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Entrato in vigore il decreto che salva dalle trivellazioni offshore

Pelagos

E’ in vigore da ieri, giovedì 26 agosto,  il decreto del Ministero dell’Ambiente, sulle trivellazioni offshore che salverà Pelagos, il santuario internazionale dei mammiferi marini, dal rischio trivellazioni per l’estrazione di gas e petrolio a sud dell’Isola d’Elba, tra Pianosa e Montecristo.La concessione di ricerca “Elba Sud” di 643 km2, rilasciata alla Puma Petroleum della multinazionale australiana Key Petroleum Ltd, ricadrebbe infatti nel pieno della zona protetta che include al suo interno le aree protette di Bergeggi, Cinque Terre, Portofino, Secche della Meloria, Asinara, i parchi nazionali dell’Arcipelago toscano e dell’Arcipelago della Maddalena e che, a tutti gli effetti ex legem, rappresenta un’area protetta per scopi di tutela ambientale, in virtù della legge nazionale istitutiva del santuario (la l. 426/98) realizzata in attuazione di accordi e convenzioni internazionali.

Non garantite zone non vincolate come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria. “Il decreto pubblicato mercoledì 11 agosto sul supplemento ordinario della G.U. – ha dichiarato il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale ma purtroppo non garantisce tutte le zone non vincolate come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria per esempio, dove è appunto in corso una mobilitazione dei barcaioli insieme ai turisti e a molti residenti per dire no alle trivellazioni. Chiediamo quindi al ministro Stefania Prestigiacomo di pronunciarsi con chiarezza per impedire scempi e disastri ambientali anche nelle aree costiere e marine non protette ma ugualmente pregiate e preziose per un corretto sviluppo turistico-economico del Belpaese”.

(fonte Legambiente)

Indagine Agriturist: la vacanza si prenota sempre più via web

foto Agriturismo La Fattoria di Montiano (GR)

Il Web – con le travel guide, i blog, i social network – è sempre più importante per le vacanze. Online si cercano indirizzi e strutture ricettive prima di partire e online si riportano – al ritorno – esperienze di viaggio e indici di gradimento che poi altri utenti valuteranno e utilizzeranno, a loro volta, per “costruire” le loro vacanze. Insomma il “passa parola” telematico è fondamentale per il successo di una struttura ricettiva.

Vacanze? Meglio in agriturismo. L’importanza di Internet la sa bene Agriturist (l’associazione agrituristica di Confagricoltura) che ha voluto effettuare un monitoraggio su una delle più importanti “travel guide” (Tripadvisor) per valutare come gli appassionati di agriturismo giudicano, in generale, l’accoglienza ricevuta nelle aziende agricole. Emerge che è valutata “molto buona” nel 72% dei casi e addirittura “eccellente” nel 12% dei casi. Ad essere particolarmente entusiasti sono soprattutto gli stranieri con un 15% di giudizi altamente positivi in più rispetto agli italiani.

Entroterra della Maremma

Assoluta libertà di organizzare il proprio tempo. Le motivazioni più frequentemente dichiarate dagli agrituristi, peraltro coincidenti con quanto rilevato da Agriturist analizzando i visitatori del proprio portale Web, mettono in evidenza un elevato “rendimento”, in termini di relax, della vacanza in agriturismo che, pur essendo generalmente breve (in media 4,6 giorni), produce risultati di riposo e di evasione dalla routine quotidiana superiori a qualsiasi altra soluzione di viaggio. Ciò si deve – ad avviso di Agriturist – alla distanza da contesti urbani (traffico automobilistico, rumori, luoghi affollati), e all’affrancamento da qualsiasi organizzazione “ad orario” della giornata: l’ospite non riceve alcuna pressione in direzione del “dover fare” e può scegliere in assoluta libertà come organizzare, più o meno attivamente, il proprio tempo. Il luogo dove l’ospite alloggia, l’azienda agricola, è infatti di per sé accogliente e attivatore di tante curiosità sicché non è necessario “uscire” per trascorrere ore piacevoli e vivere esperienze interessanti. In molti casi, anche chi proviene da paesi molto lontani (Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, ecc.) trascorre – pone in evidenza Agriturist – la maggior parte del proprio tempo di vacanza nell’azienda agricola che lo accoglie, compiendo soltanto brevi gite nelle immediate vicinanze.

Si sceglie l’agriturismo perchè…Ai primi posti nel gradimento degli agrituristi c’è l’amenità del paesaggio, l’immersione nella natura, la buona tavola (con particolare attenzione per la prima colazione) e la piscina. Il rapporto qualità-prezzo è generalmente considerato molto favorevole e sono particolarmente apprezzate la cordialità e l’assistenza degli agricoltori ospitanti.

(fonte Confagricoltura)

Giovani imprenditori: spopola l’“Erasmus agricolo”

Andare da 1 a 6 mesi in un’azienda agricola europea, oppure ospitare  nella propria qualche giovane imprenditore “in erba” straniero. Questo format, grazie ad un processo virtuoso di passaparola, attivato spontaneamente anche sui principali social network del web, sta facendo decollare il progetto. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che sottolinea come stia prendendo molto piede l’iniziativa voluta dall’Unione Europea e denominata “Eye”, ovvero “Erasmus per i giovani imprenditori”.

Per gli stranieri, voglia di scoprire il made in Italy rurale. Si tratta -afferma la Cia- di una formula ben riuscita finalizzata a creare relazioni costruttive tra centinaia di giovani imprenditori europei. Il programma si rivolge a giovani imprenditori (ovvero ad imprenditori in essere da meno di 3 anni) e a nuovi imprenditori (quindi coloro che aspirano a diventarlo). Non solo. Il programma si rivolge anche ad imprese avviate e con esperienza che scelgono di partecipare in qualità di aziende ospitanti. L’“Eye” offre la possibilità ai giovani/nuovi imprenditori di trascorrere un periodo di lavoro, presso un’azienda di successo, in uno dei 27 Paesi dell’Unione Europea, inclusi i nuovi stati membri. Le aziende del comparto vitivinicolo italiano -evidenzia la Cia- sono in testa alle liste di preferenza degli stranieri, ma vanno molto forte anche gli agriturismi e le aziende multifunzionali. I giovani sono attratti dalla curiosità di scoprire le alchimie che portano al successo del “made in Italy rurale”.

Per gli italiani, desiderio di attivare link utili a “costo zero”. Gli italiani, invece, scelgono prevalentemente di essere ospitati in aziende del Nord Europa, ma l’Est sta diventando un orizzonte appetito, in particolare per attivare sinergie per nuovi business nel settore zootecnico e del “turismo verde”. Come organizzazione agricola -prosegue la Cia- monitoriamo costantemente questo progetto, perché è una grande e costruttiva opportunità che ci permette di analizzare le aspettative e le tendenze dei giovani imprenditori. Non ci limitiamo a questo: suggeriamo le mete degli scambi, con criteri precisi e utili. Altro aspetto da non snobbare è quello legato al portafoglio. Difficilmente i giovani riescono a fare esperienze del genere a “costo zero”: con questo “Erasmus” ciò, invece, avviene. La Commissione Europea ha infatti stanziato delle borse di studio per supportare economicamente gli imprenditori in partenza durante il periodo di permanenza nell’azienda del paese prescelto.

Borse di studio ancora disponibili. Il programma -conclude la Cia- viene curato dal nostro ufficio di Rappresentanza a Bruxelles. Scrivendo all’indirizzo cia.bxl@skynet.be è possibile ricevere supporto e maggiori informazioni sull’iniziativa, mentre per partecipare occorre iscriversi on-line al sito. Sono ancora disponibili borse di studio per imprenditori che intendano trascorrere un periodo all’estero ed intendano farlo entro giugno 2011.

(fonte Cia)

Fino al 15 ottobre 2010, gustose iniziative a sostegno del Soccorso Alpino Dolomiti Bellunesi

Eescursionisti, alpinisti e sci alpinisti, cercatori di funghi, scalatori: per tutti coloro che frequentano e amano la montagna, il Soccorso Alpino è un ente importantissimo e prezioso. Ma visto che in Italia non esiste, come in Francia o in altri paesi, un ente pagato dallo Stato che assolva a questa funzione e che copre tutto il territorio montano, il servizio è garantito dalla mobilitazione disinteressata del C.N.S.A.S., ovvero il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, un ente di volontariato altamente specializzato e professionale fondato nel 1954.

Cnsas Veneto: 600 uomini impegnati in azioni di solidarietà. Al Cnsas è assegnato per legge il soccorso in montagna (Legge n. 776, 24-12-1985) e sempre ad esso spetta il coordinamento delle operazioni in presenza di altri enti come la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale, i Vigili del Fuoco ecc.  Il Soccorso Alpino è attivo 24 ore su 24 e viene allertato tramite il 118 che attiva la squadra competente per territorio. Portando l’esempio della Provincia di Belluno, il C.N.S.A.S. è presente in questo territorio come Delegazione Dolomiti Bellunesi, con 18 squadre più 2 su Treviso, per un totale di circa 600 uomini. Di questi circa 15 sono Tecnici di elisoccorso. I membri delle squadre sono tutti provetti alpinisti e sci alpinisti con un’ottima conoscenza del territorio: ad essi vengono somministrati anche concetti base di primo soccorso sanitario (così detto BLS). All’interno del CNSAS svolgono servizio anche medici ed infermieri che contribuiscono ad arricchire la struttura sul versante sanitario.

I ristoratori Ascom Belluno La responsabilità per un ente di volontariato è sicuramente grande ma grazie alla preparazione, alla selezione, alla passione, al senso di responsabilità degli operatori, gli uomini e le donne di questa organizzazione riescono a fare fronte a questo gravoso impegno con successo. Per questo, ben vengano azioni di sostegno economico come quelle intraprese dal Gruppo ristoratori Dolomiti Ascom di Belluno, impegnati in due iniziative, un pranzo e il piatto della solidarietà, per aiutare il  Soccorso Alpino bellunese.

Pranzo di solidarietà da prenotare entro il 2 agosto. Il pranzo è in programma giovedì 5 agosto al Passo Falzarego, nel piazzale antistante il rifugio Col Gallina, e si svolgerà sotto un tendone riscaldato. Per assicurarsi il posto a tavola è necessario prenotare entro il 2 agosto, chiamando l’Ascom di Belluno (0437 215111), di Cortina (0436 2458) o l’albergo Ristorante La Baita di Livinallongo (0436 7172). Il pranzo ha un costo di 35 euro a persona e proporrà piatti di alta qualità, perchè preparati dagli stessi ristoratori che aderiscono al Gruppo: saranno esaltati anche quest’anno i sapori della montagna e della tradizione locale, ma un occhio di riguardo sarà riservato al cioccolato, che sarà la base di alcune portate. In tal senso si inserisce il contributo della Camera di Commercio di Belluno, che sostiene l’arte del produrre cioccolato.  L’intero ricavato del pranzo (comprese le eventuali offerte) verranno devolute al Cnsas, che ha già deciso come utilizzare la cifra: «La useremo per la rete radio, di cui si parla da anni e che è indispensabile», ha detto Fabio Bristot, delegato provinciale del Cnsas.

Fino al 15 ottobre: Piatto della Solidarietà. Oltre al pranzo del 5 agosto, l’Ascom ha messo in campo anche il piatto della solidarietà: fino al 15 ottobre tutti i ristoratori del Gruppo proporranno un piatto, degustando il quale ogni cliente devolverà idealmente un euro al Soccorso Alpino Dolomiti Bellunesi. Ecco i locali aderenti all’iniziativa: Hotel Erice (Agordo), Ristorante La Cusina de Belun (Belluno), Ristorante La Taverna (Belluno), Ristorante Terracotta (Belluno), Ristorante Al Borgo (Belluno), Ristorante Cianzia (Borca di Cadore), Trattoria L’Oasi (Limana), Albergo Ristorante La Baita (Livinallongo del Col di Lana), Ristorante 56 Viale Cadore (Ponte nelle Alpi), Locanda San Lorenzo (Puos d’Alpago), Ristorante Da Roberta (Santa Giustina), Locanda Baita a l’Arte (San Gregorio nelle Alpi), Monaco Sport Hotel (S. Stefano di Cadore).

(fonte Ascom Belluno/Soccorso Alpino Dolomiti Bellunesi)

Fino a settembre 2010, a Rosolina Mare (RO) c’è la Bottega del Parco

La Bottega del Parco è un’iniziativa che prevede una mostra mercato di prodotti tipici esposti presso il Palazzo dei congressi di Rosolina Mare. Fino alla seconda settimana di settembre, lunedì, martedì, venerdì dalle 18.30 alle 23.00 e domenica alle 21.00 saranno in mostra il riso, il miele dei produttori di Cà Cappellino, il pane di Loreo, il sidro e le confetture dell’agiturismo Pavoni, oltre a frutta, verdura ed altre bontà dei produttori locali.

In programma anche due mostre. Dal 1 al 28 luglio:Po, fiume di celluloide”, mostra fotografica dedicata a 9 grandi film che sono stati girati nell’ambientazione del Delta del Po e dal 29 luglio al 16 agosto “I diari della terra”, mostra fotografica itinerante che raffigura i paesaggi rurali del Veneto, a cura della Regione Veneto.

Conoscere meglio il delta del Po. Durante la settimana sono previsti due appuntamenti fissi: ogni lunedì alle 21.15 sono organizzati degli incontri per approfondire la conoscenza del territorio del Delta del Po su aspetti storici, ambientali, sui centri di visita e sulle possibilità di escursione. A queste serate parteciperanno anche guide naturalistiche ed esperti del settore, quali ornitologi e botanici, che con la loro esperienza renderanno gli incontri molto interessanti. Il martedì sera sarà dedicato invece alternativamente a due temi, uno dedicato ai più piccoli e l’altro agli adulti. Per i bambini sono organizzati laboratori, in cui i piccoli potranno realizzare fischietti e piccoli oggetti in argilla con l’aiuto di Benvenuto Fecchio della Fattoria Didattica l’Ocarina del Po. Per gli adulti, invece, Fabrizio Barbieri, agronomo, e Michele Colla, farmacista ed erborista, condurranno degli incontri dedicati alle erbe officinali e alle piante del Delta del Po. Questi appuntamenti consentiranno al pubblico di imparare a conoscere le proprietà terapeutiche e l’uso in cucina di queste piante, oltre al loro utilizzo nell’aromaterapia e nella preparazione di tisane.

(fonte Regione Veneto)

Veneto da gustare

Estate e’ sinonimo di tempo libero e voglia di freschezza anche in cucina, dove la fantasia non va certo in ferie. Il Veneto offre da questo punto di vista un ventaglio quantomai ampio di prodotti: quelli a Denominazione o Indicazione sono attualmente 33 ma presto saliranno a 34 con la formalizzazione della Denominazione d’origine protetta del ”miele delle Dolomiti bellunesi”. Questo prodotto si affianchera’ alle 25 Doc, alle ormai 8 Docg dei vini (anche se due di queste partiranno solo dalla prossima vendemmia) e a oltre 370 prodotti tipici.

Dall’antipasto al primo. Fuori dalle ricette abituali, vale la pena di provare qualche ‘piatto’ non di consuetudine, realizzabile magari attraverso una sorta di caccia al tesoro attraverso il Veneto. Un antipasto potrebbe prevedere la ‘coppa di testa di Este‘: difficile da trovare in questo periodo perche’ prodotta in inverno dagli esperti estensi, ma il cui sapore e’ in grado di superare tutti i sacrifici. Buona da mangiare anche a merenda magari in mezzo ai ‘corni’ di una ‘Ciopa vicentina‘ pane a pasta dura che subisce il processo della doppia cottura, viene cioe’ cotto in forno e poi asciugato biscottandolo. Chi non puo’ fare a meno del primo, della pastasciutta insomma, non ha che l’imbarazzo della scelta: dai ‘Tortellini’ di Valeggio sul Mincio, i famosi ‘Nodi d’amore’ ai ‘Bigoi’ alla vicentina, dalle ‘Lasagne da fornel’ piatto costituito da lasagne condite con semi di papavero e sugo a base di burro, mele e frutta secca, ai trevigiani ‘Subioti all’ortica‘.

Brodetto di anguilla

Carne o pesce? In ferie c’e’ il tempo di scegliere il giorno e il momento per assaggiare l’una e l’altro entrambi tesori veneti. Ecco, per gradire, ‘l‘Anguilla’ del Delta del Po, branzini o spigole della Valli da pesca venete, la ‘trota iridea‘ della Valle del Chiampo, le ‘fritture’ veneziane. Sull’altro fronte si puo’ scegliere di passare in tavola un”anatra di corte padovana‘ o perche’ no i ‘Cornioi‘ di Crespadoro o i ‘Bogoni’ di Badia Calavena in entrambi i casi ottime lumache, gli ‘sfilacci‘ di cavallo veronesi, piuttosto della porchetta trevigiana o del ‘Torresano‘ di Breganze.

Monte Veronese Dop

O meglio il formaggio? Chi non ama la carne puo’ essere travolto dalla qualita’ e quantita’ dei formaggi veneti. Tra i piu’ inebrianti, e’ il caso di dirlo, ecco l’Imbriago‘ prodotto in tutto il trevigiano, l’erborinato di Montegaldella, lo stravecchio di Asiago, sempre piu’ raro per via della grande commercializzazione del mezzano che non permette di riporre sulle tavole molto prodotto da lasciare invecchiare. E ancora il ‘Bastardo‘ del Grappa o il ‘Monte Veronese direttamente dalle malghe dei Cimbri. Tra una portata e l’altra e’ naturalmente doveroso trovare il tempo di visitar cantine e scegliere gli abbinamenti con i vini veneti di qualita’ meglio se curati da Consorzi di Tutela.

(fonte Ansa)

I migliori Asiago prodotti in malga 2010

Vincitore miglior formaggio vecchio, Sig. Rodeghiero, Malga Porta Manazzo

Vincitore miglior formaggio stravecchio, Sig. Basso, Malga Pusterle

Sono Malga di Porta Manazzo di Asiago (VI) e Malga Pusterle di Roana (VI) i due alpeggi vincitori della quarta edizione del concorso per il “Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in Malga”, organizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago in collaborazione con la Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni” di Asiago.

Premiata l’eccellenza di produzione. La commissione di esperti degustatori, composta da rappresentanti dell’ONAF, di Veneto Agricoltura e Slow Food, ha assegnato dunque la palma di migliori casari di montagna rispettivamente a Antonio Rodeghiero per la categoria Vecchio e a Sergio Basso per lo Stravecchio, che sono stati premiati lo scorso 10 luglio, nella sala della Comunità Montana di Asiago. Il concorso premia l’eccellenza della produzione di formaggio Asiago d’allevo di malga, e quest’anno ha visto la partecipazione  di sei alpeggi, soci del Consorzio di Tutela: Malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agricola L. Tognon); Malga I Lotto Valmaron (Enego – Az. Agricola Dalla Palma); Malga Verde (Conco – Az. Agricola Cortese); Malga Pusterle (Roana – Az. Agricola Basso); Malga Larici (Lusiana – Az. Agricola Frigo) e Malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agricola Rodeghiero).

Nel ‘700 le prime forme di formaggio d’Allevo. Nel corso della cerimonia di premiazione sono intervenuti anche il sindaco di Asiago Andrea Gios, l’esperto ONAF (Org. Naz. le Assaggiatori di Formaggi) Giancarlo Coghetto e lo storico Giancarlo Bortoli. Quest’ultimo ha ricordato alcuni momenti storici importanti per la tradizione casearia dell’Altopiano di Asiago: dai primi documenti che attestano l’attività di monticazione, risalenti al 938 d.C., al periodo romano, quando queste zone assunsero un ruolo strategico per l’allevamento delle capre, passando per la prima rivoluzione industriale, che ha deprezzato il valore della lana, determinando il passaggio dal formaggio pecorino a quello vaccino, fino alla produzione delle prime forme di formaggio d’Allevo, risalente al Settecento, con una metodologia ancora oggi in uso nelle malghe.

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Andar per giardini a Venezia

Giardini Biennale, viale

Una volta a Venezia, dopo aver visitato musei e palazzi, per  rinfrescarsi un po’ ci sono a disposizione una serie di giardini aperti al pubblico, vere e proprie oasi per chi sente il bisogno di una sosta.

Tra gli alberi, anche un teatro. Nelle immediate vicinanze di piazza San Marco, sulla riva antistante il Bacino, ci sono i cosiddetti Giardini Reali con impianto Liberty, molte panchine e servizi. Se invece si e’ appena arrivati al terminal automobilistico di piazzale Roma, si supera un ponte dai larghi scalini che porta ai Giardini Papadopoli, novecenteschi. Grandi alberi di specie autoctone ed esotiche ornano invece il Parco di San Geremia, tra la Stazione Ferroviaria e il ponte delle Guglie. La presenza di una fontana e di un piccolo parco giochi rende questa tappa consigliabile a chi viaggia con bambini piccoli. Merita una breve passeggiata nella Venezia meno conosciuta, nel Sestiere di Cannaregio, il piccolo e ombroso Parco di Sant’Alvise, dotato di un piccolo teatro e sul quale si affaccia anche un centro sportivo con piscina, dove si praticano inoltre scherma, arrampicata, basket.

Refrigerio assicurato, ma…niente pic-nic. Giochi per bambini, panchine e acqua potabile si trovano ai Giardini Pubblici vicino alla Biennale di Venezia. Procedendo in direzione del Lido, si arriva poi alla Pineta di Sant’Elena, ampio spazio verde e libero dove si puo’ riposare all’ombra di grandi pini marittimi (attenzione, pero’: c’e’ chi e’ stato multato per aver allestito un pic-nic in piena regola). Al Lido, infine, tra gli spazi verdi va segnalato il Parco Quattro Fontane. I palazzi di enti ed istituzioni veneziane spesso conservano, intatti o in parte, i giardini originali: uno per tutti, quello della sede universitaria di Ca’ Tron, alla fermata di San Stae, con un bel pozzo decorato ad anfore. Venezia e’ famosa anche per i suoi giardini privati: se da una porta socchiusa se ne scorge uno, e’ possibile chiedere gentilmente di visitarlo ed entrare quindi nella Venezia piu’ inaspettata.

(fonte Ansa)

Il Veneto di Mainardi, uomo e natura in laguna

Valle Averto (foto WWF)

E’ innamorato della laguna di Venezia, l’etologo Danilo Mainardi, e non solo per la sua bellezza, ma perche’, anche se con qualche evidente contraddizione, questo ecosistema, uno dei piu’ estesi (550 Kmq di superficie) e piu’ preziosi d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo, sa coniugare presenza umana e natura.

Zona di fermata per i migratori. ”In laguna, nonostante la presenza antropica, ho visto moltissimi cigni selvatici, ma c’e’ anche l’airone grigio, e in generale tutta la laguna e’ una delle zone di fermata piu’ importanti per i migratori”, afferma Mainardi, veneziano di adozione, milanese di nascita, laureato in biologia, gia’ docente di ecologia comportamentale alla Facolta’ di Scienze Matematiche Fisiche Naturali dell’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia.

Fistione turco

Rifugio faunistico. ”La laguna di Venezia e’ straordinaria, e’ ricca di siti naturalistici, anche nei suoi dintorni – aggiunge – mi viene in mente ad esempio l‘Oasi del Wwf di Valle Averto, assolutamente splendida, attrezzata per una visita naturalistica ampia e complessa”. Situata nella laguna sud, Valle Averto e’ nata come Oasi naturale di protezione nel 1988 ed e’ gestita direttamente dal Wwf che vi ha istituito un rifugio faunistico. Dal 1989, ricorda l’etologo, l’area e’ riconosciuta d’importanza internazionale dal Ministero dell’Ambiente ed e’ inserita nella convenzione di Ramsar. Per la sua particolare importanza ambientale, l’Unione Europea ha contribuito all’acquisto di 83 ettari effettuato dal Wwf. Come postazione di birdwatching, vi si osservano il Germano reale, l’Alzavola, il Mestolone, il Codone ed il Fistione turco, divenuto simbolo dell’Oasi. E vi sono di casa l’Airone cenerino, la Garzetta, l’Airone bianco maggiore e l’Airone rosso. Sono stati inoltre osservati il Fenicottero, la Spatola, la Casarca, l’Aquila di mare e l’Aquila anatraia maggiore.

Tra il Lido e la laguna centrale di Venezia. ”Altrettanto affascinante e’ l’Oasi di Ca’ Roman al Lido di Venezia, gestita dalla Lipu”: unita all‘isola di Pellestrina dalla diga artificiale dei ‘Murazzi’, questo spazio costituisce il lembo meridionale dei lidi che, da Cavallino a Chioggia, separano la laguna di Venezia dal mare. D’inverno si possono osservare tra l’altro lo Sparviero, il Falco pellegrino ed il Falco di palude e numerosi uccelli provenienti dal nord Europa: lo Svasso piccolo, lo Svasso maggiore e lo Smergo minore. ”Non dimentichiamo l’Isola della Certosa – prosegue Mainardi – e’ un’isola affascinante, un esempio interessante di recupero e adesso dotata di un porto per barche a vela, con molti animali domestici e selvatici”. La Certosa si trova nella laguna centrale di Venezia, a meno di 250 metri da S. Pietro di Castello e a poco piu’ di 500 metri dal Lido. Anticamente era costituita da due piccole isole divise da un canale che venne interrato nel 1199 per erigere un tempio e un monastero. Sede di Agostiniani e Certosini, con la soppressione degli ordini religiosi fu destinata da Napoleone a uso militare e spogliata delle sue opere d’arte. Ora e’ destinata ad ospitare il Parco Urbano della Lagune di Venezia.

Isola del Lazzaretto Nuovo

Quarantena per uomini e merci. ”Anche l’Isola del Lazzaretto Nuovo, poco distante, e’ un luogo che amo – continua l’etologo – e’ interessante dal punto di vista archeologico, ci sono scritte affascinanti lasciate nei secoli da visitatori e abitanti, tombe di diverse epoche: qui avveniva una sorta di quarantena per uomini e merci, che venivano purificate affumicandole con vari tipi di sostanze”. L’isola conserva edifici monumentali, tra i quali il cinquecentesco Tezon Grande e una cinta muraria ottocentesca che delimita l’antico insediamento. Di proprieta’ demaniale e vincolato dal Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, Il Lazzaretto Nuovo dal 1977 e’ in concessione ad un’associazione di volontariato, l’Ecos Club, che organizza visite guidate, incontri, mostre ed eventi in riferimento alle caratteristiche storiche e ambientali, alla cultura e alle tradizioni lagunari e marinare.

Convivenza tra uomo e natura. ”Questo mi affascina della laguna: la possibilita’ di integrare la presenza dell’uomo e il rispetto della natura – dice Mainardi – e’ un po’ come il problema dell’Orso Dino, del quale oggi tanto si parla: non e’ piu’ l’orso dolomitico, il ‘furmigarol’ di cui parlava Dino Buzzati, chiamato cosi’ perche’ ghiotto di formiche, e un po’ piu’ piccolo, come un grosso cagnone. Dino oggi fatica a trovare un suo territorio e quindi a distinguere il confine tra selvatico e domestico”. ” Uomini e orsi possono imparare a stare insieme, ma occorre grande esperienza da parte degli uomini, come in Canada – conclude – dove gli uomini hanno imparato a insegnare agli orsi a girare alla larga, destinando loro lo spazio di cui hanno bisogno: questo e’ il paradigma da utilizzare, piu’ in generale, in ogni habitat di convivenza tra uomo e natura”.

(fonte ANSA)

Sull’Altopiano di Asiago l’antico rituale dell’alpeggio

Torna sull’Altopiano di Asiago il rito della monticazione: è la salita agli alpeggi delle mandrie di bovini che, trascorso l’inverno nelle stalle di pianura, con l’arrivo dell’estate vengono portate a pascolare in montagna. La pratica dell’alpeggio, in queste zone, che tradizione vuole vada dal 1° giugno al 21 settembre, vanta una storia millenaria.

Pascoli utilizzati da 10 secoli. Viene testimoniata in forma scritta, per la prima volta, in un documento ufficiale del 983 d.C., che riguarda appunto l’assegnazione di terre da destinare al pascolo (“La Via delle Malghe”, a cura di Silvia Dalla Costa e Gianbattista Rigoni Stern). Da almeno dieci secoli quindi, i prati dell’Altopiano sono utilizzati dagli allevatori come risorse foraggere per il bestiame, durante il periodo estivo. Nei primi giorni le mucche vengono fatte pascolare sui prati a più bassa altitudine, dove l’erba è già rigogliosa. Con il trascorrere del tempo l’erba cresce anche a quote più elevate e le mandrie vengono spostate via via più a monte. Un razionale sfruttamento del pascolo prevede che gli animali consumino interamente l’erba di una porzione di pascolo prima di essere spostati. In questo modo vengono sfruttati i pascoli naturali fino a 2.000 m e oltre, contribuendo al mantenimento della biodiversità di una considerevole porzione di territorio di incommensurabile valore.

Altopiano di Asiago: il più grande comprensorio di malghe d’Europa. Se ne contano 87 per una superficie totale di pascoli di 7775 ettari. Sono di proprietà collettiva, gestite dalle amministrazioni comunali di competenza, che ne promuovono, ogni sei anni, le gare per la concessione in uso temporaneo. Quando si parla di malga non si intende solo l’edificio in cui si producono, e spesso si vendono, latte, formaggi, salumi, ma anche il pascolo, le strutture e le infrastrutture dove si pratica l’attività di alpeggio. Esse costituiscono un patrimonio economico, storico, ambientale, architettonico e, negli ultimi anni, anche turistico, che è fondamentale salvaguardare. In questo senso, un contributo importante è dato anche dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che, con la sua attività, vigila sulla produzione casearia di sei alpeggi dell’Altopiano soci del Consorzio di Tutela, che producono il formaggio Asiago DOP. L’Asiago delle malghe viene marchiato a fuoco e vi viene apposta sul piatto una speciale “pelure” di carta riso, recante la denominazione ed il logo della DOP, la scritta “Malga” seguita dal nome dell’alpeggio di produzione ed il logo della Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni”.

 

Malga Pusterle

Le malghe produttrici di Asiago DOP. Sono malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agr. L. Tognon); malga Il Lotto Valmaron (Enego – Az. Agr. A. e P. Dalla Palma); malga Verde (Conco – Az. Agr. M. Cortese); malga Pusterle (Roana – Az. Agr. S. Basso); malga Larici (Lusiana – Az. Agr. R. Frigo); malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agr. A. Rodeghiero). Questi sei alpeggi si contenderanno, il prossimo 10 luglio, il titolo del concorso annuale per il Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in malga, che andrà a premiare un produttore per la categoria Vecchio ed uno per la categoria Stravecchio.

 

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)