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Sinergia Italia-Slovenia su lavoro, tutela e valorizzazione della biodiversità e delle zone umide

Adriawet2000E’ nato il sito www.adriawet2000.eu/it che dà informazioni sul progetto comunitario Interreg Italia-Slovenia, ADRIAWET 2000.

Gli obiettivi. L’obiettivo è la tutela della biodiversità delle zone umide dell’Adriatico facenti parte della Rete europea Natura 2000, ovvero sviluppare un sistema di gestione integrata dei territori coinvolti tra i due paesi. Tutto ciò con il fine di rendere, quanto in oggetto, un elemento di attrattività e crescita sostenibile. Altro obiettivo è quello di definire modelli di cooperazione locale in grado di produrre risultati concreti in termini occupazionali. Come? Progettando contenuti e azioni comuni a favore dell’educazione ambientale, della sensibilizzazione e dell’animazione culturale.

Partner e aree protette interessate. I partner sono il Comune di Staranzano (Gorizia), DOPPS Slovenia, il Consorzio Sociale “Il Mosaico” e Veneto Agricoltura. Il sito web fornisce informazioni sulle azioni e sulle aree protette coinvolte, che sono: la Riserva naturale Foce dell’Isonzo, la Riserva Valstagnon (Capodistria), per i partners. Per Veneto Agricoltura: la Riserva Naturale Integrale “Bosco Nordio” (Chioggia,Ve), la Zona di Protezione Speciale di “ValleVecchia” (Caorle, Ve) e l’Oasi di Ca’ Mello–Bosco della Donzella (Rosolina, Ro).  Nelle aree di Veneto Agricoltura sono previste attività di monitoraggio faunistico, che verranno condotte sperimentando, assieme agli altri partner, le metodiche necessarie e condividendo i risultati attraverso una piattaforma informatica comune di gestione e di diffusione dei risultati; queste attività sono iniziate da pochi mesi ed i primi risultati verranno presto resi noti. Inoltre sono già state attivate attività di educazione ambientale nell’ambito di un Programma Didattico comune a tutte le aree coinvolte nel progetto, e avviate le attività di analisi economica finalizzate alla valorizzazione delle risorse naturali presenti nelle aree gestite dall’Azienda regionale.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Arzerello di Piove di Sacco (PD), storie di uomini controcorrente all’incontro di inizio estate ARGAV-Wigwam

Platea

28 giugno 2013, incontro ARGAV-Wigwam, gremita platea di soci ARGAV e ospiti Wigwam

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Roberto Padoan, capitano e subacqueo professionista, Luciano Sanavia e Gianni Sandon, animatori del territorio padovano, Pier Antonio Sgambaro, presidente Jolly Sgambaro, pastificio trevigiano: ad accomunare le diverse storie di scienza, ambiente e alimentazione narrate dagli ospiti all’incontro ARGAV- Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), svoltosi venerdì 28 giugno scorso, è il desiderio di battersi contro le convenzioni del pensiero unico.

Stelluto e Padoan

28 giugno 2013, incontro ARGAV-Wigwam, Fabrizio Stelluto e Roberto Padoan

Gel resina Padoan

28 giugno 2013. incontro ARGAV-Wigwam, la resina-gel brevettata da Roberto Padoan

Scienza. Una resina-gel in grado di salvaguardare opere d’arte e Natura. “Nella mia vita, come i salmoni, ho nuotato sempre controcorrente”. A dirlo è Roberto Padoan, veneziano, trent’anni di lavori subacquei alle spalle e il pallino per la ricerca. Al nostro incontro è intervenuto per parlare di un suo brevetto internazionale che presenta interessanti applicazioni nel campo della tutela ambientale ed artistica. Si tratta di una resina-gel, più resistente e malleabile del calcestruzzo e del cemento, che si solidifica a contatto con l’acqua e che, cambiando i volumi – da liquidi a solidi – sempre però a parità di peso, può essere impiegata per consolidare cavità formatesi nel tempo in manufatti presenti in ambito marino (vedi palafitte degli edifici veneziani danneggiate dal moto ondoso e dalle teredini, molluschi che “mangiano” il legno dei pali), in ambienti fluviali (vedi argini dei fiumi indeboliti dalle tane delle nutrie) e per sanare problematiche legate alle falde acquifere (vedi fondamenta della celebre Cappella degli Scrovegni di Padova). Proprio nell’importante sito culturale padovano, noto in tutto il mondo per gli affreschi di Giotto, la resina-gel di Padoan dovrebbe essere presto applicata per deviare la falda acquifera che, secondo alcuni studiosi, sta minando l’integrità della Cappella. Trattandosi di un capolavoro della pittura del Trecento, è d’obbligo la massima cautela, anche perché è in atto un dibattito tra studiosi sull’opportunità o meno di intervenire. In ogni caso, prima di procedere, Padoan effettuerà una tomografia delle fondamenta della Cappella, una specie di TAC da lui preferita di gran lunga ai carotaggi come metodo d’indagine, in quanto viene evidenziato con esattezza il problema e consente di intervenire in modo chirurgico. Se poi Padoan diventerà, grazie alla sua tenacia e intelligenza, celebre nel mondo per aver “salvato” dalle acque l’arte di Giotto a Padova, spetterà solo ai posteri dirlo.

Stelluto Sanavia Sandon

28 giugno 2013, incontro ARGAV-Wigwam, da sx Luciano Sanavia, Fabrizio Stelluto e Gianni Sandon

Ambiente. Anello ciclabile dei Colli Euganei ed Ecomuseo della Saccisica. Altri ospiti…altra corsa, seppur “lenta”! E’ proprio il caso di dirlo nel parlare di Gianni Sandon, storico presidente del Comitato Difesa Colli Euganei, intervenuto nella serata ARGAV- Wigwam per presentare l’anello ciclabile Euganeo da poco inaugurato. Si tratta di un circuito di 64 km che si snoda all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, lungo la rete idrografica, dunque lungo gli argini di storici corsi d’acqua, e che presenta itinerari scorrevoli e pianeggianti, adatti ai cicloturisti (chi non fosse dotato del mezzo, può noleggiarlo in loco), da fare anche in 2/3 giorni in modo da apprezzare pienamente i beni storici, artistici e ambientali presenti nonché le prelibatezze enogastronomiche offerte dal territorio. “Il progetto della ciclabile risale a 20 anni fa ma si è potuto realizzare compiutamente solo oggi”, ha ricordato con un certo rammarico Sandon, sottolineando il valore culturale e turistico del circuito ed i possibili interessanti risvolti economici derivanti da un’iniziativa tesa a valorizzare l’intero gruppo collinare Euganeo ma collegabile anche ad altri circuiti ciclabili e realtà culturali del padovano. Come ad esempio, il progetto Ecomuseo della Saccisica, presentato ai soci ARGAV da Luciano Sanavia. già sindaco di Piove di Sacco, autore di testi di storia locale. “Parlare di Ecomuseo significa parlare di aspetti culturali e storici che uniscono territorio, ambiente e persone”, ha spiegato Sanavia. “Nel caso della Saccisica – ha aggiunto Sanavia – l’area interessata va ben oltre i comuni del padovano (Piove di Sacco, Arzegrande, Bovolenta, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Polverara, Pontelongo e S. Angelo), comprendendo anche zone del veneziano come Cona-Cavarzere e Strà. Con il progetto dell’Ecomuseo l’intento è di far incontrare tra loro realtà territoriali che, nonostante la vicinanza, ancora non si conoscono e di favorire, attraverso pubblicazioni a carattere storico-culturale, il recupero di opere d’arte della Saccisica”.

Sgambaro Stelluto De Agostini

28 giugno 2013, incontro ARGAV-Wigwam, da sx Pier Antonio Sgambaro, Fabrizio Stelluto, responsabile commerciale Mancini Nadia srl e Marco De Agostini

Martinello Basile Stelluto e

28 giugno 2013, incontro ARGAV-Wigwam, da sx Luigi Rosolia e Fabrizio Stelluto

Alimentare. Pesce, pasta, ceci e tigelle. Tra gli ospiti della serata, anche Marco De Agostini, presidente di Mancini Nadia srl, azienda con sede nel Delta del Po Veneto. Attiva da trent’anni, l’impresa è specializzata nella lavorazione e nella trasformazione dei prodotti ittici e nella produzione di pesce marinato, che vende con successo (12 milioni di euro di fatturato, 60 dipendenti) sia con marchio proprio sia con linee specifiche per la Gdo in Italia, Europa, Canada, Stati Uniti e Russia. Vista la quantità di prodotto commercializzato, solo una piccola parte del pescato proviene dal Delta, il resto arriva surgelato dall’estero, da Paesi come Argentina, Kenia e Sudest Asiatico. Il ruolo di antesignani in italia in fatto di sostenibilità aziendale per la produzione di pasta 100% grano duro italiano, iniziata una decina d’anni fa e, più di recente, per la produzione di pasta a km zero,  spetta di diritto a Pier Antonio Sgambaro, presidente di Jolly Sgambaro di Castello di Godego (TV). L’azienda, che ha 60 anni di storia alle spalle ed è tutt’oggi a conduzione familiare, “gode già di una bassa impronta ambientale in fatto di produzione di CO2 – ha spiegato Sgambaro – ma si appresta a migliorare ancora la propria attitudine “green” grazie a investimenti volontari di foreste n Veneto, finalizzati alla compensazione di ulteriori emissioni di CO2″. A parlare della qualità dei prodotti “Jolly Sgambaro”, a fine incontro c’è stato un “panel test pastaiolo” a cura del nostro anfitrione Efrem Tassinato, giornalista chef, consigliere UNAGA, presidente nazionale Wigwam. Insieme ad Antonio Rosolia, titolare del ristorante “La Taverna” di Wigwam Comunità degli Alburni, Efrem ha proposto pasta Sgambaro a km zero (quella in confezione gialla) e ceci di Cicerale (un cece dalle piccole dimensioni e dal gusto intenso che si coltiva nel territorio del comune di Cicerale), zuppa di ceci, sempre di Cicerale, insieme a deliziose friselle, vino e formaggi e all’olio di montagna dell’azienda di Luigi Rosolia, che avevamo già incontrato a inizio anno, sempre al Wigwam.

Ambiente. 2000 insetti alpini di Fabio Osti donati alla Fondazione Mach

I-2000-insetti-alpini-di-Fabio-Osti-donati-alla-Fondazione-Mach_largeUna preziosa collezione entomologica composta da oltre 2000 insetti provenienti per lo più dalle Alpi è stata donata alla Fondazione Edmund Mach dalla famiglia di Fabio Osti, noto naturalista trentino nonché ex allievo di San Michele, scomparso tre anni fa.

La collezione. Custodita in due armadi nell’atrio del Centro istruzione e formazione, la collezione è composta da diverse specie di lepidotteri, coleotteri, rincoti, ortotteri, ma anche diverse specie di ragni meticolosamente conservati, rappresenta uno strumento didattico e scientifico molto importante per gli studenti di San Michele soprattutto per quanto riguarda gli studi morfologici e la classificazione degli insetti. Nato a Spormaggiore il 19 dicembre 1948 Fabio Osti è emigrato in gioventù con la famiglia in Argentina. Una volta rientrato, ha frequentato l’Istituto Agrario di San Michele, diplomandosi come perito enologo nel 1971. In seguito ha lavorato nei laboratori di analisi dell’Istituto Agrario e successivamente all’ufficio Parchi della Provincia di Trento. Numerose e qualificate sono state le sue ricerche sull’orso bruno in Trentino. In questo ambito, Osti ha collaborato con diversi studiosi del settore, scrivendo anche decine di articoli.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

Anbi, risorse idriche: Italia, paese sempre a rischio

bonifica2Se quest’anno, di fronte al caldo che finalmente pare arrivare, l’Italia non dovrà fare i conti con la siccità, il merito va ascritto solo alle cospicue precipitazioni dei mesi scorsi, abbondantemente sopra le medie del periodo. A sottolinearlo è l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) nel rendere noti i dati sui volumi d’acqua presenti nei maggiori invasi di competenza dei Consorzi, cui si accompagnano i confortanti livelli idrometrici, registrati nei grandi laghi settentrionali.

Necessari invasi collinari e di pianura. “Nonostante le nostre ripetute e preoccupate richieste, la dotazione infrastrutturale di invasi in Italia non è sostanzialmente cambiata – commenta Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I. – e così si riesce ad utilizzare solo il 15% delle acque piovane, che bagnano l nostro territorio. Una ricerca (fonte: Kinsey & Company) ha valutato in 140 litri la riserva idrica di ciascun italiano che, mediamente, già ne consuma circa 180 litri al giorno; ma ciò, che sconcerta maggiormente è il paragone con altri Paesi: la riserva idrica pro-capite in Australia è valutata in 3.300 litri e negli Stati Uniti in 2.200 litri; in Spagna, Paese del Mediterraneo climaticamente simile all’Italia, tale riserva è quantificata in 1.100 litri a testa. Tali dati confermano non solo il deficit idrico, che è testimoniato dal generalizzato abbassamento delle falde registrato nel Paese, ma la persistente fragilità del nostro ecosistema, cui solo un Piano Nazionale degli Invasi può dare risposta, evitando il ripetersi di crisi idriche con gravi ripercussioni sull’economia agricola, ma non solo e complessivamente sull’ambiente; la nostra proposta – conclude Gargano – oltre all’estendersi d’uso del sistema “esperto” Irriframe per l’ottimizzazione dell’irrigazione, prevede invasi collinari e di pianura, capaci di immagazzinare le acque piovane per utilizzarle nei momenti di necessità, riducendo al contempo il rischio di alluvioni.” La tutela e gestione delle risorse idriche sarà uno dei temi al centro dell’Assemblea A.N.B.I. in calendario a Roma, Giovedì 11 Luglio p.v., nel Centro Congressi dell’Hotel Parco dei Principi.

(Fonte: ANBI)

Ca’ Mello (RO), un parco per tutti all’insegna della biodiversità

ca mello aereaUn parco a disposizione di tutti, adatto a chi cerca in queste giornate estive un po’ di tranquillità e tanto silenzio, fuori dal caos della città e in grado di offrire una serie di servizi all’insegna della natura, della cultura, delle tradizioni e della gastronomia locale. Un sogno? Assolutamente no, anzi. Tutto questo è l’Oasi di Ca’ Mello sul Delta del Po, l’importante area naturalistica gestita da Veneto Agricoltura, presso il cui Centro visitatori (in via Belvedere 4), mercoledì 3 luglio alle ore 10,00, si terrà la presentazione del progetto “Un parco per tutti”.

Biodiversità, volano per l’economia sociale e sostenibile del territorio. L’iniziativa, nata dalla Cooperativa Sociale “Oasi”, vede l’adesione di Veneto Agricoltura che, nell’ambito del Progetto ADRIAWET 2000 finanziato dal Programma europeo Intereg Italia-Slovenia, punta non solo a far conoscere un territorio unico nel suo genere, ma soprattutto a dimostrare che la biodiversità ambientale può rappresentare un volano per l’economia sociale e sostenibile del territorio. Allo scopo, nell’ambito del progetto “Un parco per tutti”, Veneto Agricoltura ha appoggiato la nascita della Società Cooperativa Sociale “Oasi”, una nuova realtà che si propone quale soggetto attivo nella gestione di servizi nella straordinaria area del Delta del Po. Nello specifico, la collaborazione sorta tra Veneto Agricoltura e la Cooperativa Sociale “Oasi” prevede l’inserimento di due unità lavorative per la fornitura di informazioni presso il Centro visitatori di Ca’ Mello. Lo start-up dell’iniziativa, in programma mercoledì prossimo, vedrà tra gli altri la partecipazione del Presidente di “Oasi”, Mauro Girello, che illustrerà nei dettagli il progetto “Un parco per tutti”.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Riciclo e sviluppo sostenibile: dite la vostra!

Tracciabilità rifiutiCittadini, imprese, ONG, amministrazioni, dite la vostra!  La Direzione Generale Ambiente della Commissione europea ha lanciato, il 6 giugno scorso, una consultazione pubblica per elaborare una revisione della politica europea di gestione dei rifiuti. Lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti rappresentano, infatti, una sfida importante per gli Stati membri dell’Unione europea, che producono ogni anno più di 2.600 milioni di tonnellate di materiale di scarto.

E’ possibile partecipare al sondaggio entro il 10 settembre. Nell’ottica di sviluppo sostenibile proposta dalla strategia Europa 2020, l’attuale normativa europea prevede che il 50% dei rifiuti urbani e domestici e il 70% dei rifiuti da costruzioni vengano riciclati o riutilizzati. Il miglioramento della gestione dei rifiuti è un obiettivo importante, a livello ambientale, ma anche a livello economico; lo dimostra l’esempio di alcuni Stati membri come la Finlandia, che grazie a dei moderni inceneritori utilizzano i materiali di scarto per produrre riscaldamento.  Per questo la Commissione vuole raccogliere il parere dei cittadini e degli attori economici e sociali europei per migliorare la legislazione esistente e formulare nuove proposte di riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti. Il processo di consultazione pubblica serve alla Commissione proprio per raccogliere idee e opinioni durante l’elaborazione delle politiche dell’UE. Tutti gli attori interessati possono dire la loro entro il 10 settembre 2013 direttamente tramite il sito della Commissione europea. Sempre su questo sito sono disponibili maggiori informazioni su come partecipare. Chiedere il parere dei cittadini e degli attori interessati è ormai una pratica frequente della Commissione. Un esempio recente di questa procedura è il Libro Verde del 2013 sulla strategia europea per il trattamento dei rifiuti di plastica, il cui obiettivo è quello di avviare una riflessione collettiva sulle possibili soluzioni per lo smaltimento dei rifiuti di plastica nel rispetto dell’ambiente. Il Libro Verde contribuirà al riesame generale della normativa sui rifiuti, che verrà effettuato nel 2014.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Con Grow the Planet, i consigli per coltivare il proprio orto si condividono in rete

Immagine 2Lo scorso 17 maggio i soci ARGAV sono stati in visita ad H-FARM di Roncade (TV), incubatore privato di start up affermatosi nel mondo. Nell’occasione, i soci hanno conosciuto “Grow the Planet”,  progetto nato in H-FARM nell’estate del 2011 con l’obiettivo di diventare la community di riferimento per la coltivazione del proprio orto, dalla semina alla raccolta, dallo scambio al piatto, attraverso un’esperienza facile, divertente e social.

Basta iscriversi alla community online, dove ogni appassionato potrà condividere idee, conoscenze e trovare consigli su come far crescere gli ortaggi nel giardino o semplicemente sul balcone di casa. E nella vita reale gli utenti possono incontrarsi e scambiarsi attrezzi e prodotti a km0 raccolti direttamente dal proprio orto. Un riscontro immediato e reale, che fa di quest’idea una buona pratica della coltivazione e dell’interazione fra appassionati. Grow the Planet rappresenta un nuovo canale per sensibilizzare verso comportamenti ecocompatibili e per stimolare gli utenti ad assumere stili di vita rispettosi dell’ambiente.

Grow the Planet fa da “tutor” per coltivare l’orto sul balcone.Tra i progetti intrapresi di recente da Grow the Planet, figura l’introduzione nella grande distribuzione (impermercati Auchan) di “Profumi & Sapori, primo kit bio e 100% sostenibile”, ideato insieme a WWF Italia, per coltivare sul balcone con supporto 2.0 nel rispetto dei valori della sostenibilità, della biodiversità e con la massima attenzione nei confronti dell’ambiente e del pianeta. Il kit contiene tre vasi e un sottovaso VIPOT in lolla di riso – naturale e biodegradabile – tre dischi di terriccio PRATIKO compresso in fibra di cocco – sviluppati ad hoc per singole colture – e tre confezioni di semi biologici: erba cipollina, prezzemolo e basilico. La lolla di riso e la fibra di cocco rappresentano delle soluzioni sostenibili, innovative e alternative ai materiali tradizionali comunemente utilizzati, nascono infatti dalle materie prime naturali di scarto. C’è inoltre la possibilità di registrare il kit online tramite un codice. Grow The Planet fornirà poi tutte le informazioni per coltivare le piante in maniera semplice e accurata, dalla semina alla raccolta, dispensando consigli, suggerimenti e ricette.

(Fonte: Grow the Planet)

5 luglio 2013, al Vega di Venezia il workshop “L’industria agroalimentare incontra l’impronta idrica”. ARGAV media partner dell’evento.

locandina workshop WFP_defSi terrà il prossimo 5 luglio, nella cornice del Parco Scientifico Vega di Marghera-Venezia, presso la sala conferenze Porta dell’Innovazione, il workshop “L’industria Agroalimentare incontra l’impronta idrica“. Un evento importante, di cui ARGAV è media partner, che intende mettere a confronto gli operatori economici del settore agroalimentare e i massimi esperti mondiali sul tema delle risorse idriche.

Interverrà in collegamento da Londra il prof. Tony Allan, padre del Water Footprint (impronta idrica): un indicatore che misura consumo diretto, sfruttamento indiretto e inquinamento delle acque. L’incontro, supportato da Envirobytes e Depuracque, è stato organizzato dal Dipartimento di Green Marketing di AISM (dott.ssa Antonia Santopietro) e dal Consorzio Venezia Ricerche (dott.ssa Petra Scanferla). Questi due attori collaborano per promuovere elementi di innovazione nel settore della gestione ambientale sostenibile, da una parte il Dipartimento Green Marketing di AISM che promuove attività ed iniziative a supporto di un nuovo modello manageriale che consenta una crescita d’impresa più rispettosa dell’ambiente, dall’altra il Consorzio Venezia Ricerche, partner del Water Footprint Network, che si occupa invece di ricerca applicata e trasferimento tecnologico con elevate competenze nell’ambito della gestione della risorsa idrica e di innovativi sistemi di depurazione.

Il mondo scientifico incontro il mondo imprenditoriale. Le due realtà hanno organizzato questo evento per mettere a contatto mondo scientifico e mondo imprenditoriale, consentendo così uno scambio di idee e progettualità su un tema di stringente attualità. Le risorse idriche, un bene comune fondamentale, sono messe a rischio non soltanto dal consumo diretto, ma ancor più dall’alterazione dell’acqua utilizzata nei processi legati all’industria e all’agricoltura e dall’uso così detto indiretto che risulta di gran lunga superiore a quello diretto. Il primo ad occuparsi di tali aspetti è stato il professore Allan del King’s College London che ha introdotto nel 1993 il concetto dell’acqua virtuale ovvero della misura della quantità d’acqua che viene realmente consumata nell’ambito della produzione e commercializzazione di alimenti e beni di consumo sulla base del loro intero ciclo di vita. Da tale concetto si è sviluppato successivamente un innovativo indicatore del calcolo dell’acqua virtuale ovvero la WATER FOOTPRINT (impronta idrica), che può applicarsi non solo a singoli prodotti, ma a interi processi produttivi, fino ad arrivare all’impatto di una comunità o di una nazione. Essa si propone come strumento per quantificare l’appropriazione di acqua dolce da parte dell’uomo e valutare i possibili impatti legati al suo utilizzo nella produzione di prodotti di consumo.

Relatori. In particolare, è proprio la crescente domanda di cibo e la necessità di un’agricoltura sempre più intensiva a provocare il 70% dei prelievi totali di acqua dolce superficiale e sotterranea, prelievi che portano l’impronta idrica dell’agricoltura ad incidere pesantemente rispetto a quelli determinati dall’industria e dal consumo diretto dei cittadini. L’industria alimentare e la disponibilità di questa risorsa sono dunque profondamente legate.  L’incontro verrà aperto dai saluti di Franco Giacomazzi – presidente di AISM – e di Dario Bovo, direttore del Consorzio Venezia Ricerche. Numerosi i nomi di spicco fra i relatori presenti al workshop: fra gli altri, Francesca Greco e Marta Antonelli, autrici del libro “L’Acqua che mangiamo”; Philippe Pypaert, dell’UNESCO; il presidente di Civiltà d’Acqua e assessore al Comune di Venezia Pier Franceso Ghetti. Interverranno anche esponenti del mondo imprenditoriale, come Barilla e Brazzale.

Il workshop, aperto al pubblico, approfondirà il tema del calcolo dell’impronta idrica per l’industria alimentare italiana e la necessità di adottare un approccio condiviso che consenta di gestire in modo più sostenibile questa risorsa così preziosa. Sono sempre di più, infatti, le grandi aziende italiane ad adottare criteri di sostenibilità e di responsabilità sociale di impresa; in questo contesto, il workshop intende promuovere una più ampia diffusione dell’impronta idrica fra le imprese che operano nel nostro Paese. Riportare la Water Footprint di un prodotto o un servizio, infatti, rappresenta un chiaro segnale della volontà di utilizzare al meglio questa risorsa, ottimizzando i processi in tutte le fasi della produzione e della commercializzazione degli alimenti. L’uso dell’impronta idrica rappresenta quindi sia un incentivo a un comportamento aziendale più sostenibile, sia un elemento strategico da utilizzare in una strategia comunicativa green oriented, capace di influenzare positivamente la reputazione di un prodotto o servizio. La partecipazione al workshop è gratutia previa iscrizione al sito, numero di posti limitato. Per informazioni contattare la segreteria AISM a info@aism.org tel 02-863293.

(Fonte: Consorzio Venezia Ricerche)

Ambiente, Lavoro e Solidarietà. Che fine fanno vestiti, borse, scarpe e accessori riposti nei cassonetti gialli con il logo Caritas?

Nuova scritta cassonetto CaritasChefinefanno.it è il nuovo sito realizzato da Caritas Padova per dare trasparenza e informazione sulla gestione di abiti, borse, scarpe, accessori riposti nei cassonetti gialli che portano il logo Caritas e che d’ora in poi avranno anche un adesivo che identificherà il nuovo progetto con la scritta «Questo servizio sostiene i progetti Caritas diocesana».

Accordo con cooperative sociali, comuni e società. Da quest¹anno e con questo progetto cambia la trafila, i soggetti titolari della raccolta di questi materiali e del loro riutilizzo o smaltimento. Caritas Padova è divenuta partner di un gruppo di cooperative sociali ­ Città solare, Il Grillo, Cooperativa Ferracina, Montericco e Cooperativa Sociale insieme ­ che, attraverso accordi con alcuni comuni e con le società Etra, Acegas-Aps, Veritas, PadovaTre, gestiscono la raccolta degli indumenti nel territorio della Diocesi di Padova, che tocca cinque province venete. Al termine del processo di recupero e smaltimento le cooperative sociali destinano una parte degli utili derivanti dallo smaltimento o vendita (il 7 %) per la realizzazione di alcuni progetti di Caritas Padova. Da qui i tre valori generativi dell¹intero progetto, fondamentali per Caritas Padova e per il suo impegno su questo fronte: Ambiente, Lavoro, Solidarietà.

Cassonetto CaritasAmbiente in quanto la raccolta differenziata di questi materiali contribuisce alla riduzione di emissione di CO2 in atmosfera e di consumo di acqua. Lavoro in quanto attraverso questo nuovo processo di smaltimento si dà lavoro a cooperative sociali e quindi opportunità a persone che hanno situazione di fragilità sociale. Solidarietà in quanto una parte dei proventi del recupero è destinata a Caritas Padova che la utilizza per finanziare direttamente il Fondo Straordinario di Solidarietà, progetto che sostiene opportunità occupazionali per chi è disoccupato e senza nessun ammortizzatore sociale. Con l’avvio di chefinefanno.it s’intende dare trasparenza e ragione di un progetto, di uno stile e di una cultura del riutilizzo solidale di abiti e accessori vari.

Materiale conferito nei cassonetti Caritas, un gesto che coinvolge vari attori. Chefinefanno è un sito ma è anche un’affermazione per spiegare che il materiale conferito nei cassonetti gialli Caritas ­ considerato rifiuto secondo la normativa ambientale (D.Lgs. 152/06 e s.m.i.) ­ non viene dato direttamente a persone nel bisogno (questa modalità prevede altri canali), bensì innesca un processo che vede coinvolti vari attori: le amministrazioni comunali del territorio in cui insistono i contenitori; le aziende municipalizzate o società deputate allo smaltimento rifiuti e le cooperative sociali che gestiscono i servizi di raccolta e recupero dei rifiuti tramite accordi con le società o direttamente con i Comuni. Il processo del progetto chefinefanno prevede tre passaggi: 1) gli indumenti usati vengono conferiti nei cassonetti gialli con la scritta “Questo servizio sostiene i progetti di Caritas Padova”;  2) gli indumenti vengono prelevati dai cassonetti e portati nei centri di stoccaggio delle cooperative coinvolte;  3) gli indumenti vengono smaltiti o venduti a società che operano nel settore e selezionati in appositi impianti autorizzati. Complessivamente si stima che il 68% degli indumenti viene destinato al riutilizzo; il 25% è sottoposto al riciclaggio delle materie prime e il 7% smaltito perché non più utilizzabile.  Sul sito di chefinefanno attualmente è presente la rete delle cooperative operanti nel territorio, i collegamenti con i siti delle cooperative sociali deputate allo smaltimento e man mano che il progetto proseguirà saranno rendicontati i progetti sostenuti con gli utili destinati a Caritas Padova.

(Fonte: Diocesi di Padova)

In Polesine e a Chioggia (VE), installate bat-box per accogliere i pipistrelli

Bat box Coldiretti Rovigo WWF

Esempio di Bat Box installata nel Polesine nell’ambito del progetto Coldiretti Rovigo WWF

E’ stato lanciato lo scorso 14 maggio dall’azienda agricola Corte Benetti, a Rovigo-Buso, il primo progetto veneto di osservazione e ricerca scientifica sui pipistrelli di ampiezza provinciale, organizzato grazie alla collaborazione di Coldiretti Rovigo e del Wwf. Gli imprenditori agricoli si sono offerti di ospitare nelle proprie aziende un numero variabile di bat-box, le speciali casette di legno per la riproduzione e l’alloggio dei chirotteri. L’osservazione della colonizzazione delle bat-box permetterà agli studiosi di verificare l’utilità delle casette e di analizzare le specie presenti in Polesine, valutandone anche i comportamenti.

Duemila zanzare al giorno nella dieta del pipistrello. “Sono orgoglioso di poter sostenere con convinzione questo progetto – ha dichiarato Fabio Benetti, giovane titolare dell’azienda ospite – perché tutti gli animali hanno un ruolo importante nella vita degli uomini e ne sono parte integrante. Fra l’altro, il pipistrello è grande divoratore di zanzare (ne può mangiare duemila al giorno) e, quindi, contribuisce alla biodiversità del nostro territorio”. Corte Benetti, dove pascolano cinque splendidi cavalli, istallerà una decina di bat-box e diventerà un micro osservatorio comportamentale per pipistrelli.  Mauro Giuriolo, presidente di Coldiretti Rovigo, ha ventilato gli sviluppi del progetto: “Son certo che le nostre aziende di Campagna amica saranno anche amiche dei pipistrelli e sapranno far conoscere ed apprezzare questo piccolo mammifero alle scolaresche, ai gruppi, con serate o attività didattiche. E, comunque, non ci limiteremo ad istallare le bat-box, ma continueremo a monitorare il progetto e a valorizzare la presenza del pipistrello”.

Individuate altre specie. Il presidente del Wwf Rovigo, Eddi Boschetti, ha descritto come si svolgerà il progetto: “Stiamo svolgendo questa ricerca da circa sei anni – ha detto. – Prima di allora sapevamo che in Polesine c’erano tre specie di pipistrelli: l’Albolimbato, il pipistrello di Savi ed il Serotino. Sono le più diffuse e quelle che probabilmente colonizzeranno le nostre bat-box. Proseguendo con le ricerche abbiamo individuato altre specie, alcune rare e interessanti. I pipistrelli – ha spiegato Boschetti – vedono con le orecchie, nel senso che emettono suoni in alta frequenza e dal segnale di rimbalzo elaborano immagini in 3D: praticamente individuano ostacoli o prede dello spessore di un capello anche a notevole distanza. Utilizzando un rilevatore di ultrasuoni – ha spiegato – ed elaborando l’impulso in forma grafica, possiamo stabilire a che specie di pipistrello appartiene”. Infine, Eddi Boschetti ha ricordato che tutte le bat-box sono ecologiche, costruite con legno riciclato ad opera della falegnameria di Ca’ Rossa, comunità terapeutica per persone con disagio mentale, sotto la supervisione di Corrado Carone, volontario del Wwf. Le imprese agricole le hanno acquistate previo contributo volontario che andrà a finanziare il progetto. “Una sinergia a favore di solidarietà e biodiversità – ha detto Eddi Boschetti – come a dire che chi aiuta la natura, aiuta anche l’uomo”.

I luoghi prediletti dai pipistrelli. “Non pensiamo alle bat-box come un sostitutivo dei pertugi di vecchi tetti e fienili – ha concluso il presidente del Wwf – E’ bene che chi possiede queste strutture, cerchi di fare manutenzioni conservative che tengano conto, come prevede la legge, delle esigenze della chirottero fauna. La bat-box può servire in assenza di queste strutture. Fra l’altro, solo alcune specie di pipistrelli alloggiano nelle fessurazioni e nei pertugi. Altre specie hanno bisogno di alberi e anfratti naturali: per questo confido nelle aziende Coldiretti, affinché possano gradatamente reintrodurre siepi e fasce boscate nelle nostre campagne”.

Altre azioni a favore dei pipistrelli. Anche Veneto Agricoltura ha predisposto nella Riserva naturale di Bosco Nordio a Chioggia (Ve), nuovi strumenti didattici e informativi su questa bella realtà, un bosco planiziale, relitto di quanto tappezzava una volta il litorale dell’Alto Adriatico. Si tratta di un nuovo tabellone didattico interattivo che descrive le principali specie di chirotteri (pipistrelli) presenti nella Riserva, l’area situata sul sistema di dune più antico di tutto il litorale veneto compreso tra Chioggia (Ve) ed il fiume Po. Attraverso schede, giochi, suoni e ricostruzioni ambientali i visitatori potranno conoscere alcuni pipistrelli tipicamente legati agli ambienti forestali. L’iniziativa, finanziata nell’ambito della Misura 227 del PSR Veneto 2007-2013 (Investimenti forestali non produttivi), completa un progetto di ricerca sui chirotteri forestali, i mammiferi più numerosi dopo i roditori, che ha consentito di effettuare un monitoraggio sulla presenza di questi animali nella Riserva con la posa di dodici cassette nido (bat-box). Tra l’altro, alcune delle specie censite rientrano nell’elenco di quelle tutelate a livello nazionale e comunitario.

(Fonte: Coldiretti Rovigo/Veneto Agricoltura)