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Parte dal Consorzio Leb il “piano anti-siccità” del Veneto

Entra nel vivo il grande progetto di efficientamento della gestione della risorsa idrica del Veneto, una sorta di “piano anti-siccità” che ha visto il sistema regionale della bonifica destinatario, nel 2018, di 161 milioni di finanziamenti ministeriali tra PSRN – Piano Sviluppo Rurale Nazional (MIPAAFT), Piano Invasi (MATTM e MIT) e Fondo per le infrastrutture Strategiche (MISE e MEF).

Prima opera interessata è il Canale Leb, principale arteria irrigua della regione che grazie a 20 milioni finanziati con il Piano Invasi potrà ricostruire la parte iniziale (circa 4.665 m in territorio veronese) arrivando a contenere le perdite idriche di oltre il 50% a beneficio di un territorio di 350mila ha tra le province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. È fissata per l’11 aprile alle 12 la scadenza della presentazione dell’offerta per gli appalti. Il cantiere aprirà in ottobre. “Grazie alla sinergia tra Anbi Veneto, Consorzi e Regione, il Veneto – spiega il presidente di Anbi Veneto Giuseppe Romano – si è aggiudicato una cospicua quota di finanziamenti (il 20% di tutte le linee di finanziamento nazionali) la cui importanza emerge in tutta la sua chiarezza in questo periodo caratterizzato da una forte siccità che potrebbe avere effetti gravi sulle colture se perdurasse fino a metà aprile, ovvero con l’apertura della stagione irrigua”. “Serve un grande investimento, costante e prolungato negli anni, che può essere affrontato solo con risorse nazionali ed europee”, afferma l’assessore alle Politiche Agricole del Veneto Giuseppe Pan. “L’acqua sarà sempre più un bene prezioso e limitato: dobbiamo tutti imparare a farne un uso intelligente, controllando i consumi ed evitando gli sprechi, anche nell’uso domestico”.

Stato della risorsa idrica. “L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici per il Distretto delle Alpi Orientali, del quale fa parte anche Anbi Veneto, ha classificato la situazione attuale ad un livello diseverità idrica bassa” – ha spiegato il direttore di Anbi Veneto Andrea Crestani – in pratica, la domanda idrica è ancora soddisfatta, del resto non è ancora stagione irrigua, ma gli indicatori mostrano una tendenza verso valori meno favorevoli. In mancanza di precipitazioni rilevanti nei prossimi giorni, potremmo trovarci in seria difficoltà”. Nello specifico, secondo le rilevazioni Arpav, le precipitazioni in Veneto, al 15 marzo (ma non vi sono state precipitazioni significative nei giorni successivi), segnavano una media di 7,4 mm contro i 70 mm di media dell’intero mese (periodo di riferimento 1994-2018): situazione migliore nel bacino del Piave dove la percentuale arriva al 23%, situazione critica nella pianura centrale e meridionale con il 3%-5% delle precipitazioni mensili. Sotto la media anche le precipitazioni nevose e conseguentemente la copertura nevosa. Bisogna raggiungere i 1.700 metri (dato del 15 marzo) per avere almeno il 50% dei pendii innevati. L’indice di spessore medio neve al suolo (I-HSmed) è di 66 cm, contro il valore normale di 101 cm.
Superiore alla media è il livello del lago di Garda. In crescita anche il volume d’acqua invasato nei principali serbatoi del Piave, circa 120 mm³ corrispondenti al 71% del volume massimo invasabile (laghi di Pieve di Cadore, Mis e Santa Croce). In calo il volume invasato sul serbatoio del Corlo (che alimenta il Brenta) che segna il 41% del volume invasabile ed è sotto la media del periodo del 14%.

Per quanto riguarda le portate dei fiumi, i deflussi medi, al 15 marzo, risultano ovunque al di sotto della media del periodo: -6% sull’Adige; – 26% sul Brenta; -50% sul Bacchiglione; – 47% sul Po. Per quanto riguarda il Piave le sezioni montane presentavano al 15 marzo una percentuale sopra la media del periodo (+60% bacino del Boite; +34% il bacino Fiorentina), in calo invece il deflusso del torrente Sonna nel bacino prealpino del Piave (-22% rispetto alla media).

Il “piano anti-siccità”. Opere irrigue efficienti, in grado di distribuire la risorsa idrica con attenzione e contenere le perdite sono fondamentali per affrontare periodi siccitosi sempre più frequenti e lunghi. In quest’ottica, estremamente preziosi sono i 161 milioni di risorse ministeriali intercettati dai Consorzi di Bonifica del Veneto con la collaborazione della Regione. Tali risorse provengono da tre linee di finanziamento: 93 milioni provengono dal Piano di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) gestito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e Turismo); 23,5 milioni del Piano Invasi (Ministero Ambiente e Ministero delle Infrastrutture e Trasporti); 45 milioni provenienti dal Fondo per le infrastrutture strategiche (gestito da Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero Economia e Finanza). I 93 milioni del PSRN finanzieranno le seguenti opere: Consorzio di Bonifica Veneto Orientale (€ 13.100.000) miglioramento della rete irrigua del Bacino di Brian e dei canali S. Osvaldo e Lison. Consorzio di Bonifica Piave (€ 20.000.000): miglioramento delle reti irrigue di Istrana, Paese, Quinto di Treviso, Arcade, Nervesa della Battaglia, Crocetta del Montello e Montebelluna. Consorzio di Bonifica Acque Risorgive (€ 16.228.000): recupero dell’efficienza irrigua del Canale CUAI (sigla del soppresso Consorzio Utenti Acquedotti Industriali) che interessa i comuni di Venezia, Quarto d’Altino, Mogliano Veneto e Casale sul Sile. Consorzio di Bonifica Bacchiglione (€ 4.550.000): ottimizzazione della capacità d’invaso e dei sistemi di telecontrollo della Riviera del Brenta. Consorzio di Bonifica Delta del Po (€ 19.404.974): adeguamento della rete irrigua di distribuzione dell’Isola di Ariano (Ro). Consorzio di Bonifica Veronese (€ 20.000.000): conversione irrigua dell’impianto a scorrimento con sollevamento meccanico di Palazzolo nei comuni di Sona e Bussolengo; conversione irrigua del vacino di Ca’ degli Oppi a Oppeano, Bovolone e Isola Rizza; conversione irrigua a Villafranca di Verona, Sommacampagna e Valeggio sul Mincio. I ca. 23,5 milioni del Piano Invasi interesseranno: Consorzio Leb (€ 20.000.000): rifacimento del fondo del canale nel tratto Adige-Gua per una lunghezza di 4.665 m. per un significativo contenimento delle perdite idriche. Delta del Po (€ 3.450.000): sistemazione del collettore Padano Polesano dalla conca di Volta Grimana alla chiavica emissaria per la sicurezza idraulica dell’unità territoriale di Porto Viro. I 45 milioni del Fondo per le infrastrutture strategiche interesseranno: il Consorzio Adige Euganeo per la realizzazione di un nuovo condotto irriguo per l’utilizzo delle acque dell’Adige portate dal Leb, in sostituzione delle derivazioni dal Fiume Fratta nelle province di Verona e Padova.

Il Leb: lavori strutturali di rifacimento della principale opera irrigua del Veneto.
In questo contesto il rifacimento di parte del canale Leb (Lessinio Euganeo Berico), finanziato con 20.000.000 del Piano Invasi è particolarmente significativo vista l’importanza dell’opera ad uso irriguo. Il Leb (Sede a Cologna Veneta – Vr) è un Consorzio di II Grado istituito per far fronte alle necessità irrigue dei Consorzi di Bonifica Adige Euganeo (con sede a Este- PD), Alta Pianura Veneta (sede a S. Bonifacio – VR), Bacchiglione (sede a Padova). Il comprensorio copre una superficie di 349.826 ettari. Preleva acqua pulita dell’Adige a Belfiore d’Adige (Vr) e le riversa sul Bacchiglione a Cervarese S. Croce (PD) in un percorso di 48,063 km. Attraversa 103 comuni tra le province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. Intersecandosi con il fiume Fratta Gorzone a Cologna Veneta (dove ha sede il Consorzio Leb) consente di diluirne le acque inquinate con acqua pulita. 42 opere di derivazione permettono l’irrigazione dell’ampio territorio attraversato. “I lavori interessano 4.665 m nel tratto iniziale denominato Adige -Guà – spiega il presidente del Consorzio di Bonifica Leb Moreno Cavazza –, nello specifico si provvederà a sostituire le lastre del fondale aumentando sensibilmente l’impermeabilità: dagli attuali 4,8 m³/s di risorsa idrica persa oggi si scenderà a 2,06 m³/s, il risparmio idrico a lavori ultimati sarà di oltre 87,2 milioni di m³ all’anno. A beneficiarne saranno le colture e la vivificazione del Fratta, del Guà-Frassine e del Bacchiglione. Ridotti anche i prelievi dell’Adige”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto e Consorzio Leb

Conto alla rovescia per la seconda edizione di Terrevolute | Festival della Bonifica (16-19 maggio 2019), focus sull’acqua fattore di rischio e opportunità di sviluppo per i territori

tour in bici per la visita ad un impianto idrovoro in occasione della prima edizione di Terrevolute/Festival della Bonifica

Dalla tempesta Vaia, che lo scorso autunno mise in ginocchio buona parte del Veneto, alla “sostanza organica”, fondamentale per rendere i terreni fertili e ottimizzare il consumo d’acqua in ambito agricolo. La seconda edizione di Terrevolute | Festival della Bonifica, organizzato da Anbi Veneto, con i suoi 11 Consorzi di Bonifica – Adige Euganeo, Adige Po, Acque Risorgive, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione, Brenta, Delta del Po, L.E.B. (Lessinio Euganeo Berico), Piave, Veneto Orientale, Veronese – e dall’Università degli Studi di Padova, avrà luogo a San Donà di Piave (Ve) dal 16 al 19 maggio p.v., nel territorio del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale, e sarà incentrata quest’anno sulle opportunità, le sfide, i rischi legati alla risorsa idrica.

Ideatrice e curatrice di Terrevolute è Elisabetta Novello, docente di Storia economica presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità. Il Festival rientra a pieno titolo fra le modalità attraverso le quali il settore interpreta la Settimana Nazionale della bonifica, iniziativa promossa da molti anni da Anbi Nazionale per sensibilizzare la cittadinanza sulla gestione attenta della risorsa idrica e sulla difesa del suolo. Tale iniziativa è declinata in ambito locale dalle Anbi Regionali e dai Consorzi di Bonifica. Prosegue, così, dopo il successo della prima edizione – oltre 5.000 visitatori, tour, spettacoli e convegni “sold out” – il percorso di avvicinamento alla celebrazione, nel 2022, dei 100 anni dal Primo Congresso Regionale per le Bonifiche Venete che si svolse a San Donà di Piave nel 1922. In quell’occasione venne sviluppata una nuova idea di bonifica, già maturata da alcuni anni, secondo la quale gli interventi di trasformazione di territori improduttivi e malsani dovevano essere coordinati fra di loro fin dalla prima fase progettuale: una ‘bonifica integrale’ che alle azioni tese al prosciugamento unisse quelle di sanificazione, di irrigazione, di fornitura di acqua potabile, di predisposizione di infrastrutture, di gestione dei bacini montani.

In programma. Confermata per l’edizione 2019 di Terrevolute la curatela artistica di Andrea Pennacchi, regista e attore teatrale e televisivo, che sta definendo il cartellone degli spettacoli – con la presenza di artisti di calibro nazionale – incentrati sul rapporto tra uomo e risorsa idrica. Confermato anche il format di successo della prima edizione, un mix di spettacoli di piazza, tavole rotonde, presentazioni di libri, progetti didattici, laboratori per i più piccoli, visite guidate, concerti, mostre, eventi gastronomici. Una programmazione articolata che si rivolge a cittadini ma anche agli addetti ai lavori, agli amministratori, agli studenti e che vuole sensibilizzare la cittadinanza sul ruolo cruciale di una corretta e oculata gestione della risorsa idrica.

Tra le novità della seconda edizione, il taglio scientifico del Festival. Già dall’inizio del 2019 alcune commissioni tecnico-scientifiche, composte da docenti universitari provenienti da diversi Atenei italiani ed esperti del mondo della bonifica, sono all’opera per produrre documenti programmatici su alcune tematiche di rilievo per lo sviluppo delle aree di bonifica. Durante il Festival il risultato delle Commissioni verrà presentato e discusso pubblicamente alla presenza di politici nazionali e locali, rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, portatori di interesse. Tutti i documenti presentati saranno poi condivisi nel sito web. Quattro i temi affrontati: “Intervenire sul territorio per migliorare la gestione del rischio idraulico e geomorfologico” (giovedì 16 maggio, mattina); “A dieci anni dall’emanazione della l.r. 08/05/2009, n. 12: Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio” (giovedì 16 maggio, pomeriggio); “Paesaggio e turismo culturale: strategie per la valorizzazione del territorio” (venerdì 17 maggio, mattina); “La sostanza organica per migliorare le caratteristiche fisiche e idrologiche dei suoli agrari” (venerdì 17 maggio, mattina). Completa il programma scientifico la tavola rotonda a cura dei ricercatori under 40 anni di AISSA, Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie dedicata ad “Acqua e agricoltura” (venerdì 17 maggio, pomeriggio). Le iniziative scientifiche saranno anche valevoli per il conseguimento di crediti formativi degli iscritti agli ordini professionali.

Visite guidate. Sabato mattina avrà luogo l’evento “Università in Piazza”: 8 docenti dell’Ateneo patavino terranno delle brevi lezioni agli studenti delle scuole di San Donà in Piazza Indipendenza, introdotti da Andrea Pennacchi che, per l’occasione, interpreterà il ruolo di Galileo Galilei. Altro aspetto fondamentale, in continuità con la prima edizione, è il programma di tour in bici e bus nei luoghi della bonifica. Queste alcune tra le destinazioni delle visite guidate da personale del Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale: Idrovora di Torre di Fine, Idrovora del Termine, Idrovora Valle Tagli, Azienda Agricola Tre Case, Idrovora di Cittanova, Ponte sostegno di Brian, Azienda agricola «La Fagiana», Azienda Genagricola di Ca’ Corniani, Ca’ Savio.

Mondo dell’istruzione. Tra le proiezioni che si terranno presso la sede del Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale figurano il documentario sulla bonifica di Ca’ Corniani di Caorle (giovedì 18 maggio) realizzato dal Laboratorio di Storia Orale dell’Università di Padova, e il video realizzato presso l’Idrovora di Santa Margherita di Codevigo (Pd) dagli studenti del Master in sceneggiatura Mazzacurati dell’Università di Padova. Vi saranno anche iniziative dedicate alle scolaresche, con la lezione plenaria conclusiva del Progetto Scuola di Anbi Vento “Alla Scoperta del meraviglio Mondo dell’Acqua” che porterà a San Donà di Piave studenti da tutto il Veneto, e il progetto didattico del Consorzio Veneto Orientale “Tra altura e bassura, percorsi di bonifica”. Altre iniziative sono in fase di organizzazione con la collaborazione delle associazioni agricole Coldiretti, Confagricoltura e CIA.

Organizzatori. “Il successo della prima edizione di Terrevolute dimostra quanto sia vivo l’interesse dei cittadini verso il territorio, un interesse che va inquadrato nel contesto generale di attenzione ai mutamenti climatici che vede l’alternarsi di lunghi periodi siccitosi a nubifragi – afferma Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto -. Da questa riflessione parte la seconda edizione del Festival che ha come focus l’acqua quale fattore di rischio e al contempo opportunità per i territori. I Consorzi di Bonifica del Veneto che gestiscono 26mila km di canali, 400 idrovore, servendo 4,5 milioni di cittadini su una superficie di 1,2 milioni di ettari, sono ben consapevoli che la vera ricchezza per un territorio sono cittadini informati e responsabili e Istituzioni attente ed efficienti. Il festival – continua Romano – nasce proprio con l’obiettivo, condiviso dall’Anbi nazionale, Università di Padova, organizzazioni agricole, comuni e Regione di mantenere vivo il dibattito sull’importanza di una gestione attenta della risorsa idrica.” «La tutela del territorio e il suo sviluppo sostenibile sono temi centrali per il nostro Ateneo – afferma il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto -. Ed è per questo motivo che siamo lieti di portare il nostro contributo a manifestazioni diffuse che puntano a sensibilizzare cittadinanza e studenti su argomenti sempre più cruciali». “TerreEvolute | Festival della Bonifica si propone come contenitore scientifico e culturale che ha come principale obiettivo quello di dare spazio e nuova linfa ai temi della sostenibilità e della tutela del territorio – spiega la prof.ssa Elisabetta Novello, curatrice del Festival . L’ambiente nel quale siamo ospiti è un patrimonio prezioso che merita di essere conosciuto, valorizzato e partecipato. La salvaguardia di tale ricchezza può essere garantita solo se tutti, ognuno negli ambiti di propria competenza, si impegnano nella realizzazione di azioni condivise”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

 

10 aprile 2019, a Bassano del Grappa (VI) l’incontro serale Biodiversità e Prosperità, ospiti d’eccezione Vandana Shiva e Salvatore Ceccarelli

La salute della Terra e la salute delle Persone sono una cosa sola. Possiamo continuare a camminare come sonnambuli verso l’estinzione o possiamo divenire consapevoli delle nostre potenzialità e di quelle del Pianeta. Le alternative esistono e si basano sulla rigenerazione dei suoli tramite l’agroecologia, la salvaguardia della biodiversità, la promozione della filiera corta e di sistemi alimentari a km 0. La salute, a partire da quella del suolo, delle piante, degli animali e degli umani deve essere il principio organizzatore nonché il fine dell’agricoltura, del commercio, della scienza, della nostra vita intera. Possiamo risvegliare le nostre energie creative e reclamare il nostro futuro come specie e come parti della famiglia della Terra“. A dirlo è Vandana Shiva, scienziata, ecologista, attivista e scrittrice, fondatrice dell’organizzazione Navdanya International, che sarà ospite mercoledì 10 aprile 2019, insieme a Salvatore Ceccarelli, genetista ed ecologista dell’incontro “Terrachiama Biodiversità e Prosperità“, organizzato alle ore 20.45 al Pala 2 (via Ca’ Dolfin 58) a Bassano del Grappa (VI) dal coordinamento Terrachiama e Rete Pictor, con il patrocinio del comune di Bassano del Grappa e di altri comuni della Pedemontana. L’ingresso all’evento è libero, su prenotazione, per informazioni info@terrachiama.it www.terrachiama.it

Destino evolutivo. Recita una nota del coordinamento Terrachiama: “Vogliamo inviare un invito all’attenzione e al rispetto del nostro destino evolutivo, che abbiamo abbandonato da tempo. In meno di trent’anni il Veneto è passata da retrovia agricola a “locomotiva produttiva” d’Italia. Si è parlato fino a pochissimo tempo fa di miracolo Veneto: ora questa regione viene segnalata come una tra le più inquinate d’Europa e del Mondo, oltre ad essere un territorio nel quale si ha il più più alto tasso di consumo di suolo d’Italia e tra i più alti del Pianeta. Siamo ancora in tempo per salvare la bellezza e la fertilità rimaste? Siamo certi che è un compito che non può essere svolto da pochi contadini resistenti o da qualche impresa illuminata, che pure c’è. La chiave è nella consapevolezza scientifica libera, nel riconoscimento della biodiversità, nella rigenerazione di Comunità attraverso la ricostruzione del dialogo e della solidarietà con la componente di gran lunga più decisiva: i cosiddetti e mal definiti “consumatori” (è urgente liberarci di questa etichetta orribile!). A tutti Voi che confidate nella terra, nell’acqua, nell’aria, nei boschi e in tutti i Viventi: vi invitiamo ad una nuova visione, alla rigenerazione della nostra terra veneta, nel riconoscimento del valore primario ed inestinguibile della libertà della vita. Siamo certi che Voi arricchirete la nostra speranza e saprete aggiungere la Vostra energia agli sforzi che ci troviamo ad affrontare per generare un futuro in armonia con il Luogo al quale apparteniamo”.

Fonte: coordinamento Terrachiama

Riduzione emissioni inquinanti nell’aria, il prossimo 30 aprile scade il bando 2019 per la rottamazione delle stufe

La Giunta regionale del Veneto, nell’ambito degli interventi per la riduzione delle emissioni inquinanti, in particolare per le polveri PM10, PM2.5 e Benzo(a)pirene, in coerenza con gli impegni assunti con la sottoscrizione il 9 Giugno 2017 del “Nuovo Accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano” ed in linea con quanto previsto dal vigente Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, con deliberazione n. 126 del 12 febbraio 2019 ha approvato un bando rivolto ai privati cittadini per la sostituzione di generatori di calore domestici alimentati a biomassa (legna, pellet), con apparecchi a a basse emissioni ed alta efficienza, con classificazione del generatore almeno 4 stelle (ai sensi dl D.M. n. 186/2017) ed impiego di combustibile specificato nel bando allegato alla deliberazione.

Cosa è previsto. Il bando prevede la concessione di contributi fino a 1.600 euro per la Misura A, ovvero per la sostituzione del preesistente generatore a biomassa con l’acquisto di stufe, termostufe, inserti, cucine e termocucine a pellet (UNI EN 14785), stufe e termostufe a legna (UNI EN 13240), cucine e termo cucine a legna (UNI EN 12815), inserti a legna (UNI EN 13229), stufe ad accumulo alimentate a biomassa legnosa (UNI EN 15250). Lo stesso bando concede contributi fino a 5.000 euro (Misura B) per la rottamazione del vecchio generatore e l’acquisto di caldaie, di potenza al focolare inferiore o uguale a 35 kW (UNI EN 303-5:2012). La scadenza per la trasmissione delle istanze di contributo è il 30.04.2019. Da leggere con attenzione il bando per appurare se sei in possesso dei requisiti per accedere al contributo, gli uffici regionali rimangono comunque a disposizione per risolvere eventuali dubbi dal lunedì al venerdì dalle 10:30 alle 12:00.

Imprese e cambiamenti climatici: lunedì 25 marzo 2019 ore 11 a Marghera (VE) conferenza stampa di presentazione del convegno che si svolgerà nel pomeriggio a Venezia a Palazzo Labia

Lunedì 25 Marzo 2019, alle ore 11, in sala Confindustria Made in Venice (via delle Industrie 19, Venezia Marghera), si svolgerà la conferenza stampa “Imprese e cambiamenti climatici: le priorità per un’economia amica del clima” organizzata dall’associazione Kyoto Club e Confindustria Venezia.

Partecipanti conferenza stampa. In occasione dei vent’anni di Kyoto Club, sarà presentato il convegno in programma nel pomeriggio (ore 14-18) a Venezia a Palazzo Labia (Campo San Geremia – Cannaregio, 275) e saranno affrontate le priorità dal punto di vista delle imprese, per un’economia amica del clima. Alla conferenza stampa interverranno: Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Catia Bastioli, presidente di Kyoto Club – Ceo di Novamont e presidente di Terna, Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club. Saranno presenti anche i vicepresidenti dell’associazione: Gianluigi Angelantoni, presidente di Angelantoni Industrie e Francesco Ferrante, vicepresidente del Coordinamento Free. Per informazioni e per confermare la partecipazione: Giacomo Pellini – g.pellini@kyotoclub.org – tel. 06485539.

Tavola rotonda moderata dal presidente Argav Fabrizio Stelluto. Inizio ore 15.30 – 16:30 “Innovazione per la riduzione delle emissioni: buone pratiche dal territorio“, Andrea Bos (presidente Hydrogenpark), Andrea Razzini (direttore generale Gruppo Veritas), Fabio Sacco (presidente Alilaguna), Davide Spotti (presidente e co-fondatore Regalgrid). Programma completo del convegno a questo link

Fonte: Associazione Kyoto Club

Alto Vicentino, un progetto europeo per evitare il rischio di alluvione

Negli ultimi tempi, e in particolari in questi giorni, il dibattito sui cambiamenti climatici si è acceso come non era mai accaduto in passato. Milioni di giovani in centinaia di città di tutto il mondo, anche in Italia, sono scesi in piazza per esprimere la loro ferma convinzione che l’ambiente va salvaguardato con urgenti misure di intervento, a livello sia locale che globale.

Coinvolte le comunità locali. Misure che l’Unione Europea ormai da diversi anni sta applicando sul territorio degli Stati Membri grazie al Programma LIFE, il più importante e ambizioso programma europeo a salvaguardia dell’ambiente e della natura. E’ in questo ambito che si inserisce il progetto LIFE BEWARE (Better Water Management For Advancing Resilient Communities In Europe), che punta ad elaborare una strategia di adattamento climatico al rischio di alluvione, aumentando l’infiltrazione e lo stoccaggio dell’acqua nelle aree rurali e urbane attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Con questo progetto, finanziato dall’Unione Europea (budget complessivo oltre 2 mln/euro), i diversi partner (Comune di Santorso-Vi, capofila; Comune di Marano Vicentino; Veneto Agricoltura; Università di Padova-TESAF; Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta; Association des Agences de la Démocratie Locale, partner francese) metteranno in rete le Amministrazioni pubbliche impegnate a realizzare una strategia condivisa di gestione dell’acqua, compresa la redazione di specifiche norme per le costruzioni urbane e l’assetto urbanistico del territorio. La rete, partendo dal “laboratorio” costituito dalle Amministrazioni dell’Alto Vicentino, punta a svilupparsi successivamente anche in altre aree geografiche italiane ed europee favorendo così la replicabilità del progetto, peculiarità insita in tutti i progetti europei.

Presentazione del progetto. Oggi, mercoledì20 marzo, alle ore 17:00, nel municipio di Marano Vicentino (Cà Vecie, via Santa Lucia), si terrà un incontro divulgativo dedicato proprio agli importanti temi che il progetto BEWARE svilupperà fino al 2022. Sono previsti interventi di Federico Correale Santacroce, Veneto Agricoltura (Come intervenire in ambito rurale ed urbano per gestire l’acqua) ; Lucia Bortolini, TESAF – Università di Padova (Come ammodernare gli impianti irrigui e realizzare invasi aziendali con la misura 4.1.1 del Programma di Sviluppo Rurale del Veneto – scadenza bando 12 aprile); Alberto Andriolo, Regione del Veneto (Come incrementare la vegetazione e la fauna nei bacini di invaso); Roberto Fiorentin, Veneto Agricoltura (Produzione di alberi e arbusti per la realizzazione degli interventi dimostrativi di ritenzione dell’acqua). L’incontro sarà aperto da Marco Guzzonato, sindaco di Marano Vicentino e Antonio De Martin, project manager LIFE BEWARE. Ulteriori informazioni a questo link. Tel.: 049.8293711

 

Stagione irrigua in Veneto, situazione non ancora critica, ma già l’acqua arriva dal Consorzio Leb nelle campagne di Verona, Vicenza, Padova e Venezia

un tratto del canale Adige Guà

E’ iniziata la stagione irrigua per il Consorzio Leb, che ha aperto le paratie venerdì 15 marzo scorso per consentire, attraverso i Consorzi di bonifica di primo grado (che costituiscono il Leb) Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta e Bacchiglione, di irrigare oltre 82mila ettari di campagna nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. Sono, infatti, 102 i comuni veneti che beneficiano del sistema irriguo Leb.

Al momento nessun problema di approvvigionamento acqua. Nel corso della passata stagione, ed in particolare durante i mesi invernali, sono stati realizzati tutta una serie di interventi di carattere tecnico e funzionale ordinari e straordinari, usufruendo anche di finanziamenti regionali, per la messa in sicurezza, manutenzione e ripristino della rete di distribuzione di acqua del canale affinché il flusso delle acque sia continuo e costante. “Nonostante il periodo sia siccitoso e non piova da oltre un mese – evidenzia Moreno Cavazza, presidente del Consorzio Leb – il livello del fiume Adige, da cui deriva l’acqua che gestiamo, consente la derivazione della portata concessa in questa stagione, che è di 12 metri cubi al secondo, e progressivamente in aumento, fino a massimi 34 metri cubi al secondo, nei mesi estivi. Infatti, in questi giorni, la portata media dell’Adige a Trento, che rappresenta il nostro punto di riferimento, è di 120 metri cubi al secondo. Per ora quindi non ci sono problemi ad approvvigionare i Consorzi di bonifica a noi collegati ma è importante un cambiamento climatico a breve con piogge. Se la siccità dovesse persistere – conclude il presidente – le portate del fiume Adige e quindi anche del canale Leb, beneficeranno dello scioglimento stagionale della masse nivali. E’ pertanto prematuro andare con previsioni climatiche a lungo termine ma teniamo costantemente monitorata la situazione”.

Serbatoi nivali e livello laghi di montagna, situazione non ancora critica. A questo proposito, l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici per il Distretto delle Alpi Orientali (competente sui bacini dell’Adige, del Brenta-Bacchiglione, del Piave e del Tagliamento), riunitosi a Trento la scorsa settimana con una settimana d’anticipo a causa della situazione in atto, indica come i dati relativi ai serbatoi nivali (neve) ed al livello nei laghi di montagna segnalino una situazione non ancora critica, ma che va seguita con grande attenzione. Nello specifico, i manti nevosi sulle montagne del bacino del fiume Adige sono al 43% rispetto alla media del periodo; quelli del bacino Brenta Bacchiglione sono al 18% e quelli del Piave sono al 27%. In Veneto, il  lago di Pieve di Cadore è al 70% della sua capacità massima; il lago del Mis è al 62%, quello di Santa Croce è al 65%, mentre il bacino del Corlo è al 50%. “Alla luce di questi dati – commenta Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto – l’Autorità definisce l’attuale scenario come livello di severità idrica bassa, poichè la domanda d’acqua è soddisfatta, ma gli indicatori mostrano un trend sfavorevole con assenza di precipitazioni e temperature troppo elevate”.

Qualità agricola assicurata dalla disponibilità d’acqua. “La vitale importanza dell’acqua trattenuta nei bacini – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale ANBI – è confermata anche dai dati del Friuli Venezia Giulia, dove la presenza delle riserve idriche dei laghi artificiali di Ravedis e Barcis garantisce una certa tranquillità. Per questo, ribadiamo la necessità di aprire i cantieri previsti dal Piano Nazionale Invasi, chiedendo al contempo il finanziamento di ulteriori progetti esecutivi, che i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti. Diversa è la situazione nel bacino del fiume Isonzo, le cui caratteristiche idrologiche e la condizione transfrontaliera con la Slovenia sollecitano una sua infrastrutturazione per garantire disponibilità idrica costante alle campagne italiane.” “La sfida – conclude Francesco Vincenzi, presidente di ANBI – è tenere unito il Paese, anche nella gestione idrica, per non perdere la sfida della competitività nel settore agroalimentare, che vale 45 miliardi di export, l’86% del quale è irriguo, perché senza disponibilità d’acqua non c’è qualità agricola.”

Fonte: Servizio stampa Consorzio Leb e Anbi

Bonifica veneta eccellenza del Paese, ma i cambiamenti climatici impongono maggior attenzione al risparmio della risorsa idrica

Duecento amministratori tra agricoltori, rappresentanti dei cittadini e sindaci hanno affollato la sala dell’hotel Laguna Palace di Mestre (VE) al convegno organizzato lo scorso 7 marzo da Anbi e Coldiretti sul sistema della bonifica veneta quale eccellenza del Paese.

Consorzi di bonifica veneti, un modello virtuoso. “I numeri parlano chiaro – ha detto in apertura dei lavori il direttore dell’Anbi regionale Andrea Crestani – 12mila kmq di territorio servito (il 60% della Regione), quasi 5milioni di assistiti (l’89% della popolazione), 26mila km di canali irrigui e di scolo, circa 400 idrovore (delle 700 totali in Italia). Un esempio nazionale per professionalità, capacità d’intervento, progettualità e innovazione, il tutto sostanziato ulteriormente da conti in ordine, sprechi azzerati e senza oneri sul bilancio regionale”. Un biglietto da visita che non lascia dubbi sul modello virtuoso di controllo e manutenzione del territorio basato sull’ autogoverno, la sussidiarietà, l’autonomia finanziaria.

Un po’ di storia. Ha spiegato Massimo Gargano direttore dell’Anbi nazionale: “L’intuizione a cui si devono i moderni consorzi sta in un Regio Decreto n.12 del 1933 “Nuove norme per la bonifica integrale”, se non fu visionaria, per certo fu innovativa affidando agli abitanti di una certo comprensorio il compito di programmare le attività irrigue e idrogeologiche, segnalare le straordinarietà ma soprattutto prevenirle con la cura e la manutenzione del paesaggio nel rispetto dell’equilibrio naturale”. “Una legge regionale del 2009 mise i puntini sulle “i” disciplinando le funzioni, semplificando l’organigramma, aggregando ulteriormente, applicando il principio comunitario di precauzione e prevenzione del danno ambientale – ha sottolineato Giuseppe Romano di Anbi Veneto – anticipando con saggezza e preparando le strutture normativamente, dotandole di strumenti adeguati per quanto sarebbe accaduto negli anni successivi, eventi alluvionali e fenomeni atmosferici fuori dall’ordinario che hanno visto il pronto intervento di Sindaci schierati con la Protezione Civile, i tecnici consortili nonché i funzionari della Regione insieme ovviamente agli imprenditori agricoli. L’azione nel momento dell’urgenza ha scardinato gerarchie e favorito la consapevolezza che di fronte ai cambiamenti climatici non si è mai sufficientemente pronti nonostante i guanti e i caschetti in dotazione”.

Dissesto idrogeologico. Il presidio dei primi cittadini e la loro responsabilità rispetto al dissesto idrogeologico del 91% dei comuni è stato testimoniato da Maria Rosa Pavanello dell’Anci Veneto. Secondo i dati Ispra, oltre un milione di persone vive in aree a pericolosità da frana elevata e più di 6 milioni in zone a pericolosità idraulica. La popolazione più a rischio si trova in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Sul patrimonio di storia, abilità e competenza da difendere e valorizzare è intervenuto Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, che alla luce di quanto accaduto anche recentemente, dalle alluvioni ai tornado fino alla siccità, ha invocato soluzioni e politiche adatte. “Un ragionamento sul risparmio della risorsa idrica e la sua conservazione va avviato e ovviamente condiviso dai consumatori, dagli ambientalisti oltre che dagli attori principali della campagna”.

