• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

5 maggio 2017, convegno “navigante” a carattere ambientale nella laguna di Venezia

La cura dei luoghi come volano di rigenerazione ambientale e antropologica: questo il filo conduttore del convegno “navigante” nella laguna di Venezia proposto venerdì 5 maggio 2017, da Wigwam Local Community Città di Venezia con imbarco sulla motonave Osvaldo alle ore 9:30 dall’Isola del Tronchetto e alle ore 10:00 dalle Zattere, approdo Actv. L’escursione-conferenza si concluderà con ritorno ai luoghi di partenza tra le ore 16:00 e le 16:30.

Il programma della giornata. “Per rigenerare Venezia – cura e conservazione della laguna, opportunità di rigenerazione ambientale e antropologica”, il titolo per esteso dell’incontro, suddiviso in due parti dal pranzo servito a bordo. Questi gli interventi previsti: Renzo Scarpa e Ottavio Serena, consiglieri comunali di Venezia, che parleranno de “La salvaguardia nella discussione istituzionale” e “Obiettivi e azioni – Osservazioni al Piano morfologico e riapertura dei varchi dei ponti translagunari”, Stefano Boato, docente di Urbanistica e Pianificazione Ambientale IUAV, che parlerà de “Il ripristino della circolazione delle acque nella laguna periferica”, Giovanni Cecconi, coordinatore del Wigwam Laboratorio Venezia per la resilienza in laguna, il cui intervento sarà “Proposta di rimozione e riuso dei materiali di dragaggio”, Andrea Garzon di Crea Modellazione Idraulica, che parlerà dello “Studio degli effetti della riapertura dei varchi del ponte translagunare”. In contemporanea si svolgerà “Exploring Lagoon Infrastructures”, a cui parteciperanno gli ingegneri dei trasporti dell’Università dell’Ulster.

Il convegno sarà moderato da Efrem Tassinato, giornalista Argav, presidente del Circuito Wigwam e responsabile della Segreteria nazionale Unaga (Unione nazionale dei Giornalisti di Agricoltura, Alimentazione, Ambiente e Sviluppo Sostenibile), gruppo di specializzazione della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana). Il pranzo a bordo sarà preparato dallo chef Garofalo dell’Istituto Professionale Alberghiero Barbarigo di Venezia con accoglienza e assistenza da parte degli allievi della prof.ssa Pinella Furno. Quota di partecipazione a copertura delle spese vive: euro 15 per i soci Wigwam, euro 25 per i non soci, da versare al momento dell’imbarco. Prenotazione obbligatoria, accettazione fino ad esaurimento posti disponibili (tel. 335 1379177 ceccogio@gmail.com, Giovanni Cecconi).

Fonte: Servizio Comunicazione Wigwam

Inquinamento. Le regioni della Pianura Padana unite in un progetto europeo per il miglioramento della qualità dell’aria

Nei giorni scorsi la giunta regionale ha approvato il progetto PREPAIR (Po Regions Engaged to Policies of Air), con cui il Veneto parteciperà a una proposta progettuale integrata con altre regioni nell’ambito del bando del Programma europeo per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE 2014-2020).

Il progetto propone l’integrazione, il miglioramento e l’ulteriore sviluppo a livello di Bacino Padano delle azioni di miglioramento della qualità dell’aria in essere, con azioni mirate in un contesto generale di nuove strategie in materia ambientale e climatica attraverso la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ai medesimi. “Si tratta di una proposta con cui puntiamo a creare un coordinamento permanente tra le Regioni del Bacino Padano – spiega in una nota l’assessore regionale all’Ambiente Bottacin – per realizzare azioni di risanamento della qualità dell’aria in modo integrato ed armonizzato sull’intero territorio del Bacino”. Il progetto PREPAIR si configura come progetto finalizzato all’applicazione su larga scala, anche transnazionale, di piani di risanamento ambientale. In tale contesto, la Regione del Veneto mira anche a raccogliere informazioni sulla qualità dell’aria sempre più dettagliate e precise, tali da consentire di adottare efficaci strategie di mitigazione delle emissioni inquinanti, nonché di individuare le situazioni di maggior rischio per indirizzare le politiche di sviluppo territoriale in modo sostenibile, rispetto alla protezione della salute umana e degli ecosistemi.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

I privati non puliscono i fossi, nel Padovano interviene il Consorzio di bonifica per la messa in sicurezza idraulica del territorio

Sistemare la fossatura privata per migliorare la sicurezza idraulica del territorio. Ad aprile 2017 il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha dato il via alla realizzazione dei lavori di manutenzione della maglia idraulica in sede privata nel Comune di Saonara, in provincia di Padova.

Interventi anche in altri 14 comuni. Si tratta di un intervento del valore di 75 mila euro finanziato dalla Regione Veneto e dal Comune che, tuttavia, rientra in un progetto più ampio. Saonara, infatti, fa da apri pista per altri quattordici Comuni risultati vincitori del bando regionale per la realizzazione di interventi manutentori di carattere straordinario sulla maglia idraulica territoriale. Un progetto dal valore complessivo di quasi 1 milione e mezzo di euro, in cui il Consorzio di bonifica Bacchiglione è il soggetto esecutore. Oltre a Saonara, gli interventi sulla maglia idraulica territoriale verranno realizzati nei comuni di Vigonovo, Montegrotto Terme, Fossò, Piove di Sacco, Campolongo Maggiore, Polverara, Ponte San Nicolò, Noventa Padovana, Sant’Angelo di Piove, Saccolongo, Legnaro, Maserà di Padova, Casalserugo e Brugine.

La criticità evidenziata nel Piano delle Acque del Comune di Saonara è dovuta all’inefficienza dei fossi privati tra via Sabbioncello e il canale consortile Cornio di Celeseo e all’assenza di buoni collegamenti idraulici. I lavori riguarderanno dunque la sistemazione di quattro fossature, che attraversano via Sabbioncello per congiungersi allo scolo consortile Cornio. Un intervento riguardante oltre 110 ettari di territorio, quasi 2 km di scoli e oltre 40 privati intestatari delle aree soggette ai lavori. “È a causa dell’inefficienza degli scoli privati che via Sabbioncello quando piove si allaga creando disagi e danni per tutti – spiega Paolo Ferraresso, presidente del Consorzio di bonifica Bacchiglione –. A Saonara come negli altri paesi, gli interventi finanziati dalla Regione e dai Comuni e realizzati dal Consorzio hanno infatti una rilevanza pubblica determinante ai fini della sicurezza idraulica“.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio di bonifica Bacchiglione

 

Piste ciclabili in Veneto, percorsi eseguiti e quelli in corso d’opera

Zaia inaugura il percorso Portegrandi-Caposile

E’ stato inaugurato nei giorni scorsi un percorso di 5,5 chilometri di pista ciclabile che collega Portegrandi a Caposile, nel veneziano, aprendo così la via al raggiungimento di Jesolo e del litorale. “Questo non è un intervento a spot, perché si inserisce in una strategia complessiva che stiamo portando avanti con la Treviso-Ostiglia, la Green Way per tutto il Veneto, e il Progetto ‘Vento’ con il quale, con Lombardia e Piemonte e l’ok del Governo, realizzeremo 690 chilometri di piste ciclopedonali lungo il corso del Po, dalla sorgente alla foce, con 150 chilometri solo in territorio veneto”, ha detto il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Ostiglia-Treviso. Zaia ha ricordato come l’investimento sia stato cospicuo: 850 mila euro complessivi, dei quali 710 mila della Regione e 140 mila della Città Metropolitana di Venezia. E’ stato dato anche il via al cantiere del collegamento della Ostiglia-Treviso con la città di Treviso, che completa l’interconnessione con la Greenway GiraSile e con i percorsi dei litorali di Jesolo, Cavallino-Treporti, Lido di Venezia, Pellestrina, Chioggia per arrivare – con i percorsi già esistenti – fino al Delta del Po e collegarsi ad Ostiglia tramite i sentieri arginali sia sulla Destra Po (Emilia Romagna) che nella Sinistra Po (Veneto).“40 chilometri sono già fruibili e i 5,5 di oggi sono perfettamente integrati in questa grande strategia complessiva”, ha concluso Zaia.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Cinghiali, Regione Veneto approva il piano triennale di controllo, si potrà cacciare anche nelle aree protette

La Regione Veneto estende le attività di controllo e contenimento faunistico del cinghiale in maniera coordinata su tutto il territorio regionale: la Giunta regionale, su prposta dell’assessore all’Agricoltura e caccia, ha infatti approvato  il Piano triennale di controllo del cinghiale (Sus scrofa) valido per l’intero territorio regionale.

Si potrà cacciare anche nelle aree protette. A causa dell’alta prolificità, mobilità e adattabilità, nonché di deprecabili interventi di immissione abusiva, i cinghiali hanno rapidamente colonizzato ampie aree del territorio regionale, provocando ingenti danni alle attività agricole, rischi per la circolazione stradale ma anche danni, spesso irreversibili, in alcuni ambiti ed habitat naturalistici particolarmente delicati del Veneto. Benché piani di controllo della specie a carattere locale siano attivi da anni in qualche realtà provinciale e nel Parco dei Colli Euganei –  ricorda l’Assessore –  le difficoltà legate alla riforma delle Province e la necessità di un approccio coordinato e complessivo, come richiesto da ISPRA, la struttura tecnica nazionale di riferimento, suggeriscono di adottare un piano di gestione e controllo a valenza regionale. La Giunta veneta ha quindi predisposto un piano complessivo, articolato per il triennio 2017-19, applicabile anche nel territorio di parchi e aree protette. Il piano reginale semplifica i rapporti con ISPRA (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), al fine di evitare la dispersione degli interventi e la conseguente polverizzazione procedurale per arrivare all’approvazione dei singoli piani provinciali.

Il piano approvato è immediatamente applicabile in tutto il territorio regionale, in tutte le situazioni in cui il cinghiale costituisce un problema, in primis proprio per gli habitat di insediamento. Le Province e la Città metropolitana di Venezia, attraverso i rispettivi corpi di polizia provinciale ittico-venatoria, nonché attraverso i soggetti formati, abilitati e autorizzati dalle stesse amministrazioni, provvedono ad attuare gli interventi previsti.Tra questi, oltre alle attività di prevenzione e di ocntrollo, è prevista anche la cattura e il successivo abbattimento diretto, da realizzarsi secondo le modalità indicate dallo strumento pianificatorio (che consente modalità individuali e collettive e regolamenta l’uso di armi, dalle frecce ai proiettili). I risultati del piano saranno valutati a cadenza annuale da Regione e ISPRA, al fine di massimizzare l’efficacia dell’attività di controllo nel rispetto di norme e procedure rigorose e puntuali.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

17 maggio 2017, Argav in collaborazione con Anbi organizza a Cittadella (PD) il seminario di formazione per giornalisti su consumo del suolo e gestione risorsa idrica

Mercoledì 17 maggio 2017, nella sede del Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta (riva IV Novembre, 15) a Cittadella (PD) si terrà dalle 9 alle 16 il seminario “Consumo del suolo e gestione della risorsa idrica“, approvato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto e organizzato da Argav in collaborazione con Anbi. Il corso, riservato ai giornalisti, è già presente in piattaforma Sigef (6 crediti).

Gli argomenti trattati Nel corso dell’incontro si parlerà del ruolo dei Consorzi di bonifica nella pianificazione del territorio, della legge sul consumo del suolo, di irrigazione, ambiente ed energia pulita e della gestione consortile della risorsa idrica. Con un trasferimento in pullman, è prevista anche la visita guidata della centrale idroelettrica di San Lazzaro a Bassano del Grappa (VI) e successiva visita guidata all’area forestale di infiltrazione a Carmignano di Brenta (PD). Relatori saranno: Andrea Crestani (direttore Anbi), Giuseppe Cappocchin, Umberto Niceforo (direttore Consorzio di bonica Pedemontano Brenta), Fabrizio Stelluto (presidente Argav), Giuseppe Romano (presidente Anbi).

Cave, Regione Veneto presenta il piano, Bottacin: “Massima tutela dell’ambiente”

Cave Salzano

L’assessore regionale alla Difesa del Suolo e all’Ambiente Gianpaolo Bottacin ha presentato martedì 4 aprile scorso  in Seconda Commissione consiliare il piano cave.

I principi cardine. “Dopo l’impugnazione da parte del governo nazionale del nostro articolo di legge regionale approvato in dicembre – ha sottolineato l’assessore -, abbiamo presentato il nuovo piano cave che ne riprende peraltro la filosofia e i cui principi cardine sono il divieto di aprire nuove cave e un massimo 9.5 milioni di metri cubi di ampliamenti nei prossimi dieci anni”. “Ma non solo: tutti gli ampliamenti – ha precisato Bottacin – dovranno passare tramite la Commissione VIA e le autorizzazioni sugli ampliamenti saranno date dalle Province e non più dalla Regione”.
Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Siccità: dichiarato lo stato di crisi in Veneto

Nonostante le precipitazioni dei giorni scorsi, persiste una grave carenza di disponibilità idrica in Veneto. A causa delle anomale condizioni meteoriche, con un’ordinanza del presidente della Regione, è stato perciò dichiarato lo stato di crisi idrica su tutto il territorio regionale fino al 15 maggio prossimo, con riserva di modifica dei contenuti in relazione all’andamento meteorologico.

Cosa prevede. Viene anzitutto stabilito che non potranno essere superati determinati valori delle portate derivate o subderivate dal fiume Adige, nel cui bacino si registra la situazione più critica. In particolare, per quanto riguarda il Consorzio di bonifica Veronese, il valore è di 28 metri cubi/secondo complessivi, con una riduzione per singola derivazione di almeno il 40% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione; per il Consorzio di 2° grado L.E.B. il valore da non superare è di mc/s 14 complessivi. L’ordinanza stabilisce inoltre che le utenze irrigue, non ricomprese nei precedenti consorzi di bonifica, dovranno ridurre del 50%, rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, il prelievo di portate derivate o subderivate dal fiume Adige mentre, per quanto riguarda il bacino del fiume Piave, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, come previsto nel caso di eventi di lieve siccità.

Per consentire l’accumulo della risorsa, il gestore degli invasi idroelettrici di Santa Croce, Mis e Pieve di Cadore, per l’intero periodo di attuazione delle misure, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica. Nell’alveo del fiume Piave deve comunque essere garantita una portata di minimo deflusso vitale, a valle della traversa di Nervesa della Battaglia, di almeno 7 metri cubi al secondo. Per gli altri bacini idrografici, escluso il bacino del fiume Po, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20%, rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, con riferimento non alle singole derivazioni, bensì alla portata complessiva, derivata dal medesimo sistema irriguo. Indicazioni sono contenute nell’ordinanza anche per i soggetti gestori di manufatti con capacità di regolazione e invaso, tra cui il gestore dell’invaso idroelettrico del Corlo che, per l’intero periodo di attuazione delle misure, dovranno provvedere a regolare il relativo sistema, in modo tale che sia garantito il mantenimento della portata di minimo deflusso vitale nel fiume Brenta dopo la confluenza con il torrente Cismon e a valle delle prese irrigue del Consorzio di bonifica Brenta.

Confronto con Trento e Bolzano. Considerata l’eccezionale siccità nel bacino dell’Adige, il Veneto ha avviato anche un confronto con le Province Autonome di Trento e di Bolzano, finalizzato a definire un protocollo di gestione delle risorse idriche del fiume, allo scopo di preservare e tutelare, secondo principi di salute pubblica, il prioritario attingimento idropotabile sull’asta terminale.

Fonte: Asterisconet.it

22 aprile, Giornata Mondiale della Terra: appello al presidente della Commissione Europea Juncker: “Ogni giorno in Europa degradati 500 ettari di terra fertile, serve una direttiva per proteggere il suolo!”

Oggi è la Giornata Mondiale della Terra, e Coldiretti Padova partecipa attivamente alla task force per la campagna “Salva il suolo“. “Vogliamo essere in prima linea per promuovere una concreta inversione di rotta sul consumo del suolo. Siamo noi responsabili dell’ambiente che lasceremo ai nostri figli e non possiamo voltarci dall’altra parte. L’agricoltura poi ha pagato anche nel nostro territorio un prezzo altissimo al cosiddetto sviluppo“, afferma Federico Miotto, presidente dell’associazione di categoria padovana.

L’appello, rivolto a Claude Juncker e inviato in questa occasione, fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unite ‘fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030’ ed è rivolto alla Commissione Europea affinché faccia la sua parte, con la consapevolezza che le politiche europee hanno un’impronta molto profonda sui suoli e i territori del resto del mondo. A lanciarlo sono i promotori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “People4Soil”, a nome delle 500 organizzazioni che hanno aderito al network europeo. Al presidente della CE si chiede di fermare il consumo di suolo sviluppando un quadro legislativo vincolante per gli Stati Membri, che riconosca al suolo lo status di “bene comune” proprio come l’aria e l’acqua.

La superficie agricola europea, pari a 170 milioni di ettari, benché ragguardevole, non è in grado di rifornire il mercato europeo delle materie prime, che dipende in larga misura dalle importazioni. Se abbiamo un così forte bisogno di terre coltivate, la priorità dovrebbe essere proprio quella di proteggere il nostro suolo! E invece ogni giorno vengono urbanizzati o degradati 500 ettari di suolo europeo, e in molti casi il degrado corrisponde a una perdita definitiva della risorsa, ad esempio in seguito a urbanizzazioni. “Il suolo è la risorsa naturale più preziosa e scarsa in Europa, ma non la proteggiamo! Negli ultimi 50 anni, in Europa la superficie coperta di cemento e asfalto è raddoppiata, arrivando a 20 milioni di ettari: due volte la superficie agricola italiana. Senza contare tutte le altre minacce a carico dei suoli: 3 milioni di siti contaminati, 10 milioni di ettari gravemente danneggiati dall’erosione e 14 milioni a rischio desertificazione sono alcune cifre di danni già registrati. Se vogliamo che la comunità internazionale arresti il degrado di suolo, dobbiamo iniziare dalla nostra casa comune: è urgente una direttiva europea per la tutela  dei suoli!”

In Italia la task force formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food e WWF punta il dito anche sulla grave empasse del progetto di legge nazionale contro il consumo di suolo, da tre anni rimpallato dalle commissioni delle due Camere e, da 11 mesi, impantanato al Senato: “L’Italia per una volta poteva essere capofila europea, come primo Paese a darsi regole per il contenimento del consumo di suolo, ed invece quel provvedimento, che pareva sospinto da consenso unanime, sembra essersi infilato in un tunnel di cui ancora non si vede la fine”.

Una politica attiva a difesa del suolo è anche una politica di sicurezza e sviluppo economico: suoli sani e ricchi di sostanza organica consentono produzioni agricole di maggior qualità e più resistenti ai rischi climatici; allo stesso tempo fermare la cementificazione di suoli agricoli è l’unico modo per concentrare gli investimenti edilizi nei luoghi che hanno davvero bisogno di rigenerazione: le città. Si tratta di una politica di sviluppo di lungo termine, che salvaguarda le risorse e il patrimonio europeo, ma è anche il caposaldo delle strategie di mitigazione e adattamento climatico.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

Consumo del suolo, in tre anni persi 1.400 ettari di terreno in Veneto, Padova e Treviso in testa

“La terra è un bene sociale e come tale deve essere considerata, non solo dal lato produttivo, dunque, anche in qualità di risorsa comune”. Ha esordito così il direttore di Coldiretti Veneto Pietro Piccioni al convegno di Realtà Veneta organizzato nei giorni scorsi a Vigonza in provincia di Padova dal titolo “Consumo del suolo tra il dire e il fare”, che metteva l’accento sul nuovo progetto di legge che il Consiglio regionale dovrà discutere in aula.

Veneto ai primi posti per sottrazione di superficie coltivata. Dopo l’intervento di presentazione del testo licenziato dalla II Commissione consiliare da parte del presidente nonché consigliere regionale Francesco Calzava, coadiuvato nell’esposizione  dall’architetto Vincenzo Fabris, Piccioni pur riconoscendo il coraggio dell’amministrazione regionale nel voler metter ordine ad una situazione che pone il Veneto ai primi posti per sottrazione di superficie coltivata a favore di un’urbanizzazione sfrenata e di opere infrastrutturali non sempre completate, ha precisato che nelle osservazioni già consegnate agli uffici si sottolinea come ancora ci sia molta strada da fare per azzerare il problema. “Nonostante un approccio maturo alla questione che mette in evidenza gli errori del passato e un orientamento al saldo zero, tanto sforzo – ha detto – non ci dà ancora la tranquillità che le modifiche proposte da Coldiretti siano state tutte accolte. Coldiretti lamenta un articolato a maglie larghe a cui i Sindaci – sul palco rappresentati dalla presidente dell’Anci Maria Rosa Pavanello – possono ricorrere con deroghe e permessi. “Non possiamo tirarci indietro difronte all’avvio dei lavori già in corso in molti comuni – ha replicato la Pavanello – sarebbe da primi cittadini irresponsabili”.

Burocrazia, società multietnica. Il coordinatore del tavolo “Urban Meta”, l’architetto Giuseppe Capocchin, ha ricordato il grande impegno di confronto con tutte le forze sociali, ambientali ed economiche che hanno prodotto un lavoro armonioso a dispetto degli interessi di ognuno. “Tanto equilibrio – ha commentato l’architetto – è stato in qualche caso stravolto dai vari passaggi previsti dalle procedure burocratiche”. Di cambio di prospettiva ha parlato Bruno Barel dell’omonimo Studio legale e docente di diritto internazionale, il quale ha sottolineato un’inversione di rotta da parte degli addetti ai lavori, interessati più alla bellezza, alla salvaguardia ambientale e al recupero di spazi vuoti da riutilizzare oltre a quelli dismessi da rigenerare. “In base alla proiezione demografica – ha chiesto ai relatori – quale indirizzo dare al Veneto per il futuro urbanizzato? Ragionamento, il suo,  legato all’invecchiamento della popolazione e ad una società multietnica”.

Costi occulti della cementificazione. Il senatore Mario Dalla Tor, membro della commissione agricoltura, nell’illustrare l’iter del provvedimento nazionale che potrebbe prevedere una moratoria (blocco delle edificazioni per un lungo periodo) a cui la legislazione regionale dovrà adeguarsi ha elencato i “costi occulti” della cementificazione di oltre 27 milioni di euro all’anno a Venezia, e a Treviso addirittura 52 milioni. È la stima che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)- ha spiegato –  ha pubblicato nel nuovo Rapporto dove si calcolano le conseguenze del cemento sul territorio italiano dal 2012 al 2015: in tre anni sono stati consumati 1.400 ettari di terreno in Veneto, dove il suolo impermeabilizzato è cresciuto dello 0,6% (la media italiana è +0,7%). Tra le province più interessate dal fenomeno Padova e Treviso. Da non sottovalutare – ha concluso – l’avanzamento del bosco, particolarmente significativo nelle zone di montagna a causa  dell’abbandono delle campagne. Non sono mancate le punzecchiature del giornalista moderatore Renzo Mazzaro che, citando l’esperienza di Agrivillage e Veneto City, ha chiamato in causa varie volte la politica veneta.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova