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Mamme No Pfas: motivazione della sentenza “Miteni” denuncia il profitto economico che calpesta la salute pubblica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas Vicenza-Padova_Verona (Premio Argav 2021) la seguente nota.

La Corte d’Assise di Vicenza ha pronunciato una sentenza storica che squarcia il velo su decenni di omissioni: i vertici della Miteni sono stati condannati per aver avvelenato le nostre acque e causato un disastro ambientale senza precedenti. Come Mamme No PFAS, sottolineiamo con forza che la motivazione della sentenza, depositata qualche giorno fa, colpisce duramente la strategia d’impresa e i manager imputati i quali, operando in piena consapevolezza delle criticità ambientali, hanno deliberatamente scelto di privilegiare il profitto economico e il risparmio sistematico sui costi di messa in sicurezza a scapito della salute pubblica. Con pene che arrivano fino a oltre 17 anni, viene finalmente sancito che non si è trattato di un incidente, ma di una strategia volta a nascondere dati vitali alle autorità pur di continuare l’attività d’impresa, accumulando ricchezza mentre il “plume” tossico si diffondeva sotto i piedi di 300 mila persone.

Esposizione a PFAS e malattie: la scienza parla chiaro

Per quanto concerne le malattie, la motivazione della sentenza della Corte d’assise fa riferimento all’ipercolesterolemia come patologia causalmente collegata ai Pfas, non individuando altre patologie, anche perché quasi tutte le parti civili costituite non hanno affatto chiesto un risarcimento del danno biologico (in quanto questo non era un processo per lesioni), ma soltanto del danno da “metus” per la paura dell’insorgenza di malattie.Tuttavia, la scienza parla chiaro. La IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e studi internazionali (il C8 Health Project negli USA) e ricerche italiane (condotte da CNR, ISS e Università di Padova) confermano il legame tra esposizione ai PFAS e gravissime patologie: in primo luogo tumori, ma anche malattie cardiovascolari, alterazioni del sistema endocrino, influenza negativa su gravidanza e sviluppo, mancata o ridotta risposta vaccinale, maggiore suscettibilità alle infezioni come il COVID. Ricordiamo anche che uno studio condotto dall’Università di Padova ha rilevato un eccesso di quasi 4000 morti in 30 anni nelle aree colpite.

Lo studio epidemiologico e la bonifica. Dalle parole ai fatti

Siamo stati definiti una “popolazione soggetta a un’intossicazione collettiva cronica” eppure, dopo quasi 10 anni di promesse e delibere, lo studio epidemiologico deve ancora partire. Il tutto mentre il terreno contaminato di Miteni continua a rilasciare queste sostanze nell’ambiente perché ancora non si è iniziata la bonifica.La nostra battaglia non finisce qui. Chiediamo, ancora una volta, che le istituzioni passino dai vari proclami e “valutazioni di fattibilità” alla realtà dei fatti. La giustizia ha riconosciuto il crimine ambientale; ora si proceda con studio epidemiologico e bonifica!

Fino al 6 gennaio, conveniente opportunità per scoprire le piante dell’Orto botanico di Padova nel periodo invernale

Fino al 6 gennaio 2026, l’Orto botanico di Padova propone delle visite guidate individuali senza costi aggiuntivi rispetto al biglietto d’ingresso, alle ore 11 e alle ore 15.

Durante la visita si scoprono le strategie adottate dalle piante per superare il periodo invernale e il clima più rigido, e si approfondiscono le particolarità di alcune spezie usate soprattutto in questo periodo di festa.

Per partecipare è necessarioc prenotarsi scrivendo a prenotazioni@ortobotanico1545.it o contattando il numero 049 827 3939 (tutti i giorni dalle 9 alle 17, eccetto il 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio).

L’Orto è aperto eccezionalmente di lunedì anche il 5 gennaio, con orario dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso alle ore 16.15). Nelle giornate di mercoledì mercoledì 31 dicembre l’Orto è aperto fino alle ore 14, con ultimo ingresso alle ore 13.15. Il sito è chiuso giovedì 1 gennaio 2026.

Riuso e riciclo dei rifiuti urbani in Europa: progressi troppo lenti secondo la Corte dei conti europea

Secondo una relazione pubblicata lo scorso 26 novembre dalla Corte dei conti europea, molti Stati membri dell’UE fanno fatica a raggiungere i valori-obiettivo di riutilizzo e di riciclo dei rifiuti urbani. A causa di vincoli finanziari e di debolezze nei rispettivi piani di gestione dei rifiuti, troppo spesso smaltiscono i rifiuti nelle discariche. La Corte ha constatato che l’attuale mercato del riciclo è in difficoltà, la raccolta differenziata rimane in certi casi a un livello molto basso e le tariffe addebitate ai cittadini non coprono necessariamente tutti i costi di gestione dei rifiuti.

“La circolarità è un fattore determinante per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE. Per conseguire questi obiettivi, l’UE dovrebbe creare le condizioni necessarie per rendere il settore del riciclo economicamente redditizio”, ha affermato Stef Blok, il membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “I cittadini e le imprese svolgono un ruolo cruciale. Gli incentivi fiscali, come anche far pagare ai cittadini il volume o il peso dei rifiuti che generano, possono indurre a differenziare i rifiuti e a ridurne la quantità”.

Il diritto dell’UE ha dato la priorità, in modo chiaro, alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclo dei rifiuti: ne sono scaturiti valori-obiettivo e obblighi giuridici per gli Stati membri. Ciò si riflette anche nelle norme disciplinanti i finanziamenti UE, che hanno gradualmente favorito gli investimenti nell’economia circolare, escludendo le pratiche non sostenibili, come il conferimento in discarica. Tuttavia, i progressi degli Stati membri dell’UE nel conseguimento dei valori-obiettivo relativi ai rifiuti urbani sono molto diversi, e in alcuni di essi sono scarsi o nulli. La Commissione europea ha però avviato le procedure d’infrazione lentamente: per i valori-obiettivo relativi al 2008, dette procedure sono iniziate solo nel 2024.

Un altro grave problema, secondo la Corte, è la sostenibilità economica del settore del riciclo. Se non vi sono abbastanza impianti di riciclo, i valori-obiettivo non possono essere raggiunti. In alcuni Stati membri tali impianti sono però rari o, specie quelli per la plastica, rischiano di chiudere a causa dell’aumento dei costi, della scarsa domanda per i prodotti ottenuti e per l’importazione di plastica più economica da paesi non-UE. La Corte sottolinea che è necessario rendere economicamente conveniente l’attività dei riciclatori, iniziando ad individuare le problematiche sul versante della domanda e dell’offerta che incidono sul mercato unico dei prodotti circolari e delle materie prime secondarie.

A livello nazionale, gli auditor della Corte hanno analizzato una serie di progetti di gestione dei rifiuti cofinanziati dall’UE, rilevando ritardi nell’attuazione e sforamento dei costi. La Corte ha inoltre constatato che negli Stati membri sottoposti ad audit (Grecia, Polonia, Portogallo e Romania) i passi avanti compiuti verso una gestione efficace dei rifiuti urbani sono lenti, a causa di finanziamenti pubblici insufficienti e dell’incapacità di utilizzare appieno strumenti economici quali i sistemi di cauzione-rimborso, l’aumento dell’imposta sul conferimento in discarica e l’applicazione di una tariffa sui rifiuti basata sul volume o sul peso dei rifiuti prodotti (il principio “paghi quanto butti”). Le imposte sul conferimento in discarica variano in modo così significativo tra gli Stati membri che i rifiuti possono persino essere spediti da un paese all’altro per ragioni economiche. Per risolvere tale questione, la Corte raccomanda di valutare la fattibilità di un’armonizzazione dei tributi sul conferimento in discarica e sull’incenerimento in tutta l’UE.

Informazioni sul contesto

I rifiuti urbani sono composti per lo più di materiali d’imballaggio e di rifiuti organici (rifiuti biodegradabili di giardini e parchi nonché rifiuti alimentari e di cucina). Una gestione efficace dei rifiuti urbani richiede la raccolta differenziata ben organizzata di vari materiali, infrastrutture adeguate per la cernita, il trattamento, l’incenerimento e/o il conferimento in discarica e un mercato economicamente sostenibile per i materiali risultanti dal riciclaggio. Gli attuali valori-obiettivo sono fissati dalla direttiva quadro in materia di rifiuti, dal regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e dalla direttiva relativa alle discariche di rifiuti; tutta questa normativa è stata modificata numerose volte. La Commissione ha annunciato che un nuovo atto legislativo sull’economia circolare sarà adottato nel 2026 al fine di affrontare le questioni relative al mercato e alla domanda per il riciclaggio. Le principali fonti di finanziamento dell’UE per i progetti in materia di rifiuti urbani sono i fondi della politica di coesione e del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti europea

Dall’esperienza dei Consorzi di bonifica un manuale per la gestione idraulica del territorio

Un approccio complessivo alla progettazione idraulica che riconosca nei corsi d’acqua la loro natura di elementi di connessione tra campagne e città appare sempre più fondamentale in epoca di cambiamenti climatici, dove i fenomeni estremi si manifestano sottoforma di periodi siccitosi e nubifragi capaci di riverberarsi su territori vasti anche quando si abbattano su aree molto circoscritte.

Questa visione complessiva caratterizza storicamente l’operato dei Consorzi di bonifica, enti che nel loro lavoro quotidiano di prevenzione del rischio idraulico, della gestione della rete irrigua e, sempre più, della salvaguardia degli ambienti d’acqua, hanno come finalità ultima l’adattamento dei territori alle esigenze abitative e lavorative dell’uomo: “bonum facere”, appunto, rendere adatto alla vita e alle attività dell’uomo.

In un Nord Est di fiumi a regime torrentizio e territori soggiacenti al mare, la sicurezza idraulica dei centri abitati inizia nelle campagne, ragion per cui progettare interventi a servizio dell’agricoltura richiede consapevolezza degli effetti che tali interventi possono avere su scala molto più ampia. Questa considerazione rappresenta il punto di partenza del volume “Bonifica e Irrigazione”, manuale tecnico che intende costituire un compendio, a servizio di studenti, docenti, professionisti, delle progettualità dei Consorzi di bonifica del Veneto finalizzate alla gestione idraulica del territorio. Si parla di impianti idrovori e irrigui, di derivazioni, canali, manufatti di sbarramento e regolazione che sempre più rappresenteranno marcatori territoriali, nodi di un’unica grande infrastruttura idraulica generatrice di paesaggio, ambiente, comunità.

Il volume, edito da Cleup, promosso dall’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica, con il contributo di ANBI Veneto, e redatto dal professor Vincenzo Bixio, decano dell’Istituto di Idraulica, oggi Dipartimento Ingegneria Civile Edile Ambientale ICEA dell’Università degli Studi di Padova, è stato presentato nel corso di un incontro pubblico tenutosi presso la Sala dell’Archivio Antico del Palazzo del Bo, sede dell’Università degli Studi di Padova, lo scorso 22 ottobre, nella giornata di studio “Sviluppi della cultura tecnica nella progettazione delle opere di bonifica e irrigazione”. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato ricercatori, docenti, professionisti e rappresentanti istituzionali e tecnici dei consorzi di bonifica, è stata aperta dei saluti del presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti dei Consorzi di Bonifica Graziano Paulon, ai quali sono seguiti i saluti di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto, e della professoressa Flora Faleschini, del dipartimento ICEA.

“Il volume presenta il quadro aggiornato delle conoscenze ed esperienze di progettazione dei sistemi di gestione delle acque nell’ambito delle trasformazioni territoriali ma rappresenta anche un’occasione di rilancio verso la ricerca di nuovi percorsi o nuove soluzioni a problemi ricorrenti che si manifestano con declinazioni sempre diverse” – ha spiegato il presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica Graziano Paulon che, nella sua introduzione alla mattinata, ha posto anche l’accento sulla necessità di riattivare in ambito universitario percorsi formativi d’eccellenza dedicati alla Bonifica e all’Irrigazione.

Il tema della formazione e della condivisione delle conoscenze è stato oggetto del saluto di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto: “Non vi è progresso senza formazione. La bonifica, per mantenere il proprio ruolo centrale, ha bisogno di investire costantemente sull’aggiornamento e sulla crescita professionale delle proprie risorse. Siamo orgogliosi, come associazione, di promuovere la cultura tecnica, di studiare e divulgare i fondamenti della progettazione e della manutenzione delle infrastrutture idrauliche e irrigue.”

L’ingegner Carlo Bendoricchio, componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione dei Dirigenti e direttore del Consorzio di bonifica Acque Risorgive, ha aperto la sessione tecnica con un intervento dedicato al quadro climatico in continuo mutamento, alle soluzioni proposte dai Consorzi di bonifica, al ruolo sempre maggiore che la sensibilità ambientale sta assumendo nella gestione della rete idraulica, sia per quanto riguarda la sicurezza sia per quanto riguarda la gestione irrigua.

La mattina è proseguita con gli interventi della professoressa Lucia Bortolini, del Dipartimento TESAF Università di Padova; della dottoressa Francesca Pivirotto, professionista e ricercatrice in materia archivistica; dal prof. Armando Brath, Presidente della Associazione idrotecnica Italiana; al prof. Vincenzo Bixio è spettato l’intervento conclusivo. Moderatore: il prof. Marco Favaretti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Padova.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Presepio Artistico di Segusino (Treviso), l’edizione 2025 dedicata ai bambini. Il presepio è visitabile dalla notte di Natale al 1 febbraio 2026

Nel celebre film di Roberto Benigni “La vita è bella” questa frase era un’esclamazione; nel Presepio Artistico di Segusino Natale 2025 iventa una domanda: “La vita è bella…?”.  Raccontano gli “Amici del Presepio Artistico di Segusino”:

Il film di Benigni (1997) porta indietro nel tempo al 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale, e nonostante il film si concluda in maniera parzialmente tragica, porta con sé un messaggio di liberazione: la fine di un brutto periodo che ha segnato l’umanità. Nel Presepio di Segusino Natale 2025 si vuole ricordare questo momento storico, però lo si vuole anche mettere a confronto con alti due importanti momenti storici: il primo è quello “dell’oggi”, con le tragedie che vediamo ogni giorno in Medio Oriente, e che tutti noi abbiamo davanti agli occhi continuamente. Il secondo confronto è con la vita povera, ma tranquilla, che padri e nonni vissero negli anni della loro giovinezza a Segusino, una vita che probabilmente si potrebbe definire “un po’ fuori dal mondo”.

“Nell’edizione 2025 del Presepio di Segusino, oltre alla Natività, tre sono i passaggi chiave che compongono la rappresentazione: il primo passaggio è raffigurato da un bambino dei giorni nostri seduto sul divano di casa e che, con telefonino, pc e smart tv, si imbatte su un video che racconta i fatti che stanno accadendo in Medio Oriente. Il secondo passaggio raffigura un bambino di 80 anni fa, che ha appena finito di vivere la tragedia dell’Olocausto (rappresentato nella scena finale del film “La vita è bella”). Il terzo passaggio è la vita normale e allegra di alcuni bambini segusinesi di circa 60 anni fa, durante un giorno di festa, in occasione di un matrimonio in paese. Il tutto è intervallato da altre due scene molto più tradizionali, in stile classico del Presepio Artistico di Segusino”.

“Con le scene a tema di questa edizione si vuole porre questa riflessione: nessun bambino dovrebbe mai dover vivere ciò che stanno vivendo oggi i bambini in Medio Oriente, così come nessun bambino dovrebbe mai dover vedere ciò che altri suoi coetanei stanno vivendo in quei territori e come nessun bambino dovrebbe mai dover vivere ciò che hanno vissuto i bambini di 80 anni fa durante l’Olocausto”.

“Perché la vita bella, quella che ogni bambino dovrebbe poter vivere è quella spensierata, felice e ingenua di bambini nati e cresciuti in un piccolo paesino tra le montagne, dove tradizioni e rispetto si mescolano col lavoro, col sacrificio e con l’amicizia. Dove le storie di guerra non arrivano, dove, se tutto il mondo fosse così, non ci sarebbe più bisogno di invocare la pace!”.

Il Presepio Artistico di Segusino, allestito come di consuetudine nella ex casa del Cappellano, in Viale Italia 270, è a entrata libera, e sarà aperto tutti i pomeriggi dalla notte di Natale fino a domenica 1 febbraio 2026, nei giorni festivi anche al mattino. Nel borgo torna anche “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” rassegna di presepi ed eventi legati al Natale. Gli orari completi e tutte le informazioni si possono trovare sul sito internet http://www.presepiosegusino.it sui canali social Presepio Segusino, oppure telefonando al 334.3797867.

Consorzio tutela vini Colli Euganei “fa ordine” nella nomenclatura dei propri vini

I grandi vini rossi dei Colli Euganei si chiameranno “Colli Euganei Doc” senza nessun’altra specificazione. Lo ha deciso lo scorso 31 ottobre l’Assemblea dei Soci del Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei, riunita nella sede consortile di Vo’. “Con questa decisione – spiega il presidente del Consorzio, Gianluca Carraro –, si è compiuta un’ulteriore fondamentale semplificazione del nostro disciplinare di produzione, dopo quella già adottata per il Serprino sul finire dello scorso anno.

Nel caso del Serprino, decidemmo di enfatizzare soprattutto il nome di questa storica varietà di uva presente nel nostro territorio, adottando la dicitura Serprino dei Colli Euganei Doc. Adesso, invece, per i nostri vini rossi ottenuti da quelle uve di origine bordolese che si sono perfettamente acclimatate in zona fin dalla metà dell’Ottocento, si è scelto di porre un fortissimo accento proprio sul nome del territorio, così come avviene in tutte le grandi denominazioni nazionali ed estere. Se fino ad ora si parlava di Cabernet o di Merlot prodotti sui Colli Euganei, sottolineando in tal modo la varietà dell’uva rispetto al territorio, d’ora in poi quando berremo un Colli Euganei Doc esalteremo il territorio d’origine, senza necessità di dare rilievo al vitigno. Come avevamo previsto nel piano strategico adottato a luglio 2024, il Colli Euganei Doc diventerà così il riferimento dell’espressione vocazionale del territorio e quindi della denominazione di origine. In questo modo intendiamo rimarcare la nostra identità di luogo storico del vino rosso italiano da uve bordolesi”.

I produttori che ne avessero necessità potranno continuare ad aggiungere l’indicazione della varietà di uva utilizzata (Cabernet, Merlot, Carmenère), ma in tal caso il nome del vitigno dovrà essere stampato più piccolo rispetto alla menzione “Colli Euganei”, che avrà invece il massimo rilievo.

Più in dettaglio, il nuovo disciplinare della Doc Colli Euganei, che per essere esecutivo dovrà ora passare al vaglio della Regione Veneto e del Comitato Nazionale Vini, emanazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), prevede che nell’etichettatura dei vini rossi dei Colli Euganei l’eventuale indicazione delle uve Cabernet Franc, Carmenère, Cabernet Sauvignon e Merlot debba comunque seguire quello della denominazione e sia riportato al di sotto della menzione “denominazione di origine controllata” o della sigla “DOC”. Inoltre, i caratteri di stampa dell’eventuale nome del vitigno dovranno avere un’altezza massima pari alla metà di quella dei caratteri che compongono la denominazione “Colli Euganei” e usare lo stesso carattere tipografico, stile grafico, spaziatura, evidenza, colore e intensità di colore, in modo che l’enfasi sia sempre e comunque sul nome geografico dei Colli Euganei.

“Con il nuovo anno – preannuncia Carraro – ci ripromettiamo di consultare la filiera produttiva in merito a eventuali iniziative concernenti i vini bianchi locali, così come in futuro saranno oggetto di approfondita valutazione le prospettive della Docg del Fior d’Arancio, alla luce dei cambiamenti in essere sui mercati internazionali”.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Colli Euganei

 

Belluno. Formaggio Piave Dop: 15 anni di eccellenza casearia tra tradizione e mercati globali

Quindici anni di storia, un +35% di crescita in fatturato, presenza in oltre 30 Paesi e un nuovo riconoscimento gastronomico: il premio Piave Gourmet. Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Piave DOP celebra nel 2025 un anniversario che testimonia il successo di un prodotto nato tra i pascoli delle Dolomiti e divenuto ambasciatore del Bellunese nel mondo. E lo ha fatto nella sua sede di Busche (Belluno), con un appuntamento che ha visto la presenza di tanti soci e allevatori, il presidente Modesto De Cet e la direttrice Chiara Brandalise, il sindaco di Cesiomaggiore, il prefetto ed il questore di Belluno, i rappresentanti regionali e delle Forze dell’Ordine.

La storia del Piave DOP affonda le radici nella tradizione casearia delle Dolomiti bellunesi, Patrimonio UNESCO. Nel nome rivive il fiume Piave, simbolo storico del territorio. Nel 2010 nasce il Consorzio, con una missione chiara: difendere la Denominazione d’Origine Protetta attraverso un Disciplinare rigoroso e valorizzare un formaggio che interpreta l’identità di una terra e della sua gente.

Dal 2010 il fatturato del Consorzio è cresciuto del 35%, raggiungendo 18,5 milioni di euro nel 2024. Ogni anno vengono prodotte in media 350.000 forme, di cui circa il 10% esportate in 30 mercati esteri, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia. Un risultato che premia la qualità e l’autenticità di un prodotto capace di conquistare consumatori sempre più attenti. A testimonianza della sua eccellenza, il Piave DOP ha ottenuto in questi 15 anni oltre 71 premi e riconoscimenti, sia locali sia internazionali, rafforzando la propria immagine attraverso la partecipazione a 105 fiere internazionali e la realizzazione di campagne di comunicazione mirate.

La qualità del Piave DOP è garantita dal rispetto scrupoloso del disciplinare europeo: latte esclusivamente bellunese, proveniente per l’80% da razze tipiche alpine, filiera controllata, certificazioni CSQA e costante vigilanza contro abusi e imitazioni. Il formaggio si distingue per le sue cinque stagionature – Fresco, Mezzano, Vecchio, Vecchio Selezione Oro e Vecchio Riserva – ciascuna con un profilo sensoriale unico, dalle note dolci e delicate del Fresco alle sfumature più complesse e alpine del Vecchio Riserva. Accanto alla tutela, cresce l’impegno nella promozione: eventi e degustazioni per i consumatori, formazione dedicata agli operatori della distribuzione, presenza a fiere ed eventi istituzionali per consolidare la cultura delle DOP. Un lavoro che contribuisce a rafforzare la reputazione del Piave come formaggio di alta qualità, radicato nel territorio ma conosciuto a livello globale.

Ad animare la celebrazione dei 15 anni del Consorzio Formaggio Piave DOP, una originale tavola guidata con brillante ironia da Patrizio Roversi, che ha saputo intrecciare storie di vita e di lavoro trasformandole in un racconto di identità e orgoglio bellunese. Ad aprire il dialogo è stato Dimitri Biasuz, casaro storico, simbolo umano di una filiera che tiene insieme mani, passione e territorio. “Ho iniziato come “bocia” nel 1981 – ha raccontato – e da allora non ho mai smesso di imparare.” Dietro al suo sorriso, però, c’è un concetto forte: sacrificio. “Fare il casaro non è un mestiere, è una scelta di vita – ha spiegato –. Servono attenzione, dedizione e notti insonni. Se sbagli, comprometti il lavoro di tutti. È un lavoro di responsabilità, ma anche d’amore per la terra e per la comunità.” Biasuz, che è anche allevatore, ha ricordato l’importanza di custodire le piccole aziende di montagna: “Quando chiude una stalla, non perdiamo solo latte, ma un pezzo di paesaggio, di cultura, di civiltà”.

Accanto a lui, Antonio Bortoli, storico direttore generale di Lattebusche, ha ripercorso oltre mezzo secolo di crescita cooperativa, ricordando gli anni difficili in cui la piccola realtà di montagna dovette convincere le latterie locali a unirsi. “Ci dicevano di no – ha ricordato – ma abbiamo insistito, credendo nel valore del ‘fare insieme’. Oggi Lattebusche è la prima cooperativa lattiero-casearia del Veneto, con 23 fusioni e oltre 160 milioni di euro di fatturato, ma soprattutto con la stessa missione di sempre: lavorare solo il latte dei nostri soci e restare radicati nel territorio”.

Bortoli ha raccontato anche l’evoluzione tecnologica e la grande intuizione che ha reso unico il Piave DOP: l’uso del latte innesto e del siero innesto, che hanno permesso di preservare i fermenti naturali del territorio senza mai ricorrere a conservanti. “Nel 1965 – ha ricordato – è nato un formaggio che per la prima volta non usava formaldeide. È stato un salto epocale, e ancora oggi quel principio guida la nostra qualità”.

A dare respiro internazionale, l’intervento di Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha raccontato il ruolo del Piave DOP come ambasciatore della terra d’origine: “Ogni bellunese emigrato sa che il formaggio Piave è un pezzo di casa. Lo regaliamo ai rappresentanti delle comunità all’estero: è il nostro biglietto da visita nel mondo”. A chiudere la tavola, lo chef Fabio Campoli, che ha legato gastronomia e identità culturale: “Il turismo enogastronomico è una forma di educazione al bello. Il Piave è una biblioteca di sapori, un racconto che va servito, non solo gustato.” Tra una riflessione e una ricetta – dagli gnocchi con crema di Piave e melograno agli spaghetti con guanciale e scaglie di Piave stagionato – Campoli ha ricordato che la cucina è memoria condivisa, “un modo per tramandare cultura attraverso il gusto”.

Durante l’evento è stato assegnato il Premio “Piave Gourmet”, dedicato ai ristoratori che meglio interpretano la cucina del territorio. L’edizione 2025 premia la Trattoria “da Ciliotta” di Limana (chiusa a fine 2024), celebre per il suo risotto al Piave Vecchio, diventato un piatto-simbolo della tradizione locale. Per quasi vent’anni i titolari, Loris Bogo ed Eleonora “Lolli” Roffarè, hanno portato avanti una cucina autentica, legata ai sapori della montagna bellunese. Il loro risotto – profumato di pascoli e memoria contadina – rimane una delle interpretazioni locali più genuine e apprezzate del Piave DOP in cucina.

Quindici anni di tutela, crescita e promozione segnano un capitolo importante per il Consorzio Piave DOP, che guarda avanti con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale, investire nella sostenibilità e coinvolgere le nuove generazioni nella cultura casearia. La forza del progetto sta nelle radici profonde: la montagna, il fiume Piave, le comunità che custodiscono un patrimonio di saperi e tradizioni. L’avventura continua, perché il Piave DOP non è solo un formaggio, ma un’eccellenza che appartiene a tutti.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio per tutela del formaggio Piave Dop

Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo annuncia l’arrivo di nuovi misuratori di portata per una migliore gestione idrica

Il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha ottenuto un finanziamento dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) destinato all’installazione di nove misuratori di portata presso altrettante fonti di prelievo idrico ad uso irriguo. L’assegnazione è avvenuta in seguito all’approvazione del Decreto DISR I n. 358623 del 01/08/2025 del Ministero, che ha messo a disposizione complessivamente oltre 2,6 milioni di euro per finanziare interventi su almeno 61 fonti di prelievo idrico con concessione pari o superiore a 100 l/s. Il Consorzio Adige Euganeo è rientrato tra i 14 enti partecipanti al bando che hanno ricevuto l’assegnazione delle risorse.

Questo intervento, dal costo totale di € 225.400,00, è mirato a dotare di strumentazione specifica nove impianti cruciali per la gestione del servizio irriguo, oggi sprovvisti di misuratore. Attualmente, il computo del volume d’acqua prelevato da fiumi e canali avviene in modo indiretto attraverso misurazioni matematiche e stime. L’applicazione di questa nuova strumentazione consentirà invece al Consorzio di contabilizzare con maggiore precisione il reale prelievo d’acqua, fornendo i dati di output necessari per un corretto bilancio idrico dei volumi prelevati durante la stagione e supportando una programmazione più puntuale dei futuri investimenti infrastrutturali. L’obiettivo primario è evitare sprechi e correggere valori sovra o sottostimati del consumo idrico.

L’installazione di questi dispositivi si rivela particolarmente strategica nel contesto attuale, caratterizzato dal rinnovo delle concessioni di derivazione dall’Adige e da tutti i fiumi. Tali concessioni tendono, nella migliore delle ipotesi, a confermare le portate storicamente derivate, non consentendo un prelievo maggiore di acqua, nonostante i cambiamenti climatici che mettono a dura prova le colture con prolungati periodi di siccità. In questa prospettiva, lacapacità di misurare e conoscere con esattezza il prelievo d’acqua consente una gestione più oculata della risorsa, essenziale per migliorare la fornitura alle campagne. Le opere previste, che saranno appaltate secondo le norme del Codice dei Contratti Pubblici, dovranno essere completate e rendicontate entro marzo 2026, garantendo una rapida esecuzione del progetto.

Il progetto prevede la fornitura e la posa di misuratori di portata elettromagnetici adatti per l’installazione sotterranea o permanente sott’acqua e la possibilità di archiviazione e trasmissione dei dati in sicurezza tramite comunicazione criptata con la rete mobile. Inoltre, una volta alimentata elettricamente dal punto di allaccio del Consorzio, la nuova strumentazione di misura della portata verrà facilmente inserita nella rete di telecontrollo consortile.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

La protesta degli agricoltori contro il taglio della Pac di 90 milioni di euro (9 per l’Italia) arriva a Bruxelles

Il taglio di 90 miliardi di euro alla Politica Agricola Comune mette a rischio la sicurezza alimentare dell’Unione Europea e il futuro di milioni di agricoltori. È la denuncia lanciata da Coldiretti nel corso della grande mobilitazione pacifica a Bruxelles, dove migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa hanno gridato: “Non è questa l’Europa che vogliamo”.

“La presidente Von der Leyen sta portando avanti una strategia irresponsabile che colpisce al cuore l’agricoltura europea e penalizza in modo pesantissimo anche il Veneto – dichiara Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Tagliare le risorse della Pac per dirottarle su altre voci di spesa significa minare la sovranità alimentare, aumentare la dipendenza dalle importazioni e mettere a rischio la salute dei cittadini. Senza agricoltori non c’è cibo, senza cibo non c’è futuro”.

La riduzione del 25% dei fondi Pac e la loro confluenza in un Fondo Unico Agricolo rappresentano una minaccia concreta soprattutto per i giovani agricoltori, per le aree rurali e per le aziende che operano nel rispetto di elevati standard ambientali, sanitari e sociali. Per l’Italia il taglio ammonta a 9 miliardi di euro, che diventano 90 miliardi se si considera l’intera Unione Europea.

“Mentre Stati Uniti, Cina e grandi potenze mondiali investono sull’agricoltura come settore strategico, l’Europa sceglie di smantellare il proprio sistema produttivo – prosegue Salvan –. Così si favorisce l’ingresso di prodotti stranieri che non rispettano le nostre stesse regole su pesticidi, ambiente e diritti dei lavoratori, come nel caso del Mercosur. Questo non è libero scambio, è concorrenza sleale”.

Coldiretti ribadisce la necessità di un’Europa diversa: più coraggiosa, meno burocratica e realmente vicina ai cittadini. Un’Europa che difenda il ruolo dell’agricoltura, garantisca reddito agli agricoltori, investa nelle filiere locali e promuova la trasparenza attraverso l’etichettatura obbligatoria di origine.

“Siamo europeisti convinti – conclude Salvan – ma questa Europa deve cambiare rotta. Servono risorse certe per la Pac, reciprocità negli accordi commerciali e rispetto per chi ogni giorno lavora nei campi custodendo territorio, ambiente e identità. Contro i contadini non si governa”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

All’artista Andrea Pennacchi il premio Argav 2025. Fabrizio Stelluto confermato presidente dei giornalisti agroambientali di Veneto e Trentino-Alto Adige

Fabrizio Stelluto, direttore dell’agenzia giornalistica radiotelevisiva Asterisco Informazioni e responsabile dell’Ufficio Comunicazione di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), è stato confermato presidente di ARGAV dall’Assemblea svoltasi a Monselice, nel Padovano, lo scorso 13 dicembre; Renzo Michieletto è stato confermato vicepresidente, così come rimangono in direttivo: Gian Omar Bison, Emanuele Cenghiaro, Maurizio Drago, Romina Gobbo, Marina Meneguzzi, Mauro Poletto, unitamente ai membri di diritto Efrem Tassinato, Donato Sinigaglia, Mimmo Vita.

Le nuove entrate sono quelle di Sara Zanferrari, Clara Grossi e Riccardo Panigada, unitamente a Mattia Frizzera (Trentino Alto Adige) nel Comitato Tecnico-Scientifico assieme ai confermati Alessandro Bedin, Andrea Saviane, Sandra Chiarato, Edoardo Comiotto.  Gli aderenti hanno eletto Mirka Cameran (Segretaria Tesoriere), Nadia Donato, Giorgio Pavan, Ornella Michieletto.

“Nel prossimo mandato proseguiremo l’attività formativa, che ci caratterizza da sempre, puntando a essere sempre più un network professionalizzato per essere punto di riferimento non solo per il mondo agricolo e ambientale, ma anche per enti locali e soggetti del territorio – dichiara Fabrizio Stelluto, Presidente di Argav. Contestualmente proseguiremo l’impegno all’interno della categoria e del Sindacato, di cui siamo gruppo di specializzazione, su temi come la formazione e la libera professione, senza dimenticare la salvaguardia della libertà di stampa in Italia e all’estero.”

In occasione dell’Assemblea associativa, in cui è intervenuto anche il presidente UNARGA, Roberto Zalambani,  è stato consegnato l’annuale Premio Argav destinato a personalità, che con la loro attività diano lustro al territorio; quest’anno la scelta è caduta sull’attore ed autore Andrea Pennacchi che, nel ritirarlo, si è detto particolarmente onorato di un riconoscimento attribuito da suoi conterranei. Recita la motivazione: “Sguardo sornione ed ironico è un osservatore critico di questo Veneto, che non solo gli ha dato i natali, ma ne attraversa la produzione artistica. Fedele a se stesso, si infila nei personaggi,  prendendone le misure e facendole proprie. A dispetto di una fisicità importante  entra sempre in punta di piedi,  ma poi si prende lo spazio necessario, affermandosi. Voleva fare il pilota  e di quel sogno rimane lo sguardo dall’alto  a disegnare una terra,  che ci aiuta a conoscere con gli spettacoli e la scrittura per indurci ad esserne progenie migliore: missione quasi impossibile, ma lui non sembra tipo da arrendersi. Per questo, gli diciamo grazie.”

Come tradizione, Andrea Pennacchi sarà protagonista di una “lectio magistralis” in occasione dell’Assemblea Argav di metà anno.