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La grande alluvione in mostra per non dimenticare il Polesine. Le immagini e il ricordo 70 anni dopo.

(di Romina Gobbo, giornalista, consigliere Argav) C’è chi racconta di aver ospitato una famiglia sfollata e chi di aver ascoltato alla radio gli appelli alla solidarietà. Sono passati settant’anni, ma in Veneto il ricordo dell’alluvione che, tra il 14 e il 25 novembre 1951, si riversò sul Polesine, è ancora vivo.

Non era la prima volta che il Po fuoriusciva, anzi, quell’area è da sempre contesa fra terra e acqua, lo attesta già lo storico romano Tito Livio. Ma quella fu la prima calamità naturale dell’Italia del dopoguerra e, proprio per la sua portata, ne divenne anche il primo evento mediatico. Un territorio rurale sconosciuto ai più, marginale, e molto povero, in un’epoca in cui non esisteva la televisione, grazie a riviste come La Domenica del Corriere e L’Europeo e a grandi firme come Enzo Biagi, Sergio Zavoli, Toni Cibotto, si trovò catapultato sulla scena mondiale.

Ha il sapore della rinascita la mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione” (aperta fino al 31 gennaio 2022, a palazzo Roncale, Rovigo), curata del giornalista Francesco Jori e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. «Alle immagini e cronache dell’alluvione, abbiamo aggiunto documenti che raccontano la storia del Polesine e la resilienza della sua popolazione. Quell’evento ha generato dei cambiamenti nel tessuto fisico, sociale, ed economico del Polesine – spiega Jori, che è anche autore del libro “I giorni del diluvio” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine) –. La ricostruzione innescò un meccanismo di accelerazione dello sviluppo: l’economia passò dall’essere solo agricola, al manifatturiero, ai servizi all’industria, e oggi il tasso di crescita si è allineato al resto del Veneto. Per questo, volevamo che le celebrazioni per il settantesimo andassero oltre la memoria del fatto calamitoso, che rimane comunque la “madre di tutte le alluvioni”». In undici giorni si riversarono nel territorio polesano 8 miliardi di metri cubi d’acqua, inondando 100mila ettari, e distruggendo 20mila micro aziende e 150mila quintali di prodotti, uccidendo un centinaio di persone e migliaia di animali. Il tutto per danni per 300 miliardi di lire dell’epoca e un esodo drammatico: 180mila profughi, 80mila dei quali non fecero più ritorno.

La mostra fa memoria di un’epoca che non è ancora troppo lontana, ma che rischia di sbiadire mano a mano che gli ultimi testimoni vengono a mancare. «Avevo quasi dodici anni. La mia era una famiglia da sempre abituata all’acqua. Papà era un pescatore e aveva una piccola impresa di drenaggi fluviali – racconta Luciano Rovatti di Occhiobello –. Non ho mai più rivisto gli occhi di papà così preoccupati come quel 14 novembre 1951 quando, con un boato sordo, l’argine si aprì. Papà, con la sua imbarcazione, continuò per giorni a portare in salvo persone». Le immagini in bianco e nero raccontano di lanci di viveri e medicinali dagli aerei, persone ammassate nei camion con le poche cose salvate, volti sperduti, i vestiti logori. Bello l’allestimento, interessanti il documentario sulla tragedia a firma dell’Istituto Luce, e i tre professori universitari, “ologrammi” che si alternano per raccontare passato e presente del territorio.

pubblicato su Avvenire – giovedì 11 novembre 2021 – pag. 10 e su http://www.scriptandclick.com

Il Cansiglio non può e non deve essere venduto, all’indomani del 34° raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa della Foresta, alcune riflessioni in merito

Il Cansiglio non è in vendita

Riceviamo e pubblichiamo da Michele Boato, direttore Ecoistituto Veneto Alex Langer, Giancarlo Gazzola, vicepresidente nazionale Mountain Wilderness, Toio de Savorgnani, Ecoistituto Langer e Mountain Wilderness, nonché premio Argav 2016

Quella svoltasi domenica 14 novembre scorso è stata la 34° volta che alpinisti ed ambientalisti si sono ritrovati per riaffermare, con la loro presenza, che la Foresta del Cansiglio è un luogo da tutelare e conservare. La montagna è sempre più frequentata da un gran numero di persone che cercano un contatto con la natura, staccando dalle città affollate, caotiche ed inquinate.

Abbiamo cominciato negli anni ’80 del secolo scorso opponendoci all’espansione delle piste e impianti da sci del Pian Cavallo friulano sul versante veneto, ancora intatto. Purtroppo, in qualche decina di anni, il riscaldamento climatico che spinge la neve sempre più in alto ci sta dando ragione: se avessero costruito quegli impianti, ora sarebbero in continua passività, con bilanci in rosso ripianati sempre con soldi pubblici.

Siamo stati presenti per chiedere la demolizione e il recupero della situazione originaria delle due basi militari abbandonate di cima Pizzoc e Pian Cansiglio, come poi è accaduto.

Ci siamo anche opposti all’abbattimento di 2000 cervi accusati di far “morire la foresta” per la distruzione del sottobosco e dei piccoli alberi, ma anche quello squilibrio era causato dall’uomo, che aveva eliminato tutti i predatori. Ora con il ritorno dei lupi, nel giro di solo qualche anno, i cervi sono scesi a meno di 400, quindi ad un numero fisiologico che non mette in pericolo la foresta.

Abbiamo manifestato contro la installazione di pale eoliche alte forse 120 metri sulla cima del Pizzoc, uno dei punti di passaggio degli uccelli migratori tra i più importanti in Europa ed il progetto è stato abbandonato.

Negli ultimi anni abbiamo fatto sentire la nostra voce per impedire l’inizio di una campagna di vendite che vedeva come prima alienazione l’ex albergo San Marco, abbandonato da anni, ma a cui sarebbero seguiti poi altri edifici e parti di Cansiglio, i pascoli ad esempio. Siamo stati molto criticati per aver speso tanto tempo ed energie per difendere un rudere ormai inutilizzabile, ma stavamo difendendo un principio, non un edifico ammalorato : il Cansiglio, luogo identitario per veneti e friulani, ma importante anche per tutta la comunità nazionale, NON PUO’ E NON DEVE ESSERE VENDUTO.

In questa 34° edizione del raduno, forse ormai il più duraturo incontro ambientalista di tutte le Alpi, abbiamo ricevuto dei messaggi di sostegno da parecchi esponenti noti a livello veneto ma anche nazionali. Il prof. Paolo Maddalena, giurista ed ex vicepresidente della Corte Costituzionale, che ci ha esortato ad andare avanti poiché, sono parole sue, “..la foresta del Cansiglio è un bene archeologico, storico, paesaggistico ed ambientale di immenso valore,che va tutelata in modo particolare..” e che bisogna far valere il principio sul quale la Costituzione è ben chiara che i beni pubblici rilevanti sono proprietà di tutti i cittadini e non possono essere venduti, mentre le istituzioni, Stato o Regioni, non ne sono proprietari, ma solo i gestori, nell’interesse di tutti, senza possibilità di vendita In caso di vendita o svendita, il ricorso al giudice è inevitabile.

Ma quest’anno abbiamo lanciato anche un ulteriore messaggio, quello di conservare i grandi alberi, che in Cansiglio sono molti e ad essi dovrà essere data sempre più importanza, poiché una Foresta ricca di alberi vetusti ha un valore ecologico molto più alto, ma anche di fascino e bellezza, valori di cui abbiamo bisogno, anche a discapito dell’economicità. L’appello inviato dal metereologo e divulgatore Luca Mercalli del pericolo insito nel cambiamento climatico in atto è sintetico ma efficace “ Diamo tutti una mano agli antichi alberi del Cansiglio, e loro la daranno a noi. Per salvarci entrambi dalla crisi climatica”.

Invece il prof. Stefano Mancuso, accademico e neurofisiologo vegetale, uno dei botanici più noti attualmente, ci ha mandato una riflessione di valore molto più generale, partendo dalla considerazione che “senza le piante non esisterebbe la vita sulla Terra…senza i nosti amati alberi, che davvero insieme a tutte le altre piante rappresentano l’asse che sorregge la vita del mondo, il nostro pianeta sarebbe una palla di roccia e sabbia, simile alle immagini che ci arrivano da Marte.. e che un bosco non è una coltivazione per la produzione di legno, ma la casa della vita e il luogo in cui possiamo comprenderla. Il legno è l’ultimo dei benefici che ci regalano gli alberi. Quando sono morti”. Un messaggio sul quale riflettere

Paola Favero, alpinista e scrittrice, ex responsabile come carbiniere-forestale delle foreste di Cansiglio e Somadida, invita a riflettere sul fatto che “ ..di fronte alle nuove emergenze la Foresta del Cansiglio richiede di essere protetta…per la biodiversità che racchiude, limitando il più possibile le utilizzazioni, cioè il taglio degli alberi, per raggiungere età e dimensioni sempre più vetuste, diventando un luogo privilegiato per l’educazione e la divulgazione ambientale, per la ricerca scientifica e per il benessere umano….Stiamo inoltre assistendo ad un collasso degli ecosistemi forestali a causa delle tempeste di vento ( Vaia ad es.) e degli incendi boschivi che ci fanno perdere ogni anno milioni di ettari nel mondo…di fronte a tutto questo dovremmo puntare a salvare il più possibile i boschi esistenti, che sulla Terra sono già stati ridotti del 50%.

Il prof. Franco Viola, ripercorrendo la sua lunga carriera di ecologo forestale, invita con il suo messaggio ad “andare oltre alla tecnica e alla valutazione solo monetaria della Foresta, per comprendere anche il valore della cultura e della ricerca, poiché ignorare quei capisaldi può significare la rovina per l’intera umanità”.

Il botanico Cesare Lasen, primo presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ricorda che le foreste costituiscono l’ecosistema terrestre più importante…più ricco di benefici per la specie umana per cui “..se anche nelle proprietà pubbliche si decide di perseguire e privilegiare il mercato, si diventa complici di un irreversibile degrado... sfatiamo una volta per tutte che sia il bosco ad aver bisogno dell’uomo, anziché l’esatto contrario. Non c’è tempo per una transizione ecologica. Necessita, urgentemente, un’autentica conversione”.

IL prof. Lucio Montecchio, docente universitario di malattie delle piante e degli alberi monumentali afferma che..”bisogna voler bene, al Cansiglio, equilibrio di convivenze difficili che rischiano di essere sbilanciate da scelte miopi. A me piacciono i panorami mai uguali e i grandi alberi, che di quelli avremo sempre più bisogno… a me piacerebbe che il Cansiglio restasse com’è.”

Infine Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness International, che ha partecipato più volte al raduno, ricorda l’importanza di questo evento annuale poiché “..il Cansiglio rappresenta per tutti quelli che lo conoscono un luogo del cuore, da difendere senza se e senza ma..”.

