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In occasione dell’apertura del Museo di Storia della Fisica dell’Università di Padova, stasera rievocazione storica della prima illuminazione elettrica del Veneto

Lampada ad arco - Tecnomasio italiano - metà '800I

l MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo vola a Padova per una due giorni dedicata alla Storia della Fisica. Una preziosa nuova collaborazione si apre infatti per il museo aretino con il Museo di Storia della Fisica dell’Università di Padova. Caratterizzato quest’ultimo da pezzi di grande valore spesso unici o rarissimi, rappresenta una preziosa testimonianza delle attività di ricerca e didattica svolte all’Universita di Padova nel campo della fisica; una fra queste è stata la presenza dello Scienziato Galileo Galilei che con il suo cannocchiale, il compasso geometrico e militare ed il giovilabio vi ha insegnato per alcuni anni. Gli strumenti stessi narrano infatti le vicende degli scienziati, le loro idee, lo svolgersi dei loro esperimenti e I’intrecciarsi dei contatti che si stabilirono nelle varie epoche fra l’Universita di Padova e la comunità scientifica italiana ed internazionale. L’occasione che ha visto entrare fra le collaborazioni principi quella del MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo è quella del 31 agosto e 1 settembre 2021 quando il Museo padovano riaprirà le porte al pubblico, alla fine di una complessa operazione di riallestimento.

L’evento. La serata si aprirà con i saluti istituzionali del rettore Unipd Rosario Rizzuto, del sindaco di Padova Sergio Giordani, del direttore del Dipartimento di Fisica e Astronomia Flavio Seno, della direttrice Valentina Casi del MUMEC  e del curatore scientifico del MUMEC, Fausto Casi. A seguire, la conferenza ‘L’illuminazione elettrica nell’800‘ con la partecipazione di Paolo Brenni (Museo Galileo di Firenze) e, alle 21.45, lo spettacolo teatrale ‘Il 31 Agosto 1853 a Padova‘ con Lorenzo Maragoni e accompagnamento musicale di Annamaria Moro e Francesco Rocco. L’evento si concluderà con l’accensione, curata dall’aretino Fausto Casi, della lampada ad arco voltaico ottocentesca prestata dal MUMEC stesso. Per l’occasione, grazie alla collaborazione con il comune di Padova, verranno spente le luci della città sul “Liston” nei pressi di Palazzo Bo facendo di quella creata dal MUMEC l’unica illuminazione della zona così come fu alla metà del 1800 ad opera del Prof. Zantedeschi.

“La messa a punto del manufatto –spiega Casi – ha comportato un complesso lavoro durato settimane ed iniziato con il completamento della lampada ad arco Tecnomasio italiano – Longoni Luigi con regolatore di tipo Victor Serrin con nuovi carboni presenti in magazzino ed usati per l’accensione di lampade ad arco simili, già impiegate nelle macchine da cinema muto con le quali ho dimestichezza perché usate, negli anni passati, per le proiezioni di intere pellicole dei film muti degli anni 1900 – 1920. Messa in funzione tutta l’apparecchiatura di alimentazione, in collaborazione con il team tecnico del Museo (Alfio Peruzzi e Bruno Bruni) e del prof. Paolo Brenni, presidente della S.I.S. Scientific Instrument Society con sede a Londra , siamo passati quindi alla fase definitiva di collaudo della nostra lampada: abbiamo collegato lo strumento di misura della tensione all’uscita dell’alimentatore per controllare in tempi reali i valori determinati dall’assorbimento dell’arco durante l’accensione. Allacciati infine i due fili di alimentazione, stando attenti alle polarità positivo e negativo, come segnato nei due morsetti della lampada, e chiuso il circuito con l’interruttore posto nella rete a 220 Volt abbiamo ottenuto un primo rossore tra le punte che in pochi attimi si è trasformato in un arco luminoso a luce bianca accecante capace di illuminare a giorno tutto il laboratorio”. Un’immensa luce, quella descritta da Casi; un’eccellente operazione di restauro e rimessa in funzione dell’apparato ottocentesco; ma soprattutto un’enorme orgoglio del MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione per esser fra i protagonisti dell’evento Padovano.

Fonte: MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione

Foreste venete: iniziative concrete per combattere il Bostrico, insetto “mangiatore di legno”

bostrico-2400x1524_cI boschi colpiti dalla tempesta Vaia, in particolare gli alberi abbattuti e rimasti a terra, devono fare i conti con un insetto che sta creando forti preoccupazioni. Si tratta del Bostrico (Ips typographus), un insetto scolitide “xilofago” (ovvero ”mangiatore di legno”), le cui larve si sviluppano e si alimentano sotto la corteccia degli abeti rossi in precarie condizioni di salute, compromettendone definitivamente la possibilità di ripresa. La consapevolezza che eventi traumatici come Vaia si stanno ripetendo in tutta Europa con frequenza maggiore rispetto al passato rende inevitabile agire attraverso attente valutazioni dell’evoluzione delle “foreste di domani”, al di là delle azioni di contenimento e di lotta. Per quelle in situazione di equilibrio, la presenza del Bostrico è un “meccanismo naturale”; equilibrio che però è venuto meno in diverse aree dei boschi dell’arco alpino orientale colpiti dalla tempesta di fine 2018 e dagli schianti da neve dello scorso inverno, dove si sono create le condizioni favorevoli per la sua diffusione. Il fatto più allarmante è che in queste particolari situazioni lo scolitide si diffonde anche sulle piante apparentemente sane.

Da qui l’allarme degli esperti che evidenziano come, in particolare durante questi ultimi mesi estivi, i danni provocati dal Bostrico si sono fatti molto evidenti, mostrando vaste chiazze di bosco ingiallite dovute alle piante sofferenti o già morte. Dalle Dolomiti bellunesi ai comprensori forestali di Friuli, dai boschi del Trentino a quelli dell’Alto Adige i danni provocati dallo xilofago sono sotto gli occhi di tutti. Come non bastasse, i lunghi periodi di siccità che si sono registrati negli ultimi mesi, tra l’altro sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, hanno favorito ulteriormente la riproduzione e la diffusione del piccolo ma dannoso insetto.

Ma cosa si sta facendo per limitare i danni? La Regione Veneto, di concerto con le Amministrazioni contermini, ha attivato un vasto programma di monitoraggio, utile a definire i contorni del danno e a stabilire le migliori strategie di lotta. Ad esempio, nella Foresta demaniale Regionale di Giazza (VR) e in quella del Cansiglio (BL-TV), gestite dall’Agenzia regionale Veneto Agricoltura, dove dal 2020 si è assistito ad un progressivo aumento della presenza del Bostrico evidenziato dal diradarsi ed arrossarsi delle chiome degli abeti, accanto ad un attento monitoraggio delle superfici colpite sono state definite, d’intesa con la Regione Veneto e l’Università di Padova, due diverse strategie di lotta, allo scopo di contenere per quanto possibile l’infestazione.

In Cansiglio (BL-TV), maggiormente colpito dai danni di Vaia e dagli schianti per neve, pur se a macchia di leopardo, si sta procedendo con un approccio più diretto, anche in ragione di una minor incidenza del Bostrico. In pratica, si stanno rinforzando le attività di monitoraggio sia mediante osservazione diretta da parte degli operatori di Veneto Agricoltura, che costantemente percorrono la foresta, sia con l’analisi di foto aeree e satellitari. In questo caso, si procede con l’identificazione dei nuclei colpiti e gli interventi necessari a isolare l’infestazione con il taglio e l’allontanamento, curato dalle imprese boschive locali, delle piante morte o deperienti, peraltro in gran parte ancora commerciabili. Gli esperti dell’Agenzia regionale ricordano che queste infestazioni mostrano di avere un andamento ciclico, ma purtroppo non è facile prevedere la tempistica del loro esaurimento. Non esistendo forme di lotta che consentano l’eradicazione del problema, risulta dunque fondamentale proseguire con un’azione di stretta collaborazione fra proprietari e gestori dei boschi e il mondo della ricerca.

Nella Lessinia veronese della Foresta demaniale regionale di Giazza è in corso invece una prova di contrasto al Bostrico in due siti (“buche”) interessati dagli schianti. Dopo la rimozione degli alberi danneggiati che già mostravano la presenza dell’insetto, Veneto Agricoltura sempre Regione e  Università di Padova-Dipartimento DAFNAE-Entomologia, sta mettendo in atto un sistema di lotta chiamato “push and pull” che prevede l’uso combinato di sostanze repellenti e di feromoni (sostanze attrattive). Nello specifico, i dispositivi contenenti i feromoni vengono posizionati dal personale tecnico dell’Agenzia in apposite “trappole” al centro della “buca” mentre sulle piante che ne costituiscono il bordo si collocano i repellenti. La logica dell’intervento è quella di attirare gli insetti nella “buca” ed impedirne una nuova dispersione verso l’esterno respingendoli nuovamente verso l’interno. Al contrario di altre aree pesantemente colpite, sembra che nel contesto di Giazza questa tecnica stia ottenendo un discreto successo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Fino al 30 settembre 2021, a Rovereto (TN) la mostra itinerante “Binario 1 – biodiversità in transito”

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Fino al 30 settembre 2021, dal martedì alla domenica, sarà aperta presso il Museo della Città a Rovereto (TN) la mostra itinerante sulla flora ferroviaria nata da un progetto della Fondazione Museo Civico di Rovereto con il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige e l’Università di Innsbruck, grazie a un finanziamento EUREGIO.

Sono stati studiati gli effetti sulla biodiversità floristica presente nella tratta di linea ferroviaria del Brennero, nata tra il 1859 e il 1867, che ha collegato Verona con Innsbruck. Le piante si spostano e per farlo sfruttano sia gli animali che l’uomo. E’ il meccanismo di diffusione dei semi indicato con il termine zoocoro; al di là del tramite svolto dagli animali, l’uomo non è per niente da meno e i tratti ferroviari, in particolare, si sono dimostrati delle vere e proprie “autostrade di Biodiversità”.

Molte le possibili applicazioni di questo progetto, non solo nel campo della ricerca. “Lo studio ha infatti permesso di comprendere le dinamiche di diffusione di molte specie, anche in rapporto ai cambiamenti climatici in atto e alle ricadute in termini di modificazione della biodiversità autoctona sulla salute umana (allergie) e su aspetti gestionali (sfalci, diserbi), anche in conseguenza alla globalizzazione”.

Andare a Rovereto può essere l’occasione per scoprire la “città della Quercia” nella quale è possibile trovare due corposi tomi sulla “Flora del Trentino” o la “Flora illustrata del Monte Baldo”; il massiccio montuoso conosciuto come il “giardino d’Italia” grazie alla sua ricchezza floristica caratterizzata anche da molti endemismi (ovvero specie che esistono solo sul Monte Baldo). Può essere un modo per fare scoperte inusuali e magari anche trovare spunti per quell’ideale di umanità che Henry David Thoreau proponeva di realizzare simboleggiato da una figura d’uomo capace di misurarsi con la Natura, nato da essa e fedele alla sua logica.

#SAVEAFGHANWOMEN, salviamo le donne afghane. Giovedì 26 agosto 2021 mobilitazione anche a Venezia.

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Flash mob in campo San Geremia a Venezia il prossimo 26 agosto alle ore 12 con cui le donne veneziane aderiscono alla mobilitazione #SAVEAFGHANWOMEN, SALVIAMO LE DONNE AFGHANE lanciata da RadioBullets e Noveonlus, realtà da sempre attive e attente a quanto accade in Afghanistan e in particolare alla condizione femminile con iniziative concrete di sostegno, assistenza, formazione, aiuto. Ad organizzarlo Venezia Manifesta, Sindacato giornalisti Veneto, Associazione stampa veneziana con l’adesione di Articolo 21 Veneto nella consapevolezza che informare, raccontare, solidarizzare mai come in questo momento sia vitale. Al flash mob parteciperanno Barbara Schiavulli, giornalista “di casa” in Afghanistan che ha tentato di partire e sta tentando di partire per Kabul per essere testimone diretta di quanto sta accadendo e direttrice di Radio Bullets, Hamed Hamadi, ristoratore di Venezia che si è battuto per far rientrare in Italia la sorella Zahra attivista bloccata in Aghanistan dopo la presa dei Talebani, il presidente della Federazione nazionale della stampa Fnsi, Giuseppe Giulietti, l’attrice Ottavia Piccolo.

Appello di Venezia Manifesta e tutte le associazioni che hanno organizzato e aderito al flash mob. Al Presidente Draghi, alla Regione Veneto, al Comune di Venezia. La libertà delle donne afghane è la nostra libertà. Ciò che sta accadendo in Afganistan rende manifesta una grande verità: la libertà delle donne è la misura della civiltà di una società, delle relazioni tra i sessi e le persone, del rispetto delle differenze, ed è indice della qualità della vita di un paese, della possibilità di benessere e di futuro migliore per tutti. E la libertà delle donne, ovunque esse si siano, ci riguarda da vicino perché è la sfida che noi donne da tempo stiamo conducendo, trasformando con l’unica rivoluzione non violenta della Storia le fondamenta delle strutture societarie in ogni luogo del mondo. Le donne in Afganistan si sono impegnate nel lavoro di ricostruzione quotidiano e straordinario di una società disastrata dai conflitti e da anni di oppressione, hanno potuto accedere all’istruzione, al lavoro e anche a ruoli di prestigio nella comunicazione, nella giustizia, nella sanità, nei progetti di cooperazione e nelle organizzazioni internazionali. La loro libertà ora non è solo cancellata ma è in pericolo la loro stessa vita. Siamo pertanto a fianco delle donne afgane, portatrici di quella misura di civiltà che è un bene prezioso per tutti, e agendo sul nostro diritto di cittadine di far sentire la nostra voce nelle istituzioni che ci rappresentano ci appelliamo perché ogni sforzo si metta in campo al fine di attivare tutti gli strumenti istituzionali, politici, diplomatici per organizzare un piano di corridoi umanitari e di accoglienza che limiti la crisi umanitaria in atto per donne e bambine già oggetto di predazione e in particolare siano portati in salvo le attiviste e tutti i collaboratori a vario titolo con il governo passato. Ne facciamo esplicita richiesta al Presidente Draghi, che si è dimostrato sensibile e attento, affinché sia il garante di questo impegno investendone la Comunità internazionale, e soprattutto l’Europa, e avvii, oltre i piani di salvezza della vita delle persone, la possibilità concreta di realizzare percorsi di integrazione per i collaboratori afghani e per le loro famiglie. Al contempo sarà necessario sostenere i territori italiani, attivando strumenti di accoglienza condivisi con i Sindaci, anche attraverso la collaborazione dimostrata di molti Comuni e dell’Anci. Infine un pressante invito va alla Regione Veneto e all’Amministrazione Comunale perché si impegnino a tenere alta l’attenzione su quanto sta succedendo in Afghanistan, sostenendo le iniziative di solidarietà, accoglienza e concreta vicinanza al popolo afghano a tutti i livelli. Invitiamo tutte le tutti a fare rete per sostenere questo appello rispondendo con mobilitazioni e azioni mirate perché la battaglia delle donne afgane è una battaglia di civiltà per tutti: dove le ragazze, le donne, le bambine di qualsiasi del mondo sono esposte a sopraffazione, umiliazione e violenza e all’arretramento dei loro diritti, come sta succedendo in Afganistan, si produce infatti una profonda ferita nel cuore della convivenza tra persone: una ferita che chiede alla Comunità Internazionale di operare ogni sforzo per sanarla. Noi sentiamo questa ferita e siamo solidali con le donne afgane: la loro storia ci appartiene e lasciarle sole è come perdere anche noi stesse.

Fonte: Sindacato Giornalisti del Veneto/Foto in alto, manifestazione a Berlino per il popolo Afgano, credits John MacDougall/Afp via@IFJGlobal 

9 ottobre 2021, dedicato a“Il modello Cavallino Treporti: agricoltura, pesca, storia e sostenibilità ambientale” il corso di formazione per giornalisti organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav

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Sabato 9 ottobre, dalle ore 9.00 alle ore 14.00, è in programma a Cavallino Treporti (VE) il corso di formazione per giornalisti “Il modello Cavallino Treporti: agricoltura, pesca, storia e sostenibilità ambientale”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav (5 crediti formativi, iscrizioni sulla piattaforma Sigef).

Programma. Ore 9.00 ritrovo area mercato Cavallino (via Fausta) Saluti: Ordine Giornalisti Veneto, Sindacato Giornalisti Veneto, Fabrizio Stelluto, presidente Argav, Roberta Nesto, sindaca comune Cavallino-Treporti. Ore 9.30 “Alla scoperta delle eccellenze a km.0 del territorio” c/o azienda agricola Valleri. Relatori: Rappresentanti Organizzazioni Professionali Agricole, Stefano Valleri, imprenditore agricolo. Ore 10.45 visita al museo Batteria Vettor Pisani. Relatori: Alberto Ballarin, assessore Cultura comune Cavallino-Treporti, Federico Marcucci, dottore in Scienze Forestali e guida ambientale escursionistica. Ore 12.00 La casa della pesca, primo polo consortile veneto della piccole attività ittiche artigianali. Relatore: Lucio Civiero, presidente Consorzio Ittico Veneziano. Ore 13.00 La sostenibilità nella ricettività turistica. Relatori: Paolo Bertolini, presidente Consorzio Parco Turistico, Francesco Berton, presidente Assocamping.

20 agosto, al via la 27a edizione del Film Festival della Lessinia a Bosco Chiesanuova (VR)

 

FFDL_2020_1Si apre con un’anteprima italiana la ventisettesima edizione del Film Festival della Lessinia, venerdì 20 agosto (alle 21) , dopo la cerimonia di apertura della rassegna cinematografica internazionale dedicata alla vita, alla storia e alle tradizioni nelle terre alte del mondo , sarà il lungometraggio in concorso February di Kamen Kalev ad illuminare il grande schermo del Teatro Vittoria. 

Opera cinematografica intensa, a Bosco Chiesanuova (Verona) dopo la partecipazione nel 2020 al Festival di Cannes, è ambientata nella Bulgaria orientale, a poca distanza dal confine turco. Qui trascorre la vita Petar, pastore figlio di pastori, di cui il regista bulgaro segue l’esistenza umile eppure radiosa, isolandone tre distinti momenti. L’infanzia accanto al silenzioso nonno, spesa nell’impaziente cura delle bestie. La giovinezza, dove il mondo si rivela con la partenza per il servizio militare e nella scoperta della poesia. La quieta vecchiaia, nel gelido inverno sui monti. Tre momenti, tre stagioni che seguono il viaggio di un uomo straordinario nella sua semplicità e nell’accettazione senza rimpianti di un destino scritto. 

La terra, il cielo, gli animali, gli uccelli, la luce. February è un poema visivo sospeso nell’incanto della rarefazione, uno studio caldo e partecipe della vita umana e dell’impatto che la discendenza, l’ambiente, le abitudini hanno su di essa. Scene intense per mirare dritto al cuore del tema che, da quasi tre decenni, illumina gli schermi della Lessinia: abitare nel grembo materno della montagna. 

Inizia dal cinema il primo fine settimana di rassegna. Appuntamento a cui seguono dieci giorni di eventi in sala e nella Piazza del Festival con le presentazioni editoriali del ciclo di incontri Parole Alte realizzati in collaborazione con l’ateneo scaligero, la programmazione cinematografica FFDL+ dedicata a bambini e ragazzi, i laboratori didattici per i più piccoli, le escursioni guidate alla scoperta del territorio, i concerti di musica dal vivo. E ancora: le letture negli spazi della Libreria della montagna, i momenti conviviali nell’Osteria del Festival, le interviste con i registi. 

La cerimonia di apertura sarà visibile in diretta streaming sulla pagina Facebook del Festival (@filmfestivaldellalessinia). 

La rassegna si svolge in presenza al Teatro Vittoria nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19 e on line su MyMovies per seguire la programmazione da tutto il territorio nazionale. Biglietteria: Dal 20 al 29 agosto al Teatro Vittoria – in Piazza Guglielmo Marconi, 35 – dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 23 tel. 045.7050789. Biglietti on line su ticket.ffdl.it (diritto di prevendita € 1). Info: ffdl.it. 

Fonte : Servizio stampa Film Festival della Lessinia 

Asiago DOP dice no al Nutri-score. Prosegue poi fino al 30 agosto la raccolta fondi per la ricostruzione di Malga Pian di Granezza.

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Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago non autorizzerà richieste di modifica dell’etichettatura dell’Asiago DOP che contemplino la presenza di indicazioni a semaforo o sistemi equivalenti. Applicando i compiti conferitigli dal Reg. (UE) 1151/2012, in base al quale – tra le varie misure – i consorzi di tutela hanno facoltà di “adottare provvedimenti volti a impedire o contrastare misure che sono o rischiano di essere svalorizzanti per l’immagine dei prodotti”, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago sceglie questo provvedimento a contrasto di una misura che considera svalorizzante per l’immagine del formaggio Asiago e invita l’Unione Europea a rispettare i propri trattati e regolamenti a partire proprio dal più volte enunciato riconoscimento e tutela del valore della qualità e diversità delle produzioni agricole.

Semafori in etichetta. Una scelta che implicherebbe, per il formaggio Asiago, classificazioni o pagelle di discutibile natura – emesse a prescindere dal suo valore alimentare e culturale – ed in contrasto con i compiti attribuiti ai consorzi di tutela dalla stesso Regolamento, tra cui quello di “sviluppare attività di informazione e di promozione miranti a comunicare ai consumatori le proprietà che conferiscono valore aggiunto ai prodotti”. “Questa nostra presa di posizione” – afferma il presidente del Consorzio, Fiorenzo Rigoni – “vuol essere un forte richiamo all’Unione Europea che, fin dai suoi trattati e regolamenti, riconosce la produzione agricola come patrimonio vivente dal valore culturale e gastronomico da preservare. Per questo chiediamo con forza di non mettere a rischio quella tipicità e diversità che è parte della nostra storia e senza la quale tutti, produttori e consumatori, rischiamo di perdere un patrimonio comune.” In questa decisione, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago è a fianco di OriGIn Italia, l’associazione che rappresenta circa il 95% delle produzioni del sistema dei Consorzi di tutela italiani, recentemente espressasi a favore di un’azione compatta di tutto il sistema DOP e IGP per rafforzare le posizioni politiche portate avanti dal nostro Paese, da sempre contrario all’introduzione del Nutri-score, come più volte espresso dal Ministro delle politiche agricole, Stefano Patuanelli.

Continua invece fino al 30 agosto la gara di solidarietà per la ricostruzione di Malga Pian di Granezza, storica malga produttrice di Asiago DOP a Lusiana Conco, nell’Altopiano dei 7 Comuni, che, l’8 luglio scorso, è stata colpita da una violenta e distruttiva tromba d’aria. Oltre 270 donatori, dalla Sicilia al Trentino, hanno già risposto all’appello del Consorzio Tutela Formaggio Asiago per sostenere la sua rinascita e, a un mese dall’evento, il presidente Rigoni, insieme alla consigliera Lorella Frigo, hanno consegnato al Sindaco del Comune di Lusiana Conco, proprietario della malga, e a Mario Basso, gestore, la prima tranche di 15.000 euro frutto dello stanziamento straordinario del Consorzio e della raccolta fondi per la ricostruzione avviata sulla piattaforma di crowdfunding https://buonacausa.org/cause/salviamomalgagranezza. “Ringrazio di cuore tutti i sostenitori per l’affetto e il sostegno ricevuto, ha detto commosso Basso, i vostri messaggi mi hanno fatto reagire e spinto a non perdermi d’animo. Grazie all’aiuto di tanti amici di questa malga e del suo territorio, nonostante questo evento, la produzione del formaggio non si ferma”. Nell’Altopiano dei 7 Comuni le malghe sono il presidio di un’agricoltura di montagna che rappresenta il simbolo vivente della millenaria storia della produzione casearia del formaggio Asiago DOP. Di proprietà collettiva, le malghe vengono assegnate attraverso una gara a gestori che si impegnano a preservare e migliorare il bene loro temporaneamente assegnato dalla comunità. Per questo, parte del devoluto è stato consegnato al sindaco di Lusiana Conco, Antonella Corradin, comune proprietario della malga.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Asiago DOP

Marina Colaizzi è il nuovo segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali: Fabrizio Stelluto l’ha intervistata in esclusiva per Argav

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Su indicazione del Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha nominato Marina Colaizzi, nuovo Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, la cui competenza interessa l’area del Nordest; al nuovo Segretario Generale è affidata la pianificazione di bacino 2021/2027 ed il compito di affrontare le problematiche di dissesto idrogeologico e tutela della risorsa idrica in un territorio, che si estende tra i fiumi Adige ed Isonzo. Marina Colaizzi ha iniziato la sua carriera nel 1992 presso la Direzione Generale Difesa del Suolo dell’allora Ministero dei Lavori Pubblici, ma dal 2001 opera presso quello, che oggi è il Ministero della Transizione Ecologica, occupandosi, in tempi recenti, della risoluzione di problematiche economico-amministrative, connesse alla gestione e tutela delle risorse idriche; è il secondo Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale (nata nel 2018) e subentra a Francesco Baruffi.

Fabrizio Stelluto, in qualità di presidente Argav, ha realizzato un’ampia intervista, che proponiamo a stralci.

Quali sono i compiti dell’Autorità di bacino distrettuale?

La nuova disciplina sulle Autorità di bacino distrettuali è intervenuta nel 2016 a distanza di quasi 30 anni dalla Legge 183/1989, che istituì le Autorità di bacino e introdusse per la prima volta in Italia il principio, secondo cui la difesa del suolo e la tutela delle risorse idriche devono avvenire non già sulla base dei confini amministrativi, bensì del bacino idrografico, così come valorizzato anche dalla Direttiva Quadro Acque nel 2000; tale normativa ha consentito all’Italia di riallinearsi con quanto da tempo chiedeva l’Europa, in merito alla coerenza con i principi della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE n.d.r.) e delle Direttive successive in materia, tra cui quella sulla gestione del rischio di alluvioni (2007/60/CE n.d.r.). La riforma ha ridotto il numero di enti, passando da 7 Autorità di bacino nazionali più 30 Autorità di bacino interregionali e regionali a 7 Autorità distrettuali, di cui 2 insulari, cioè Po, Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Centrale, Appennino Meridionale, Sicilia e Sardegna; oltre a ciò ha favorito: la razionalizzazione delle competenze, poiché un solo ente, cioè l’Autorità di bacino distrettuale, predispone, nell’esercizio delle funzioni di pianificazione e programmazione, il Piano di gestione e il relativo programma di misure; la semplificazione della filiera decisionale con un rinnovato ruolo di indirizzo, coordinamento e controllo da parte del Ministero della Transizione Ecologica; l’attribuzione delle funzioni pianificatorie alle Autorità di bacino distrettuali, mentre i compiti di attuazione dei Piani di gestione territoriali sono in capo alle singole Regioni.

Sulla base di tale assetto di governance, l’Autorità di distretto si occupa, in primo luogo, di pianificazione di bacino, cioè elabora ed approva il Piano di bacino distrettuale e i relativi stralci tra cui, in particolare, il Piano di gestione del rischio di alluvioni ed il Piano di gestione delle acque.

Grazie a queste attività pianificatorie, l’Autorità è in grado di fornire una fotografia aggiornata sullo stato di salute dei corpi idrici, superficiali e sotterranei, nonchè degli obiettivi ecologici fissati per ciascuno di essi, definendo tempistiche e misure per il raggiungimento del buono stato di qualità delle acque. Al contempo, provvede ad aggiornare il quadro conoscitivo sui rischi da alluvione e da dissesti geomorfologici, attraverso l’aggiornamento del Piano di gestione del rischio di alluvioni. In parallelo, l’Autorità esprime il proprio parere di conformità ai Piani di bacino sugli interventi in materia di dissesto idrogeologico, inseriti in programmazioni europee, nazionali, regionali e concorre all’elaborazione di piani nazionali, proponendo interventi, previo confronto con le istituzioni di riferimento come, nel nostro caso, le Regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e le Province Autonome di Trento e Bolzano.

Inoltre, l’Autorità è impegnata in diversi progetti comunitari, che sono motivo di costante stimolo; per questo, l’Autorità, nel realizzare le attività previste in ciascun progetto, ha voluto creare un processo di costante collegamento con i diversi compiti istituzionali per migliorarne la definizione attraverso approcci scientifici innovativi.

Credo utile informare sui singoli progetti. Nel Programma Quadro Horizon 2020 rientrano: “MICS Project”, avviato a gennaio 2019 ed interessante il fiume Marzenego, ha riunito un team interdisciplinare in tre aree di studio, localizzate in Europa ed in Gran Bretagna, per sviluppare approcci e strumenti atti a valutare l’impatto della “citizen science”, la cosiddetta scienza dei cittadini; “AQUA3S”, avviato a settembre 2019, coinvolge importanti centri di ricerca, istituti internazionali, partner tecnologici e soggetti istituzionali/privati, competenti in materia di gestione delle risorse idriche e si pone l’obbiettivo di fornire uno strumento in grado migliorare la risposta dei sistemi di approvvigionamento idrico verso fattori avversi come cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi, fenomeni di contaminazione della risorsa idrica; “XR 4 DRAMA”, partito a novembre 2020, fornisce tecnologie avanzate, tra cui sensori e strumenti di realtà virtuale, ai soggetti, che operano durante la gestione di un evento di piena o altri eventi emergenziali; “REXUS”, partito a maggio 2021, offre una strategia integrata per rendere prassi diffusa la metodologia concettuale per promuovere i sistemi resilienti; “WQeMS”, avviato a gennaio 2021, mira a fornire un servizio di monitoraggio della qualità delle acque potabili, sfruttando i prodotti ed i servizi Copernicus.

Nel programma Interreg Italia-Slovenia vanno altresì inseriti: “VISFRIM”, progetto avviato a novembre 2018 e di cui l’Autorità di Bacino Distrettuale è leader partner per conseguire una gestione efficiente del rischio idraulico in bacini transfrontalieri, come quelli internazionali dei fiumi Isonzo e Vipacco od interregionale del fiume Lemene, attraverso lo sviluppo di metodologie e strumenti tecnologici, funzionali all’attuazione dei già esistenti piani di gestione del rischio alluvioni, nonchè al loro aggiornamento; “GREVISLIN”, avviato a novembre 2018, promuove lo sviluppo strategico sostenibile dell’area italo-slovena, nell’ambito della gestione integrata degli ecosistemi transfrontalieri dei bacini dell’Isonzo e del Vipacco e del basso corso del fiume Livenza., attraverso infrastrutture verdi, nonchè azioni di conservazione e valorizzazione delle aree protette, grazie anche alla realizzazione di nuovi corridoi ecologici, legati agli ambiti fluviali.

Ad ottobre 2021 partirà infine il progetto“ODYSSEUS”, che mira ad aumentare la conoscenza su un elenco, in costante aggiornamento, di esplosivi e precursori di esplosivi, sviluppando strumenti efficienti di prognosi, rilevamento e per l’investigazione forense, al fine migliorare le capacità preventive delle forze dell’ordine e delle autorità competenti.

Quali sono gli obbiettivi, che si pone per il suo mandato?

Al momento è necessario concentrare le energie per raggiungere, entro la fine di quest’anno, in ottemperanza agli obblighi comunitari, la piena condivisione e quindi l’ approvazione della pianificazione distrettuale, vale a dire il Piano rischio alluvioni edil Piano di gestione delle acque.

Altro importante ed imprescindibile obiettivo è quello di favorire l’attuazione dei programmi, anche di natura non strutturale, previsti nei Piani di distretto, utilizzando le risorse, che saranno rese disponibili dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R. n.d.r.). È questa, infatti, un’opportunità irripetibile per il rilancio e lo sviluppo del Paese e potrà fornire un sostanziale contributo per consolidare le politiche di sviluppo, già messe in atto per la gestione e tutela della risorsa idrica e del territorio. In quest’ottica e nella prospettiva d’intervento di medio – lungo periodo, l’Autorità di bacino distrettuale fornirà ogni utile supporto alle istituzioni ed agli operatori di settore, affinché le proposte progettuali siano coerenti con gli obiettivi della pianificazione distrettuale e rispondenti agli obiettivi ambientali delle Direttive comunitarie, soddisfacendo i criteri di selezione del P.N.R.R. sia in termini di target da raggiungere che di tempistiche da rispettare. Laddove la stessa Autorità fosse destinataria di fondi da P.N.R.R., l’impegno sarà di attuare misure non strutturali, funzionali alla sicurezza del territorio entro il 2026.

Ferragosto. Grigliate in sicurezza: 8 consigli pratici per evitare rischi alimentari.

grigliata

Non è estate che si rispetti senza una grigliata con gli amici: utilizzando il barbecue in giardino o in qualche parco attrezzato, è uno dei modi più classici per trascorrere in compagnia il giorno di Ferragosto. L’atmosfera di vacanza, allegria e spensieratezza non deve però farci abbassare la guardia nei confronti dei rischi alimentari. Infatti, le elevate temperature tipiche della stagione estiva e le non sempre ideali condizioni di manipolazione e cottura degli alimenti quando si cucina all’aperto, possono creare le condizioni perfette per le cross-contaminazioni e la proliferazione dei patogeni nel cibo.

In particolare la carne cruda o poco cotta può essere veicolo di vari microrganismi patogeni fra cui Campylobacter, Salmonella, Listeria ed Escherichia Coli, oltre che costituire un rischio per l’epatite E. Inoltre, se posta a contatto diretto con la fiamma o se cotta eccessivamente fino a carbonizzare, nella carne possono formarsi sostanze cancerogene come le ammine eterocicliche o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Questi rischi possono essere evitati grazie a buone pratiche igieniche, descritte successivamente.

Lavarsi spesso le mani. Tutto ciò che manipoliamo dopo aver toccato la carne cruda viene contaminato dai microrganismi patogeni che possono essere presenti naturalmente sulla superficie della carne. Se nelle condizioni ideali per moltiplicare, i patogeni possono causare malattie a trasmissione alimentare. E’ bene, quindi, lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone prima e dopo ogni manipolazione della carne cruda. In particolare ogni qualvolta, dopo aver toccato la carne, si toccano utensili o altri alimenti, soprattutto se questi ultimi sono pronti per il consumo.

Utilizzare utensili puliti ed evita cross-contaminazioni. Prima di iniziare controllare che la griglia e gli altri utensili siano puliti. È buona abitudine pulire e asciugare sempre la griglia e gli attrezzi per il barbecue prima di ogni utilizzo, soprattutto se sono rimasti a lungo in giardino ma anche nel caso in cui siano stati utilizzati di recente. Conservare e mantenere la carne cruda ben separata dagli altri alimenti o dalle superfici e dagli utensili puliti che si utilizzeranno per altri alimenti o preparazioni. Prestare attenzione anche a non utilizzare in modo promiscuo utensili e stoviglie usati per la carne cruda utilizzandoli successivamente per la carne cotta o altri alimenti. Per esempio non utilizzare lo stesso piatto o tagliere utilizzato in precedenza per tagliare la carne cruda per la carne cotta o altri alimenti. Non lavare la carne di pollo o in generale la carne cruda. Lavare la carne rischia di contaminare con eventuali schizzi contaminati utensili, piani di lavoro o altri alimenti nelle vicinanze del lavello.

Scongelare  correttamente la carne. La carne congelata o parzialmente decongelata non cuoce completamente sulla griglia. Se si vuole utilizzare questo tipo di prodotto è necessario organizzare in anticipo il barbecue in modo da considerare anche il tempo per lo scongelare completamente e in modo corretto la carne. Lo scongelamento può essere fatto ponendo la carne congelata per una notte sul ripiano inferiore del frigorifero, in modo tale che i liquidi non colino su altri alimenti. Altrimenti è possibile scongelare la carne utilizzando la modalità “defrost” del forno a microonde subito prima di cuocerla al barbecue.

Controllare le date in etichetta. La data di scadenza o il termine minimo di conservazione non sono la stessa cosa. Ogni alimento ha la sua shelf-life, ovvero la vita commerciale del prodotto. La durata della shelf-life viene indicata sulla confezione in due modi diversi a seconda che l’alimento sia fresco e deperibile oppure stabile. Per gli alimenti freschi e deperibili – in particolare quelli di origine animale molto ricchi d’acqua che in un breve periodo di tempo possono sviluppare elevate cariche microbiche e costituire un rischio di tossinfezione – viene usata la data di scadenza con la dicitura “da consumarsi entro il”. Oltre questa data, l’alimento non è più sicuro e non deve essere né venduto né consumato. Per gli alimenti stabili viene invece utilizzato il termine minimo di conservazione (TMC) con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il”. Se la confezione è rimasta integra e il prodotto correttamente conservato, oltre questa data vi può essere uno scadimento delle qualità organolettiche dell’alimento come il colore, l’odore o il sapore ma il prodotto può ancora essere consumato in sicurezza, anche se è meglio farlo il prima possibile.

Cuocere adeguatamente. Cuocere accuratamente la carne al barbecue è importante sia perché è l’operazione che permette di eliminare eventuali batteri patogeni, sia perché permette di evitare la formazione di sostanze cancerogene dovute ad un’eccessiva cottura. Sulla griglia la carne va quindi girata e spostata regolarmente in modo da assicurare che sia ben cotta uniformemente su tutti i lati. Carbonizzato all’esterno non significa cotto all’interno! Se gli invitati sono tanti e il tempo per cucinare è poco, considerare di fare una prima cottura della carne di maiale e di pollo al forno, e poi successivamente svolgere un passaggio finale di cottura al barbecue. In questo modo gli invitati assaporeranno comunque il gusto della carne alla griglia ma si avrà la certezza che la carne è completamente cotta fino al cuore del prodotto.

Non tutta la carne può essere consumata al sangue. Costate, fiorentine, bistecche, hamburger, salsicce, wurstel, pollo: non sono la stessa cosa e non comportano gli stessi rischi. È importante che chi cuoce abbia chiaro che le diverse tipologie di carne implicano diverse esigenza di cottura, e non tutte possono essere consumate al sangue. La carne rossa, di cui i classici esempi sono tagliate e fiorentine, può essere consumata al sangue senza rischi per la salute; altre carni come pollo e suino, o altri prodotti a base di carne macinata come gli hamburger e le salsicce, non vanno serviti al sangue ma ben cotti. Suini e avicoli sono infatti più facilmente portatori di salmonella, mentre per gli alimenti a base di carne macinata il problema è relativo al fatto che – durante la loro produzione – eventuali batteri patogeni presenti sulla superficie possono diffondersi all’interno del prodotto.

Conservare correttamente e gestire bene gli avanzi. Prestare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti prima, durante e dopo la festa. La carne e gli altri alimenti deperibili che necessitano del mantenimento della catena del freddo non vanno lasciati al sole o a temperatura ambiente per lunghi periodi di tempo. Manteneteli in frigorifero o nella borsa termica fino al momento di cuocerli o servirli, e riponeteli al loro posto subito dopo averli usati. Tenere a temperatura ambiente lo stretto tempo necessario: la proliferazione dei patogeni è favorita in particolar modo in estate dalle alte temperature. Raffreddare velocemente eventuali avanzi, coprirli e riporli in frigorifero o nella borsa termica quanto prima. Consumateli al massimo il giorno successivo, dopo un uniforme e adeguato riscaldamento. Se avete qualsiasi dubbio sulla sicurezza alimentare di un avanzo, anche se è importante evitare lo spreco alimentare, evitate di consumarlo: meglio non rischiare un’intossicazione alimentare.

Attenzione agli allergeni. Infine, prima di preparare o cuocere il cibo per gli ospiti è sempre molto importante informarsi circa eventuali allergie o intolleranze. In questo modo è possibile preparare un pasto adatto per un eventuale ospite allergico o intollerante, evitando cross-contaminazioni con alimenti che contengono l’allergene. In alternativa, ancora meglio, è evitare di utilizzare per l’occasione l’alimento in questione per tutti gli ospiti.

Fonte: IZSVe, salepepesicurezza.it

Iniziata la campagna 2021 del pomodoro da industria, buona la qualità e la resa. Si raccoglierà fino a settembre, con l’incognita del fattore climatico.

Foto 5 pomodori

E’ iniziata la campagna 2021 di raccolta del pomodoro da industria, che si protrarrà sino a settembre. Le premesse sembrano favorevoli a un buon andamento di annata, sia in termini quantitativi, che qualitativi.

Andamento della stagione. I tecnici di Verde Intesa, OP mantovana che da più di 15 anni produce pomodori da industria su una settantina di ettari dislocati nelle regioni del nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), hanno evidenziato che i trapianti, effettuati tra aprile e giugno, quest’anno hanno subito un rallentamento ai primi di aprile a causa di una brinata che ha costretto a un reimpianto delle piantine. Un secondo rallentamento si è poi verificato nel mese di maggio a seguito di temperature serali più basse rispetto alla media. Giugno e luglio, grazie al rientro nella media delle temperature, hanno visto un’accelerazione della fase di crescita, con le piante che hanno evidenziato già alla fine di luglio un’ottima resa.

Pomodori da industria conferiti a primarie aziende conserviere italiane. “L’imprevedibilità climatica del 2021 non ha comportato per il momento difficoltà significative, ora, utilizzando potenti sistemi di irrigazione per mantenere soddisfacenti le condizioni climatiche dei campi, si impedirà che possibili picchi di temperatura possano portare ad aborti florali o problemi alle bacche. E’ pertanto ipotizzabile un aumento della resa dei campi rispetto ai dati del 2020”, ha sottolineato Giuseppe Alferano, presidente dell’Op mantovana.

Fonte: Servizio stampa Verde Intesa