• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Ambiente, a San Pietro in Gu (PD) il Museo delle risorgive

museo-risorgiveL’amministrazione comunale di San Pietro in Gu (PD) assieme al Consorzio di Bonifica Brenta ha dato avvio al  progetto “Museo delle risorgive“, comprensivo anche dell’istituzione di un parco didattico e di alcuni percorsi turistici.

Fondamentale insegnare il rispetto per l’ambiente e il territorio. Attraverso il Museo ci si propone di sensibilizzare e di far conoscere la bellezza e l’importanza delle risorgive, dell’acqua e dell’ambiente, alla cittadinanza ed in particolare agli studenti, quali eredi di questo prezioso patrimonio naturale, invitando tutti ad aver sempre rispetto per questi beni. E’ un modo importante per incentivare la visita delle risorgive, una nuova forma di turismo, il “turismo ambientale e paesaggistico”. Il paese di San Pietro in Gu, come del resto tutto il territorio del “Destra Brenta”, è caratterizzato dall’abbondanza dell’acqua che scorre in numerosi fossi, rogge, ruscelli e canali. L’acqua è soprattutto abbondante nel sottosuolo da cui in molte zone scaturisce, dando così origine alle “risorgive”. La ricchezza dell’acqua contribuisce a rendere particolarmente fertile il terreno, favorendo la rigogliosa presenza dei cosiddetti “prati stabili”. Grazie proprio ai “prati stabili” si è consolidata una fiorentissima economia legata all’allevamento dei bovini da latte e all’industria lattiero-casearia, rinomata in tutto il mondo per i suoi pregiati prodotti. La vitalità dell’economia unita alle suggestive immagini del paesaggio hanno fatto sì che questo territorio divenisse una tra le zone più belle e di pregio non solo d’Italia, ma anche d’Europa.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Fitodepurazione italiana esempio nel mondo

bonifica2Novanta tra i più importanti studiosi in materia di ecologia e di aree umide, provenienti da 20 Paesi europei, oltre che da Stati Uniti e Giappone, si sono riuniti nei giorni scorsi, presso l’impianto idrovoro Cà Bianca di Chioggia, nel veneziano, in occasione dell’appuntamento annuale realizzato dalla Sezione Europea della Society of Wetland Scientists (SWS), organizzazione “no profit”, fondata nel 1980 per promuovere la conoscenza degli ambienti umidi.

In Italia esistono oltre 1000 impianti di fitodepurazione a flusso “sottosuperficiale” (prevalentemente utilizzati per il trattamento delle acque reflue domestiche) e svariate decine di zone umide a flusso superficiale (perlopiù gestite da Consorzi di bonifica; la più recente, a Vecchiano, è stata inaugurata a servizio del lago di Massaciuccoli, in Toscana), comprendenti anche i più moderni “sistemi flottanti” per la depurazione di acque di drenaggio agricolo e per il finissaggio di impianti di depurazione convenzionali (il cosiddetto “affinamento” indispensabile per l’utilizzo in agricoltura delle acque reflue, come sollecitato dalle normative). Oltre che per le prestazioni depurative, questi sistemi sono apprezzati per la multifunzionalità: sono ricchi di flora e fauna selvatica, bene inseriti nel contesto paesaggistico, possono acquisire valenza paesaggistica scegliendo specie vegetali adeguate, producono ragguardevoli quantità di biomassa da utilizzare per la produzione energetica.

Dal mondo per studiare le aree umide italiane. “L’incontro di Chioggia è un riconoscimento internazionale all’impegno dei Consorzi di bonifica per la qualità delle acque nell’ambito del virtuoso rapporto con il mondo agricolo: l’acqua è indispensabile al territorio e l’irrigazione, gestita dagli enti consortili, è elemento determinante nel rimpinguare le falde anche con tecniche innovative come le aree di infiltrazione e i pozzi bevitori. Senza risorsa idrica non può esserci sviluppo soprattutto per quella agricoltura, che segna dati positivi nell’export e nell’occupazione soprattutto giovanile.” Questo il commento di Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), che sottolinea anche come la qualità delle acque sia uno degli obbiettivi prioritari indicati dalla Commissione Europea che, dopo circa due anni di lavoro ed una consultazione, cui anche l’ANBI ha partecipato, ha pubblicato la comunicazione relativa a “Blueprint”, cioè un “Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee”.

Il Piano, al fine di raggiungere un “buono stato delle acque” entro il 2015, come stabilito dalla Direttiva Quadro sull’Acqua, si propone un approccio strategico basato su tre pilastri: migliorare l’attuazione della politica idrica dell’Unione Europea; integrare maggiormente gli obiettivi di politica idrica in settori strategici (l’agricoltura, la pesca, le energie rinnovabili, i trasporti) con i Fondi di coesione e strutturali; colmare le attuali lacune, in particolare in merito agli strumenti necessari per incrementare l’efficienza idrica. Il Piano non indica una soluzione universale, ma propone una serie di strumenti, con cui gli Stati membri possono migliorare la gestione idrica soprattutto attraverso i Piani di Gestione di Bacino. “Blueprint”, nel sottolineare la necessità di promuovere le tecnologie di irrigazione e le pratiche, che consentono un uso efficiente dell’acqua, fa sovente riferimento al “Partenariato Europeo per l’Innovazione relativa all’acqua (P.E.I.)”.

Innovazioni nel settore acque da accelerare. “Tale partenariato tra Commissione UE/Stati membri/stakeholder/istituti di ricerca – sottolinea il direttore generale A.N.B.I., Anna Maria Martuccelli – dovrà affrontare le carenze del sistema europeo di ricerca in modo da accelerare le innovazioni nel settore acque (agricoltura – industria – ambiente) per raggiungere un uso sostenibile ed efficiente delle risorse idriche.” Tali innovazioni dovranno essere disseminate in Europa, rappresentando input per le “raccomandazioni” di politica comunitaria, relative alle acque, nonché per l’utilizzo di fondi strutturali, destinati allo sviluppo di soluzioni innovative nel settore acque.  “Ne deriva – conclude Martuccelli – che i risultati e gli orientamenti, che emergeranno nei progetti avviati dalla task force del P.E.I. (esperti d’acqua in vari settori) influenzeranno profondamente la politica comunitaria sulle risorse idriche negli anni a venire.”

(Fonte: ANBI)

Nel padovano, aperta la caccia…all’amianto disperso nell’ambiente

wigwam-efrem-tassinato-amiantoL’amianto rappresenta la scomoda, costosa e pericolosa eredità di un progresso che non si è preoccupato del rovescio della medaglia, nel medio-lungo periodo, perciò di uno sviluppo non sostenibile. Il Wigwam  Circolo di Campagna Arzerello di Piove di Sacco (PD) ha voluto creare un esempio pratico di come sidebba eseguire un micro-smaltimento di amianto, quello che viene definito “domestico”, ovvero in carico a privati cittadini ed in ogni caso di un quantitativo non superiore ai 75 mq.

Incentivi che…disincentivano.”C’è da osservare – spiega Efrem Tassinato presidente del Circuito Wigwam, socio ARGAV e consigliere UNAGA -, che nonostante la micro-raccolta sia stata disciplinata dalla Delibera di Giunta della Regione Veneto n. 265 del 15/11/2011, non tanto i costi per il kit per l’autorimozione (80,00 Euro + IVA), per il ritiro e trasporto (180,00 Euro + IVA) e per lo smaltimento in discarica autorizzata (0,36 Euro al kg) ma la possibilità per i privati cittadini di godere di una aliquota IVA agevolata (del 10% come nelle ristrutturazioni, piuttosto che del 21% come invece è per questa operazione) e meglio ancora della detrazione di questo costo dalla dichiarazione dei redditi, la trasformi in un atto di mera necessità se non di pura adesione ideale”. “Voglio dire – continua Tassinato – che non è stato previsto un incentivo davvero premiale, che stimoli l’intero complesso sociale ad una collaborazione diffusa per un ambiente più sano e pulito, se non altro per banale e semplice convenienza”.

Pericolo discariche improvvisate. “Perciò, a conti fatti – aggiunge Tassinato -, lo smaltimento regolare di una piccola quantità di eternit, viene a costare all’incirca 500,00 euro e di questi tempi di difficoltà economica, potrebbe succedere che l’alternativa sia di lasciare le cose come stanno, oppure come ogni tanto si vede, di ritrovarsi l’amianto in discariche improvvisate in fossi ed altri luoghi appartati ed ancor peggio, come invece purtroppo non si vede, interrato in terreni agricoli o non costruiti. E questo, in discreta parte, per una carenza nelle conoscenza dei meccanismi sociologici di chi fa le politiche per l’ambiente: molto burocratiche e punitive e per niente amichevoli e premianti”. Per informazioni sulla micro-rimozione dell’amianto si può chiamare il numero verde 800.238.389 e chiedere dello sportello amianto.

(Fonte: Wigwam Circolo di Campagna Arzerello)

Gal Baldo Lessinia cerca strutture ricettive “green”, bando aperto dal 2 al 20 settembre 2013 per autosegnalazioni

Gal Baldo Lessinia bando greenAlberghi, B&B, rifugi, agriturismi, ristoranti “verdi”: il progetto “Green Line” recluta strutture ricettive nell’entroterra del Lago di Garda, in particolare nei comuni appartenenti alla Comunità Montana del Baldo. I requisiti per candidarsi sono il rispetto per l’ambiente e il paesaggio, l’uso di filiere produttive locali, l’attenzione alla mobilità alternativa e al viaggiare lento. Caratteristiche sempre più ricercate dai viaggiatori stranieri ma non solo. L’azione principale del progetto di cooperazione inter-territoriale e transnazionale “Green Line – Integrazione tra risorse naturali, turismo e produzioni locali”, cui partecipa anche il GAL Baldo Lessinia, è la creazione di un’offerta turistica rurale focalizzata sul concetto di qualità ambientale.

Fra i risultati concreti e immediatamente fruibili vi sarà un “Catalogo dinamico dell’offerta coordinata Green” per riunire in un unico vademecum tutti i territori di progetto, corrispondenti ai comuni dell’entroterra benacense che afferiscono ai Gruppi di Azione Locale (GAL) Baldo Lessinia (Verona), di GardaValsabbia (Brescia), Colline Moreniche del Garda (Mantova), Golem (Brescia), e alla Comunità Alto Garda e Ledro (Trento). Alle strutture ricettive verrà dedicato un capitolo importante di questo catalogo, con l’ambizione di riuscire ad includere le eccellenze, in termini di attenzione al territorio e sensibilità ambientale. In gioco non vi sono finanziamenti ma un importante ritorno di immagine e visibilità.

Dal 2 al 20 settembre il termine delle segnalazioni sul sito. La raccolta di auto-segnalazioni verrà aperta ufficialmente per tutti i territori di progetto con una manifestazione di interesse il 2 settembre: sul sito www.baldolessinia.it è possibile scaricare il bando e la scheda di candidatura. La scadenza per l’invio delle segnalazioni è fissata al 20 settembre, entro le ore 12.  Attraverso il progetto di cooperazione transnazionale “Green Line”, i territori che si sviluppano attorno ai laghi Garda, Balaton (Ungheria), Iseo, Idro, e Ledro si sono uniti in un’iniziativa unica nel suo genere: organizzare una strategia di sviluppo turistico dove la ruralità espressa dall’entroterra e dai territori collinari e montani (con i suoi prodotti locali, la bellezza ambientale, le tradizioni…) si integri con l’offerta turistica “classica” costiera. Capofila è il GAL GardaValsabbia, insieme ai lombardi GAL Colline Moreniche del Garda, GAL Gölem al GAL veneto Baldo Lessinia, alla Comunità Alto Garda e Ledro (Trento) e al GAL ungherese Balaton Uplands Action Group e a numerosi altri partner, italiani e non. I soggetti promotori del progetto sono 19 fra agenzie di sviluppo rurale, Istituzioni del territorio, operatori turistici e delle produzioni locali – mentre è molto più vasta la rete di collaborazione che si è attivata (Green Line Network).  Per maggiori informazioni sul progetto e la manifestazione di interesse rivolgersi al GAL Baldo-Lessinia, piazza Borgo 52, Bosco Chiesanuova (VR), tel. 045-915155, cell: 349.2794429, email: gal@lessinia.verona.it

(Fonte: Gal Baldo Lessinia)

Cervi in Cansiglio, il Consiglio regionale discute su abbattimento o sterilizzazione

foresta demaniale del Cansiglio

foresta demaniale del Cansiglio

Ferve il dibattito in Consiglio regionale sulla questione cervi in Cansiglio, dopo la diatriba sorta fra il sindaco di Verona, Flavio Tosi, in qualità di presidente regionale di Federcaccia, che ha chiesto alla Regione, con una lettera all’assessore alla Caccia, Daniele Stival, di riportare in Giunta la proposta di abbattimento delle quote di ungulati indicate in sovrannumero dagli studiosi. All’idea dell’abbattimento, anche se in modo controllato, si era detto contrario nei giorni scorsi il governatore Luca Zaia, più favorevole alla sterilizzazione dei cervi.

Rischio scontro tra fazioni politiche, necessario il parere del mondo scientifico. A questo riguardo, il consigliere Pietrangelo Pettenò sostiene che, prima di sentire le opinioni dei politici, nessuno escluso, sarebbe necessario sentire la voce del mondo scientifico. Pettenò si domanda come non sia possibile avere dati certi sulla presenza dei cervi e ci si debba invece affidare a dei singoli, magari ripetuti, casi di danni per invocare un abbattimento generalizzato quasi a voler fronteggiare un “flagello animale”. Per il consigliere regionale, prima di ogni soluzione, ci vorrebbe un’attenta analisi sulla quantità e sull’abitudine di questi animali, accompagnata anche da una seria riflessione sulle politiche di tutela e gestione di quelle aree ambientali e naturali, non solo della foresta demaniale, ma di tutta l’area del Cansiglio. Aspetto, questo, non secondario, perché per Pettenò anche questa vicenda denota la poca attenzione nei confronti di una politica di tutela ambientale e sociale di un’area così importante come il Cansiglio, che “meriterebbe da tempo – sostiene – un governo unitario, ambientalmente e socialmente sostenibile.

Questione ambientale e agricola. Di rimando, il capogruppo del Consiglio regionale, Dario Bond, chiede al Presidente della Giunta regionale, Luca Zaia, di rivedere certe sue posizioni ritenute troppo oltranziste. “La questione dei cervi – scrive il consigliere – deve essere approfondita con maggiore cautela e realismo. Si rischia di creare divisioni inutili, rinfocolare i vecchi schieramenti a favore e contro la caccia, quando invece serve una visione più ampia, che tenga in considerazione anche l’ecosistema e le ragioni degli agricoltori e dell’agricoltura. Non bisogna mai perdere di vista – precisa Bond – la realtà, che ci dice che i troppi cervi stanno creando dei problemi all’agricoltura. Solo nella settimana di ferragosto sono stati colpiti diversi campi nella Valbelluna: un agricoltore ha perso tre ettari di mais per un danno quantificato tra gli 8 mila e i 10 mila euro. L’episodio è stato denunciato agli agenti della polizia provinciale, ma tanti altri agricoltori non lo fanno più, perchè sanno che ci sono pochi soldi a disposizione e che le pratiche sono troppo lunghe e farraginose. Quello delle devastazioni periodiche da parte della fauna selvatica è l’ennesima mazzata su un mondo, quello agricolo, che ha già dovuto fare i conti col maltempo”. Bond evidenzia come il problema del surplus di ungulati crei problemi anche alla raccolta del foraggio. “In molti terreni dell’Alto Bellunese non si sfalcia più, perchè i campi sono devastati, Insomma, mi auguro che Zaia consideri il problema nel suo complesso, altrimenti si trovino i fondi per ripagare nella loro interezza i danni subiti dagli agricoltori, impresa ostica viste le ristrettezze di bilancio. Per non parlare del fatto – conclude Bond, – che gli equilibri dei nostri ecosistemi vanno mantenuti e rispettati nell’interesse di tutti”.

(Fonte: Consiglio del Veneto)

Sciopero della fame di don Albino Bizzotto pro tutela ambiente in Veneto, invito al prelato alla discussione in Consiglio regionale

don Albino Bizzotto

don Albino Bizzotto

Una stretta di mano e un abbraccio davanti al camper di via Da Tempo, quartier generale di Beati i costruttori di Pace e della protesta estrema del digiuno che sta impegnando da 11 giorni don Albino Bizzotto, il prete di Cassola, anima del pacifismo veneto: il presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, ha portato lo scorso 26 giugno a Padova la solidarietà personale e del Consiglio veneto al sacerdote 74enne che dal 16 agosto ha intrapreso lo sciopero della fame come forma estrema di sensibilizzazione e di responsabilizzazione collettiva verso il consumo di territorio e lo spreco ambientale.

Invito ufficiale. “Sono venuto per invitare don Albino in Consiglio regionale per dibattere insieme ai capigruppo e ai consiglieri cosa è possibile fare per limitare la cementificazione del territorio che in quarant’anni si è mangiata in Veneto una superficie pari all’intera provincia di Rovigo – ha detto Ruffato firmando il registro di quanti hanno reso testimonianza a don Albino e scorrendo con lui l’elenco delle 27 grandi opere realizzate o in corso di realizzazione in Veneto, gran parte delle quali facendo ricorso con lo strumento project financing – Ho sentito il bisogno di esprimere a don Albino vicinanza, solidarietà e gratitudine per un’iniziativa che ci obbliga tutti a riflettere sulla necessità di scelte e di comportamenti istituzionali e individuali non più eludibili, a difesa dell’ambiente, della dignità delle persone, della responsabilità di consegnare alle generazioni future un territorio fertile e vivibile”.

Le scelte urbanistiche della Regione Veneto. “Sarà un confronto e in uno scambio di informazioni e di opinioni sicuramente utili per tutti”, hanno concordato i due. “Come ho avuto occasione di sottolineare nell’incontro tenutosi l’11 aprile scorso nella sede del Consiglio con le associazioni ambientaliste venete, presente lo stesso don Bizzotto – ha ricordato Ruffato – la Regione, in un contesto di ampia consultazione e di coinvolgimento di associazioni e operatori, sta operando scelte di programmazione urbanistica e territoriale ispirate ad un recupero del patrimonio edilizio esistente, alla riconversione delle aree industriali dismesse, a interventi a sostegno dell’ambiente e del prezioso ruolo del mondo agricolo”. “Mi auguro che questa iniziativa, insieme ai numerosi interventi di solidarietà che si stanno moltiplicando in Veneto – ha concluso il presidente Ruffato – permetta a don Albino Bizzotto a sospendere una forma di protesta così estrema qual è lo sciopero della fame”.

Fatti non parole. “Bene la solidarietà a don Bizzotto, come ha avuto modo di esprimere il presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato. Ma per evitare che la solidarietà non si traduca in ipocrite lacrime di coccodrillo, bisogna procedere con atti concreti e coerenti per la difesa del suolo del Veneto”. Lo dichiara in una nota il consigliere e vice presidente della commissione Urbanistica, Bruno Pigozzo. “A breve in commissione urbanistica arriveranno in discussione il nuovo Piano Casa e la nuova Variante al PTRC con valenza paesaggistica: due provvedimenti proposti dalla Giunta Zaia, che perseverano in questa direzione sbagliata, estendendo ulteriormente i rischi ambientali e la speculazione edificatoria, fuori dal controllo diretto dei comuni. Sfidiamo dunque Ruffato e la maggioranza – conclude Pigozzo – a confrontarsi nel merito per attuare davvero un’inversione di tendenza”.

I quesiti di don Bizzotto cui i politici (e coscienza dei cittadini) sono chiamati a rispondere. Da parte sua don Bizzotto ha dato piena disponibilità all’incontro cogliendo l’occasione per anticipare i quesiti che intende porre ai politici e alla coscienza di tutti cittadini con la sua protesta non violenta: fino a quando sarà sostenibile il modello di crescita di un Veneto che ha consumato oltre il 20 per cento della propria superficie coltivabile? Chi pagherà il conto delle grandi opere che ipotecano per decenni i conti della finanzia pubbica? Serve davvero il nuovo ospedale di Padova in una stagione di progressiva contrazione della sanità pubblica? Chi disinquinerà il fondo stradale della Valdastico Sud sotto la quale sono stati interrati scarti di fonderia e residui non ben identificati? Il Veneto ha davvero bisogno di una nuova “città fittizia” come Veneto City, tra Mestre e Padova, per ospitare centri commerciali e uffici in anni di decrescita econonica?

(Fonte: Consiglio del Veneto)

Consiglio veneto, chiesta seduta straordinaria in solidarietà a don Bizzotto

don Albino BizzottoIl consigliere regionale della Sinistra veneta Pietrangelo Pettenò ha chiesto una seduta straordinaria del Consiglio veneto per dibattere l’iniziativa assunta da don Albino Bizzotto, il sacerdote della diocesi di Padova che ha intrapreso dal 16 agosto lo sciopero della fame per fermare il consumo del territorio e le grandi opere.

Necessità di un nuovo modello sociale e ambientale. “La protesta intrapresa da don Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace è sostenuta da molti cittadini – scrive Pettenò nella lettera aperta rivolta al presidente del Consiglio Ruffato e ai consiglieri di palazzo Ferro-Fini – che ormai hanno preso coscienza sulla necessità di un nuovo modello sociale ed ambientale per la nostra regione. Grandi opere pubbliche, private o miste pubbliche-private hanno contribuito a devastare il nostro territorio. Opere non sempre rispondenti alle necessità sociali della popolazione, anche se approvate con la presunta motivazione dell’“interesse pubblico”, con l’aggravio dell’utilizzo sempre più ricorrente dello strumento del progetto di finanza”.

Pettenò auspica una riflessione dell’assemblea legislativa del Veneto, che faccia un bilancio delle opere già in cantiere e riconsideri quelle in via di definizione. “Non possiamo illuderci – prosegue – che per difendere il consumo di suolo basti incentivare la “crescita edilizia in verticale” come sembra farci credere la Giunta regionale: forse che il faraonico Palais Lumiere che Pierre Cardin vorrebbe costruire è un’opera sostenibile solo perché si sviluppa in altezza? La politica deve avere più coraggio e sostenere solo quelle opere che sono utili e necessarie. Prima di costruire ancora, si dovrebbe riqualificare il territorio, risanare l’ambiente e il patrimonio edilizio”. “Sicuri che vada resa permanente la “logica del piano casa” che si basa sul presunto diritto del privato di edificare secondo le proprie esigenze senza più nessun controllo o regolazione delle amministrazioni locali?”, aggiunge Pettenò. Per il rappresentante della Sinistra veneta il Consiglio veneto deve riunirsi a breve e dibattere, raccogliendo il contributo di cittadini e associazioni, come fermare le grandi opere non più necessarie e come riprogrammare lo sviluppo sostenibile del Veneto.

(Fonte: Consiglio Regionale Veneto)

Nel padovano, sciopero della fame per don Albino Bizzotto per denunciare l’emergenza ambientale in Veneto

don Albino BizzottoDon Albino Bizzotto, sacerdote padovano di 73 anni e anima dell’associazione ”Beati i Costruttori di Pace”, ha iniziato venerdì 16 agosto scorso un digiuno a sola acqua a tempo indeterminato per l’emergenza ambientale in Veneto.

Inerzia culturale rispetto alla tutela del territorio. ”Lo faccio – ha spiegato il prelato – per sollecitare l’attenzione e l’impegno di tutti rispetto alla situazione disastrata del Veneto, fra grandi opere e project financing, sia per superare l’inerzia culturale riguardo alla tutela del territorio. Invito le persone impegnate a difenderlo a condividere questo impegno, per contribuire alla crescita di una coscienza comune”. Allo scopo don Bizzotto si mette a disposizione per organizzare incontri di sensibilizzazione o per proporre prese di posizione condivise.

Un coraggioso digiuno-appello. ”Durante il digiuno ho intenzione di condurre le consuete attività quotidiane, nei limiti delle mie capacità e forze, permettendo a tutti coloro che lo vorranno di incontrarmi e verificare anche visivamente, la serietà dell’impegno preso. Per questo vivrò accampato in un camper, parcheggiato nel cortile dell’Associazione stessa, in via A. da Tempo n. 2 a Padova’. Un digiuno, quindi, che vuole essere un appello. ”La Terra è in sofferenza grave ed è urgente assumere un atteggiamento di cura e di custodia. Anche il territorio veneto è in grave sofferenza: è sempre meno a disposizione di una produzione a servizio della vita ed è sempre più occupato, a volte devastato, da cemento e asfalto con opere private e pubbliche. In particolare con le cosiddette ”grandi opere’ si stanno scegliendo le modalità’ più impattanti per il territorio e più pesanti per i costi. I figli e i nipoti pagheranno i debiti che vengono fatti oggi con il sistema del project financing. Le scelte più’ importanti vengono sottratte alla partecipazione dei cittadini e alla trasparenza e non rispondono al bene comune, quanto agli interessi e agli appetiti di alcuni gruppi privati. Con il mio digiuno – ha concluso Bizzotto – chiedo che la Terra torni ad essere considerata un organismo vivo che permette la vita nostra e dei figli che nasceranno e non venga trattata come semplice cantiere, cava e discarica per gli appetiti e interessi di chi continua a speculare, anche a nome nostro”.

(Fonte: Asca.it)

Premio Ambiente del Consiglio Ue 2012/13 alla Provincia di Bolzano per il progetto di rivitalizzazione del Basso Aurino

MCM20027La Ripartizione Opere idrauliche della Provincia di Bolzano ha ottenuto il premio ambiente del Consiglio Ue 2012-2013 per il progetto di rivitalizzazione del Basso Aurino. Il progetto rientra tra i 77 progetti scelti, fra complessivi 164, da una commissione di esperti. Il presidente della provincia Luis Durnwalder si è dichiarato soddisfatto per il premio europeo ricevuto a riconoscimento di misure esemplari di tutela e cura nonché di programmazione paesaggistica.

Combinati gl aspetti di prevenzione da piene a quelli di tutela ambientale. Il progetto della Ripartizione Opere idrauliche che ha ottenuto il premio – spiega Rudolf Pollinger, direttore della ripartizione – prevede una gestione moderna del corso dell’Aurino nel tratto compreso fra Campo Tures e Brunico. Nel progetto vengono combinati gli aspetti di prevenzione da piene a quelli della tutela ambientale volti ad uno sviluppo sostenibile degli spazi fluviali. “Così – spiega Peter Hecher, biologo presso la Ripartizione Opere idrauliche e responsabile di progetto -, avvalendosi delle aree di demanio pubblico lungo il torrente Aurino sono stati garantiti spazi al fiume in caso di situazione di piena raggiungendo così un maggior grado di sicurezza. Con gli interventi di rinaturazione sono state allestite aree ricreative lungo il corso d’acqua, quali la piattaforma panoramica ”Ahrblick” nei pressi di Stegona che consente di ammirare il torrente dalla prospettiva aerea; nei pressi di Villa Ottone nell’area denominata ”Eile” sono state sistemate panchine di metallo ed ontani bianchi per consentire la sosta vicino al corso d’acqua, mentre sopra Gais è stato allestito un punto attrezzato per le grigliate. Nei pressi di San Giorgio, inoltre, nel novembre 2012 è stato completato l’allestimento del Parco fluviale che consente un accesso diretto al torrente Aurino; su terrazzamenti a prato sono state sistemate strutture per consentire di sdraiarsi o sedersi per apprezzare rilassandosi l’ambiente fluviale.

(Fonte: Ansa.it)

Scoperta rivoluzionaria in Messico, acqua in polvere contro la siccità nei campi

acqua in polvereSi chiama Solid Rain, arriva dal Messico ed è acqua in polvere, anche se a prima vista assomiglia allo zucchero. L’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico è un rimedio contro la siccità che potrebbe rivoluzionare la vita dei contadini di tutto il mondo.

Un polimero assorbente a base di potassio che assorbe acqua fino a 500 volte la sua quantità originale. Ci sono aree del mondo in cui il cibo scarseggia, la popolazione soffre per fame e l’economia agricola è spesso bloccata. Colpa delle rare piogge, dei periodi di clima troppo secco, dei terreni aridi. Ma alla carestia può esserci un rimedio, è questa l’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico, inventore del rivoluzionario prodotto Solid Rain per migliorare la siccità delle campagne messicane.  È una polvere che assomiglia allo zucchero. Non è dannosa per l’ambiente, minimizza i tempi di lavoro, incrementa la resa, fa risparmiare tempo e…acqua. Si acquista per 25 dollari a libbra e permette la crescita delle piante anche in assenza di pioggia, trasformando la vita degli agricoltori, ma non solo. Ispiratosi ai pannolini per neonati, che assorbono grandi quantità di liquido in uno spazio limitato, la mente ingegneristica di Sergio Rico ha sviluppato un polimero assorbente a base di potassio che assorbe acqua fino a 500 volte la sua quantità originale. Soltanto 10 grammi di prodotto assorbono un litro di acqua e si trasformano in un gel denso e trasparente da utilizzare nella coltivazione.

Una volta mischiato al terreno, pensate al materiale come a una riserva d’acqua disponibile per circa un anno. Le ricerche mostrano come si risparmino costi in termini di tempo, dedicato alla cura di un campo e in termini di quantità d’acqua per l’irrigazione. Verrà meno infatti la perdità di acqua per evaporazione o per filtrazione, così come la dispersione di sostanze nutritive del terreno che spesso scivolano via con l’irrigazione. Implementato per circa un decennio in uno studio del governo messicano nella regione semi arida dell’Hidalgo, soggetta a periodi di sccità, Solid Rain ha già dato grandi risultati. I campi coltivati utilizzando il prodotto mostrano una resa del raccolto altissima: 3000 kg di fagioli per ettaro, invece dei 450 kg con innaffiamento tradizionale.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)