Un sostegno dall’esterno così qualificato, caloroso e ricco di spunti, rappresenta sicuramente un notevole stimolo per tutte le associazioni e per tutti gli ambientalisti impegnati nella difesa del Cansiglio. Gli elementi non mancano per fornire motivazioni che sosterranno il lavoro nei prossimi anni, sempre in difesa dell’Antica Foresta del Cansiglio.

Monitoraggio dei cervi in Cansiglio (Tv-Bl), i primi risultati

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Utili indicazioni gestionali derivanti dalla presenza dei cervi nella Foresta demaniale regionale del Cansiglio (Tv-Bl), gestita da Veneto Agricoltura, arrivano da un progetto che prevede il monitoraggio di alcuni esemplari. Obiettivo dell’iniziativa, che ha visto il coinvolgimento di Regione del Veneto, Veneto Agricoltura, Università Ca’ Foscari di Venezia, Corpo di Polizia Provinciale di Belluno e del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Tarvisio, è quello di raccogliere specifiche informazioni sul comportamento dei cervi in determinate situazioni, per esempio durante il periodo della riproduzione e nei mesi invernali, ma anche di evidenziare quelli che sono gli effetti della loro presenza sulle altre specie animali che abitano quest’area e sulla rinnovazione forestale nonché sulle specie fruttifere del sottobosco.

Effetti che complessivamente risultano essere piuttosto negativi, visto che a patire maggiormente è proprio la rinnovazione dei soprassuoli forestali, con pesanti conseguenza anche su altre specie di elevato valore conservazionistico, quali il gallo cedrone o il francolino di monte, e sulle componenti della biodiversità meno evidenti quali, ad esempio, le comunità dei coleotteri carabidi. L’azione di monitoraggio con la tecnica della radiotelemetria satellitare svolta in Cansiglio sta fornendo in questi giorni interessanti risultati, ma va detto che il progetto è partito nel 2015, quando cioè dieci femmine di cervo erano state catturate e munite di radio collare satellitare con l’obiettivo di acquisire, come accennato, informazioni sul comportamento della specie, in particolare sugli spostamenti dei cervi durante il periodo delle nevicate e in corrispondenza del periodo riproduttivo. Successivamente, tra il 2020 e il 2021, nonostante le restrizioni dovute all’emergenza COVID-19, uno staff di specialisti coordinato dall’Università Cà Foscari di Venezia ha catturato altri cinque esemplari maschi adulti di cervo munendoli di radio collare satellitare al fine di acquisire ulteriori informazioni sulla biologia della specie e in particolare sul comportamento riproduttivo.

Più in dettaglio, i dati raccolti su due cervi catturati nel mese di ottobre 2020 hanno confermato l’ipotesi che parte di questi maestosi animali raggiungano l’area demaniale del Cansiglio solo per la stagione degli amori (che tra settembre e ottobre richiama numerosi appassionati vista la facilità di osservazione e il fascino che suscita il suono dei bramiti). Al di là di questo breve periodo, i maschi di cervo possono spostarsi al di fuori del Cansiglio per trascorrere il resto dell’anno a distanze lineari che superano anche i dieci chilometri. Nei primi giorni di ottobre il lavoro di campo di Veneto Agricoltura coordinato da Sandro Nicoloso, coadiuvato da Paola Semenzato e il veterinario Enrica Bellinello, assieme ad alcuni volontari, ha permesso agli agenti del Corpo di Polizia Provinciale di Belluno e del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Tarvisio di catturare, grazie alla loro decennale esperienza, gli altri tre maschi come previsto dal progetto consentendo così di ampliare il campione del monitoraggio. Fondamentale in questo contesto il contributo del personale del Centro Forestale di Pian Cansiglio di Veneto Agricoltura, data la conoscenza dei luoghi e degli spostamenti degli stessi animali. Infine, vale la pena ricordare che i risultati dell’azione di monitoraggio svolta finora in Cansiglio sono confluiti in alcune tesi di laurea discusse in tre diversi Atenei italiani (Padova, Venezia e Firenze).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

6 novembre 2021, a Piove di Sacco (PD) l’incontro “Fiumi, fra amore e rischio”, serata di musica e d’impegno per il rispetto dei corsi d’acqua e la necessita’ di prevenzione delle alluvioni

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Si tiene sabato 6 novembre 2021, ore 20:45, nell’auditorium Regina Margherita di Piove di Sacco (via F. De André, 2) “Fiumi, fra amore e rischio”, incontro organizzato dell’associazione Intercomunale Brenta Sicuro, con il patrocinio della città di Piove di Sacco. L’iniziativa si propone di sensibilizzare cittadini ed istituzioni al sacro rispetto dei corsi d’acqua e di sollecitare le necessarie manutenzioni arginali oltre che di completare l’idrovia Padova-Venezia che contribuirebbe ad abbassare il rischio alluvionale in modo sensibile nei territori veneziani e padovani.

Interventi. Sono passati 55 anni dalla grande alluvione che colpì Firenze ed anche – soprattutto – il Triveneto, provocando centinaia di vittime e danni immani alle case ed all’economia. Sono passati 70 anni dalla alluvione del Polesine che provocò enormi distruzioni ed abbandono del territorio. Sono passati 11 anni dalla rotta del Roncajette del 2010 e del Veneto colpito da ben 32 rotture arginali con più di 550 milioni di danni. Sono purtroppo fenomeni ricorrenti che colpiscono l’Italia e tanti Paesi vicini e lontani a noi. Le quotidiane cronache ce lo raccontano praticamente ogni giorno. Ne discuteranno: Davide Gianella, sindaco di Piove di Sacco, Paolo Ferraresso, presidente consorzio Bonifica Bacchiglione, Leonardo Toson, presidente di Banca Patavina. Ci sarà, inoltre, l’intervento registrato dell’Emerito Prof. Luigi D’Alpaos, massimo esperto di idraulica, che fornirà la visione, senza filtri, di chi tratta e studia queste problematiche da oltre mezzo secolo.

