del valore per i loro beni. “E’ il Piano di Classifica lo strumento che determina l’ammontare del contributo: affidabile e preciso, ma sicuramente complicato da capire per il cittadino comune. E’ un piano che attraverso degli indici di calcolo suddivide i costi sostenuti per ogni area dove vengono svolte le manutenzioni consortili. “Su questo –  sottolinea Romano – posso garantire la grande disponibilità dei Consorzi nel dare le corrette informazioni, oltre a mettere in campo anche altre azioni di trasparenza, per fare di ogni Consorzio una casa di vetro.”

Contributi dei consorziati investiti nel territorio. I Consorzi di bonifica svolgono un ruolo importante per il territorio, vista la crescente urbanizzazione, aumentata negli ultimi vent’anni del 27% (51.722 ettari) a cui si aggiungono intensità di pioggia vertiginose concentrate in poco tempo, dovute agli oramai evidenti cambiamenti climatici. Una conseguenza è sicuramente l‘impermeabilizzazione dei terreni con conseguente elevato aumento dei deflussi delle acque piovane che mettono in crisi le reti fognarie, spesso obsolete e inadeguate. La gestione delle cosiddette fognature bianche spettante ai comuni o ai servizi idrici integrati rischia di essere pressochè nulla.  “La gestione ordinaria dei Consorzi di bonifica è autofinanziata ed i contributi ricevuti dai consorziati vengono reinvestiti nel loro territorio –  sottolinea Andrea Crestani, Direttore dell’Unione Veneta Bonifiche – in questo particolare momento di “spending review” dove viene spesso additato il costo dei consigli di amministrazione, il tanto vituperato costo annuale dei 25 componenti dell’Assemblea e del Consiglio di Amministrazione di un Consorzio di bonifica è di soli 30.000 euro lordi”.

Consorzi di bonifica e Comuni, ricerca comune di intenti. E’ bene anche ricordare che la nuova Legge Regionale sulla Bonifica prevede la presenza di 3 sindaci negli organi amministrativi del Consorzio: eletti fra i “primi cittadini” del comprensorio consortile, sono 3 nell’Assemblea dell’ente, di cui 1 anche in Consiglio di Amministrazione, a rappresentanza della contribuenza urbana. “Ciò – prosegue Crestani – sancisce l’importanza fondamentale della condivisione nelle scelte fra tutti i soggetti, operanti sul territorio e riconosce formalmente le funzioni strategiche dei Consorzi, che interessano la gestione delle acque irrigue, ma anche la salvaguardia del suolo, la tutela delle risorse e degli equilibri ambientali, la conservazione e la valorizzazione del paesaggio, il supporto di protezione civile.” “L’auspicio – conclude Romano – è che una maggiore collaborazione tra Consorzi e Comuni, sancita anche dal recente Protocollo d’ Intesa tra U.V.B. ed A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Veneto, permetta l’individuazione di una pianificazione urbanistica in sintonia con la cultura del territorio, facilitando al contempo un rapido reperimento delle risorse economiche necessarie alla realizzazione di utili azioni congiunte.”

(Fonte: Unione Veneta Bonfiche)

Foreste italiane: la metà si trova in uno stato di degrado

foresta di Giazza

Negli ultimi 25 anni le foreste e i boschi italiani sono aumentati del 19%, a causa del progressivo abbandono dell’agricoltura soprattutto nelle zone di montagna. Ma più del 50% del patrimonio boschivo si trova in uno stato di degrado o di abbandono che espone il territorio a rischi di incendi o gravi dissesti idrogeologici. È questo l’allarme che è stato lanciato dall’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari in occasione dell’assemblea del settore forestazione che si è svolta nell’ambito dell’Expo Rurale tenutosi a Firenze.

Le foreste in Italia occupano più di un terzo del territorio nazionale. Nel corso dei lavori dell’assemblea, il presidente di Fedagri, Maurizio Gardini, ha illustrato i dati più recenti: «La superficie forestale italiana ha oggi una estensione complessiva di 10 milioni di ettari, l’equivalente di più di un terzo (34,7%) dell’intero territorio nazionale. Ma la manutenzione e conservazione di questo patrimonio è del tutto insoddisfacente e inadeguata. Troppo spesso si dimentica che la gestione dei boschi, oltre ad essere una importante opera di tutela dell’ambiente, è in grado di offrire anche interessanti opportunità dal punto di vista sociale ed occupazionale in particolare in momenti di grande crisi economica come quella che viviamo».

Le foreste italiane: conciliare tutela e buona occupazione. In occasione dell’assemblea del settore forestazione dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari svoltasi a Firenze, il presidente di Legacoop Agroalimentare, Giovanni Luppi, ha sottolineato l’esigenza di intervenire su quel 50% di foreste italiane che sono in una stato di degrado e abbandono. «Un ruolo strategico nel presidio del territorio e nella prevenzione dei dissesti – ha osservato Luppi – può essere svolto dalle cooperative forestali: 400 realtà in tutta Italia, con oltre 11.000 soci, lavoratori e addetti, e un’età media di 36 anni. Con una presenza particolarmente radicata nelle aree montane e svantaggiate del Paese. Il lavoro forestale, in momenti difficili anche dal punto di vista occupazionale, offre la possibilità di mettere insieme salvaguardia dell’ambiente e buona occupazione e la cooperazione è lo strumento più adatto a coniugare efficienza, lavoro sicuro, regolare e stabile, presidio territoriale, multifunzionalità.

Emergenza incendi. Sull’argomento è intervenuto anche Giampaolo Buonfiglio, Presidente di Agci-Agrital: «Di fronte all’emergenza incendi, particolarmente acuta di quest’estate, da più parti è stata sollecitata, in primo luogo dallo stesso Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, la necessità di operare con un piano di prevenzione e messa in sicurezza del territorio. La cooperazione forestale è pronta, siamo attrezzati, preparati, motivati, pronti ad agire. Lo abbiamo dimostrato anche facendo fronte agli eventi calamitosi più drammatici, ultimo quello della Lunigiana».

(Fonte: Garantitaly.it)

Appello di Dolomiti Ambiente: “Basta sacchetti di plastica nell’umido!”

Basta sacchetti di plastica nell’umido. Nonostante il costante miglioramento di tutte le fasi della filiera della raccolta e smaltimento dei rifiuti, Dolomiti Ambiente lamenta come siano ancora troppi i cittadini che utilizzano sacchetti di plastica non compostabile nella raccolta domestica della parte organica dei rifiuti (l’umido). Sacchetti di plastica che poi finiscono nell’impianto di smaltimento del Maserot, con pesanti ripercussioni per ciò che riguarda la qualità dell’umido e di conseguenza i costi di smaltimento.

Oltre 20 kg di plastica per ogni tonnellata di rifiuto. “E’ una situazione che ormai non è più tollerabile – ammonisce Giuseppe Luigi De Biasi, presidente di Dolomiti Ambiente – perché questo comportamento, ancorché vietato dalla legge, inficia i grandi sforzi messi in campo per ottimizzare tutta la filiera dei rifiuti”.  I numeri dicono che oltre l’80% della percentuale di materiale di scarto non utilizzabile nel biodigestore e nella produzione di compost (attualmente attestata attorno al 2,5%) è formata da sacchetti di plastica non compostabile: “Parliamo di oltre 20 kg di plastica per ogni tonnellata di rifiuto – puntualizza De Biasi – quindi si tratta di quantità di una certa rilevanza, che impediscono di abbassare ulteriormente i costi di lavorazione, rendendo vani gli sforzi congiunti di tutte le componenti in gioco nella gestione dei rifiuti”.

Vietato l’uso per legge.  L’utilizzo di sacchetti di plastica non compostabili è un comportamento sbagliato sotto tutti i punti di vista, a cominciare dall’aspetto legislativo: “La legge ne vieta l’utilizzo nella raccolta dell’umido – continua De Biasi – così come vieta chiaramente di conferire nella Forsu numerosi altri materiali, come il metallo o il vetro. E’ una cosa che va capita una volta per tutte, anche perché non è la prima volta che lanciamo questo appello al buonsenso. Le famiglie bellunesi in questi anni hanno fatto passi da gigante per quanto riguarda la coscienza ecologica nella gestione dei rifiuti domestici, ma, quasi inspiegabilmente, hanno ancora molte resistenze a utilizzare i sacchetti di plastica compostabile, che è cosa diversa dalla plastica biodegradabile. Quest’ultima ha un ciclo di decomposizione molto lungo, parliamo di decine d’anni, il che la rende assolutamente inadatta per il compostaggio. Gli unici recipienti veramente compostabili sono i sacchetti in mater-bi o in carta, che sono anche meglio sotto certi punti di vista”.

Appello anche alle istituzioni locali. I miglioramenti collettivi richiedono l’impegno di ogni singolo: “Le cose devono funzionare bene e migliorare sempre – spiega De Biasi – con il contributo di tutti. Dolomiti Ambiente è una società che si testa e che compete nel mercato, nonostante sia una società pubblica. Anzi, proprio perché pubblica, quindi di tutti, deve puntare a valorizzare al meglio il materiale conferito, perché i benefici di una filiera che funziona devono restare in provincia. Ma per fare questo serve la collaborazione di ogni singolo attore”.  Su questo tema Dolomiti Ambiente lancia un appello anche ai comuni, agli enti e alle società coinvolte nella filiera: “Gli input giusti devono partire anche da loro – conclude De Biasi – ad esempio mettendo a disposizione in maniera semplice e capillare gli appositi sacchetti compostabili”.

(Fonte: Dolomiti Ambiente)

A Solar Decathlon, l’olimpiade dell’architettura green, successo per “Med in Italy”

Sta andando bene il team italiano ”Med in Italy”, che in questi giorni partecipa a Solar Decathlon (14-30 settembre 2012), l’olimpiade dell’architettura green ideata dal Dipartimento Energia degli Stati Uniti e che quest’anno si svolge a Madri. Il merito è anche del gruppo di ricerca del master CasaClima dell’Università di Bolzano, che ha progettato la strategia energetica dell’edificio portato al concorso.

Il concorso. I diversi gruppi di ricerca si cimentano nella progettazione e costruzione di edifici autosufficienti che utilizzano solo energia solare e sfruttano in modo efficiente le risorse naturali. I prototipi, abitabili, sono stati realizzati dalle Università di Europa, Asia, Africa ed America che hanno passato la severa selezione iniziale. Per 16 giorni gli edifici in concorso, aperti alle visite del pubblico, vengono monitorati ogni 15 minuti. I risultati conseguiti riguardo alla strategia energetica dell’edificio italiano sono ottimi: ”Non siamo mai scesi sotto il quarto posto”, spiega Cristina Benedetti che guida il Master CasaClima Reseach Team ”ed ormai da qualche giorno siamo secondi in classifica. Le nostre simulazioni si sono rivelate molto vicine al comportamente reale dell’edificio. Siamo molto soddisfatti di come sta andando”. Il team ”Med in Italy” è composto dalle Universita’ Roma 3 e La Sapienza, che hanno voluto il gruppo di ricerca della Libera Universita’ di Bolzano come consulente per la strategia energetica.

Il progetto. Med in Italy è una casa che produce tre volte più energia di quanta ne consuma, che si monta in due giorni e che è in grado di rispondere persino all’emergenza di un post terremoto o ai drammatici problemi di un’ondata di migranti in fuga da un conflitto. Una casa adatta soprattutto al caldo, pensata e realizzata per resistere al cambiamento climatico, perfetta per una struttura di turismo sostenibile. Una casa progettata in modo che le pareti potranno essere realizzate con materiali locali, per adattarsi a tutti i paesaggi.Med in Italy reinterpreta, in versione contemporanea, la tradizione mediterranea, attraverso un patio esterno ombreggiato in cui si coltivano ortaggi mediterranei, le grandi murature del passato in grado di accumulare il calore, lo spazio interno organizzato per favorire lo stile di vita mediterraneo, la produzione di energia elettrica da fotovoltaico organico.

È la prima volta, a partire dalla prima edizione di Solar Decathlon nel 2002, che un team italiano viene ammesso alla competizione mondiale dell’architettura sostenibile. Per vincere la palma di edificio più verde dell’anno dovrà superare dieci prove (decathlon, appunto, come nelle vere Olimpiadi): la sfida si snoda lungo i percorsi dell’architettura, della capacità costruttiva, dell’efficienza, del bilancio energetico, del comfort, della funzionalità, della comunicazione, della produzione e fattibilità economica, dell’innovazione, della sostenibilità. Per ognuna delle ‘gare’ i prototipi riceveranno un punteggio da una giuria internazionale (fino a un massimo che, a seconda dei settori, arriverà a 80 o 120 punti).

(Fonte: Ansa/Med in Italy)

Recupero della biodiversità nel fiume Adige, un progetto che unisce Veneto e Trentino Alto Adige

REMAKE acronimo di REcovering Modified Adige’s Key Ecosystems (recupero di ecosistemi chiave dell’Adige modificati) è il nome del progetto di riqualificazione fluviale del fiume Adige che verrà presentato per il co-finanziamento europeo sul bando LIFE+ 2012. Il progetto, coordinato dalla Provincia autonoma di Bolzano, annovera tra i partner la Provincia autonoma di Trento, la Regione Veneto, l’Autorità di bacino dell’Adige, la Libera Università di Bolzano e il Centro Italiano di Riqualificazione Fluviale.

Ammissione del progetto a primavera 2013. REMAKE si presenta come un virtuoso esempio di collaborazione tra tutti gli Enti che gestiscono il corso del fiume Adige. Inizia ora una lunga fase di valutazione e nella prossima primavera si saprà se l’ambizioso progetto – il cui budget complessivo supera i 5 milioni di euro (il budget per la Provincia autonoma di Trento è di 2 milioni di euro cofinanziati per metà dal Programma comunitario LIFE+) – sarà ammesso al finanziamento.

Il progetto. In sintesi,  REMAKE si propone di arrestare la perdita di biodiversità del tratto alpino del fiume Adige attraverso la realizzazione di ambienti come stagni, isole fluviali, rami laterali e rami “morti”, che attualmente sono scarsamente presenti lungo il corso d’acqua. Verranno quindi creati habitat per specie vegetali e animali quali pesci, uccelli e anfibi ma anche insetti come le libellule, i quali sono a rischio di sopravvivenza oppure sono estinti sul fondovalle atesino. Sarà attuata pure una campagna di controllo ed eradicazione delle specie vegetali aliene, come la robinia o l’ailanto, che si stanno diffondendo proprio lungo le rive dell’Adige. Accanto a queste azioni si prevede di realizzare una ricca e diversificata serie di attività di disseminazione di dati e di informazioni sull’assetto naturalistico dell’Adige per coinvolgere la popolazione in questo ambizioso programma di riqualificazione del principale corso d’acqua del Trentino Alto Adige. REMAKE dedica attenzione anche alla “dimensione economica” dell’Adige al fine di dimostrare come la salvaguardia del patrimonio naturale possa divenire una fonte di reddito. Ci si sforzerà di raggiungere questo ambizioso traguardo attraverso lo sviluppo del turismo legato alla pesca e del cicloturismo.

(Fonte: Provincia di Trento)

Confagricoltura all’assemblea degli stati generali della Green Economy: “Agricoltura al centro dello sviluppo sostenibile”

“L’agricoltura, con le sue imprese che danno occupazione, ha un ruolo centrale nel quadro di uno sviluppo sostenibile dell’economia”. Lo ha confermato l’assemblea programmatica nazionale sullo sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica, che si è svolta ieri a Roma nell’ambito dei lavori preparatori degli “Stati Generali della Green Economy”, che si terranno a Rimini durante la fiera Ecomondo–Keyenergy (7-11 novembre 2012).

Bioeconomia, grande potenziale per la crescita economica. Confagricoltura sottolinea il ruolo fondamentale dell’agricoltura, come peraltro è emerso in quasi tutti i gruppi di lavoro. La stessa Unione Europea ha sottolineato che la bioeconomia rappresenta un grande potenziale, per alimentare la crescita economica, creare nuovi posti di lavoro, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria, delle industrie di trasformazione e dello stesso consumo.

Tante sfide da vincere per un futuro sostenibile. “Il nostro settore – continua l’Organizzazione agricola – dovrà far fronte all’aumento della domanda di cibo, producendo di più con meno risorse, diminuendo contemporaneamente gli sprechi, con una gestione sostenibile delle risorse naturali e con una qualità ecologica sempre più elevata dei prodotti e dei processi produttivi. Una sfida che riguarda tutto il settore, dalla vendita diretta dei prodotti agricoli, fino alla distribuzione organizzata ed alla esportazione del ‘made in Italy’ nel mondo”. “Una sfida – conclude Confagricoltura – che non riguarda solo l’agroalimentare, ma anche i nuovi obiettivi legati alla riduzione della dipendenza dalle risorse non rinnovabili, così come all’adattamento ai cambiamenti climatici, al sequestro di carbonio da parte dei terreni agricoli, al miglioramento delle risorse forestali. Tutti percorsi che sono già stati avviati con decisione dall’agricoltura italiana e che è intenzione degli agricoltori proseguire anche in futuro, nell’interesse delle loro imprese, dei consumatori e della salvaguardia del pianeta”.

(Fonte: Confagricoltura)

28 settembre 2012, torna la “Notte dei ricercatori”, ad aprire l’evento trentino una conferenza sul cambiamento climatico

La Notte dei Ricercatori è un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005 che coinvolge ogni anno migliaia di ricercatori e istituzioni di ricerca in tutti i paesi europei. L’obiettivo è di creare occasioni d’incontro tra ricercatori e cittadini per diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto informale e stimolante. Gli eventi comprendono esperimenti e dimostrazioni scientifiche dal vivo, mostre e visite guidate, conferenze e seminari divulgativi, spettacoli e concerti. L‘Italia ha aderito con una molteplicità di progetti che ne fanno tradizionalmente uno dei paesi europei con il maggior numero di eventi sparsi sul territorio. Per il 2012 il progetto coinvolge in Italia 7 progetti per un totale di 24 città, tra cui in Veneto Venezia, Padova, Verona e nel Trentino Alto Adige, Trento e Bolzano. La manifestazione si svolgerà venerdì 28 settembre p.v.

Ad aprire la kermesse di Trento sarà il divulgatore scientifico Luca Mercalli, con una conferenza-spettacolo dedicata ai cambiamenti climatici. L’appuntamento è giunto alla quarta edizione e avrà  come tema il metodo scientifico. Dalle 17 alle 2 di notte coinvolgerà oltre 300 ricercatori presso la facoltà di Lettere e filosofia. Qui sono previsti 86 stand con attività interattive, 21 micro conferenze e 12 laboratori.

(Fonte: Ansa.it/La Notte dei Ricercatori)