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Cansiglio (BL-TV), una pista fruibile a tutti a piedi e in bici la novità dell’estate 2013

Cansiglio faggeta x webNel cuore della Foresta del Cansiglio (BL-TV), il famoso Bosco da Reme della Serenissima Repubblica, è stata resa completamente percorribile e quindi fruibile, ma solo a piedi e in bicicletta, la stradina che attraversa la ex base missilistica della Nato.

Con recenti interventi di ricomposizione ambientale, Veneto Agricoltura ha riportato gran parte dell’area al suo aspetto ed equilibrio naturale, ricostituendo l’habitat dei prati, ricchi di fiori tipici della zona, grazie anche ad una sperimentazione effettuata in collaborazione con il Dipartimento di Agronomia dell’Università di Padova. Quell’angolo di Cansiglio, le cui strutture aride e stucchevoli ricordavano fino a poco tempo fa gli anni della guerra fredda, ora ripropongono il profilo dolce della piana che sale verso la millenaria faggeta, che come si sa ricopre rigogliosa i lati del “catino” del famoso bosco dell’altopiano dell’Alpago. Una “cenosi” unica, voluta così nei secoli dalle popolazioni locali, dai veneziani, e dalle successive amministrazioni (Austria, Stato italiano, Regione Veneto-Veneto Agricoltura), fino ad oggi.

Accanto al nuovo parcheggio inaugurato l’anno scorso – un intervento significativo e impegnativo realizzato da Veneto Agricoltura utilizzando il materiale inerte proveniente dalla demolizione dei fatiscenti fabbricati che occupavano la ex Base -, è stata allestita dall’Azienda un’area giochi, in legno, dove i bimbi possono divertirsi respirando spensierati l’aria pura del Cansiglio. Il percorso, infine, è accessibile “a tutti”: per questo è stato asfaltato, per ridurre al minimo le difficoltà, che comunque sono solamente legate alla dolce pendenza della salita verso il bosco.

(Fonte: Veneto Agricoiltura)

 

Recepita la normativa comunitaria in materia di legname illegale

legname foresteNell’ambito del recepimento di alcune direttive comunitarie, la Camera ha approvato alcuni disegni di legge di interesse agricolo e agroalimentare. Tra questi la delega al Governo ad attuare la norna che riguarda l’istituzione di un sistema di licenze per l’importazione di legname nell’Unione Europea. Il dispositivo è stato previsto nel contesto delle azioni di contrasto alla raccolta e al commercio illegale di legname (sistema flegt – forest law enforcement, governance and trade)

Di cosa si tratta. Il 3 marzo scorso è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo sul legno legale (EUTR), che coinvolgerà direttamente operatori, commercianti e tecnici del settore forestale italiano. Il regolamento (UE) n. 995/2010 si applica agli operatori che per la prima volta immettono nel mercato UE legname e prodotti del legno, sia nel caso che provengano da uno Stato Membro che da Paesi terzi. Ai sensi dell’articolo 3, da questi ultimi sono esclusi soltanto i Paesi che hanno firmato un accordo di partenariato con l’UE ai sensi del regolamento (CE) n. 2173/2005 relativo all’istituzione di licenze FLEGT (Forest Law Enforcement and Trade) per le importazioni di legname nell’Unione europea. Ad oggi, gli accordi FLEGT conclusi sono con Cameroon, Repubblica dell’Africa centrale, Ghana, Indonesia, Liberia e Repubblica del Congo, mentre sono ancora in fase di negoziazione Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Guyana, Honduras, Malaysia e Vietnam.

Il regolamento n. 995/2010 introduce 3 elementi principali:  1) il divieto di immissione sul mercato UE di legname tagliato abusivamente e prodotti derivati; 2) l’obbligo per gli operatori (importatori) dell’Unione che immettono per la prima volta sul mercato UE i loro prodotti del legno, di osservare il sistema di dovuta diligenza; 3) la tenuta di un registro con il nome dei fornitori e dei clienti. In particolare, l’entrata in vigore di questo regolamento determinerà l’inizio di un sistema di dovuta diligenza applicabile all’immissione sul mercato del legno al fine aumentare la tracciabilità dei prodotti nella catena di approvigionamento e, di conseguenza, ridurre il rischio di traffico di legname ottenuto illegalmente. In ottemperanza al sistema di dovuta diligenza gli operatori (importatori) che immettono per la prima volta il legname o i prodotti derivati del legno sul mercato, devono applicare procedure di gestione del rischio per ridurre al minimo la possibilità di immettere in UE legname tagliato abusivamente o prodotti del legno contenenti legnami illegali.

 I tre elementi chiave del «sistema di dovuta diligenza» sono: Informazione. Ll’operatore (importatore) deve avere accesso alle informazioni relative al legname e ai prodotti del legno che acquista, relativamente al paese di provenienza, alla quantità, ai dati del fornitore, nonché alle informazioni relative all’osservanza della legislazione nazionale di riferimento. Valutazione dei rischi. L’operatore (importatore) deve valutare il rischio di legname illegale presente nella sua catena di approvvigionamento sulla base delle informazioni di cui sopra e applicare i criteri stabiliti nel regolamento. Attenuazione dei rischi. Qualora la valutazione indichi il rischio di legname illegale presente nella catena di approvvigionamento, tale rischio può essere attenuato richiedendo informazioni e controlli supplementari da parte del fornitore.

Sistema sanzionatorio. Ciascuno Stato membro dell’UE nominerà un’autorità competente che coordinerà l’attuazione del regolamento. Gli Stati membri individueranno altresì il tipo e l’insieme delle sanzioni da applicare in caso di inosservanza dello stesso. Il regolamento prevede l’istituzione di organismi di sorveglianza riconosciuti dalla Commissione europea. Questi organismi sono enti privati che forniranno agli operatori UE i sistemi operativi di dovuta diligenza. Gli operatori potranno dunque sviluppare un proprio sistema o utilizzarne uno sviluppato da un organismo di sorveglianza.

(Fonte: Federforeste)

Energia, in Italia costa di più ma non per colpa delle rinnovabili

1867_energie_rinnovabiliSecondo i dati del dossier presentato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile nel corso del Convegno “I costi dell’energia in Italia”, organizzato in preparazione degli Stati Generali della Green Economy 2013, la “bolletta energetica”, pagata da famiglie e imprese in Italia, è del 18 per cento più alta rispetto alla media europea.

Le cause. L’allineamento dei prezzi dei prodotti energetici italiani (energia elettrica, gas e carburanti) a quelli medi europei vorrebbe dire risparmiare ogni anno 25 miliardi di euro. Le cause di questo divario vanno ricercate nel livello di tassazione più elevato, nella maggiore dipendenza dai combustibili fossili (tra le più alte in Europa) e in un mercato del gas e dell’elettricità che presenta prezzi molto più alti rispetto agli altri paesi europei. Il citato dossier si concentra molto sull’analisi comparativa dei prezzi dei prodotti energetici, arrivando a stimare una bolletta di gas, elettricità e carburanti, pagata dagli italiani nel 2012, pari ad oltre 160 miliardi di euro. Il dato, inoltre, risulta in crescita, a causa dell’ aumento dei prezzi petroliferi (+10 per cento rispetto all’ anno precedente, nonostante la contrazione dei consumi).

L’analisi evidenzia anche come le famiglie siano particolarmente penalizzate nei consumi di gas naturale, visto che pagano dal 24 al 35 per cento in più rispetto alla media europea (circa 300 euro/anno per famiglia). Le imprese, specie quelle medio-piccole, risentono maggiormente, invece, degli alti costi dell’ elettricità, dovendo fare i conti con un costo per kWh dal 30 per cento fino all’ 86 per cento più alto rispetto alla media europea. A questo si aggiunge che anche i prezzi di benzina e diesel, che rappresentano la voce principale di spesa della bolletta energetica, in Italia sono mediamente più alti rispetto al resto d’Europa.

Combustibili fossili. Come già anticipato, la prima causa dell’aumento dei prezzi energetici negli ultimi anni è l’alta dipendenza dell’Italia dai combustibili fossili (coprono l’82 per cento della domanda interna). Tra il 2000 e il 2012, infatti, i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 200 per cento (triplicati), quelli del carbone del 160 per cento e del gas sul mercato europeo di circa il 300 per cento. A parità di consumi e al netto dell’inflazione la fattura pagata dall’Italia per l’import dei fossili è passata, da metà degli anni ’90 a oggi, da 20 a 65 miliardi di euro. A ciò vanno aggiunti una serie di altri costi, più o meno evidenti, come ad esempio quello legato ai sussidi e agevolazioni che in Italia vengono assicurati al settore dei combustibili fossili, ma che, a differenza di quelli per le rinnovabili, non rientrano in bolletta e non contribuiscono a formare i prezzi dell’energia, pur venendo comunque pagati dai cittadini e dalle imprese italiane, attraverso la fiscalità generale. Risulta abbastanza inspiegabile il perché questi sussidi non vengono monitorati dal Governo, nonostante siano ingenti: secondo l’Ocse si tratta di 2,1 Mld€/anno su alcuni settore chiave, che salgono, secondo il Fondo Monetario Internazionale, a 5,3 Mld€/anno includendo altre voci tra cui alcune esternalità.

Incentivi rinnovabili. Proprio le cosiddette esternalità, inoltre, rappresentano un fattore di costo importante e non sempre nella giusta evidenza: non esistono dati ufficiali sull’argomento, ma uno studio condotto in Germania stima che l’inclusione dei costi esterni, a carico principalmente di nucleare e carbone, farebbe aumentare la bolletta energetica di 40 miliardi di euro (+40 per cento di aumento di costo per una famiglia tipo). E’ ovvio che anche gli incentivi assegnati alle rinnovabili incidono sui prezzi e sui costi dell’energia in Italia. Per quanto riguarda i costi diretti, gli incentivi delle rinnovabili elettriche (che in Italia rappresentano la fetta più grande) hanno raggiunto nel 2012 i 10 miliardi di euro (il 16-17 per cento della bolletta elettrica nazionale). Tuttavia, è interessante notare che questi hanno inciso sull’aumento del prezzo del kWh degli ultimi anni per il 33 per cento, rispetto al 57 per cento causato dall’aumento dei prezzi dei fossili. Inoltre, contrariamente a quanto avviene nel settore dei combustibili fossili, sul piano dei costi e dei benefici indiretti, il saldo economico delle fonti rinnovabili è senz’ altro positivo.

Tra i benefici da ascrivere alle rinnovabili c’è, infatti, la riduzione del prezzo medio orario dell’energia elettrica (a maggio si è quasi dimezzato tra il 2006 e il 2012), la creazione di ricchezza e occupazione nazionale (su 1000 euro spesi sulle rinnovabili ne rimangono in Italia 500-900, mentre su 1000 euro investiti sulla produzione elettrica da gas ne restano sul territorio nazionale 200, il resto va alle economie straniere) e i vantaggi in termini ambientali. Sotto quest’ultimo profilo vanno conteggiate le 70Mt di Co2 risparmiata ogni anno e un minore inquinamento atmosferico.

Formula generazione distribuita e filiera corta. Il dati contenuti nel dossier, in sostanza, confermano l’importanza strategica del tema dei costi dell’energia in un Paese come L’Italia. Si tratta, infatti, di costi probabilmente destinati a crescere e ad incidere sempre di più sulla nostra economia, ma, proprio per questo, sono necessarie analisi approfondite e non limitate all’incidenza dei prezzi dei prodotti energetici. Questo approccio dovrebbe essere in grado di portare alla luce, ad esempio, i vantaggi e le esternalità positive insite nella scelta di un modello energetico nazionale realmente improntato allo sviluppo delle rinnovabili secondo la formula della generazione distribuita e della filiera corta e in grado, soprattutto, di saper sempre conciliare gli investimenti energetici con la tutela dell’ambiente e del territorio.

(Fonte: Federforeste)

Estate 2013: con il caldo africano, arrivano anche le cavallette, allarme nel vicentino

cavalletta_2Sarà colpa delle vampate di calore che provenienti dall’Africa percorrono il nostro Paese o del riscaldamento globale che non fa mancare i suoi effetti sulla Penisola, ma in alcune aree dell´Italia è tornata l’ottava piaga biblica: le cavallette. E’ l’allarme lanciato Coldiretti nel segnalare che per il momento gravi problemi si registrano dal Vicentino, dove il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio sui Colli Berici, al Pesarese sulle colline del Montefeltro.

Sviluppo anomalo. “Le condizioni climatiche hanno favorito – sottolinea la Coldiretti – uno sviluppo anomalo di questi insetti che causano gravissimi danni alle campagne. Ad essere colpiti sono soprattutto gli ortaggi, ma anche l’erba medica e, in generale, i foraggi per gli animali mentre non sono risparmiate neanche le foglie di vite. In questi giorni di caldo umido le cavallette si sono moltiplicate a dismisura e sono affamate: con il loro micidiale apparato masticatore nel giro di pochi giorni sono in grado di divorare decine di ettari di coltivazioni. Per fermare l’invasione non è sufficiente intervenire con i normali strumenti colturali a disposizione delle aziende agricole ma – sostiene la Coldiretti – bisogna invece agire direttamente nei luoghi di diffusione e proliferazione. Le infestazioni di cavallette dipendono anche dall’abbandono delle zone collinari e montane con l´aumento degli incolti degradati, l’habitat ideale per la riproduzione delle cavallette, favorita da inverni miti e scarsamente piovosi”.

Prevenzione, da farsi in autunno. Per frenarne l’invasione – informa la Coldiretti – è importante la prevenzione nel periodo autunno-inverno praticando lavorazioni al terreno per la distruzione meccanica degli involucri nei quali sono contenute le uova che vengono deposte a una profondità di 5-6 centimetri e possono permanere nei terreni più soffici anche per quattro-cinque anni. Per combattere gli attacchi sono stati sperimentati– segnala la Coldiretti – anche metodi naturali con il ricorso a fagiani e faraone che sono ghiotti dei fastidiosi e famelici insetti. Tre o quattro faraone per un ettaro di terreno – sostiene la Coldiretti – sono sufficienti per formare un gruppo efficace per sconfiggere l’attacco delle cavallette, che devono però essere presenti in un limite minimo di 20 esemplari ed uno massimo di 100 per azienda. Nei mesi scorsi le cavallette – fa sapere la Coldiretti – hanno invaso dapprima l’Egitto e poi il Negev israeliano. In metà dell’isola del Madagascar la vegetazione è stata spazzata via. Le autorità locali hanno dichiarato lo stato di emergenza, ma secondo la Fao occorreranno più di 41 milioni di dollari per porre fine al flagello. Considerato che ci vogliono almeno tre anni per debellare un’infestazione – conclude la Coldiretti – è a rischio la prossima stagione produttiva del Paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione malgascia”.

(Fonte: Coldiretti)

Carbomark, il tesoretto della casa di legno

CarbomarkAbitare nel legno contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera e dal 2013, con la stipula dei primi due contratti in Italia di crediti di carbonio locali, generati dall’uso di legno strutturale, nell’ambito del mercato volontario Carbomark, l’assunto viene a tutti gli effetti certificato.

Gli accordi. Il primo contratto, firmato il 6-03-2013 a Sauris di Sopra (UD), piccola frazione in Friuli Venezia Giulia, è sottoscritto da Samuele Giacometti dell’impresa SaDiLegno e dai fratelli Petris dell’azienda Vivere nel Legno di Sauris (UD), produttori di case di legno. L’accordo in questione prevede la vendita di 10 t di CO2, delle 46 in totale, stoccate nella casa di legno (certificato PEFC) in cui vive la famiglia Giacometti a Prato Carnico (Val Pesarina – UD). L’importo, di 1.000 euro, è stato pagato dall’impresa Vivere nel Legno a parziale compensazione delle proprie emissioni. Il secondo contratto, firmato il 17-05-2013 a Udine in occasione della fiera EOS è sottoscritto sempre da Samuele Giacometti e la società fieristica Udine e Gorizia Fiere spa. L’accordo prevede la vendita di altre 20 t di CO2, appartenenti sempre alle 46 di cui sopra. L’importo, di 2.000 euro, è stato pagato dalla società Udine e Gorizia Fiere a parziale compensazione delle proprie emissioni.

Una casa pluripremiata. Occorre sottolineare che la casa di legno in oggetto è stata costruita seguendo il Metodo SaDiLegno che , il PEFC International, lo scorso anno a Rio de Janeiro durante i lavori di RIO+20, ha presentato come reale esempio di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. L’abitazione, oggetto di studi scientifici svolti in collaborazione con l’ENEA, è stata premiata nel 2010 con il CasaClima Award, la bandiera Verde di Legambiente e nel 2011 con il Best Practice PEFC. L’abitazione è anche il primo edificio residenziale, su scala mondiale, ad aver ricevuto il Certificato di Progetto PEFC. Oggi l’impresa SaDiLegno è impegnata in un progetto innovativo, co-finanziato dalla regione FVG, che ha l’obbiettivo di studiare, progettare e scrivere le procedure per la costituzione della prima rete d’impresa della filiera Foresta-legno in alta Carnia (UD) con l’obiettivo di produrre e proporre sul mercato prodotti legnosi innovativi a basso impatto ambientale utilizzando legname ed imprese locali e lasciando traccia del processo produttivo utilizzato.

(Fonte: Anarf)

Moria di mucche per botulino nel padovano. L’europarlamentare Zanoni: “L’Europa scopra eventuale collegamento con spargimento digestati residui prodotti da biogas”.

mucche in stallaL’europarlamentare veneto Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea sulla moria di 50 mucche per avvelenamento da botulino avvenuta lo scorso maggio a Trebaseleghe, in provincia di Padova.

L’interrogazione recita: “Quali iniziative intende intraprendere l’Europa per approfondire la possibile esistenza di un rapporto causa-effetto tra la presenza di impianti per la produzione di biogas e il botulismo nei bovini e per accertare la sicurezza biologica della pratica di spargimento dei digestati residui sui terreni? La Commissione europea indaghi al fine di accertare la sicurezza biologica della pratica di spargimento dei digestati residui sui terreni”.

Il fatto. Nel maggio 2013, a Trebaseleghe (PD) si è verificata una vera e propria moria di mucche a causa di avvelenamento da botulino. Il contagio ha coinvolto una cinquantina di animali e ha comportato il sequestro di un allevamento a opera dell’Azienda Sanitaria Locale, con un danno per l’azienda agricola di 100.000 euro. Le cause dell’infezione sono ancora sconosciute, ma secondo quanto emerso dalle indagini epidemiologiche svolte nell’immediatezza, la tossina potrebbe essere stata contenuta nel terreno presente nel fieno consumato dai bovini.

Episodi di moria di mucche occorsi anche in Germania. “Nel raggio di circa quattro chilometri rispetto all’allevamento dove si è assistito alla moria degli animali sono in funzione quattro centrali a biogas – ha dichiarato Zanoni -, tre delle quali site nel territorio di Trebaseleghe e una in quello di Piombino Dese (PD). Secondo le ricerche del professor Helge Boehnel, direttore per dieci anni dell’Istituto di biotecnologie tropicali dell’Università di Goettingen in Germania e massimo esperto di botulismo, negli ultimi anni in Germania si sono verificati circa mille casi di morti di bovini da botulismo in zone caratterizzate dal proliferare della presenza di centrali per la produzione di biogas. Bisogna porre massima attenzione a questo preoccupante fenomeno per evitare gravi conseguenze per la salute dei cittadini».

Il botulismo, malattia mortale anche per l’uomo, è legata al Clostridium botulinum, un batterio anaerobico che produce la neurotossina botulinica, la sostanza più tossica fino a oggi conosciuta. Il Clostridium botulinum può essere presente nel digestato di tali impianti, il materiale di scarto che viene sparso sui terreni a valle del processo produttivo del biogas.

(Fonte: www.andreazanoni.it)

Ambiente. Contro allagamenti bassa padovana, un progetto idraulico per la sicurezza di 5000 ettari

bonifica2“5000 ettari senza più allagamenti!”. Questo il messaggio lanciato dal presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, Antonio Salvan, in occasione dell’incontro per la presentazione dell’idea progettuale di un intervento per la deviazione delle portate di piena del fiume Fratta Gorzone nel fiume Adige in località Spazzolara, nel Comune di Castelbaldo.

Fiume Fratta, fragilità degli argini. Secondo i tecnici del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, l’ipotesi di realizzare un sistema idraulico che scolmi, all’occorrenza, le portate di piena del fiume Fratta Gorzone adducendole nel fiume Adige, è una possibile risposta ai periodici e ripetuti allagamenti che si registrano nei molteplici territori dei comuni di Merlara, Casale di Scodosia, Megliadino S. Vitale, Masi, Piacenza d’Adige, S. Margherita d’Adige, Vighizzolo d’Este, S. Urbano, Stanghella, Boara Pisani, Pozzonovo, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra (in Provincia di Padova), Cona e Cavarzere (in Provincia di Venezia). Si tratta di un’operazione che metterebbe al sicuro quasi tutta la zona della bassa padovana, ovvero 5000 ettari in cui si andrebbero ad evitare danni alle colture agricole ma anche ai fabbricati urbani e infrastrutture viarie.  “L’area meridionale del nostro comprensorio consortile – ha spiegato il Salvan – gravita idraulicamente sul fiume Fratta Gorzone, con scarico delle acque tramite i numerosi impianti idrovori in gestione. La situazione attuale, parla chiaro: il fiume Fratta, non può sopportare livelli idrometrici elevati a causa della fragilità dei suoi argini e così, sempre più di frequente nell’ultimo quinquennio, viene disposta dall’Autorità Regionale la sospensione dei funzionamenti delle pompe idrovore, causando quindi l’esondazione degli scoli e dei collettori consortili con l’allagamento conseguente dei territori.”

Nel progetto, utilizzate infrastrutture idrauliche in parte già esistenti. L’ipotesi progettuale presentata prevede di scaricare le portate di piena del Fratta, convogliandole nell’esistente scolo Fossetta e mediante nuovi sistemi di pompaggio riversarle nel Fiume Adige. Il sistema di diversione funzionerebbe 4 o 5 volte all’anno e limitatamente alle 36 e 48 ore necessarie statisticamente per superare lo stato di crisi del Fratta. “L’opera è fattibile dal punto di vista tecnico, anche perché – continua Salvan – utilizzerebbe infrastrutture idrauliche in parte già esistenti. Tuttavia, necessita di un’attenta valutazione sull’eventuale peggioramento della qualità delle acque del Fiume Adige, conseguente al ricevimento delle acque di piena del Fiume Fratta.” L’Adige è – infatti – il corso d’acqua per l’approvvigionamento irriguo dei Servizi Idrici Integrati posti a valle di Castelbaldo. Il Consorzio si è posto l’obiettivo di effettuare una campagna di analisi e comparazione sulla qualità delle acque, in collaborazione con l’ARPAV e i Servizi Idrici Integrati, come azione preliminare e propedeutica all’eventuale proseguo della fase progettuale dell’opera.

Perplessità sul potenziale inquinamento dell’Adige. Nel corso della riunione, a cui hanno partecipato numerosi Sindaci del territorio, il Consigliere Regionale Azzalin, il Presidente del Centro Veneto Servizi, rappresentanti di Legambiente e delle Associazione Agricole di Categoria, oltre all’Autorità di Bacino competente e al Genio Civile di Padova, sono state avanzate perplessità e preoccupazioni, proprio sull’eventuale impatto di potenziale inquinamento della acque del fiume Adige, pur ribadendo la necessità e l’urgenza di prevedere e realizzare opere o infrastrutture idrauliche in grado di evitare gli allagamenti del vasto territorio segnalato.  IlpPresidente del Consorzio ha assicurato di attivare un sistema di valutazione di tali aspetti coinvolgendo tutti i soggetti interessati, facendo peraltro presente che questa idea progettuale vuole essere un contributo concreto e uno stimolo per gli Organismi Regionali competenti, al fine di poter migliorare le condizioni di sicurezza idraulica del territorio così pesantemente colpito da allagamenti e ristagni d’acqua che ormai si ripetono anche tre o quattro volte nel corso di un anno.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

23-25 ottobre, all’High Summit Lecco 2013 si parla dell’impatto dei cambiamenti climatici sull’ambiente montano

High Summit Lecco 2013Si terrà a Lecco dal 23 al 25 ottobre prossimi, presso la nuova sede del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco, la conferenza scientifica internazionale High Summit Lecco 2013 dedicata ai cambiamenti climatici e al loro impatto sull’ambiente montano.

Otto sessioni. Alla conferenza parteciperanno scienziati provenienti da tutto il mondo e alcuni tra i massimi esperti di cambiamenti climatici appartenenti a enti e organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e l’International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD). La conferenza è strutturata in otto sessioni dedicate rispettivamente a: Clima, Ecosistemi montani, Criosfera, Acqua, Parchi Nazionali montani, Impatti ambientali e socioeconomici del cambiamento climatico, Meccanismo dei Carbon Credits, Strumenti di mercato per la politica ambientale. Due special focus dedicati alla Convenzione delle Alpi e al ruolo delle montagne nell’ambito di Expo 2015 introdurranno, durante la terza giornata, alla sessione conclusiva di condivisione di un documento di sintesi elaborato nel corso della conferenza, che verrà portato all’attenzione delle Nazioni Unite, durante il Cop19 di Varsavia (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici). La conferenza è organizzata dal Comitato EvK2CNR insieme al Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco, al CNR, e alla Camera di Commercio di Lecco ed è inserita nel calendario di iniziative di Lecco Città Alpina.  Per maggiori informazioni: www.highsummit.org

(Fonte: Università della Montagna)

Nasce in Trentino “Mountfor”, centro di studio per le foreste montane

Nasce-in-Trentino-Mountfor-un-centro-di-studio-per-le-foreste-montane_largeIl centro di ricerca per la conservazione e la valorizzazione della multifunzionalità delle foreste di montagna (‘Mountfor’ – Preserving and Enhancing the Multifunctionality of Mountain Forests) sta per iniziare la sua attività in Trentino, a San Michele all’Adige.

Gestione sostenibile delle foreste di montagna. Il centro, che è stato presentato lo scorso 19 luglio alla Giunta provinciale di Trento presso la sede di piazza Dante, nasce dall’intesa tra European Forest Institute, Fondazione Edmund Mach, Consiglio nazionale delle ricerche (Dipartimenti ‘Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente’ e ‘Scienze bio-agroalimentari’), Università di Bolzano, Trento, Tuscia, Molise e Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.  L’obiettivo del centro, che opera presso il Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, è fornire una base scientifica per la gestione sostenibile delle foreste di montagna e avviare strumenti pianificatori utili per i portatori di interessi dell’ambiente montano. “In particolare i ricercatori del centro si occuperanno di monitoraggio e ricerca sulle foreste montane – spiega Roberto Tognetti, coordinatore del centro e ricercatore della Fondazione Edmund Mach – sia per prevedere gli effetti del cambiamento globale sugli ecosistemi forestali, sia per favorire il trasferimento dei risultati per una gestione forestale sostenibile. Il Trentino è stato scelto in virtù della sua posizione strategica nell’arco alpino, ma il centro conta già su una rete di collaborazioni, che va dalla regione himalayana a quella andina e a quella scandinava, non trascurando però gli ambienti montani mediterranei”.

Mediazione tra esigenze economiche ed ecologiche. “Il 29% della superficie dell’UE 27 è coperto da montagne e le foreste coprono il 41% di tale territorio (EEA 2010). Gli ecosistemi montani possono continuare a fornire servizi fondamentali alla società e la gestione forestale è uno strumento di mediazione tra le esigenze economiche e le esigenze ecologiche della foresta, in continuo mutamento – aggiunge il ricercatore del Cnr Franco Miglietta. Essa deve tenere conto della continua evoluzione degli scenari ed adattarsi ad essi”.

(Fonte: IASMA)

Energie rinnovabili, mercoledì 24 luglio 2013 la Regione Veneto organizza a Rovigo l’incontro “Quale formazione per un futuro green”

Locandina_IncontroProvinciale_24072013Mercoledì 24 luglio 2013, dalle ore 16.00 alle 19.00, presso il Museo dei Grandi Fiumi (piazzale S. Bartolomeo 18) di Rovigo, l’assessorato regionale all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro organizza l’incontro “Quale formazione per un futuro green”, 2° incontro provinciale volto ad approfondire e condividere a livello settoriale  gli obiettivi e le priorità della Programmazione regionale 2014-2020.

Programma. 15.45 -16.00 Registrazione partecipanti. 16.00 -16.15 Apertura dell’incontro, benvenuto e presentazione obiettivi dell’incontro: sinergie tra sistema dell’istruzione e della formazione, Università, Ricerca e Mercato del lavoro, Servizi per l’occupazione e l’occupabilità dei cittadini, presentazione di Santo Romano – Commissario Straordinario per la Formazione, l’Istruzione ed il Lavoro. 16.15 – 16.30 Energia rinnovabile in Veneto: il contributo del Programma Operativo FEASR, Obiettivi e priorità della Programmazione in merito al settore dell’energia rinnovabile e della crescita ecosostenibile, presentazione di Riccardo De Gobbi – Direzione Agroambiente. 16.30 – 16.45 Il settore dell’energia rinnovabile in Veneto, Il sistema energetico regionale: fonti rinnovabili e uso razionale dell’energia, presentazione della Direzione Unità Progetto Energia. 16.45 – 17.00 Il settore dell’energia rinnovabile a livello provinciale e regionale: trend produttivi e dati occupazionali, Connotazione del settore legato al mondo delle energie rinnovabili e della crescita ecosostenibile: alcuni dati sui trend economici e produttivi del settore, alcuni dati sulle eccellenze del settore, alcuni dati sui trend occupazionali, intervento di Vittorio Miori – direttore laboratorio di domotica CNR Pisa che (relazionerà sul contributo della domotica sul risparmio energetico), Livio Zarantonello – Coordinatore Gruppo Tecnologico e dell’Innovazione di ANCE Veneto, Angelo Zanellato – Presidente CONSVIPO. 17.00 – 17.30 L’offerta di istruzione e formazione nel settore della “green energy”, panoramica sull’offerta di istruzione professionale e di istruzione sui temi del convegno nella specificità del Polesine, presentazione di un caso di eccellenza nella creazione di sinergia tra scuola/FP e mercato del lavoro, intervento di Elisabetta Emiliani CIFIR Rovigo, Elena Papa – Dirigente ITS De Amicis – Rovigo, Dirigente IVL – Confartigianato, Andrea Mosca Toba – Vice Presidente Scuola Edile Rovigo. 17.30 – 18.20  Education e “green energy”: quali sinergie, opportunità e bisogni. La realtà del Veneto e del Polesine e le opportunità per il futuro: i punti di forza e le criticità, i fabbisogni per il futuro (occupazionali, formativi, sistemici), T. R. con Raffaele Peretto – Presidente CPSSAE, Augusto Pivanti – Resp. Formazione Coldiretti Veneto, Delegato Ufficio Scolastico Territoriale Prov. Rovigo 18.20 -18.30 Dibattito, interventi dalla platea, sintesi della tavola rotonda, coordina Giorgio Bido – direttore Accademia Artigianato Este. 18.30 -18.45 Conclusioni. Il settore dell’energia “green”, l’education e il lavoro: orientamenti regionali alla luce della nuova Programmazione 2014-2020, intervento di Elena Donazzan – assessore all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro Regione Veneto. Maggiori informazioni: www.venetoformatori.it oppure 041-2795135.

(Fonte: Regione Veneto/Accademia Artigianato Este)