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Taglio alle emissioni di CO2, le buone intenzioni di Cina, Stati Uniti e Ue in vista della Conferenza mondiale sul clima

gas serraLa Cina, maggior inquinatore mondiale per emissioni di CO2, ha presentato alle Nazioni Unite le sue intenzioni nella lotta ai cambiamenti climatici. In pratica, entro il 2030 il Dragone promette di ridurre le emissioni di carbonio di una percentuale compresa tra il 60% e il 65% rispetto ai livelli del 2005 (del 45% entro il 2020). Si ricorda che la Cina si colloca oggi al primo posto, assieme agli Stati Uniti, nella poco invidiabile classifica di Paesi inquinatori con il 24% delle emissioni globali (l’UE arriva al 9%).

I propositi di Stati Uniti e Ue. L’annuncio rappresenta senz’altro una bella notizia alla vigilia della Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, in programma a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre prossimo, in vista della quale gli Stati Uniti hanno annunciato una riduzione delle emissione di CO2 tra il 26% e il 28% entro il 2025, rispetto ai livelli del 2005. L’offerta dell’UE è per una riduzione delle emissioni di almeno il 40% entro il 2030 rispetto al 1990.

Aria più pulita con la nuova direttiva UE. Intanto, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) del Consiglio dell’UE ha confermato l’accordo con l’Europarlamento su una nuova direttiva volta a limitare le emissioni di alcuni inquinanti degli impianti di combustione media (tra 1 e 50 MW). Queste nuove regole sono parte del pacchetto legislativo “Aria pulita” che mira a migliorare la qualità dell’aria nell’UE. La nuova direttiva stabilisce valori limite di emissione per alcuni inquinanti quali il biossido di zolfo, l’ossido di azoto e le polveri. Questi limiti saranno applicati anche agli impianti di combustione di medie dimensioni già esistenti.

Fonte: Europe Direct Veneto

Siccità, tre pompe per contrastare l’emergenza nel Piovese

Consorzio bonifica bacchiglioneA fronte dell’allarme siccità, per risolvere la mancanza d’acqua nel canale Novissimo, il Consorzio di Bonifica Bacchiglione ha attivato a Rosara di Codevigo 3 pompe del Centro di Emergenza Regionale per prevenire problemi di irrigazione.

Periodo di semina del radicchio. «Da metà luglio a metà agosto è il periodo della semina del radicchio nelle frazioni di Conche di Codevigo e Valli di Chioggia e la mancanza d’acqua, anche per una sola giornata, può vanificare la produzione di un anno» spiega il presidente del Consorzio, Paolo Ferraresso. Il Novissimo, infatti, è il canale regionale che costeggia la strada statale Romea, fondamentale per fornire acqua per l’irrigazione di un vasto territorio che comprende Campagna Lupia, Codevigo e Valli di Chioggia. L’acqua giunge agli impianti irrigui di Conche di Codevigo dal nodo idraulico di Padova, dopo un percorso di 40 km, tramite i canali regionali San Gregorio, Piovego e Naviglio Brenta.

Recupero acque area Riviera del Brenta. «Mediante le 3 motopompe è stato alimentato il Novissimo con una portata complessiva di 900 litri al secondo. In cinque giornate sono stati immessi 300.000 metri cubi che hanno fatto ritornare nel Novissimo un livello d’acqua accettabile, a circa 1 metro sopra il livello medio del mare – aggiunge il presidente –. L’abbassamento dei livelli nel Novissimo comporta il fermo degli impianti irrigui per evitare l’ingresso dell’acqua salmastra della laguna. Si tratta di un evento molto preoccupante che ha reso necessario un intervento immediato». L’installazione delle pompe di emergenza è stato reso possibile grazie ai lavori che il Consorzio di Bonifica Bacchiglione ha recentemente ultimato a Corte di Piove di Sacco, che consentono il recupero delle acque dell’area della Riviera del Brenta a vantaggio delle zone più a valle. In particolare si tratta di uno sbarramento sul canale Brentella Vecchia e di una tubazione del diametro di 1 metro, effettuata mediante la tecnica del “microtunnelling”, che sottopassa il canale Fiumazzo.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio di Bonifica Bacchiglione

