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UE sempre più dipendente nelle importazioni di prodotti ittici

Secondo un report pubblicato dalla Nuova Fondazione Economica, l’aumentata dipendenza nelle importazioni da Paesi non europei rivela la tendenza degli Stati Membri all’importazione mentre si incoraggia l’esportazione e/o il sovra pescaggio. Il report mostra che la Francia ha iniziato a dipendere nelle importazioni di prodotti ittici dallo scorso 13 giugno, mentre per altri Stati la situazione è peggiore: Spagna – 8 maggio, Portogallo – 26 aprile, Germania – 27 aprile, Italia – 30 aprile.

Scelta la via più facile. Il report mostra inoltre che gli Stati Membri, stanno acquistando pesce proveniente da oltre confine confine UE piuttosto che cercare delle soluzioni per ripristinare il buono stato del comparto interno. Consumando più pesce di quello che le acque UE possono produrre, si sta giocando con il futuro degli stock e le delle comunità che dipendono strettamente dalla pesca.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Distretto Alto Adriatico della pesca, Veneto ed Emilia-Romagna puntano al rilancio delle marinerie

Gli assessori alla pesca del Veneto, Franco Manzato e dell’Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, si sono incontrati nei giorni scorsi a Venezia per fare il punto sulla situazione che il settore ittico sta attraversando nell’alto Adriatico, area in cui, nel febbraio del 2010, è stato costituito un Distretto della pesca che però deve ancora concretamente essere attivato.

“Dobbiamo riuscire a dare capacità programmatoria al Distretto – ha evidenziato Manzato –, questo è l’obiettivo prioritario di tutte le Regioni interessate e lavorare quindi con immediatezza a un programma di medio-lungo termine che concili la ristrutturazione e l’ammodernamento del comparto produttivo con la gestione delle emergenze nel breve periodo”.

Lettera al Ministro Romano. I due assessori, dopo aver sentito anche il collega del Friuli Venezia Giulia, Claudio Violino, che ha dato la sua adesione all’iniziativa, hanno inviato a tal proposito una lettera al Ministro delle politiche agricole, Saverio Romano, nella quale rendono noti bisogni ed emergenze del settore, tra i quali la necessità di anticipare la conclusione del fermo pesca al 15 settembre, in relazione alle specificità ambientali e socio-economiche dell’Alto Adriatico, e l’attivazione di bandi per l’arresto definitivo dei segmenti della piccola pesca e della raccolta delle vongole. “La piccola pesca entro le tre miglia – hanno sottolineato gli assessori – merita una particolare attenzione, essendo quella che maggiormente subisce l’impatto negativo delle restrizioni imposte dal regolamento per il Mediterraneo”.

Fronte comune per superare la crisi. “Auspichiamo – ha affermato l’assessore Rabboni – la creazione di uno stretto e continuo rapporto di collaborazione istituzionale tra il Distretto dell’Alto-Adriatico, il Ministero e l’Unione Europea, per riuscire finalmente a dare risposte che consentano al comparto di uscire dalla grave crisi in cui si trova”. “E tale obiettivo si avvicinerà – gli ha fatto eco Manzato – solo se sapremo fare fronte comune tra tutte le Regioni dell’alto Adriatico, superando logiche localistiche e soprattutto divisioni di appartenenza agli schieramenti politici”.

(fonte Regione Veneto)

Eccessivo prelievo pesce mari europei, entro il 2012 iniziative UE per attività di pesca sostenibile

La Commissione europea sta adottando un piano per la realizzazione di una serie di iniziative riguardanti il settore ittico UE entro il 2012. Le nuove proposte riguardano la TACs (Permessi massimi di cattura) e i limiti di cattura, infatti il problema più consistente del settore riguarda l’overfishing, ossia l’eccessivo prelievo di pesce dai mari europei. La questione overfishing dev’essere risolta con urgenza al fine di garantire un’attività di pesca sostenibile anche per le generazioni future.

Ridotte le quote di pesce pescabile dove la cattura non è sostenibile. Alcuni progressi in merito sono stati fatti in questi ultimi anni, in particolare nelle regioni del Nord e dell’Atlantico, non sono stati fatti passi in avanti invece nel regioni del Mediterraneo. In ogni caso il progresso avanza troppo lentamente. Si rende pertanto necessaria una maggiore informazione e disponibilità di dati anche dal punto di vista scientifico. Finché non si saprà dove la cattura è sostenibile verranno ridotte le quote di pesce pescabile e solamente la ricerca scientifica può sopperire a questa mancanza di informazioni. Gli Stati membri devono perciò urgentemente occuparsi della raccolta dei dati necessari e sottoporli alle analisi di esperti ricercatori, per poi trovare nuove modalità di gestione e regolamentazione anche laddove le informazioni scarseggiano o sono di difficile reperimento.

A quali risultati porterebbe una riduzione dell’overfishing? Innanzitutto si avrebbe un settore ittico più produttivo e proficuo, se si pensa che attualmente circa il 40% delle flotte di pescherecci non detiene un fatturato che può dare sicurezza e stabilità nel lungo periodo. Ridurre l’overfishing significa presenza maggiore di pesce nel mare. Altri vantaggi positivi sono senza dubbio una riduzione dell’impatto ambientale sull’ecosistema marino, la messa a fine della cattura di specie protette, la riduzione delle emissioni di CO2 ed altri scarti che l’attività di pesca produce.

Permessi di inquinamento trasferibili. La Commissione europea sta considerando l’ipotesi dei permessi di inquinamento trasferibili a livello nazionale (quindi i permessi dei pescatori sarebbero utilizzabili solo da altri pescatori dello stesso Paese). L’unico problema derivante, risolvibile con costanti monitoraggi e controlli, sarebbe quello delle probabili concentrazioni di più flotte nella stessa regione. Si può comunque dire che la condizione degli stock di pesce nelle acque europee è in fase di miglioramento. Le specie ittiche sovrapescate nell’Atlantico sono diminuite dal 94 al 63%. E’ il caso di alcuni tipi di sogliola, arringhe, merluzzi e aragoste norvegesi, tutte specie non più considerate in pericolo. Il problema persiste invece nel Mediterraneo, dove l’82% dei banchi di pesce presente continua ad essere sovrapescato.

(Fonte Veneto Agricoltura Europa)

Pesca veneta 2010, è ancora crisi

Catture della pesca in calo del 12% e bilancia commerciale in negativo ( – 198,7 milioni di euro), il settore ittico veneto, versa anche per il 2010 in stato di crisi. E’ quanto emerge dalle analisi degli esperti di Veneto Agricoltura riguardanti la pesca marittima e lagunare nel 2010.

Diverse le determinanti del mal andamento del settore. Prime fra tutte la scarsità di risorsa affiancata allo sfavorevole andamento climatico, che fino a metà dicembre ha fatto registrare  trenta giornate lavorative in meno. A queste va poi aggiunta una serie di regolamentazioni entrate in vigore a giugno 2010 che prevedono il divieto di pesca a strascico entro le tre miglia dalla costa e il divieto di utilizzo di reti a maglia inferiore a quella regolamentare. Un duro colpo per tutto il comparto del piccolo strascico e della pesca artigianale che caratterizza il Veneto e il Nord Adriatico, che ha causato una contrazione del 10% dei quantitativi sbarcati dalla flotta peschereccia veneta. Continua a preoccupare anche il comparto delle vongole di mare, gravemente compromesso, cui si stanno cercando piani risolutivi di gestione innovativi e concertati.

I numeri. Il transito di prodotto nei sei mercati ittici regionali si è attestato a 31.801 tonnellate, -6,7% rispetto al 2009. La maggiore perdita la detengono i mercati di Caorle ( – 41,7%) e Pila Porto Tolle ( – 33,6%), va bene invece Chioggia con una significativo aumento del + 8,4%. Dati positivi anche per l’allevamento di molluschi, dove la mitilicoltura traina il comparto con un incremento di quasi il 30%, mentre le vongole filippine sono in aumento del 10%. Costante il trend in diminuzione della flotta marittima veneta ( -15 unità per un totale di 715 imbarcazioni) che nonostante ciò segna un rialzo della Gross Tonage (stazza lorda) del 2,8% evidenziando un incremento dello sforzo di pesca.

(fonte Veneto Agricoltura)

 

 

Il veneziano Diego Scaramuzza nuovo presidente regionale degli agriturismi di Coldiretti

Diego Scaramuzza, neo presidente Terranostra Veneto

Gli operatori agrituristici di Coldiretti Veneto hanno eletto oggi il nuovo presidente. E’ Diego Scaramuzza, 41 anni veneziano, già leader degli agriturismi di Venezia. Guiderà per quattro anni Terranostra, l’associazione che rappresenta il 50% delle aziende agrituristiche regionali.

Nuovo progetto di legge sull’agriturismo aperto a pesca e itticoltura. L’assemblea dei dirigenti non si è riunita solo per la nomina del nuovo leader ma essenzialmente per  discutere il progetto di legge di valorizzazione del settore ancora in standby dalla precedente legislatura. “La particolare innovazione, contenuta nel testo all’esame della commissione consiliare, è legata al concetto della pesca praticata dai coltivatori del mare e della laguna che impone un’ accelerazione politica – ha spiegato il neo presidente Scaramuzza all’Assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato presente all’assise per un confronto diretto sulle potenzialità del comparto.

Possibiità di reddito per le realtà emergenti. “Stiamo cercando di liberare la proposta di legge da un’empasse in cui si trova dalla scorsa legislatura  – ha commentato Manzato  –  trovando nuovi spazi e possibilità di reddito anche per le realtà emergenti, oltre che per quelle tradizionali, visitate e riconosciute dai turisti come elementi tipici e caratteristici di grande attrazione turistica. “La norma merita di essere operativa – ha detto Tulio Marcelli, presidente nazionale di Terranostra intervenuto ai lavori – perché porterebbe il Veneto ad essere la seconda regione d’ Italia a dotarsi di una disciplina di questo tipo capace di riconoscere il lavoro dei pescatori agricoltori trasformando l’itticoltura e la pesca in un’attività complementare al sistema turistico veneto”.

Tra i punti ancora da approfondire rimangono alcuni aspetti collegati all’edilizia-urbanistica, la percentuale minima di prodotti aziendali nell’agriturismo di ristorazione, che secondo Coldiretti non può scendere sotto il 51 per cento, mentre vanno considerati la generale qualità dell’agroalimentare regionale e il sostegno alle produzioni km 0, quelle cioè di prossimità territoriale.

(fonte Coldiretti Veneto)

Oggi a Rovigo degustazioni in piazza per imparare a distinguere i prodotti del Polesine

Si tiene oggi, domenica 8 maggio 2011, a Rovigo, a partire dalle 12 in piazza Vittorio Emanuele II, la prima manifestazione di promozione del pesce e dei molluschi del Delta del Po polesano. Saranno allestiti per l’occasione spazi espositivi e informativi, ma soprattutto, un grande stand per la degustazione gratuita aperta al pubblico, che darà la possibilità di assaporare i prodotti freschi del mare e delle lagune, senza spostarsi dalla città: vongole veraci del Polesine, cozze di Scardovari, cefali del Polesine, anguille del Delta del Po, sarde e alici, tutte specie segnalate nell’elenco nazionale dei prodotti tradizionali tenuto dal Ministero per le Politiche agricole.

Pesca Amica-Miglio Zero. L’evento, co-finanziato dal Fondo europeo Pesca e dalla Regione Veneto, è stato organizzato da Parco veneto del Delta del Po con Coldiretti Rovigo e Unci Pesca. Per l’occasione, sarà presentato alla stampa il marchio registrato Pesca Amica/ Miglio Zero, un brand per aiutare il consumatore nell’acquisto del vero prodotto ittico “made in Polesine”, un marchio che contribuirà a far emergere dall’anonimato il pesce e i molluschi del Delta polesano secondo la logica di portare il prodotto locale al consumatore distinto nella sua tracciabilità di produzione. Un primo passo di un progetto unitario di valorizzazione del territorio del parco, attraverso le eccellenze ittiche delle lagune e del mare.
(fonte Coldiretti Rovigo)

I prodotti ittici polesani in “tour” nelle piazze del nord Italia

Un’ iniziativa pensata per avviare uno scambio, un trasferimento di conoscenze e informazioni che fa bene a tutti: operatori, turisti e istituzioni. Perché i risultati migliori nascono sempre dal confronto e dall’unione delle forze. CONSVIPO (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine) in collaborazione con la Provincia di Rovigo, il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, il Distretto Ittico Rovigo e i Consorzi Pescatori del Delta del Po, ha in questi mesi avviato un progetto articolato per la valorizzazione del pescato del Polesine.

Tra le iniziative prioritarie rientra il tour che vedrà i prodotti ittici polesani protagonisti di un “viaggio” in varie piazze del nord Italia, per farsi conoscere e apprezzare dai consumatori: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia le tappe di questo esperimento. Sarà l’occasione per presentare ad un vasto pubblico ciò che il Polesine è in grado di offrire dal punto di vista turistico, a partire dal Delta più importante d’Italia, dal fiume e dal mare. I prodotti esposti e preparati per la degustazione sono: Anguilla del Delta del Po, Cefalo del Polesine, Cozza di Scardovari, Pesce Azzurro del Delta del Po, Vongola Verace del Polesine. Il “tour” dei prodotti rappresenta un modo per ribadire che la qualità di ciò che si consuma deve essere al primo posto: i prodotti agroalimentari del Polesine sono detentori di tutti i requisiti necessari per veicolare il concetto di genuinità, qualità, salute, benessere, grazie a caratteristiche e proprietà di alto livello.

Le date del “Tour”.  Nelle scorse settimane i prodotti del polesine sono già stati esposti in Lombardia e Piemonte.  Venerdì 25 e sabato 26 febbraio saranno dl turno l’Emilia-Romagna (Centro Commerciale Vialarga) e sabato 12 e domenica 13 marzo il Friuli-Venezia Giulia (Centro Commerciale Città Fiera). “La qualità, riconosciuta anche al di là dei confini del nostro Paese – spiega Angelo Zanellato, Presidente di CONSVIPO – è un risultato ottenuto grazie al lavoro e all’impegno delle aziende che operano nel settore, degli imprenditori della pesca, che portano avanti un lavoro duro e difficile, nonostante i mezzi all’avanguardia e le tecnologie modernissime oggi a loro disposizione. Così, il Polesine può vantare un posto di primo piano nel panorama nazionale e mettere sul mercato pesci e molluschi che si distinguono per la loro bontà e freschezza, per qualità e caratteristiche nutrizionali”.

Tanti i soggetti coinvolti nel progetto, coordinati da CONSVIPO, promotore dell’iniziativa. Un lavoro di squadra che sta avviando nel territorio polesano un circolo virtuoso, per far fronte alle sfide del mercato, salvaguardare le tipicità e creare le condizioni organizzative e culturali per superare una visione frammentaria e promuovere invece la cooperazione e la filiera. Questi i soggetti coinvolti nel progetto “Pescato del Delta del Po”: Provincia di Rovigo, Parco Regionale Veneto del Delta del Po,Distretto Ittico Rovigo, Consorzi Pescatori del Delta del Po, Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, Consorzio Delta Nord, Consorzio Foce del Po di Maistra, Consorzio Al.m.e.ca.

(fonte Asterisco Informazioni)

A Chioggia (VE) inaugurato il Museo di Zoologia Adriatica

“Un’istituzione di tale rilevanza trova finalmente una sede prestigiosa nella città della pesca adriatica per eccellenza. Chioggia, dove ha sede anche uno dei maggiori mercati ittici del mediterraneo, potrà trovare in questo museo anche lo spirito per guardare al futuro, suo e del settore, con rinnovata volontà”. Lo ha detto l’assessore alla pesca del Veneto Franco Manzato, che proprio a Chioggia ha inaugurato a Palazzo Grassi, assieme al Rettore dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria e al Commissario del Comune, il Museo di Zoologia Adriatica dedicato a Giuseppe Olivi, clodiense, uno dei maggiori naturalisti del ‘700.

L’allestimento museale, basato sull’unica collezione storica esistente di organismi marini dell’Adriatico (i reperti sono stati raccolti tra la seconda metà dell’Ottocento e la seconda Guerra Mondiale), è stato sostenuto con il finanziamento accordato dalla Regione al Progetto Clodia, iniziativa triennale presentata dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e sostenuto esternamente dal Comune di Chioggia e da Legapesca. Il progetto propone interventi di ricerca e di formazione. Nell’ambito delle attività mirate all’educazione e alla divulgazione ambientale, “Clodia” ha previsto appunto l’allestimento del museo, a partire dalla collezione storica di Zoologia Marina dell’Università di Padova.

La collezione è composta da oltre un migliaio di preparati, rappresentativi dei diversi raggruppamenti di organismi animali presenti negli ambienti lagunari e marini dell’Alto Adriatico, cui si è aggiunto nel 2004 uno splendido esemplare di squalo elefante pescato dalla marineria clodiense. Si tratta della più completa esposizione sulla fauna e sugli ecosistemi dell’Alto Adriatico, che propone anche tecnologie multimediali e postazioni interattive per conoscere l’ambiente marino e i problemi della sua tutela. Sono previste l’organizzazione di visite guidate e attività didattiche, sezioni speciali sulla storia degli studi naturalistici e sulle tradizioni legate alla pesca, mostre tematiche per l’approfondimento di argomenti specifici.

La realizzazione del museo è stata curata dalla prof. Maria Rasotto, affiancata da Nicole Chimento e Elisa Cenci, laureate in Biologia Marina proprio a Chioggia e oggi borsiste nell’ambito del progetto. Le strutture museali sono state progettate da Annabianca Compostella, dello Studio Architetti Veneti di Bassano del Grappa, mentre l’allestimento grafico (pannelli espositivi, postazioni interattive, libri, depliant, ecc.) è stato ideato e realizzato dall’Ufficio Relazioni Pubbliche dell’Università di Padova.

(fonte Regione Veneto)

In crisi il settore della pesca nel Veneto

Il comparto è prossimo ad un punto di non ritorno e i rappresentanti dei Cogevo (Consorzi per la Gestione e la Tutela della Pesca dei Molluschi Bivalvi) di Venezia e Chioggia chiedono il “riconoscimento dello stato di crisi del settore”.

E’ dal 2008 che il comparto risente delle gravi morie verificatesi sui fondali costieri veneti. La produzione del Cogevo di Chioggia, in particolare, è diminuita da 1.873 alle attuali 494 tonnellate, nonostante il fermo pesca e la diminuzione volontaria delle ore di attività per favorire il ripopolamento. Il quantitativo attuale non è ritenuto sufficiente a produrre un reddito, compromesso anche dagli elevati costi che gravano sulle attività di pesca, a partire dal gasolio. Viene pertanto ribadita la necessità del coinvolgimento del comparto produttivo già nelle fasi preliminari di ogni attività che abbia impatti sui fondali o sull’ambiente marini, rendendo obbligatorio, per chi esegue eventuali lavori di escavo, di provvedere alla riqualificazione e al ripristino.

Prossima l’approvazione di 3 bandi a favore della pesca e dell’acquacoltura. Regione Veneto e Associazioni di Categoria convengono di avviare una procedura, da coordinare con il Ministero, che permetta di finanziare la demolizione di una ventina di imbarcazioni già adibite alla piccola pesca, impiegate per lo strascico entro le tre miglia, la cui posizione in graduatoria non ne permette attualmente il finanziamento, orientato soprattutto alle imbarcazioni maggiori. Si ricorda, infine, che nell’ambito della programmazione 2007-2013 cofinanziata dal FEP, la Giunta regionale approverà a breve tre bandi a sostegno della pesca professionale e dell’acquacoltura: Misura 2.1 Acquacoltura, per circa 2,5 milioni; Misura 2.3 Trasformazione e Commercializzazione, per circa 2 milioni; Misura 3.3 Portualità per circa 1,5 milioni.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)