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Adesione del Veneto al protocollo nazionale per conservazione e gestione dell’orso bruno

La Regione del Veneto parteciperà all’attuazione di una serie di iniziative per la salvaguardia, la conservazione e la gestione dell’orso bruno, in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole, il Corpo Forestale dello Stato e le Regioni Friuli Venezia Giulia e Lombardia. I contenuti del relativo protocollo d’intesa sono stati approvati dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore Daniele Stival. L’area interessata è quella alpina ed appenninica.

L’obiettivo del progetto è la messa in opera di pratiche e protocolli di gestione che assicurino, nel lungo termine, la conservazione efficace dell’orso bruno nelle aree del paese dov’è presente. “L’orso bruno – sottolinea Stival – è un patrimonio prezioso per i nostri ecosistemi, una presenza che ispira timori, ma anche stupore e simpatia tra la gente. Ma si tratta anche di un animale non facile da gestire e che, come nel caso dell’Altopiano di Asiago lo scorso anno, può arrecare danni alle attività agricole e allevatorie. Per questi motivi abbiamo aderito con convinzione a questo progetto, che prevede azioni di difesa, conservazione e valorizzazione, ed altre di controllo della sua presenza e dei suoi comportamenti sui territori montani”.

Saranno istituiti gruppi d’intervento per la gestioni di orsi problematici. La Regione del Veneto, il cui territorio è fortemente interessato da corridoi di transito di orsi sulla direttrice est-ovest e viceversa, ha da tempo avviato procedure e attività di monitoraggio, comunicazione, prevenzione e risarcimento danni in applicazione del Piano per la Conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali (PACOBACE) redatto dal Ministero dell’ambiente. Ora, nell’ambito del nuovo protocollo approvato dalla Giunta, il Veneto sarà particolarmente coinvolto nella attività connesse all’azione “C4”, che prevede l’istituzione di gruppi d’intervento rapido per la gestione degli orsi problematici. La definizione dei programmi di lavoro con le Regioni Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia sarà a cura dei comandi regionali del Corpo Forestale: quello di Milano per la Lombardia e quello di Padova per Veneto e Friuli Venezia Giulia.

(fonte Regione Veneto)

Biodiversità misurata dallo spazio, premiato scienziato dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige

Duccio Rocchini, senese, è il primo ricercatore italiano premiato dalla Earth and Space Foundation, un ente senza scopo di lucro internazionale con sede in California che si propone dal 1994 di riconoscere il lavoro effettuato da scienziati che applicano le immagini satellitari allo studio dell’ambiente terrestre. Rocchini, che fa parte del gruppo di ricerca GIS e Telerilevamento coordinata da Markus Neteler del Centro Ricerca e Innovazione dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, si è distinto come miglior ricercatore nel campo della stima della biodiversità da immagini satellitari. Rocchini è attualmente coordinatore di un network di ricercatori internazionali che include i più importanti istituti europei e statunitensi e che ha come oggetto la ricerca nel settore telerilevamento applicato all’ecologia spaziale.

I metodi sviluppati da Rocchini permettono la stima della biodiversità da dati acquisiti da piattaforme spaziali ed hanno ricadute dirette sulla gestione delle aree protette. Oltre alla profonda esperienza maturata nel proprio specifico ambito di studio, le numerose collaborazioni strette dal ricercatore con vari istituti europei e statunitensi segnano un ulteriore arricchimento nella rete di contatti internazionali del Centro Ricerca e Innovazione.

(fonte IASMA)

10 agosto 1911-2011, i cent’anni della Foresta di Giazza su Youtube, festeggiamenti a Giazza (Vr)

Di seguito trovate il video realizzato da Veneto Agricoltura in occasione del centenario della foresta di Giazza, la prima foresta demaniale italiana. Dodici minuti di immagini, suoni, racconti e storia di un bosco incantevole. Riprese aeree e foto storiche su testo e voce del giornalista Beppe Muraro, supporto tecnico della Provideo di Mestre, con la collaborazione del CFS (Corpo Forestale dello Stato che ha messo a disposizione l’elicottero), del Comune di Selva di Progno (VR) e di altre realtà locali. Un’operazione a basso costo ma ad alto valore culturale e divulgativo. Alle 20.30 di stasera, in piazza a Giazza (Selva di Progno), la popolazione è invitata a festeggiare questo incredibile compleanno con un concerto a partire dalle 21.00 di una tribute band dei Nomadi e, a seguire, festa a sorpresa.

La rinascita di una foresta. Proprio il 10 agosto 1911 infatti,  l’allora Ministro all’Agricoltura Francesco Saverio Nitti (Governo Giolitti) venne a salutare con orgoglio l’avvio dei lavori di sistemazione di un territorio allora glabro, disboscato dalle necessità della popolazione e dall’incuria. Oggi quei territori aridi sono diventati millenovecento splendidi ettari di bosco, situati all’interno del Parco Regionale della Lessinia, di proprietà della Regione e gestiti da Veneto Agricoltura, il suo Ente strumentale per i settori agricolo, forestale e agroalimentare.

Capre da cashmere: un ausilio naturale per la bonifica

Gran parte delle lavorazioni estive per un consorzio di bonifica è rappresentata dallo sfalcio della vegetazione infestante, un capitolo fondamentale per la sicurezza dei corsi d’acqua. A dare una mano agli operatori del Consorzio di bonifica Toscana Centrale si è aggiunto, questa estate, un gruppo di collaboratrici del tutto speciali: sono le capre della azienda agricola La Penisola di Radda in Chianti. Qui, Nora Kravis ha avviato fin dal 1972 un allevamento di capre da cashmere che l’ha resa famosa in Italia e in tutto il mondo. Grazie ad una convenzione recentemente stipulata, le sue capre stanno pascolando in questi giorni sull’area di laminazione del torrente Pesa a Campomaggio.

Una “tecnica” di sfalcio…naturale e sostenibile. “Le capre mangiano le erbacce dal gusto sgradevole e che gli altri animali disprezzano” spiega Nora Kravis. “Una volta realizzata una recinzione sicura dai predatori, le capre richiedono poche altre attenzioni: sono a basso costo di mantenimento e lavorano come un decespugliatore, senza benzina o pezzi di ricambio!” Il Consorzio sperimenta così una tecnica naturale e sostenibile di controllo della vegetazione, che potrebbe essere riconfermata e ampliata nei prossimi anni.

(fonte Asterisconet.it)

Chioggia (Ve), lieto evento a Bosco Nordio, nate 4 testuggini palustri

Sono poco più grandi di una moneta da un euro, e potevano anche passare inosservate, nascoste tra la folta vegetazione di uno stagno; ma le ricerche condotte dai tecnici di Veneto Agricoltura nella propria Riserva Naturale Integrale di “Bosco Nordio” a Chioggia (VE), hanno permesso di scoprire la loro presenza.

Si tratta di quattro minuscole testuggini palustri, della specie Emys orbicularis, le prime nate nel recinto di allevamento dove, dal 2003, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Unione Europea e dalla Regione Veneto, viene ospitato un gruppo di una decina di questi animali. L’obiettivo era proprio quello di ottenere la riproduzione della specie e ripopolare la Riserva di Bosco Nordio ed altre aree idonee.

La testuggine palustre è una specie in diminuzione, scomparsa da molte aree della Pianura Padana a causa delle attività antropiche. Questo rettile è protetto da diverse convenzioni internazionali ed è considerato, dalla Comunità Europea, una specie prioritaria tra quelle necessarie di protezione. A Bosco Nordio si era estinta per la mancanza di ambienti adatti alla riproduzione. Nell’ambito delle attività di gestione condotte da Veneto Agricoltura, finalizzate ad aumentare la biodiversità della Riserva, sono state realizzate alcune bassure e stagni, nelle quali ora saranno liberate le piccole testuggini.

Possibili anche altre nascite. Le indagini che hanno consentito questa scoperta, condotte dall’erpetologo Luca Bedin e coordinate dai dottori Jacopo Richard e Federico Vianello di Veneto Agricoltura, sono ancora in corso e potrebbero riservare la piacevole scoperta di altri “neonati”. Intanto le quattro piccole testuggini sono state misurate, pesate, fotografate e liberate nel recinto di allevamento, in attesa che raggiungano le dimensioni idonee per essere rilasciate in libertà nella Riserva di Bosco Nordio.

(fonte Veneto Agricoltura)

Le dieci foreste più belle da visitare in Italia

2011, Anno Internazionale delle Foreste.  La ricorrenza è una buona occasione per parlare di dieci foreste italiane dal grande valore naturalistico e paesaggistico, tutti luoghi speciali da visitare, magari quest’estate.

Il Cansiglio. Questa grande foresta riforniva di legname pregiato l’arsenale della Serenissima. Venezia ne ha sempre avuto molta cura e ancora oggi gli effetti di questo trattamento rispettoso sono evidenti nelle dimensioni monumentali degli alberi.

Il Tarvisiano. Al confine con l’Austria, queste foreste sono ricche di abeti rossi, fra cui quelli, pregiatissimi, che forniscono il miglior legno per violini al mondo.

Il bosco Fontana. Si trova lungo il fiume Mincio, un tempo era tenuta di caccia dei Gonzaga, ed è una raro esempio di foresta planiziale, cioè di pianura, con grandi farnie e tigli.

Sasso Fratino. In autunno le montagne del Casentino risuonano del bramito dei cervi in amore: qui si trova Sasso Fratino, la prima riserva naturale italiana, istituita già nel 1959 perché la splendida foresta fosse tutelata in modo integrale.

Vallombrosa. E’ una selva di conifere e latifoglie, che fin dall’antichità è stata gestita con grande saggezza e perizia dai religiosi e poi dal Corpo Forestale dello Stato che l’ha lasciata alla sua spontanea evoluzione, governata dal ciclo delle nascite e anche delle morti.

Circeo. Le riserve all’interno del parco nazionale del Circeo, uno dei parchi più piccoli d’Italia ma così prezioso da essere considerato patrimonio dell’Umanità, custodiscono le vestigia dell’ambiente silvano e palustre che regnava nella piana pontina prima delle grandi bonifiche.

La Selva Umbra. Si trova sul versante adriatico, nel cuore del Gargano, ed ospita ancora popolazioni relitte di capriolo italico all’ombra di faggi, aceri e cerri monumentali.

I Giganti della Sila. Qui vivono i pini larici, considerati fra gli alberi più alti del nostro Paese, con quaranta metri di altezza certificati, quanto un palazzo di 15 piani, ma ad impatto zero.

Il bosco della Ficuzza. In Sicilia, regione che nel passato ha pagato un pesante tributo alla fame di boschi (e alla cementificazione selvaggia), sopravvive questa rigogliosa foresta fra Palermo e Corleone.

Il Supramonte. Selve di lecci impenetrabili, attraversate da gole rocciose profonde come canyon, fanno di questa regione della Sardegna un paradiso unico in Europa.

(fonte Io Donna)

Padova nel Veneto prima per il solare

Padova accelera la sua corsa verso il sole, confermandosi la capitale solare del Veneto, cioè con il maggior numero di impianti fotovoltaici, quelli che producono energia elettrica. Nel luglio 2009 a Padova erano installati 108 impiantisolari domestici, corrispondenti a 253 Kw di potenza, oggi a distanza di due anni gli impianti di piccola taglia sono 685 corrispondenti a Kw 2.342 di potenza: il che rende Padova di gran lunga la città più solarizzata della Regione, seguono a grande distanza Treviso con 297 e Veneziacon 290 impianti.

Gruppi di Acquisto Solare. Gran parte del merito degli eccellenti risultati di Padova va addebitato ai Gruppi di Acquisto Solare promossi dallo Sportello Energia di Legambiente e Assessorato all’Ambiente del Comune di Padova, che hanno visto l’adesione di centinaia di famiglie. La formula del gruppo d’acquisto solare si è rivelata vincente perché coinvolge i cittadini in un percorso partecipato che portaalla scelta della migliore offerta presente sul mercato dal punto di vista qualitativo ed economico. Va ricordato che grazie agli incentivi del Conto Energia il cittadino può non spendere un euro per l’installazione dell’impianto solare che gli fornirà da subito energia elettrica gratuita.

Anche per quanto riguarda il numero totale degli impianti fotovoltaici (compresi anche quelli di grandi dimensioni) Padova è la prima nel Veneto con 843. Per quanto riguarda gli impianti di medie/grandi dimensioni è importante il ruolo dell’Amministrazione comunale che sta solarizzando scuole ed altri edifici pubblici. Ad oggi sono in esercizio ed incentivati nel territorio nazionale 236.115 impianti fotovoltaici per una potenza complessiva installata di 7.663 kW. Di questi quasi 210.000 sono piccoli impianti installati per lo più in abitazioni private, i cui possessori sono diventati dei veri e propri produttori di energia e contribuisco al fabbisogno nazionale. Il Veneto è la seconda regione per numero di impianti installati con 32.173, dopo la Lombardia.Chi volesse partecipare al gruppo d’acquistodi Legambiente o solo informarsi può telefonare allo 049.85612.12 o mandare una e-mail a: sportello.energia.pd@gmail.com.

(fonte Legambiente Padova)

Carbone sul Canal Grande a Venezia contro la riconversione di Porto Tolle (Ro)

“Il carbone pulito non esiste”. E’ questo il messaggio che Greenpeace lancia al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia con uno striscione di 5 metri che campeggia dinanzi alla sede del consiglio regionale del Veneto, sul Canal Grande a Venezia, riunitosi per l’approvazione della legge ‘salva carbone’ a Porto Tolle.Così gli attivisti hanno ormeggiato davanti all’edificio un’imbarcazione carica di carbone, con il lungo striscione e hanno eretto dinanzi alla sede del Consiglio una ciminiera alta tre metri ed esposto un secondo striscione, su cui si legge “Il futuro secondo Zaia? Nero come il carbone”.

Greenpeace contesta il progetto di modifica della legge che regola la presenza di centrali termoelettriche nel territorio del Parco del Delta del Po. Tale modifica potrebbe rilanciare il progetto di conversione a carbone della vecchia centrale a olio combustibile di Porto Tolle, già bocciato dal Consiglio di Stato. “Quella in discussione ieri a Palazzo Ferro-Fini è una norma ‘ad aziendam’ che darebbe modo all’Enel di produrre elettricità attraverso la fonte più inquinante e nociva per il clima, impattando su un’area protetta, quella del parco del Delta del Po, e su larga parte del Nord Est e della pianura Padana ” commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace che aggiunge: “Enel contribuirebbe molto di più alla crescita del Paese e alla ricchezza del territorio investendo i 2,5 miliardi di euro, previsti per la centrale a carbone, in energia pulita o in efficienza energetica”.