Di capitale umano ha parlato Onofrio Rota, segretario generale Fai Cisl: “Metteremo in campo un’agenda agroalimentare, industriale e ambientale riformatrice, che leghi le istanze della produttività con quelle della giustizia sociale. Il binario da seguire è composto dal lavoro, che deve essere sostenuto e ben contrattualizzato. La nostra strategia è la negoziazione con le istituzioni locali e non”. In chiusura il direttore Pietro Piccioni, non ha perso l’occasione di evidenziare la disponibilità di Coldiretti al dialogo per procedere, con la forma della concertazione, lungo un percorso di studio e ricerca per esaltare il ruolo degli enti consortili in una prospettiva di sviluppo ecosostenibile.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

25 marzo 2019, l’associazione Kyoto Club festeggia il ventennale con un incontro a Venezia dedicato ad un’economia amica del clima, partecipazione libera previa registrazione entro il 18 marzo. Tra i moderatori delle tavole rotonde, anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto.

Kyoto Club, associazione che opera da vent’anni per la sensibilizzazione e l’informazione sui temi dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile, organizza lunedì 25 marzo 2019 a Venezia a Palazzo Labia (campo San Geremia-Cannaregio 275), dalle ore 14.00 alle ore 19.00, l’incontro “I primi 20 anni e i prossimi impegni per un’economia amica del clima“. L’evento è aperto alla partecipazione, previo invio email a Giacomo Pellini g.pellini@kyotoclub.org entro e non oltre le ore 13:00 di lunedì 18 marzo 2019.

Programma. Ore 14-14:30, registrazione partecipanti; ore 14:30-15:30 saluti e introduzione: “Per un’economia amica del clima“, introduce e modera: Catia Bastioli – presidente Kyoto Club, Vincenzo Boccia, presidente Confindustria*(invitato); Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare*(invitato), Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica, Edilizia privata, Edilizia convenzionata, Ambiente, Città sostenibile comune di Venezia, Vincenzo Marinese, presidente Confindustria Venezia e Rovigo, Filippo Munaro, Munaro Editore – Architettura & Design;  “Il valore del bello e del Made in Italy (con parte delle royalties a favore di Kyoto Club); ore 15:30-16:30 Tavola rotonda. “Innovazione per la riduzione delle emissioni: buone pratiche dal territorio“, introduce e modera: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, Andrea Bos, presidente Hydrogenpark, Andrea Razzini, direttore genarale Gruppo Veritas, Fabio Sacco, presidente Alilaguna, Davide Spotti, presidente e co-fondatore Regalgrid; ore 16:30-17:30, “I prossimi impegni per un’economia amica del clima“, introduce e modera: Maria Rosa Vittadini, IUAV, Gianluigi Angelantoni, vicepresidente Kyoto Club, Laura Bruni, coordinatrice Gruppo di lavoro Efficienza energetica Kyoto Club, Stefano Ciafani, presidente Legambiente *(invitato), Massimo Colomban, AU Quaternario Investimenti, presidente Kyoto Club 1999/2003, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club, Ermete Realacci , presidente Fondazione Symbola, vicepresidente Kyoto Club 1999/2009; ore 17:30-18 Interventi dei partecipanti e conclusioni, modera Gianni Silvestrini, direttore Scientifico Kyoto Club. Ore 18:00 – 19:00 Aperitivo.

15 marzo 2019, gli studenti di tutto il mondo scioperano per avere ancora un futuro, climatico e non solo

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) “Non fermarti, non arrenderti, datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea…Vale la pena farlo“, ha lasciato scritto al figlio l’alpinista Daniele Nardi, morto nei giorni scorsi sul Nanga Parbat insieme al compagno di cordata Tom Ballard.

Una sedicenna attivista climatica. La speranza che le future generazioni possano comportarsi in modo migliore di noi nel pensare al mondo che verrà, sembra essere, per fortuna, più che fondata se guardiamo all’esempio di Greta Thunberg, la sedicenne svedese divenuta simbolo mondiale per la sua protesta, culminata in un movimento studentesco globale a cui aderiscono anche gli adulti e, fra questi, oltre tremila scienziati, iniziata con uno sciopero scolastico che la giovane studentessa ha condotto per circa un mese la scorsa estate nel suo Paese per chiedere al governo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Sciopero mondiale. Domani, venerdì 15 marzo 2019, come Greta, gli studenti di tutto il mondo saranno in sciopero da scuola e dall’università per manifestare, senza bandiere, nel Global Strike For Future, evento che ha ricevuto l’adesione di una sessantina di Paesi e più di 500 città, per chiedere nuovamente ai capi di stato e di governo del mondo impegni concreti contro i cambiamenti climatici. Un impegno a ridare loro indietro il futuro che gli stiamo rubando.