Patrimonio boschivo in leggero aumento ma in grande deficit rispetto all’impermeabilizzazione del suolo

l'importanza dei Boschi(di Alessandro Bedin) Venerdì 26 giugno scorso, nel Centro Idrico di Novoledo a Villaverla, in provincia di Vicenza, si è tenuto il seminario tecnico dal titolo “Primi diradamenti di un nuovo bosco di pianura” durante il quale, il dottore forestale Giustino Mezzalira e il professor Mario Pividori, seguiti dall’esperienza lombarda condotta da Fabio Campana e Paolo Nastasio, hanno portato i presenti, prima virtualmente e poi in pratica, tra i boschi delle due regioni e in particolare nel bosco di Novoledo.

Una domanda retorica? Alla luce della tematica trattata nel convegno, sorge spontaneo domandarsi: “Ha ancora senso, oggi, interessarsi dei boschi o dobbiamo considerarli solamente una romantica realtà?” Ai tempi della Serenissima, i boschi rappresentavano un patrimonio di circa 10.000 ettari di superficie. La Repubblica di Venezia tagliava tantissimi alberi perché aveva un enorme necessità di legno per le case, per le navi e per farne uso come combustibile; ma nel contempo, i boschi erano rispettati per le loro funzioni idrologiche (trattenimento dei terreni e quindi prevenzioni delle frane, infiltrazione dell’acqua piovana nelle falde profonde), tanto che, a chi interveniva irrispettosamente nei boschi, poteva venire comminata persino la pena capitale. Nel tempo, le molteplici funzioni del bosco non sono diminuite ma aumentate, in virtù di una impermeabilizzazione del suolo che ha raggiunto livelli preoccupanti negli ultimi 60 anni (i dati denunciano che, a fronte di un andamento demografico in negativo, sono state realizzate costruzioni civili e industriali pari a oltre 10 volte le nostre necessità). Dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso, è iniziata una lenta riconversione delle aree agricole a partire dal Bosco di Novoledo (10,5 ettari). Nel 2000 è stato registrato un aumento delle superfici boscate di 300 ettari grazie ai fondi europei Reg. CEE/2080/92. Poi, nel 2013, un altro incremento di altri 250 ettari grazie alla L.R. 13/2003. Pochissimo, in confronto al patrimonio della Serenissima di un tempo, e  nulla rispetto alle enormi superfici impermeabilizzate costruite negli ultimi 60 anni.

Le benefiche funzioni dei boschi. E’ bene ricordare che “la vegetazione, oltre ad essere la più grande fonte di ossigeno per il pianeta, riduce l’erosione del suolo e impedisce smottamenti trattenendo il terreno con le radici, contribuisce a regolare il ciclo dell’acqua, agendo da tampone nei confronti  di eventi estremi come le inondazioni e la siccità, introduce composti organici nel suolo rendendolo più fertile e aumentando la sua capacità di assorbimento e degradazione delle sostanze inquinanti derivanti dalle attività dell’uomo. La perdita o l’impoverimento della biodiversità, può avere anche negativi impatti economici riducendo le risorse alimentari, energetiche, medicinali e genetiche (da “A proposito di conservazione della natura…” Arpav 2004)”. Inoltre, i boschi forniscono spazi naturali in aree verdi che consentono ai cittadini di svolgere attività ricreative e di rilassamento; concorrono alla produzione di biomasse forestali con finalità di produzione energetica e d’incremento dell’arboricoltura da legno. Funzioni che hanno un legame strettissimo con l’economia perché, se abbandoniamo il territorio,  i costi che dovremmo sostenere in futuro sarebbero molto più rilevanti rispetto quelli necessari per gestirlo in modo corretto (come sempre, è meglio prevenire che curare).

“Vediamo solamente ciò che conosciamo”. Veneto Agricoltura, che ha curato e seguito quella piccola evoluzione positiva citata in precedenza (l’incremento delle superfici boscate), in contemporanea alla grande evoluzione negativa avutasi, fino al 2010, di occupazione del suolo in modo indiscriminato (cioè “privo di qualsiasi criterio di misura o di distinzione”) è ora una realtà che sembra essere messa in discussione quasi fosse un Ente poco o per niente utile. “Vediamo solamente ciò che conosciamo”, insegna il professor Pividori. Così, se non conosciamo il bosco come possiamo “vederlo” e capirne l’importanza? Il bosco non è solamente un insieme di alberi, come potremmo essere portati a pensare in modo semplice, ma, con le conoscenze aumentate grazie all’ecologia (intesa come scienza delle relazioni), sappiamo che  è un’entità vivente costituita da alberi, arbusti, erbacee, muschi, licheni, fauna, batteri, funghi, actinomiceti, ecc.. E’ un sistema che genera un equilibrio sorprendente e stabile che l’uomo dovrebbe saper interpretare ed imitare.

Studio dei boschi indispensabile per la formzione dell’uomo. Il bosco, con le sue dinamiche e la sua evoluzione, ci insegna la grande importanza della complessità (che fa rima con Biodiversità) che è fonte per l’uomo di risorse ineguagliabili. “Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare”. E’ per questo che, ai tempi della Serenissima, pur con meno conoscenza, ma con maggior saggezza, il bosco veniva considerato con il massimo rispetto. Ed è per questo che, a mio avviso, lo studio dei boschi, dovrebbe diventare materia indispensabile per la formazione di ogni uomo.

Energia, Ue presenta il “Pacchetto estivo”

impianto solare fotovoltaico pannelli fotovoltaici conto energiaIl 15 luglio la Commissione europea ha fatto un ulteriore passo avanti verso il raggiungimento degli obiettivi previsti dall’Unione europea nel febbraio 2015.

Gli intenti. Il Vicepresidente della Commissione e responsabile per l’Unione dell’energia, Maroš Šefčovič, ha fatto la dichiarazione sui cambiamenti: “Nel quadro della strategia dell’Unione dell’energia ci siamo adoperati per rafforzare il ruolo dei consumatori europei, creando un mercato unico dell’energia ben funzionante, mettendo al primo posto l’efficienza energetica e primeggiando in materia di energie rinnovabili. Oggi, a cinque mesi dall’adozione della strategia dell’Unione dell’energia, questo “pacchetto estivo” esprime la nostra determinazione a ridurre le emissioni di biossido di carbonio nell’economia e a conferire un ruolo centrale ai consumatori nella transizione energetica dell’Unione. Non si tratta soltanto di dare maggiore peso ai consumatori, ma di dare un nuovo assetto all’intero sistema energetico europeo“.

Le modifiche. Un sistema di scambio quote di emissione europeo. Il sistema di scambio sarà rivisto in modo tale che le emissioni di gas serra si ridurranno del 40% entro il 2030. Le economie più importanti del mondo, come quelle che partecipano al G7, la Cina e altri hanno dimostrato di voler condividere questi obiettivi per i prossimi anni. La Commissione propone agli Stati membri di investire i ricavi degli scambi di emissioni in paesi terzi con le risorse insufficienti per adattarsi ai cambiamenti climatici. L’etichettatura dell’efficienza energetica ridefinita. L’etichettatura dell’efficienza energetica ha bisogno di adeguarsi all’evoluzione dei prodotti (sarebbe la scala energetica originale da A a G). La Commissione cerca di rendere la lettura più comprensibile per i consumatori al fine di poter risparmiare sia energia che denaro. Un ruolo più rilevante dei consumatori. La Commissione ha presentato i tre pilastri per rafforzare il potere di negoziazione dei consumatori: 1. aiutare i consumatori a risparmiare denaro ed energia grazie a una migliore informazione; 2. Portare la scelta più ampia in materia di partecipazione ai mercati dell’energia e 3. mantenere il massimo livello di protezione dei consumatori. Nuove caratteristiche dell’assetto del mercato europeo dell’energia elettrica. Il nuovo assetto del mercato dell’energia elettrica sarà più adeguato alle richieste dei consumatori, porterà sul mercato le nuove tecnologie e renderà gli investimenti più realizzabili. Inoltre, la strategia prende in considerazione l’interdipendenza degli Stati membri, decentralizzando l’energia elettrica.

Fonte: Asterisco Informazioni

Nucleare: Guidi-Galletti, deposito non si decide a fine agosto, percorso articolato ma trasparente

Scorie nucleari“A fine agosto non sarà deciso il sito che ospiterà il deposito dei rifiuti nucleari. Il percorso che deve portare all’individuazione dell’area è molto più articolato, ma allo stesso tempo aperto e trasparente”. Cosi in una nota i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, guidati da Federica Guidi e Gian Luca Galletti.

A fine agosto, il nulla osta con eventuali osservazioni dei due dicasteri. “I ministeri – spiega la nota – hanno ricevuto dall’Ispra la proposta di Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi) a ospitare il deposito dei rifiuti nucleari redatta da Sogin. E’ opportuno chiarire che il termine di fine agosto è il termine per il ‘nulla osta’ con eventuali osservazioni dei due dicasteri alla pubblicazione della Cnapi, contenente una lista di diverse decine di siti potenzialmente idonei”. “Il nulla osta dei Ministri – spiegano Ambiente e Sviluppo – sarà soltanto il momento d’avvio, e non di conclusione, di una lunga procedura  caratterizzata da ampie fasi di consultazione pubblica, nella quale verranno coinvolti Regioni ed enti locali interessati, cittadini e comunità scientifica, che porterà prima ad individuare alcune aree concretamente idonee ad ospitare il deposito unico nazionale e poi stabilirà il sito”.

Fonte: Ministero dell’Ambiente

Dissesto idrogeologico, pronto il piano degli interventi, decreto presto in Gazzetta Ufficiale

Dissesto idrogeologicoSicurezza per la popolazione esposta, pronta cantierabilità, impatto economico sui beni a rischio: sono i principali criteri che stabiliscono le priorità di finanziamento degli interventi proposti dalle Regioni in materia di dissesto idrogeologico, compresi nel piano del governo da 7 miliardi in 7 anni per la sicurezza dei cittadini e del territorio. Parametri elencati nel decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che definisce, su proposta del Ministero dell’Ambiente, i principi per la composizione delle graduatorie. L’iter del decreto si è concluso e si avvia alla pubblicazione in gazzetta ufficiale.

Corsia preferenziale per le infrastrutture verdi. Parola d’ordine sicurezza, quindi. Ma anche tutela degli ecosistemi e una corsia preferenziale per le infrastrutture verdi. Il tutto realizzato attraverso una procedura informatica di raccolta dei dati e delle richieste trasparente.

Sicurezza. I progetti mirati alla sola riduzione del rischio verranno valutati in funzione dei seguenti principi: priorità regionale (peso 20), livello della progettazione approvata (10), completamento (10), persone a rischio diretto (60), beni a rischio grave (30), frequenza dell’evento (30), quantificazione del danno economico atteso (10), riduzione del numero di persone a rischio diretto (30), presenza di “misure di compensazione / mitigazione”(5).

Tutela degli ecosistemi. Avranno invece una ‘corsia preferenziale’ i cosiddetti interventi integrati (introdotti dal DL n. 133/2014) che mirano alla riduzione del rischio idrogeologico e alla tutela degli ecosistemi: il decreto parla di “infrastrutture verdi”, che avranno una priorità se soddisfano le condizioni di ammissibilità e sono ritenute finanziabili. A questi progetti sono dedicate risorse pari ad almeno il 20% della dotazione finanziaria complessiva dell’Accordo di Programma. I requisiti degli “interventi integrati” sono i seguenti: devono contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE; devono realizzare specifiche condizioni di riduzione del rischio e di incremento della biodiversità.

Trasparenza e informatizzazione. Il Ministero dell’Ambiente ha puntato fortemente sulla trasparenza nella raccolta informatica dei dati attraverso il sistema Rendis-Ispra, trasformato negli ultimi due anni in una piattaforma interattiva di raccolta dati e richieste, di verifica dello stato degli interventi di difesa del suolo e, ancor più con l’ultimo decreto, di colloquio con i soggetti interessati, in particolare le regioni, e ripartizione delle responsabilità.