I danni ambientali possibili. L’associazione spiega che una centrale a carbone a Porto Tolle comporterebbe l’emissione di oltre 10 milioni di tonnellate l’anno di Co2: l’equivalente di oltre 4 volte le emissioni annuali di una città come Milano. Porto Tolle diventerebbe così la seconda fonte ‘clima killer’ in Italia, dopo la centrale Enel di Brindisi. In più l’impianto a carbone emetterebbe 2.800 tonnellate l’anno di ossidi di azoto (quanto 3,5 milioni di auto nuove in un anno) e 3.700 tonnellate di ossidi di zolfo, pari queste ultime a 2,3 volte le emissioni annue dell’intero settore trasporti in Italia. Davanti alla vecchia centrale a olio c’è il terminal gasifero offshore più grande del mondo. Convertire la centrale a gas (invece che a carbone), secondo Greenpeace, costerebbe, a parità di potenza, la metà; occuperebbe poco meno e inquinerebbe molto meno. Se poi Enel spendesse quei soldi in fonti energetiche rinnovabili, occuperebbe, in fase di costruzione e installazione fino a tre volte di più che con il carbone e in fase di funzionamento e manutenzione fino a diciassette volte di più. Quegli stessi soldi, investiti in efficienza energetica, aggiunge l’associazione, produrrebbero oltre dieci volte l’occupazione della centrale a carbone e farebbero risparmiare tre milioni di tonnellate l’anno di Co2. Greenpeace lancia oggi una petizione online (http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/Salviamo-il-clima/pericolo-carbone/), attraverso cui ogni cittadino può inviare al presidente Zaia esplicita richiesta di ritiro della legge ‘salva carbone’.

(fonte Adnkronos.com)

Arpav, mare e laghi veneti idonei per balneazione

Isola di Albarella

Per l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto (Arpav) gli spazi per la balneazione sul territorio regionale sono tutti idonei. E’ il risultato della prima campagna di monitoraggio di luglio sulla balneazione del mare e dei laghi del Veneto. Tutti i 167 punti di prelievo (93 sul mare Adriatico e uno sullo specchio nautico di isola di Albarella, 65 sul lago di Garda, tre sul lago di Santa Croce, uno sul lago del Mis, due sul lago di Lago e due fra lago di Santa Maria e Revine Lago) si confermano idonei alla balneazione.

(fonte Ansa.it)

L’energia verde arriva anche dai Consorzi di bonifica

A poche settimane dal referendum che ha stabilito con un autentico plebiscito il no al nucleare, ci s’interroga su quali fonti utilizzare per creare energia elettrica senza incorrere nel problema dell’inquinamento. A questo riguardo, i Consorzi di bonifica stanno svolgendo un ruolo sempre più attivo nell’individuare siti per lo sfruttamento idroelettrico, raggiungendo sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni di CO2.

La sfida dei Consorzi di bonifica. Il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano, nel corso del congresso internazionale sull’acqua e l’irrigazione che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi, ha affermato che: “I Consorzi di bonifica da molto tempo stanno investendo nell’idroelettrico e in impianti fotovoltaici. Credo sia una strada interessantissima per due aspetti: per l’ambiente e per la questione economica, permettendoci così di fornire più servizi e ridurre i costi per i Consorzi e i contribuenti.”

Rispetto all’eolico e al solare, “l’energia blu” ha un grado di efficienza maggiore con costi di investimento più bassi e indici di disponibilità maggiori. Contrariamente a quanto pensa l’opinione pubblica, gli impianti idroelettrici si possono realizzare anche nelle zone pianeggianti, utilizzando piccoli salti d’acqua localizzati in canali irrigui e rogge di derivazione. Pochi metri di salto conditi da una portata d’acqua di una certa dimensione, rendono economicamente vantaggiosa l’installazione di turbine Karpan, Francis o coclee meccaniche per recuperare energia. Gli impianti in Italia sono un centinaio, in Veneto una decina, con una produzione di 3073 kW/h. I progetti in cantiere per la costruzione di nuovi grandi bacini idroelettrici sono molti con un dato interessante per quanto riguarda il “mini-hydro“. Le stime in Italia parlano di 1000 MW e i Consorzi godono di una tariffa unica incentivante di 0,22 € a kW/h, in attesa della prossima riforma degli incentivi statali.

(fonte UVB)