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26 giugno 2020, i soci Argav tornano ad incontrarsi nell’aia del circolo di campagna Wigwam per parlare di “Fai Bella l’Italia, rischi e opportunità di sviluppo della montagna veneta, Ecobonus e linguaggio ai tempi di Covid 19

L’aia del circolo di campagna Wigwam

Si ricomincia! Nel rispetto delle normative igienico-sanitarie di prevenzione Covid-19, venerdì 26 giugno alle ore 19 circa, i soci Argav torneranno ad incontrarsi nell’aia del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8.

Saranno con noi Onofrio Rota, segretario nazionale FAI-Cisl per fare il punto sul lavoro in agricoltura e per presentare l’iniziativa “Fai Bella l’Italia”, Giancarlo Gazzola, vicepresidente Mountain Wilderness, per un approfondimento sulle opportunità di sviluppo della montagna veneta ed i rischi collegati ad alcune scelte, Sergio Benetello, presidente ISICenter, per illustrare le opportunità offerte dall’ecobonus previsto dal Decreto Rilancio, Romina Gobbo, giornalista socia Argav, per presentare il suo recente libro “Ne uccide più la lingua che il Covid. La guerra delle parole”. Al termine “bigolata” presentata da Daniele Pinton, titolare pastificio Pinton.

Difesa biodiversità agraria, continua l’attività in Veneto della rete Bionet

Quando si parla di biodiversità, molti dimenticano che una certa “semplificazione” avvenuta dal secondo dopoguerra in poi, specie per i territori agrari non solo veneti, padani e italiani, legati anche ad una evoluzione dell’agricoltura in senso imprenditoriale, ha comportato la compromissione della complessità animale e vegetale storicamente presente sui  nostri territori.

Agricoltori e allevatori custodi della biodiversità. Bionet, rete creata dalla Regione Veneto, grazie al Programma di Sviluppo Rurale (PSR), ha proprio lo scopo di conservare la “biodiversità animale e vegetale”. Un interessante progetto che vede il coinvolgimento di Veneto Agricoltura, ma anche quello dei centri di conservazione presenti sul territorio veneto e numerosi agricoltori/allevatori definiti “custodi” della biodiversità. Nello specifico, l’Agenzia regionale è coinvolta in due importanti misure del PSR, Programma di Sviluppo Rurale: la prima (Misura 10.2.1) prevede la realizzazione di interventi di conservazione e uso sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura; mentre la seconda (Misura 16.5.1) opera per la realizzazione di progetti collettivi a carattere ambientale funzionali alle priorità previste dal PSR stesso.

Conservazione delle risorse genetiche locali. Tra i diversi progetti in corso, merita senz’altro di essere segnalato uno di cui Veneto Agricoltura è coordinatore e che vede tra i soggetti partner sette Istituti Agrari Professionali (uno per provincia), di cui alcuni riconosciuti come centri di conservazione. Finalità primaria sono proprio le attività di conservazione delle risorse genetiche locali di interesse agrario e alimentare a rischio di estinzione o erosione genetica, nonché la loro registrazione negli appositi registri e la condivisione tra i partner di un regolamento che definisca le modalità di cessione delle risorse genetiche al fine di implementare il cosiddetto sistema di conservazione “dinamico”, previsto dalla Legge 184 del 2015. Di cosa si tratta? Questo sistema si basa sulla contemporanea conservazione delle risorse genetiche da parte di due tipologie distinte di strutture di conservazione. Le prime, che già esistono per molte delle risorse genetiche attualmente raccolte, sono rappresentate dai “Centri di Conservazione”; le seconde sono denominate “Agricoltori e Allevatori Custodi”, vale a dire gli attori chiamati a contribuire alla conservazione della risorsa genetica attraverso la coltivazione o l’allevamento in azienda, secondo le normali condizioni per permetterne l’adattamento al “terroir” inteso come l’insieme di fattori quali le tecniche di coltivazione, l’ambiente pedoclimatico, le conoscenze e la cultura di un territorio.

Il piano in corso. Oggi il sistema di conservazione attuato dal progetto BIONET prevede esclusivamente la conservazione delle specie animali e delle varietà di piante nei Centri di Conservazione. Entro il 2022, anno di conclusione del progetto, è previsto però il coinvolgimento completo anche degli “Agricoltori e Allevatori Custodi”. Nel frattempo, sono già stati chiariti importanti aspetti utili all’obiettivo del progetto quali: le implicazioni legate alla legislazione riguardante la commercializzazione delle sementi o la messa in atto del registro anagrafico relativa agli avicoli. Da parte loro, gli Istituti Agrari coinvolti hanno attuato una ricerca di accessioni orticole tipiche delle loro rispettive provincie e, appena possibile (l’iter è stato rallentato dalle restrizioni dovute al Covid19), inizieranno le prime coltivazioni utili alla caratterizzazione delle diverse varietà.

La formazione avverrà attraverso l’apprendimento dello standard di certificazione “Biodiversity Friend” che è uno dei più collaudati del settore presenti in Italia. Purtroppo, come accennato, a causa dell’emergenza per Covid19, anche l’attività di formazione prevista dal progetto ha subito un notevole rallentamento. Sono state però pianificate diverse “call conference” che prevedono il coinvolgimento dei rappresentanti dei gruppi di lavoro, dei soggetti partner, di esperti, ecc. proprio per consentire il confronto in questa importante fase del progetto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Sequenziato dall’IZSVe il genoma del virus SARS-CoV-2 circolante in Veneto. Ad oggi, non ci sono elementi che ci consentono di dire che i SARS-CoV-2 circolanti siano diventati più o meno aggressivi.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Venezie (IZSVe) ha sequenziato l’intero genoma del virus SARS-CoV-2 responsabile di casi di COVID-19 in Veneto. Il sequenziamento è stato eseguito a partire da 13 tamponi naso/faringei inviati dall’Az. ULSS 9 di Verona, con cui l’IZSVe ha stretto un accordo di collaborazione scientifica. Le sequenze sono state depositate nel database pubblico GISAID, rendendo così disponibili per la comunità scientifica le prime sequenze di SARS-CoV-2 dal Veneto.

SARS-CoV-2 appartiene al genere Betacoronavirus, di cui fanno parte anche i virus SARS-CoV e MERS-CoV. Con un genoma di oltre 29.000 basi è uno dei virus a RNA con il genoma più lungo e complesso, in grado di evolvere sia attraverso la comparsa di mutazioni che mediante eventi di ricombinazione genetica. Le sequenze genomiche di SARS-CoV-2 sono state classificate in due gruppi (chiamati lineage) principali: A e B. Il lineage A si distingue in 5 ulteriori lineage (A.1-A.5) e due sub-lineage, mentre nel lineage B si distinguono 9 lineage (B.1-B.9) e molteplici sub-lineage. I virus italiani cadono all’interno dei lineage B, B.1 e B.1.5.  I virus B derivano dai campioni prelevati dalla coppia di turisti cinese ricoverata a gennaio a Roma, mentre i virus circolanti nella popolazione italiana da metà febbraio appartengono al lineage B1 o al sub-lineage B.1.5. Tutti i virus di Verona appartengono al lineage B1.

Il network del genoma è stato ottenuto dalle sequenze del genoma di tutti i virus italiani disponili ad oggi. Tale analisi mostra la circolazione in Italia di molteplici varianti virali, strettamente correlate tra di loro, che si distinguono per 1-17 differenze nucleotidiche. Tra queste, due mostrano una frequenza maggiore nella popolazione e sembrano aver circolato estensivamente in diverse regioni italiane sin dall’inizio dell’epidemia. Entrambe le varianti sono state identificate in Veneto (provincia di Verona). È interessante notare che la maggior parte delle sequenze più recenti (aprile) si discosta da queste due varianti per una o più sostituzioni nucleotidiche.

Tutti i campioni italiani B1 presentano una mutazione (D614G) a livello della proteina spike, la proteina che permette al coronavirus di infettare le cellule umane. Questa mutazione è presente anche in molti dei virus circolati in Europa, dove è diventata molto velocemente la forma virale predominante. Secondo uno studio recente (non sottoposto a peer review) potrebbe facilitare l’entrata del virus nelle cellule dell’ospite (Bhattacharyya et al., 2020). Le piccole differenze osservabili nei diversi ceppi del SARS-CoV 2 sono tipiche dei virus ad RNA, che cambiano molto facilmente nel passaggio da un soggetto all’altro, e sono utili per tracciare dinamiche geografiche e comprendere eventuali connessioni epidemiologiche.

Sequenziare regolarmente il genoma di questi virus è fondamentale per monitorarne l’evoluzione, indagare l’acquisizione di mutazioni che potrebbero determinare cambiamenti delle proprietà antigeniche (e quindi ridurre la protezione immunitaria precedentemente acquisita) o della virulenza. Attualmente non ci sono elementi che ci consentono di dire che i SARS-CoV-2 circolanti abbiano cambiato il loro potere patogeno, ossia che siano diventati più o meno aggressivi. Ad oggi, ci sono più di 19.000 sequenze dell’intero genoma di SARS-CoV-2 disponibili in database pubblici, ma solo 96 di queste sequenze sono italiane. L’IZSVe è pronto a mettere a disposizione le proprie competenze per la caratterizzazione del genoma di altri SARS-CoV-2 dalla nostra Regione.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

 

Avviato iter di riconoscimento Dop e igp veronesi per mela, ciliegia e asparago

ciliegie varietà Kordia

Certificazioni in arrivo per l’ortofrutta veronese. Coldiretti Verona ha predisposto i disciplinari di produzione per la “Mela del Veneto DOP con la sottozona Mela di Verona DOP”, l’“Asparago di Verona IGP”, le “Ciliegie delle Colline Veronesi
IGP con la sottozona Ciliegia della Val d’Alpone”, attraverso gruppi di lavoro con imprenditori agricoli e operatori della filiera commerciale.

Iter di riconoscimento. Per ogni prodotto è stato predisposto il disciplinare di produzione con una scheda economica e il tutto è stato inviato con le necessarie istanze alla Regione Veneto e al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali attraverso l’Associazione Ortofrutta Veneta. L’Associazione è costituita dalla Coldiretti e da suoi organismi interni come Impresa Verde Verona srl, Consorzio Veronatura e Centro Servizi di Sviluppo Agricolo, da altre realtà quali Consorzio Ortofrutticolo di Belfiore, Ivagro (Istituto Valorizzazioni e Produzioni Agroalimentari), e Associazione Cerasicoltori di Montecchia di Crosara. L’iter della procedura di riconoscimento prevede, dopo una serie di verifiche, la trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione dell’Unione Europea.

Le Indicazioni geografiche (IG) generano un valore economico significativo. Il Veneto, secondo l’indagine annuale Ismea-Qualivita che analizza i valori economici e produttivi della qualità delle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG, è la prima regione italiana a impatto economico per Indicazioni geografiche con un valore generato di 3,9 miliardi grazie a 18 denominazioni di origine protette (DOP), 18 indicazioni geografiche protette (IGP), innumerevoli specialità tradizionali garantite (STG), cui si aggiungono 14 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), 28 denominazioni di origine controllata (DOC) e 10 indicazioni geografiche tipiche (IGT). Verona, secondo l’indagine, è la terza provincia italiana (dopo Treviso e Parma) con un impatto economico IG di 1,15 miliardi in crescita (+40 milioni) soprattutto per la
produzione vinicola.

La produzione di mele veronese rappresenta l’80% di quella veneta. “Vogliamo dare maggiore valorizzazione alle nostre colture frutticole e orticole, che derivano dal duro e competente lavoro degli imprenditori agricoli veronesi, per aprire nuovi mercati e dare ai produttori il giusto riconoscimento economico tropo spesso mortificato dalle produzioni a basso prezzo di paesi stranieri”, evidenzia Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta che aggiunge “Prima della presentazione delle domande, sono stati realizzati numerosi incontri nella provincia veronese coinvolgendo produttori,  amministratori comunali e vari attori della filiera. Le azioni future saranno l’organizzazione di tavoli di discussione per coordinare e creare strategia per l’offerta di prodotto”. “Le produzioni scelte per il riconoscimento rappresentano un forte legame tra prodotti e territorio, valorizzandosi in modo reciproco anche a sostegno del turismo – precisa Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona. – Ci auguriamo che l’iter per ottenere il riconoscimento proceda nei migliori dei modi e di ottenere dal Ministero delle Politiche agricole un’autorizzazione transitoria all’inizio del 2021”. In particolare, la mela è uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura locale coltivata da 1520 aziende agricole su 4520 ettari con una produzione di 1.898.400 quintali e un valore alla produzione di 74.986.800 euro. All’interno del territorio veronese vi è la consistente presenza di due varietà: la Granny Smith e la Golden Rugginosa, che hanno chiesto la possibilità di riconoscimento come sottozona, indicata come “Mela di Verona”. La produzione di mele veronese rappresenta l’80% di quella veneta e la rendono la terza provincia italiana dopo Trento e Bolzano. La ciliegia è coltivata da 2280 aziende agricole su 1850 ettari e una produzione lorda vendibile (PLV) di 32.100.000 di euro. L’Asparago veronese è presente in 315 ettari ed è coltivato da 341 aziende agricole con una PLV di 4.761.900 di euro e rappresenta il 24% di quella regionale.

Produzioni Dop veronesi. I disciplinari di produzione forniscono tutta una serie di indicazioni per la coltivazioni dei prodotti Dop e IGP e il loro forte legame con il territorio. Le nuove Indicazioni geografiche veronesi, una volta approvate, vanno ad aggiungersi a quelle attuali già certificate da anni, come per le Dop: Monte Veronese, Marrone di San Zeno di Montagna, Olio del Garda e Olio Veneto Valpolicella (da considerare anche Grana Padano e Provolone Valpadana) e per le Igp: Riso Vialone nano, Radicchio di Verona e Pesca di Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Export vino Italia ai tempi del Covid-19, primi dati pronosticano una perdita italiana più contenuta rispetto ad altri Paesi produttori

Soffre ma resiste, per ora, il vigneto Italia all’attacco del Covid-19 sul fronte dei mercati extra-Ue. Al contrario del suo principale competitor, la Francia, in caduta libera. Il quadro del mercato del vino nel primo quadrimestre 2020, rilevato lo scorso 13 giugno dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor (a fonte dogane), è sempre più spezzato in 2 parti: il primo bimestre da record, il secondo da dimenticare.

Con un aprile in pieno lockdown globale e tra i peggiori di sempre. Nel complesso, andando a misurare le performance a valore del periodo nei top 10 Paesi importatori (che valgono il 50% dell’export del Belpaese), l’Italia segna a sorpresa +5,1% sullo stesso periodo dell’anno precedente, grazie all’ottima prestazione negli Stati Uniti (+10,8%, nei primi 2 mesi il dato era a +40%) e in Canada (+7,1%). Profondo rosso invece sul vino francese (-10,1%), in ritirata nelle sue piazze chiave sia in Oriente che in Occidente.

Il crinale, già sconnesso a marzo, si fa però quasi proibitivo ad aprile, dove per i fermi imbottigliati italiani si registrano pesanti cali in tutti i mercati considerati a eccezione di Canada, Russia e Corea del Sud. Si va dal -5,2% (a valori) del Giappone al -12,5% degli Usa (+6,8% gli sparkling), dal -26% della Svizzera al -48% della Cina, per un deficit complessivo sull’anno precedente del 7,2%, contro però il -22,2% francese. Nei prossimi mesi, secondo l’Osservatorio, la crisi peserà ancora su un bene voluttuario come il vino, alle prese con un minor potere di acquisto della domanda, oltre allo smaltimento dell’invenduto nella ristorazione e nei magazzini degli importatori. Senza considerare il trend della domanda Ue ad aprile, che si preannuncia con un segno negativo più marcato.

Ma la perdita italiana potrebbe continuare a rivelarsi più contenuta rispetto ad altri Paesi produttori: “I dati di aprile – ha detto il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini – parlano di un mercato made in Italy che ovviamente cala ma sembra rispondere alla crisi in maniera più efficace dei propri competitor. Il mancato crollo nel mercato statunitense, complici i dazi aggiuntivi sulla Francia, la maggior presenza del prodotto tricolore nella Gdo d’oltreoceano, un miglior rapporto qualità-prezzo, assieme all’ottimo risultato in Canada, rendono meno amaro il calice italiano in tempo di Covid-19”.

Secondo l’analisi, il potenziale rimbalzo potrebbe arrivare nel medio periodo dagli Stati Uniti – già in fase di ripresa dell’occupazione – e forse anche dalla Cina, che pur uscendo per prima dalla pandemia nell’ultimo mese ha dimezzato le proprie importazioni probabilmente a causa di una forte flessione economica accentuata dal conflitto commerciale con gli Stati Uniti. Nel frattempo, in piena crisi da Covid-19, l’Italia guadagna nelle quote di mercato in quasi tutti i Paesi importatori, con incrementi consistenti in Svizzera (dal 33,1% al 37,7%) e negli Usa (dal 31,4% al 34,2%). Dove da marzo ai primi di maggio si sono impennate del 31% le vendite nell’off trade, in particolare nelle fasce medie di prezzo (11-20 dollari), segmento in cui l’Italia è molto presente e competitiva. Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “È un momento decisivo per il futuro del vino italiano; la crisi globale impone di fare ora scelte importanti che influiranno anche sul lungo periodo. Perciò Vinitaly ha moltiplicato i propri punti di osservazione e in questi mesi che precedono il Wine2Wine Exhibition&Forum, previsto dal 22 al 24 novembre, condurrà sempre di più le aziende e le istituzioni in un percorso di lettura condivisa e multicanale delle dinamiche di mercato del nostro vino nel mondo”.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Lutto in casa Argav, è mancato il collega Franco Holzer Salmaso

Argav perde un altro amico, Franco Holzer Salmaso (77 anni), che ci ha lasciato, dopo lunga malattia, lo scorso 20 giugno.

Ingegnere, scrittore e giornalista per Il Gazzettino, è stato profondo conoscitore della storia e della tradizione padovana, tanto da essere nominato nel 1997 “padovano eccellente”. Tra le sue fatiche editoriali, ricordiamo il libro La gallina padovana dal gran ciuffo, appunti di viaggio dalla Polonia al Vaticano”, che presentò qualche anno fa ai soci Argav in uno dei convivi mensili al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) e di cui potete leggere la presentazione a questo link.

“E’ stato un ricercatore e divulgatore del mondo agroalimentare. Il suo lavoro non è stato sempre adeguatamente valorizzato, a noi l’impegno per non farlo dimenticare”, ha affermato, nel ricordarlo, il presidente Argav Fabrizio Stelluto. Che, insieme al direttivo e ai soci Argav, esprime sentite condoglianze al figlio e ai parenti di Franco.

I funerali avranno luogo martedì 23 giugno alle ore 11,00 nel Tempio della Pace a Padova.

Dedicato a Venezia l’ultimo libro del socio Argav Armando Mondin

Lo scorso 12 giugno è uscito “Venessia, oh cara – Emossion e sogni vissùi scrivendo in venessian par trent’anni su Quatro Ciàcoe(F.lli Corradin Editore)”, scritto dal collega giornalista socio Argav Armando Mondin in veneziano secondo la grammatica del prof. Silvano Belloni e secondo il manuale di grafica veneta unitaria della regione Veneto.

Armando collabora da oltre 30 anni alla rivista Quatro ciàcoe, mensile di cultura e tadizioni in lin lingua veneta. Collabora anche al periodico di informazione culturale Magazine dei F.lli Corradin Editori.

 

Focus su quadro finanziario Ue, Pac e vino nella puntata n. 100 di RadioVenetoAgricoltura, ospiti d’eccezione Angelo Frascarelli (Università di Perugia) e Attilio Scienza (Università di Milano)

(di Renzo Michieletto, consigliere Argav) Gli agricoltori potranno contare su risorse finanziarie importanti nel prossimo periodo di programmazione 2021-2027, parola di esperto, anzi di uno dei massimi esperti di politica agricola europea: il prof. Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, ospite assieme al prof. Attilio Scienza, dell’Università di Milano, guru internazionale in tema di vino e politiche vitivinicole, della puntata speciale n. 100 di RadioVenetoAgricoltura (RVA), la “radio che si vede” – servizio informativo dell’Agenzia regionale (ricordo che tutte le puntate di RVA, dedicate ad interessanti approfondimenti di attualità agricola e ambientale, sono a disposizione sui profili Social YouTube e Facebook, nonché sul sito www.venetoagricoltura.org).

Per il vino, niente vendemmia verde o distillazione obbligatoria. Da me condotta insieme al collega Mimmo Vita, la puntata n. 100 ha affrontato due argomenti di assoluta attualità, che meritavano di essere approfonditi con due grandi esperti: il difficile momento che sta attraversando il comparto vino e il futuro quadro finanziario europeo legato al mondo agricolo. Il prof. Scienza, nel corso dell’intervista, ha ribadito che la crisi del mercato dei vini, soprattutto di qualità, dovuta alla chiusura di ristoranti, bar ed enoteche per Covid-19 va contrastata non con atteggiamenti di difesa quali la distillazione obbligatoria di tre milioni di ettolitri di vino, non con la vendemmia verde di 100mila ettari di vigneto, ma con strategie positive che guardano allo sviluppo del comparto, a partire dalla programmazione e dalla promozione dei nostri grandi vini.

Settimane cruciali per il futuro e la credibilità dell’Unione Europea. Il prof. Frascarelli ha invece affrontato il tema del ruolo strategico a cui il comparto agricolo e gli agricoltori saranno presto chiamati a svolgere, un argomento di assoluta attualità, visto che proprio in questi giorni se ne sta discutendo (in videoconferenza) a livello di Consiglio europeo. Entro il prossimo mese di luglio, infatti, i 27 Stati Membri dovranno dare il via libera al Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), comprendente le risorse che saranno messe a disposizione delle politiche UE per i prossimi sette anni, ma soprattutto della ripresa economica di un’Unione pesantemente colpita dalla crisi causata da Covid-19. La Commissione europea ha già presentato la sua proposta, allineando una potenza di fuoco pari a 1.100 miliardi di euro. A questi dovrebbero aggiungersi i 750 miliardi del “Next Generation EU”, lo strumento operativo del nuovo “Recovery Plan” per la ripresa economica dell’UE dall’attuale crisi, di cui 500 miliardi in forma di sovvenzioni e 250 sottoforma di prestiti. In tutto 1.850 miliardi di euro, che si aggiungono ai 540 miliardi destinati alle misure già concordate nelle scorse settimane – da “SURE” (cassa integrazione per Covid-19) ai prestiti della Banca Europea per gli Investimenti – e alla modifica dell’attuale QFP per sbloccare 11,5 miliardi aggiuntivi già nel 2020. Si tratta di uno sforzo complessivo senza precedenti nella storia dell’Unione Europea, che al momento si presenta però ancora in veste di proposta – seppur già approvata dall’Europarlamento – ma per la quale si attende il semaforo verde da parte dei 27 Stati Membri entro il prossimo mese di luglio.

La programmazione futura per il comparto agricolo. Ma come si inseriscono nella programmazione futura europea i comparti dell’agricoltura, della pesca, delle foreste e della “ruralità” nel suo complesso. Sono questi settori economici ritenuti “strategici” che stanno vivendo un momento di grande fermento e rinnovamento. Si pensi solo che nei prossimi mesi sarà approvata la futura Politica Agricola Comune (PAC) e che agli agricoltori verrà chiesto di svolgere un ruolo importante nell’ambito delle due nuove Strategie “Farm to Fork” (in pratica, dal campo al piatto) e “Biodiversità 2030”, cardini del “Green Deal Europeo”, l’accordo che dovrebbe spingere l’Europa verso la neutralità climatica entro il 2050. Per la buona riuscita di questi propositi sarà però determinante stabilire sia l’impegno richiesto ai settori agricolo, della pesca e della silvicoltura, sia (e soprattutto) l’impatto che le Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” avranno su questi stessi comparti. Gli agricoltori e i pescatori europei meritano una transizione equa, condizioni prevedibili e adeguate risorse finanziarie; ma a quanto ammontano le risorse che l’Unione Europea intende mettere a disposizione di questi specifici comparti?

Risorse finanziarie per l’agricoltura. La Commissione, nella sua proposta per un bilancio europeo a lungo termine “rafforzato”, ha previsto un incremento per il capitolo agricolo di ben 9 miliardi di euro (4 miliardi per il Fondo europeo agricolo di garanzia, ovvero la PAC; e 5 miliardi per il Fondo europeo agricolo per lo Sviluppo rurale, ovvero i PSR). Inoltre, l’Esecutivo ha proposto di incrementare anche il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca di 500 milioni di euro. Ulteriori 15 miliardi saranno infine resi disponibili per lo Sviluppo rurale nell’ambito di “Next Generation UE” per sostenere ulteriormente le aree rurali, che rivestono un ruolo vitale nell’ambito della transizione verde e nel contesto degli ambiziosi obiettivi climatici e ambientali dell’Europa. La proposta della Commissione riconosce, dunque, l’importanza strategica del settore agricolo europeo e di conseguenza la necessità di sostenere gli agricoltori e l’economia rurale, si tratta ora di attendere cosa decideranno di fare i 27 Stati Membri.

Lotta alla cimice asiatica, effettuati i primi lanci in Veneto della vespa samurai

Primi lanci in Veneto di vespe samurai, l’insetto antagonista della cimice asiatica: la Regione Veneto, in collaborazione con il laboratorio di Entomologia dell’Università di Padova, ha dato avvio ieri, giovedì 18 giugno, al piano triennale di graduale immissione di questa piccola vespa non autoctona, a presidio dei frutteti delle sette province venete.

Il Trissolcus Japonicus, questo il nome scientifico del piccolo imenottero di origine asiatica che depone le sue uova in quelle della cimice asiatica di fatto impedendone la nascita, risulta sinora il miglior avversario della temuta Halyomorpha Halys, che dal 2015 ad oggi si è diffusa in modo esponenziale nella Pianura padana intaccando e danneggiando le colture di pesche, mele, pere, albicocche, ciliegie, susine, kiwi, senza disdegnare mais, soia e colture orticole. I tecnici dei servizi Fitosanitari della Regione Veneto, guidati da Giovanni Zanini, insieme ai ricercatori del dipartimento Dafnae dell’Università di Padova (dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente) coordinati dal professor Alberto Pozzebon, provvederanno ai primi tre lanci per un numero complessivo di oltre 300 esemplari.

Le tre aziende agricole interessate sono: azienda di Renato Santi, a Cittadella (PD), in via San Feliciano n. 30, azienda agricola Barbona Chiesa di Antonio Quota, a Barbona (PD), in via Piazza n. 2/A, azienda olivicola Redoro di Daniele Salvagno, in via Guglielmo Marconi n. 30, a Grezzana (VR). “Con il decreto del ministero per l’Ambiente che ha autorizzato l’immissione in natura di questo antagonista – ha dichiarato l’assessore all’agricoltura regionale Giuseppe Pan – può finalmente iniziare anche in Veneto il programma di contrasto biologico alla cimice. Il territorio regionale è stato suddiviso in 106 quadranti, ciascuno di 30 chilometri quadrati, all’interno dei quali sono stati individuate le aree idonee, siti naturali e corridoi ‘verdi’ limitrofi ai frutteti, dove le cimici asiatiche tendono a deporre le uova e dove sarà più efficace l’azione parassitoide della piccola vespa. In ogni quadrante i lanci saranno ripetuti tre volte durante la stagione estiva, a alla distanza di circa un mese, per un totale di 318 lanci. Ogni volta i nostri tecnici libereranno un centinaio di esemplari femmina, pronte a deporre le uova, e, una decina di maschi. In totale, da giugno ad agosto, verranno liberati circa 35 mila esemplari, un piccolo esercito a presidio dei 18 mila ettari di frutteti presenti nel territorio regionale”.

Azione simultanea. La campagna veneta di contrasto biologico avviene in simultanea con analoghi lanci in corso in Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e nelle province autonome di Trento e Bolzano. “I risultati non saranno immediati – avverte Pan – perché la cimice asiatica, così come le cimici autoctone, è un insetto molto prolifico e vorace e pare abbia trovato nella pianura padana il suo habitat ideale. gli studi condotti sinora ci autorizzano a riporre fondate speranze nell’efficacia del comportamento oofago della vespa samurai, che peraltro risulta del tutto innocua per l’uomo, le api e le altre specie animali. I nostri tecnici dei Servizi Fitosanitari e del Dipartimento Dafnae dell’ateneo patavino seguiranno con grande attenzione le evoluzioni e l’efficacia di questa operazione di riequilibrio naturale che, per dimensioni, durata e effetti attesi, si qualifica tra le più importanti operazioni di lotta biologica avviate nel Paese”.

Piano triennale. Il lancio di vespe samurai è una delle cinque azioni del piano triennale di prevenzione e contrasto alla cimice predisposto dalla Regione per il triennio 2020-2023 e finanziato con 4,5 milioni di euro. “Con questo piano – conclude Pan – la Regione dà continuità e sistematicità agli interventi già messi in campo a partire dal 2017, ai primi riscontri dei danni causati dalla cimice asiatica, pericoloso ‘fitofago del paesaggio’ che ha causato perdite ai raccolti in Veneto quantificabili nell’ordine di 80-100 milioni annui. I lanci delle piccole vespe samurai andranno ad integrare i metodi di contrasto già sperimentati, come trappole, reti anti insetto e impiego di mezzo chimici, secondo un piano organico e diversificato di interventi, frutto della collaborazione tra Regione, mondo produttivo e quello della ricerca scientifica ed economica”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

19 giugno 2020, biodiversità agraria e forestale “locale” a rischio, webinar Argav-Unaga in collaborazione con Veneto Agricoltura

Cos’è la biodiversità? Tanti ne parlano, spesso riferendosi solo alla biodiversità dell’Amazzonia o di altri luoghi esotici, ma in realtà è a rischio anche quella di casa nostra, a partire dalla biodiversità agraria e forestale. Il tema è al centro del prossimo videoincontro “Salvaguardia della biodiversità agraria e forestale: cuore pulsante delle strategie ambientali locali, nazionali e dell’Ue” organizzato venerdì 19 giugno a partire dalle ore 18:00 sino alle 19:30 da Argav e Unaga (Associazione Nazionale della Stampa Agroambientale), con la fondamentale collaborazione di Veneto Agricoltura.

A moderare gli interventi Mimmo Vita, giornalista e presidente del CTS di UNARGA. A dar vita al seminario web saranno: Giustino Mezzalira, direttore della Sezione Ricerca e Gestioni Agro-Forestali di Veneto Agricoltura, che parlerà de “La biodiversità in poche parole“; Lorenzo Furlan, dirigente del Settore Ricerca Agraria di Veneto Agricoltura, esperto internazionale di difesa integrata, che parlerà di “Api e biodiversità agraria“; Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia, direttore responsabile della rivista online Ecodelleforeste.it, che parlerà de “La biodiversità forestale“.

Per partecipare al webinar vi sono possibilità: cliccare sul link https://us02web.zoom.us/j/85132432646 scaricando così l’app (in automatico) di Zoom su pc o su cellulare e accedendo alla stanza virtuale del webinar; entrare nel sito www.zoom.us, accedere alla sezione “Join a Meeting” (a destra nel menù principale) e inserire la user ID 851 3243 2646.