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Pfas, Regione Veneto delibera i nuovi limiti e stanzia fondi per il potenziamento dei filtri acqua uso potabile

La Giunta regionale del Veneto ha deliberato lo scorso 3 ottobre nuovi limiti (i più restrittivi d’Europa) per la presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque potabili, stanziando contemporaneamente un milione 200 mila euro, destinandoli agli Enti acquedottistici per il potenziamento dei filtri nei rispettivi impianti.

I valori. Ferma restando la competenza statale per la fissazione di valori per parametri aggiuntivi di cui all’allegato I del Decreto . Legislativo. n. 31/2001, i valori provvisori di performance (obiettivo) delle sostanze perfluoroalchiliche per l’acqua destinata al consumo umano, nell’ambito territoriale regionale, fino a diverse e nuove indicazioni da parte delle autorità nazionali e sovranazionali competenti, sono determinati in pari o inferiori a 90 nanogrammi per litro per “PFOA + PFOS”, di cui il PFOS non deve essere superiore a 30 nanogrammi per litro ed i valori della somma degli “altri PFAS” deve essere uguale o inferiore a 300 nanogrammi per litro. Si sono anche confermati i limiti di stabilire che per l’acqua destinata ad usi zootecnici, che restano quelli di cui al parere del Ministero della Salute del 29.01.2014 (prot. n. 2565): livelli di performance (obiettivo) per il PFOA pari o inferiore a 500 nanogrammi per litro; PFOS pari o inferiore a 30 ng/l; altri PFAS (somma delle rimanenti 10 sostanze PFAS) pari o inferiore a 500 ng/l come previsto dalla D.G.R. n. 854 del 13.06.2017.

Filtri per l’acqua. Nell’ambito della zona individuata nell’allegato A della DGRV 2133/2016 (cosiddetta Zona Rossa), di intesa con il Consiglio di Bacino Veronese, il Consiglio di Bacino Valle del Chiampo e il Consiglio di Bacino Bacchiglione e con gli enti gestori (Acque Veronesi scarl, Acque del Chiampo spa, Medio Chiampo spa, Acque Vicentine spa, Centro Veneto Servizi spa), è stata avviata una serie articolata di interventi, coordinata dalla Direzione Difesa del suolo, finalizzata a sperimentare, nell’arco temporale di sei mesi, tecnologie di trattamento per le riduzioni dei carichi inquinanti sulle risorse idriche captate (in forza delle misure di controllo sulle emissioni delle contaminazioni ambientali), con l’obiettivo di perseguire, per l’acqua destinata al consumo umano valori di perfomance (obiettivo) per “PFOA + PFOS” pari o inferiori a 40 nanogrammi per litro, mantenendo l’obiettivo tendenziale delle virtuale assenza delle sostanze citate.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

La Corte dei conti europea esaminerà la gestione del rischio di alluvioni. La pubblicazione del report prevista per la fine del 2018.

Nel corso di settembre 2017, la Corte dei conti europea ha iniziato a valutare se la prevenzione, la protezione e la preparazione dell’UE a fronte del rischio di alluvioni siano basate su un’analisi accurata e se siano potenzialmente efficaci. La pubblicazione della relazione è prevista per la fine del 2018.

La direttiva UE Alluvioni del 2007 impone che ogni Stato membro valuti se i corsi d’acqua e le coste siano a rischio di alluvione, mappi l’estensione delle alluvioni passate, i beni e la popolazione a rischio in queste aree, prepari piani di gestione del rischio di alluvioni, prenda misure adeguate e coordinate per ridurre il rischio di alluvioni, coordini le pratiche nella gestione del rischio di alluvioni nei bacini idrografici comuni e si astenga da qualsiasi misura che potrebbe aumentare il rischio di inondazioni negli Stati limitrofi. La pianificazione dovrebbe tenere conto degli sviluppi a lungo termine, compresi i cambiamenti climatici, nonché dell’utilizzo sostenibile dei terreni e delle pratiche di ritenzione idrica naturale del suolo, al fine di rafforzare la resilienza alle alluvioni in modo globale e sostenibile.

Secondo la relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) “Flood risks and environmental vulnerability” (Rischi di alluvioni e vulnerabilità ambientale, relazione n.1/2016), la maggior frequenza di precipitazioni violente e l’innalzamento del livello del mare previsti per i prossimi anni contribuiranno ad aumentare il rischio di inondazioni fluviali, pluviali e costiere in Europa. Secondo un’importante società di assicurazione, gli eventi idrologici hanno rappresentato un terzo delle perdite economiche derivanti da eventi climatici estremi nel periodo1999‑2015 in 33 Paesi europei, per un importo stimato di 105 miliardi di euro.

L’Unione europea sostiene i progetti antialluvione attraverso diversi strumenti di finanziamento. Ad esempio, nel quadro dell’obiettivo “Adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione rischi” per il periodo2014‑2020, gli Stati membri e le regioni possono assegnare ai progetti antialluvione i fondi UE a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Restauro e gestione dei giardini storici, a far la differenza sono il saper fare e la passione

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Giornata intensa sabato 23 settembre scorso al centro congressi Confartigianato di Vicenza, sede del convegno organizzato dalla Fondazione Villa Fabris sul restauro e gestione dei giardini in collaborazione con l’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Vicenza, Confartigianato e la Camera di Commercio di Vicenza.

fontana Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani (Valsanzibio, Pd)

Componente tecnica e umana. I relatori di alta caratura, accolti da un pubblico del settore attento e curioso, hanno evidenziato come “le strategie di valorizzazione di un giardino storico non dovrebbero essere disgiunte da quelle relative alla conservazione e alla gestione” considerando che ogni giardino (ogni luogo) ha il suo carattere e quindi si deve entrare nella “logica del luogo” (Genuis Loci); e in un giardino storico, in particolare, con cautela, pazienza e professionalità. Considerando, cioè, una componente tecnica in cui formazione, esperienza e aggiornamento continuo ne sono gli elementi cardine mentre nella componente umana, da non sottovalutare, lo stimolo dell’interesse all’osservazione, la curiosità e la passione sono le marce in più che danno alle professioni coinvolte l’elemento di qualità e spessore per affrontare interventi su un patrimonio poco conosciuto e valorizzato dagli italiani quanto amato e preso come riferimento in tutto il mondo.

Le siepi di bosso di Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani (Valsanzibio, Pd)

E’ stato posto l’accento come i giardinieri dovrebbero fare un po’ meno e guardare (saper vedere) di più. Alla fine dell’incontro la testimonianza è stata del “custode” (così come si è definito il proprietario) di Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani, conosciuta come Villa Valsanzibio, il quale ha raccontato delle siepi di bosso di 400 anni di età, alte cinque metri, che richiedono una potatura all’anno che viene effettuata in nove mesi a cura di due giardinieri che possono operare esclusivamente con scaloni in legno appositamente costruiti allo scopo. Un plauso alla Fondazione Fabris e agli altri Enti aderenti (in particolare la Confartigianato di Vicenza) per l’organizzazione del convegno.

 

Emissioni gas a effetto serra, la Corte dei conti europea avvisa l’Ue: “Occorre raddoppiare gli sforzi per ottenere i risultati prefissati”

Per il 2071‑2100, il clima dell’Europa sarà significativamente diverso da quello del periodo 1961‑1990, con un aumento della temperatura di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. L’aumento di 2°C previsto da questo scenario è una media globale: anche se sarà realizzato, in alcune regioni l’aumento delle temperature sarà di gran lunga superiore ai 2°C.

Alla fine del secolo, il clima dell’Europa sarà ben diverso. Ad esempio, per il 2071‑2100, in alcune zone della Scandinavia le temperature invernali potrebbero aumentare in media di 5-8°C rispetto a quelle del periodo 1961‑1990. In estate, in gran parte della Spagna e nella Scandinavia settentrionale le temperature potrebbero aumentare in media di 3-4°C. Per il 2071‑2100, le precipitazioni invernali potrebbero aumentare di oltre il 25% in alcune parti dell’Europa centrale rispetto a quelle del periodo 1961‑1990. I livelli delle precipitazioni estive potrebbero diminuire di oltre il 50% in buona parte delle coste mediterranee dell’UE.

Tagliare le emissioni di gas a effetto serra. Secondo una nuova analisi panoramica pubblicata dalla Corte dei conti europea sull’azione dell’UE in materia di energia e cambiamenti climatici, è essenziale intraprendere interventi efficaci per affrontare quest’ultimi.  Secondo la Corte, la produzione di energia da combustibili fossili e l’uso di energia da parte dei trasporti, dell’industria, dei nuclei familiari e dell’agricoltura sono responsabili complessivamente del 79% delle emissioni di gas a effetto serra nell’UE. Molte di queste questioni possono essere affrontate al meglio se gli Stati membri collaborano tra loro e se a dette questioni viene attribuita alta priorità nel programma di lavoro dell’UE. “L’UE deve tagliare le emissioni di gas a effetto serra ed anche adattarsi ai cambiamenti climatici. Le proiezioni attuali indicano la necessità di realizzare ulteriori progressi nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per conseguire gli obiettivi stabiliti per il 2030 e il 2050. Per l’UE e gli Stati membri sarà anche una grande sfida anticipare e pianificare correttamente l’adattamento, in modo da ridurre la necessità di reagire agli eventi, adottando azioni tardive che comporterebbero maggiori costi”, ha dichiarato Phil Wynn Owen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

Mercato interno Ue dell’energia ancora da realizzare. Nel settore energetico, afferma la Corte, una parte importante dell’azione dell’UE consiste nella creazione di un mercato interno che consenta il libero flusso e il commercio senza frontiere di gas e di energia elettrica in tutta l’UE. Il mercato interno dell’energia mira a realizzare gli obiettivi della politica energetica dell’UE, ossia un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile, competitivo e a prezzi accessibili con un soddisfacente rapporto costi-efficacia. Nonostante i notevoli progressi in alcune regioni dell’UE, questo mercato interno dell’energia non è stato ancora realizzato.

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, la maggior parte delle azioni dell’UE si focalizzano sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. L’UE ha stabilito target di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 e del 40% entro il 2030. Entro il 2050, l’UE intende ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell’UE dell’80%-95% rispetto al 1990. Gli approcci alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra variano da un settore all’altro. Con il proprio sistema di scambio di quote di emissioni, l’UE ha stabilito un limite alle emissioni totali prodotte da alcuni settori dell’approvvigionamento energetico, industrie ad alta intensità energetica e voli interni al SEE. Con l’istituzione di un mercato per le quote di emissioni, ha stabilito un “prezzo” per il carbonio. In altri settori ha scelto di tagliare le emissioni, introducendo target di riduzione vincolanti per ciascuno Stato membro.

Risultati non sicuri se non saranno incentivate le misure di riduzione. I target e gli obiettivi dell’UE per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e il 2050 non verranno raggiunti se non vi sarà un maggiore e significativo impegno in tal senso, afferma la Corte, e tutti i settori economici dovranno contribuire. Per raggiungere i target per il 2030, nel prossimo decennio occorrerà aumentare del 50% gli sforzi annualmente compiuti per ridurre le emissioni. Il cambiamento più significativo, tuttavia, sarà richiesto dopo il 2030, quando il tasso di riduzione delle emissioni dovrà superare i livelli storici di tre o quattro volte per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2050.

Interventi ancora non obbligatori. La strategia di adattamento dell’UE del 2013 incoraggia gli Stati membri ad agire, ma non rende obbligatori gli interventi. Gli auditor della Corte hanno consultato 269 relazioni di audit stilate dall’UE e dagli Stati membri. Nel settore dell’energia, nonostante la crescita delle energie rinnovabili e la riduzione del loro costo a livello mondiale, gli audit hanno rilevato un insoddisfacente rapporto costi-efficacia e ostacoli agli investimenti. Gli audit sull’efficienza energetica hanno costantemente individuato problemi nel rapporto costi/efficacia degli interventi. Nel campo dell’energia nucleare, gli audit hanno riscontrato significativi ritardi e aumenti dei costi. Gli audit hanno mostrato inoltre che il passaggio a trasporti a basse emissioni di carbonio non sta progredendo a sufficienza. Per quanto riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici, gli audit sono stati incentrati soprattutto sulle alluvioni. In questo caso, gli auditor hanno riscontrato problemi relativi alla prevenzione, alla protezione e alla risposta alle alluvioni.

Sette sfide principali. Fino ad oggi, il lavoro di audit ha riguardato in misura limitata alcuni settori fondamentali, quali l’adattamento ai cambiamenti climatici, gli inventari nazionali e UE dei gas a effetto serra, le emissioni del trasporto su strada e quelle dell’agricoltura. L’analisi panoramica della Corte individua sette principali sfide: governance dell’energia e dei cambiamenti climatici, elaborazione e attuazione delle politiche sulla base di dati concreti, transizione energetica, efficace utilizzo di ricerca e innovazione, pianificazione e gestione dell’adattamento, finanziamento, coinvolgimento dei cittadini dell’UE.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

 

Pfas, dopo aver fissato i limiti più restrittivi al mondo (secondo il Ministero dell’Ambiente, possibilità già riconosciuta nel Codice ambientale), la Regione Veneto chiede al Governo lo Stato di Emergenza.

“Il Veneto ha deciso di applicare i limiti più drastici esistenti al mondo – più di quelli nazionali, della Germania, della Svezia, e di quelli del New Jersey -, rispetto all’inquinamento dell’acqua potabile da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas). La nostra Regione sarà l’unica d’Italia, tra le varie coinvolte, checchè ne dicano i Ministeri, ad avere suoi limiti volti alla difesa della salute dei cittadini. E’ una decisione ufficiale accompagnata da un’informativa. Gli atti conseguenti seguiranno nelle prossime ore, indietro non si torna”. Ad ufficializzare la decisione di imporre limiti molto stringenti alla presenza nelle acque potabili di queste sostanze inquinanti è stato lo scorso 25 settembre il Presidente della Regione, affiancato dagli Assessori all’Ambiente e alla Sanità e dal Direttore Generale di Arpav Nicola Dell’Acqua, nella sua veste di coordinatore della Commissione Tecnica Ambiente, che dallo scorso 13 giugno ha assorbito le competenze della Commissione Tecnica Pfas.

I nuovi limiti-obiettivo. “Imponiamo un filtraggio dell’acqua molto aggressivo che i Consorzi Acquedottistici dovranno applicare. Sono tutte strutture pubbliche e per questo stanzieremo i fondi necessari per coprire i costi, che calcoliamo in circa un milione di euro all’anno per installare i nuovi filtri e sostituirli quando sarà necessario. Soldi pubblici, che naturalmente chiederemo indietro a chi verrà condannato per l’inquinamento, secondo il principio del chi inquina paga”, ha aggiunto il Governatore. I nuovi limiti-obbiettivo indicano per tutto il territorio veneto, come limite guida tendenziale, 90 nanogrammi per litro, intesi come somma di Pfoa e Pfos, considerando il limite di 30 nanogrammi per litro come concentrazione massima di Pfos. Nei Comuni più colpiti, quelli nella cosiddetta “zona rossa” con oltre 200 mila abitanti nelle province di Vicenza, Verona e, in parte minore, Padova, viene fissato un limite-obbiettivo di performance per i Pfoa che non superi i 40 nanogrammi per litro. Per il “principio di precauzione” viene anche abbassata a 300 nanogrammi per litro la somma degli altri Pfas “a catena corta” (quindi ad esclusione di Pfos e Pfoa), anche se ancora nessun Paese al mondo ha posto questo limite specifico.

Chiesto lo Stato di Emergenza. Con una lettera inviata in data 19 settembre 2017 al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai Ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Gianluca Galletti, (il giorno successivo alla nota del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute che respingeva la richiesta della Regione Veneto di fissare limiti nazionali per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche), il Presidente della Regione Veneto ha chiesto formalmente la deliberazione dello Stato di Emergenza, con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale. Nella lettera, il Presidente fa riferimento al “Documento di Sintesi Settembre 2016 – Giugno/Settembre 2017” sulla “Contaminazione da Sostanze Perfluoro Alchiliche”, dal quale risulta di tutta evidenza “che la situazione che si è delineata dai dati recentemente acquisiti, può essere affrontata solo con mezzi e poteri straordinari”.

Screening sulla popolazione, probabili anche nelle zone limitrofe a quella “rossa”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, l’Assessore alla Sanità ha detto che “gli screening sul sangue delle persone proseguono regolarmente” e che “seguendo un principio di gradualità del rischio, potrebbero essere allargati anche alla zona contermine a quella rossa, alle persone in età pediatrica e agli anziani per un totale di esaminati di circa 350 mila persone”.

Ministero dell’Ambiente: “Ogni Regione può fissare in autonomia valori limite, già previsto dal Codice ambientale”. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, ha affermato: “Oggi in Italia ci sono standard di qualità ambientale per le acque superficiali e sotterranee che includono – primi in Europa- anche i PFAS. Come dice inequivocabilmente il Codice ambientale all’articolo 101, la Regione nell’esercizio della sua autonomia può, tenendo conto degli scarichi massimi assimilabili, definire valori limite anche diversi. In sostanza – chiarisce il ministro – spetta alla Regione creare le condizioni di maggior tutela per il proprio territorio, conciliandole con le esigenze di sviluppo e armonizzandole alla legislazione europea e nazionale”. “Per aiutarla in questo lavoro – aggiunge Galletti – il ministero coordina ormai da un anno un gruppo tecnico in cui i rappresentanti della Regione Veneto e ARPAV possono confrontarsi sulle migliori pratiche disponibili e sulle soluzioni con i rappresentanti del mondo scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, di Ispra e di Irsa-Cnr, oltre che con i nostri tecnici. Abbiamo messo a disposizione fondi statali per le infrastrutture e l’approvvigionamento idrico di acqua non contaminata per la Regione Veneto. E’ proprio di pochi giorni fa il decreto che sblocca gli ulteriori 80 milioni promessi nell’ambito dei Fondi Sviluppo e Coesione, assieme agli altri 23 già disponibili (10 milioni circa per il distretto conciario e per gli interventi di corretta gestione dei fanghi e 13 sulle fognature e depurazione in un’area molto complessa per la concentrazione di Pfas). Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti con sostanze chimiche che è disciplinata dal regolamento europeo Reach, l’Italia ha sostenuto in ogni sede la linea restrittiva dei composti Pfas: questa è stata approvata sulla più rilevante delle sostanze, il Pfoa, presente in abbigliamento come nei prodotti alimentari. Ciò vuol dire – chiude Galletti – che entro tre anni prodotti e articoli contenenti limiti superiori a quelli indicati non potranno essere più in commercio”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Ministero dell’Ambiente

Foreste, ogni anno distrutta una superficie boschiva pari alla superficie della Grecia

Oltre il 40% del territorio dell’Unione Europea (1,77 milioni di km2) è coperto da foreste. Diversamente da altre parti del mondo, nell’UE questa percentuale sta aumentando dello 0,4% all’anno. A livello mondiale, circa 60 milioni di persone dipendono direttamente dalle foreste per il loro sostentamento e 1,7 miliardi di
persone ne dipendono indirettamente. Purtroppo, però, la deforestazione e il degrado del patrimonio forestale nei Paesi in via di sviluppo rappresentano circa un sesto delle emissioni mondiali di CO2.

Una protezione dai cambiamenti climatici. Alla luce di questi pochi dati, ricordare che le foreste ci proteggono dai cambiamenti climatici – grazie all’azione di assorbimento di anidride carbonica presente nell’atmosfera per conservarla negli alberi, nella vegetazione e nel suolo – non è assolutamente una banalità. Anche le foreste europee partecipano alla sfida dei cambiamenti climatici e per questo vanno opportunamente gestite. L’UE, attraverso le sue Politiche forestali sta facendo la sua parte, come pure numerosi Stati Membri attraverso le loro legislazioni nazionali in materia. Inoltre, l’UE partecipa attivamente ai negoziati internazionali sul patrimonio forestale di tutto il pianeta condotti dalle Nazioni Unite. Ma tutto ciò è sufficiente? Si può fare di più?

Un patrimonio inestimabile sotto attacco costante. Ogni anno ben 13 milioni di ettari di foresta (la superficie dell’intera Grecia) vengono distrutti in varie parti del mondo, in prevalenza per far spazio a nuove coltivazioni, avviare attività estrattive, realizzare infrastrutture, ecc. Per non dire del flagello degli incendi, spesso dolosi, che solo in Italia – limitandoci ai mesi di giugno e luglio di questa torrida estate – hanno distrutto la stessa superficie del 2016, ovvero ben 26.000 ettari di boschi. L’UE chiede che a livello mondiale la deforestazione venga dimezzata entro il 2020 e interrotta entro il 2030 e che vengano contrastati con forza questi attacchi dolosi alle foreste. Propone anche di concordare a livello internazionale le modalità per risarcire i Paesi in via di sviluppo che s’impegnano ad interrompere l’attività di deforestazione. L’UE sta inoltre collaborando con una serie di Paesi esportatori di legname per migliorare la gestione del patrimonio boschivo e garantire la legalità delle importazioni europee
da tali Paesi.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Paradossi italiani. Pfas, secondo il Ministero della Salute il problema esiste solo in Veneto, mentre quello dell’Ambiente chiede a tutte le Regioni di attivare piani di monitoraggio

“Il Ministero della Salute, con una nota della direzione generale della Prevenzione Sanitaria, ha respinto la richiesta a suo tempo avanzata dal Veneto di estendere a tutto il territorio nazionale i limiti di performance per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas). Prendiamo atto che, secondo il Governo nazionale e i suoi organismi tecnici, questo problema in Italia non esiste”. Lo riferiscono in una nota stampa gli assessori all’Ambiente e alla Sanità della Regione del Veneto, dopo aver preso visione di una comunicazione giunta nelle scorse ore a Venezia.

Nessuna evidenza significativa di critcità nel Belpaese. “Il burocratese utilizzato per comunicarci questa assurdità – incalzano i due Assessori – non riesce a celare la triste realtà. La nota del Ministero recita: “non si ritiene condivisibile la proposta avanzata da codesta Regione, anche in considerazione del fatto che l’Istituto Superiore di Sanità – attivamente impegnato nel roll-out dei PSA in alcune filiere idropotabili – ha segnalato alla scrivente direzione generale che le valutazioni preliminari sinora effettuate sul pericolo di contaminazione da Pfas, sia per produzioni industriali pregresse (acque sotterranee captate in diverse zone industriali nell’area metropolitana di Milano), che per potenziali contaminazioni civili e industriali (acque superficiali captate da corsi d’acqua interessati da importanti fonti inquinanti antropiche civili e industriali, quali Arno e Po), non hanno evidenziato significative criticità”.

Ministeri “Torre di Babele” del dialogo. “Quindi, secondo loro, siccome quelle sostanze vengono usate solo qui, il Veneto deve arrangiarsi. Bene, siamo pronti a farlo, appena quello stesso Governo che nega l’esistenza del problema in Italia ci metterà a disposizione gli ottanta milioni, garantiti in campagna elettorale e mai visti, per intervenire sulle fonti di approvvigionamento e sugli acquedotti, progetti già pronti con una doppia valenza, sia ambientale che di prevenzione sanitaria”, affermano in una nota sampa i due Assessori. La Regione ha già speso molto, sia sul piano ambientale che su quello sanitario per garantire ai veneti la qualità di vita e di salute di cui hanno diritto, e continuerà a farlo. Ma non siamo più disposti a trovarci di fronte a lettere come quella in questione e a comunicazioni che evidenziano la Torre di Babele del dialogo tra Ministeri: mentre quello della Salute ci dice che il problema non esiste, quello dell’Ambiente, con una nota del maggio 2017, ha chiesto alle Regioni (le altre) di attivare Piani di Monitoraggio sui Pfas che, è bene dirlo, furono rilevati anche in altre parti d’Italia già nel 2013”.

Dell’Acqua nuovo coordinatore della Commissione Tecnica Pfas. Intanto, Luca Zaia, con un proprio decreto, ha nominato nei giorni scorsi il direttore generale dell’Arpav Nicola Dell’Acqua coordinatore della Commissione “Ambiente e Salute”, organismo che, con delibera del 13 giugno scorso, ha assorbito le competenze della “Commissione Tecnica Pfas“, fino a ieri tenuta ad interim da Domenico Mantoan, direttore generale dell’Area Sanità e Sociale Regione Veneto. Dell’Acqua, la cui nomina è già operativa, ricoprirà l’incarico gratuitamente.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Il Cansiglio non si vende: continua fino al 17 settembre il digiuno a staffetta per denunciare possibili speculazioni economiche sull’Antica Foresta

Dopo aver iniziato a digiunare lo scorso 9 settembre insieme a Michele Boato, Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, lancia un invito a partecipare a “Digiuno&Raduno, il Cansiglio non è in vendita“, iniziativa da loro intrapresa insieme ad alcune associazioni ambientaliste e a Radio Gamma 5 per la difesa dell’Antica Foresta.

L’invito. Un ciao ed un grazie a tutti da parte di Toio de Savorgnani e Michele Boato, siamo ancora in pista per la salvaguardia del Cansiglio, il 9 settembre è iniziato un digiuno collettivo e poi il 17  settembre saremo su in altopiano per una raduno con escursioni….partecipate, aderite al digiuno di un giorno a testa ( a staffetta…), comunicandolo a me o a Michele,  non occorre venire in Cansiglio, si fa  a distanza. Trovate informazioni anche sulle nostre pagine facebook

Gli organizzatori spiegano in una nota:

“Il Cansiglio è nuovamente in forte pericolo, purtroppo questo accade periodicamente ed il nostro non è un allarmismo infondato. Trenta anni fa e per oltre 25 anni, il pericolo più grosso è stato il collegamento con impianti per lo sci da discesa tra il Pian Cavallo ed il Cansiglio veneto: un primo impianto avrebbe poi dato il via alla creazione del comprensorio Sciistico del Cavallo-Cansiglio che avrebbe snaturato per sempre un paesaggio rimasto pressoché intatto per millenni. Ora invece il pericolo incombente è la vendita delle proprietà regionali, il cosiddetto demanio, a cominciare dall’ex albergo San Marco e non dobbiamo farci ingannare dalla apparente trascurabilità di questo evento: è vero che il San Marco è un rudere, è anche vero che la sua rimessa in funzione come struttura alberghiera potrebbe rivitalizzare un po’ l’economia locale, ma a questa prima cessione al privato è più che ragionevole sospettare che molte altre parti del Cansiglio verranno messe in vendita: il San Marco venduto sarebbe la rottura di un principio, cioè della inalienabilità del Cansiglio, che dura da oltre 1000 anni. Ma non si tratta nemmeno di difendere un principio: col Cansiglio interamente pubblico si può sperare di andare avanti con una selvicoltura sempre meno di sfruttamento economico e sempre più naturalistica, si può sperare che la Foresta diventi un’area naturale protetta, ad esempio una Riserva Regionale, oppure che sia accettata la sua designazione a Riserva della Biosfera Unesco, ma se vincerà la privatizzazione si parlerà solo di economia, di soldi, di sfruttamento a costo di qualsiasi sacrificio ambientale, come ora sta avvenendo per le colline del Prosecco.

Ecco perché abbiamo iniziato il digiuno a catena da sabato 9 settembre ed ecco perché ci ritroveremo nel maggior numero possibile domenica 17 settembre in Cansiglio, grazie all’aiuto degli amici di Radio Gamma 5, per tentare il salvataggio in extremis di questo grande patrimonio storico e naturalistico, visto che proprio in settembre partirà il quarto ed ultimo bando per la vendita del San Marco che, in caso di assenza di acquirenti, permetterà alla Regione di procedere a trattativa privata o addirittura alla cessione non onerosa purchè chi accetta la proprietà si impegni a rimettere in piedi l’albergo ristrutturandolo.

Noi non siamo d’accordo, lo abbiamo sempre detto, piuttosto che vendere solo per avere un albergo in più, ma con un costo ambientale altissimo oltre che una perdita storica e culturale, è meglio demolire e fare sparire ogni traccia del rudere attuale e ricreare al suo posto uno spazio verde“.

 

Dal 9 al 17 settembre 2017 digiuno a staffetta in nome del Cansiglio

Radio Gamma 5, insieme alle associazioni ambientaliste Ecoistituto del Veneto, Mountain Wilderness del Veneto, WWF, Legambiente, Lipu, propongono da oggi un digiuno a staffetta a coloro che hanno a cuore l’integrità dell’Antica Foresta, il Cansiglio.

Il digiuno inizia stamattina alle ore 10 a Venezia, in occasione della conferenza stampa indetta dagli organizzatori in campo San Tomà, nei pressi della Giunta regionale e della Scoletta dei Calegheri. L’astinenza a staffetta si concluderà con una grande Festa-Raduno in Cansiglio domenica 17 settembre dalle ore 9.30.

La motivazione alla base del digiuno sta nel timore che il Cansiglio possa essere “svenduto” dalla Regione Veneto, che ne ha la gestione, con privatizzazioni che metterebbero a rischio la foresta e la riserva naturale. In particolare, il problema inizia con il quarto bando regionale, promulgato dopo le gare andate deserte per la vendita dell’ex albergo San Marco in Pian Cansiglio. Se anche questa gara andrà deserta, la Regione potrà procedere alla sua vendita con trattativa privata o cederlo al comune di Tambre (nel quale ricade).

Esiste un’offerta di ristrutturazione non presa in considerazione dalla Regione. Gli organizzatori dell’iniziativa ritengono che la vendita dell’ex San Marco potrebbe essere “il grimaldello“ attraverso cui la Regione aprirebbe la porta ad una lunga serie di privatizzazioni o cessioni in Cansiglio e in altre importati parti di demanio regionale come il campo da golf, l’albergo Sant’Osvaldo, le aziende zootecniche, gli agriturismi, i pascoli e, naturalmente, la foresta. Gli organizzatori rivelano che un imprenditore, da oltre due anni, manifesta l’intenzione di ristrutturare a proprie spese l‘ex hotel San Marco in cambio di una concessione in affitto per qualche decina d’anni per poi restituirlo alla Regione, ma che quest’ultima non ha preso in considerazione l’offerta. Perché?

Ad iniziare il digiuno, sarà Toio de Savorgnani, premio Argav 2016. “Ribadiamo tutti insieme il nostro no a questa scelta della Regione Veneto poiché, se si rompesse il principio dell’inalienabilità del Cansiglio, anche per una sua piccola parte, poi anche tutto il resto sarebbe in pericolo”, affermano gli organizzatori del digiuno a staffetta, che seguirà queste modalità di esecuzione: sabato 9 settembre ore 10.00 inizio digiuno di Toio de Savorgnani (premio Argav 2016) e Michele Boato insieme a tutte le persone disponibili; il digiuno proseguirà a staffetta (uno o più giorni a testa) fino al mattino di domenica 17, con l’inizio del raduno in Pian Cansiglio alle ore 9.30 al parcheggio davanti al ristorante Genziana verso Casa Vallorch. Alle ore 10.00 ci sarà l’escursione nella Foresta con partenza da Casa Vallorch ai villaggi cimbri e lungo i sentieri naturalistici nel bosco. Alle ore 13.00 pranzo e musica nei pressi di Casa Vallorch, alle ore 16.00 visita ai grandi alberi, con spostamento in auto e breve camminata.

“Il Cansiglio non è in vendita”. Durante la settimana di digiuno, Michele Boato e Toio de Savorgnani saranno presenti in Cansiglio nel piazzale del Rifugio S. Osvaldo, dalle 10.30 alle 16 circa, nelle giornate di domenica 10, martedì 12 e giovedì 14. Chi vuole portare solidarietà sarà il benvenuto (cercare lo striscione esposto Cansiglio non è vendita). Allo steso modo, gli organizzatori invitano a partecipare al digiuno, anche solo per un giorno, comunicando l’adesione e la giornata di digiuno a micheleboato@tin.it oppure a toiodesavorgnani@virgilio.it. In questo modo, si potrà far conoscere di giorno in giorno quanti sostengono l’iniziativa e chi digiunerà durante la settimana (si dovrà specificare nella mail se si potrà divulgare il nome o se si preferisce mantenere l’anonimato, ma entrare nella somma di persone che stanno digiunando).

Fonte: “Il Cansiglio non è in vendita”

Prevenzione e vigilanza contro gli scarichi abusivi nei fiumi, Regione poco reattiva secondo il vice presidente della Commissione Ambiente regionale

“Quest’estate c’è stata una vera e propria strage di pesci da Treviso a Padova per cause spesso ignote. La Regione ha il dovere di proteggere le risorse idriche e l’ittiofauna del Veneto, adottando misure di prevenzione e vigilanza. I troppi episodi accaduti nelle ultime settimane dimostrano invece che non si sta facendo abbastanza”. Ad affermarlo è il consigliere regionale, vice presidente della Commissione Ambiente, Andrea Zanoni che, sulla questione ha presentato un’interrogazione urgente.
I casi nel Trevigiano. Spiega in una nota Zanoni: “A fine luglio c’è stata una morìa di trote in un’azienda ittica di Roverbasso, nel comune di Codognè, in provincia di Treviso, ben sessanta quintali di pesce, con ovvie e pesanti ripercussioni economiche. I vigili del fuoco hanno installato una barriera assorbente all’imbocco del Resteggia, che ‘rifornisce’ l’allevamento, per bloccare l’eventuale fonte di inquinamento. I tecnici dell’Arpav hanno eseguito dei prelievi a campione nelle vasche dell’allevamento e a monte del fiume, mentre i carabinieri hanno avviato un’indagine per accertare eventuali responsabilità. Nella stessa zona, a pochi di chilometri di distanza, si era già verificata una situazione analoga, in un allevamento a Tempio di Ormelle, con 60mila trote, circa 300 quintali, morte”.
I casi in provincia di Padova. “È invece più recente – prosegue Zanoni – quanto accaduto lungo il fiume Tergola, tra le località Codiverno nel comune di Vigonza e la frazione di Reschigliano, a Campodarsego, in provincia di Padova: anche in questo caso, una morìa di pesci con segnalazioni dei residenti ‘allertati’ dagli odori nauseabondi causati dalla decomposizione. L’Enpa ha sollecitato l’intervento di Arpav per scoprire le cause della nuova strage. E un ennesimo episodio è stato rilevato sempre in provincia di Padova, a Solesino, nel canale-scolo Degora Rotella. Questi casi rappresentano solo la punta dell’iceberg, perché troppo spesso non arrivano neanche le segnalazioni alle autorità competenti”.
I “furbetti” dello scarico abusivo. “La Regione – concude il consigliere – ha il dovere di dare risposte ai cittadini e si deve attivare per salvaguardare le risorse idriche e la biodiversità dei corsi d’acqua del territorio. Perciò deve dirci quali accertamenti sono stati effettuati sia da Arpav che dalle Ulss competenti, per individuare le cause e gli eventuali responsabili. Da questo punto di vista, però, la Giunta non brilla per tempismo e sensibilità, visto che il primo giugno scorso ho presentato un’interrogazione sull’inquinamento dei corsi d’acqua di Vedelago, che confluiscono nel Sile, con un’ingente formazione di schiuma e la conseguente morìa di centinaia pesci. Sto ancora aspettando una risposta, anche se l’Arpav mi ha fatto sapere che la causa sarebbe lo scarico abusivo dei reflui provenienti dalla pulizia e lavaggio di griglie per la cottura di carni argentine di una azienda locale”.
Fonte: Consiglio Regionale Veneto