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L’agricoltura di domani sarà “conservativa flessibile”

Bloccare la continua perdita di carbonio dei terreni attraverso nuove tecniche che consentano di alzarne progressivamente i livelli: è una delle sfide cruciali per migliorare le prospettive future della qualità della nostra vita. È indispensabile perciò riportare, bloccandola nel terreno, l’anidride carbonica presente nell’aria, per garantire produzioni di cibo sostenibili e contrastare l’effetto serra.

In questa “battaglia globale” è impegnata anche Veneto Agricoltura che negli ultimi anni ha avviato nelle sue aziende sperimentali di pianura uno dei progetti più significativi mai realizzati su scala reale riguardante gli effetti dell’agricoltura conservativa, che prevede tra l’altro la non o minima lavorazione del terreno, per preservarlo ed aumentarne il contenuto di sostanza organica.

L’applicazione di questa tecnica ha tuttavia evidenziato alcune problematiche quali, per esempio, la contrazione delle rese, il difficile controllo delle infestanti e l’aumento del compattamento dei suoli.

Per evitare o ridurre i problemi ed esaltare gli effetti positivi di tale pratica, Veneto Agricoltura ha individuato come soluzione l’agricoltura conservativa flessibile, che prevede l’applicazione dei principi dell’agricoltura conservativa tradizionale (non inversione degli strati, copertura continua, rotazione delle colture) in modo, appunto,  flessibile: ad esempio attraverso la non lavorazione o minima lavorazione del terreno a seconda delle condizioni agronomiche e della coltura e il frequente uso del decompattatore, nonché l’applicazione dell’agricoltura di precisione.

L’esperimento di confronto fra questa nuova agricoltura e quella convenzionale basata sull’aratura, che interessa l’intera superficie a seminativo delle aziende di pianura di Veneto Agricoltura (oltre 600 ettari), intende dunque fornire utili risposte su come affrontare il nostro futuro. Colture, terreni, macchine sono sempre visitabili da parte degli operatori grazie all’iniziativa “Azienda aperta – protocolli aperti”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Individuata una nuova proteina alternativa ai prodotti fitosanitari per proteggere la vite

immagini di dischetti fogliari di vite, con e senza il trattamento con NoPv1 (la muffa bianca è la peronospora), foto FEM

La vite (Vitis vinifera L.) è una coltura dal grande valore economico in tutto il mondo. Basti pensare che nel 2018 sono stati prodotti in Europa, primo produttore mondiale, oltre 29 milioni di tonnellate di uva. L’Italia, con 8 milioni di tonnellate, si è assicurata un posto da primatista tra i paesi UE ed è il secondo produttore al mondo (dati ricavati da FAO STAT relativi all’anno 2018). Una produzione di questa portata è resa possibile dall’uso di prodotti fitosanitari per contrastare diverse malattie, tra le quali spicca per importanza e diffusione la peronospora della vite, causata dall’oomicete (un organismo simile ad un fungo) Plasmopara viticola. In assenza di trattamenti e in condizioni ambientali favorevoli, la peronospora può colpire fino al 75% delle colture di vite in una singola stagione, causando ingenti riduzioni della produzione.

Progetto GrAptaResistance. Cinque anni fa, i gruppi di ricerca del prof. Paolo Pesaresi, del dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano, e della dott.ssa Silvia Vezzulli, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN), hanno iniziato a studiare una nuova strategia che potesse consentire di sviluppare alternative a basso impatto ambientale ai fungicidi convenzionali.  Il progetto GrAptaResistance, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha permesso di sviluppare una nuova strategia nel settore degli agrofarmaci, che consente di isolare piccole proteine, costituite da 8 aminoacidi, assolutamente naturali, in grado di inibire enzimi chiave dei patogeni e quindi di contrastarne le infezioni.

La tecnica. “Nello studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports – spiega Pesaresi – abbiamo individuato la proteina NoPv1 (No Plasmopara viticola 1) capace di bloccare sul nascere l’infezione di foglie di vite da parte del patogeno. NoPv1 inoltre, non danneggia in alcun modo la crescita di altri microorganismi presenti nel suolo e benefici per la vite, oltre a non essere nociva nei confronti di cellule umane”. Seppur i risultati ottenuti siano preliminari, questa strategia rappresenta un importante passo in avanti nella ricerca di alternative a basso impatto ambientale agli agrofarmaci. “La tecnica -aggiunge Silvia Vezzulli- potrà essere utilizzata per identificare proteine naturali in grado di contrastare le infezioni causate da diversi patogeni vegetali ”. La Fondazione Mach esprime soddisfazione per i risultati di questo studio che si aggiunge alle altre azioni di ricerca FEM finalizzate alla lotta sostenibile alla peronospora. Gli ambiti riguardano l’uso di microrganismi attivi nella lotta ai patogeni, l’attività di miglioramento varietale, sia attraverso le tecniche di breeding tradizionale che hanno portato, ad esempio, alla creazione di quattro varietà tolleranti alla peronospora recentemente iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite, sia esplorando e studiando le nuove tecnologie di miglioramento genetico (new breeding technologies), le cosiddette “forbici molecolari”.

Fonte: Servizio stampa Unimilano – FEM

12 novembre 2019, ad un anno dall’alluvione, omaggio alla città di Venezia con un docu-film in streaming gratuitamente

Ad un anno esatto dall’alluvione di Venezia, la casa di produzione Ginko Film in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia e Venice Science Gallery rendono omaggio alla città con il documentario “Città delle Sirene” diretto da Giovanni Pellegrini

Il film sarà disponibile on line gratuitamente giovedì 12 novembre dalle 18 alle 24.00 sul canale youtube di Ginko Film e dura 52 minuti. 

Produzione 2020 kiwi verde penalizzata da inverno mite e basse temperature primaverili

foto Verde Intesa

Con l’avvio della raccolta, la cooperativa mantovana Verde Intesa stila un primo bilancio sulla campagna del kiwi verde dei soci in Piemonte e Veneto. “È iniziata la raccolta e si può già capire che quest’anno, causa le temperature miti dei mesi invernali e il clima rigido della stagione primaverile che ha bruciato le gemme, si registrerà una forte contrazione della produzione del kiwi verde”, ha dichiarato l’agronomo Paolo Segalla, dell’OP con sede a Goito (MN) che annovera più di 60 aziende associate per 1600 ettari coltivati. 

In Veneto produzione bio e biodinamica. Continua Segalla: “La contrazione è stata ancor più significativa, con la resa per ettaro precipitata da un valore medio di 400 quintali a quella stimata per il 2020 oscillante tra i 150 e i 200 quintali. Gli eccessi termici potrebbero essere alla base del fenomeno della “moria del kiwi”, patologia che sta devastando le coltivazioni italiane di kiwi negli ultimi anni. Nello stesso tempo però, va ricordato che l’intera produzione di kiwi verde della componente veneta di Verde Intesa proviene da agricoltura biologica, in parte biodinamica, a conferma della grande attenzione che l’OP mantovana pone nella qualità della propria offerta commerciale, ma anche delle rese produttive inferiori. Lo stesso packaging utilizzato per il kiwi è 100% riciclabile e prodotto da fonti rinnovabili. 

Fonte: Servizio stampa Verde Intesa

Focolai di peste suina in Germania, Commissione Europea ferma la movimentazione degli animali fino a gennaio 2021

La Commissione europea ha bloccato la movimentazione di animali dalla Germania dove si sono verificati focolai di peste suina. Lo rende noto Coldiretti dopo la pubblicazione della decisione di esecuzione 2020/ 1645 che inserisce la Sassonia nella lista delle zone da cui è vietata l’importazione di suini e materiale germinale ai fini di scambi intracomunitari fino al 31 gennaio 2021.

Tutelare l’allevamento suinicolo veneto fatto di 700mila capi destinati alla produzione di prosciutti Dop. Era questo il monito di Coldiretti in merito al diffondersi di casi di peste suina in Germania, per cui invocava di fermare immediatamente le importazioni di animali vivi provenienti o in transito dalle zone interessate per difendere un patrimonio zootecnico che vale a livello regionale 200milioni di euro e coinvolge 300 allevamenti. 

C’era infatti molta preoccupazione anche tra gli allevatori veneti  per la peste suina africana (PSA) che si sta diffondendo in diverse parti della Germania e che – ricorda la Coldiretti –  può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani.  Questo virus può passare facilmente da un animale all’altro attraverso stretti contatti tra individui, o con attrezzature contaminate (camion e mezzi con cui vengono trasportati gli animali, stivali, ecc.) o attraverso resti di cibo che trasportano il virus e abbandonati dall’uomo.

Un possibile veicolo di contagio possono essere peraltro i cinghiali il cui numero negli ultimi anni si è moltiplicato in Italia dove si stima la presenza di circa 2 milioni di esemplari e altrettante migliaia di presenze  su territorio regionale.  Un pericolo denunciato recentemente dalla stessa virologa Ilaria Capua che ha parlato del rischio effetto domino se oltre al coronavirus la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati. Considerata dunque la facilità di trasmissione – conclude Coldiretti – il rischio che il contagio possa essere esteso agli allevamenti italiani rappresenterebbe un gravissimo danno economico per le imprese e per la pubblica amministrazione, con costi di decine di milioni di euro per procedere ai necessari interventi di prevenzione.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Direttivo Argav oggi alle 19 in modalità on line

Il direttivo Argav è convocato per oggi, giovedì 5 novembre, alle ore 19 in modalità “da remoto” sulla piattaforma Zoom nel rispetto delle attuali disposizioni socio-sanitarie.

All’ordine del giorno: comunicazioni del Presidente; comunicazioni della Segretaria; nuove iscrizioni; attività; varie ed eventuali. 

Vaia, due anni dopo, la risposta dei Consorzi di Bonifica del Veneto, 71 cantieri per 75 milioni di euro

“Due anni fa, gli uomini dei Consorzi di Bonifica del Veneto, in coordinamento con Protezione Civile, Genio e Comuni, erano impegnati nel fornire soccorso alle popolazioni di montagna colpite dalla tempesta Vaia, operando pertanto al di fuori dei propri comprensori, tutti situati in pianura”. A ricordare quei tre giorni che sconvolsero il Veneto tra il 28 e il 30 ottobre 2018 è Francesco Cazzaro, il presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i Consorzi di Bonifica e Irrigazione, tra i protagonisti silenziosi di quei giorni.

Danni. “Abbiamo tutti davanti agli occhi le immagini degli alberi schiantati dal vento ma non dobbiamo dimenticare che Vaia scaricò sulle montagne venete ben 715 mm di pioggia in tre giorni – spiega Cazzaro -, se la rete idraulica in pianura, sempre mantenuta in efficienza, non fosse stata preventivamente svuotata per accogliere le ondate di piena dei fiumi i danni sarebbero stati maggiori. In questo contesto, in funzione di prevenzione, il lavoro dei Consorzi di Bonifica, che gestiscono oltre 27mila km di canali irrigui e di scolo e 400 idrovore, è stato sicuramente determinante. Ma fondamentale è stato anche il lavoro prestato in montagna con squadre impegnate giorno e notte, in ambienti ben diversi da quelli di pianura, per ripristinare strade e opere di difesa idraulica, rimuovere alberi e portare aiuti alle popolazioni nelle contrade alpine rimaste senza acqua e luce elettrica”. 

Francesco Cazzaro

Lavoro svolto. Anche in virtù di questa pronta reazione, il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, in qualità di commissario straordinario della Protezione Civile per l’Emergenza Vaia, ha riconosciuto nei Consorzi i soggetti attuatori degli interventi post tempesta, anche in relazione ai danni subiti in pianura dalla rete idraulica e dalle opere in loro gestione. I Consorzi sono così stati destinatari, tra il 2019 e il 2020, di oltre 75 milioni di euro (€ 48.752.000 nel 2019, € 26.700.00 nel 2020) per ripristinare, efficientare e migliorare la sicurezza idraulica della rete di canali, sulla base di progetti predisposti, approvati e appaltati in tempo record e in moltissimi casi già ultimati. 71 i cantieri, 48 nel 2019 e 23 nel 2029, tra arginature, risezionamenti di canali, manutenzioni straordinarie e potenziamenti di impianti idrovori. 

Rischio idraulico. “Vaia è stato un ulteriore esempio di come i mutamenti climatici in atto possano avere conseguenze devastanti per tutti, e non solo per i territori direttamente colpiti”, chiosa il presidente di Anni Veneto. “I lavori realizzati dai Consorzi con i fondi del post Vaia rappresentano un ulteriore tassello nel vasto piano necessario a mitigare gli effetti di questi mutamenti epocali in una regione a forte rischio idraulico come il Veneto”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Creazzo (VI), Università del Gusto, opportunità formative per disoccupati totalmente finanziate

foto Università del Gusto

foto Università del Gusto

L’Università del Gusto, divisione di Esac Spa, in via Piazzon, 40 a Creazzo (VI), che i soci Argav hanno visitato in passato, informa dell’apertura di selezione per la partecipazione a due corsi di formazione professionale totalmente finanziati.

Corso di qualifica professionali Operatori al banco di prodotti alimentari. Totalmente finanziato dal Fondo Sociale Europeo, permette di acquisire competenze molto richieste sul mercato del lavoro: conoscenza dei prodotti, abilità nello stoccare e conservare gli alimenti, capacità di realizzare preparazioni culinarie da banco in linea con i nuovi gusti e tendenze del mercato, una buona capacità di presentazione e narrazione del prodotto, creatività nel processo di allestimento del banco. 15 partecipanti over 30. Tirocinio in azienda retribuito. Inviare la candidatura entro lunedì 9 novembre 2020.

Corso di qualifica professionale Operatore delle arti bianchi (panificatore-pizzaiolo). Il corso, organizzato e totalmente finanziato dall’Ente Bilaterale Settore Terziario della Provincia di Vicenza da lunedì 16 novembre a mercoledì 2 dicembre 2020, è rivolto a soggetti disoccupati di età superiore ai 30 anni ed intende promuovere lo sviluppo delle competenze necessarie a diventare un “Operatore delle arti bianche”, vale a dire un panificatore-pizzaiolo, favorendone l’inserimento lavorativo in un contesto dinamico e in via di sviluppo. I posti disponibili sono 12 e la frequenza è gratuita

Per informazioni chiamare la segreteria didattica allo 0444-964300 o consultare il sito www.universitadelgustovicenza.it

Fonte: Università del Gusto

30 ottobre 2020, Assemblea Argav in modalità on line

Rinviata a tempi migliori, causa pandemia, l’Assemblea elettiva in presenza, il Consiglio Direttivo ha convocato per venerdì 30 ottobre 2020 l’Assemblea Argav per l’approvazione dei bilanci in modalità on line sulla piattaforma Zoom, alle ore 19.00 in prima convocazione (valida solo se presenti il 50%+1 dei Soci/e) e alle ore 21.00 in seconda convocazione (valida con qualsiasi numero di presenti). Questo l’Ordine del giorno : 1) Elezione ed insediamento organi assembleari; 2) Presentazione ed approvazione bilancio consuntivo 2019 e preventivo 2020; 3) Varie ed eventuali.

Sars Cov 2, secondo Coldiretti la chiusura alle 18 costa 1 Mld in cibo e vino

La chiusura anticipata alle 18,00 della ristorazione con il crollo delle attività di bar, gelaterie, pasticcerie, trattorie, ristoranti e pizzerie ha un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, in riferimento al varo del Dpcm, sull’impatto che la chiusura serale di ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie nonché la diffusione dello smart working che taglia le pause pranzo, avranno sull’intera filiera agroalimentare.

L’impatto drammatico interessa anche il Veneto – spiega Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Veneto – dove l’agroalimentare regionale vale 5,7 miliardi ed è fatto di tipicità e denominazioni 14 Docg, 28 Doc, 10 Igt, 14 Dop e 15 Igp e tante altre specialità frutto del lavoro di 60mila aziende agricole che portano la regione ai vertici nazionali per qualità e distintività. Un drastico crollo dell’attività che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – sottolinea la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani. Nell’attività di ristorazione – continua la Coldiretti – sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro.

Ristoro economico. “Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come la decontribuzione protratte anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di stato” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di “salvaguardare il sistema agroalimentare nazionale che rappresenta la prima ricchezza del Paese e svolge un ruolo da traino per l’intero sistema economico Made in Italy in Italia e all’estero”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti