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Ambiente, Regione Veneto approva tre bandi per il miglioramento della qualità ambientale rivolto a comuni e privati. Per quest’ultimi, incentivi per rottamazione veicoli inquinanti.

La Giunta del Veneto ha approvato tre bandi finalizzati alla tutela dell’ambiente, mettendo complessivamente a disposizione 1 milione e 300 mila euro. Si tratta di due iniziative dedicate ai Comuni, con cui si punta al miglioramento della qualità ambientale in tema di rifiuti e una riservata ai privati, finalizzata a contrastare l’inquinamento atmosferico derivante dal traffico dei veicoli.

Le iniziative dedicate ai Comuni. “Con il primo bando – spiega l’assessore all’Ambiente Bottacin – stanziamo 500 mila euro a sostegno di interventi di adeguamento di centri comunali di raccolta e implementazione delle dotazioni strumentali all’ottimale attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani”. Gli interventi dovranno prevedere una spesa minima di 20 mila euro; il contributo regionale sarà nella misura del 50% e non potrà in ogni caso superare l’importo di 80 mila euro per intervento e per struttura richiedente. “Con il secondo bando – continua l’assessore – prevediamo invece l’assegnazione di finanziamenti, per un totale di 300 mila euro, per l’esecuzione di indagini ambientali su siti utilizzati per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani a favore dei Comuni che siano chiamati a verificare la sussistenza di criticità ambientali derivanti dalla gestione delle discariche esistenti sul territorio di competenza o nel caso siano formalmente tenuti a intervenire in via sostitutiva e in danno del soggetto gestore inadempiente di provvedimenti ordinatori eventualmente assunti o qualora tale soggetto non sia più individuabile”.

L’iniziativa rivolta ai privati. Il terzo bando, infine, prevede la concessione di contributi direttamente ai cittadini per la rottamazione di veicoli inquinanti e la loro sostituzione con veicoli a basso impatto ambientale di nuova immatricolazione. In questo caso lo stanziamento è di 500 mila euro e potranno beneficiarne i privati che acquisteranno autoveicoli in linea con gli standard europei: 2.000 euro per autoveicoli bifuel (benzina/GPL o benzina/metano), 3.500 euro per autoveicoli ibridi (benzina/elettrica) e 3.500 euro per autoveicoli elettrici. “Nella predisposizione di quest’ultimo bando – conclude l’assessore – abbiamo voluto inserire anche delle differenziazioni sul reddito familiare, in modo da estendere il più possibile l’opportunità di programmare il cambio dell’auto. Il mio auspicio, peraltro, è che tali somme possano essere ulteriormente rimpinguate con analoghi importi statali, come previsto dall’accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano, che abbiamo firmato alcuni mesi fa con il ministero dell’Ambiente” .

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Inquinamento atmosferico, 11 Paesi UE su 28 superano i massimali, emissioni di origine agricola e del comparto trasporti le principali cause

Gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno fornito le loro situazioni nell’ambito della nuova direttiva sui massimali nazionali in materia di emissione di gas a effetto serra (Direttiva NEC 2016/2284/UE). Si tratta di un aggiornamento fornito dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) sullo stato di avanzamento, Paese per Paese, nella lotta al contenimento delle emissioni sulla base della Direttiva NEC.

Il resoconto dell’Agenzia fornisce anche una valutazione delle emissioni previste per il 2020 e il 2030 in relazione agli impegni di riduzione adottati da ciascuno Stato. In estrema sintesi, risulta che nel 2015 ben 11 Paesi su 28 hanno superato i massimali di inquinamento atmosferico, a causa principalmente delle elevate emissioni di origine agricola e del comparto dei trasporti.

Uccisione orsa KJ2, Cipra Italia chiede maggior serietà e impegno a Provincia di Trento e Ministero dell’Ambiente nella conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali

Nel merito dell’uccisione dell’orsa KJ2, riceviamo e volentieri pubblichiamo da Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, uno scritto di Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness e vicepresidente Cipra Italia, importante rete alpina e significativa presenza nel campo delle organizzazioni di tutela ambientale, . La nota è stata approvata dal direttivo nazionale Cipra.

Luigi Casanova

L’uccisione dell’orsa Kj2 da parte della Provincia Autonoma di Trento è un fatto di inaudita gravità.

Pur non possedendo ancora elementi certi nella valutazione di quanto realmente accaduto nell’aggressione subita dall’escursionista il 24 luglio scorso (sembrerebbe che sia stata l’orsa ad essere stata importunata dall’uomo), con una disarmante e superficiale fretta il presidente della Provincia Autonoma di Trento ha emanato l’ordinanza di eliminazione del selvatico.

Tutto è stato deciso senza nemmeno tentare un approccio di confronto nella gestione dei selvatici con le parti sociali interessate al progetto LIFE URSUS, che ha permesso la reintroduzione degli orsi (il riferimento alle associazioni ambientaliste è diretto), quasi come se l’emotività elettoralistica potesse prendere il sopravvento (il prossimo anno si tiene il rinnovo del Consiglio Provinciale).

Al momento, dalle informazioni in nostro possesso, risulta che ogni singolo caso di aggressione di orsi in Trentino è stato motivato da disturbo diretto, disturbo provocato da esseri umani o da cani, quindi situazioni imputabili solo a comportamenti umani scorretti.

Con i suoi ripetuti comportamenti (vedasi caso Daniza e le recenti decisioni della Commissione dei 12 riguardo la caccia nei parchi e la richiesta di esclusività nelle decisioni della cacciabilità di specie protette), la Provincia di Trento si evidenzia come pessima maestra. Totale risulta essere l’assenza di equilibrio e competenze nella gestione dei vari episodi. Con un simile drastico intervento la Provincia di Trento interpreta in modo riduttivo, esclusivamente antropocentrico, la percezione della conservazione e gestione degli animali selvatici, dei valori della biodiversità.

Siamo in presenza di conseguenze che potrebbero avere ripercussioni anche nella gestione dell’URSUS marsicanus in Appennino. L’intera operazione della reintroduzione dell’orso nelle Alpi esce svilita, priva di credibilità e porterà l’Unione Europea ad esprimere dubbi sempre più motivati sulla capacità degli enti locali nel gestire progetti che hanno rilevanza internazionale ed in questo caso dovevano essere propedeutici alla diffusione della presenza dell’orso su tutto l’arco alpino. E’ con estrema tristezza che CIPRA si trova a dover commentare quanto avvenuto.

Si chiede pertanto maggior serietà e impegno alla provincia di Trento e al Ministero dell’Ambiente affinché ci sia una maggiore attenzione nell’applicazione del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali).

Il valore culturale e la ricchezza che animali come l’orso esprimono, ci riportano al concetto di dignità e rispetto francescano di tutti gli esseri viventi e per questo non meritano facili fucilate, ma scelte gestionali più attente e razionali.

 

Orso abbattuto in Trentino, per evitare soluzioni tragiche, obbligatorio conoscere e rispettare la Natura

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Nella serata del 12 agosto scorso, gli agenti del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento hanno abbattuto l’orsa “KJ2” in attuazione dell’ordinanza emessa dal presidente della Provincia Ugo Rossi per garantire la sicurezza delle persone.

Il presidente ha affermato in una nota che “il documentato indice di pericolosità dell’esemplare, culminato nel ferimento di due persone, ha richiesto l’attuazione dell’ordinanza nel più breve tempo possibile. E che, sempre in funzione della prioritaria sicurezza delle persone continueranno in maniera intensiva tutte le attività condotte per ridurre il rischio di incidenti (informazione, comunicazione, prevenzione, monitoraggio e presenza sul territorio”.

Chi scrive non è in grado di verificare gli elementi che hanno portato l’orsa ad agire attaccando l’uomo e, di conseguenza, alla sua eliminazione. Ma ritiene che, troppo spesso, la visione dell’uomo rispetto al mondo vegetale ed animale pecchi di superiorità e mancanza di rispetto nonché sia piuttosto ondivaga, a seconda delle situazioni (si gioisce per la ricomparsa di animali ritenuti scomparsi, per poi dolersene subito se il loro naturale comportamento ci “danneggia”).

Ciò detto, per chi frequenta i boschi, la provincia di Trento ha più volte pubblicato norme di comportamento da osservare (scaribile qui),  in caso di incontri ravvicinati con gli orsi, ricordando che questi temono gli uomini e tendono a evitarli. Ma che, essendo animali selvatici, possono manifestare comportamenti aggressivi per difendersi, per proteggere la prole o se vengono colti di sorpresa. La prima raccomandazione che si fa è quella di prestare attenzione e di cercare di evitare incontri a distanza ravvicinata. Bisogna poi far sentire la nostra presenza (es. usando la voce o battendo le mani). Seguono nella pubblicazione altri suggerimenti utili, elaborati in raccordo con i maggiori esperti internazionali in materia, e approvati dallo Human-Bear Conflicts Expert Team del Bear Specialist Group dell’IUCN/SSC (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

 

Trentino. Accordo tra pubblico-privato per uno sviluppo del territorio più sostenibile

La Fondazione Edmund Mach (FEM) e la Comunità Rotaliana Königsberg hanno sottoscritto una convenzione quadro di collaborazione per uno sviluppo più sostenibile del territorio della Piana Rotaliana, in Trentino.

Le iniziative. Riguardano la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale, la realizzazione di progetti didattici ed educativi, inclusa la realizzazione di attività a favore del territorio nella filiera agroalimentare, ambientale e forestale. A ciò si aggiungono iniziative congiunte nell’ambito della certificazione Family audit, recentemente ottenuta da FEM a favore dei propri dipendenti, con l’obiettivo di sviluppare una rete territoriale “family friendly” per i cittadini che vivono in Piana Rotaliana.

Un’azione sinergica per lo sviluppo del territorio. “Da questa convenzione con la Comunità Rotaliana-Königsberg nasceranno numerose iniziative legate alle tre anime di FEM, ovvero alla formazione, alla consulenza e alla ricerca. L’accordo con un ente locale che geograficamente è il nostro “vicino di casa” rafforzerà ulteriormente il legame della Fondazione con il territorio che la ospita. Da parte nostra mettiamo a disposizione tutte le nostre conoscenze e competenze negli ambiti dell’agricoltura, dell’alimentazione e dell’ambiente. Credo infatti che proprio partendo dalla sfide che ci toccano più da vicino si possa poi arrivare a proporre delle soluzioni che abbiano anche ricadute globali”, ha detto il presidente FEM, Andrea Segrè.

La Comunità Rotaliana-Königsberg è una comunità di valle della provincia autonoma di Trento. È stata istituita con la legge provinciale n°3 del 16 giugno 2006 e comprende 8 comuni, prima facenti parte del comprensorio Valle dell’Adige.
Il presidente Gianluca Tait spiega: “Siamo convinti che le collaborazioni tra enti, istituzionali e privati, siano strategiche e fondamentali per il nostro territorio. La sottoscrizione dell’accordo con la prestigiosa Fondazione Edmund Mach e la Comunità Rotaliana-Königsberg è un punto di partenza, un’importante occasione per mettere in campo sinergie e iniziative comuni che vedono i nostri enti, seppur con competenze diverse, operare al servizio della nostra gente. Il confronto su tematiche sociali, ambientali, paesaggistiche e scolastiche, nonché legate al delicato tema delle pianificazioni territoriali sarà terreno fertile nel quale far crescere e raccogliere i frutti dell’impegno e dell’intesa raggiunta tra le nostre due realtà”.

Sul fronte della mobilità sostenibile si intende favorire l’utilizzo della bicicletta nella Piana Rotaliana nonchè per gli spostamenti interni alla FEM. In particolare la Comunità Rotaliana-Königsberg, su delega della Provincia Autonoma di Trento, ha installato 8 nuove ciclo stazioni nei territori dei Comuni di Mezzocorona, Mezzolombardo, San Michele all’Adige ed all’interno della Fondazione Mach, collegate al sistema “Bike sharing trentino e.motion”. La Fondazione Mach, da sempre attenta ai temi della sostenibilità ambientale, ha aderito pertanto al Progetto Bik Sharing promosso dalla PAT con una stazione di sgancio collocata all’interno del Campus.

Sul fronte formativo si evidenziano le attività inerenti la sicurezza stradale, in particolare per la guida sicura delle automobili e dei trattori con corsi di formazione che si sono svolti in FEM col coinvolgimento di circa 300 studenti.
La Fondazione Edmund Mach ha ottenuto recentemente il rilascio del certificato base Family Audit, strumento manageriale per l’adozione di politiche di gestione del personale orientato al benessere dei dipendenti e delle loro famiglie. Ebbene, ora si fa un passo in più. Con la comunità di Valle Rotaliana saranno messe a punto azioni ed eventi attente alle esigenze delle famiglie che vivono in Piana Rotaliana.

Fonte: Servizio Stampa FEM

Campagna “Salva il suolo”, petizione on line per una legge europea

Sulla scorta della forte discussione in corso nella Bassa Padovana per le ricadute negative su ambiente, paesaggio e viabilità in seguito alla possibile edificazione di un centro commerciale, che sarebbe il più grande in provincia di Padova, nelle vicinanze del casello A13 di Terme Euganee, in comune di Due Carrare, a poche centinaia di metri dal cinquecentesco Castello del Catajo, Coldiretti Padova informa, nella nota che riceviamo e pubblichiamo, della petizione – anche on line – “Salva il suolo”.

Ettari di terreno persi per sempre. “Negli ultimi cinque anni la provincia di Padova ha perso oltre 160 ettari di terreno agricolo, vale a dire più di 200 campi da calcio di suolo strappato alla campagna. Se si allarga lo sguardo all’ultimo ventennio, il quadro è ancora più desolante, con oltre 5 mila ettari di terreno coltivato perso per sempre, per far posto a strade e quartieri, ma anche a zone artigianali poi dismesse o semi deserte. “Ciononostante si continua a parlare di nuove lottizzazioni, di nuovi grandi centri commerciali, come quello di Due Carrare, di ampliamenti”, afferma il presidente di Coldiretti Padova Federico Miotto.

Oltre al danno ambientale, aumentano i costi a carico della colletività. “Oltre che un danno diretto per l’agricoltura, il consumo del suolo ha delle ripercussioni anche sulle tasche di ciascun cittadino. Un recente studio ha calcolato che in Veneto ogni ettaro di terreno cementificato comporta maggiori costi per la collettività di 6.500 euro, perché un suolo urbanizzato va gestito in termini di deflusso delle acque, di sicurezza idraulica, di manutenzione e altro. Ciò significa che nell’ultimo anno, a Padova la perdita di suolo agricolo è costata qualche decina di milioni di euro. Dobbiamo invertire questa tendenza perché minor suolo agricolo significa meno agricoltura e tipicità locali, ma anche un ambiente più fragile dal punto di vista idrogeologico e una superficie “irrecuperabile” sempre più vasta. Da qui, la nostra adesione alla campagna “Salva il suolo” insieme a molte altre associazioni e organizzazioni che condividono la nostra battaglia per la tutela delle nostre campagne e dell’ambiente”. Nella provincia di Padova la raccolta di firme è già attiva nei mercati di Campagna Amica Padova come negli agriturismi di Terranostra e in occasione delle iniziative di Coldiretti Padova sul territorio. E’ anche possibile firmare on line direttamente sul sito salvailsuolo.it.

“L’invito a firmare vale per tutti, perché quello del consumo indiscriminato delle nostre campagne è un aspetto che ci riguarda da vicino come cittadini – aggiunge Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova. In Europa non esiste ancora una legge europea che difenda il suolo. Eppure tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante, animali. Senza un suolo sano e vivo, che ci protegge dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici, dai veleni nel piatto, non c’è futuro.  Con Coldiretti e Campagna Amica oltre 450 associazioni formano la coalizione “People4Soil” che chiede all’UE norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l’acqua e come l’aria. Fare una nuova legge europea è possibile e il punto di partenza è proprio questa sottoscrizione”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

28 agosto – 8 settembre 2017, piccoli botanici crescono in Saccisica, al via un laboratorio didattico naturalistico per ragazzi organizzato da Wigwam e Università di Padova

Si intitola “Conoscere gli alberi della nostra campagna” il laboratorio didattico naturalistico che l’associazione Wigwam realizzerà dal 28 agosto all’8 settembre 2017 al Wigwam Circolo di Campagna di Arzerello a Piove di Sacco nell’ambito di “Bimbi al Wigwam 2017″, destinato a coinvolgere una sessantina di bambini del GREST della parrocchia e del territorio della Saccisica.

Una scuola di campagna per piccoli botanici. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con TESAF, il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova e con il patrocinio di Veneto Agricoltura, l’Agenzia della Regione Veneto per l’Innovazione nel Settore primario (AVISP), si prefigge di generare nei bambini un micro imprinting ambientalista e di sensibilizzarli verso le risorse rinnovabili come il legno. Oggi, infatti, i giovanissimi considerano gli alberi semplicemente delle “cose” verdi dotate di rami, fatte di legno e foglie e …uguali l’uno all’altro! Il laboratorio, destinato ai bambini di elementari e medie, mira a trasmettere la cultura della biodiversità, quella vista ogni giorno senza rendersene conto, in modo da consapevolizzare del suo valore, da preservare ed usare con criterio. I ragazzi sperimenteranno un’attività di riconoscimento, catalogazione e costruzione di un erbario-atlante degli alberi della campagna padovana, in specie di quelli posti lungo le rive dei fossi, veri scrigni di natura viva. Il programma sarà svolto da Efrem Tassinato, presidente dell’Associazione Wigwam e da Augusto Zanella, professore di Dendrologia (lo studio botanico delle piante legnose) dell’Università di Padova e di Botanica ed Ecologia Generale all’Université de Paris XIII, oltre che col supporto degli animatori del GREST.

Didattica. Dopo una lezione introduttiva sull’aia, ci sarà la raccolta sul campo, quindi la pressatura e la catalogazione delle foglie delle diverse specie per la costruzione del proprio atlante-erbario (ogni bambino avrà a disposizione un album e un piccolo kit per la pressatura delle foglie). Seguirà l’allestimento di un “troso” (sentiero di campagna) botanico alla scoperta delle specie arboree catalogate, la predisposizione ed il collocamento di cartelli coi nomi delle piante sull’itinerario botanico, la redazione di una mappa del percorso ed il saggio finale di riconoscimento sul campo con attestato di partecipazione da parte di Wigwam e Università di Padova.

Modalità di partecipazione. La nuova offerta educativa del GREST di Arzerello non comporterà costi aggiuntivi per le famiglie dei bambini che potranno aderire, semplicemente dichiarandone l’interesse, al momento dell’iscrizione al GREST stesso. Info e iscrizioni: Associazione Si può fare – Dario Bianchi Tel. 327 7787778 (chiamare dopo le ore 19:00).

Fonte: Servizio stampa Circolo di Campagna Wigwam

 

Siccità, Conferenza Stato-Regioni, Veneto: “Adige e Brenta a secco, priorità ad acquedotti e colture, stop allo sfruttamento idroelettrico”

“La gestione dell’acqua deve privilegiare gli usi prioritari, quello potabile e quello irriguo, e non il profitto di società che usano la risorsa idrica per scopi diversi e rispondono unicamente agli interessi dei propri azionisti. Non è più tollerabile che la gestione della risorsa idrica sia lasciata in mano a società che tendono ad ottimizzare i ricavi anziché preoccuparsi del corretto uso di una risorsa limitata, indispensabile per la vita umana e la società civile”. E’ la posizione assunta dalla Regione Veneto nel confronto avvenuto ieri con il Ministro per l’Ambiente Galletti nella Conferenza Stato-Regioni.

Lo stato attuale. La Regione Veneto, rappresentata dall’assessore all’Agricoltura e alle Bonifiche e dall’assessore ai Fondi Comunitari, ha invitato il Ministro a fronteggiare – a breve, media e lunga scadenza – le conseguenze delle scarse precipitazioni dello scorso inverno e primavera e dalle torride temperature di questa estate. “Tra lo scorso ottobre e giugno 2017 le piogge in Veneto sono diminuite del 25% rispetto alla media stagionale, con punte del 33% nel bacino dell’Adige e del Po, e con effetti particolarmente drammatici anche alle foci del Brenta per la risalita del cuneo salino. Nella sezione di Boara, in Polesine, ed esempio, il fiume Adige ha attualmente una portata di 25-30 metri al secondo, contro gli 80 previsti per il corretto di funzionamento della barriera anti-intrusione salina posta in prossimità della foce”, ha detto Pan.

Stato di crisi idrica prolungata sino al 10 agosto. “L’amministrazione regionale ha già predisposto interventi emergenziali per oltre 7 milioni di euro ed è pronta ad emanare la quarta declaratoria di crisi idrica, protraendo così al 10 agosto lo stato emergenziale per limitare i prelievi irrigui del 50 per cento nel bacino dell’Adige e del 20% negli altri bacini, ma la penuria d’acqua è aggravata dal fatto che a primavera i bacini idroelettrici che afferiscono all’asta dell’Adige erano quasi completamente vuoti, perché si è privilegiata la produzione idroelettrica rispetto ad una corretta gestione degli invasi”, ha aggiunto Pan.

80 progetti pronti in attesa di finanziamento. “Appare sempre più urgente varare un piano nazionale di soccorso idrico e realizzare importanti infrastrutture che consentano di diversificare gli approvvigionamenti idropotabili, accumulare l’acqua nei periodi piovosi, in particolare nelle zone montane, e ottimizzarne l’uso nei periodi più secchi. Il Veneto ha pronti nel cassetto 80 progetti finanziabili per avviare cantieri di interventi idraulico e di bonifica. Ma serve un patto di collaborazione tra Regioni, amministrazione statale e Unione europea che privilegi l’uso idropotabile e irriguo della risorsa acqua, investa sulle strategie di contrasto ai cambiamenti climatici in atto e metta un freno alla produzione idroelettrica”, ha concluso Pan.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Lupo, paure infondate, a parlarne ai soci Argav Giancarlo Ferron, guardiacaccia e autore del libro “Lo sguardo del lupo”

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) In uno degli ultimi incontri organizzati da Argav in collaborazione con Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), abbiamo incontrato Giancarlo Ferron che, oltre a fare il guardiacaccia sui colli Berici, nel Vicentino, è uno dei più apprezzati scrittori italiani di montagna. L’ultima sua pubblicazione s’intitola “Lo sguardo del lupo” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine), romanzo che racconta di una montagna abitata dai lupi, di una ragazza e di un uomo che riscoprono assieme la Natura selvaggia.

La Natura ritorna in possesso della montagna. Ferron ha raccontato di salire le Prealpi vicentine ogni giorno, per lavoro e per passione, montagne che sono sempre più abbandonate dall’uomo e che per questo, vengono occupate nuovamente dalla Natura. Negli ambienti montani c’è quindi maggiore presenza di biodiversità, fattore positivo da un lato, e sono ritornati animali come il capriolo, il camoscio e il cervo (mufloni e cinghiali sono stati invece introdotti dall’uomo). Insieme a loro, però, sono arrivati, in modo naturale, i grandi predatori, orsi e lupo. Per quanto riguarda quest’ultimo, Ferron ha ricordato che negli anni ’70 del secolo scorso il lupo, oggi protetto a livello internazionale, era presente nel Centro-Sud Italia in 100/200 esemplari e che da allora, non è in espansione lungo la Penisola, mentre lo è nel versante alpino, perché i lupi non sono stanziali, amano spostarsi.  A confermarlo, l’esempio dell’esemplare maschio che ha percorso 1800 chilometri dalla Slovenia per incontrarsi con una femmina di lupo appenninica in Lessinia, dando origine al branco presente nella montagna veronese.

Lupo, un pericolo per l’uomo? Ferron ha anche riportato alcune cifre: nel periodo 1984-2009, 32 persone sono state uccise da cani domestici, non ha però nessuna notizia di un uomo ferito da un lupo. Anche per quanto riguarda i danni da fauna selvatica (rimborsati agli allevatori al 100 per cento), le cifre parlano chiaro: nel periodo 1999-2002, il 18 per cento di questi sono stati causati dal lupo, il 72 per cento sono stati invece provocati dai cinghiali.

Uso dei prodotti fitosanitari, approvate dalla Regione Veneto le disposizioni per l’accertamento di violazioni al piano nazionale

La giunta regionale ha approvato le disposizioni che definiscono le modalità di accertamento e contestazione delle violazioni del PAN (Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari), sia da parte degli agricoltori, ma anche dei rivenditori. “Viene data così continuità al percorso volto a garantire il processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggior compatibilità e sostenibilità ambientale e sanitaria”, spiega l’assessore regionale all’agricoltura.

L’iter era già iniziato nel luglio del 2012, con l’approvazione di una delibera regionale (n. 1379) che riguardava la prima proposta di Regolamento comunale sull’uso dei prodotti fitosanitari, provvedimento poi aggiornato a inizio agosto 2016, tenendo conto delle precisazioni introdotte nel frattempo dal PAN. Con un ulteriore provvedimento del 28 marzo scorso era stata effettuata la ricognizione delle Strutture regionali competenti per le diverse azioni ed attività previste dal PAN e era stato istituito un gruppo di lavoro interdisciplinare per promuovere, programmare e monitorare, in forma unitaria e coordinata, quanto disciplinato dal documento programmatico nazionale.

La competenza di controllo è affidata al Servizio regionale di vigilanza; alle AULSS competenti per territorio; all’AVEPA nell’esercizio delle proprie funzioni; agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria. Si tratta, al contempo, anche di uno strumento di delega ai comuni, nel cui territorio sono accertate le trasgressioni, per l’applicazione delle sanzioni amministrative già definite dalla legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 in materia di “disciplina e delega delle funzioni inerenti all’applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale”.

Sanzioni. In questo modo sarà possibile sanzionare la mancanza di verifica da parte dei rivenditori del certificato di abilitazione all’acquisto ai soggetti cui vengono venduti i prodotti fitosanitari, nonché l’eventuale mancata informazione da parte dei rivenditori stessi agli acquirenti in merito al corretto uso e smaltimento di prodotti fitosanitari e agli eventuali rischi per la salute umana e l’ambiente. Sul fronte degli utilizzatori professionali, la possibilità di accertamento e sanzione riguarderà, tra l’altro, il corretto impiego dei prodotti fitosanitari come da prescrizioni in etichetta e la presenza di controllo funzionale delle attrezzature dedicate alla distribuzione dei presidi fitosanitari.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto