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Progetto europeo Life WolfAlps, la Regione Veneto vuole uscirne ma…

“Questa mozione è utile a qualcuno per cavalcare lo stato d’animo degli allevatori che in realtà vengono presi in giro proprio da chi dice di volerli difendere e rappresenterà per loro un grave danno, poiché uscendo da WolfAlps si vedranno negare le recinzioni antilupo e i cani pastori”. A dirlo è il consigliere regionale del Veneto Andrea Zanoni, vice presidente della Commissione Ambiente, nel commentare il suo “no” alla mozione presentata dai consiglieri regionali del Veneto Sergio Berlato e Nicola Finco, che hanno chiesto alla Regione di uscire dal progetto europeo, passata alla fine con 26 voti favorevoli, 12 contrari e 5 astensioni.
Migliaia di lupi in Veneto, o una quindicina? “È sconcertante tanta ignoranza: il percorso Life Ue non si può interrompere, pena la restituzione di tutti i fondi già erogati. Inoltre, necessita comunque di misure obbligatorie per ulteriori cinque anni dopo la sua fine prevista per maggio 2018. In aula c’è stata pure la penosa, tentata ritirata di Berlato costretto dalla sua stessa maggioranza a fare retromarcia, cambiando e annacquando la richiesta di recessione al Progetto Life sostituendo “recedere subito” con “recedere non appena possibile”, non è passata perché il regolamento non ha consentito in dichiarazione di voto di modificare la mozione”, afferma il vicepresidente della commissione Ambiente, che contesta anche i dati forniti dai presentatori della mozione. “Gli stessi consulenti della Regione hanno attestato che i lupi in Lessinia non sono migliaia, sono sei, altri quattro o cinque sull’altopiano di Asiago e una coppia sul Grappa e una sul Col Visentin nel Bellunese. In totale quelli accertati con analisi sono 12, al massimo arriviamo a 15. Questo risulta dai monitoraggi “genetici” effettuati dal Corpo forestale.
Pastori abruzzesi e recinzioni in aiuto agli allevatori. Continua Zanoni: “Prima di arrivare agli abbattimenti il Piano nazionale lupo, ancora in fase di approvazione, prevede ben 22 azioni, che riguardano prevenzione, monitoraggio, informazione e studio. E se si arriva all’abbattimento si parla del 5% come soglia massima della popolazione totale, ovvero nel caso del Veneto si potranno abbattere 0.7 lupi, cioè nessun abbattimento”. “Come solito costume – insiste Zanoni – la maggioranza è brava a scaricare su altri le responsabilità, che sono invece in capo alla Giunta. Se si fosse cominciato a fare prevenzione già ad aprile non ci sarebbero state predazioni. Ma siamo in gravissimo ritardo. Grazie ai fondi Life Ue sono stati acquistati tre pastori abruzzesi e consegnati ad altrettanti allevatori della Lessinia, le richieste sono però di almeno altri 20 cani. Nel 2016 sono state fornite delle recinzioni a 12 pastori che sono servite a riparare da eventuali predazioni notturne i capi di bestiame, quest’anno l’acquisto è avvenuto appena una settimana fa e non sono ancora state ancora messe in opera”.
Mozione dalle pretese illegali. “Le colpe sono della Regione, non dell’Europa – afferma Zanoni – i fondi finora sono stati utilizzati per gran parte dal Corpo forestale per attività di monitoraggio, analisi e raccolta campioni. E anche il problema dei risarcimenti è dovuto a lungaggini burocratiche imputabili all’Ufficio Caccia regionale. I ritardi di Palazzo Balbi sono la causa principale del clima in atto, proporre traslocazione e sterilizzazione del lupo come vuole fare adesso, fuori tempo massimo, è un’azione inutile e che trova il netto parere negativo con Ispra. E’ quindi una mozione dalle pretese illegali, che si scontra con i dati scientifici a disposizione e va contro le buone tecniche di gestione della fauna selvatica. Non possiamo votare sotto la spinta dell’emotività, a causa di certi servizi mediatici. Non è così che si difendono gli allevatori, con questa mozione le vere vittime sono proprio loro perché non otterranno più i cani pastori né le recinzioni elettriche mentre i lupi resteranno perché sono specie protette”.
Fonte: Consiglio Regionale del Veneto

Rifiuti speciali, nel 2015 aumentata la produzione, a determinarla il settore costruzione e demolizioni

Rifiuti speciali, aumenta nel 2015 la produzione nazionale (+2,4% rispetto al 2014) e si attesta a poco più di 132,4 milioni di tonnellate. I rifiuti speciali non pericolosi segnano un +2,3% (pari a oltre 2,8 milioni di tonnellate) mentre i rifiuti speciali pericolosi
crescono del 3,4%, pari a 300 mila tonnellate. A incidere maggiormente sull’aumento della produzione, sono i rifiuti speciali non pericolosi del settore delle costruzioni e demolizioni (43,9%) mentre il contributo più significativo alla produzione di rifiuti speciali pericolosi è determinato dal settore manifatturiero (39,2% del totale), corrispondente a quasi 3,6 milioni di tonnellate. Si tratta di dati contenuti nella sedicesima edizione del Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA, pubblicazione che ogni anno fornisce il quadro dettagliato e aggiornato sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali in Italia.
Più rifiuti desti nati al recupero di materia. Dal report emerge che, nel 2015, i rifiuti speciali gestiti in Italia sono stati pari a 136 milioni di tonnellate, di cui 127,7 milioni (93,8%) non pericolosi e i restanti 8,4milioni di tonnellate (6,2%) pericolosi. Rispetto al totale gestito, il recupero di materia,con il 65,1%, è la forma di gestione prevalente (88,6 milioni di tonnellate), seguita da altre operazioni di smaltimento come il trattamento chimico-fisico e biologico, raggruppamento preliminare e  ricondizionamento preliminare (18,6 milioni di tonnellate). Appare significativo il dato relativo al recupero di materia, che rispetto al 2014, fa registrare un aumento di oltre 5 milioni tonnellate.
Si conferisce meno in discarica. Rispetto all’anno precedente, nel 2015 le discariche destinate allo smaltimento dei rifiuti speciali sono diminuite di 28 unità. A livello nazionale, i rifiuti speciali smaltiti in discarica sono 11,2 milioni di tonnellate: 9,9 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi (88,5%) e 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi (11,5%). In generale, una diminuzione del totale smaltito in discarica, a livello nazionale, pari a 200 mila tonnellate (-1,8%). Nel 2015 è in diminuzione del 2,9%, rispetto al 2014, la quantità totale di rifiuti speciali esportata all’estero (in tutto 3,1 milioni di tonnellate, di cui 2,2 milioni di tonnellate sono non pericolosi, 955 mila tonnellate sono pericolosi); in particolare, tali rifiuti , provengono da impianti di trattamento dei rifiuti e sono inviati principalmente in Germania. I rifiuti speciali importati da altri Paesi sono invece diminuiti del 6,6% e provengono soprattutto da Germania e Ungheria.
Dati consultabili su sito web. Da quest’anno i dati sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali, annualmente aggiornati daISPRA, sono consultabili sul sito web del Catasto Rifiuti, all’indirizzo http://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it. La copertura temporale riguarda, attualmente gli anni 2014 e 2015 e la consultazione può essere effettuata a vari livelli di disaggregazione, a partire dalle informazioni su scala nazionale e per macroarea geografica, sino ad arrivare ai dati di dettaglio regionale.
Fonte: Servizio Stampa Ispra

Emergenza siccità, in Italia si perdono 9 litri di pioggia su 10, necessaria una nuova cultura della prevenzione

In Veneto si è già alla terza ordinanza della Regione sullo stato di crisi per siccità. Il provvedimento ha lo scopo di contingentare l’acqua, perché la situazione è d’emergenza, come conferma Coldiretti che ieri, a Roma, ha presentato il “Dossier Siccità”.

2017, tra i più caldi e siccitosi da oltre 200 anni. Secondo i dati raccolti lungo tutta la Penisola, salgono a circa 2 miliardi le perdite provocate alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017 del tutto anomalo che lo classifica tra i primi posti dei più caldi e siccitosi da oltre 200 anni, ma segnato anche da disastrosi incendi e violenti temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo. “E’ necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo all’Assemblea nazionale con un focus dedicato alla eccezionale situazione di crisi idrica del Paese. L’Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%, secondo Coldiretti.

Necessari interventi strutturali. “Non c’è programmazione in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto. Aumento delle temperature estive, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto modificazione della distribuzione delle piogge e aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti dei cambiamenti climatici prevedibili che – insiste Moncalvo – richiedono interventi strutturali”.

Un paesaggio agreste che cambia con il clima. “La stessa richiesta vale anche per il Nordest – spiega Martino Cerantola, presidente regionale presente all’assise romana – il paesaggio veneto si sta lentamente modificando con l’introduzione di colture come il sorgo,  meno esigente rispetto al mais e le semine sempre più cospicue di cereali autunno vernini, che consentono di affrontare meglio le alte temperature. Lo sforzo degli agricoltori nella direzione dell’uso razionale dell’acqua, l’applicazione di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti deve essere riconosciuto da una politica più attenta agli investimenti che potenzino la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Cambiamenti climatici, un concorso creativo, scadenza 20 settembre 2017

L’Associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Europe Dirct Venezia Veneto e VCL Venice ClimateLab, organizza la quinta edizione del concorso internazionale di comunicazione e creatività per opere edite e inedite sul tema dei cambiamenti climatici. L’obiettivo è quello di incentivare un approccio interpretativo e attivo nei confronti di temi ambientali, con richiamo alla Strategia 2020, in particolare il pilastro dell’Europa Sostenibile.

Il concorso. Il target del concorso sono tutti gli autori di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto 15  anni al momento della scadenza della consegna degli elaborati. Tipologia degli elaborati: scrittura, arti rappresentative e figurative mediante l’utilizzo di linguaggi, strumenti e supporti tradizionali, digitali, alternativi e misti. I partecipanti possono partecipare a entrambe le seguenti sezioni e con più opere per ogni sezione: Sezione 1: candidatura di opere inedite da parte di autori individuali o collettivi. Sezione 2: segnalazione di opere edite e/o pubbliche a cura di autori, editori o altri soggetti terzi (individui o enti, collegati o estranei alle suddette opere). Viene suggerito ai partecipanti di documentarsi attraverso un approccio all’ultimo rapporto di sintesi dell’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) che contiene indicazioni sulle politiche di adattamento e mitigazione.

Scadenze per la presentazione delle opere. 20 settembre 2017 – ore 24 per tutti i partecipanti; 20 ottobre 2017 – ore 24 per gli studenti e/o gruppi di lavoro di scuole superiori, università e accademie. Il concorso è patrocinato da: Viccs Venice Centre for Climate Studies – Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, Ministero per l’Ambiente, la tutela del territorio e del mare, Cmcc – Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici, Wwf Italia, Legambiente, Isde italia – medici per l’ambiente. Info complete: www.cut.it

Fonte: Europe Direct Venezia

Le antiche faggete italiane iscritte nella lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco

foto ilrestodelgargano.it

La 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco un insieme di dieci antiche faggete italiane per una superficie di 2127 ettari nel contesto del sito ambientale transazionale delle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.Si tratta di foreste europee sviluppatesi a partire dalla fine dell’era glaciale che si sono adattate a differenti condizioni climatiche, geografiche e fisiche. L’ Italia si aggiunge a questo sito transnazionale che include ben 12 Stati.

Le dieci faggete ricche di piante secolari riconosciute come patrimonio dell’umanità si estendono dalla Toscana alla Calabria. Quasi tutte le faggete italiane fanno parte di parchi naturali, come quelle che si trovano sull’Appennino tosco-romagnolo e che fanno parte della riserva di Sasso Fratino, nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Scendendo nel Lazio, la provincia di Viterbo, che ospita ben due faggete secolari: quella del Monte Cimino, a Soriano del Cimino, e quella del Monte Raschio, nel Parco naturale di Bracciano-Martignano. Tra le altre faggete secolari riconosciute patrimonio dell’umanità ci sono quelle del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e, in Puglia, quelle della Foresta Umbra, con piante alte fino a 50 metri che si trovano nel cuore del Parco nazionale del Gargano. Tra Basilicata e Calabria c’è la Foresta vetusta di faggio di Cozzo Ferriero del Parco nazionale del Pollino, che si estende per circa 70 ettari, con piante di quattro secoli.

Le mura di difesa della Serenissima. Sono state inoltre iscritte le “Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra – Stato di mare occidentale”, un sito seriale transnazionale presentato nel 2016 dall’Italia (capofila) insieme con Croazia e Montenegro all’Unesco a Parigi. Il sito raccoglie un insieme straordinario dei più rappresentativi sistemi difensivi realizzati dalla Repubblica di Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Per decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale, entrano a far parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda per l’Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro. Salgono così a 53 i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Fonte: Ministero dei beni culturali/Unesco

Risorse idriche in Veneto, Anbi chiede 147 milioni di euro di investimenti

foto di repertorio, consorzio bonifica bacchiglione

Può una regione come il Veneto, il cui Pil sta trascinando l’economia italiana grazie soprattutto all’agricoltura, non investire in irrigazione?

Pronti 20 progetti per il risparmio idrico. Per superare i danni dei cambiamenti climatici ed efficientare l’irrigazione veneta, i consorzi di bonifica hanno pronti 20 progetti per un totale di 147 milioni di euro di investimenti. Si tratta di interventi prioritari come l’infrastrutturazione e la modernizzazione delle reti irrigue. Opere in grado di produrre un risparmio idrico che, rispettando l’obiettivo del bando del PSRN (Piano di Sviluppo Rurale Nazionale), va dal 5 al 25%.“Per un’agricoltura efficiente, la disponibilità idrica è il primo fattore di produzione. Riteniamo indispensabile agire in prevenzione anziché intervenire in emergenza. Per farlo serve un piano regionale pluriennale che soddisfi appieno la progettualità esecutiva manifestata dai Consorzi di bonifica, che vada a compensazione degli investimenti all’interno del PSRN”, commenta Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto.

In tema di investimenti però, c’è un paradosso: l’agricoltura veneta traina l’economia italiana ma non si investe sulla rete irrigua, contribuendo a contrastare le frequenti annate siccitose. Stime preliminari sul Pil diffuse dall’Istat, il Nord Est ha il rialzo più alto: +1,2% rispetto alla media nazionale +0,9%; a favorire questo aumento è stata in particolare l’agricoltura con un complessivo +4,5%. Una situazione economica che ci ricorda che il cibo è irriguo e che solo grazie all’irrigazione si sono raggiunti livelli di produzione agricola lorda pari a 5,7 miliardi di euro.

Migliorare l’irrigazione del Veneto permetterebbe, inoltre, di contrastare annate siccitose come quella che stiamo affrontando, dove si è registrato un valore medio di piovosità primaverile tra i 3 più bassi degli ultimi 23 anni (-30%) con forte deficit su tutto il territorio veneto. Infine, si andrebbe a migliorare l’uso della risorsa e a mitigare il depauperamento delle falde. “Gli investimenti irrigui si devono tradurre in una progettualità ben definita e programmata, a partire dal bando del Piano di Sviluppo Rurale nazionale, ai Fondi di Sviluppo e Coesione, ad una pluriennale programmazione regionale”. Tuttavia dei 300 milioni di euro destinati dal PSRN solo 30/40 milioni saranno destinati al Veneto, mentre dei 295 dell’FSC, la cui ripartizione vede il 20% delle risorse indirizzate al centro nord ed il restante al sud, 10/20 milioni circa troveranno la strada del Veneto.

La proposta alla Regione Veneto. “Prevede che agli ipotetici 60 milioni di euro che finiranno in Veneto attraverso i piani nazionali ed europei, si affianchi una programmazione regionale decennale per l’irrigazione da 8 milioni di euro all’anno. Così, con altri 80 milioni di euro, riusciremo a coprire i costi degli interventi da noi considerati prioritari per l’irrigazione, che abbiamo quantificato in 147 milioni di euro”, conclude Romano.

La Regione. A questo proposito, interpellato da Romano, l’assessore all’Agricoltura reginale Giuseppe Pan ha promesso che alla prossima Commissione di bilancio proporrà un piano regionale per l’irrigazione da affiancare ai grandi piani nazionali.

Dal 12 al 16 luglio 2017, si tiene a Padova EcoFuturo, festival delle eco-tecnologie e dell’autocostruzione

Dal 12 al 16 luglio 2017 si terrà a Padova, nel Parco Fenice, la quarta edizione di EcoFuturo, il Festival delle EcoTecnologie e dell’Autocostruzione, organizzato con il patrocinio del comune di Padova da una community aggregatesi intorno all’impegno ecologista di Jacopo Fo, che punta a cambiamenti concreti attraverso innovazione tecnologica, scelte negli stili di vita personali e scelte politiche consapevoli e coerenti, a tutti i livelli. Una visione corroborata da un Comitato Scientifico e da un dialogo in rete che coinvolge tutti i Centri di ricerca italiani e alcuni istituti internazionali.

4 giorni di dibattito sulle ecotecnologie, incontri formativi e laboratori per bambini e famiglie gratuiti. EcoFuturo nasce dalla consapevolezza che in Italia esiste un patrimomio straordinario di idee, esperienze e progettualità che coinvolge l’ecologismo in tutte le sue diverse espressioni. Associazionismo, imprese innovative, amministrazioni virtuose, mondo della ricerca e dell’informazione spesso rappresentano delle vere e proprie eccellenze, a livello europeo e in alcuni casi addirittura mondiale. Eppure, paradossalmente, l’ecologismo nel suo insieme appare piuttosto debole, soprattutto perché ancora estremamente frammentato. EcoFuturo si pone dunque l’obiettivo di costruire ponti, di far incontrare fra loro queste eccellenze, dare loro voce e visibilità attraverso una imponente rete di comunicazione e la possibilità di confrontarsi – in una cornice conviviale, creativa e cooperativa – per fare nascere nuove idee e possibili collaborazioni. A questo link è visibile il programma della manifestazione.

Fonte: Parco Fenice

 

 

Inquinamento dell’aria, a Vicenza si fa “massa critica” per incentivare l’uso della bici a beneficio di ambiente e salute, ed ogni ultimo venerdì del mese si pedala tutti insieme

(di Alessandro Bedin, socio giornalista Argav) Il Corriere del Veneto dello scorso 10 giugno 2017 ha dato notizia – definendolo “un accordo storico” -, dell’alleanza siglata tra regioni “padane” e Ministero dell’Ambiente per interventi mirati, programmati e finanziati per ridurre l’inquinamento dell’aria nella Pianura Padana, una delle zone piiù inquinate del mondo.

Il problema dello smog da PM10 nelle regioni del Nord Italia riguarda 23 milioni di abitanti, ovvero il 40% degli italiani, ed è un problema che comporta costi di vite umane (nel 2000 l’OMS denunciava 3.500 morti all’anno in Italia per l’inquinamento dell’aria mentre, da uno studio del Ministero della Sanità del giugno 2015, cioè 15 anni dopo, tale mortalità è stata stimata in circa 30.000 unità all’anno) e costi sanitari enormi. E’ un problema accentuato da un fenomeno meteorologico denominato “inversione termica”, che d’inverno fa stazionare l’aria, con relativi inquinanti, in una fascia di 70-100 metri da terra.

Un finanziamento sostanzioso. Ci sono arrivate anche le Regioni, finalmente, e ora speriamo che ci arrivino anche i Comuni, visto che il piano finanziato è di 2 milioni di euro da parte di ogni regione coinvolta e di 16 milioni di euro da parte del Ministero. Un finanziamento che andrà a coprire interventi strutturali, come la realizzazione di piste ciclabili, e incentivi per il cambio di auto oramai obsolete.

mobilità dolce per trasportare la posta (foto Alessandro Bedin)

Basterebbe un’App. Sarebbe auspicabile, però, che una parte delle somme messe a disposizione fossero impiegate anche per incentivare i percorsi casa-lavoro (bike to work), come già attuato in Europa (Francia, Belgio…), ma anche come già stanno facendo alcuni comuni italiani, ad esempio Massarosa (LU) e Conegliano Veneto (TV). E’ meno complicato di quanto potrebbe sembrare: con una semplice App il cittadino può documentare all’amministrazione comunale i chilometri percorsi e il tragitto casa-lavoro effettuato in bicicletta, ricevendone un benefit economico. Con tale leva, potremmo vedere da un giorno all’altro le nostre strade trasformarsi in strutture viarie affollate di biciclette e cargo bike, come già succede nel resto d’Europa.

per le strade di Copenhagen, in Danimarca (foto Alessandro Bedin)

Ogni fine mese, a Vicenza si pedala tutti insieme. In attesa di una evoluzione civile ed intelligente, a Vicenza, un gruppo di convinti assertori della bicicletta ha lanciato l’invito a tutti i cittadini vicentini che hanno a cuore la loro salute e quella dei loro cari a fare massa critica con una pedalata ogni ultimo venerdì del mese con ritrovo alle 19,00 nel piazzale della stazione di Vicenza. Perché, ricordiamolo, ogni bicicletta in più sulla strada è un’auto in meno, ovvero meno inquinamento, meno pericolo per gli altri ciclisti, meno spese sanitarie, meno spese di carburante, meno spazio occupato nei parcheggi, ecc.

 

 

Tambre (BL), oggi al Museo Regionale dell’Uomo in Cansiglio si inaugura la sala paleobotanica con l’esposizione di tronchi preistorici

Oggi, venerdì 23 giugno 2017, a Tambre (BL), nel Museo dell’Uomo in Cansiglio “A. Vieceli”, viene inaugurata la sala dedicata alla paleobotanica con l’esposizione di tronchi preistorici (datati circa 12.000 anni fa) trovati nella torbiera di Palughetto nella Foresta del Cansiglio. Nell’occasione, sono stati presentati i risultati del progetto “Un archivio paleo ambientale e archeologico: la torbiera di Palughetto“.

Indagare il clima del passato, per capire quello del futuro. Sempre più attuali, infatti, sono gli studi sulle variazioni climatiche e sugli impatti che queste provocano sull’ambiente naturale e sulle attività umane; importanti e continue sono le ricerche sul clima del passato, soprattutto in ambienti estremi, inalterati e isolati come i rilievi alpini, i ghiacciai, poiché conservano le informazioni su quanto è accaduto in epoche remote nell’atmosfera, nei mari, sulle terre emerse e nel mondo animale e vegetale, diventando così archivi naturali. Veri e propri serbatoi naturali di dati sono i depositi lacustri, le torbiere e i tronchi d’albero, per la loro capacità di registrare i mutamenti climatici secondo un ordine cronologico ben definito. La torbiera di Palughetto, in Pian Cansiglio, già nota per le interessanti ricerche archeologiche, ha conservato nei millenni i resti delle antiche foreste che si sono espanse in occasione dello scioglimento dei ghiacci, confermando l’importanza che il Cansiglio e le sue foreste hanno avuto nella ricolonizzazione forestale delle Alpi.

Programma. 9.30 – 10.00 Registrazione partecipanti 10.00 – 10.20 Apertura dei lavori, Alberto Negro, direttore dell’Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario. 10.20 – 10.30 Intervento della Amministrazione Provinciale di Belluno Settore Sviluppo Economico, Sociale e Culturale. 10.30 – 10.50 Il sistema-cultura in Cansiglio per la valorizzazione del territorio, Paola Berto, dirigente Settore Attività Forestali – Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario. 10.50 – 11.30 Archeologia e ambiente in Cansiglio: la torbiera di Palughetto, Marco Peresani, dipartimento di Studi Umanistici Sezione di Scienze Preistoriche e Antropologiche – Università di Ferrara. 11.30 – 11.50 Le ricerche archeologiche in Cansiglio, Davide Visentin, Dipartimento di Studi Umanistici Sezione di Scienze Preistoriche e Antropologiche – Università di Ferrara. 11.50 – 12.10 Il restauro conservativo del legno bagnato, Angela Allini, Opus Restauri di Parma. 12.10 – 12.30 Discussione e conclusione dei lavori. A questo link è possibile scaricare l’opuscolo del Museo Regionale dell’Uomo in Cansiglio che sarà consegnato ai partecipanti dell’evento.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Museo dell’Uomo in Cansiglio

Salvaguardia delle barene, giovedì 22 giugno 2017 a Venezia la conferenza finale del progetto europeo Life Vimine

© Concorso fotografico “Le stagioni della Laguna – paesaggio, flora e fauna” – 2007

Giovedì 22 giugno 2017, all‘Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (Palazzo Cavalli Franchetti, campo Santo Stefano 2847) a Venezia, saranno presentati i risultati del progetto europeo LIFE VIMINE, che si propone di definire ed applicare un nuovo tipo di approccio integrato alla gestione del territorio, basato sulla protezione dall’erosione delle barene e paludi più interne della Laguna di Venezia. Questi habitat unici, appartenenti alla rete ecologica Natura 2000 a protezione della biodiversità in Europa, rischiano di scomparire a causa di processi naturali e, principalmente, impatti umani di varia natura.

I cardini dell’approccio integrato sono: ingegneria naturalistica a basso impatto ambientale-paesaggistico per la prevenzione dell’erosione delle barene; monitoraggio e manutenzione ordinari e continuativi del territorio lagunare; partecipazione attiva di comunità locali (ad es. pescatori) e portatori d’interesse; valutazione dei benefici socio-economici della conservazione delle barene.

Programma. Al mattino saranno illustrati e discussi i risultati del progetto, mentre la sessione pomeridiana dal titolo “Dove va la gestione della laguna: un approccio più integrato è possibile?” verterà sulle idee e direzioni per una gestione futura della laguna. Il progetto è coordinato dal gruppo LASA dell’Università di Padova e vede, fra i partner, anche il comune di Venezia, il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche (ex MAV) e il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. La partecipazione al convegno è gratuita ma, considerato il numero limitato di posti, è richiesta la prenotazione al seguente link

Fonte: Comune di Venezia, Direzione Sviluppo del Territorio e Città Sostenibile, Settore Tutela e Benessere Ambientale