La serata avrà l’ideale “filo conduttore” rappresentato dalla musica: il gruppo musicale guidato da Andrea Scarso “The fireplaces”, noto per la sua incredibile collaborazione con Bruce Springsteen nel palco del concerto padovano di qualche anno fa, per collaborazioni internazionali oltre che per la generosità nel condividere le battaglie per il territorio ed il rispetto delle persone, interpreterà, assieme a Mark Geary, giunto appositamente dall’Irlanda, un repertorio musicale dedicato ai corsi d’acqua ealla tradizione popolare, con canzoni che vedono i fiumi come sfondo di vicende d’amore, di vita ed anche tragiche. Concluderà la serata la canzone che il gruppo ha creato per le attività di Brenta Sicuro: Dirty River, una sorta di monito ad occuparci dei corsi d’acqua, a rispettarli ed amarli.

Con l’occasione, il Consorzio di Bonifica Bacchiglione esporrà la mostra allestita in occasione del 50esimo anniversario dell’alluvione del 1966 oltre che la mostra a ricordo del 2010, accompagnata dalla proiezione del filmato -documentario “L’urlo dell’acqua” che raccoglie testimonianze della vicenda alluvionale del 1966 (orari e modalità in via di definizione; come pure la possibilità delle scuole di vedere le proiezioni del filmato).

Fonte: Associazione Brenta Sicuro

Avere delle città sostenibili si può: come Venezia, Gorizia e Milano stanno affrontando la sfida

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Durante la “Settimana europea per l’energia sostenibile“ svoltosi nel Veneziano, si è discusso a Mestre nello Spazio Chorus il tema “Ricomporre città sostenibili: Gorizia, Milano, Venezia”. Erano presenti l’urbanista Claudio Calvaresi, di Avanzi sostenibilità per azioni di Milano, la professoressa Laura Fregolent, docente di Tecnica e pianificazione urbanistica allo Iuav di Venezia e il dirigente del settore Urbanistica e Ambiente di Gorizia, Licinio Gardin. A moderare il confronto il vice presidente di NordEstSudOvest Alessio Molin.

Come le tre città stanno guardando alle sfide ambientali del futuro. Tra gli esempi proposti c’è il progetto del quartiere San Marco di Mestre (Venezia), 23 mila metri quadrati, privati, con una torre di 70 metri e un supermercato da 2500 metri quadrati. La proposta ha suscitato diverse critiche dai cittadini e dall’opposizione in consiglio comunale, mentre per la giunta si tratta di un’opportunità per la zona. «L’Urbanistica è cambiata molto negli utimi decenni – spiega Fregolent – perché se fino a qualche tempo fa era lo strumento usato per la crescita della città, ora il concetto è stato rovesciato, si punta anche al riuso del suolo. Anche l’architettura ora guarda più alla relazione con il verde, si fa maggiore attenzione ai materiali e alla sostenibilità ambientale».Una delle città che più sta puntando su questi concetti e Milano che, grazie all’Expo 2015 e alle Olimpiadi invernali con Cortina del 2026, sta cogliendo questa sfida. «A Milano sono successe delle cose molto interessanti – riflette Calvaresi – e da cui si possono trarre delle indicazioni per le politiche urbane nel nostro Paese. Una di queste è l’incontro delle energie sociali, tra chi, cioè, ha delle buone idee da proporre nelle periferie e i quartieri e che il Comune di Milano ha sostenuto e valorizzate. In Lombardia lavorano delle Fondazioni bancarie molto importanti che accompagnano questi progetti». Per Gorizia si è parlato di come si sta preparando a essere Capitale europea della cultura nel 2025 assieme alla slovena Nova Gorica. Entrambe stanno lavorando a un’idea di riqualificazione urbanistica complessiva partendo da piazza Transalpina, sia nel versante italiano che in quello sloveno, e si ragionerà come sarà trasformata da qui ai prossimi quattro anni.

La “Settimana europea dell’energia sostenibile” è organizzata dal 2011 dall’associazione NordEstSudOvest sotto l’egida della Commissione Europea, con la partecipazione di Actv, Avm, Argav, Asterisco Informazioni, Avanzi (Sostenibilità per azioni), Chorus, Città di Venezia, Comune di Mira, Confesercenti, Energintech Srl, Enterprise Europe Network, Associazione “Amici dei fiumi del Veneto e dell’Europa”, Europe Direct Venezia-Veneto e Veritas.

Fonte: Associazione NordEstSudOvest

Biodiversità, in Pian Cansiglio (BL) la prima certificazione di prati e pascoli in Italia

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La tutela della biodiversità e il benessere animale rappresentano valori e impegni imprescindibili per garantire sostenibilità e risorse per le nuove generazioni. E’ in questo contesto che il CSQA, leader nella certificazione nel campo agroalimentare, ha rilasciato la prima attestazione in Italia riguardante i prodotti lattiero-caseari; attestazione attribuita al Centro Caseario e Agrituristico dell’Altopiano Tambre-Spert-Cansiglio (Bl) per prodotti derivanti da animali che vivono in prati e pascoli con alti livello di biodiversità.  L’iter certificativo, avvenuto secondo lo standard “Biodiversity Friend®” della World Biodiversity Association, ha verificato l’elevato livello di biodiversità di prati e pascoli del Pian del Cansiglio. L’importante comunicazione è avvenuta in occasione della Fiera e Festival delle Foreste, organizzata l’11-12 settembre scorso da Longarone Fiere, Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, nella piana della foresta demaniale regionale del Cansiglio.

Questi alti livelli di biodiversità assicurano un ambiente sano e un’alimentazione ricca di essenze per il bestiame al pascolo con ricadute eccellenti  sui prodotti lattiero-caseari da questi derivati. Si ricorda che “Biodiversity Friend®” è uno strumento di valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti che permette di misurare l’eccellente valore ambientale del Cansiglio: nascono così latte fresco e ottimi formaggi, interamente provenienti da  un territorio che rappresenta un’eccellenza ambientale. “Siamo molto orgogliosi – dichiara Federico Caner, assessore Regionale all’Agricoltura – che sia stato riconosciuto e misurato attraverso un sistema di certificazione nazionale l’enorme valore ambientale di prati e pascoli del Pian Cansiglio. Un patrimonio ambientale veneto che assicura biodiversità del territorio, valore sociale e corretta gestione della fauna. Ci auguriamo che questo importante riconoscimento, che rappresenta una best practice dell’agricoltura veneta, possa aprire la strada ad altre realtà di questa come di altre aree montane del nostro territorio. Va inoltre ricordato che i prodotti veneti rappresentano una leva importante non solo dal punto di vista enogastronomico ma anche da quello turistico. Anche per questo tali eccellenze potranno fregiarsi del marchio “VENETO, THE LAND OF VENICE”  riservato ai prodotti tipici e di qualità della nostra regione”. Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura, ha sottolineato che “l’Agenzia regionale ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto sui territori di proprietà della Regione Veneto per valorizzare una delle aree di maggior rilievo storico e naturalistico a livello regionale e nazionale. Siamo convinti che la sostenibilità sia volano anche per la crescita economica e sociale di un territorio”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Riconquistare nelle città spazi pavimentati restituendoli alla natura e de-impermeabilizzazione dei suoli urbani tra i temi affrontati da “I maestri del paesaggio 2021”

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si è tenuta anche quest’anno a Bergamo, “I Maestri del Paesaggio 2021“, manifestazione che nel mese di settembre arricchisce la città alta grazie ad Arketipos e lo stesso comune di Bergamo. In questa 11^ edizione (l’inaugurazione del secondo decennio) ci sono state varie novità e stimoli che fanno ben sperare per gli anni a venire.

Con la partecipazione straordinaria di Nigel Dunnett (1962), professore di Planting Design e Urban Horticulture presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università di Sheffeld, in Inghilterra, una delle voci più autorevoli a livello mondiale per approcci innovativi ed ecologici nella progettazione del verde, è stata arredata Piazza Vecchia, oltre a una serie di altri vari allestimenti. Rispetto il decennio precedente quello che si apre ha definito un nuovo approccio: realizzare anche un lavoro permanente in modo che, anno dopo anno, questa occasione lasci un segno tangibile alla città di Bergamo. Durante la lectio magistralis di Nigel è stato sottolineato come sia quanto mai importante riconquistare nelle città spazi pavimentati restituendoli alla natura ma anche come anche i ritagli urbani possono essere la salvezza del domani. Per questo è importante il verde pubblico, chi se ne occupa e come i giardinieri siano le persone più importanti.

E’ stato ancora rilevato quanto si importante ed urgente ripensare le città in modo diverso, e in particolare il verde urbano, puntando su bassi input di gestione. Non è un caso che Nigel è l’autore del più grande giardino pluviale esistente in città (a Londra). Parallelamente alle esperienze di questo grande paesaggista c’è stata una mostra-laboratorio promossa dal Dipartimento di Ingegneria e Scienze applicate all’Università degli studi di Bergamo e dell’Orto Botanico “Lorenzo Rota” per sensibilizzare sul tema della de-impermeabilizzazione dei suoli urbani: “DePavimentiamoCi, prove di riconciliazione tra costruito e naturalità”. Ora è calato il sipario su questa manifestazione ma sono stati lanciati dei semi e un pensiero di entusiasmo di Nigel: “che cosa incredibile e potente è rendere felice le persone con piante e fiori”. Appuntamento al 2022 per un altro passo avanti nella riconquista di città più vivibili.

Dal 16 ottobre al 20 novembre 2021 corso ambientale itinerante sul territorio fra Brenta e Saccisica

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L’associazione Intercomunale Brenta Sicuro, nell’ambito dei corsi dell’Università Popolare del Nordest sorta a Camponogara (VE), propone il corso ambientale itinerante “Ambiente e territorio fra Brenta e Saccisica”. Il corso, che si prefigge di far conoscere e apprezzare il territorio e, in particolare, le aree umide e i boschi bisognosi di tutela e rispetto, sarà condotto da Federica Cattaneo, guida naturalistica–ambientale, che porterà i partecipanti, in 6 lezioni, alla scoperta di aree poco conosciute e da preservare.

Le date previste, al raggiungimento del numero minimo dei partecipanti (numero massimo 25 persone) sono le seguenti: 16 ottobre: in aula; spiegazione del contesto ed introduzione generale, 23 ottobre: visita all’oasi di Cà di Mezzo di Codevigo, 30 ottobre: visita alla area umida di Cava Carraro a Campolongo Maggiore, 6 novembre: visita all’area di Brenta Secca a Corte di Piove di Sacco, 13 novembre: visita all’area umida di Camponogara lungo la futura idrovia, 20 novembre: visita al bosco di pianura di Polverara creato da Spiritus Mundi. Per informazioni ed iscrizioni al corso:tel. 041/51.58.030, 331.822.85.33, segreteria@unipopnordest.it oppure, fino al 03.10.21, nei seguenti orari dal martedì al venerdì, dalle 18:00 alle 20:30, sabato dalle 09:30 alle 12:30, domenica dalle 09:30 alle 12:30, presso la sede dell’Università Popolare di via Giovanni XXIII, n. 44 a Camponogara

I luoghi che si andranno a scoprire/1. L’oasi di Cà di Mezzo si estende per 28 ettari fra il Bacchiglione ed il canale altipiano. L’area faceva parte dell’antico alveo del Bacchiglione; un’antica palude che si stendeva fino al mare. Localizzata nel comune di Codevigo (PD). Scopo del progetto era di risanare la laguna attraverso la fitodepurazione di aree inquinanti in 5-6 giorni il tempo medio di “residenza dell’acqua e di deposito di materiali solidi”. Prima del progetto l’area era utilizzata a scopo agricolo ma era soggetta a costanti allagamenti. Oltre ad assolvere il prezioso compito di disinquinare le acqua in uscita e verso la laguna, l’area, naturalizzandosi, è diventata pregevole dl punto di vista ambientale con flora e fauna con cannuccia di palude che ospita molte specie di uccelli ed anellidi, il giunco, la Thypha ed i lembo di bosco costituito da salici. Molti i volatili presenti: dal tarabuso, uccello poco comune e difficile da osservare, alla cannaiola al picco maggiore. L’autorità ambientale della regione veneto ha indicato nel 2012 l’area come estremamente importante dal punto di vista naturalistico.

I luoghi che si andranno a scoprire/2. Cava Carraro. L’area, di proprietà privata, è situato a Bojon di Campolongo Maggiore. Ha una estensione di 15.000 mq e si trova in prossimità del fiume Brenta con vegetazione tipicamente palustre alimentata da una propria falda freatica e presenta una ricca varietà di flora e fauna. La vegetazione è composta da olmo, salice, pioppo, con alberi anche imponenti. Grande varietà a livello di arbusti e animali: dal corniolo con flora tipica delle paludi, al rospo comune, al tritone crestato al picchio rosso. Il P.A.T. (piano assetto territoriale) dei comuni di Piove di Sacco e Campolongo Maggiore ha stabilito che “le aree a ridosso del fiume Brenta costituiscono una importante connessione ecologica”.

I luoghi che si andranno a scoprire/3. Brenta Secca, di proprietà privata, è situata in parte a Bojon di Campolongo Maggiore e a Corte di Piove di Sacco. L’area è collocata in quello che era, dal 1507 al 1858, il letto del Brenta. Oggi è compresa fra l’argine destro del Brenta ed il vecchio sinistro, quello che ha delimitato il corso del Brenta fino a metà del ‘800. L’area è un residuo di palude bonificata dopo l’ultima diversione del Brenta attorniata da ampie coltivazioni. Solo fino a qualche decina vi erano vari stagni d’acqua, oggi presenta solo piccole zone umide con la presenza di carice, tipica specie, ninfea bianca cannuccia di palude. A metà del ‘900 nell’area vennero ritrovati reperti archeologici del primo millennio a.C. di epoca veneta. All’inizio del XXI secolo i ritrovamenti diedero l’idea al gruppo Archeologico Mino Meduaco di Campolongo Maggiore di progettare un’area naturalistica-archeologica che avrebbe notevolmente valorizzato le peculiarità ambientali e storiche. Dopo un forte, e totale, iniziale entusiasmo, accompagnato dall’impegno dei due comuni e delle due provincie, il progetto si è totalmente bloccato a causa della scarsa lungimiranza della politica. Oggi il progetto si è arenato e l’area è, sostanzialmente sconosciuta ai più ed a rischio di essere irrimediabilmente deturpata dalle coltivazioni che la circondano. Si rende, quindi, assolutamente necessario porre al centro dell’attenzione l’area affinchè possa essere preservata e valorizzata, magari con progetti legati al rischio idraulico, vista la conformazione dell’area.

I luoghi che si andranno a scoprire/4. Area umida di Camponogara. L’area, frutto di un lungimirante progetto del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, ha una estensione di 36.600 m², lungo lo scolo Brentoncino. Ha il compito di immagazzinare le acque per permettere alle piante elofite, poste all’interno dell’area, di depurarle. La sosta prolungata delle acque permetterà di ridurre la presenza di sostanze come azoto e fosforo che risultano dannose per l’ecosistema della laguna. Prevista, inoltre, la ricalibratura e l’ampliamento della sezione dell’alveo dello scolo II Diramazione Brentoncino in comune di Camponogara, garantendo un maggior invaso delle acque per favorire la fitodepurazione delle acque e il miglioramento della sicurezza idraulica della zona. Un intervento di grande valenza, sia dal punto di vista ambientale che per quanto riguarda la sicurezza idraulica e una migliore gestione dell’acqua durante la stagione irrigua oltre che una importante fitodepurazione per le acque del Brentoncino. L’opera si colloca esattamente sul percorso della futura idrovia e ne anticipa, in qualche modo, alcuni indubbi vantaggi ed opportunità ambientali.

I luoghi che si andranno a scoprire/5. Bosco di pianura di Polverara. Il bosco, creato grazie alle determinazione dell’associazione Spiritus Mundi, nasce con l’intento di riporporre al naturalità del territorio, cosparso, fino a non molti decenni fa di estese estensioni di boschi. La piantumazione, progettata sulla base delle piante tipiche dei nostri territori, partirà dalle piccole pianatine che faranno il loro naturale percorso di crescita radicale ed aereo. Al termine il bosco diventerà fruito dai cittadini. L’azione di Spiritus Mundi prevede la realizzazione di molti boschi di pianura, sempre in collaborazione con le amministrazioni che concedono le aree per le piantumazioni. Un nuovo bosco diffuso che in futuro sarà protagonista positivo, al posto di anonime rotonde, diffuse aree artigianali semivuote ed abitazioni spesso anonime.

Fonte: Associazione Brenta Sicuro

25-26 settembre 2021, Giornate Europee del Patrimonio, ecco le passeggiate patrimoniali nel Padovano targate Wigwam

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Tema 2021 delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal Consiglio d’Europa è rendere il Patrimonio accessibile a tutti, appello accolto anche dalle Comunità Locali equo-sostenibili Wigwam del Padovano con un ventaglio di passeggiate patrimoniali adatte a tutti.

In generale. Si va dalla riscoperta di Prato della Valle di Padova alla visita al cantiere del progetto Green Granze col Circolo Wigwam Il Presidio di Padova Camin nell’ambito cittadino. Nell’area collinare proposta un’escursione alla scoperta, anche in esterno, dei fossili del Museo di Cava Bomba per imparare a riconoscere rocce e fossili dei Colli Euganei. Nell’area periurbana cittadina, a Ponte San Nicolò viene proposta una visita guidata dal titolo “Un Ponte per tutti: passeggiata storico-culturale alla scoperta del Capoluogo”, a Casalserugo un’escursione per conoscere i Patriarcati in bicicletta, a Legnaro la proposta dal titolo “CAA giochiamo e biciclettiamo alla scoperta del nostro patrimonio inclusivo”. Per finire, in Saccisica, ci sono le proposte del Circolo di Campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco “La solidarietà Inclusiva del ricamo Fascia Burkina” e “Patrimonio giovani: Educare alle emozioni per prevenire il bullismo”.

Nel dettaglio. A Padova città, 26 settembre 2021 – ore 16:00 Alla riscoperta del “Prato della Valle” di Padova. Prato della Valle con mezzi propri e ritrovo alla fontana dell’Isola Memmia Adesioni: +39 340 3735855 smonker@libero.it (storico Adriano Smonker). A Padova-Camin, 25 settembre 2021 – ore 9:00-12:00 e 15:00-18:00 Visita al cantiere del progetto Green Granze al Giardino dei Ranuncoli via Delle Granze Sud – Camin (Pd) Adesioni: +39 338 4238191 ilpresidio@wigwam.it (presidente Stefano Pagnin). A Cinto Euganeo (Pd), 25-26 settembre 2021 – ore 8:30 Dai sassi del sentiero ai fossili nel Museo: impariamo a riconoscere rocce e fossili dei Colli Euganei, partenza dall’Orto Didattico della Scuola Primaria di Fontanafredda – frazione di Cinto Euganeo (Pd) Adesioni: +39 346 4054901 (insegnante Maria Liberni) marialiberni.68@gmail.com e +39 380 1830644 naturalmenteveneto@gmail.com (guida naturalistica Carlotta Fassina). A Ponte San Nicolò (Pd), 26 settembre 2021 – ore 16:30 Visita guidata – Un Ponte per tutti: passeggiata storico-culturale alla scoperta del Capoluogo, ritrovo presso Centro Civico Mario Rigoni Stern, Piazza Liberazione, 1 – Ponte San Nicolò (Pd) Adesioni: +39 049 8961532 biblioteca@comune.pontesannicolo.pd.it  (assessora Alessia Ziglio). A Casalserugo (Pd), 25-26 settembre 2021 – ore 8:30 Imparare i Patriarcati, in bicicletta alla riscoperta del territorio Biblioteca Comunale – Via Roma – Casalserugo (Pd) Adesioni: +39 347 3122063 segreteria@comune.casalserugo.pd.it (assessore Federico Nicolé). A Legnaro (Pd), 25 settembre 2021 – ore 14:30 CAA giochiamo e biciclettiamo alla scoperta del nostro patrimonio inclusivo Corte Benedettina – Via Roma, 34 – Legnaro (Pd) Adesioni: +39 329 2107727 cristina.licata@comune.legnaro.pd.it (assessora Cristina Licata). APiove di Sacco (Pd), 26 settembre 2021 al Circolo di Campagna Wigwam Arzerello ore 16:00-21:00La solidarietà Inclusiva del ricamo “Fascia Burkina” con l’Associazione Isola dei Tesori, Adesioni: +39 349 0926417 lisoladeitesori@alice.it (presidente Giovannina Giraldo) ore 19:30 – Patrimonio giovani: Educare alle emozioni per prevenire il bullismo con l’Associazione Eligere, Adesioni: +39 320 9452131  info@associazioneligere.com (presidente Annunziata Chiariello).

Fonte: Wigwam

Mercoledì 22 settembre, ore 17, con il seminario web su ricerche e sperimentazioni per la coesistenza di specie, si concludono gli incontri sul giardino “Naturale inclinazione”

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Mercoledì 22 settembre alle ore 17, con un seminario su ricerche e sperimentazioni per la coesistenza di specie, proposto sulla piattaforma Zoom, si conclude il ciclo di incontri sul giardino Naturale inclinazione, organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e ispirato alla figura del paesaggista Ippolito Pizzetti (1926-2007), maestro indimenticabile e costante punto di riferimento del lavoro della Fondazione.