Fonte: Ministero dell’Ambiente

31 luglio 2015, proseguono le iniziative a Passo San Boldo (Tv) per far conoscere il progetto di crowdfunding “Al Passo con le Api”

miele-sfusoVisto il carattere del progetto, finalizzato alla realizzazione di un museo del miele e dell’apicoltura di montagna, parliamo ancora delle iniziative messe in atto da Federica Romitelli ed Enrico Perin, gestori dell’Osteria La Muda di Passo San Boldo, località di Cison di Valmarino  (Tv) per far conoscere, in modo interessante e appetitoso, il loro progetto di raccolta fondi “Al Passo con le api” . Venerdì 31 luglio, i due giovani “mudari” spiegheranno ai presenti come intenderanno realizzare il loro obiettivo accompagnati dalla voce di Valentina e dall’arpa di Chiara (duo Le Vic). La cucina sarà normalmente aperta dalle ore 19.30 con menu à la carte. E’ consigliata la prenotazione, posti limitati, tel. 0437/757253 osteria@lamudadisanboldo.it

Fonte: Progetto di Crowdfunding Al Passo con le Api

 

Ricerca fertile contro la fame di suolo: i nuovi indirizzi a Expo

20070320_campagna24 miliardi di tonnellate di suolo fertile persi ogni anno, con un tasso di erosione tra le 10 e le 40 volte superiore alla capacità di rigenerazione: saldo in negativo di terra per il mondo agricolo in prospettiva di sfamare quelli che saranno 9 miliardi di persone nel 2050. L’allarme, scattato nell’anno internazionale dei suoli delle Nazioni Unite, è rimbalzato ad Expo2015 e ha messo in luce l’urgenza di aumentare la produzione agricola per ettaro.

Le chiavi sono valorizzare la ricerca come leva di management e sfruttare l’agricoltura di precisione per distribuire fertilizzanti in modo mirato, preservando suolo ed ecosistema. «Solo considerando la conoscenza un input di produzione e quindi incrementando il livello di elaborazione, applicazione e condivisione delle conoscenze applicate agli agroecosistemi è possibile un più razionale utilizzo dei nutrienti, dell’acqua e dell’energia, una gestione dei suoli che contrasti l’erosione, un impiego consapevole e diffuso delle risorse nella lotta a parassiti e fitopatie – ha dichiarato a L’Informatore Agrario Paolo de Castro, coordinatore S&D alla Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo e relatore permanente per Expo 2015. La ricerca dovrebbe indicare strategie a lungo termine, riappropriandosi della capacità di progettare e costruire lo spazio dell’innovazione».

Se il cammino per ricostruire uno strato da 2,5 centimetri di suolo eroso è di 5 secoli, in compenso negli ultimi 50 anni la scienza agronomica ha fatto passi da gigante attivando piani di fertilizzazione che hanno aumentato la qualità del frumento tenero in funzione del suo tipo di utilizzo (per biscotti, pane, panificabile superiore, di forza) o della varietà e raggiunto precisi obiettivi a livello di contenuto proteico o glutinico. «In parallelo l’orizzonte si è ampliato: dal campo si è passati all’unità di paesaggio, dalla singola coltura a un vero e proprio sistema in cui pratiche colturali, avvicendamento, gestione dei residui e lavorazioni del terreno cooperano per esaltare la fertilità dei suoli – commenta Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. In questo contesto più ampio il prodotto fertilizzante è un attore che esercita una azione corale e di primo piano, con prospettive di crescita». Secondo il  rapporto Fao «World fertilizer trends and outlook to 2018», il consumo mondiale di fertilizzanti potrebbe superare i 200 milioni di tonnellate nel 2018, un dato del 25% superiore rispetto a quanto registrato nel 2008, con un trend di crescita annuo pari all’1,8%. Un incremento che riguarda in particolare i Paesi in via di sviluppo, dove questi mezzi tecnici sono oggi indispensabili alleati nella lotta alla fame.

Strategie a lungo termine. «Se vogliamo sfamare il Pianeta e le popolazioni che oggi non hanno accesso al cibo – ha detto Francesco Caterini, presidente Assofertilizzanti – occorre un’agricoltura che sia economicamente e ambientalmente sostenibile e una conoscenza per ettaro dove il fertilizzante, inserito in un processo di autoregolamentazione in sinergia con le organizzazioni agricole,  sia il più possibile efficiente nel rispetto del paesaggio».

Fonte: Servizio Stampa L’Informatore Agrario

Stati generali sistema irriguo, Pan chiede al Governo l’attuazione della “Direttiva acque”

4-Irrigazione-in-Agricoltura_html_57386c50-e1437129203987Reduce dagli “Stati generali sul sistema irriguo”, promosso all’Expo di Milano dall’Associazione nazionale dei Consorzi di bonifica (ANBI), dove Consorzi e Regioni si sono confrontati con i massimi rappresentanti del governo in materia ambientale agricola, l’assessore all’Agricoltura del Veneto, Giuseppe Pan, chiede al governo nazionale di riprendere in mano il piano irriguo nazionale e l’attuazione della “Direttiva acque” per ridisegnare l’agenda di lavoro delle politiche agricole regionali.

Investire nel lavoro degli agricoltori. “Di fronte all’estremizzazione degli eventi climatici e alla grande frequenza di siccità e alluvioni, dobbiamo investire in una rete di agricoltori efficienti. Il mestiere del contadino non può più essere solo quello di produrre cibo, ma deve essere anche quello di custodire l‘ambiente e di investire nel risparmio idrico. Il Veneto, da questo punto di vista, sta già investendo in programmi di ammodernamento, efficientamento e sostenibilità del sistema irriguo”.  Pan fa riferimento ai 10.300 ettari di colture irrigate a pioggia, anziché con il tradizionale sistema irriguo di scoli e canalette, in modo da poter risparmiare sino al 50 per cento della risorsa idrica. E indica nei fondi del nuovo Programma di sviluppo rurale 2014-2020, che la Regione ha approvato tra le prime in Italia, una sicura opportunità per migliorare i sistemi di gestione dell’acqua in agricoltura.

Direttiva acque. “Le provvidenze ci sono, bisogna però saperle utilizzare – è l’appello di Pan – perché le emergenze idriche non si possono affrontare con soluzioni tampone o con interventi improvvisati, ma richiedono strategie di efficientamento e investimenti tecnologici di lungo periodo. Ecco perché chiediamo anche al Governo di rispettare gli accordi originari, destinando al finanziamento delle opere irrigue al Centro-Nord i 300 milioni inizialmente previsti dal piano irriguo nazionale” .

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Estate 2015, mezzo miliardo di metri cubi d’acqua per fronteggiare in Veneto il periodo torrido, ma non è ancora emergenza siccità

4-Irrigazione-in-Agricoltura_html_57386c50-e1437129203987Mentre è in corso anche in Veneto l’ondata di caldo africano che ha investito l’Italia, i Consorzi di bonifica sono al lavoro per garantire l’acqua irrigua ai 600 mila ettari di campagne venete. Giuseppe Romano, presidente Unione Veneta Bonifiche: “Negli ultimi 15 giorni abbiamo garantito alle nostre campagne mezzo miliardo di metri cubi d’acqua, necessari alla produzione del “made in Italy” agroalimentare della nostra regione”.

In un anno, distribuiti 5 miliardi di metri cubi d’acqua. “E’ proprio in periodi siccitosi come questo che viene valorizzato il valore ambientale che l’acqua offre non solo all’agricoltura ma anche al territorio e al paesaggio. La pratica irrigua nell’alta pianura veneta infatti, contribuisce fortemente a ricaricare la falda acquifera e a tenere in vita le risorgive a valle”, continua Romano. I consorzi di bonifica del Veneto provvedono a distribuire annualmente all’agricoltura veneta 5 miliardi di metri cubi d’acqua, necessari all’irrigazione di 600 mila ettari di cui 200 mila strutturati e 400 mila di soccorso. Tutto ciò è possibile grazie ad una quotidiana gestione di una rete di canali ad uso esclusivamente irriguo da 8.425 km, oltre a circa 10.000 km di rete promiscua (scolo e irrigazione). Il 67% della superficie irrigabile è servito da irrigazione da rete promiscua, il 26% da irrigazione attrezzata a gravità e il 7% da irrigazione attrezzata in pressione.

Non si può ancora parlare di siccità, ma di allarme per le risorse idriche. “La stagione estiva – conclude Romano – ha vissuto alternate condizioni di piovosità, per cui stiamo fronteggiando in maniera ottimale la stagione estiva particolarmente calda e non possiamo ancora parlare di emergenza siccità.”

Fonte: Unione Veneta Bonifiche