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Vigneti e vini: bene il 2020 nel Veneto ma preoccupa la crisi per Covid-19

Il 2020 sarà ricordato come un anno infausto, ma non dai viticoltori veneti, protagonisti di un’ottima vendemmia, per la quale ci si prepara a fare il bilancio finale. In attesa di conoscere i dati analitici consuntivi, che saranno presentati da Veneto Agricoltura, Regione e Avepa il prossimo 23 dicembre (ore 10:30 sulla piattaforma ZOOM; iscrizioni su: https://trittico3_2020.eventbrite.it) in occasione del terzo focus del Trittico Vitivinicolo, gli esperti dell’Agenzia regionale anticipano in un nuovo Report (https://bit.ly/3gaX2VX) i dati riguardanti i prezzi delle uve raccolte e quelli di produzione complessiva, che per quanto riguarda l’uva hanno raggiunto i 13,8 milioni di quintali (+5,1% rispetto al 2019), di buona qualità, tanto da consentire la produzione di ottimi vini, in alcuni casi anche eccellenti, per i quali si stima un volume di 10,9 milioni di ettolitri (+5,6%), in controtendenza rispetto al dato nazionale che si è fermato a 46,6 milioni di ettolitri complessivi (-2% rispetto al 2019).

Il prezzo medio alla produzione dell’uva per l’intero Veneto è stato di 0,58 euro/kg, in linea con quello veronese (0,57 euro/kg), mentre a Padova la quotazione si è bloccata a 0,46 euro/kgTreviso continua a detenere la leadership regionale delle quotazioni medie delle uve con un valore d’acquisto di 0,71 euro/kg. Le uve DOC e DOCG hanno mantenuto maggiormente le variazioni con segno positivo, mentre per quelle IGT ha prevalso il segno meno.

Segnali preoccupanti giungono invece dal mercato dei vini, il cui contesto mondiale risulta “ingolfato” a causa della pandemia da COVID-19. La crisi che si è innescata fin dal primo lockdown ha infatti rallentato le vendite interne ma anche quelle internazionali. Di conseguenza, nelle cantine risultano in giacenza notevoli quantitativi di prodotto invenduto del 2019, che “fortunatamente” non deve fare i conti con i vini della la vendemmia 2020, come accennato non eccessivamente abbondante.

Anche la crescita esponenziale dell’export di vino veneto (e italiano), a cui eravamo abituati ormai da molti anni, paga le conseguenze di questo prolungato periodo di forti restrizioni. Si pensi che nei primi sei mesi di quest’anno è stato registrato, dopo tanto tempo, un calo del -3,6% delle vendite all’estero. Il nuovo DPCM “Natale” non aiuterà certamente a raddrizzare la situazione. Anche il tema dell’export di vino veneto sarà affrontato durante il focus del prossimo 23 dicembre.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Due veronesi ai vertici dell’associazione veneta dei produttori biologici

Enrico Casarotti

Roberta Martin

Due veronesi ai vertici di Aveprobi, l’associazione veneta dei produttori biologici e biodinamici, che conta 440 soci in tutta la regione. Enrico Maria Casarotti, di Caldiero, è stato confermato alla presidenza, mentre Roberta Martin, di Isola della Scala, è la new entry nel ruolo di vicepresidente a fianco del bellunese Mauro Zanini.

Aveprobi, con sede a Villafranca, è stata fondata nel 1990 per tutelare e rappresentare gli interessi dei produttori, promuovendo progetti e iniziative, organizzando corsi di formazione e qualificazione e svolgendo attività di ricerca e formazione didattica nelle scuole. Un impegno che ha portato a una sensibilità e una consapevolezza sempre maggiori sulle tecniche di produzione biologiche. Secondo i dati recenti del Ministero delle politiche agricole, nel 2019 il Veneto ha registrato un incremento del 13% nel numero di operatori bio, passati da 3.524 a 3.971, e un aumento del 25,4% delle superfici biologiche, passate da 38.558 a 48.338 ettari. Il balzo maggiore lo ha fatto la viticoltura, con un +30,5% di superficie, seguita dagli ortaggi (+25,3%) e dai cereali (+17,9%).

Casarotti, che conduce un’azienda biodinamica frutticola e viticola a Caldiero, è enologo, esperto in viticoltura biologica e biodinamica, agricoltore, docente e nell’associazione rappresenta Coldiretti. “In questi anni abbiamo portato avanti moltissimi progetti, dalla banca genetica di piante da frutto della Lessinia, con il recupero delle vecchie varietà di mele e pere, alla creazione di una filiera corta dei cereali antichi – spiega -. I nostri proponimenti sono di continuare nella diffusione del biologico, che si fa con la formazione, la ricerca e le tante iniziative messe in campo. Stiamo realizzando a Isola Vicentina un progetto mirato alla biodiversità conla realizzazione di una Casa delle sementi, dove saranno disponibili tanti semi di qualitàdi vecchie varietà autoctone che sono state abbandonate. È stato avviato anche uno studio di fattibilità per la partecipazione a un bando pubblico per l’apertura di un mercato permanente di prodotti biologici in una zona residenziale di Verona. Ci piacerebbe inoltre realizzare dei cumuli in campagna per produrre del compost da letame animale e vegetale, in modo da nutrire il suolo con una sostanza organica molto ricca di sostanze ricostituenti. Continueremo inoltre con i corsi per insegnare a fare la buona agricoltura biologica. Tra questi cito quelli sulla canapa, sull’olivo, sull’agricoltura montana e sulla viticoltura biologica. Costituiremo, infine, un tavolo condiviso per il biologico tra tutte le associazioni agricole”.

Roberta Martin, che conduce con i familiari a Isola della Scala un’azienda di riso biologico e di cereali in rotazione, è in rappresentanza di Confagricoltura. “Al di là delle appartenenze, siamo uniti dal forte credo di lavorare per il bene comune di agricoltori, consumatori e territorio. Io coltivo biologico da vent’anni e posso dire che oggi, grazie alle tecniche ormai consolidate, vedo un coinvolgimento maggiore delle aziende. È molto importante anche il lavoro che stiamo facendo con l’Istituto tecnico agrario “Stefani-Bentegodi” a Buttapietra, dove è partito da due anni un corso post diploma per tecnici specialistici in agricoltura biologica. Noi collaboriamo con la programmazione e il tutoraggio esterno. Quest’anno hanno dovuto fare due classi perché c’era una grande richiesta. Questo vuol dire che anche nei giovani si stanno facendo strada una cultura e una sensibilità sui temi biologici che ci fanno ben sperare per il futuro”.

Il nuovo Consiglio direttivo di Aveprobi, che resterà in carica tre anni, è composto da Tiziano Quaini, Matteo Ducange, Marcello Volanti e Mattia Giovannini (Verona), Enrica Balzan (Belluno). Matteo Bordignon (Treviso), Riccardo Cazzadore, Giovanni Stoppa e Carlo Salvan (Rovigo), Giovanni Pinton, Paolo Marostegan e Giandomenico Cortiana (Vicenza), Nicola Zago (Padova), Matteo Dalle Fratte (Venezia).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Venerdì 11 dicembre 2020, dalle 18 webinar Argav sulle novità dell’enciclica Laudato Sì

Il socio Efrem Tassinato in un recente incontro con Papa Francesco

Prosegue l’attività “a distanza” Argav indotta dalle condizioni sanitarie e dal rispetto delle disposizioni del Governo. Venerdì 11 dicembre p.v., dalle ore 18 alle ore 19:30, terremo un webinar ( videoconferenza) sulla piattaforma Zoom su un tema in sintonia con il periodo natalizio che, seppur fra molte difficoltà, ci apprestiamo a vivere: “E venne ad abitare in mezzo a noi: le novità dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco e l’impegno delle giovani generazioni per l’ambiente“.

Grazie all’interessamento della neosocia, Romina Gobbo, saranno nostri interlocutori Alfonso Cauteruccio e Christiana Ruggeri, rispettivamente presidente e vicepresidente Greenaccord onlus, associazione internazionale di ispirazione cristiana, nata per stimolare l’impegno di uomini e donne di qualsiasi credo e confessione religiosa sul tema della salvaguardia della natura. 

3 animaliste da mesi in sciopero della fame per la liberazione di “Fratello Orso”

foto profilo Facebook Fratello Orso

(di Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, premio Argav 2019) Daniela Musocco è una signora di Vicenza di 61 anni, impiegata ed attivista della LAV, che dal 17 ottobre è in sciopero della fame (beve 4 litri di liquidi al giorno, una spremuta la matti, na e un brodo vegetale la sera) per la liberazione dei tre orsi, il famoso M49 “Papillon”, M57 e Dj3, prigionieri nel Casteller, la struttura di Trento dove sono assurdamente rinchiusi.

Le ho telefonato mercoledì 3 dicembre, dopo aver letto la notizia sul Corriere del Veneto del 21 novembre. Pensavo avesse smesso, invece mi ha detto “No, sono al 48° giorno di digiuno e non ho alcuna intenzione di smettere se non li liberano, ma c’è l’indifferenza più totale dei nostri rappresentanti, anche del Presidente Conte, che doveva essere l’avvocato degli italiani (evidentemente non il mio) e del Ministro dell’ambiente Costa, che si è dichiarato dalla parte degli orsi, salvo poi lasciarli in balia del Presidente della provincia di Trento Fugatti”. “Neanche il Presidente Mattarella ha speso una parola per questa deprecabile situazione” scrive su Facebook nella pagina “Fratello Orso” che aggiorna quotidianamente. Parlando con lei, ho scoperto che ci sono altre due ragazze della Valtellina che stanno facendo lo stesso sciopero della fame ad oltranza, ed hanno iniziato prima di lei, il 21 settembre, più di 70 giorni fa!

Daniela dice che gli orsi non vanno in letargo se sono in cattività, che sono sedati da mesi e perciò rischiano di morire. Potrebbero essere liberati col radiocollare, andare in letargo tranquilli, visto che quest’inverno non si scia ed essere poi controllati al risveglio. La pagina FaceBook “Fratello Orso(che vi invito caldamente a visitare) raccoglie le testimonianze anche di una serie di artisti che la sostengono, da Donatella Rettore a Red Canzian (Pooh), a Fiordaliso, che condividono le tesi delle tre animaliste in sciopero: due orsi possano essere recuperati liberandoli nel loro habitat mentre il terzo ha bisogno di un’altra struttura. In Abruzzo si sono trovate soluzioni diverse (per esempio i cassonetti dei rifiuti anti-orso), che garantiscono il quieto vivere degli umani e degli animali. Mi pare veramente assurdo che Daniela e le due ragazze rischino la vita (e comunque la salute) senza che a Trento nessuno lo sappia.

4 dicembre 2020, webinar Argav su Bilancio UE 2021-2027 e futura PAC

Prosegue l’attività di Argav on web: venerdì 4 dicembre 2020, dalle ore 18 alle ore 19:30, si svolgerà sulla piattaforma Zoom l’incontro “L’Europa che verrà, il bilancio Ue 2021-2027 e futura Pac“. Ne sarà relatrice Laura Ambrosino, responsabile media e comunicazione Commissione Europea rappresentanza a Milano. Per partecipare all’incontro, cliccare qui: https://us02web.zoom.us/j/83805387524?pwd=SFFmdHhZRE4vVkRBV1MxZEhHcEN6Zz09. L’accesso è altrimenti possibile attraverso il sito www.zoom.us, cliccando su “Join a meeting” (barra in alto), quindi inserendo la Meeting ID: 838 0538 7524 e successivamente il passcode ARGAV 2020.

Sarà difficile dimenticare questo 2020: l’epidemia per Covid-19, oltre ad aver causato centinaia di migliaia di decessi in tutto il mondo e messo in un angolo tanti aspetti che tengono in piedi il tessuto sociale delle comunità, ha provocato un autentico sconquasso all’economia globale, compresa quella dei 27 Stati, membri dell’Unione Europea. In questi mesi le Istituzioni comunitarie non sono rimaste a guardare; ora però i Paesi europei attendono il varo degli strumenti economici annunciati, indispensabili per una rapida ripresa. E’ all’interno di questo quadro, che si svilupperà il webinar promosso d’intesa con la Commissione Europea – Rappresentanza a Milano e dedicato al bilancio europeo 2021-2027, agli strumenti economici collegati e ad alcune politiche di grande interesse per l’intera collettività, a partire dalla futura Politica Agricola Comune (P.A.C.) post 2020.

Un grazie particolare per l’organizzazione di questo incontro va ai soci Giancarlo Orsingher e Renzo Michieletto; un grazie al socio Mauro Poletto per l’assistenza tecnica.

 

Martedì 1 dicembre, incontro on line per indagare la storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio attraverso i cataloghi dei vivai

Martedì 1 dicembre alle ore 18 si conclude il ciclo di incontri online “La biblioteca incontra” dedicato alla valorizzazione del patrimonio librario e documentario della Fondazione Benetton Studi Ricerche. L’appuntamento conclusivo porrà l’attenzione sui cataloghi dei vivai, poco noti e indagati, ma in realtà fonti preziosissime per una storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio. Interverranno, insieme a Francesca Ghersetti, responsabile del centro documentazione della Fondazione Benetton, Filippo Pizzoni, aMAZING_sTUDIO e vicepresidente di Orticola di Lombardia e Franca Gambini, Accademia Agraria di Pesaro e presidente della Società Italiana Amici dei Fiori. Per partecipare all’incontro su Zoom ci si deve iscrivere attraverso l’apposito link pubblicato nei canali social e nel sito della Fondazione Benetton Studi Ricerche, www.fbsr.it. Gli iscritti riceveranno via email il link di Zoom per prendervi parte.

Nella storia dei giardini italiani sono noti – e sono stati studiati – i committenti e i progettisti; molto meno noti sono gli esperti orticoltori (quelli che gli inglesi chiamano plantsman), i capo–giardinieri e i giardinieri che hanno contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione dei grandi giardini italiani. Ancor meno noti sono gli stabilimenti d’orticoltura e i vivai che dalla metà dell’Ottocento sono stati il primo motore di una stagione, in Italia, di grande crescita del sapere botanico, di evoluzione delle tecniche orticole e di impulso alla creazione di nuovi giardini, anche grazie alle innumerevoli specie esotiche introdotte in Europa, all’affermarsi del collezionismo botanico e allo sviluppo del verde pubblico urbano con la nascita di parchi pubblici in ogni città italiana.

Si tratta di un ambito ancora largamente da studiare, che offre notevoli spunti di interesse, nel quale la redazione e la diffusione dei cataloghi delle produzioni florovivaistiche giocano un ruolo di primaria importanza. Non solo per conoscere la nascita e l’evoluzione di un nuovo mercato, dal punto di vista economico e sociale, o come mezzi di promozione e informazione culturale, ma anche dal punto di vista della sperimentazione e della divulgazione di tecniche colturali innovative. Ma ancor di più, i cataloghi dei vivai rappresentano fonte primaria di studio e conoscenza nell’ambito di discipline come la storia dei giardini e del paesaggio o il restauro di parchi storici, consentendo di comprendere aspetti fondamentali quali, ad esempio, la moda del collezionismo botanico o l’evolversi dell’estetica e del gusto in materia di piante e giardini, dall’Unità d’Italia sino a oggi.

Si tratta di documenti preziosi, raramente disponibili anche nelle biblioteche di settore, presenti negli archivi e nelle biblioteche di professionisti e studiosi – come ad esempio in quella di Ippolito Pizzetti conservata in Fondazione Benetton – che meritano di essere adeguatamente studiati e valorizzati.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton

Anche le comunità venete Wigwam nella cucina del CiocheCiò, divenuto un libro con un’ottantina di ricette. A far la prefazione, la food blogger Benedetta Rossi.

Molti i veneti protagonisti del libro della cucina del Ciò-che-Ciò, ovvero fatta con quel che si ha: Marisa Saggiotto, operatrice della Comunità Wigwam del Colognese Veneto nonché presidente di Sezione Fidapa ed ancora Daniela Rapetta , Enrica Claudia De Fanti; Giovanni  Cecconi, Margherita Voltolina, Flavia Mognetti Cordioli, Massimo Zuliani, della Comunità Wigwam di Venezia; Michele Pigozzo della Comunità Wigwam della Terra Berica, nonché socio Argav.

Nel complesso, ben settantanove appassionati di cucina e del territorio, di 4 continenti diversi e in rappresentanza di 15 nazioni hanno contribuito a questa pubblicazione originale e creativa. Nel libro si trovano solo ricette preparate con quello che si trova in dispensa o con gli avanzi, l’essenza della cucina “ciocheciò”, ma anche l’idea di una forma alternativa di turismo relazionale e sostenibile. Ad ogni giro di pagina si troverà una foto, una storia, un ricordo, un piatto, un’immagine ed una ricetta, facilmente realizzabile anche da non provetti chef. Quasi 80 ricette, settantasette per la precisione, in 196 pagine a colori con la prefazione straordinaria di Benedetta Rossi, che ha condiviso lo spirito dell’iniziativa e di una filosofia che è alla base anche della sua attività di blogger di grande successo.“Dietro un piatto o una ricetta ci sono delle persone, c’è tutto un mondo, una storia, un territorio che avevamo dimenticato” scrive la famosa food blogger nella prefazione. Il coordinamento della pubblicazione è stato curato da Roberto Ferretti, Anna Monaldi, Yoko Moryama, Claudio Porchia e Marisa Saggiotto, le ricette sono introdotte da testi dei coordinatori del gruppo con le preziose illustrazioni del cartoonist Tiziano Riverso. Maggiori info al sito www.edizionizem.com

La presentazione libro. L’emergenza sanitaria e l’esperienza del confinamento a casa hanno confermato che la cucina e il cibo rappresentano uno straordinario momento di aggregazione. Nel web durante il lockdown sono nate diverse community, dove chef e appassionati di cucina hanno condiviso interessanti momenti di confronto, lezioni di cucina e di divertimento, riscoprendo antiche tradizioni popolari. Ciò che ha stupito di questa grande vivacità, che si è espressa soprattutto attraverso i canali social, è stato il carattere internazionale dei partecipanti, tutti accomunati dalla passione per la cucina e dalla voglia di condividere foto, video e ricette. Molte di queste iniziative si sono concluse con la fine dell’isolamento, mentre altre non si sono fermate e hanno proseguito e sviluppato ulteriormente la comunità. Fra queste ultime merita una segnalazione la rete della “Staffetta della Cucina Ciocheciò”, che si appresta a dare alle stampe il libro, che racchiude tutto il lavoro svolto durante il primo lockdown. Un gruppo non aperto a tutti, ma riservato agli amanti di un turismo basato sulla relazione, che favorisce l’incontro tra chi ama ospitare offrendo cose semplici, ma ugualmente interessanti, ed accompagnando le persone alla scoperta di ricette nuove, genuine, autentiche. Un gruppo che ha registrato una presenza di partecipanti in tutti i continenti ed ha quindi nel suo Dna una spiccata vocazione internazionale. Partita il primo maggio, la staffetta è terminata a fine giugno. Ogni partecipante, invitato da un altro che aveva già aderito alla staffetta, ha presentato un racconto, un ricordo accompagnato da una ricetta creata con ciò che si ha in casa, in pieno stile “Ciocheciò”. In questo modo il gruppo è riuscito a coinvolgere migliaia di persone e recuperato piatti e tradizioni perdute nel tempo. 

Una esperienza unica di cucina “Ciocheciò”, che il libro vuole ora rendere disponibile per un pubblico più ampio. Una cucina semplice, sostenibile, genuina e salutare, che utilizza prodotti locali, freschi e stagionali, che combatte gli sprechi, che favorisce la relazione e la socializzazione tra i membri della famiglia e della comunità. Una cucina comune in tutto il mondo, sia pure nella diversità dei prodotti impiegati e nelle differenti modalità di preparazione, in grado di unire persone di diversa cultura e provenienza geografica. Una filosofia di cucina che rappresenta una concreta risposta alle problematiche ambientali ed economiche sollevate dall’emergenza legata al Covid-19. 

Campagna olearia 2020, bene al Centro Nord, forte contrazione al Sud, alta qualità in tutta la Penisola

Campagna olearia veneta in controtendenza. Secondo le stime di Aipo (Associazione interregionale dei produttori olivicoli) sul territorio regionale si produrranno 26mila tonnellate di olio d’oliva data la produzione di 200 mila quintali di olive. A livello nazionale Coldiretti parla di un crollo del 30% sulla base dell’aggiornamento previsionale elaborato dall’Ismea e Unaprol per la campagna 2020/21. Presupposti favorevoli rispetto all’annata precedente– commenta Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e titolare del frantoio Redoro di Grezzana nel veronese che precisa, inoltre, che sono 5mila gli ettari totali vocati ad ulivo e quasi un milione le piante.

A condizionare la raccolta quest’anno è soprattutto l’andamento in Puglia, Calabria e Sicilia che fanno registrare contrazioni rispettivamente del 43%, 38% e 15%. Al Centro Nord si rilevano, invece, incrementi del 31% in Toscana, 8% nel Lazio, 70% in Umbria e del 100% in Liguria, dopo gli scarsi livelli del 2019. In generale, comunque, ci si attende in tutta la Penisola un olio di elevata qualità grazie all’ottima fioritura, a condizioni meteo non avverse e ai limitati attacchi della mosca olearia. 

Sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini nelle ultime settimane, con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp italiani. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia.

L’andamento della raccolta è importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. Una situazione produttiva preoccupante a fronte dell’aumento del 9,5% degli acquisti delle famiglie italiane che con l’emergenza Covid sono tornate a fare scorte in cucina con i prodotti base della dieta mediterranea, secondo i dati relativi al primo semestre dell’anno. In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative.  L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.

Provincia Superficie olivetata ha Numero piante d’olivo Produzione stimata di olive q.li
Verona 3.500,00 665.000,00 152.950,00
Padova 460,00 82.800,00 18.216,00
Vicenza 610,00 115.900,00 24.339,00
Treviso 430,00 77.400,00 17.802,00
  5.000,00 941.100,00 213.307,00
Elaborazione Aipo su dati Regione del Veneto

Fonte: Ufficio stampa Coldiretti Veneto

Trentino. In Valsugana gli “alieni” sbarcati possono causare gravi danni

Visone in Valsugana_1 (foto Doriano Stefani)

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav, articolo pubblicato anche su ilcinque.info) Una gita in bici o una passeggiata nel fondovalle della Valsugana, magari nella zona della Riserva naturale provinciale Fontanazzo di Grigno, può portare a degli incontri inaspettati. Nel giugno scorso c’era stato l’avvistamento eccezionale dell’orso “acrobata” di Calliano, in trasferta lungo il fiume Brenta, ma con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche altro animale strano, sicuramente non tipico della nostra zona; un animale, appunto, “alieno”.

E’ il caso del visone americano (Neovison vison), un mustelide parente della puzzola che, come dice il nome, è nativo dell’America settentrionale. Di questa specie si era parlato di sfuggita nella primavera scorsa, quando un esemplare venne catturato all’interno di uno stabilimento di Borgo Valsugana per poi venir dato in custodia a un privato e morire infine non avendo resistito alla cattività. Ma la presenza di questo mustelide in Valsugana risale ormai ad alcuni anni fa, come ci racconta Gerri Stefani, laureato in scienze naturali di Tezze di Grigno, profondo conoscitore del territorio e soprattutto dell’asta del fiume Brenta verso il confine con il Veneto. “Il mio primo avvistamento di visone americano risale al 2013 o 2014 nella zona fra Grigno e Tezze quando ne vidi un esemplare nel fiume Brenta. Più tardi ne venne anche trovato uno morto alle foci del rio Resenzuola. Da allora gli incontri con questo mustelide sono stati più di uno, il più recente qualche settimana fa nella zona del biotopo Fontanazzo quando, in occasione di un’escursione guidata, ne abbiamo visti due.”

Come è arrivato da noi questo animale? Per capire come è arrivato dobbiamo andare indietro fino attorno al 1970 quando, in una frazione del Comune di Lusiana Conco, qualche chilometro a nord ovest di Bassano, viene fondata l’azienda “Savi”, un allevamento di visoni americani, animali da pelliccia. Nel 2005 un blitz animalista arreca gravi danni all’azienda senza però intaccare i circa 15.000 capi presenti. Tra il 2008 e il 2010 altri due blitz nell’allevamento di Lusiana Conco hanno portato allo scassinamento delle gabbie e alla liberazione di alcune migliaia di visoni, che in parte sono morti perché incapaci di sopravvivere in libertà, in parte sono stati ricatturati, ma in parte si sono inseriti nell’ambiente, allontanandosi gradualmente dalla zona di Lusiana, arrivando al Brenta e cominciando a colonizzarlo sia a monte che a valle del bassanese. Il visone americano infatti è un animale carnivoro che vive lungo i corsi d’acqua e anche in acqua; è capace di immergersi fino a cinque metri di profondità e di nuotare per alcune decine di metri sott’acqua; è un predatore che si nutre di piccoli roditori, pesci, anfibi e può causare danni ai nidi degli uccelli acquatici. La presenza di questa specie aliena è quindi un problema non indifferente per la biodiversità del nostro territorio e del nostro ambiente fluviale in particolare. Nel maggio 2017 in risposta ad un’interrogazione sulla presenza del visone americano lungo il Brenta trentino, l’allora assessore provinciale Michele Dallapiccola affermava che “ad oggi sembra che si tratti di un solo esemplare e, non essendoci allevamenti in zona, tutto lascia supporre che il problema rientrerà da solo con il tempo, anche se la questione non va sottovalutata”.

Visone in Valsugana (foto Doriano Stedani)

La situazione è cambiata negli ultimi tre anni? Intanto c’è da dire che l’allevamento di Lusiana Conco, che con circa 30.000 capi era arrivato ad essere uno dei più grandi d’Italia, ha chiuso i battenti nel 2018 per motivi ambientali: i titolari avrebbero dovuto effettuare la bonifica dell’amianto presente nei capannoni che però, probabilmente, hanno considerato troppo onerosa; inoltre il mercato delle pellicce si è ridotto di molto rispetto al passato e quindi l’attività non è stata forse considerata più sufficientemente remunerativa. Il rischio di ulteriori “rilasci” perciò non c’è. Di sicuro attualmente la presenza del visone americano nel tratto del Brenta trentino non è limitata a un solo esemplare, ma non è possibile dire quanti ce ne siano perché non è mai stato fatto un monitoraggio specifico, che sarebbe estremamente utile attivare per poi pensare a delle azioni di gestione della specie. E’ assolutamente necessario fermare questo animale prima che risalga il Brenta fino ai laghi di Levico e Caldonazzo perché i danni alla fauna locale che potrebbe arrecare lì sono ancora maggiori. Già nella zona dell’Ampliamento Biotopo Sorgente Resenzuola, poco sopra Tezze la sua attività predatoria potrebbe mettere a rischio l’esistenza di specie molto significative come il martin pescatore, lo scazzone, il gambero di fiume e quella che è forse la popolazione più interessante del Trentino di lampreda padana.

Che cosa si dovrebbe fare? Come detto, il primo intervento dovrebbe essere un monitoraggio puntuale della presenza del visone americano in zona, magari prendendo spunto da quanto fatto negli anni passati nel vicino Veneto. Possono essere sicuramente utili le esperienze di altre iniziative legate alle specie aliene, come il progetto europeo LIFE “ASAP- Alien Species Awareness Program” coordinato dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale” e concluso nell’estate scorsa (lifeasap.eu). Sarebbero poi importanti azioni di divulgazione, informazione, didattica per far capire alla popolazione i problemi causati da questa e da altre specie aliene invasive, sia animali che vegetali, alcune delle quali vengono immesse nell’ambiente -accidentalmente o volontariamente- proprio dai cittadini, come ad esempio le tartarughe e i pesci rossi. Marco Olivari, direttore dell’Ufficio distrettuale forestale di Borgo Valsugana, conferma la presenza di alcuni esemplari di visone americano lungo l’asta del Brenta, segnalati soprattutto da guardiapesca, pescatori e dalla guardia ittico-venatoria. E’ stato ritrovato anche qualche individuo morto. Per il momento il punto più a ovest dove sicuramente il mustelide è arrivato è Borgo, alla confluenza del Moggio con il Brenta. Una quantificazione precisa della presenza dell’animale non è facile, ma comunque si tratta di qualche individuo, non di una popolazione consistente; questo comunque -prosegue Olivari- non significa che si debba abbassare la guardia, tutt’altro. La presenza del visone americano potrebbe diventare pericolosa per la fauna locale (ittica e non), a causa della sua adattabilità al territorio e della sua dieta “generalista” che comprende piccoli pesci, rane, crostacei, molluschi, uccelli acquatici, roditori.

La balsamina (Impatiens glandulifera), foto Gerri Stefani

Altre specie aliene. Se il visone americano è una specie aliena che può creare problemi al nostro territorio, ce ne sono altre che oltre ad essere aliene sono anche invasive e che problemi ne creano sicuramente. Ad esempio il gambero della Louisiana e la tartaruga palustre americana -inserite a differenza del visone nella lista delle specie aliene invasive di importanza a livello di Unione europea- presenti piuttosto diffusamente nei corsi d’acqua il primo e nei laghi di Caldonazzo e Levico la seconda. La tartaruga in particolare è arrivata in questi specchi d’acqua perché chi la teneva in casa come animale “da compagnia” se ne è voluto disfare, arrecando inconsapevolmente un grave danno all’ambiente: questi animali sono infatti carnivori e si cibano di girini, molluschi e piccoli pesci impoverendo la biodiversità delle nostre acque. Oltre a quelle inserite nella lista europea, ci sono altre specie aliene e invasive che stanno creando non pochi problemi in determinati territori e per quanto riguarda la nostra zona possiamo ricordare ad esempio la zanzara tigre e la lumaca rossa oppure la Drosophila suzukii e la cimice asiatica che ben conoscono i nostri frutticoltori. Se pensiamo alle piante presenti lungo l’asta del fiume Brenta, inserite o meno nella lista europea, possiamo ricordare ad esempio il poligono del Giappone o la balsamina, quel bel fiore rosa che costeggia la linea ferroviaria della Valsugana. Infine ricordiamo anche che alcune specie aliene invasive sono diffuse in Europa in maniera così ampia e da così tanto tempo che non vengono quasi più considerate tali; è il caso della comunissima robinia (Robinia pseudoacacia), originaria degli Stati Uniti sud-orientali, fu introdotta nel 1601 in Francia come albero ornamentale dai giardinieri del re Luigi XIII ed è stata poi usata in tutta Europa sia nei giardini che per il consolidamento dei terreni. Fra gli animali ricordiamo il pesce siluro, oggi presente in moltissimi fiumi italiani; originario dell’Europa Orientale e dell’Asia Occidentale, fu introdotto in Italia dall’inizio degli anni Cinquanta in poi per la pesca sportiva. 

Mercoledì 18 Novembre 2020 su 7 Gold Plus in collegamento dall’Uganda il Polesano Costantino Tessarin racconterà la sua battaglia per la foresta di Bugoma

Costantino Tessarin, operatore polesano di turismo sostenibile, il protagonista della puntata della trasmissione “Approfondimenti” in programma, mercoledì 18 Novembre prossimo, sulle frequenze di “7 Gold Plus” (canale dgt 92). 

In collegamento da Kampala, capitale dell’Uganda, l’ospite dialogherà con il conduttore, il presidente Argav Fabrizio Stelluto, raccontando la vicenda che lo vede fondatore e leader dell’Associazione per la Conservazione della Foresta di Bugoma, un’importante area tropicale, “santuario degli scimpanzè”, a rischio scomparsa per fare spazio a coltivazioni di canna da zucchero. 

La battaglia di Tessarin, al quale Argav ha dato voce in un webinar svoltosi a luglio scorso, è appoggiata dalla popolazione locale e sta coagulando una crescente pressione internazionale.  

La messa in onda della puntata è prevista alle ore  7.15 / 7.45 / 8.15/ 12.45 / 13.15 / 13.50/ 17.45 /  /19.15/ 19.45/ 20.15/ 21.00/ 23.30/ 1.00/  1.20 / 3.15 / 4.45 / 6.30 e sarà anticipata da un”lancio” alle ore 15.15/ 20.30/ 1.25 ca. di oggi, martedì 17 Novembre.