«Naturale inclinazione 2021», spiega la curatrice Simonetta Zanon, «è dedicato al tema “Insieme. Per un abitare poetico del nostro pianeta” e propone una discussione aperta sull’opportunità di immaginare nuovi modelli di coesistenza degli esseri viventi nel nostro pianeta, possibili solo con la rinuncia definitiva al punto di vista esclusivamente antropocentrico di quella che appare una sempre più “fragile umanità”. Se solo vent’anni fa la Convenzione Europea del Paesaggio apriva finalmente la stagione del paesaggio delle persone e delle comunità, ricollocate al centro di una scena che non richiede più di essere contemplata ma deve essere vissuta consapevolmente, oggi appare necessaria un’altra svolta altrettanto radicale, di pensiero e azione, teorie e pratiche, questa volta nella direzione del superamento dei confini delle specie. Pensare diversamente le relazioni tra gli esseri viventi per condividere la Terra con tutte le forme di vita che la abitano comporta la necessità di rinnovare anche la nostra idea di progetto per un ambiente che non può più essere pensato esclusivamente come umano né, tanto meno, fondarsi su una dialettica, quella uomo-natura, rivelatasi in tutta la sua debolezza. Si tratterebbe, come hanno detto in molti, di abitare poeticamente la Terra e per farlo, affidandoci ancora una volta all’eredità culturale di Ippolito Pizzetti, possiamo partire dal giardino, l’habitat naturale e accogliente di tutti gli esseri viventi; lo spazio utopico e reale delle alleanze e della resistenza estetica, biologica, sociale; il luogo incantato della mescolanza di specie dove anche noi umani possiamo trovare il nostro posto al mondo».

Il seminario Work in progress. Il link per l’iscrizione e i materiali di approfondimento dell’appuntamento web è reperibile nel sito www.fbsr.it. Il seminario coinvolgerà Lucina Caravaggi, professore ordinario di Architettura del Paesaggio, Facoltà di Architettura di Sapienza Università di Roma; Lorenza Gasparella, paesaggista, assegnista di ricerca presso l’Università Iuav di Venezia; Azzurra Muzzonigro, architetto, ricercatrice urbana indipendente, co-fondatrice della piattaforma di ricerca multidisciplinare Waiting Posthuman Studio. Coordina Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche. «I paesaggisti hanno in comune uno sguardo capace di osservare le specie viventi come compagne di strada del progetto e non come banali “strumenti”. Fino a qualche anno fa questa centralità era difficile da affermare, e i paesaggisti sono stati considerati soggetti marginali, esponenti di un mondo soft, separato dalle dinamiche reali. Il progetto di paesaggio invece, lungi dall’essere accessorio e decorativo, è un progetto duro, e necessario, oggi più che mai» afferma Lucina CaravaggiLorenza Gasparella rifletterà sulle relazioni che l’uomo ha sviluppato nel corso dei secoli con gli altri animali: «“cattura”, “domesticazione”, “allevamento”, “esposizione”, “addestramento”, “alleanza”, “lotta”. Alcune di queste si rispecchiano, più di altre, in architetture e luoghi, diffusi anche oltre il muro del giardino, che, in modo più o meno intenzionale, rappresentano gli indizi di un pensiero progettuale costruito sulla profonda conoscenza “dell’altro da sé”, che diventa corteggiamento, ricerca, simbiosi. In alcuni casi si sviluppano su un sottile equilibrio tra indipendenza e dipendenza che supera le nozioni di “selvatico” e “domestico” (o “addomesticato”) come opposti. Mostrare attraverso alcuni dei luoghi più poetici della coabitazione con gli altri animali come gli esseri umani e gli animali non umani si relazionano all’ambiente in cui operano mette in evidenza come la trasformazione dei luoghi, la produzione di paesaggio, la costruzione di significati, la socialità siano co-costruzioni attuate attraverso le attività degli uomini a cui partecipano attivamente anche gli animali non umani».

Come immaginare e progettare città che includano l’altro da noi, lo straniero, il diverso? Come anticipare spazi di vita in continua evoluzione, inclusivi del mondo animale e di quello vegetale? Come creare varchi per la biodiversità che attivino le potenzialità del margine? A partire da queste domande, Azzurra Muzzonigro ha sviluppato diversi cantieri di ricerca sulle sfide della biodiversità urbana, fra animalità, contaminazione, indecisione, e tra questi il progetto Milano Animal City: Visioni per una città non-antropocentrica, con il quale si è indagato come sarebbero gli spazi della città che abitiamo se guardati da un occhio animale – un pipistrello, un ratto, un canarino… Guardare la nostra città con gli occhi delle altre specie animali che la abitano è il fertile slittamento che sta alla base della ricerca ed è un’operazione fondamentale perché, sebbene vada da sé che non potremo mai guardare davvero come guardano un pipistrello, un ratto, un canarino, tuttavia sforzarsi di farlo significa innanzi tutto ammettere che il nostro non è che uno fra gli sguardi possibili ma non l’unico.Per gli iscritti all’Albo degli Architetti sono previsti crediti formativi professionali. Foto sopra: transumanza nella periferia parigina guidata dal collettivo paesaggistico Les Bergers urbaines © P. Frileux, 2017, Épinay-sur-Seine.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche