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18-27 luglio, a Roana, nel Vicentino, sull’Altopiano dei Sette Comuni, si celebrano i vent’anni di Hoga Zait, il Festival Cimbro

Dal 18 al 27 luglio 2025, Roana e le sue frazioni ospiteranno la ventesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro. Da vent’anni, la rassegna anima l’Altopiano dei Sette Comuni con escursioni, racconti, musica, spettacoli e laboratori che intrecciano comunità, paesaggio e tradizioni.

Nato nel 2006 e promosso dal Comune di Roana, Hoga Zait – che in cimbro significa “tempo alto”, quindi “tempo di festa” – è un festival culturale partecipato che valorizza l’identità cimbra attraverso un dialogo costante con altre minoranze linguistiche e culturali. Progetto inclusivo e condiviso, costruito ogni anno insieme a chi abita questi luoghi, il festival testimonia un legame profondo e secolare tra il territorio e la propria identità che affonda le radici nella storia dei Sette Comuni.

Un po’ di storia

Nel 1404 secondo il calendario veneto (1405 per quello attuale), le comunità dell’Altopiano si legarono spontaneamente alla Repubblica di Venezia, ottenendo in cambio il diritto di mantenere autonomia, lingua e costumi propri. Fu l’inizio di un’alleanza durata quattro secoli, che consolidò una cultura montana fiera e distinta. Gli abitanti dei Sette Comuni – in cimbro Sleege, Lusaan, Gènebe, Vüutsche, Gèlle, Rotz, Robaan (rispettivamente Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana) – conservarono un patrimonio fatto di lingua, leggende e relazioni comunitarie.

È da questa eredità che prende vita Hoga Zait, attraverso escursioni, spettacoli all’aperto, laboratori e incontri culturali: una proposta che punta a essere autentica e accessibile, con particolare cura per la qualità e la narrazione. Elemento distintivo è anche l’attenzione alle innovazioni culturali e ai progetti di ricerca sul territorio, come il Lab Village – Turismo, Cultura e Industrie Creative (venerdì 18 luglio ore 17:30, sala consiliare del Municipio di Canove) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Questo laboratorio esplora nuove prospettive per un turismo culturale e sostenibile, valorizzando la memoria collettiva e le storie di vita degli abitanti attraverso esperienze sonore e artistiche innovative.

«Quest’anno Hoga Zait compie vent’anni: un traguardo importante per questo festival che non è soltanto un appuntamento culturale. È un’occasione per riappropriarsi della nostra identità particolare, per valorizzare quella cultura cimbra che rende unici Roana e l’Altopiano e al contempo li collegano ad altre realtà con cui condividiamo radici comuni”, dichiarano Marzia Rigoni, assessore al Turismo e Alessio Fabris, assessore alla Cultura del Comune di Roana. “Ogni edizione – continuano – è un ponte tra passato e futuro: coinvolge i giovani, dà valore al territorio e restituisce voce ai racconti, alle usanze, alla musica e ai sapori di una cultura che merita attenzione e rispetto. La ventesima edizione è un simbolo di continuità ma anche di innovazione e apertura: vogliamo che Hoga Zait continui a parlare a tutti, dentro e fuori il nostro territorio. Un grazie speciale va alle sei Pro Loco del nostro Comune, agli Schèllatragar, all’Istituto di Cultura Cimbra, alle associazioni culturali, ai volontari e a chi, anno dopo anno, rende possibile questo sogno. Che sia davvero un ‘tempo alto’ per tutti, per condividere e per sentirci parte di una storia che vive ancora»

A rendere unico Hoga Zait è il suo alfabeto simbolico, fatto di suoni, gesti e parole che affondano nelle radici della cultura cimbra. La Schèlla, antico campanaccio da malga, è al centro del rituale: un tempo legata alle mandrie, oggi accompagna la comunità nel riconoscersi parte di una storia collettiva. A portarla sono gli Schèllatragar, volontari che rappresentano i sei Lèntlen (le sei frazioni) del Comune di Roana. Durante il festival, ogni Schèllatragar, sfila con la propria Schèlla incisa in lingua cimbra, facendosi custode e narratore di un’identità montana profonda, fatta di gesti semplici e simboli antichi. La loro presenza accompagna i momenti più significativi della rassegna, aprendo cerimonie, concerti e spettacoli con la forza discreta della memoria collettiva.

Ma non è solo la campana a raccontare: è anche il modo in cui ci si veste, si cammina, si porta la propria storia addosso. Come ricordava nel XIX secolo l’abate Modesto Bonato, la cultura cimbra si esprimeva anche nel vestire: lana e lino locali, cappelli di feltro, fibbie d’acciaio, calze in cilestro, brache corte e cinture che distinguevano le classi sociali. È un’immagine viva di un’identità tramandata nei gesti quotidiani e ancora oggi evocata dalle cerimonie di Hoga Zait.

Il paesaggio è così un libro aperto: ogni frazione una tappa, ogni fuoco acceso un rito di comunità. Quest’anno, in occasione del 20° anniversario, il falò si concentra in un unico grande momento collettivo: venerdì 18 luglio a Mezzaselva, nella suggestiva località di Baito Erio.

Il festival si conferma anche un punto di riferimento per le realtà associative del territorio. Due fine settimana di eventi per ogni età: camminate, spettacoli nei boschi o nei teatri, laboratori esperienziali, presentazioni editoriali e progetti dedicati alla montagna.

Anche la musica è parte viva del racconto. Per l’edizione 2025, in occasione del ventennale, i concerti serali propongono un viaggio sonoro tra Alpi e Prealpi, tra lingue minoritarie e tradizioni che si incontrano e si trasformano. Un percorso musicale che rispecchia l’identità profonda del festival: radicata, ma aperta, capace di dialogare con storie affini e prospettive contemporanee. In scena, gruppi portatori di tradizione e formazioni giovani che ne rinnovano il linguaggio. Dal folk reinterpretato al cantautorato di confine, dal psych-folk al rap in lingua minoritaria. Ogni sera un concerto in una frazione diversa, tra malghe, prati e piazze (palazzetti in caso di maltempo). Per far vibrare, ancora una volta, il cuore dell’Altopiano.

Il programma completo della manifestazione è disponibile al link www.hogazait.it

Informazioni: IAT Roana, tel. 0424/694361 email: chalet@comune.roana.vi.it

Fonte testo e foto: servizio stampa Hoga Zait

Verona. Inaugurato il percorso finale dell’Equivia dei Forti, che consente di scoprire dall’alto di una sella la città scaligera e il territorio circostante. La prossima settimana sarà inaugurato il nuovo tratto dell’Equivia del Monte Baldo

Fieracavalli, la manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, che si svolgerà a Veronafiere dal 6 al 9 novembre 2025, ha presentato lo scorso 18 giugno al Parco delle Colombare di Verona il nuovo percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti. L’itinerario di 16 chilometri – realizzato in collaborazione con il Comune di Verona, il Ministero del Turismo e Veronafiere nell’ambito del progetto Smart Verona: città patrimonio mondiale UNESCO – e tracciato da ASD Horse Valley -, completa il circuito già esistente dell’Equivia dei Forti, pensato per scoprire le bellezze storiche e paesaggistiche della città scaligera attraverso il turismo lento in sella a un cavallo.

L’itinerario si sviluppa lungo i cordoni collinari veronesi

Davanti ai due box per cavalli installati nel parco cittadino l’assessora alla Cultura, Turismo e Rapporti UNESCO, Marta Ugolini, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il responsabile ufficio Conservazione e Valorizzazione sito UNESCO e Cinta muraria del Comune di Verona, Ettore Napione e il responsabile Area B2C di Veronafiere, Armando Di Ruzza hanno inaugurato il nuovo tratto che si snoda lungo i cordoni collinari veronesi. Presenti al taglio del nastro anche il sindaco di Verona, Damiano Tommasi e il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini.
Toccando le quattro torri a pianta circolare situate sulla dorsale di Santa Giuliana, la nuova ippovia consente di esplorare un paesaggio collinare caratterizzato da strette valli, torrenti, terrazzamenti con muretti a secco e testimonianze storico-culturali risalenti all’epoca scaligera e alla dominazione austriaca.

Il percorso

Procedendo verso Est da Parona, attraversa il colle San Dionigi e il Monte Cavro con l’Eremo di San Rocchetto, quindi il monte di Villa e il monte Ongarine, che separano la valle di Quinzano da quella di Avesa, ricca di corsi d’acqua come il Borago e il Lorì. Prosegue poi verso il Monte Calvo, dominato dal forte San Mattia, e, più a Sud, lungo le mura storiche del Parco delle Mura, per concludersi al Parco delle Colombare. Seguendo il corso dell’Adige all’interno della città, infine, si conclude l’itinerario a Corte Molon, punto di partenza di tutti i percorsi dell’Equivia dei Forti e luogo che mette a disposizione, anche per cavalieri indipendenti, parcheggi per i mezzi degli escursionisti e tutto l’occorrente per la cura dei loro animali. Il percorso delle mura e delle Torricelle – come per tutta l’Equivia dei Forti – è stato attrezzato con capannine di riparo per i cavalli, anelli di fissaggio, lunghine e abbeveratoi.

«Questo percorso consentirà agli appassionati e ai visitatori di scoprire in sella ad un cavallo la dorsale delle Torricelle, lungo le mura di Cangrande della Scala, e il sistema collinare dei forti asburgici. Sostenuto da un finanziamento del Ministero del Turismo, il percorso concretizza lo scopo dell’amministrazione comunale di realizzare forme di turismo alternativo e sostenibile, in grado di valorizzare luoghi meno conosciuti di Verona e, in particolare, la città fortificata che festeggia il 25° anniversario del riconoscimento quale sito patrimonio mondiale da parte dell’UNESCO», ha affermato l’assessora Marta Ugolini.

Lo scorso anno inaugurati i primi tre percorsi

«L’apertura di questo nuovo tratto, che completa i tre percorsi inaugurati lo scorso anno, conferma l’impegno della manifestazione nella valorizzazione del cavallo come strumento di promozione del territorio, oltre al suo tradizionale ruolo economico e sportivo – dichiara il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Il legame tra Fieracavalli e la città di Verona prosegue da 127 anni e questa nuova iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune, consente di offrire uno sguardo più ampio sulla città, che non si esaurisce nel suo centro storico, ma include anche le aree collinari, portatrici di storia, tradizione e unicità territoriali».

A Ferrara di Monte Baldo la prossima inagurazione

L’apertura del percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti rappresenta solo il primo di una serie di progetti guidati da Fieracavalli per promuovere attivamente il circuito del turismo equestre. Il prossimo appuntamento in calendario è dal 18 al 20 luglio a Ferrara di Monte Baldo, in occasione della prima Fiera Regionale del Tartufo Veneto, dove sarà inaugurato un nuovo tratto dell’Equivia del Monte Baldo, realizzata da Fieracavalli insieme all’associazione Natura a Cavallo. Il percorso, lungo 45 chilometri, unisce Verona a Ferrara di Monte Baldo con un itinerario immerso nella natura: partendo dalla città scaligera, l’equivia segue l’argine dell’Adige risalendo verso nord, attraversa Parona e Pescantina, raggiunge Sega di Cavaion e prosegue oltre il ponte ad arco e il Ponte Canale Biffis, fino a Rivoli Veronese. Da qui si snoda tra le colline del Baldo, toccando Caprino Veronese, Braga e Malga Basiana, prima di concludersi al Sacrario del Monte Baldo e, infine, nel cuore di Ferrara di Monte Baldo.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Allarme tra gli allevatori veneti di bovini per l’epidemia di dermatite nodulare contagiosa. Il virus non colpisce però l’uomo, né direttamente, né attraverso il consumo di carne o latte 

Forte preoccupazione tra gli allevatori veneti per l’epidemia di Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease – Lsd), malattia virale dei bovini che si trasmette attraverso insetti vettori come mosche, zecche e zanzare, ma che può avvenire anche con il contatto diretto tra animali infetti e sani, portando gli animali anche alla morte. La dermatite nodulare colpisce i bovini ma non l’uomo, né direttamente, né attraverso il consumo di carne o latte.

I focolai in Italia

A oggi sono nove i focolai confermati in Sardegna, con 600 allevamenti sottoposti a esame clinico. La Regione sarda ha presentato un piano che prevede la vaccinazione di tutti i bovini presenti sull’isola, vale a dire circa 300.000 capi. Dalla Sardegna, dove il virus è partito, portando all’abbattimento di oltre 300 capi, la Lsd si è spostata nel Nord Italia, colpendo un allevamento di bovini da carne a Porto Mantovano, in provincia di Mantova. Alla luce del caso positivo, sono state attivate tutte le misure previste dalla normativa, dal sequestro e blocco dell’allevamento all’istituzione delle zone di restrizione.

Stato di allerta in Veneto

Iil Ministero della Salute ha definito zone di protezione e di sorveglianza in cui ricadono quattro province venete: Verona, Padova, Vicenza e Rovigo. Nelle zone di protezione, che comprendono un raggio di 20 chilometri da un focolaio, e nelle zone di sorveglianza, fino a 50 chilometri, sono state imposte restrizioni sulla movimentazione del bestiame. La provincia di Verona è interessata sia dalla zona di protezione che di sorveglianza, mentre parte delle province di Vicenza, Padova e Rovigo rientrano nelle zone di sorveglianza.

Dichiarazioni di Confagricoltura Veneto

“La situazione determinata dall’epizoozia di dermatite sta diventando allarmante, specialmente nella zona ovest della Bassa Padovana, afferma Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, territorio che vede una grande concentrazione di allevamenti bovini. Le limitazioni già in atto per la movimentazione dei bovini stanno mettendo in ginocchio diverse aziende zootecniche, che si trovano nell’impossibilità di immettere animali in stalla. Se la situazione non migliorerà a breve, rischiamo il blocco completo delle attività di allevamento bovino nella zona”. “Siamo molto preoccupati per questa nuova epizoozia che ci sta colpendo, sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona. Ci siamo già mossi, interessando i servizi veterinari, per cercare di avere una normativa che all’interno delle zone soggette a restrizioni, quali la Bassa Veronese, che permetta un’attività di emergenza, come lo spostamento dei bovini e la raccolta dei capi che dovessero morire, anche per altre motivazioni.  Stiamo monitorando il fenomeno, insieme alla Regione Veneto, che in questo momento sta dando una mano agli allevamenti del Veronese e delle altre zone venete colpite dal provvedimento ministeriale”. Il timore è che gli allevatori si vedano costretti a destinare tutto il latte alla pastorizzazione, con gravi difficoltà logistiche e commerciali. “Il comparto lattiero-caseario sta vivendo giorni di grande tensione, spiega Giancarlo Zanon, rappresentante del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto. Le restrizioni alla movimentazione del latte crudo e la necessità di destinare la produzione solo a impianti in grado di garantire pastorizzazione o lunga stagionatura stanno riducendo la capacità produttiva delle nostre aziende”.

Il rischio maggiore è per i prodotti freschi a latte crudo

“Se la zona di protezione dovesse estendersi ad altre zone del Veneto, molti caseifici non riuscirebbero più a ritirare il latte, con ricadute pesanti su tutta la filiera. I prossimi giorni saranno cruciali: l’arrivo dei vaccini e l’avvio della campagna di immunizzazione di massa nelle zone di protezione e sorveglianza, se condotti con rapidità e capillarità, potranno spezzare la catena di trasmissione proprio mentre l’estate, favorevole agli insetti vettori, entra nel vivo”. Confagricoltura Veneto rinnova l’appello al Ministero della Salute e alle istituzioni regionali affinché vengano messe in campo tutte le misure necessarie per contenere la diffusione della malattia e per supportare le aziende colpite. “È fondamentale proteggere il nostro comparto zootecnico, strategico per l’economia e l’occupazione del territorio”, conclude Barbetta.

Le dichiarazioni di Coldiretti Veneto

Le Consulte dei settori Carne e Latte di Coldiretti Veneto hanno incontrato oggi i Servizi Veterinari regionali e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per approfondire le caratteristiche e le implicazioni della Dermatite Nodulare Contagiosa (Lumpy Skin Disease – LSD). L’incontro è stato un’importante occasione di confronto tra il mondo produttivo e le autorità sanitarie, con l’obiettivo di condividere informazioni aggiornate, approfondire le modalità di trasmissione e sintomatologia della malattia e valutare le strategie più efficaci per ridurre al minimo il rischio di diffusione sul territorio regionale. Al tempo stesso, gli allevatori hanno espresso preoccupazione per le misure restrittive già in vigore da alcuni giorni che coinvolgono non solo la movimentazione degli animali, ma anche quella dei loro prodotti, in particolare il latte. Alcune di queste disposizioni, seppur comprensibili sul piano della tutela sanitaria, potrebbero causare gravi danni economici, diretti e indiretti, alle imprese già messe a dura prova da anni di difficoltà strutturali e di mercato. Coldiretti Veneto ha ribadito la massima disponibilità a collaborare con i Servizi Veterinari per la gestione dell’emergenza, chiedendo al tempo stesso un costante aggiornamento del tavolo di confronto, affinché le misure adottate possano contemperare le esigenze sanitarie con la sostenibilità economica delle imprese zootecniche.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

Delta del Po, entra nel vivo il progetto di vivificazione delle lagune

Dati alla mano la correlazione è evidente: ai finanziamenti per la manutenzione delle lagune corrisponde un aumento della produttività, e dunque della redditività, per le attività legate alla pesca e all’acquacoltura. Prerequisiti per lo sviluppo dell’ittiofauna sono, infatti, precisi valori di ossigenazione e salinità, e le dinamiche di interscambio tra acqua dolce, acqua salmastra e mare. Tutti aspetti che si verificano là dove le lagune presentano bocche di porto, barene, canali in grado di garantire la corretta idrodinamica e preservare l’ambiente dagli effetti delle erosioni, delle sedimentazioni, degli eccessi di acqua salata o dolce. Aspetti che richiedono interventi di manutenzione ambientale possibili solo con adeguate dotazioni finanziarie.

Il grafico illustrato dal direttore del consorzio di bonifica Delta del Po Rodolfo Laurenti nel corso del convegno “Delta, lagune, aree costiere. Una nuova sostenibilità ambientale, economica e sociale”, promosso dal consorzio stesso e tenutosi lo scorso 28 maggio nel Museo Regionale delle Bonifiche Ca’ Vendramin a Taglio di Po (Ro), non lascia dubbi: al picco dei finanziamenti regionali per la manutenzione delle lagune di Scardovari, Canarin, Barbamarco (4,68 milioni di euro nel 2009) fa seguito il picco di produttività (oltre 100.000 quintali di vongole nel 2010); al crollo dei finanziamenti, segue un calo progressivo della produttività.

Ecco, dunque, che le nuove risorse FSC 2021-2027 stanziate dalla Regione del Veneto per il progetto “Interventi per la vivificazione degli ambiti lagunari del Delta del Po”rappresentano per le lagune di Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle un aiuto fondamentale con finalità ambientali, paesaggistiche, economiche e sociali. Voluti fortemente dall’assessore regionale al Territorio, alla Caccia e alla Pesca Cristiano Corazzari, si tratta di 14 milioni di euro che verranno gestiti dal Consorzio di Bonifica Delta del Po in qualità di soggetto attuatore per l’escavo di nuovi canali, il ripristino di canali già esistenti, il consolidamento, la ridefinizione e la realizzazione ex novo di barene. Un grande piano, già avviato nella fase di assegnazione dei rilievi, che entrerà nella fase di progettazione entro l’estate e che si tradurrà in sei anni (dal 2026 al 2031) di lavori suddivisi su più lotti funzionali.

Coinvolte le lagune Caleri, Marinetta e Vallona, Barbamarco, Basson, Canarin, Scardovari, vale a dire gran parte degli 8.844 ettari di lagune del Delta del Po. Chiara la duplice finalità: da un lato tutelare uno degli ecosistemi acquatici più affascinanti e ricchi di biodiversità al mondo, dall’altro preservare e migliorare le condizioni per le attività produttive, in primis quelle relative alla pesca, ma con un occhio di riguardo anche al turismo lento, capace di attrare visitatori dall’estero interessati agli aspetti paesaggistici e ambientali.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Lotta contro la proliferazione delle nutrie, convenzione Regione-Consorzi di bonifica

“Inauguriamo un nuovo corso nell’affrontare la proliferazione delle nutrie. I Consorzi di bonifica si mettono a disposizione della Regione del Veneto per risolvere un problema non più rinviabile. Lo fanno in virtù della loro capillare presenza sul territorio e della cura con la quale, quotidianamente, operano nel tenere in efficienza la rete idraulica e prevenire frane e smottamenti. È un lavoro troppo spesso vanificato proprio da questa specie aliena, con danni che affliggono l’agricoltura e, in senso più ampio, la sicurezza di tutti i cittadini, visto che le sommità arginali sono spesso sormontate da infrastrutture viarie e vista l’importanza che gli argini hanno nel difendere campagne e centri abitati dagli allagamenti”.

Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica, in relazione alla convenzione sottoscritta lo scorso 29 maggio tra Regione del Veneto e Consorzi di Bonifica relativa al progetto “Incentivare le operazioni di controllo della nutria”. – “Ringraziamo l’assessore regionale al Territorio e alla Caccia Cristiano Corazzari che, promuovendo e sostenendo economicamente il progetto, sta dando una risposta concreta ai segnali d’allarme lanciati dai nostri uomini e dagli agricoltori impegnati, sotto la pioggia o sotto il sole scottante, nei territori solcati dai canali in gestione consortile”.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

A Torri del Benaco (Verona) nasce l’idea del Presidio Slow Food degli oliveti secolari dell’Alto Garda Veronese

Il marchio del Presidio di Slow Food sugli oliveti secolari dell’Alto Garda Veronese: è questa l’idea lanciata nel corso dell’edizione di primavera della Festa dell’Olio di Torri del Benaco, sulla costa veneta del lago di Garda, a margine del convegno dal titolo “Quale olivicoltura al servizio dell’ambiente?”, che ha visto come relatori, il 17 maggio, scorso, Francesca Baldereschi, curatrice della “Guida agli Extravergini” di Slow Food, e i coordinatori regionali della stessa guida per il Trentino, la Lombardia e il Veneto, Meri Ruggeri, Marco Antonucci e Mauro Pasquali.

La proposta ha subito incontrato il favore del sindaco di Torri del Benaco, Stefano Nicotra, e di quello del comune confinante di Brenzone sul Garda, Paolo Formaggioni, che si sono detti interessati a intensificare, nei prossimi mesi, i contatti con Slow Food per verificare la realizzabilità del progetto. “Per il nostro territorio – ha detto Nicotra – gli olivi antichi delle varietà autoctone Drizzar, Trép, Fòrt, Ràsa e Favaróla hanno un valore non solo agricolo, ma anche e soprattutto storico, culturale e paesaggistico, che può tradursi in un’offerta turistica rispettosa, che preveda occasioni di passeggiate o di trekking lungo i numerosi sentieri che collegano il lago di Garda e il monte Baldo. Il completamento dei tratti sud e nord della nostra pista ciclabile, con il collegamento diretto a quella di Brenzone, consentirà di creare un lunghissimo anello protetto per i visitatori interessati ai nostri paesaggi e alla nostra storia. Per gli oli dei nostri oliveti secolari abbiamo già in corso di adozione il riconoscimento della Denominazione comunale. Poter dotare quegli nostri oliveti del marchio di Slow Food ne consentirebbe una ulteriore e ancora più ampia valorizzazione, attraendo giovani all’attività olivicola”.

Concorde il sindaco di Brenzone sul Garda, il quale evidenzia come il frantoio in attività nel suo comune, ripristinato grazie all’apporto finanziario congiunto delle amministrazioni comunali di Brenzone, Torri e San Zeno di Montagna, costituisca il punto di riferimento di centinaia di piccoli olivicoltori dell’Alto Garda, che preservano una tradizione olivicola più che millenaria. Fu infatti nell’Alto Medioevo che i maggiori monasteri dell’Italia Settentrionale promossero e incentivarono l’olivicoltura gardesana, che ha trovato nella Casaliva, detta anche Drizzar, la varietà principe del territorio. Se ne trae un olio extravergine che ha nelle note di erbe di prato, di mela verde e di mandorla i propri punti di forza. “I nostri oliveti storici – afferma Formaggioni – formano un patrimonio ingente e straordinario, sviluppatosi nei secoli intorno a borghi affascinanti, come il villaggio medievale di Campo, i cui oliveti sono già oggetto di valorizzazione da parte di nostri volontari”.

5 luglio, soci Argav in assemblea a Codevigo (Padova), nel Casone della Fogolana. Ospite d’eccezione, Lorenzo Furlan, scienziato ed entomologo di importanza internazionale, premio Argav 2024

Oggi, sabato 5 luglio, i soci Argav sono in assemblea (seconda convocazione ore 10.30) a Codevigo (Padova), ospiti del Comune nella sala riunioni del Casone della Fogolana (via Cason delle sacche, 5), ubicato nella Valle Millecampi, sito di grande valenza ambientale.

Questo l’ordine del giorno: insediamento organi assembleari; saluti e relazione del presidente Argav Fabrizio Stelluto; presentazione e approvazione bilancio consuntivo 2024; presentazione e approvazione bilancio preventivo 2025; dibattito; varie ed eventuali.

Esaurito l’ordine del giorno, come consuetudine dell’incontro a metà anno, avremo il piacere di ascoltare l’intervento di Lorenzo Furlan, scienziato ed entomologo di fama internazionale, nonché direttore della Direzione innovazione e sperimentazione di Veneto Agricoltura, Premio Argav 2024.

All’assemblea saranno presenti il socio Efrem Tassinato, confermato lo scorso 18 giugno per i collaboratori nel direttivo del Sindacato giornalisti Veneto, al quale auguriamo buon lavoro, come anche ad Alice Bragantini (Triveneta), neo eletta nel direttivo per i professionali, che porterà il saluto del Sindacato, presieduto da Massimo Zennaro.

Credits foto: beniculturalionline.it

Orto botanico di Padova, con un evento in notturna dedicato ai bambini, al via dal 4 luglio gli eventi estivi

Visite guidate serali, escursioni, spettacoli, degustazioni e attività immersive: l’estate all’Orto botanico di Padova torna con un programma ricco e variegato, grazie al quale l’Orto diventa spazio di incontro e scoperta da vivere di giorno e di notte, tra piante, racconti, stelle e storie dal mondo. La stagione si apre e si chiude con due appuntamenti dedicati ai più piccoli, dalla notte imperdibile il 4 luglio, per addormentarsi e risvegliarsi nell’Orto botanico più antico al mondo, alla giornata dedicata ai giochi, sabato 6 settembre.

L’Orto nei sogni dei bambini

In particolare, il 4 luglio l’Orto patavino propone ai bambini un’esperienza unica: una notte in tenda, lontani dal brusio diurno e immersi nell’orto botanico più antico al mondo. Dopo la cena al sacco, l’esperienza prosegue con una visita guidata con torcia e la partecipazione all’installazione teatrale Arcipelago. Al mattino, mentre gli adulti smontano le tende, i più piccoli affiancano i giardinieri nei gesti quotidiani della cura, a contatto diretto con la vita dell’Orto al suo risveglio. Modalità di partecipazione: l’evento si tiene va partire dalle ore 19.30, ed è rivolto a bambini e bambine dai 6 ai 12 anni accompagnati da un adulto. Si raccomanda di leggere attentamente il regolamento di partecipazione. Il biglietto per ogni persona è di 30 euro (20 euro per gli abbonati), ed è acquistabile online (non rimborsabile). Dopo l’acquisto i partecipanti saranno contattati per la raccolta di informazioni aggiuntive.
Presentando il biglietto della notte in Orto, è possibile visitare l’Orto botanico nella giornata di sabato 5 luglio. In caso di maltempo l’evento è rimandato a venerdì 11 luglio.

Molti gli appuntamenti nel pieno di luglio e agosto…

… che permettono di andare in “escursione al Monte Cinto” (12 luglio) o “Sulle tracce dei giganti del bosco a Lavarone” (26 luglio), di partecipare alla presentazione del libro “Arsenico e altri veleni” (10 luglio) oppure alle visite serali nate per raccontare il forte legame in tutte le culture del mondo tra le piante e la vita dell’uomo (16 luglio) o per guardare le stelle (23 luglio). Se luglio si chiude con lo spettacolo di circo acrobatico Petit frère (30 luglio), ad agosto arriva anche l’opportunità di degustare e conoscere meglio il gin (piante oriGINali, 6 agosto), di visitare di sera il Giardino della biodiversità (13 agosto), di immergersi nello spettacolo (T)Essere Giardino (21 agosto) e di vedere all’opera gli impollinatori di notte (27 agosto).

Tutte le informazioni sulla partecipazione sono nelle pagine dedicate agli eventi, prenotazioni e acquisti sono aperti (https://ortobotanico1545.it).

Mamme No Pfas: ottenuta finalmente giustizia! Raggiunto uno storico traguardo per salute e ambiente

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas Vicenza-Padova_Verona, premio Argav 2021, la seguente nota stampa.

Il 26 giugno 2025 il Tribunale di Vicenza ha pronunciato una sentenza che ripaga anni di impegno, di fatica, di notti insonni e di lotta collettiva. Una battaglia lunga e difficile che ci ha spesso fatto sentire come Davide contro Golia. E, proprio come nella parabola, Davide ha colpito nel segno: 11 condanne su 15 imputati, interdizioni, risarcimenti importanti. Questa volta la verità ha trovato spazio in Tribunale.

Le emozioni sono difficili da contenere. L’incredulità e la commozione si sono mescolate nel momento in cui sono state lette le condanne. Una parte di noi non ci credeva davvero: dopo anni in cui sembrava che nulla potesse scalfire l’impunità di chi ha avvelenato le nostre acque, il nostro sangue, la nostra terra, finalmente è arrivato un segnale forte, chiaro, inequivocabile.

Profonda è stata l’emozione nel sentire i nomi di chi, come noi, ha scelto di costituirsi parte civile. Associazioni, comitati, cittadini che hanno condiviso con noi riunioni, momenti di sconforto, assemblee, audizioni pubbliche, manifestazioni, e che non si sono mai arresi. Questa sentenza è anche il frutto della loro determinazione.

Il processo è stato un maxi procedimento, il più grande mai celebrato in Italia per un inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) e ha affrontato cinque capi d’accusa:

1. Avvelenamento doloso delle acque destinate al consumo umano;

2. Disastro innominato ambientale;

3. Inquinamento ambientale;

4. Gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi (per il quale è stata dichiarata la prescrizione);

5. Bancarotta fraudolenta.

Per uno di questi reati – l’avvelenamento doloso delle acque destinate al consumo umano – la sentenza apre un nuovo capitolo sotto il profilo sia giuridico che scientifico: sarà ora necessario approfondire come interpretare, in chiave moderna, la responsabilità penale per chi inquina risorse fondamentali come l’acqua potabile. Questa pronuncia costituirà un precedente importantissimo per altre situazioni simili, in Italia e nel mondo.

Un risultato che sembrava impossibile, e invece è realtà. Le condanne rappresentano non solo un risarcimento morale, ma anche una vittoria civile e politica. Le ingenti somme riconosciute a favore delle istituzioni dovranno ora tradursi in azioni concrete: chiediamo che vengano utilizzate per finanziare lo studio epidemiologico PARTECIPATO sui danni alla salute, per accelerare la bonifica e il ripristino ambientale, per completare finalmente la rete idrica alternativa nelle aree contaminate.

Chiediamo anche giustizia economica per i cittadini: siamo fiduciosi, quindi, che parte dei fondi vengano utilizzati dai gestori delle acque per togliere dalle bollette voci di spesa che fino ad oggi sono ricadute ingiustamente sulle famiglie, nonostante i danni siano stati causati da aziende private.

Ma la battaglia non finisce qui. Chiediamo allo Stato una legge nazionale che imponga limiti prossimi allo zero tecnico per i PFAS nelle acque potabili, come unica misura efficace per tutelare la salute delle persone. È tempo di avviare un cammino concreto e coraggioso di progressiva riduzione dell’uso dei PFAS in tutti i settori produttivi dove sia possibile. L’Italia deve fare la sua parte anche a livello europeo, impegnandosi per sostenere la messa al bando totale dei PFAS in tutta l’Unione. Queste “sostanze eterne” non possono più trovare spazio nel nostro presente e nemmeno nel nostro futuro.

Noi “Mamme NO PFAS” continueremo a vigilare, a informare, a chiedere trasparenza e responsabilità. Ma oggi possiamo dire che una parte importante della verità è stata riconosciuta.

Questa sentenza è anche vostra, di tutte e tutti voi che non avete mai smesso di credere che un altro futuro fosse possibile.

Forte ondata di calore, aumenta il fabbisogno idrico sul 60% della campagna veneta

“La forte ondata di calore che si preannuncia nei prossimi giorni comporterà un aumento della richiesta irrigua su gran parte del territorio regionale, in un momento molto delicato soprattutto per il mais, che proprio ora comincia ad aver bisogno di irrigazione”. Ad affermarlo è il presidente di ANBI Veneto Alex Vantini.

L’analisi dei dati probabilistici sulle previsioni dei prossimi 10 giorni condotta dal centro sperimentale CeSPII-Consorzio di Bonifica LEB mostra una netta tendenza verso valori medio-alti di evapotraspirazione. Quasi il 60% dei distretti irrigui del Veneto, ovvero i territori di pianura e fascia pedemontana, secondo le attuali previsioni più critiche, raggiungeranno valori sostenuti nettamente superiori alla media del periodo degli ultimi 10 anni. Si tratta di gran parte della pianura interna dove l’evapotraspirazione registrerà valori fino a 10 mm superiori alla media, con una dispersione in atmosfera, nei 10 giorni, di 55-60 mm di acqua rispetto ai 45-50 mm.

Maggiormente a rischio saranno i territori a ovest dei colli Euganei, la pianura tra le province di Verona e Vicenza e la marca Trevigiana a confine con il Friuli. Situazione nella media si dovrebbe registrare nel Polesine e nella fascia costiera.

Tecnicamente l’evapotraspirazione è il processo con cui l’acqua presente al suolo viene restituita all’atmosfera, il dato include la traspirazione delle piante, ovvero acqua assorbita dalle radici e traspirata dalle foglie. Con un’evapotraspirazione alta le colture perdono molta acqua e servirà dunque più irrigazione.

“In questo periodo – spiega il direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi -, in virtù delle forti piogge della prima metà dell’anno, non siamo in situazione di mancanza d’acqua ma un’estate eccessivamente calda e poco piovosa, anche a causa della scarsità dei ghiacciai, potrebbe causare problemi già dal mese prossimo”.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto