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Estate in Cansiglio: aperti Giardino Botanico e Muc

Semaforo verde per le iniziative estive del Giardino Botanico AlpinoG. Lorenzoni” e del Museo dell’Uomo in Cansiglio (MUC). Oggi, domenica 5 luglio, la straordinaria area botanica della foresta demaniale regionale gestita da Veneto Agricoltura, una tra le più importanti dell’intero arco alpino, vedrà lo svolgimento di due interessanti appuntamenti: dalle ore 15:00 alle 16:00 è in programma una visita al Giardino con guida naturalistica, mentre dalle ore 16:00 alle 17.00 l’Ass. Naturalistica “G. Lorenzoni” e Valeria Covre propongono l’incontro dal titolo “Quando la natura ispira la scienza”, un “viaggio” per capire come animali e piante hanno fornito ispirazione a inventori, ingegneri, architetti e scienziati per la realizzazione di nuove tecnologie. Entrambe le iniziative rientrano nel costo del biglietto d’ingresso al Giardino.

Domenica 12 luglio, dalle ore 9:00 alle 12:00, è invece in programma l’iniziativa “Yoga e benessere in Foresta, in compagnia di “Naturalmenteguide” e la yoga trainer Serena Cagnin, un’intera mattinata dedicata alla rigenerazione della mente, dello spirito e del corpo. In pratica, si tratta di una facile passeggiata, comprendente una serie di esercizi di pilates e di alcuni momenti di pratica yoga nella splendida Foresta del Cansiglio (BL-TV) alla ricerca di momenti di relax nella natura. Il ritrovo per i partecipanti è presso il parcheggio davanti al Ristorante Bar “Capanna Genziana” in Pian Cansiglio. Il costo dell’iniziativa è di euro 25. Per informazioni contattare: 370 1389543 oppure naturalmenteguide@gmail.com (i posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria).

Sempre domenica 12 luglio, dalle ore 10:30 alle 12.30, è in programma la visita guidata “Erbe per il benessere: salute e cucina”, una passeggiata tra le piante officinali e medicamentose del Giardino Botanico in compagnia dell’erborista Margherita Buggero. Nel pomeriggio (ore 15:00-16:00) è invece in programma una visita guidata al Giardino a cura Giardino dell’Associazione Naturalistica “G. Lorenzoni”.

Si ricorda che nei mesi di luglio, agosto e settembre il Giardino Botanico Alpino di Pian Cansiglio resterà aperto dal mercoledì al venerdì con orario 10:00-12:00 e 13:00-17:00, mentre al sabato, alla domenica e nei giorni festivi con orario 10:00-12:30 e 14:00-18:00.

Per quanto riguarda invece il MUC, il Museo dell’Uomo in Cansiglio, una chicca che merita di essere conosciuta e visitata, data la ricchezza dei suoi contenuti legati alla presenza – fin dalla preistoria – dell’uomo nella Piana, la finezza degli allestimenti interni e le tante informazioni didattiche che vengono fornite al visitatore, l’apertura è prevista il giovedì e venerdì con orario 14:00-18:00 e il sabato, la domenica e giorni festivi con orario 10:00-12:30 e 14:00-18:00.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Mele del Trentino nuova Igp italiana

Mele del Trentino Igp (foto Qualivita)

Le mele del Trentino ottengono la certificazione Igp e diventano la specialità ad Indicazione Geografica numero 303 per il nostro Paese. Un importante riconoscimento per un’altra delle tante eccellenze made in Italy: così la Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha commentato il via libera definitiva alla registrazione dell‘Igp ‘Mele del Trentino’ nel registro europeo delle denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette (Dop e Igp) e delle Specialità tradizionali garantite (Stg) contro imitazioni e falsi.

L’Italia conferma ancora una volta la sua leadership europea nei prodotti di qualità certificata, a riprova della forza competitiva del made in Italy nel mondo. Con un trend di crescita ininterrotto nel corso degli ultimi dieci anni, le Dop e Igp rappresentano un traino rilevante dell’groalimentare italiano, su cui incidono per il 20%, superando i 16.2 miliardi di euro di valore alla produzione, come ha recentemente rilevato il Rapporto 2019 Ismea – Qualivita.

Identità territoriale. “L’esperienza italiana legata alle Dop e Igp rappresenta un patrimonio molto ricco non solo dal punto di vista economico ma anche territoriale e culturale. Bisogna sempre tenere a mente come un prodotto locale, un’eccellenza o una tipicità enogastronomica del nostro territorio, sia una risorsa su cui può e deve contare il nostro Paese. Un prodotto Dop, Igp, Stg più di ogni altro riesce a rappresentare all’estero, anche a migliaia di chilometri da dove è nato, la nostra identità , le radici della nostra cultura, le nostre più profonde tradizioni”, conclude la Ministra.

Le Mele del Trentino Igp vengono prodotte utilizzando le varietà Golden Delicious, Red Delicious, Gala, Fuji, Morgenduft, Renetta, Granny Smith, Pinova.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

 

La cultura del fosso/8. Un mondo incredibile davanti casa, il ricordo del socio Argav Armando Mondin

Ecco l’ottavo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto dal socio Argav Armando Mondin, si intitola “Il mio bellissimo piccolo fosso di Losson della Battaglia“.

Posso dire che ho condiviso la mia nascita con un bellissimo piccolo fosso, che segnava il confine a sud della casa dove sono nato e la strada. La località è a Losson della Battaglia una frazione del comune di Meolo, in provincia di Venezia e il fosso era in Via Capo d’Argine.

Si, perché quella sera di un fine primavera molto caldo, quando ho lanciato il mio primo vagito so che si è udito fino al fosso dove mio padre con alcuni amici, stava attendendo che la levatrice facesse il suo lavoro. Accertatosi della salute di mia madre e del loro primo figlio maschio, mi hanno raccontato che sulle rive del fosso furono stappate bottiglie di vino Raboso e chi sa di cosa altro, tra sciami di lucciole che illuminavano quella improvvisata festa sotto il cielo stellato di quella sera, tra il canto delle rane e il vociare allegro della mia famiglia e dei suoi amici. Di mia madre non ho notizie che abbia partecipato alla festa, poverina, fiaccata dal dolore del parto e subito impegnata a lavarmi e coccolarmi.

Da quella casa in campagna me ne andai qualche mese dopo verso Venezia nella nostra nuova abitazione. Però su quel fosso ci sono tornato tante volte ancora prima che, qualche anno fa, lo interassero e ci costruissero sopra una pista ciclabile. Me lo ricordo bene, passava davanti alla grande casa di campagna dove abitavano i miei nonni, di fronte alla Laguna di Venezia, era lungo, non tanto largo, e profondo credo un paio di metri anche se l’acqua limpida che scorreva non superava mai la metà della sua profondità. Sulla riva che dava verso i campi dei miei nonni c’era una bella vecchia siepe, salici piangenti, dei gelsi, e altri alberi dei quali non ricordo il nome.

Quando era la stagione, nel fossetto, c’erano rane, rospi, tinche, gallinelle d’acqua, libellule, aironi cinerini, e chi sa quanti altri esseri viventi. Come fiori ricordo le stupende calle bianche con il pistillo giallo e se lo toccavi lasciava il suo colore sulle mani, gli iris e altri coloratissimi fiori più piccoli. Sulle rive non sommerse, erbe di svariate specie, alcune commestibili. Insomma, un mondo incredibile davanti casa. D’inverno quando l’acqua gelava ci si poteva anche pattinare o correre con una piccola slitta. Questo fosso veniva curato dalle famiglie nel tratto che scorreva davanti alla loro proprietà, per questo era sempre curato e bello. Ho conservato questo ricordo del fosso perché era come se mi appartenesse, o meglio se appartenesse alla mia anima, alle mie favole, alla mia libertà.

Quella campagna intera apparteneva a un mondo di sogni e di speranze e, un po’ più grande, immaginavo che sulle rive di questo piccolo corso d’acqua si riunissero i maghi insieme a Merlino per assaporare un’atmosfera ideale e unica dove progettare e provare le loro magie che spesso, pensavo, si manifestassero proprio sul fosso nei colori, nella bellezza, nella vita che là si vedeva. Ho ammirato tanti altri fossi da allora, molti sono stati interrati per obbedire senza un vero senso alla globalizzazione che, nei nostri territori, poco ha a che fare. Ma quei minuscoli corsi d’acqua rimasti continuano ad avere la mia attenzione in quanto sono un dono prezioso della natura che facilmente possiamo mantenere sul territorio.

Mi hanno narrato che in alcuni fossi con l’acqua particolarmente corrente, in tempi di guerra, si lavavano i panni. Frammenti di ricordi si compongono man mano per descrivere un angolo del nostro mondo, cercando di completare questo disegno impagabile che la natura ci ha regalato chiedendoci in cambio solamente un po’ del nostro tempo. Noi non abbiamo ascoltato fino in fondo questo richiamo, ma possiamo farlo magari dopo aver letto questa storia, per cercare di essere migliori, per ricordare che un fosso offre tanto ed è anche un cibo per l’anima che porta lontano, molto lontano, seppur non ci muovessimo dalle sue rive.

Gli altri racconti: 1 23567

4 e 5 luglio 2020, una due giorni all’ecomuseo Mulino Pizzon a Fratta Polesine (RO) per “macinare” tradizione e cultura veneta

Il collega e socio Argav Efrem Tassinato, nostro anfitrione al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco, ci informa della bella iniziativa organizzata sabato 4 e domenica 5 luglio dal‘EcoMuseo Mulino al Pizzon (via Pizzon 915) di Fratta Polesine (RO), che vedrà partecipe, tra gli altri, Alberto Ferrari, segretario nazionale dell’associazione ambientalista Movimento Azzurro, che abbiamo incontrato in occasione dei nostri incontri conviviali in Saccisica. Si tratta di due giornate dedicatate a far scoprire a famiglie e visitatori il Polesine, terra dei grandi fiumi nonché il territorio e le sue tradizioni. La manifestazione si tiene in spazi chiusi e negli ampi spazi aperti del complesso EcoMuseale, nel rispetto dei decreti ministeriali e regionali in vigore anti Covid-19.

Programma di sabato 4 luglio, aperto a tutti con prenotazione obbligatoria. Nella mattinata, sono previste visite esperienziali all’EcoMuseo, ore 10.30 e 11.30: da Mulino terragno ottocentesco a complesso di archeologia industriale restaurato, con il suo importante contesto ambientale e paesaggistico tra Scortico e Canalbian-co; Visita ai nuovi impianti per le energie rinnovabili e alla coltivazione dei grani antichi seminati e da raccogliere; Laboratorio “Il pane e i grani di ieri e di oggi” – ore 10.30 e 11.30, Camaron de la lisciara: selezione e conoscenza delle diverse farine; prove di un corretto impasto a cura dei partecipanti, sotto la guida di esperti. Pranzo a tema con prodotti tipici locali e di stagione, negli spazi dell’Ecomuseo. Nel pomeriggio, continuazione di attività del mattino, ed inoltre: Voga alla Veneta – esperienze dalla Tradizione Veneta: l’acqua come via di comunicazione ieri e oggi; esercitazioni su barche da fiume e attività di conoscenza sulle rive del Canalbianco: impariamo insieme! Valorizzazione della cultura tradizionale veneta – Tavola rotonda in Camaron de la Lisciara, ore 17.00, dopo i saluti delle autorità presenti, sono stati invitati a partecipare Cristiano Corazzari, assessore Regionale alla Cultura e Identità Veneta, Giuseppe Tasso, sindaco del comune di Fratta Polesine e Ivan Dall’Ara, presidente della Provincia; Introduce Nicola Gasparetto, presidente Regionale CTG Veneto e Alberto Ferrari, segretario nazionale dell’associazione ambientalista Movimento Azzurro, conduce il panel tra: Renzo Zattarin, Agronomo, già dirigente dei Consorzi Agrari di Padova, Venezia, Rovigo – Il grano: importanza socio-economica, coltivazione e utilizzi; Maurizio Spimpolo, presidente Ass. Valligrandi Veronesi – Le farine dei grani antichi e i loro prodotti; Fabio Ortolan, Accademia dei Georgofili di Firenze – Il mais nella storia agricola italiana; Gabriele Setti, presidente nazionale AIAMS – Un ruolo per i mulini storici; Alessandro Conte, food blogger “Vagabondare con stile” – Food tour designer: il nuovo turismo; Alberto Faccioli, vicepresidente Agriturist Veneto – Tradizione in cucina: la pinza alla munara; Cristiano Fenzi, presidente gruppo CTG Rovigoti – La voga alla veneta. Cena raccontata con menù del mugnaio, alle ore 20.00, Salone dei Grani, con momenti di musica e canti popolari della tradizione veneta.

Domenica 5 luglio, dalle ore 10.00, aperto a tutti, con prenotazione obbligatoria. ore 10.00 e 11.00: visite guidate al mulino e ai dintorni lungo i corsi d’acqua locali, in piccoli gruppi; ore 10.00 e 11.00: esperienze di voga alla veneta; ore 10.00: laboratori itineranti con esperienze pratiche tra panificazioni, farine e produzione di pasta; ore 11.00, Camaron de la lisciara, presentazione del libro “I barcari raccontano i cavallanti. Uomini e mestieri del ‘900 alle radici della nostra memoria collettiva, un passato dimenticato di cui siamo eredi di Marina Bovolenta, Apogeo Editore; a cura di Lino Segantin, direttore rivista Ventaglio90, CeDi Editore. Sarà presente l’autrice. ore 13.00: pranzo degustazione, regolamentata negli spazi dell’EcoMuseo. dalle 15.00 alle 18.00: continuazione di alcune attività della mattinata e biciclettate su percorsi cicloturistici; ore 18.30: Conclusione. Novità: LUDOTECA PER BAMBINI attiva su richiesta dei genitori alla prenotazione, obbligatoria, durante tutte le giornate.

Quote di partecipazione agli eventi. Per la giornata di sabato 4 Luglio: a) attività (visite, esperienze, laboratori, ecc.), pranzo compreso: 25 euro. b) cena raccontata e animazione serale: 28 euro Prezzo scontato, comprensivo dei su esposti punti a) e b): 50 euro. Partecipazione alle sole attività in programma (esclusi pranzi e cena): 10 euro a giornata o frazione. Per la giornata di Domenica 5 Luglio: c) attività (visite, esperienze, laboratori, ecc.), pranzo compreso : 25 euro. Partecipazione alle sole attività in programma (esclusi pranzi e cena): 10 euro a giornata o frazione. Sconto previsto alle famiglie per i bambini e i ragazzi, in base all’età, determinato al momento della prenotazione. Possibilità di pernottamento per la notte del sabato, nella suggestiva cornice del Mulino, previa prenotazione (camere limitate): in camera doppia o tripla: 20 euro a persona. In doppia, uso singola (se disponibile): 35 euro. Sono da conteggiare a parte le eventuali, ulteriori consumazioni individuali o altri servizi particolari non sopra elencati. Tutti gli spazi sono adeguatamente e  regolarmente sanificati secondo le disposizioni vigenti. Nel rispetto della normativa in vigore contro il Covid 19, è obbligatorio prenotare la partecipazione agli eventi in programma rivolgendosi ai seguenti recapiti e seguendo poi le istruzioni che verranno fornite: per telefono ai numeri 347-3402463 (Donatella) oppure 339-1885961 (Alberto) – per mail a: info@ctgveneto.it oppure info@locandaalpizzon.com

La manifestazione è promossa da: Ctg Veneto con l’apporto organizzativo dell’EcoMuseo Mulino al Pizzon, in collaborazione con: Comitato Provinciale CTG Rovigo, Gruppi Ctg “Rovigoti “ (Rovigo) e “La Mongolfiera” (Badia Polesine), Coop. Soc. CeDi, Ecosezione Terre della Vangadizza di Movimento Azzurro, Associazione Valli Grandi Veronesi, Associazione Italiana Amici dei Mu-lini Storici, Vagabondare con stile, Venerabile Confraternita della Polenta , Agriturismo Valgrande.

 

 

 

Piccole e medie industrie agricole venete, in attesa dell’approvazione del Consiglio regionale, la Giunta vara nuove misure a sostegno della crisi economica causata dalla pandemia

Finanziamenti a costo zero fino a 50 mila euro per le Pmi agricole del Veneto e modifica del Programma di Sviluppo Rurale per attivare la nuova misura per dare liquidità alle imprese agricole: la Giunta regionale del Veneto ha proposto la modifica del Psr, utilizzando il margine del 2 per cento del Programma concesso da Parlamento e Consiglio Ue e ha introdotto una nuova operatività del Fondo di rotazione per il settore primario presso Veneto Sviluppo per aiutare le imprese agricole più colpite dall’emergenza Covid-19.

L’intervento straordinario sul Fondo di rotazione per il primario prevede finanziamenti da 5 a 50 mila euro a costo zero, di durata da 1 a 5 anni, alle imprese agricole con sede in Veneto che autocertifichino una crisi di liquidità a seguito dell’emergenza Covid. L’intervento sarà possibile fino al 31 dicembre (salvo ulteriori proroghe) e potrà assicurare vera liquidità a costo zero alle imprese: il contributo a fondo perduto della Regione, sino ad un massimo di 2 mila euro, andrà a coprire tutte le spese di istruttoria, di gestione e di garanzia, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato. La modifica del Psr inserisce una nuova sovvenzione diretta fino a 7.000 euro per azienda agricola per reagire agli effetti dell’epidemia. “Il pacchetto di modifiche – elenca Pan – è più ampio: consente alle imprese agroalimentari di poter beneficiare del Fondo di garanzia (FEIO) sostenuto dal PSR anche per avere maggior liquidità, e non solo quindi per investimenti, ammette la cimice asiatica tra le calamità naturali di tipo biotico sulle quali intervenire, fornisce maggior sostegno a chi mantiene metodi di produzione biologica e assicura più risorse alla formazione e allo sviluppo locale”.

La modifica del Psr rende disponibili per i bandi 23 milioni di euro; la nuova operatività del Fondo di rotazione è sostenuta con 3 milioni di euro del bilancio regionale. Entrambi i provvedimenti passano ora all’esame della terza commissione consiliare: il primo avrà bisogno anche dell’approvazione dell’aula di palazzo Ferro-Fini, perché modifica in modo strategico il Programma di sviluppo rurale.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Onofrio Rota di FAI-Cisl: “Prodotti agricoli di qualità e più “giusti” per “far bella l’Italia”

da sx Fabrizio Stelluto, presidente Argav e Onofrio Rota, segretario nazionale FAI-Cisl

“L’agroalimentare  ha avuto un ruolo centrale durante l’emergenza sanitaria, lavorando senza sosta e garantendo il cibo sulle tavole degli italiani, ora per ripartire dobbiamo saper cambiare modello di sviluppo, legando la crescita alla dignità dei lavoratori, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle filiere Made in Italy”, ha affermato Onofrio Rota, segretario nazionale FAI-Cisl, ospite lo scorso 26 giugno alla serata Argav organizzata al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD).

Rota ha ricordato che i lavoratori nel settore agricolo in Italia sono 1 milione, di cui 350.000 di provenienza extracomunitaria, spesso vittime del capolarato. I prodotti agricoli italiani contribuiscono a “far bella l’Italia” nel mondo, ma questa bellezza deve essere anche giusta dal punta di vista etico, ha ricordato Rota, che ha aggiunto: “Giudichiamo positivamente la decisione del Consiglio dei Ministri di prorogare fino al 15 agosto prossimo la scadenza per presentare le richieste di regolarizzazione ed emersione dei rapporti di lavoro. Crediamo sia un processo virtuoso che però necessita di tempi adeguati e di opportuni miglioramenti perché si possa ottenere un più ampio risultato. Da quando è stata aperta la procedura le domande pervenute sono circa 32mila, di cui 23.950 già perfezionate e 7.762 in corso di lavorazione. L’incidenza del lavoro agricolo e dei settori affini rappresenta poco meno del 10%, con 2.255 pratiche tra quelle già evase. Relatori e parlamentari sono ora chiamati a valutare e recepire alcuni emendamenti migliorativi e semplificativi all’articolo 103, per snellire la burocrazia e rendere le procedure di emersione più efficaci possibile. In particolare, rimangono esclusi dal comma 2 tutti quei lavoratori irregolari del settore agricolo entrati in Italia senza alcun permesso di soggiorno o che non lo hanno mai avuto, e per ovviare a questo problema si possono ricomprendere tra i destinatari anche i lavoratori che sporgono o hanno sporto denuncia di lavoro pregresso. E dato il periodo di crisi economica, il permesso di soggiorno per ricerca lavoro dovrebbe essere portato a un anno“.

La piaga del lavoro sommerso. “Inoltre – ha continuato Rota – come abbiamo più volte segnalato, è una discriminante eccessiva la scadenza del permesso di soggiorno risalente al 31 ottobre. Infine, a quei lavoratori che dopo la presentazione dell’istanza, così come prevista dal comma 2, sono riusciti a ottenere il permesso di lavoro temporaneo e, allo scadere dei 6 mesi non sono ancora riusciti a trovare lavoro, andrebbero dati ulteriori 6 mesi di tempo. Il lavoro sommerso – ha concluso Rota – è una piaga che stiamo combattendo da tempo, e ora abbiamo un’opportunità in più, bisogna che tutti si impegnino per non sprecarla, a cominciare dalle imprese, che possono dare prova di una vera responsabilità sociale, e implementando la sinergia tra strutture sindacali e apparati pubblici. Evitiamo che sia sempre l’aspetto repressivo a dover intervenire contro il lavoro nero e lo sfruttamento”.

 

Grado (GO) e Marano Lagunare (UD), pesca e marinerie con segni “meno”

L’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura ha appena pubblicato un nuovo report che analizza la filiera ittica di due delle principali marinerie del Friuli-Venezia Giulia, quelle di Grado e Marano Lagunare. Si tratta di due realtà che si caratterizzano, oltre che per la normale pesca marittima, anche per le attività di venericoltura e piscicoltura, praticate nelle aree lagunari e nelle valli da pesca. Vediamo in sintesi lo stato di salute delle due marinerie.

La flotta marittima di Grado (GO) è costituita da 124 imbarcazioni, in calo del -20,5% nell’ultima decade; la flotta di Marano Lagunare (UD), che oggi conta 178 pescherecci, negli ultimi dieci anni si è invece ridotta del -22,9%. Di pari passo, anche le caratteristiche costruttive delle barche (lunghezza dello scafo, stazza e potenza motore) risultano essere in calo nel periodo considerato. Per quanto riguarda le imprese attive, nella filiera alieutica di Grado risultano complessivamente presenti 110 unità (-18,5% rispetto al 2010), con una netta preminenza di quelle della produzione primaria. Stesso discorso vale per le aziende del comparto ittico di Marano Lagunare, che oggi sono circa 230 (-13,5% rispetto a dieci anni fa). Numeri in altalena relativamente all’occupazione, visto che a Grado gli occupati nel comparto sono oggi 154, cifra che segna un -3,1% rispetto ad una decade fa; mentre a Marano Lagunare a fronte delle 406 unità lavorative censite oggi corrisponde un aumento del +6,3% rispetto al 2010.

Nei mercati ittici di Grado e Marano Lagunare confluiscono i prodotti ittici tipici dell’area Nord del Mare Adriatico, ma anche una quota importante di pesce di valle. Il grosso della produzione è rappresentato però dai molluschi e dalle altre tipologie di pesce non rientranti nel pesce azzurro. Andamento assolutamente negativo per quanto riguarda la produzione ittica sbarcata. Si pensi che nel mercato di Grado alle 139 tonnellate rilevate nel 2019 corrisponde una diminuzione del -73,7% rispetto al 2010, con il fatturato in calo del -63,8%; per il mercato di Marano Lagunare la situazione è poco migliore, con i quantitativi in transito nell’ultimo anno (763 tonnellate circa) in calo del -53,9%, mentre tengono di più gli incassi (-18,5% rispetto al 2010). Il report dell’Osservatorio di Veneto Agricoltura, con molte altre informazioni sulle due marinerie analizzate, è disponibile al link: https://www.venetoagricoltura.org/2020/06/temi/le-marinerie-di-grado-e-marano-lagunare-2/

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Vino, Consorzio Valpolicella: minori rese e stop a nuovi impianti la ricetta anti Covid

Meno vino e stop a nuove vigne: è quanto disposto in questi giorni da Cda e Assemblea dei soci del Consorzio tutela vini Valpolicella per reagire all’emergenza economica da Covid-19 e alle sue ripercussioni sulla filiera, a partire dal sostegno dei prezzi. Le leve sono quelle della riduzione delle rese dei vigneti del prossimo raccolto – quantificata, come da richiesta alla Regione Veneto, da 120 a 100 quintali per ettaro con una cernita dell’uva destinata all’appassimento di Amarone e Recioto pari al 45% -, oltre al blocco totale e senza deroghe degli impianti nella denominazione per altri 2 anni.

No a distillazioni e a vendemmie verdi. Misure queste, approvate complessivamente a larga maggioranza dai soci, che secondo il Consorzio si sono rese necessarie visto l’effetto Coronavirus sul mercato interno e maggiormente su quello internazionale, dove transitano quasi i 3/4 del valore delle vendite di Amarone, Ripasso, Valpolicella e Recioto. “Il mix di interventi deliberati è il risultato di un’analisi-simulazione dei fondamentali della denominazione alla vigilia della prossima vendemmia – ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori -. La congiuntura ci ha infatti obbligati a considerare proiezioni legate agli aspetti produttivi, all’assorbimento del mercato e alla tenuta del prezzo medio per giungere a un punto di equilibrio approvato dai soci. È una responsabilità importante e largamente condivisa dai nostri associati – ha proseguito –, anche perché il contesto delle misure pensate dalle istituzioni (distillazione e vendemmia verde) non aiutano le produzioni di qualità come la nostra. In questo scenario è più che mai importante tenere sul fronte del prezzo medio, per questo facciamo appello anche alla Commissione prezzi della Camera di Commercio di Verona che tuteli l’alto valore dei prodotti della denominazione, per evitare speculazioni al ribasso”. Per il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello: “Gli interventi presi cercano di dare una risposta ad una situazione decisamente anomala che comunque ci chiederà di fare i conti con il mercato nel medio termine e con il contingentamento di un vigneto cresciuto del 26% negli ultimi 10 anni. Oggi più che mai serve lavorare più sulla qualità che sulle quantità, sui valori più che sui volumi: lo dicono i dati export di aprile, quando – dopo un avvio di 2020 molto promettente – il lockdown ha ridotto drasticamente le importazioni di vino italiano sul mercato interno e nelle nostre principali piazze di sbocco”.

Tra le misure richieste alla Regione, il range di tolleranza del 20% destinato a produrre vino non a denominazione è da calcolare sulla resa di 100 quintali a ettaro (e non 120), mentre si alza al 50% la quota di cernita dell’uva destinata all’appassimento per Amarone per i vigneti certificati biologici o RRR (riduci, risparmia, rispetta). Complessivamente su un’area di circa 8.300 è ormai di circa 1/4 la superficie di vigneto sostenibile tra biologico e certificazione RRR, per una denominazione che genera ogni anno un giro d’affari di 600 milioni di euro, di cui 360 milioni grazie all’Amarone. Lo scorso anno le vendite del Re della Valpolicella sul mercato interno sono cresciute a valore del 6,8% mentre all’estero l’incremento è stato del 4%. Germania, Stati Uniti e Regno Unito i principali buyer. Continua a guadagnare quote di mercato anche il Ripasso, che nel 2019 è cresciuto del 14,3% in Italia e dell’8,8% nel mondo, con il Canada che assorbe quasi 1/4 dell’intera domanda estera.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

 

In Trentino i danni causati a meli e peri dal “colpo di fuoco” coperti da fondi mutualistici

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In relazione alle recenti notizie riguardo la diffusione del batterio Erwinia amylovora, agente causale del colpo di fuoco che colpisce in particolare meli e peri, confermate dagli esperti della Fondazione Edmund Mach, Co.Di.Pr.A. vuole evidenziare che ha attive due tipologie di strumenti a copertura dei danni causati da questa fitopatia a disposizione degli aderenti: il “Fondo mutualistico a copertura dei danni da fitopatie agli impianti produttivi” e il “Fondo mutualistico fitopatie vegetali”.

Attive due tipologie di strumenti a copertura dei danni causati dal colpo di fuoco. “Il primo Fondo mutualistico attivato dal Consorzio – specifica Marica Sartori, direttore Co.Di.Pr.A. – copre il valore dell’impianto in caso di obbligo di estirpo totale o comunque di una porzione omogenea non inferiore a 2.000 metri quadri. Il secondo Fondo copre i danni al prodotto vegetale. Entrambi i fondi – continua il direttore – prevedono una soglia di accesso al risarcimento, pari ad una perdita di almeno il 30% del reddito ordinario per il primo Fondo (fitopatie impianti) e pari ad almeno il 30% del valore della produzione per il secondo.  Quest’ultima soglia risulta indipendente dai danni causati da avversità atmosferiche e per questo meno raggiungibile, rispetto alla soglia del primo fondo. Al fine di renderla più adeguata rispetto alle esigenze degli agricoltori ne è stata richiesta una revisione al Ministero dell’agricoltura. Stiamo spingendo come sistema per raggiungere tale obiettivo in tempi ristretti”. Infine, spiega Sartori, “la copertura per i danni da colpo di fuoco è limitata alle imprese che risultano aderenti ai rispettivi fondi già dal 2019 e che confermano l’adesione nel 2020”. Da Co.Di.Pr.A. fanno sapere che sono già attivi per accogliere le necessità dei propri associati, sempre nel rispetto delle disposizioni legislative previste dall’emergenza Covid-19.

Sempre più propensione alla percezione dei rischi. “In maniera lungimirante – spiega Giorgio Gaiardelli, presidente Co.Di.Pr.A. – il Consorzio ha attivato diversi fondi mutualistici per tutelare gli imprenditori agricoli da possibili perdite economiche sia a causa di fitopatie ed eventi metereologici sia dovute ad andamenti negativi del mercato. Altrettanto responsabilmente un numero rilevante degli agricoltori associati a Co.Di.Pr.A. ha deciso di aderire a queste particolari forme di assicurazione mutualistica. Adesioni che hanno permesso di creare una dotazione finanziaria importante a tutto vantaggio degli aderenti. Aggiungo che la propensione verso la percezione dei rischi deve essere sempre più sviluppata al fine di riuscire a coprire con strumenti innovativi di gestione del rischio un numero sempre maggiore di problematiche che possono colpire l’azienda agricola, basti pensare all’enorme danno determinato per alcuni settori dalla pandemia causata dal Covid-19 e che nessuno avrebbe ipotizzato lo scorso anno”.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.

 

La cultura del fosso/7. Chioggia, anni ’60 del secolo scorso, un viaggio in bici tra orti, fossi e laguna

Ecco il settimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Franco Dario, “La descoverta (riscoperta ndr) del fosso, Chioggia, orti, Bosco Nordio“.

Prendere la bici; ritrovarsi fra amici nel tempo libero, pedalare. Andare fuori porta e attraversare il ponte sulla laguna. Strada stretta a dorso di mulo, ombra di platani. Nel vento arrivavano ai sensi colori e aromi diversi. Eravamo circondati dai primi orti. S’entrava nella terra.

Il Ridotto Madonna (sarà poi l’ultima tappa sulla via del ritorno), Brondolo, i bunker della guerra.

Prima decisione: a destra sull’argine che separava (o faceva da tramite?) il fiume Brenta dalle barene lagunari fino al ponte sulla confluenza Brenta/Bacchiglione a Ca’ Pasqua e poi via per la campagna; torre delle Bebe e Valcerere-Dolfina? O a sinistra per attraversare subito il Brenta sul ponte stradale o…su quello della ferrovia (emozione, sguardi incerti, l’orario del treno? Il casellante? Trasgressione?…)?

Ok. Strada (primo affiorare dei principi di precauzione e responsabilità: pensieri “bambini” per le grandi menti di certa pseudotecnologica intelligenza…). Via per Ca’ Lino, orti e campi fino all’Adige; dietro front e dentro al bosco di Nordio, prime case di S. Anna.

Fra questi campi e orti, col variare dell’altezza del sole, s’accendevano strisce di luce: piccoli fossi. Sapevamo di girini, rane, libellule, insettini zampettanti sull’acqua, piccoli fiori, piante galleggianti, vermi, chiocciole, serpentelli, ramarri… Se n’era parlato a scuola quando facevamo i primi passi nelle scienze e nella geografia. E si restava lì silenziosi ad osservare tutta quella vita.

La brezza marina rinforzava e s’orientava fra lo scirocco e l’ostro: suonava la “campanella” del ritorno. Ultima fermata a Ridotto Madonna. C’era un fosso nascosto da una foresta di canne. Si sceglieva quella più adatta per attaccarci filo, piombino ed amo. Poi si pedalava veloci verso casa. Appesi con lo spago al manubrio vibravano mazzetti di papaveri in boccio. Un barattolo d’acqua e il giorno dopo una macchia rossa avrebbe colorato una stanza.

Questo è il ricordo dei fossi un tempo frequentati.

Riprendere, rivivere quelle esperienze, in qualche modo comunicarle è offrirle ancora all’ascolto, alla visione, al desiderio di ritrovare questi “piccoli” tesori.
Se li tolgo dalla dimenticanza sono salvati dall’oblio e ri-nascono come memoria.

La memoria è il tesoro affidato all’eredità.

Erede non è colui che sperpera il dono, ma lo accoglie lo ri-mette in luce, ovvero lo apre a nuove possibilità perché il presente, se consapevole di essere figlio del passato, sia linfa per il suo futuro.

C’è acqua nel fosso, segno, traccia liquida nel terreno. Questo rapporto di compenetrazione e nutrimento fra acqua, terra, aria e presenze vegetali e animali è il fosso, piccolo cosmo di vitalità.

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