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Lutto in casa Argav, è mancato il collega Sergio Ferrari

Convivio Argav in Trentino, secondo da sx Sergio Ferrari

Lo scorso 11 febbraio ci ha lasciati Sergio Ferrari, 83 anni, socio e referente Argav per il Trentino per diversi anni.

Laureato in Scienze Agrarie all’Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all’Istituto Agrario di San Michele.  Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1967, per decenni ha scritto su tanti giornali e riviste provinciali, tra cui Vita Trentina e Il Dolomiti, ed ha collaborato con Rai, Provincia di Trento e altre testate nazionali, divenendo un’autorità in materia di ambiente, agricoltura e allevamento.   

I soci Argav lo ricordano con affetto per la sua grande competenza, tenacia e gentilezza e porgono le più sentite condoglianze alla moglie Grazia e ai figli Michele, Chiara e Paolo.

L’olio di canapa di Lentiai (Belluno) arriva secondo al concorso nazionale Premio Canapa

Elisa Colle con il marito Umberto e i figli Agnese e Pietro

Lentiai, in provincia di Belluno, conquista il secondo gradino del podio al Premio Canapa, concorso nazionale che ogni anno premia il miglior olio di semi di canapa. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento è l’azienda Elisa Colle di Confagricoltura Belluno, che si trova nella frazione Stabie in Valbelluna, con il suo oro verde estratto dalla spremitura a freddo dei semi di cannabis.

La motivazione“Buon rapporto tra gli acidi grassi insaturi (omega 3 e omega 6), a cui si aggiunge un basso livello di acidità e un ottimo contenuto di alfatocoferolo”. Secondo premio, dunque, alle spalle dell’azienda catanese Molino Crisafulli, assegnato in diretta streaming a causa dell’emergenza coronavirus dagli organizzatori di Fracta Sativa Unicanapa, che hanno analizzato gli oli partecipanti in collaborazione con il dipartimento di Farmacia e di agraria dell’Università di Napoli Federico II e il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche dell’Università della Campania. 

Ritorno alle origini. Elisa Colle, titolare di un’azienda agricola giovane, nata nel 2015, è felicissima. “Siamo gli unici del Veneto ad avere partecipato a questo prestigioso premio e mai avremmo pensato di classificarci così in alto, perché c’erano molte aziende del Sud che possono godere di terreni baciati da tante ore di sole rispetto al nostro – racconta -. Una medaglia d’argento frutto non solo del nostro lavoro, ma anche del nostro trebbiatore De Bona, che ci aiuta nella raccolta dei semi di canapa, della società agricola  Moldoi di Sospirolo, il cui laboratorio ultraspecializzato assicura il lavoro di spremitura e confezionamento e di Confagricoltura, che ci ha aiutato nel districarsi tra le normative in materia”. Elisa è originaria di Lentiai, ma da piccola si era trasferita a Torino. Poi, dopo la laurea, la decisione di tornare al paese d’origine del padre. Lì ha conosciuto il marito, Roberto Dalle Mule, e per anni ha lavorato nell’amministrazione di un’azienda. Nel 2015 la decisione di dedicarsi alla campagna di famiglia. “Mi sono chiesta cosa potessi fare per valorizzare i terreni ricevuti in eredità. Così ho iniziato con un ettaro coltivato a mais sponcio rosso, fagiolo gialét e patate rosse di montagna. Poi ho letto un articolo sulla coltivazione della canapa e sulle sue preziose virtù e benefici e mi sono tuffata in un appassionante percorso culturale di recupero di una coltivazione che, nel Bellunese, era diffusa fino agli anni Cinquanta. Abbiamo un ettaro di canapa, verso Arson e Villabruna, dove c’è più sole, grazie al quale produciamo una cinquantina di litri d’olio all’anno. Seminiamo in maggio e a metà settembre raccogliamo. Un ettaro di canapa può produrre dai 5 ai 10 quintali di seme con una resa tra l’10 e il 20 per cento in olio, ma in montagna è al massimo di 4 quintali. La qualità però è molto alta e inoltre è da filiera locale e sostenibile, senza trattamenti chimici. Facciamo vendita diretta o vendiamo l’olio, con il marchio Dolomiti Canapa, nei negozi di vicinato, in confezioni da 0,25 litri. Con la farina di canapa produciamo anche cracker, pane, biscotti e perfino il panettone”.

Canapa a Feltre

L’olio di canapa è noto per il suo ottimale equilibrio tra omega-3 e omega-6 e presenta anche quantità significative di amminoacidi, essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo, oltre a numerose vitamine e sali minerali. Un cucchiaino da tè al giorno è ottimo a livello preventivo, mentre una quantità da 1 a 3 cucchiai da tavola ha dimostrato risultati eccellenti in caso di numerosi disturbi, dal sistema osteoarticolare e muscolare a quelli cardiovascolari e del metabolismo. Un prodotto che sta riscontrando una crescente richiesta sul mercato: il prezzo arriva a 60 euro al litro. Non a caso anche in provincia di Belluno la pattuglia di coltivatori di canapa si sta velocemente ingrossando. Una crescita esponenziale che segue il boom italiano: nel giro di cinque anni, infatti, la superficie dei terreni coltivati a canapa è decuplicata, passando dai 500 ettari del 2013 a oltre 4.500 (dati del 2018). “Il nostro obiettivo è di riuscire a incrementare le quantità anno dopo anno, diversificando la proposta e ottimizzando le metodologie di raccolta e lavorazione – sottolinea Elisa Colle -. La canapa è una perfetta coltura da rotazione e la nostra idea è di convertire appezzamenti erosi, depauperati e destrutturati restituendo loro la fertilità chimica, fisica e microbiologica di un tempo. Un duro lavoro che trova senso solo se si riesce a mantenere la filiera di trasformazione nell’ambito del nostro territorio e, in particolar modo, della Valbelluna, uscendo da essa con prodotti di qualità e sani, coltivati nel pieno rispetto della salute, della terra e delle sue tradizioni”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Archivio storico Pietro Laverda, la Biblioteca Internazionale La Vigna lancia una campagna web di raccolta fondi per valorizzare la storia dei progressi dell’agricoltura italiana

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” ha lanciato sulla piattaforma Innamoratidellacultura.it una campagna di crowdfunding per proseguire il progetto ALma di valorizzazione dell’archivio storico Pietro Laverda. La Biblioteca, infatti, non possiede i fondi necessari per portare a compimento il progetto, che è stato possibile avviare solamente grazie al sostegno della Fondazione Cariverona.

Da archivio d’impresa ad impresa culturale è il motto della campagna di raccolta fondi. Si potrà scegliere fra vari livelli di donazione e in ogni caso si potrà godere dei benefici fiscali previsti dall’Art bonus, con un credito d’imposta fino al 65%. Per alcuni livelli di donazione è prevista anche una ricompensa: un modo per ringraziare e ricambiare l’attenzione e la generosità di quanti vorranno sostenere il Progetto ALma – Archivio Laverda macchine agricole.

Questo il video realizzato dalla Biblioteca per far conoscere il lavoro intrapreso, i materiali dell’archivio, ed i tanti riscontri che hanno ricevuto dalle persone nel corso degli ultimi anni. Iniziato nel 2018, il progetto ha valorizzato innanzitutto la raccolta fotografica dell’archivio che conta circa 23.000 fotografie. Sono stati digitalizzati, catalogati e messi in rete, su una banca dati accessibile dal nostro sito, oltre 11.000 scatti. 

L’obiettivo è ora quello di portare a termine l’intervento sulla raccolta fotografica per poi procedere all’inventariazione della parte documentaria che contiene preziose informazioni sull’attività della ditta e sulla produzione delle macchine agricole. Contestualmente si vorrebbe procedere con la mappatura delle mietitrebbie Laverda in Italia, quelle prodotte fino agli anni ’80, prima che la ditta fosse incorporata dalla holding Fiat Geotech.Da ultimo si procederà al recupero di tutto il materiale filmico con l’intento di creare un docu-film che ripercorra la storia dell’azienda.

Salvaguardare, catalogare e rendere disponibile alla consultazione il materiale dell’archivio Laverda è un modo per contribuire a conoscere e a valorizzare la storia dei progressi dell’agricoltura italiana. Ma è anche un modo per rendere omaggio a tutti coloro che sono stati partecipi della grande storia Laverda, per chi ha lavorato nell’azienda, per chi ancora oggi utilizza le macchine Laverda o semplicemente per ricordare il loro passato, intrecciato con le macchine agricole Laverda. 

Alcuni mesi fa è poi giunta la dichiarazione di “interesse storico particolarmente importante” da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali: un riconoscimento prestigioso che incoraggia a sostenere fortemente la valorizzazione di questo singolare e rilevante archivio.

Fonte: Biblioteca La Vigna

Dedicato ai cammini di terra e d’acqua il 31° corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova, incontri on line sino al 27 maggio 2021

Per chi si sente un “camminatore di terra e d’acqua”, c’è ancora possibilità di iscriversi al corso di aggiornamento sul giardino storico “Giuliana Baldan Zenoni-Politeo” e organizzato da 31 anni a questa parte dal Gruppo Giardino Storico-Università di Padova. L’edizione 2021, coordinata da Antonella Pietrogrande e dedicata a Paola Lanzara, maestra di alberi e giardini, ha come tema “Cammini di terra e di acqua. Il paesaggio lento“, per la necessità di cambiamenti e nuove visioni che l’attuale periodo di emergenza globale impone e vuole offrire una riflessione sulla scelta della lentezza in quanto possibilità di esplorazione e capacità di percepire il paesaggio non solo come oggetto di uno sguardo, ma anche come rapporto in grado di mettere in relazione il corpo in movimento con ciò che lo circonda.

Cammini, sentieri, vie d’acqua – da percorrere a piedi, in bicicletta, in sella, in piccole imbarcazioni – sono una componente del paesaggio e il luogo da dove lo si scopre. Sentieri in campagna o nei giardini che si creano e si ricreano con i passi degli uomini e degli animali. Tutti dicono qualcosa sul nostro rapporto con l’ambiente all’intorno. Tutti raccontano anche una storia. Sono una traccia, un’impronta lasciata da altri passanti, un elemento inseparabile di un tutto paesaggistico e territoriale.

Il desiderio di sperimentare il paesaggio camminando, diventarne l’osservatore coinvolto, la voglia di immergersi nei mondi che si attraversano, non sono forse mai stati più forti di oggi. Una pratica di ‘paesaggio lento’ sembra così imporsi irresistibilmente, invitando a guardare in modo attivo i paesaggi che gli spostamenti rapidi fanno invece percepire come panorami quasi astratti, staccandoli dal loro contesto territoriale e dal quotidiano di chi ci abita.

Questa attrazione per i ‘cammini di terra e di acqua’ è inoltre testimoniata dalla proliferazione di sentieri di esplorazione e di escursione che ormai non fioriscono più solo negli spazi turistici consacrati, ma anche nelle campagne in apparenza più banali, o nelle periferie urbane. Ne è un’ulteriore conferma il forte interesse esercitato dai grandi itinerari storico-religiosi (Cammino di Santiago, Via Francigena …), percorsi da file sempre più lunghe di camminatori.

Il XXXI Corso esaminerà alcuni aspetti di queste trasformazioni in atto, invitando a una riflessione che potrà essere utilmente approfondita andando a ritroso nella storia, a partire da quella dell’arte dei giardini, al centro di un dibattito sul sistema dei percorsi, viali, sentieri che dovevano assicurare una valutazione ottimale e diversificata del giardino e del paesaggio. Saranno presentati, come di consueto, i punti di vista di varie discipline: dalla storia alla geografia, dalla botanica all’ecologia, dall’arte dei giardini all’architettura del paesaggio, dall’archeologia alla letteratura, dall’economia al diritto.

Gli appuntamenti, iniziati il 21 gennaio scorso, termineranno il 27 maggio 2021. Oltre alle lezioni e alle tavole rotonde in video-conferenza, verranno programmate cinque visite-passeggiate, un viaggio di studio e il convegno nazionale di studi Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano, d’intesa con Villa Revedin Bolasco, LABolasco-Dip. TESAF – Università di Padova, Castelfranco Veneto (Treviso), l’Orto botanico dell’Università di Padova, l’International Scientific Committee on Cultural Landscapes ICOMOS-IFLA e l’Associazione Parchi e Giardini d’Italia. A questo link potete scaricare il programma degli incontri.

Le lezioni si svolgono sulla piattaforma ZOOM dell’Università di Padova, il giovedì, ore 17.00-19.00. Contributo di partecipazione 30 €. Info: http//www.giardinostoricounivpadova.it; email: segreteria@giardinostoricounivpadova.it. Iscrizioni: con bonifico, sulle coordinate bancarie GRUPPO GIARDINO STORICO PADOVA – BANCA FRIULADRIA PADOVA SANTA CROCE IBAN: IT39X0533612147000040119540, oppure presso Libreria “Il Libraccio”, via Portello 42, Padova tel/fax.0498075035, e-mail: libracciopadova@gmail.com

Fonte: Gruppo Giardino Storico Università di Padova

Giovedì 4 febbraio 2021, dalle ore 18:15 videoconferenza dal titolo “Pianeta fosso”, organizzato dalle associazioni Brenta Sicuro e Wigwam

Tra qualche settimana, la natura inizierà a risvegliarsi e troverà l’ambiente dei fossi invaso da rifiuti e massacrato da lavorazioni di “cura” che ne avranno devastato la flora e la fauna. Ancor peggio, ad inizio Primavera, quando i germani reali ed altri uccelli ripariali avranno costruito i loro nidi, avranno deposto le uova e saranno nati i piccoli, la trinciatura a raso dei fossati li macinerà insieme a vetri, plastiche e qualunque altro rifiuto la stupidità di alcuni incivili cittadini, vi avrà abbandonato. Serve creare al più presto attenzione, per prevenire la sistematica distruzione della biodiversità che ancora faticosamente sopravvive, negli anfratti della nostra campagna

Perciò, le Associazioni Brenta Sicuro e Wigwam – entrambe da sempre impegnate per la tutela dell’ambiente terracqueo – hanno creato un appuntamento in videoconferenza su www.radiosaiuz.it in diretta streaming su YouTube di Brenta Sicuro e pagine Facebook di Radio Saiuz e del Forum Veneto Contratti di Fiume per giovedì 4 febbraio 2021 dalle ore 18:15 alle ore 19:15 dal titolo “Pianeta fosso”.

InterverrannoEfrem Tassinato, socio Argav e tesoriere Unaga, fondatore e presidente di Wigwam Circuit – giornalista e ideatore del progetto “La Cultura del fosso”, di cui potete trovare molti scritti nel sito Argav, progetto che da una decina d’anni viene implementato in programmi di educazione ambientale per bimbi e ragazzi di scuole e centri estivi ed ha realizzato, presso il Circolo Wigwam di Arzerello un “fosso didattico”, e testimonianze di Antonio Giraldo di Arzergrande e di Adriano Smonker di Ponte San Nicolò, autori di saggi e articoli sull’argomento. Informazioni:  comitatobrentasicuro@gmail.com e info@wigwam.it

Fonte: Servizio stampa Wigwam

“Non sono quelli delle Stelle” il nuovo libro di Arrigo Cipriani, tra i collaboratori il socio Argav Maurizio Drago

Esce nelle librerie  per  Antiga Edizioni il volume  Non sono quelli delle Stelle, stare semplicemente bene a tavola tra sapori e storie della cucina del Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia (pag. 260, euro 13,70), di Arrigo Cipriani , Edoardo Pittalis,  Maurizio Drago, socio e consigliere Argav e Gian Nicola Pittalis.

Il libro. Racconta le 12 regole di Arrigo Cipriani, veneziano, famoso ristoratore italiano nel mondo, quello dell’Harry’s Bar, il leggendario locale frequentato da premi Nobel, Oscar, re e regine e artisti del mondo!  Arrigo Cipriani afferma che il vero ristorante italiano è la trattoria che ha la capacità di mantenere la tradizione pur in un costante rinnovamento. Non più i ristoranti “delle stelle”, non più la Nouvelle Cuisine francese cresciuta dagli anni Settanta, non più gli chef, ma le cuoche e i cuochi, chiamati nel termine italiano. Che sanno presentare dei piatti gustosi.  

Nel volume  sono state selezionate 200 trattorie e ristoranti del Triveneto che rispettano le 12 regole di Cipriani, scelti da un gruppo di giornalisti enogastronomi. Questo libro non è una guida, è un “cambio di rotta” che vuole portare a stare semplicemente bene a tavola tra sapori e storie, questa volta della cucina del Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Le 12 regole di Arrigo Cipriani sono sostenute in questo volume da Edoardo Pittalis,  firma nota del giornalismo del Nord Est, Maurizio Drago, giornalista “enogastroturista” che ha coordinato il lavoro dei  giornalisti  schedatori,  sostenendo poi che le trattorie dovrebbero essere riconosciute come Patrimonio dell’Umanita’, Gian Nicola Pittalis, giornalista schedatore, Andrea Cescon,  curatore editoriale e  Italo Peretto che ha sostenuto il progetto.

Il libro descrive le storie di cibi e  trattorie narrate dallo storico Danilo Gasparini, ma anche del cibo del futuro con il cuoco dello spazio Stefano Polato (colui che prepara da mangiare agli astronauti,da Samantha Cristoforetti a Luca Parmitano e Paolo Nespoli) e della storia dei nomi delle trattorie di Sara Cordella. Un grande  lavoro di squadra, uscito in pieno Covid, perché è giusto valorizzare la nostra ristorazione purtroppo fortemente penalizzata dalla pandemia.

Grazie al programma Life, reintrodotto in Europa l’ibis eremita, che a dicembre 2020 ha fatto tappa per un mese a Borgo Valsugana (TN)

Agada a Borgo Valsugana foto Sabrina Giotto

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav) A sua insaputa “Agada”, l’ibis eremita che per tutto il mese di dicembre ha stazionato a Borgo Valsugana (TN), è diventata una star dei media. E questo grazie a una piccola-grande fotografa del capoluogo della Valsugana, Sabrina Giotto, la quindicenne che accomunando la passione per la fotografia con quella per la natura e gli animali, è riuscita a fotografare questo strano uccello nel pieno della nevicata dell’8-9 dicembre scorsi.

Ma procediamo con ordine. Chi è Agada? E’ un esemplare di ibis eremita (Geronticus eremita), una specie di uccelli migratori dell’ordine dei pelicaniformi, diffusa nei secoli passati in Europa ma poi andata progressivamente a scomparire fino all’estinzione totale nel corso del XVII secolo a causa della pressione venatoria. Due distinte popolazioni hanno però continuato a vivere in Marocco e in Siria-Turchia.

Nel 2014 il progetto europeo “Reason for Hope”, finanziato dal programma LIFE e coordinato dall’associazione austriaca “Förderverein Waldrappteam”, si è posto l’obiettivo di reintrodurre questa specie migratrice sulla sua area di origine, ristabilendo la rotta migratoria dei volatili dai quartieri riproduttivi in Germania e Austria all’area di svernamento in Toscana.

In natura i giovani ibis apprendono la rotta migratoria seguendo i genitori, così è stato messo a punto un programma specifico per fare in modo che gli uccelli possano seguire in volo degli esseri umani. Grazie all’imprinting, ovvero l’attaccamento che si sviluppa tra i piccoli di alcune specie animali e la prima figura che vedono dopo la nascita, le figure umane sono diventate dei veri e propri genitori adottivi, in grado di condurre gli uccelli una volta adulti nella migrazione, accompagnandoli con un ultraleggero. Il viaggio inizia dalle due aree di riproduzione di Burghausen, in Germania, e Kuchl, in Austria, fino alla Laguna di Orbetello. Gli individui apprendono in questo modo la rotta migratoria potendo in primavera tornare autonomamente nelle aree di riproduzione. E così gli ibis eremita possono costituire una popolazione selvatica in grado di migrare autonomamente tra i quartieri riproduttivi a nord e l’area di svernamento a sud.

Agada è uno dei 165 esemplari di ibis eremita che attualmente fanno parte della popolazione europea reintrodotta con il progetto LIFE; a questi vanno aggiunti un’altra sessantina di soggetti che formano una colonia stanziale nella zona di Cadice, nei pressi dello stretto di Gibilterra, introdotti con un progetto spagnolo. Ciascuno dei 165 ibis dell’iniziativa “Reason for Hope” è monitorato costantemente tramite dei chip che portano sul dorso ed è grazie a questo accorgimento che possiamo dire che il “nostro” ibis è proprio “Agada”. Tra l’altro ce lo dice anche la App “Animal tracker” che registra praticamente in tempo reale la presenza nel mondo di questi volatili e di altre specie.

Agada foto Dino Pianezzola

Ma come mai Agada si è fermata per settimane in Valsugana? Fino a inizio novembre si trovava in val di Fiemme, prima all’interno di uno stormo di otto esemplari e poi in compagnia del solo “Grignolino” con il quale si è diretta verso Valdagno, dove i due uccelli sono rimasti per alcuni giorni attorno al 20 novembre. Poi “Grignolino” ha preso la direzione sud, mentre Agada forse ha perso l’orientamento arrivando così a Borgo; trattandosi di un esemplare giovane, di appena due anni, la cosa ci sta. Tra l’altro le temperature  di dicembre non sono state particolarmente rigide in Valsugana, per cui è sicuramente riuscita a trovare cibo con una certa facilità, scegliendo fra i numerosi animali di cui si nutre, come insetti, aracnidi, scorpioni, lombrichi, lumache e vertebrati quali i pesci, anfibi, lucertole e serpenti, piccoli roditori e piccoli uccelli, vivi o morti; oppure bacche, germogli, e rizomi di piante acquatiche di cui pure la specie va ghiotta.

La forte nevicata del 28 dicembre e il successivo abbassamento delle temperature hanno finalmente convinto Agada a prendere la via del sud e infatti l’app “Animal tracker” la segnalava alla periferia di Bassano del Grappa nella serata dicembre. Non era comunque scontata la sua migrazione verso il meridione perché, come ci dicono gli esperti, il cambiamento climatico in atto sta spostando verso nord le aree di svernamento di alcuni esemplari. Come detto Agada è salita agli onori della cronaca grazie alle due passioni di Sabrina Giotto: gli animali e la fotografia. Soggetti preferiti della quindicenne di Borgo Valsugana, che frequenta la classe II del Liceo per le Scienze umane, indirizzo socio economico, sono spesso il fedele cane Sheila e gli animali e la natura in genere, con la caccia fotografica che la porta anche a fare incontri a sorpresa, come è stato appunto quello con Agada. Sogno di Sabrina sarebbe fare diventare un lavoro quello che per ora è un hobby giovanile.   Le fotografie che ha scattato e che la Rete di Riserva del fiume Brenta ha postato sulla propria pagina Facebook hanno riscosso apprezzamento nel mondo dei “navigatori” attirando anche l’attenzione della giornalista Tatiana Marras che ne ha fatto un bell’articolo su  montagna.tv, il sito specializzato su montagna e alpinismo e rilanciando la notizia anche sui social di “Meridiani montagne”. Proprio dall’articolo di Tatiana Marras apprendiamo che nel corso del progetto “Reason for Hope” è già successo di imbattersi in ibis eremita che non seguano la rotta e i tempi dettati dalle migrazioni; “Idefix”, ad esempio è stato un ibis che aveva la chiara tendenza ad… andare contromano. Per ben 5 stagioni riproduttive ha scelto per le sue “vacanze estive” il Gargano, trascorrendo il suo tempo tra Manfredonia e Peschici. Prima di tornare, con tempismo perfetto, a Orbetello mentre i suoi conspecifici rientravano dalla Baviera. Una storia simpatica che purtroppo non si ripeterà. Nell’estate 2020 Idefix, a pochi chilometri ormai da Orbetello, deve aver affrontato un qualche imprevisto che lo ha portato a tornare indietro, dirigendosi verso l’Aquila. Il suo segnale Gps si è interrotto il 30 luglio e la sua carcassa è stata ritrovata cinque giorni più tardi, a una quota di 1.600 metri, dopo essere stato forse predato da un’aquila.

La predazione da parte di uccelli rapaci, la caccia illegale e anche il disturbo da parte della popolazione, soprattutto nei luoghi di deposizione delle uova, sono tra i fattori che possono rendere più difficile la reintroduzione di questo interessante volatile. E’ per questo che Dino Pianezzola, membro veneto del team di “Bentornato ibis”, che monitora quotidianamente Agada, raccomanda di avvicinarsi il meno possibile al volatile, cercando di non disturbarlo. Buon viaggio Agada!

Fonte: L’articolo del collega è stato pubblicato in precedenza su Il Cinque

Larve e insetti nei nostri piatti, il parere dell’autorità europea sulla sicurezza alimentare apre la porta a nuove fonti proteiche

L’Efsa (European Food Safety Authority) ha pubblicato le valutazioni sulla sicurezza degli alimenti derivati da insetti e ha dato parere favorevole all’utilizzo della larva gialla della farina (Tenebrio molitor) essiccata per l’alimentazione umana, intera o sotto forma di farina.

Anche il mondo occidentale sta valutando di includere nuove sostanze nutritive nella propria dieta. I cibi a base di insetti hanno un alto contenuto proteico e sostituire gli insetti alle fonti consuete di proteine può portare vantaggi economici per i minori costi di produzione, ma soprattutto benefici ambientali in quanto questi richiedono meno mangime, producono meno rifiuti e il loro allevamento genera meno gas serra. Resta il fatto che, per il 54% degli italiani, l’idea di alimentarsi con delle larve o dei grilli è assolutamente impensabile. Eppure, il regolamento europeo sui “novel food” del 2018 permette la commercializzazione di insetti a scopo alimentare, sia come nuovi alimenti che come alimenti tradizionali di altri Paesi.

Già da qualche anno la FAO incoraggia il consumo di insetti come fonte di proteine, considerato che nel mondo sono ritenute commestibili quasi duemila specie consumate da più di due miliardi di persone. Dall’Oriente al Sudamerica nei menù è facile incontrare scorpioni, grilli, ragni, cavallette, farfalle. Si va dalla pasta all’uovo con farina di grillo ai millepiedi cinesi arrostiti per renderli croccanti e affumicati, esistono addirittura gli insetti in forma di snack per l’aperitivo: vermi giganti aromatizzati alla paprica o al curry, grilli al curry e cocco oppure gusto barbecue, fino a quelli piccanti al peperoncino.

Fonte: Garantitaly.it

Crisi pandemica, spiragli per l’agroalimentare veneto

Un anno caratterizzato da lockdown e restrizioni dovute al Covid hanno penalizzato fortemente l’intera economia ma un po’ meno l’agricoltura. Comunque il comparto agroalimentare veneto non è sfuggito alla potente morsa della crisi ma in misura minore rispetto ad altri settori economici, si pensi per esempio al turismo e alla ristorazione. I diversi comparti del primario hanno raggiunto nell’anno appena concluso performance in chiaroscuro che Veneto Agricoltura, com’è consuetudine ad inizio di ogni anno, ha analizzato nei dettagli.

Nel 2020 maggiori produzioni per le coltivazioni legnose e per numerose colture erbacee, questo grazie ad un andamento climatico che ha favorito lo sviluppo vegetativo e ridotto le problematiche fitosanitarie. L’andamento dei prezzi di mercato è risultato invece diversificato: la chiusura di molte attività dovuta al lockdown ha generato una riduzione della domanda, a fronte di un’offerta rigida, che ha inciso negativamente sui listini dei prodotti. Tuttavia, le difficoltà di commercializzazione a livello internazionale hanno ridotto la pressione concorrenziale sui prodotti competitors(in particolare i cereali), stimolando una tendenza al rialzo dei listini nella seconda parte dell’anno.

Alla fine del terzo trimestre 2020 (ultimi dati disponibili) le imprese venete attive erano 61.695 unità (-1,4%), un dato in linea con l’andamento del settore nazionale che ha registrato anch’esso una diminuzione simile (-1%). Di contro, sempre nei primi nove mesi dello scorso anno, nel Veneto è stata registrata una crescita degli occupati agricoli del +10%, un andamento ben superiore rispetto a quello nazionale (+1,5%), ma in linea con quello dell’intero Nord-Est (+7%). In aumento gli occupati dipendenti (+42,4%), mentre diminuiscono gli indipendenti (-1,9%).

Note positive arrivano anche dalla bilancia commerciale veneta che per la prima volta risulta in avanzo: il saldo positivo si è attestato infatti a circa +204 milioni di euro, in crescita del 96% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, le importazioni sono calate (4,9 miliardi di euro; -3,7%) più delle esportazioni (5,1 miliardi di euro per un -1,7%).

Una prima valutazione dell’andamento dell’annata agricola 2020 non può non tener conto degli effetti dell’emergenza sanitaria legata al Covid. Il settore agricolo ha subito ingenti danni, ma meno di altri. Tanto nella prima quanto nella seconda ondata della pandemia il blocco imposto a bar, ristoranti, agriturismi e agli spostamenti si è fatto e si sta facendo sentire sulla filiera degli allevamenti e sulle altre aziende che li riforniscono. Particolarmente colpiti gli agriturismi e le attività dei servizi offerti dalle aziende agricole (fattorie didattiche, centri estivi in fattoria), che registrano perdite di fatturato nell’ordine del -50% rispetto al 2019.

Passando alle singole produzioni, per quanto riguarda i cereali e le colture industriali l’annata agraria 2020 ha registrato incrementi generalizzati a due cifre, recuperando le flessioni registrate nel 2019. Rese record hanno interessato il mais (+30,7%), la colza(+33,7%), il grano duro (+27,3%), il grano tenero (+16,7%), le barbabietole (+14%), il tabacco (+23%) e la soia (+9%).

Andamento altalenante per le colture orticole con performance positive per pomodoro(+6%), asparago (+11,6%), patate (+23,5%) e negative per radicchio (-12,6%), lattuga (-5%), fragole (-3%), ecc. Calano le superfici produttive: Veneto Agricoltura stima che le orticole in piena aria, che rappresentano oltre il 70% degli ortaggi coltivati in Veneto, si attestino a circa 19.100 ettari (-5,3%), mentre le orticole in serra vengono stimate a circa 4.100 ettari (-4,7%).

Andamento climatico favorevole e problematiche di cimice asiatica più contenute rispetto allo scorso anno hanno riguardato le frutticole. Buoni aumenti delle rese in particolare per melo (+29,9%), pero (+195%), ciliegio (+69,4%). In calo, invece, le rese per pesche nettarine (-41,6%) e kiwi (-24%). Annata eccellente per l’olivo, dopo l’infausto 2019, con forti rialzi delle rese unitarie (+756%) e della produzione di olive (+762%).

Buone notizie arrivano anche dal vigneto veneto che nel 2020 ha ottenuto una produzione di uva di circa 14,1 milioni di quintali (+6,9% rispetto al 2019) e 11,7 milioni di ettolitri di vino (+7%). La superficie vitata è salita a 92.804 ettari, con un rialzo annuo del +3,9%. Il 77,1% circa della superficie riguarda aree DOC/DOCG, il 18,4% aree IGT e il restante 4,5% vitigni da tavola e varietali, a conferma dell’altissima qualità raggiunta dal comparto vitivinicolo veneto. Stabili i prezzi, mentre le conseguenze della pandemiainteressano prevalentemente le chiusure delle frontiere e del canale Horeca. Dopo diversi anni, si registra il primo segno meno nel commercio estero di vino veneto nei primi tre trimestri del 2020, visto che la nostra regione ha esportato per circa 1,57 miliardi di euro(-3,6%).

In difficoltà il comparto lattiero-caseario, con pesanti ricadute sugli allevamenti che forniscono la materia prima. La chiusura, o parziale chiusura, del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici hanno causato situazioni di eccedenza di latte (primavera) con crollo dei prezzi. Il prezzo del latte alla stalla diminuisce del -6% fermandosi ad una media annua pari a circa 36,5 euro/100 lt. In aumento le produzioni dei principali formaggi, soprattutto gli stagionati, come l’Asiago d’allevo (+40%), il Piave (+23%) e il Montasio (+8%), ma non del Grana Padano (-1,5%), condizionato negativamente dalle difficoltà di esportazione.

Anche il comparto zootecnico da carne veneto ha subito gli effetti del lockdown, seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. In forte diminuzione le macellazionidi bovini del -10%, soprattutto dei vitelli a carne bianca che hanno un importante sbocco nel canale Horeca, nonostante il sostegno della domanda domestica (+4,5% in volume).

Per quanto riguarda la pesca marittima, nel 2020 si sono registrate diminuzioni generalizzate della produzione locale e dei transiti di prodotti ittici nei mercati veneti a causa del protrarsi della chiusura delle attività commerciali abituali sbocchi di vendita del pesce, in primis ristorazione e turismo, oltre alle problematiche dovute al minor numero di giornate utili di pesca in mare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Helga Fazion nuovo direttore generale del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta

Helga Fazion – Direttore CB Alta Pianura Veneta

Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta ha nominato Helga Fazion nel ruolo di direttore generale dell’ente consortile che si occupa della sicurezza idraulica e della gestione della risorsa irrigua in un territorio pari a 172.998 ha diviso tra 61 comuni vicentini, 30 comuni veronesi e 5 padovani.

50 anni, originaria di Verona, laurea in economia e commercio, Helga Fazion è stata scelta, dopo un’attenta selezione, in virtù dell’esperienza acquisita sia nell’ambito della bonifica – ha ricoperto il ruolo di direttore del Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord – sia nel mondo delle utility pubbliche, in particolare nei settori delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dei servizi idrici integrati e dei rapporti tra azienda e utenti. “E’ per me un piacere tornare a lavorare in un Consorzio e per giunta in Veneto, mi sento a casa” dichiara il neodirettore, ed aggiunge “ringrazio il Consiglio per la fiducia riposta che farò assolutamente in modo di meritare anche alla luce delle importanti eredità che vado a raccogliere dai miei predecessori”.

Nominato anche il vicedirettore. “Persona dinamica e di grande esperienza, la dott.ssa Helga Fazion ha il profilo ideale per dirigere il Consorzio in un periodo di grandi sfide legate alla gestione del territorio in quest’epoca di mutamenti climatici: le faccio i più sinceri auguri di buon lavoro”, afferma il presidente del Consorzio di Bonifica Silvio Parise. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre individuato in Paolo Ambroso, già dirigente dell’ente, la figura del vicedirettore generale che avrà il compito di affiancare il nuovo direttore nelle sfide che si presenteranno.

Fonte: Anbi