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15 gennaio 2021, a partire dalle ore 18 webinar Argav sui Biodistretti veneti e italiani

“Dalla nascita dei biodistretti alla certificazione di gruppo. L’esperienza dei territori bio italiani” è il tema del webinar Argav organizzato venerdì 15 gennaio, dalle ore 18:00 alle ore 19:30 sulla piattaforma Zoom e sulla propria pagina Facebook.

Dopo il saluto del presidente Argav, Fabrizio Stelluto, questi gli argomenti che verranno affrontati: “Biodistretti in Italia, lo stato dell’arte”, relatore Alessandro Triantafyllidis, responsabile rete Biodistretti Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica); “L’esperienza della Calabria: il Biodistretto del Grecanico”, relatore Antonino Modaffari, vicepresidente Aiab Calabria e responsabile ricerca, sviluppo nonché referente per biodistretti, università ed enti di ricerca; “L’esperienza del Veneto: il Biodistretto dei Colli Euganei”, relatrice Sandra Furlan, referente biodistretti del Veneto; “Creare un biodistretto, sembra facile…”, relatore Renato Maggiolo, esperto di produzioni agroalimentari, fondatore de “Il profumo della freschezza” di Lusia (Ro); “Certificazione di gruppo, il futuro dei biodistretti”, ricerca di Sandra Furlan e Alba Pietromarchi, relatrice Alba Pietromarchi, ricercatrice esperta di filiera agroalimentare biologica Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica). Coordina i lavori: Marina Meneguzzi, giornalista e vicepresidente Argav.

Per chi desideri partecipare, ottenendo il link di accesso, è necessario accreditarsi presso la segreteria Argav inviando una mail  ad  argav@fastwebnet.it

Impatto Covid su agroalimentare veneto nel 2020, venerdì 15 gennaio mattina su Zoom le prime valutazioni regionali in merito

Le prime valutazioni sull’andamento del settore primario regionale saranno presentate da Veneto Agricoltura venerdì 15 gennaio (ore 11:00) online sulla piattaforma Zoom. I diversi comparti, l’import/export, le conseguenze della pandemia finiranno sotto la lente di ingrandimento degli esperti dell’Agenzia regionale. Presenti anche l’assessore Caner e il direttore Dell’Acqua.

Sono quasi 61.700 le imprese agricole attive in Veneto iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio al terzo trimestre del 2020, annus horribilis a causa della pandemia. Si tratta di un numero che segna un calo di circa 900 unità (-1,4%) ma in linea con l’andamento registrato dal settore anche a livello nazionale (-1,2%). È questo il primo macrodato reso disponibile dagli esperti di Veneto Agricoltura che in queste ore stanno elaborando le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nel 2020 che saranno presentate in occasione del tradizionale incontro di inizio anno con la stampa. Per motivi Covid l’evento non si svolgerà in presenza ma sulla piattaforma Zoom (ai giornalisti interessati sarà fornito il link per poter partecipare; pertanto va segnalato a Veneto Agricoltura il nominativo della persona a cui inviare l’invito, ufficio.stampa@venetoagricoltura.org ).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Cresce in Veneto il bosco sostenibile: certificazione a 52.000 ettari

tagli di alberi gestiti dalle Regole

Avanza il bosco sostenibile in Veneto. Salgono a oltre 52.000 gli ettari che possono fregiarsi del marchio di gestione forestale sostenibile. Si tratta del marchio internazionale Pefc – Programme for endorsement of forest certification schemes -, assegnato ad enti e privati che garantiscono una gestione delle foreste mantenendone la biodiversità, la capacità di rinnovamento, la vitalità e la potenzialità ad adempiere a rilevanti funzioni ecologiche, senza comportare danni ad altri ecosistemi.

Crescono le adesioni in tre province venete. New entry del progetto di certificazione, di cui è capofila Confagricoltura Belluno in collaborazione con Confagricoltura Veneto, sono in provincia di Belluno i Comuni di Calalzo, Lamon, Longarone e Seren del Grappa, che si aggiungono a 15 Regole (Comelico, Auronzo, Vigo) e ai Comuni di Mel e Trichiana, raggiungendo quota 23.237 ettari. Ma il progetto piace anche alla provincia vicentina, dove sono entrati i sette Comuni dell’Altopiano di Asiago oltre a Caltrano, Calvene, Lugo e Valbrenta, per un totale di 27.399 ettari di bosco sostenibile. Nell’Alta Marca trevigiana hanno aderito invece Miane, Pieve del Grappa e Valdobbiadene, per un totale di 1.180 ettari.

Il certificato di sostenibilità è intestato a Confagricoltura Veneto, mentre Confagricoltura Belluno rappresenta il gestore e coordinatore del gruppo, denominato Veneto Foreste. La certificazione di gestione forestale sostenibile garantisce al consumatore finale che i prodotti di origine forestale (il legno o un suo derivato, come la cellulosa, ma anche i prodotti forestali non legnosi, come funghi, tartufi, frutti di bosco, castagne) derivino da foreste gestite in maniera legale e sostenibile, quindi che non provengano da tagli illegali o da interventi irresponsabili, che possono portare all’impoverimento o alla distruzione delle risorse forestali. Il legname o la fibra può essere marchiato per poter rimanere rintracciabile nelle varie fasi delle successive lavorazioni, sino al prodotto finito, ed è quindi commerciabile come proveniente da boschi gestiti in maniera corretta.

Diversificazione. “Siamo in continua espansione – spiega Michele Salviato, responsabile della gestione forestale sostenibile di Confagricoltura Belluno -. “Il progetto piace ed è ritenuto interessante a livello commerciale, anche perché ci sono bandi regionali del Programma di sviluppo rurale che offrono contributi a chi abbraccia la gestione sostenibile delle foreste. Il marchio Pefc diventa un valore aggiunto anche per gli enti pubblici e privati. Ci sono Comuni che ci credono così tanto che si certificano pur non avendo vantaggi diretti, in quanto possono contare su piccole superfici. La certificazione, inoltre, ora comprende anche la possibilità di vendere piccoli oggetti realizzati direttamente nel bosco come panche, tavoli, strutture. Si adatta anche a progetti di valorizzazione dei prodotti forestali da filiera locale, come quello finanziato dalla Camera di Commercio di Belluno e da Confagricoltura per favorire il comparto forestale e la filiera corta, con un sistema di tracciabilità che può dare certezza sull’origine del legno impiegato nella produzione”. “Il mercato accorda sempre di più la preferenza ai manufatti realizzati con legname proveniente da foreste gestite in modo sostenibile – chiosa Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. Il bosco copre circa il 25 per cento della superficie del Veneto ed è in continua espansione. La certificazione è un passo in avanti importante per valorizzare i nostri boschi, che vantano legni molto pregiati e può servire, in un’ottica futura, a creare filiere che portino lavoro e occupazione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Brexit: raggiunto l’accordo commerciale tra UE e UK, ripristinati i controlli di frontiera ma no a tariffe doganali

Dalla mezzanotte del 1 gennaio 2021 è scaduto il periodo di transizione concesso al Regno Unito per i negoziati per l’uscita dall’Unione europea.

La necessità di cercare un accordo su “come lasciarsi” ha portato ad un’accelerazione delle trattative che si è concretizzata nel raggiungimento di un’intesa comune coronata dall’aggiunta degli ultimi elementi mancanti, arrivati ed approvati da Westminster proprio nella giornata del 30 dicembre 2020: il trattato di commercio e cooperazione, l’accordo che riguarda le procedure di sicurezza per lo scambio e la protezione delle informazioni classificate e l’accordo tra il governo del Regno Unito e la Comunità Europea dell’Energia Atomica per la cooperazione sugli usi sicuri e pacifici dell’energia nucleare.

Entrambe le parti hanno lavorato per scongiurare un’uscita “no deal” (senza accordo). Dopo aver raggiunto un’intesa su questioni come l’abbandono dell’UK al programma Erasmus+, la libertà di circolazione dei cittadini europei nel paese (dal 2021 sarà necessario il passaporto), la condizione di permanenza dei cittadini europei e quelle di arrivo per i nuovi lavoratori, l’abolizione del free roaming, è stato raggiunto un accordo sulle questioni commerciali, le più spinose. Il Regno Unito lascerà infatti il mercato unico europeo ma i commerci con i paesi UE non vedranno l’introduzione di tariffe doganali mentre saranno ripristinati i controlli di frontiera. L’accordo complessivo e definitivo approvato entrato in vigore in modo temporaneo dal 1 gennaio 2021 è in attesa della votazione formale del Parlamento europeo che si riunirà in plenaria a inizio marzo.

Fonte: Europe Direct Comune di Venezia

Epifania. Le donne di Coldiretti sostengono le mamme in Africa. Il progetto #solodalcuore incassa i primi 10mila euro di solidarietà, obiettivo: dopo l’ambulatorio, il reparto e la scuola di formazione per ostetriche.

Il cuore della gratitudine è arrivato nelle case degli italiani che, partecipando all’operazione di solidarietà a favore del Cuamm Medici con l’Africa, ha prodotto quasi 10 mila euro già versati a sostegno dell’iniziativa “Prima le mamme e i bambini” 

Spiega Chiara Bortolas presidente delle agricoltrici: “Grazie alle donazioni di molti cittadini che hanno ordinato questo cuscino fatto dalle agrisarte di Sant’Erasmo abbinando due tessuti uno “Made in Italy” e l’altro Wax, che racchiude un interno in fibra naturale a base di ortica e mais, abbiamo raccolto la prima cospicua cifra che permetterà al personale sanitario di costruire un primo ambulatorio per le visite. Il prossimo passo è un reparto e una scuola di formazione. Serve dunque ancora lo sforzo di tutti per dare forza all’idea è di Katia Zuanon, titolare di Prayers Collection e finalista del concorso per l’innovazione Oscar Green che – continua la dirigente – ha coinvolto molte espressioni del mondo femminile padovano. Dalle imprenditrici della Laguna Nord abili in sartoria fino all’agenzia di comunicazione Ipsofactory guidata da Fiorella Toffano, una rete femminile ha lavorato all’intera pianificazione dai social alla piattaforma e-commerce. Una filiera che ha prodotto un risultato concreto”. Basta navigare in www.solodalcuore.it e procedere con la compilazione dei campi per avere a domicilio un cuore morbido e promuovere un atto di beneficenza.

Finalità sociale. “C’è ancora stupore per la risposta registrata da tutte le parti d’Italia, i cuori che si possono ancora acquistare sono recapitati direttamente a domicilio con spedizioni tramite corriere. Si tratta di oggetti esclusivi – sottolinea Chiara Bortolas – nessuno è uguale e soprattutto è il cuore che ti sceglie. E la magia avviene ogni volta che si scarta la confezione”. In un momento in cui siamo obbligati alla distanza Coldiretti ha creato un ponte per stare più vicinoalla gente di buona volontà e ai bisognosi. L’Africa è il cuore del mondo e le donne sono la vera speranza di un continente saccheggiato da troppo tempo, sfruttato e pieno di contraddizioni. E seppur nella sua fragilità quella terra e quei popoli hanno fame di vita”. In questo periodo sui profili facebook instagram gente comune, personaggi famosi, politici e artisti hanno postato il loro messaggio alimentando la condivisione e la conoscenza di questa campagna solidale che continua con edizioni speciali per la Befana, per San Valentino  per la festa della donna e della mamma fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: una scuola per ostetriche e un reparto attrezzato per le visite e i ricoveri.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Vendemmia 2020 in Veneto, ottima produzione sia in termini di quantità che di qualità

14 milioni di quintali di uva per oltre 11 milioni di ettolitri di vino, di cui l’80% a Denominazione, Veneto primo in Italia per produzione ed export: ecco i dati ufficiali definitivi dell’ultima vendemmia forniti lo scorso 23 dicembre in occasione del terzo e ultimo focus 2020 del Trittico Vitivinicolo, “storico” evento organizzato giocoforza online da Veneto Agricoltura con Regione e Avepa, che ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di operatori.

Sinergie. Nell’occasione, l’Assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, ha ribadito l’importanza e la necessità di stringere un rapporto sempre più stretto tra agricoltura, nello specifico il comparto del vino, e il settore del turismo al fine di valorizzare e promuovere sempre più il territorio e le eccellenze agroalimentari che il Vento sa esprimere. Ma ha anche chiesto più collaborazione tra gli operatori del settore, tra loro e con la stessa Regione. Durante l’incontro, non si è discusso solo di vendemmia ma anche di export di vino veneto, dei mercati del vino, di vendite nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e sulle piattaforme online in questo periodo Covid, caratterizzato da lockdown e limitazioni di ogni tipo.

Complessivamente, la vendemmia 2020 – senz’altro molto positiva, in particolare per i vini rossi, in termini sia di qualità che di quantità, come hanno sottolineato Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Regione Veneto-Direzione Agroalimentare – ha prodotto nel Veneto 14.039.000 quintali di uva, una quantità superiore rispetto allo scorso anno (che era stata di 13,159 mln/q) e inferiore rispetto all’abbondante vendemmia del 2018 (16,409 mln/q). Di questi 14 milioni di quintali, ben 10 milioni (per l’esattezza 9,936 mln/q) sono DOC e DOCG e circa 3 mln/q  (2,921 mln/q)IGT, a conferma dell’altissima qualità ormai raggiunta dal vigneto veneto. La parte del leone come sempre l’ha fatta il Prosecco (un risultato che quasi non fa più notizia) con 4,241 mln/q di uva prodotta, segnando un balzo del +19,42% nel quadriennio 2017-2020 (+1,5% rispetto al 2019). Seguono a distanza siderale tutte le altre Denominazioni: Delle Venezie cioè il Pinot grigio (1,379 mln/q; +2,92% rispetto allo scorso anno); Conegliano-Valdobbiadene (1,005; -2,56%); Valpolicella (0,773; -14,30%); Soave(0,584; -22,51%); Garda (0,351; +15,13%); Venezia (0,343; -1,11%); Asolo Prosecco (0,285; +31,54%); Bardolino (255; +2,59%); Valdadige(0,153; +7.70%), ecc. Ricordiamo che l’elenco completo delle performance raggiunte nel 2020 dalle 21 Denominazioni venete sono disponibili, assieme a tutte le slide presentate questa mattina (superfici, export, ecc.) all’indirizzo internet: https://www.venetoagricoltura.org/evento/consuntivo-vendemmia-2020-e-focus-su-il-mercato-del-vino-veneto/

Relativamente alla superficie vitata, suddivisa per varietà, la Glera (Prosecco) si posiziona al primo posto con oltre 36.000 ettari coltivati, seguita da Pinot Grigio (16.147), Garganega (8.923), Corvina (7.050), Merlot (5.797) e tutte le altre. Come accennato, se la vendemmia 2020 nel Veneto è andata bene, altrettanto però non si può dire per l’export di vino che, come ha sottolineato Alessandra  Padoan della U.O. Sistema Statistico della Regione Veneto, a causa delle difficoltà dell’anno in corso, ha visto interrompersi la lunga e inarrestabile crescita che negli ultimi anni aveva portato la nostra Regione nelle prime posizioni della graduatoria mondiale dei Paesi esportatori, collocandosi infatti alle spalle di Italia, Spagna e Francia. In pratica l’export di vino veneto, dopo un primo trimestre 2020 positivo, ha subito un rallentamento, confermando comunque il Veneto prima Regione italiana esportatrice di vino (in valore: 1.574 mln/euro, il doppio di Piemonte e Toscana messe assieme).

Gdo. Tra lockdown e restrizioni di ogni tipo, la crisi per Coronavirus ha dunque colpito duro anche il comparto del vino che, però, ha trovato nella GDO un importante canale di vendita. Sull’argomento è intervenuto Francesco Scarcelli, responsabile del segmento vini e liquori di Coop Italia, che ha spiegato dettagliatamente perché la GDO ha registrato un andamento positivo relativamente le vendite di vino durante la pandemia. Anche il video con l’intervento di Scarcelli è disponibile all’indirizzo internet sopra segnalato. Interessante anche l’intervento di Fabrizio Gatto, buyer e consulente di importanti aziende vinicole che operano sui mercati internazionali, il quale ha ricordato che oggi i prodotti di fascia troppo bassa faticano sempre più ad imporsi sui mercati globali. Ritrovarsi nella fascia bassa dello scafale significa, per i produttori, squalificare i propri vini con pesanti conseguenze nel lungo termine. Alcuni dei marchi più importanti hanno totalmente abbandonato la GDO puntando solo sulla ristorazione perché “fa moda” ma, in periodi di crisi come questi, la GDO è stato l’unico canale di vendita che ha resistito, anzi che ha visto aumentare le vendite del 20%. Ne hanno così beneficiato i marchi che erano già presenti con etichette di fascia medio-alta, magari inseriti in vetrine speciali insieme a qualche champagne francese. Gatto ha anche chiesto maggiore collaborazione e meno provincialismo tra le realtà produttive italiane, nane in confronto ai grandi player internazionali del vino.

On line. Al focus di Veneto Agricoltura è intervenuta anche José Rallo, consigliere di amministrazione dell’Istituto per il Commercio con l’Estero e Amministratore delegato di Donnafugata, una delle più importanti aziende vitivinicole italiane. Nell’occasione, la manager ha ribadito l’importanza delle vendite online di vino, cresciute in tutto il mondo in maniera quasi esponenziale in questo 2020. Si pensi che in Cina l’e-commerce di vino è cresciuto quest’anno del 30%. Nel 2021 si stima che il Paese asiatico sarà superato dagli USA dove il valore medio di una bottiglia di vino è di 28 dollari, cifra che non ha bisogno di commenti. Si può vedere la registrazione dell’evento al seguente link:  https://venetoagricoltura-org.zoom.us/rec/share/4PBCafJg24l5lpFHMbE7key8PaEXfc1JgcqglWK_oZLxd8pAZJi9TCveddzRTA3W.VxRkR90d95hIJQPt digitando alla richiesta questo Passcode di accesso: 3YZc%K5=
(e si può scaricare il video).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

In Veneto un nuovo Presidio Slow Food: la pecora brogna della Lessinia

Pecora brogna (foto Marco Malvezzi)

In provincia di Verona, nei pascoli di un’area incontaminata circondata da vette che raggiungono i 1800 metri di altezza e protetta, in parte, dal Parco Naturale Regionale della Lessinia, una speciale razza ovina autoctona ha trovato il luogo ideale in cui stabilirsi e di cui, da secoli, è la protagonista. Si tratta della pecora brogna, conosciuta anche come badiota, prognola o nostrana, che da oggi è entrata a far parte della ricca famiglia dei Presìdi Slow Food.

L’importanza della brogna per il territorio risale al tempo degli Scaligeri, attorno al XIII secolo, che traevano dall’indotto della sua lana molta della loro ricchezza. La pecora brogna era ormai perfettamente insediata e ricopriva un ruolo di prim’ordine nell’economia locale. A testimonianza di ciò, alcuni simboli architettonici sono tuttora presenti in città, come il Capitello dell’agnello, simbolo dell’Arte della Lana, o la loggia delle Sgarzerie, un portico del XIV secolo dove storicamente si svolgeva la commercializzazione dei panni di lana.

La pecora brogna è di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella rispetto alle razze più produttive. Ciononostante, viene allevata per la sua carne delicata, il latte e la lana, caratterizzata da una fibra morbidissima molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni. «Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, referente locale dei produttori – è l’eccessiva specializzazione a cui vengono sottoposti gli animali. La pecora brogna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale per grandi produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato, ha rappresentato un’importante integrazione al reddito, e questo fino agli anni ‘70 del secolo scorso per molte famiglie che abitavano queste montagne». E, nonostante con il passare del tempo le condizioni di vita in queste vallate si siano fatte meno gravose, la pecora brogna continua a rappresentare un presidio preziosissimo per il territorio.

«In queste montagne – racconta Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato perché siamo fieri del lavoro prezioso che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere viva la montagna, non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre questo animale, nutrendosi in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo nella catena alimentare. Si tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che per alimentarla non abbiamo bisogno di ricavare superfici seminative sempre nuove e più grandi». Gli ovini, infatti, vengono allevati al pascolo, in greggi con meno di cento capi, e sono alimentati con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi territori italiani ad aver ottenuto il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico. A partire dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori lavorano sinergicamente per valorizzare questa razza e i suoi prodotti. Non solo lana e formaggi a latte crudo, ma anche una carne dalle caratteristiche uniche. «Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della brogna non è caratterizzata dal tipico afrore ovino, ma risulta gradevole e profumata. È molto delicata e porta con sé un equilibrio tale da non influenzare prepotentemente le preparazioni di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze legate al consumo della pecora, a cui, nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza olfattiva e gustativa».

Un obiettivo, questo, che richiede un paziente e costante dialogo con il territorio e che guarda inevitabilmente al futuro. Da oggi, però, con più ottimismo. «Il riconoscimento del Presidio Slow Food, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, – conclude Volanti – è molto importante non solo da un punto di vista simbolico, ma soprattutto per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti sul ruolo cruciale sia per l’ambiente che per l’economia locale che questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò che ciascuno di noi decide di portare nel proprio piatto ogni giorno, ragionamento che diventa ancora più fondamentale se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brogna. Ci sono molti giovani volenterosi della zona che si stanno avvicinando a questa razza ovina ma è necessario che, nei loro sforzi, si sentano sostenuti dalla comunità in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro».

Fonte: Servizio stampa Slow Food

Lutto in casa Argav

E’ mancata lunedì 28 dicembre scorso Edda, mamma del collega giornalista Argav Donato Sinigaglia, consigliere Unaga. Il  rito funebre sarà celebrato mercoledì 30 dicembre p.v. alle ore 10:30 a Rovigo nella chiesa di San Pio X. 

Il Presidente, il Direttivo, i giornalisti e i soci Argav esprimono a Donato e alla sua famiglia sentite condoglianze e vicinanza in questo momento di dolore.

 

 

Innovazione al servizio dell’agricoltore: nasce la soluzione per proteggere le imprese dal rischio Covid-19

La pandemia causata dal coronavirus ha notevolmente influito sulle nostre abitudini e ha causato, in alcuni casi e situazioni, ingenti perdite economiche, anche per le aziende agricole. Sin da subito cin Asnacodi, l’associazione a cui aderiscono tutti i Condifesa di Italia, si è attivata per trovare una soluzione innovativa per mettere al riparo le aziende agricole dal rischio Covid-19 che colpisce uno dei fattori fondamentali per l’attività agricola, il fattore umano.

Le attività di ricerca e sviluppo messe in campo e gli sforzi profusi hanno permesso di attivare celermente il fondo mutualistico AgrovsCovid-19. “Come Consorzio di Difesa – spiega Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – siamo stati elemento propulsore ed abbiamo fattivamente contribuito alla nascita di questo progetto convintamente proposto dalla nostra Associazione Nazionale e che vede attivare uno specifico strumento per dare un sostegno al reddito delle imprese agricole basato su un principio a noi caro, quello mutualistico. Crediamo fortemente nella capacità del nostro settore di trovare negli strumenti di Gestione del Rischio una soluzione di protezione anche rispetto a questi nuovi rischi, come è sicuramente quello portato dalla pandemia, che possono impattare in modo determinante sui risultati agro-economici delle nostre aziende agricole – spiega Sartori. Ecco che la proposta di partecipare alla costituzione del Fondo AgrovsCovid-19 per dare una soluzione a quello che è un rischio tremendamente impattante per il nostro tempo ci è sembrata da subito coerente rispetto alle nostre politiche. Il Fondo si basa, infatti, su principi di condivisione del rischio, di mutualità e solidarietà, essendo gli stessi agricoltori che costituiscono la dotazione del fondo attraverso il versamento di contributi associativi per la copertura mutualistica. Inoltre, la sua gestione particolare con coperture mutualistiche molto brevi (1 mese) è resa fattibile grazie all’utilizzo di un’innovativa piattaforma informatica in grado di gestire intelligentemente il flusso di dati ed i modelli matematici dell’andamento previsionale della pandemia – evidenzia il direttore”.

Agevolazioni. “Per sostenere convintamente il progetto e con l’obiettivo di dare un concreto sostegno rispetto a questa emergenza, – sottolinea Giorgio Gaiardelli, presidente del Consorzio – abbiamo deciso di dare un concreto aiuto alle imprese sostenendo, per le prime tre mensilità, l’onere dei contributi di adesione al Fondo e di iscrizione alla copertura mutualistica di una persona (Titolare o Legale rappresentante) per ciascuna delle imprese agricole associate che abbiano aderito alla campagna assicurativa 2020, con un livello di protezione più alto per quelle imprese che hanno già aderito ad altri specifici fondi mutualistici. Per le imprese aderenti alle polizze assicurative con estensione ai fondi mutualistici settoriali la soluzione attivata è stata quella massima, per gli altri la soluzione è quella a garanzie base. Riteniamo, infatti, strategico favorire lo sviluppo di questa innovativa proposta che, in modo assolutamente unico, per quanto conosciamo, fornire alle imprese agricole aderenti un sostegno economico, grazie agli aiuti solidali erogati dal Fondo sulla base del Regolamento, quando gli uomini chiave aziendali sono colpiti dal virus.

Fattore umano. Ma non solo – continua Gaiardelli – l’innovativa piattaforma informatica consentirà agli aderenti di individuare professionalità sostitutive in caso di mancanza degli uomini chiave per la continuità aziendale grazie alla messa a disposizione, da parte degli stessi aderenti ed in pieno stile mutualistico, del proprio fattore umano. Auspichiamo che con questa scelta di intervento i nostri assicurati possano comprendere nel primo periodo di gestione del Fondo la valenza dello strumento e, quindi, rinnovino l’iscrizione alla copertura, che altrimenti cesserà, anche nei periodi successivi ai primi tre mesi, estendendo inoltre le coperture mutualistiche anche a tutti gli altri soggetti chiave dell’azienda agricola. Tutte operazioni che potranno essere effettuate sulla piattaforma. Consideriamo che favorire l’implementazione e l’adozione di tali innovativi strumenti sia una valida azione di sistema perché consente al nostro comparto di essere pronto ad auto dotarsi di strumenti efficaci ed efficienti in un contesto nel quale – è evidente a tutti – sono in costante e rapido aumento gli eventi estremi ed imprevedibili e che portano con sé nuovi rischi per la redditività e sostenibilità delle nostre imprese. Sostenibilità per affrontare le sfide e gli imprevisti con serenità” – spiega Gaiardelli. 

Fonte: Servizio stampa Co.di.Pr.A.

Chioggia (VE), consegnati i riconoscimenti della prima edizione del Premio “Radicio de Vero”, indetto dal Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp

Da sx il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo, l’ex direttore di Opo Veneto e vicepresidente del CSO Italia, Cesare Bellò e il presidente di Opo Veneto, Adriano Daminato

Si è tenuta nei giorni scorsi, presso la sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, la prima edizione del Radicio de Vero, ossia il premio istituito dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp per riaffermare l’originalità di questo pregiato ortaggio, nel panorama dell’orticoltura regionale e nazionale, e allo tesso tempo premiare l’impegno e la costanza di uomini e donne che con il proprio lavoro hanno contribuito a far conoscere e valorizzare Chioggia e il suo territorio.

Un premio “Vero” di nome e di fatto. “In Veneto – ha spiegato il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo –  si produce più di metà del radicchio di tutta Italia ed il Radicchio di Chioggia è primo per superficie coltivata e quantità di produzione, mentre in tutto il mondo si sono diffuse tipologie che lo imitano, ma non lo eguagliano. Unicità e autenticità vere, dunque, sono riassunte dall’oggetto del premio Radicio de Vero, ma anche il lavoro ne fa parte insieme al conseguimento di quella promozione del territorio chioggiotto di cui anche il nostro Radicchio è a tutti gli effetti ambasciatore”. E il valore dell’originalità è riassunto anche nel nome del Premio, dove la parola “Vero” sta per autentico, in quanto il vero Radicchio di Chioggia Igp è quello che, oltre a potersi fregiare dei loghi comunitari, ha alle sue spalle un secolo di storia ed è ottenuto da seme autoctono conservato gelosamente e tramandato dalle famiglie degli ortolani che lo coltivano secondo uno specifico disciplinare nel territorio di 10 comuni, delle provincie di Venezia, Padova e Rovigo. Ma de vero è anche il materiale con il quale è realizzato il premio. Un’eccellente opera d’arte che il Consorzio ha fatto realizzare dalla storica fornace Linea Valentina di Murano, proprio perché non poteva essere che un altro caratteristico storico mestiere artigianale della Laguna Veneta, riconosciuto in tutto il mondo, a realizzare un’opera preziosa per premiare l’impegno di coloro che, con il loro lavoro, si sono fatti portavoce della bellezza, della cultura, della ricchezza della città di Chioggia e del suo territorio.   

La scelta dei premiati è stata affidata ad una commissione formata dallo stesso presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo, dall’assessore all’Agricoltura del comune di Chioggia, Daniele Stecco, dal presidente della Pro Loco di Chioggia e Sottomarina, Marco Donadi, e dal responsabile dell’ufficio stampa del Consorzio di tutela, il socio Argav Umberto Tiozzo.  Per la categoria Cultura, il premio Radicio de Vero è stato assegnato a Pierluca Donin, direttore di Arteven, il circuito teatrale del Veneto, e presidente dei 14 circuiti italiani, per essere il regista delle “Baruffe in Calle”: lo spettacolo itinerante, che ha compiuto 24 anni, il cui allestimento richiede la collaborazione di musicisti, comparse, barche storiche e soprattutto il coinvolgimento di Chioggia come scenografia naturale della commedia di Carlo Goldoni. “Per me – ha commentato Donin – è un grande privilegio ricevere un premio, il “Radicio de Vero”, che rappresenta uno dei simboli gastronomici della mia terra. Come nelle Baruffe, nel Radicchio di Chioggia Igp, è sedimentata l’immagine della Città, il suo passato, ma anche il suo presente e le Baruffe sono anche una rappresentazione culturale della tavola chioggiotta. Lo spettacolo finisce con un grande banchetto attorno al quale le famiglie dei pescatori si ripacificano. Quindi c’è un rapporto molto stretto tra il lavoro che stiamo portando avanti con il tetro, appena il Covid ci permetterà di tornare a calcare le scene, e l’impegno del Consorzio, ossia la tutela dell’immagine e della cultura di questa terra. E’ una responsabilità importante, ma della quale andiamo fieri”.  

Per la categoria Economia: il premio Radicio de Vero è andato a Cesare Bellò, in qualità divero esperto del settore ortofrutticolo. Ex direttore di Opo Veneto, vicepresidente del CSO Italia, Centro servizi ortofrutticoli, è di fatto “l’Uomo del Radicchio”, come gli è stato recentemente riconosciuto al MacFruit di Rimini. Un uomo che si è speso molto per i radicchi veneti e molto ha fatto anche per il Chioggia Igp.  “E’ sì, la mia è stata una vita spesa per il radicchio – ha commentato Bellò – e oggi vedermi premiato con il “Radicio de Vero” dà un significato a questo lavoro che ho portato avanti per tanti anni. Un lavoro che indubbiamente ha dato i suoi frutti: i radicchi sono stati la prima verdura ad essere chiamata per nome in Europa. Chioggia, Verona, Treviso, Castelfranco sono nomi geografici che oggi designano anche eccellenze del territorio veneto. Questa è la strada giusta perché il consumatore moderno non si accontenta più di indicazioni generiche, vuole conoscere l’origine e la provenienza di ciò che porta in tavola. Come per il vino si è passati dal sommario “vino da tavola” alla richiesta di etichette espressione dei territori, la stessa cosa deve continuare ad accadere per le produzioni orticole. La Comunità Europea ci affianca in questo, e le politiche europee non sono altro che i ‘desiderata’ dei consumatori europei, basta saperle interpretare e avremo un mercato. E sono convinto che questa situazione creata dal Covid non sia in tutto un male per il nostro settore: questa pandemia ci ha insegnato ad usare più tecnologia, penso al web come strumento capace di mettere in contatto tutto il mondo. E quindi, grazie a questo, anche la produzione locale può assumere una rilevanza internazionale”.  

šIl premio consegnato ai vincitori

Per la categoria Sport, il nome prescelto è stato quello di Franco Cerilli, riferimento importante nel mondo del calcio chioggiotto e non solo, grazie ad una carriera calcistica importante, costruita tra gli anni ’70 e ’80, indossando le maglie dell’Inter e del Lanerossi Vicenza, vivendo, con quest’ultima, la straordinaria annata del cosiddetto Real Vicenza, nel ‘78, segnata dallo storico secondo posto in serie A insieme a Paolo Rossi, scomparso in questi giorni. E proprio la vicinanza e l’amicizia di Cerilli con l’eroe del Mundial ’82, e il conseguente lutto, è stato il motivo per il quale l’ex calciatore chioggiotto non ha potuto presenziare alla cerimonia di premiazione. “Questo premio – ha concluso il presidente Giuseppe Boscolo Palo – rappresenta la volontà del Consorzio di non fermarsi neanche in questo momento dominato dalle paure create dal Covid-19. E’, anzi, rappresenta un modo per reagire e continuare con il nostro impegno di promozione di  questo straordinario prodotto della terra chioggiotta. Di continuare ad aggiungere pagine importanti a questa storia che ha quasi raggiunto la soglia dei 100 anni e che ancora deve andare avanti. Siamo convinti che ‘il prodotto promuove il territorio’ e questo territorio, lo abbiamo visto coinvolgendo gli altri storici mestieri della laguna, è una fucina di creatività, oltre ad essere una terra fertile nella quale l’orticoltura rappresenta un posto di eccellenza per le buone pratiche agricole e ambientali che continuano ad essere il faro di questa produzione. E’ questa la terra che vogliamo far conoscere e sempre più valorizzare”.  

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp/Speak Out