• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Origine dei prodotti agroalimentari, Coldiretti Veneto scrive ai capigruppo regionali affinché operino per dare ancora più garanzie ai consumatori

Coldiretti Veneto ha inviato a tutti i capigruppo della nuova legislatura regionale una proposta di mozione per chiedere la modifica della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, con l’obiettivo di rafforzare la tutela del Made in Italy e garantire trasparenza ai consumatori. In particolare, l’organizzazione agricola chiede di escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione del codice doganale, prevedendo come unico criterio per l’individuazione dell’origine del cibo l’indicazione del luogo di provenienza delle materie prime.“ L’obiettivo è chiaro: garantire trasparenza, corretta informazione ai consumatori e una reale tutela del nostro patrimonio agroalimentare”, afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto (nella foto in alto).

Da sempre Coldiretti è in prima linea nella battaglia contro l’inganno sull’origine dei prodotti, una pratica che danneggia gravemente gli agricoltori, l’intero sistema agroalimentare e i cittadini. Un impegno che ha portato, negli ultimi 25 anni, a risultati fondamentali come l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine per numerose filiere, grazie a una costante azione di mobilitazione a livello locale, nazionale ed europeo. “La difesa dell’origine dei prodotti non è una battaglia di categoria, ma una questione di trasparenza e di giustizia  – aggiunge Salvan -, i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mettono in tavola e gli agricoltori il diritto di non subire concorrenza sleale”.

Nel mirino di Coldiretti c’è in particolare la vigente disciplina doganale contenuta nel regolamento (UE) n. 952/2013, che stabilisce l’origine di un prodotto in base al Paese dell’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale (cosiddetta origine non preferenziale). Un criterio che, applicato ai prodotti agroalimentari genera effetti distorsivi ed ambiguità.
“Questa norma consente di attribuire un’origine “Made in Italy” a prodotti che in realtà provengono dall’estero e arrivano nel nostro Paese solo per un’ultima fase di trasformazione – spiega Salvan –. Un esempio emblematico è quello del concentrato di pomodoro importato che viene lavorato in Italia al solo scopo di ottenere un’etichetta italiana pur partendo da materie prime di provenienza e qualità ben diverse”.

La battaglia contro l’inganno sull’origine rappresenta, per Coldiretti, il cuore della difesa del Made in Italy. Un impegno che ha portato anche a contrastare i traffici di cibo nei porti e a raccogliere oltre un milione di firme a sostegno di una normativa più equa. “Avere al nostro fianco le istituzioni, dai Comuni alla Regione Veneto, è strategico per dare ulteriore forza politica alla nostra richiesta di modifica della normativa europea – sottolinea Salvan –. Per questo chiediamo il sostegno autorevole del Consiglio regionale del Veneto affinché si faccia promotore di un’azione politica forte nelle sedi competenti”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

Nel Padovano, fino a marzo 2026 mostra fotografica itinerante “Dai Colli all’Adige-sguardi del territorio”

E’ iniziata la mostra fotografica itinerante “Dai Colli all’Adige – sguardi sul territorio”, primo evento pubblico del percorso fotografia di #DaiColliallAdige NEXT, progetto promosso dal GAL Patavino per migliorare la conoscenza, la visibilità e la fruibilità dei servizi culturali e ricreativi presenti nei 43 Comuni dell’area tra i Colli Euganei e l’Adige.

L’iniziativa coinvolge associazioni, enti e gruppi informali attivi nella cultura locale e nei linguaggi della fotografia, della musica e del teatro, con l’obiettivo di favorire nuove connessioni, valorizzare le realtà che operano sul territorio e promuovere la partecipazione delle comunità.

All’interno di questo percorso, la sezione dedicata alla fotografia ha lavorato sul tema del paesaggio contemporaneo, indicato dalla fotografa Silvia Camporesi, che ha guidato il laboratorio informativo con i partecipanti. L’attenzione è stata rivolta ai segni, alle tracce e agli elementi che caratterizzano il territorio del GAL Patavino, invitando a leggere il paesaggio non come semplice veduta, ma come intreccio di identità, storia e relazione con i luoghi.

Da questo lavoro nasce una selezione di 60 immagini, raccolte in una mostra itinerante che attraverserà tre luoghi significativi dell’area. Ogni tappa è un’occasione per conoscere più da vicino le realtà culturali e ricreative coinvolte nel progetto e per restituire alla comunità gli sguardi emersi dal laboratorio.

Bagnoli di Sopra (Padova), fino al 18 gennaio 2026 – Palazzetto Widmann, piazza Martiri d’Ungheria 1, orari di visita: lunedì – sabato 9:30–12:30 / 14:30–17:30, domenica 10:00–12:00 / 15:30–18:30

Montagnana (Padova), dal 24 gennaio al 7 febbraio 2026 – IIS Jacopo da Montagnana, via Luppia Alberi 5, orari di visita: martedì – venerdì 15:00–18:00

Torreglia (Padova), dal 14 febbraio al 1 marzo 2026 – Barchessa di Villa dei Vescovi (FAI), via dei Vescovi 4, orari di visita: sabato e domenica 10:00–18:00

Fonte: servizio stampa Gal Patavino

Al via la 7a edizione del premio “La Ghiandaia-custodi degli alberi”, candidature entro il 25 gennaio 2026

Veneto Agricoltura e Fondazione Alberitalia ETS indicono, per il 2025, la settima edizione del premio “La Ghiandaia – custodi degli alberi”, precedentemente noto come premio “Jean Giono – l’uomo che piantava gli alberi”.

Nonostante il nuovo nome, le finalità del riconoscimento sono rimaste le medesime: premiare persone che si siano contraddistinte per la promozione, la realizzazione e la gestione di alberi e arbusti in Italia o all’estero, fornendo ulteriore impulso alla promozione della cultura forestale produttiva e naturalistico-ambientale e della gestione sostenibile delle foreste. Il premio verrà assegnato il 6 marzo 2026, ma le candidature per la partecipazione dovranno pervenire entro il 25 gennaio a questo link

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Trasporto pubblico e qualità dell’aria. Torna il bando regionale per gli abbonamenti agevolati rivolto a chi sceglie la mobilità sostenibile

Torna anche per il 2026 il sostegno della Regione del Veneto a chi sceglie la mobilità sostenibile. Si tratta di una misura che si inserisce nelle linee d’azione previste dal Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera (Prtra), che individua nel potenziamento del trasporto pubblico uno dei pilastri fondamentali per l’abbattimento delle emissioni inquinanti nei nostri centri urbani.

Ad annunciare l’apertura del bando per l’acquisto di abbonamenti annuali al trasporto pubblico locale (autobus, tram e treni regionali) è l’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, che afferma: “Per il provvedimento la Regione stanzia 5 milioni di euro, puntando a ridurre sensibilmente il traffico veicolare privato e, di conseguenza, lo smog”.

Dettagli del bando e modalità di presentazione

Dalle ore 10:00 di lunedì 12 gennaio, i cittadini maggiorenni residenti in Veneto, proprietari di autoveicoli o motoveicoli, potranno richiedere il contributo tramite voucher. Il valore del bonus è di 200 euro (ridotto a 160 euro per chi ne ha già usufruito nella scorsa edizione). Le domande dovranno essere inviate esclusivamente tramite la piattaforma informatica regionale entro le ore 12:00 del 31 agosto 2026. Il provvedimento è stato formalizzato con il Decreto del direttore della Direzione Ambiente e Transizione Ecologica n. 444 del 24 dicembre 2025 (pubblicato nel BURV n. 172 del 30/12/2025), che contiene l’elenco degli abbonamenti ammessi e il calendario di attivazione differenziato per azienda di trasporto. La gestione operativa è affidata a Veneto Innovazione S.p.A. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina: https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/bando-tpl-2026

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Vella (Oms): “E’ urgente prepararsi a molte altre imminenti pandemie, anche peggiori del Covid-19”

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico e consigliere Argav) “Attenzione: la pandemia di COVID-19, per quanto catastrofica, non può essere considerata un evento isolato. Dobbiamo prepararci a un COVID-19 endemico e al rischio già attuale di pandemie più frequenti e gravi” ha avvertito il professor Stefano Vella, personalità eminente sul panorama delle scienze mediche a livello internazionale, componente del Comitato consultivo tecnico del “Pandemic Fund” dell’Oms, in occasione del corso di aggiornamento per giornalisti organizzato in occasione dell’assemblea annuale dell’Ugis (Unione Giornalisti Italiani Scientifici).

“Vaccinare la maggior parte della popolazione in tutti i Paesi è oggi la priorità più urgente della comunità internazionale. Prevenire future pandemie è anche una corsa contro il tempo e deve essere un obbligo fondamentale della governance nazionale e globale. Bisogna garantire che il mondo sia meglio equipaggiato per individuare, prevenire e contrastare un’altra grave epidemia. Potrebbe essere peggiore del COVID-19″ ha proseguito Vella.

Sarebbe meglio dargli retta, visto che poco prima dell’esplosione del COVID-19 aveva pubblicato un articolo in cui prevedeva che qualche nuovo virus sarebbe presto passato dagli animali all’uomo, venendo trasportato in giro per tutto il mondo a causa della globalizzazione, e in cui spiegava dettagliatamente i motivi per cui, ciò che poi è veramente accaduto, sarebbe successo. Data la fatalità per cui il Covid-19 è arrivato proprio l’anno successivo alla pubblicazione di tale articolo, continua a indurre alcuni giornalisti carenti di una pur sommaria cultura scientifica, e che troppo spesso vengono ancora inviati a intervistare i ricercatori, a pretendere che il professor Vella possa pronosticare con precisione quando ci sarà una prossima pandemia… ma invece di cercare fatidicamente di rispondere a insensate esigenze dei propri lettori, bisognerebbe che i giornalisti sapessero investirsi del ruolo di promotori della lettura con senso critico della realtà.

Oggi le cause che hanno permesso quella del Covid19 non sono cambiate, per cui un nuovo evento analogo potrebbe esserci con altissima probabilità anche domani, anche se ovviamente è una cosa sciocca pretendere che si possa prevedere il momento specifico e in quale parte del mondo avverrà uno spillover, mentre ciò che si sa con precisione è che i tempi sono molto stretti, e bisogna prepararsi con la massima urgenza con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione per prevenire e limitare gli eventuali danni. Vediamo perché.

Solo in Italia si contano 35 diverse specie di pipistrelli delle oltre 1400 diffuse nel mondo. Sono mammiferi fondamentali per il controllo degli insetti e l’impollinazione, quindi assolutamente necessari come tutti gli altri esseri viventi della Terra che contribuiscono all’equilibrio della biosfera (a condizione che l’ambiente sia rispettato). Non bisognerà quindi prendersela con questi simpatici e unici mammiferi volatili notturni, se, come diversi altri animali, possono essere serbatoi di molti virus pericolosi per l’uomo. Infatti i chirotteri possono essere portatori di molti virus senza ammalarsi, in quanto il loro sistema immunitario è altamente specializzato e tiene sotto controllo anche i virus più pericolosi. Alcune delle malattie trasmesse dai pipistrelli più note sono quelle sostenute dai virus: Virus Nipah, Ebola, Marburg, SARS, MERS, COVID-19 (sospetta origine: pipistrello attraverso ospiti intermedi)

Ma i ricercatori hanno identificato altri 20 nuovi virus presenti nelle popolazioni di pipistrelli che mostrano un’alta probabilità di infettare l’uomo. Questi virus, simili ad altri virus noti che hanno causato epidemie passate, possono: legarsi alle cellule umane aumentando il rischio di infezione, e mostrare la capacità di mutare e adattarsi rapidamente. Il rischio di eventi di salto di specie virale, in cui i virus si evolvono e si diffondono a nuovi ospiti, è elevato. Tali caratteristiche rendono i virus dei pipistrelli una seria minaccia per future infezioni emergenti. Molti di questi virus dei pipistrelli causano infezioni asintomatiche negli animali. Ciò significa che possono circolare silenziosamente finché non trovano un ospite umano. Quando il virus si adatta all’uomo, i sintomi spesso compaiono tardivamente, rendendo difficile la diagnosi precoce. Pertanto l’unica arma efficace contro le epidemie virali è la prevenzione, da intendersi come priorità globale. Bisogna infatti monitorare le malattie animali attraverso la sorveglianza e la ricerca sulla fauna selvatica, al fine di individuare le minacce prima che si trasformino in emergenze sanitarie.

Quando tutto il mondo era stato avvertito del rischio d’insorgenza della pandemia COVID-19, molte nazioni non erano preparate ad affrontare rischi pandemici, per non aver imparato nulla dal passato: hanno adottato un comportamento “wait and see” (aspettiamo a vedere cosa succede) – invece che il necessario approccio di contenimento strategico aggressivo -, anche svalutando il ruolo degli scienziati nella loro fondamentale funzione di orientare la presa di decisioni. Bisogna invece essere sempre preparati al peggio.

Altri virus che provocano zoonosi nell’uomo sono il vaiolo della scimmia, che in giro per il mondo provoca centinaia di vittime; il West Nile, scoperto presso le sorgenti ugandesi del Nilo nel 1937, veicolato da un tipo specifico di zanzara, che, a causa del riscaldamento globale, sopravvive bene anche nel sud dell’Europa; il Marburg, terribile virus delle scimmie verdi al quale si devono dal ’75 14 epidemie che si sono diffuse a partire dagli stabularisti che le accudivano; e il virus influenzale, che ha una capacità di mutazione incredibile, e che oggi ha prodotto il nuovo ceppo H5N1, il quale sta devastando le galline in Nord America (causa della penuria locale di uova) e ammazza i bovini in Texas. “All’H5N1 manca un attimo per lo spillover all’uomo: in vitro si è visto che basterebbe cambiare un gene perché possa riuscire a infettare le vie respiratorie umane… ricordo che in una sua celebre conferenza, Bill Gates potrebbe aver dato correttamente l’idea circa la pericolosità dei virus influenzali, quando, dopo aver mostrato una prima slide che illustrava gli effetti della bomba atomica, è passato alla seconda, nella quale compariva appunto un virus influenzale, pronosticando che quello, e non la bomba avrebbe illustrato la più probabile fine dell’umanità” ha rilevato Stefano Vella.

Oggi ci sono ben 600.000 virus animali che vengono studiati, sequenziando il genoma virale mediante apparecchiature biotecnologiche specializzate per la produzione di vaccini a Rna. “I driver maggiormente rilevanti per lo spillover animale-uomo e lo scatenarsi di una pandemia sono le migrazioni animali, i viaggi per il mondo delle persone, gli allevamenti intensivi, e l’urbanizzazione che induce un’alta promiscuità tra le persone. In un certo senso lo può dimostrare “per contrario” il caso del coronavirus Mers (Middle East Respiratory Syndrome) comparso e scomparso rapidamente perché trasmesso dai cammelli che abitano quasi esclusivamente i deserti…”.

Ma non è poi certo da sottovalutare l’effetto prodotto dalla deforestazione, che induce gli animali selvatici ad abbandonare i loro habitat naturali per avvicinarsi alle aree antropizzate, e la carenza dei sistemi sanitari di molti paesi a basso reddito. “Bisognerebbe pertanto identificare i rischi di malattie zoonotiche, analizzando le caratteristiche delle diverse zone geografiche mediante un sistema di sorveglianza globale (da implementare al più presto), in modo che non si possa più verificare quel disorientamento iniziale dei clinici avvenuto con la comparsa del COVID-19: soluzioni efficaci possono essere poste in atto solo mediante attività di Enviromental Science e con il supporto del Pandemic Found nel cui comitato tecnico monitoriamo e finanziamo i progetti dei paesi (a medio e basso reddito) maggiormente significativi per la prevenzione delle pandemie, promuovendo la costituzione di community anche locali, anche al fine di rendere autonomi tali i paesi per la produzione di vaccini.

La categorizzazione per la scelta dei Paesi da includere risponde a motivazioni strutturali ed economiche, alla vicinanza all’Africa, alla potenziale vulnerabilità dei sistemi sanitari locali, all’attenzione per le zone in cui sono in atto conflitti armati. A una seria azione di prevenzione, basata sulle attività a carattere scientifico dell’Oms non è possibile sottrarsi, anche qualora si volesse agire solo in ossequio alla logica del profitto economico, che attualmente viene così vivacemente perpetrata e promossa a livello globale dal governo USA: basti ricordare quale disastro economico sia stato prodotto dalla pandemia del Covid19, che ha fatto crollare il Pil di tutti gli stati del mondo”. “Per affrontare le emergenze ci vuole un lavoro di “intelligence“, bisogna mettere insieme virologi, infettivologi, epidemiologi, ed esperti di sanità pubblica. Così come bisogna usare bene i vaccini e crearne di nuovi. Per il vaiolo il giovane Jenner inventò il vaccino nel 1798: la malattia è stata eradicata nel 1977… ci sono voluti 200 anni, speriamo oggi di fare più in fretta” ha concluso Vella.

10 gennaio, soci Argav in visita al Presepio artistico e al territorio di Segusino (Treviso)

Grazie all’impegno dei soci onorari, Carlo Stramare e Denis Coppe, dell’associazione Amici del Presepio artistico di Segusino, sabato 10 gennaio i soci Argav saranno in visita al territorio segusinese. 

Programma

Ore 10:00 Ritrovo a Segusino (TV), zona Chiesa Parrocchiale – Presepio Artistico (navigatore: viale Italia, 270 Segusino). Ore 10:15, visita al Presepio Artistico di Segusino, edizione 2025 dal titolo: “La vita è bella…?” ispirato al celebre film di Roberto Benigni del 1997. Ore 11:00, visita al Birrificio di Quero (nel vicino comune di Setteville): il birrificio di Quero è una realtà giovane, di proprietà di Emil Zanella e Adriano Mondin: due amici d’infanzia che hanno coltivato la passione per la produzione della birra, prima per hobby e poi come lavoro. Si farà quindi la visita al laboratorio di produzione della birra e all’attiguo locale di degustazione e ristorazione. Ore 12:00 circa: pranzo presso il Birrificio di Quero con portate abbinate ai vari tipi di birra artigianale. Ore 15:00 circa: Saluti finali.

Rischi invisibili e clima estremo: oltre 26,5 milioni di euro di contributi comunitari per la patrimonializzazione dei fondi mutualistici trentini

Co.Di.Pr.A. annuncia un risultato straordinario per l’agricoltura trentina: Agea ha confermato 26,5 milioni di euro di contributi comunitari destinati alla patrimonializzazione dei Fondi IST Mele, IST Latte e Fitopatie. Si tratta di un traguardo strategico, frutto di un percorso pluriennale e della collaborazione con Ministero dell’Agricoltura, Provincia Autonoma di Trento, Agea, Asnacodi Italia e le organizzazioni agricole.

Il risultato affonda le radici nel 2019, quando il Consorzio decise di trasformare una normativa complessa in strumenti concreti per la stabilità economica delle imprese. Giorgio Gaiardelli, presidente dell’epoca, e Andrea Berti, allora direttore e oggi alla guida di Asnacodi Italia e Agriduemila Hub Innovation, ricordano quel passaggio come “un atto di visione e anche di coraggio. Partimmo da una norma difficile da interpretare – spiegano – ma sostenuti da amministratori, soci, istituzioni e organizzazioni agricole, presentammo il progetto convinti che il Trentino potesse diventare un laboratorio avanzato di gestione del rischio. Il risultato di oggi, con oltre 26,5 milioni assegnati ai fondi, oltre la metà del budget nazionale, conferma quella intuizione e apre una nuova pagina sulla protezione della redditività delle imprese”. Berti sottolinea, inoltre, come studi condotti con le principali università italiane confermino un cambio strutturale del clima e del contesto economico: “servono risorse pubbliche e strumenti moderni per offrire risposte concrete alle aziende. I fondi mutualistici sono decisivi, e senza la solidità patrimoniale di Co.Di.Pr.A. il difficile e lungo percorso amministrativo iniziato nel 2019 non sarebbe stato sostenibile per le imprese”.

L’attuale coordinatore dei fondi IST Mele, IST Latte e Fitopatie e direttore di Co.Di.Pr.A. Marica Sartori, sottolinea come la perseveranza sia stata decisiva: “Questo risultato dimostra che Co.Di.Pr.A. e tutti i componenti dei Comitati di Gestione, espressione plurale del settore agricolo trentino, hanno saputo credere in strumenti innovativi e continuare a sostenerli anche nei momenti più complessi. Oggi più che mai dobbiamo guardare oltre l’orizzonte, mantenendo i piedi ben saldi a terra, ma aprendo occhi e mente alle nuove opportunità offerte dalle tecnologie e dal nuovo paradigma della gestione del rischio. Continueremo a investire in digitalizzazione e innovazione, senza mai perdere la prossimità ai nostri Associati, che rimangono il cuore e l’anima del Consorzio”.

L’assessore provinciale all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali Giulia Zanotelli evidenzia come l’agricoltura trentina sia da sempre sinonimo di eccellenza e presidio del territorio “ma oggi deve fare i conti con clima e mercati sempre più instabili, che mettono sotto pressione la redditività delle nostre imprese. In questo contesto, la gestione del rischio non è un elemento accessorio, ma una leva strategica per garantire continuità produttiva e competitività al settore. Il risultato ottenuto da Co.Di.Pr.A. conferma il valore di un percorso che la Provincia ha sostenuto convintamente, basato sull’innovazione e su un lavoro di sistema”. Secondo Zanotelli “gli strumenti tradizionali non bastano più: servono soluzioni moderne e integrate, capaci di tutelare il reddito delle aziende anche di fronte a danni non immediatamente visibili. Per questo, la manovra di bilancio 2026 prevede 3,6 milioni di euro a favore del sistema, senza dimenticare l’integrazione di 5,2 milioni sulle annualità 2022 e 2023, a copertura della minor contribuzione nazionale”. L’assessore assicura che “continueremo a investire anche nella gestione attiva del rischio – dalle tecnologie di monitoraggio ai sistemi di difesa, fino all’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale – perché il futuro delle nostre filiere passa dalla capacità di prevenire i danni e di proteggere il reddito.

Fonte testo e foto: servizio stampa Co.di.Pr.A

L’anno idrologico in Veneto parte col segno meno, e in montagna si aspettano ancora le grandi nevicate

L’anno idrologico, periodo che va da ottobre e settembre dell’anno successivo, dopo un’estate piovosa, è iniziato in Veneto con il forte segno meno: -37% di piogge ad ottobre e a novembre.

Ciò che maggiormente impensierisce è la mancanza di neve in montagna: le poche nevi scese a novembre si sono disciolte velocemente; i primi accumuli in linea con la media stagionale si registrano solo a partire dai 2.600 metri. E’ importante ricordare che le nevicate che scendono tra fine ottobre e dicembre, dal punto di vista della riserva idrica, sono le più importanti dell’inverno perché attraverso il processo di fusione e riconsolidamento tipico di questa fase dell’anno si forma quello stratto di ghiaccio più solido che si scioglie più lentamente rilasciando acqua anche a stagione inoltrata.

Male anche la situazione nei principali corsi d’acqua: a novembre (mese tipicamente piovoso) tutte con il segno meno le portate dei grandi fiumi: Brenta (-44%),  Adige (-22%), Bacchiglione (-36%), Po (-39%). [dati Arpav]

Fonte testo e foto: servizio stampa Anbi Veneto

Riforestazione in Veneto: in consegna 90 mila alberi per l’incremento del patrimonio arboreo regionale

Veneto Agricoltura e Regione del Veneto incentivano la riforestazione del territorio regionale e la cittadinanza risponde presente: grazie all’iniziativa “Alberi per la Pianura Veneta”, prontamente accolta da numerosi comuni e cittadini, sono quasi 90 mila le nuove piante che anche in questo momento stanno sorgendo nel territorio regionale, ripopolando in maniera significativa il patrimonio arboreo del Veneto.

La campagna di riqualificazione ambientale, che rientra nell’ambito della legge regionale n° 14 del 18 giugno 2024, e che inquadra una serie di azioni di contrasto all’impatto antropico sull’ambiente, ha infatti raggiunto numeri di rilievo: dei 423 comuni invitati, 275 hanno aderito, richiedendo al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura a Montecchio Precalcino – struttura vivaistica specializzata che costituisce il cuore operativo del progetto – 88.870 piante, divise tra giovani alberi e arbusti autoctoni.

La distribuzione delle piante, ancora in corso, è iniziata il 15 ottobre scorso e proseguirà con una seconda tranche tra febbraio e marzo 2026. Nel frattempo, però, ha già preso il via la fase di piantumazione, di cui si stanno occupando i richiedenti in prima persona, seguendo le indicazioni fornite dai tecnici di Veneto Agricoltura.

Nel dettaglio, 69.457 piante sono destinate a singoli cittadini, mentre le restanti 19.413 verranno impiegate dalle Amministrazioni comunali per concretizzare specifiche iniziative dal respiro green sparse per gran parte del Veneto.

La provincia che ha richiesto più alberi è Treviso (61 comuni richiedenti per un totale di 27.661 piante), seguita da Vicenza (54 comuni, 17.174 piante) e Padova (62 comuni, 16.872 piante). Fuori dal podio Venezia (37 comuni, 16.105 piante), Verona (29 comuni, 5.938 piante) e Rovigo (32 comuni, 5.120). La campagna, per ovvi motivi geografici, non ha riguardato la montuosa Belluno.

Spostando lo sguardo sui singoli comuni, nella graduatoria degli alberi richiesti dai cittadini, spiccano San Biagio di Callalta a Treviso (2400 piante), Vicenza (1775 piante) e la veneziana Santa Maria di Sala (1180 piante). In quella delle Amministrazioni comunali, invece, ad occupare le prime tre posizioni sono Chioggia (1500 piante), Lozzo Atestino nel padovano (1200 piante) e la veronese Villa Bartolomea (800 piante).

Da sottolineare poi le varietà di piante distribuite: si tratta di specie appartenenti alla flora spontanea del Veneto, tipiche della vegetazione del bosco di pianura e coltivate nei vivai del Centro di Montecchio Precalcino a partire da semi raccolti direttamente in natura. In questo modo solo piante autoctone, che già popolavano i boschi veneti migliaia di anni fa, stanno ricomparendo nel territorio regionale: un ritorno all’antico che sarà decisivo per riqualificare, già nell’immediato futuro, un ambiente profondamente segnato dallo sviluppo dell’epoca contemporanea.

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Cementificazione suolo, Padova “maglia nera” con oltre il 50 per cento del terreno occupato nel capoluogo

L’erosione dei terreni fertili a causa di cementificazione e degrado fa sparire ogni anno decine ettari di terreno feritile ma anche cibo e coltivazioni per decine di migliaia di euro. È l’allarme lanciato da Coldiretti, sulla base di dati Ispra, in occasione della Giornata mondiale del suolo che si è celebrata lo scorso 5 dicembre. A detenere “la maglia nera” è la città di Padova, con oltre metà del suolo cementificato e irrimediabilmente perduto, un record nazionale, e non va meglio nel resto della provincia dove nel 2024 sono andati perduti altri 116 ettari portando a quasi 40 mila gli ettari coperti da superfici artificiali.

Un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. Questo processo ha generato serie conseguenze sulla cura del territorio e sulla sicurezza idrogeologica italiana, intensificando gli impatti dei mutamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi. “L’espansione incessante delle zone urbanizzate – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – ostacola l’assorbimento adeguato delle acque piovane, che scorrono invece in superficie, elevando i pericoli di inondazioni e smottamenti. Contiamo decine di zone esposte a rischi idrogeologici, in particolare allagamenti, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, con eventi estremi più frequenti, anomalie stagionali e precipitazioni brevi ma violente”.

Secondo Coldiretti occorre salvaguardare il capitale agricolo e i suoli produttivi, valorizzando il ruolo sociale, culturale ed economico delle imprese rurali nelle aree interne. Una posizione condivisa dal 78% degli italiani, secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che considerano l’agricoltura il baluardo più efficace per prevenire il dissesto idrogeologico e tutelare il paesaggio.

Da ciò deriva l’urgenza di misure rapide per bloccare il consumo di suoli fertili, a iniziare dall’approvazione della legge sul consumo di suolo bloccata da tempo in Parlamento e che – secondo Coldiretti – potrebbe fornire all’Italia uno strumento innovativo e avanzato.

“Ma il suolo va ripristinato anche nelle città – continua Lorin – dove le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Da qui il nostro appello alla pubblica amministrazione per un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature”.